Editoriale - Alef

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Editoriale

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    Serve un’assemblea costituente

     

    Lo scontro avvenuto nei giorni scorsi tra Luca Zaia e l’On De Luca jr sul progetto di autonomia differenziata ripropone anche a noi DC e Popolari un tema che, specie nel Veneto, ha rappresentato per molti anni un fattore di seria riflessione, sfociato nella proposta che, come Popolari del Veneto, formulammo nel 2015, della macroregione del Nord -Est. Alla fine del 2015, infatti, con molti autorevoli amici veneti, avevamo condiviso l’idea della macroregione del Nord-Est, convinti come eravamo e siamo che esista, ed è costituzionalmente previsto, un meccanismo, mai esplorato, per arrivare alla macroregione “speciale” triveneta, con Trentino e Friuli-Venezia Giulia, omogenee per cultura, storia, caratteristiche economiche e tessuto sociale, a costo “zero” per lo Stato. Attraverso, cioè, l’applicazione dell’art. 132, comma 1, della Costituzione, ossia promuovendo la richiesta di fusione delle tre regioni venete da parte di tanti consigli comunali quanti rappresentino 1/3 della popolazione complessiva (circa metà del Veneto). In tal caso si determinerebbe la convocazione di un referendum, che, se avesse esito positivo obbligherebbe le camere a discutere una legge costituzionale di accorpamento del Triveneto. Fondere due regioni speciali e una ordinaria avrebbe comportato necessariamente la creazione di una macroregione speciale, in cui vi sarebbe stata una diversa modulazione, anche mantenendole invariate, delle attuali risorse dello Stato per il medesimo territorio, altresì potendo l’intero triveneto beneficiare della autonomia fiscale ora riconosciuta solo a TTAA e FVA. Inoltre, sul piano strategico una macroregione del nordest, cuore e crocevia degli assi nord/sud ed est/ovest dell’Europa, appariva a tutti noi uno straordinario strumento di attrazione di investimenti, nonché di interlocuzione autorevole con le istituzioni italiane ed europee a immediato beneficio della crescita dell’intero territorio.

    La proposta avrebbe potuto nascere da alcuni Sindaci di importanti città venete, sotto l’egida di autorevoli riferimenti veneti nel mondo del diritto, delle professioni, dell’economia, della cultura, dell’editoria. Quella nostra indicazione, ahimè, non fu raccolta dalle forze politiche presenti nel Consiglio regionale del Veneto e cadde tra i “wishful thinkings” (pensieri vaghi) impotenti e insoddisfatti. Peccato, perché sarebbero bastati i pronunciamenti dei consigli comunali dei sette comuni capoluoghi del Veneto per far scattare quel referendum. La Lega e il Presidente Zaia, con la maggioranza del consiglio regionale veneto, decisero diversamente, proponendo la strada di un referendum consultivo per la cui indizione si è ebbe via libera dalla Corte costituzionale. Comprensibili le opposizioni di chi considerava quella consultazione senza effetti concreti sul piano istituzionale; tuttavia, dopo che altre due richieste avanzate negli ultimi vent’anni erano state ignorate, noi Popolari veneti ritenevamo che non ci si dovesse  far sfuggire l’occasione per gridare alto e forte la nostra volontà di acquisire una più ampia autonomia del tutto simile a quelle di cui godono i nostri fratelli del triveneto: friulani, trentini  e alto-atesini Alla fine, perciò, anche noi popolari veneti partecipammo convintamente al voto referendario del 22 Ottobre 2017 a sostegno di quell’autonomia regionale che è  parte essenziale della nostra migliore tradizione e cultura politica.

    Una forte partecipazione fu ottenuta in quel voto, così come fu plebiscitario il sostegno a una maggiore autonomia della nostra Regione, costituendo, come di fatto è avvenuto, la precondizione politica per aprire un confronto con il governo centrale non più rinviabile. Ritenevamo, ora come allora, che 50 miliardi di fondi versati da Lombardia e Veneto al governo centrale, sottratti dall’imposizione fiscale dei lombardo-veneti siano una cifra enorme non più sostenibile. Non intendevamo e non intendiamo sottrarci ai doveri della solidarietà a favore delle regioni italiane meno fortunate, ma riteniamo che non possano più essere accettati gli sprechi e il malgoverno di realtà istituzionali come quelle che reggono la sanità campana e di altre realtà meridionali o lo sfregio a ogni logica elementare di buona amministrazione cui è stata condotta la Regione Sicilia.

    Da molto tempo sosteniamo, con l’insegnamento del compianto prof. Miglio, l’idea di un’Italia federale organizzata sulla base di cinque o sei macroregioni, ma, ahimè, sin qui le nostre sono state inutili “grida nel deserto”, in un Paese centralista che non si rende conto, così com’è attualmente organizzato, di essere destinato al fallimento.

    Il tema è ancor più attuale oggi con la volontà espressa dal governo Meloni di procedere verso un premierato che si potrebbe accettare solo se bilanciato da una struttura istituzionale di tipo federale sul modello tedesco, ossia, con la presenza di un sistema organizzato su cinque o sei macroregioni in grado di superare l’attuale frammentazione non più compatibile con la realtà italiana nel contesto europeo e internazionale. Saremmo di fronte a una profonda modifica dell’assetto costituzionale perseguibile non con il ricorso a referendum a cascata sulle principali modifiche istituzionali, ma solo con l’indizione di una nuova assemblea costituente con noi DC e Popolari disponibili a sostenere un cancellierato sul modello tedesco, espresso da una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento e sfiducia costruttiva e con un bilanciamento istituzionale garantito tra cancellierato e macroregioni. Auguriamoci che i due progetti di riforma presenti in parlamento per il premierato e l’autonomia differenziata, non siano solo motivo di scambio politico tra Fratelli d’Italia e Lega, di un governo espressione di un parlamento eletto da una minoranza del corpo elettorale, ma l’occasione per un dibattito serio istituzionalmente risolvibile solo attraverso un’assemblea costituente non più rinviabile.

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 8 Aprile 2024

     

     

     

    Se non ora dopo il voto ritessiamo la tela

     

    Giorgio Merlo con i suoi due ultimi articoli pubblicati su “Il domani d’Italia” evidenzia alcuni fatti indiscutibili: alle europee il centro della politica italiana sarà rappresentato da tre formazioni principali: Forza Italia, guidata da Taiani inserita stabilmente nel PPE, il raggruppamento Bonino-Renzi-Cuffaro (?!) collegato al partito Renew di Macron e Azione di Calenda, espressione autonoma di una linea liberale neo-azionista anti DC, anch’essa collegata al partito macroniano.

    All’alleanza guidata dalla Bonino si attribuisce una funzione meramente tecnico tattica, funzionale al superamento della soglia del 4% previsto dalla legge elettorale, con libertà dei singoli contraenti di ritrovarsi sulle posizioni politiche proprie dopo il voto.

    Trattasi di una situazione paradossale in grado di favorire quel trasformismo che è la condizione permanente scaturita nella politica italiana dopo la fine dei partiti della cosiddetta prima repubblica. Con l’amico Merlo e con molti amici di Tempi Nuovi condividiamo l’idea che al nostro Paese serva la nascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, nel quale possano trovare cittadinanza le culture politiche di ispirazione popolare, liberale, repubblicana e socialista, accomunate dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione e di perseguire in politica estera la tradizionale politica italiana euro atlantica che il Paese ha scelto, sotto la guida della Democrazia Cristiana. Avremmo dovuto avere più coraggio e impegnarci alla raccolta delle firme per una lista unitaria di ispirazione DC e popolare, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante da una sinistra sempre più lontana dalla sua cultura originaria. Non l’abbiamo fatto e, quindi, alle europee, privi di una lista di riferimento, ci limiteremo ad appoggiare quel candidato o candidata a noi più vicina/o presente in alcune delle tre liste del centro in costruzione.

    Da tempo sostengo che per noi DC e Popolari la scelta più coerente dovrebbe essere quella di ritrovarci uniti a sostegno del PPE, partito di cui la DC è stata cofondatrice erede dei grandi padri DC dell’Europa: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

    Taiani, alla guida del partito italiano inserito a pieno titolo nel PPE, grazie alla scelta che Berlusconi fece a suo tempo su sollecitazione di Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, avrebbe dovuto guardare più in là della sua immediata convenienza e rispondere positivamente all’offerta di collaborazione fatta dalla DC di Cuffaro e Grassi. Ha preferito non rispondere, convinto della buona sorte che Forza Italia sta sperimentando, anche per le confuse politiche del suo partner di governo e competitore elettorale, Matteo Salvini.

    A Forza Italia basterà aprire le liste nei diversi collegi a qualche candidato DC e popolare, per assicurarsi il voto di molti elettori della nostra area politica. Ritengo che sarà molto più difficile che elettori cattolici italiani possano sostenere una lista guidata dalla radicale Bonino, le cui idee valoriali sono alternative e incompatibili con le nostre ispirate dai principi della dottrina sociale cristiana. Ci auguriamo che, alla fine, dal centro oggi tripolare, qualche deputato della nostra area venga eletto al Parlamento europeo, e che, soprattutto, ciò che non siamo riusciti a compiere prima del voto di giugno, si possa, anzi si debba riprendere subito dopo.

    Dovremo ritessere con pazienza la tela della nostra ricomposizione politica insieme alla costruzione del centro nuovo della politica italiana, essenziale al superamento di un bipolarismo forzato che, solo una legge elettorale iniqua e da cambiare, ha potuto sin qui facilitare.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 1° aprile 2024

     

     

    Come avviare il nuovo progetto

     

    E’ condivisa l’idea che da soli e divisi non si va da nessuna parte, nel migliore dei casi, come è accaduto in questi anni, ci si riduce al ruolo di subalterni ininfluenti a destra o a sinistra. Il ruolo di esponenti dell’area ex DC o popolari svolto in partiti di destra o di sinistra, come ben ci ammoniva Donat Cattin riferendosi ai cosiddetti “ indipendenti di sinistra” (ma vale anche per quelli di destra), alla fine, è quella di coloro che si ridurranno a sperimentare come sia sempre “ il cane che muove la coda”. Il tema della ripresa di un ruolo politico dei cattolici in Italia, già sottolineato dall’insegnamento degli ultimi papi, è stato recentemente evidenziato dai vescovi lombardi e non dovrebbe risultare estraneo nemmeno alle più alte gerarchie della Chiesa italiana. Il tema di un rinnovato soggetto politico che intenda assumere, nella totale autonomia e responsabilità laicale, l’ispirazione dall’umanesimo cristiano e dai principi della dottrina sociale cristiana è, infatti, cruciale se si vuole concorrere alla nascita di un centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità, attualmente condizionata da orientamenti di stampo radicale lontani dalla sua storica tradizione. Un centro ampio e plurale in cui possano ritrovarsi le migliori tradizioni repubblicane, unite dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione. Ciò, per quanto ci riguarda, presuppone la ricomposizione della nostra area politica, sociale e culturale, vittima della suicida diaspora post-democristiana, per troppo tempo alla mercè di divisioni dettate da egoistiche logiche personalistiche, tuttora in atto. Le elezioni europee, regolate da una legge di tipo proporzionale, avrebbero dovuto essere l’occasione speciale per superare le vecchie casematte e per dar vita a una lista unitaria dei DC e Popolari. In realtà non abbiamo avuto la determinazione di impegnarci nella raccolta delle firme e, adesso, per quella strada non ci sarebbe più tempo. Divisi sulle prospettive di appartenenza alle diverse famiglie politiche europee, come conseguenza più delle scelte compiute e che si intendono consolidare in campo nazionale, tutte foriere di ruoli subalterni come su indicato, ciascuna di queste diverse realtà si sono orientate verso liste di amici di destra o di sinistra.

    Conseguenza di tutto questo, il rischio di incrementare le fratture e le difficoltà di ricomposizione. Avendo come obiettivo strategico la nascita del nuovo centro della politica italiana, noi DC e Popolari, impossibilitati a costruire una lista da soli, dovremmo cercare di concorrere alla costruzione di una lista compatibile con i nostri valori e tale da porsi come strumento di ulteriore aggregazione al centro successivamente. Non mancano tentativi in questa direzione, che stanno cercando di organizzare una lista di area centrale di DC e Popolari con Matteo Renzi e il partito di Italia Viva, non solo per eleggere qualche deputato al parlamento europeo, ma, soprattutto, per avviare il progetto del nuovo centro politico che sarebbe quanto mai prezioso per l’Italia.

    Un’iniziativa che dovrebbe essere favorita dalla più ampia realtà del mondo cattolico italiano, se non vogliamo disperdere quanto di positivo la cultura politica dei cattolici democratici, liberali e cristiano sociali hanno saputo esprimere nella lunga storia dell’unità nazionale, drammaticamente interrotta con l’uccisione di Aldo Moro, la fine della prima repubblica e la successiva diaspora democratico cristiana. Spero che possa prevalere il buon senso e la disponibilità di quanti, al di là degli interessi personali dei singoli, sapranno operare per favorire la riuscita di questo progetto.

    Condizioni geopolitiche internazionali e le difficoltà istituzionali interne rappresentate dall’ormai permanente astensione elettorale e conseguente rottura dell’equilibro tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, con un perdurante patologico bipolarismo forzato da una legge elettorale da cambiare, reclamano la nascita di un centro politico nuovo che, con molti amici DC e Popolari andiamo invocando da tempo. Un progetto che non può più essere rinviato.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 27 Marzo 2024

     

    Unità di tutti coloro che si riconoscono nel PPE

     

    L’agognato federatore del centro nuovo della politica italiana, Mario Draghi, è renitente all’appello e dall’intervista della sua signora a “ il Foglio”, sembra dire NO anche alla chiamata in Europa, preferendosi ritirare nel privato.

    Sperare nella capacità di manovra di Matteo Renzi, in rotta col dioscuro liberal-radicale Calenda, si rischia di subire le ondivaghe giravolte del pur abile toscano, già leader del PD, ora sostenitore del candidato della destra in Basilicata e da molti considerato assai inaffidabile.

    Alla vigilia delle elezioni europee solo da Iniziativa Popolare ( Tassone, Gemelli, Orioli, Ruga)  e dalla DC guidata da Cuffaro, è emersa una netta scelta a sostegno del PPE. Iniziativa Popolare da tempo ha evidenziato come il tema della ricomposizione politica dell’area cattolica, nelle sue tre principali espressioni: democratica, liberale e cristiano sociale, lungi dall’essere favorita dalle elezioni europee, nelle quali pur vige la legge elettorale proporzionale, si dovrà sviluppare con l’obiettivo di giungere a una lista unitaria possibile alle prossime elezioni politiche nazionali.

    Per le europee, dunque, il tema è come orientarsi, tenendo presenti le condizioni del confronto scontro tra culture dichiaratamente europeiste e culture nazionalistico sovraniste che saranno le protagoniste del duro scontro nel voto di giugno.

    Considerati i programmi dei diversi partiti presenti in Europa e la delicatissima situazione geopolitica europea e mondiale, per noi “DC non pentiti” e Popolari che si rifanno al pensiero sturziano e moroteo, non c’è dubbio che, pur con tutti i limiti e le insufficienze, il partito più vicino ai nostri interessi e ai nostri valori sia il PPE.

    Ecco perché abbiamo chiesto a Forza Italia, ossia il partito più importante italiano presente nel PPE, di farsi promotore di un’ampia alleanza con quanti del mondo cattolico si riconoscono sulle posizioni del PPE. E’ ormai acquisito come in questa area sociale, culturale e politica, sia ben netta la frattura tra chi, come gli ex popolari del PD, voteranno per candidati che se eletti saranno acquisiti nel gruppo parlamentare del PSE e chi, come gli amici di Tempi Nuovi , siano orientati a sostenere a livello europeo, il PDE e Renew, il partito del presidente Macron.

    Va preso atto di questa netta distinzione di voto alle elezioni europee e, da parte nostra è necessario impegnarci a promuovere la più ampia unità tra gli elettori di area cattolica a sostegno del PPE e di favorire una lista con gli amici di Forza Italia, nella quale sia riconoscibile la nostra presenza, da soci eredi dei fondatori del PPE e dei suoi mentori storici: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

    Le spericolate manifestazioni di dissenso di Salvini in politica estera stanno aprendo spazi ampi al centro a favore di Forza Italia. Una lista orientata a sostenere in Europa il PPE con l’esplicito apporto degli amici DC e popolari potrebbe rappresentare l’avvio di una formazione di centro politico nuovo che, dopo il voto europeo, si potrà sviluppare in maniera positiva per il nostro Paese. Un centro democratico, popolare, liberale e riformista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra sempre più radicale, potrebbe rappresentare il fatto politico veramente innovativo per il sistema Italia. All’On Taiani il compito di farsi protagonista di questo progetto.

     

    Ettore Bonalberti

    ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)

    Venezia, 20 Marzo 2024

     

     

  • Divisi alle europee, prepariamoci alla ricomposizione per le elezioni  politiche nazionali

     

    Alle prossime elezioni europee risulta evidente che, allo stato dell’arte, la possibilità di costruire una lista unitaria dell’area politica cattolica ( democratica, liberale e cristiano sociale) sia impossibile. Da un lato, ci sono gli amici ex popolari del PD che sono ben orientati a sostenere il PSE di cui si è celebrato il congresso proprio in Italia. Il gruppo di Tempi Nuovi, se non abbiamo equivocato, sembrerebbe diviso tra chi è nettamente schierato con il PDE sulle posizioni del francese Francois Bayrou, con altri silenti ( Fioroni) o nettamente dalla parte del PPE, come l’On Ivo Tarolli. Con gli amici di Iniziativa Popolare siamo nettamente a sostegno del PPE, così come è pure schierata la DC di Cuffaro e Grassi.

    Il voto abruzzese ha dimostrato che l’elettorato di centro, in una regione storicamente generosa per la DC, o si rifugia nell’astensionismo, che permane oltre il 50%, o tende a collocarsi su Forza Italia, allontanandosi sia dalla Lega  che dal M5S.

    Forza Italia è a sostegno del PPE,, grazie alle scelte fatte a suo tempo da Berlusconi grazie alla forte sollecitazione degli amici compianti, Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, rappresentando, a tutt’oggi, la componente italiana  più forte e autorevole di quel partito europeo. Resta da valutare se e quando il partito guidato dall’On Taiani, sarà in grado di liberarsi dal condizionamento pressante di casa Berlusconi, per assumere a tutto tondo i caratteri di un partito retto secondo i principi fissati dall’art.49 della Costituzione, con una leadership contendibile (una testa un voto) e capace di assumere una reale assetto di centro, distinto e distante dalla destra nazionalista e sovranista guidata dalla Meloni e dalla Lega in caduta libera  di Salvini.

    Allo stato degli atti, dunque, la speranza di una nostra ricomposizione è una mera chimera e

    alle europee si andrà divisi. Una divisione che, anziché facilitare, probabilmente, renderà ancor più ardua la ricomposizione successiva alle prossime elezioni politiche.

    Come ha scritto nel suo bell’articolo la prof.ssa Campus su Il domani d’Italia, è stato molto utile e positivo quanto avvenuto al convegno di Roma organizzato dagli amici di Civiltà dell’amore con numerose associazioni e gruppi di area cattolica, nel quale è apparso che Piattaforma 24 potrebbe assumere la funzione di catalizzatore del progetto di ricomposizione per le elezioni di giugno. Una funzione tanto più efficace, se sostenuta da iniziative della base, essenziali anche per le diverse scadenze elettorali comunali e provinciali. Attendiamo il documento conclusivo di quell’incontro.

    Potevamo impegnarci tutti insieme alla raccolta delle firme per una lista unitaria dei DC e Popolari per le europee, ma, ahinoi, o non abbiamo avuto il coraggio o sono prevalse logiche dettate da mediocri calcoli e piccole ambizioni personali. Non si è fatto e, adesso, qualcuno ce lo ritroveremo candidato su liste di destra o di sinistra, ridotto al ruolo di gregario subalterno e di ininfluente altrui.

    Ribadendo l’opzione a sostegno di candidati europei impegnati con i programmi e i valori del PPE, ci daremo appuntamento dopo il voto, con tutti i democratici cristiani e i popolari interessati a convergere su un programma e su alleanze compatibili con i nostri valori e, dunque, con una lista unitaria alle elezioni politiche nazionali.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 13 Marzo 2024

     

  • Speranze perdute

     

    Avevo sperato che la situazione di surplace, nella quale sembravano bloccate le diverse formazioni politiche di ispirazione popolare, venisse superata, per puntare a un progetto di unificazione efficiente ed efficace a partire dalle prossime elezioni europee, in ciò facilitato dalla legge elettorale proporzionale. Ciò che sta avvenendo, in realtà, conferma la permanenza di forti ostacoli, sia per i silenzi incomprensibili da parte di qualcuno, sia per le strane virate laiciste radicali di quelli  amici che dichiarano la propria convinta adesione al partito della destra-centro macroniano nell’Unione europea.

    Ho evidenziato questa contraddizione in una nota pubblicata su facebook, con la quale scrivevo: “quelli che in Italia inseguono Macron e il suo partito Renew, dopo il diritto d’aborto in costituzione e la programmata legge sull’eutanasia, ora devono fare i conti con la scomparsa della Croce e dei simboli cristiani a Parigi. Ma come fanno ancora a dichiarare di essere eredi di Luigi Sturzo e di Aldo Moro? “ Condividendo il suggerimento dell’amico prof Antonino Giannone, mi permetto di aggiungere:  per favore un po’ di etica e verità: facciano un passo indietro con i loro principi di riferimento ad altre culture relativiste e nichiliste e non gettino fango su Padri della Repubblica e grandi Testimoni Cristiani!

    Questa mia provocazione ha avuto alcune immediate repliche da parte di alcuni amici, come quella di Paolo Mele:” La Francia é alla deriva sociale, addirittura Macron preme per la guerra.  La Europa é in preda alla follia troppi politicanti materialisti”. O quella di Bruno Cassinari che, con molta chiarezza scrive: “Si deve oggettivamente riconoscere che il Ppe é l'unica formazione politica presente nel Parlamento europeo guidata da democristiani. L'evidente spostamento a destra é, comunque, più accettabile della deriva laicista dei macroniani”.

    Considerato, come lo stesso Cassinari sottolinea, che Weber, leader del PPE, ha escluso accordi con Lepen, Orban e Afd e che, in ogni caso il Ppe sarà in maggioranza con socialisti e liberali o con conservatori e liberali, a me sembra evidente che alle elezioni europee la posizione dei DC e dei Popolari che intendono restare fedeli alla migliore tradizione democratico cristiana e popolare, non potrà che essere quella a fianco del PPE.

    E’ la posizione scelta dalla DC di Cuffaro-Grassi e da Iniziativa Popolare ( Tassone e amici), come credo sia anche quella condivisa dagli amici di Piattaforma 24 dell’On Ivo Tarolli e degli amici dei Popolari per l’Italia, nonostante l’assordante silenzio di Mario Mauro.

    La posizione degli aspiranti macroniani mal si concilia con quella di quelli ancora indecisi tra l’allontanarsi o meno dal PSE, tanto che il pur pregevole documento redatto da Giorgio Merlo non risulta ancora sottoscritto dall’On Fioroni e, in ogni caso, se quella fosse la scelta per le europee non faciliterebbe il progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberal e cristiano sociale per le elezioni politiche nazionali successive.

    Allo stato degli atti ho perso ogni speranza sulla disponibilità a riunirsi dei vertici romani, divisi da opposte visioni strategico tattiche e/o da assai meno commendevoli piccole ambizioni personali e, a questo punto, ritengo che solo un processo di più lunga maturazione, che parta dalla base, potrà favorire la ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale.

    Organizziamo, dunque, incontri tra le varie anime e componenti socioculturali presenti nei diversi territori e predisponiamo liste unitarie per i rinnovi dei prossimi consigli comunali, provinciali e per quelli delle elezioni regionali in programma. Lì discuteremo dei problemi e dei temi di interesse della nostra gente, utilizzando la regola del “pensare globalmente e agire localmente”, offrendo le soluzioni politico amministrative più adeguate, ispirate dai nostri valori di riferimento della dottrina sociale cristiana. E, proprio da quegli incontri emergerà, con naturale selezione democratica, la nuova classe dirigente della futura area politica di ispirazione DC e popolare.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 10 Marzo 2024

     

     

     

Non si registrano reazioni 

 

Seguo le vicende politiche italiane da “vecchio DC non pentito”, nel mio buen retiro mestrino, come un “ osservatore assai poco partecipante” che raccoglie le sue informazioni da amici più giovani e ben presenti nelle vicende romane. Con l’ultima mia nota mi attendevo qualche risposta, in particolare dall’amico Mario Mauro, con il quale, insieme al compianto on Potito Salatto, ho concorso alla nascita del movimento-partito dei Popolari per l’Italia. Sin qui da Mauro un silenzio incomprensibile che, conoscendo l’amico Mario, non vorrei fosse legato a condizionamenti dovuti a oggettive difficoltà  presenti anche per lui, quanto all’obbligo della raccolta delle firme, o, peggio, ad eventuali condizionamenti esterni, che lo trattengono dal compiere scelte più rischiose rispetto a quella di un’eventuale candidatura personale in una lista di centro destra.

Avevo suggerito agli amici di Iniziativa Popolare, con i quali condivido strategia e tattica in questa complessa fase della vicenda politica italiana, di promuovere la raccolta delle firme per una lista unitaria dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, ma, di fronte alle oggettive difficoltà, si è preferito valutare l'idea di altre strade percorribili come quelle da me indicate nell’ultimo articolo. Ho sempre creduto che rispetto all’obiettivo strategico di un centro politico nuovo alternativo alla destra nazionalista e sovranista oggi dominante nella versione meloniana, sia indispensabile la discesa in campo di una forte componente organizzata dell’area cattolica democratica, sperando che la legge proporzionale delle europee favorisse tale progetto.

Allo stato degli atti, invece, prendo atto che, dopo il surplace dei mesi scorsi, si stanno verificando azioni che non facilitano il processo. Tempi Nuovi e Insieme annunciano un documento comune, che alcuni osservatori mi dicono non essere, in realtà, mai stato realmente sottoscritto; anche perché, se fosse vera la vulgata dell’amico Giancarlo Infante, sarebbe molto difficile comprendere come si potrebbero conciliare le posizioni europee nettamente omogenee al PPE di Insieme con quelle per il PSE di Fioroni e amici. Sin qui le uniche certezze sono quelle della DC di Cuffaro- Grassi e degli amici di Iniziativa Popolare (Tassone, Gemelli, Orioli, Ruga con il sottoscritto) nettamente schierate con il PPE e il manifesto programma a sostegno di Ursula Von der Leyen. Senza una netta presa di posizione di Mario Mauro e dei Popolari per l’Italia, è evidente l’esigenza di un accordo almeno tecnico operativo con Italia viva indispensabile, da un lato, per superare il vincolo della raccolta delle firme e, dall’altro, lo sbarramento del 4%. Un progetto questo che sarebbe assai facilitato se anche gli amici di Azione decidessero di superare le pregiudiziali, che l’On Calenda aveva a suo tempo espresso nei confronti della DC alle ultime elezioni comunali romane. Alle europee si svolgerà una verifica importante per la politica non solo europea, ma anche per quella italiana, e, da parte mia, sono convinto che l’obiettivo più importante sarà quello di facilitare la nascita di una coalizione di centro ampio e plurale che non potrà che essere il risultato dell’accordo tra le grandi culture storico politiche che hanno fatto grande l’Italia: popolare, liberale, repubblicana, socialista, le quali insieme sono state alla base della fondazione del patto costituzionale. Ecco perché ci permettiamo di reitare l’appello per un impegno politico attivo di Mario Draghi che, a nostro parere, potrebbe essere il vero federatore possibile di un tale schieramento di centro, espressione della mediazione tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, asse portante della tenuta del sistema politico istituzionale dell’Italia. Corollario indispensabile a tale progetto, in ogni caso, rimane la nostra ricomposizione politica, senza la quale nessuna alternativa credibile potrà nascere al dominio dell’attuale destra nazionalista e sovranista, dalle posizioni ambivalenti e contraddittorie in politica estera e in quelle economico, sociali e istituzionali per il Paese.

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Marzo 2024

 

 

Tra il federatore Mario Mauro e Matteo Renzi

 

In attesa di conoscere le decisioni del possibile “federatore” del centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra radicale, che a suo tempo avevo indicato nel presidente Mario Draghi, sin qui assai riluttante a una sua discesa nella politica attiva di partito; considerate le difficoltà oggettive della raccolta delle firme in tempi ormai stretti, dobbiamo attendere le decisioni dell’amico Mario Mauro dei Popolari per l’Italia. Ai Popolari per l’Italia ho partecipato al loro congresso di fondazione e ho condiviso il loro progetto, che è lo stesso che accomuna tante altre realtà politico associative dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, ossia, la ricomposizione politico organizzativa della stessa.

Mario Mauro col suo partito è nelle condizioni di poter presentare la lista alle prossime europee e persegue obiettivi politici coerenti con quelli del PPE e largamente condivisi dalle diverse formazioni partitiche e associative di area cattolica in Italia.

Ho inviato alcune sollecitazioni al sen Mauro in tal senso e attendo fiducioso una sua risposta. Sarebbe l’avvio di un progetto per attivare la Federazione dei Democratici cristiani e Popolari italiani con cui presentarci uniti alle prossime elezioni europee, premessa positiva per le successive elezioni politiche nazionali. Segnali positivi in tal senso sono già pervenuti da alcuni partiti e movimenti di ispirazione DC e Popolare.

Tale progetto potrebbe essere favorito da iniziative proveniente dalla base, grazie all’attivazione di progetti di ricomposizione delle diverse esperienze associative presenti nei diversi territori, occasioni utilissime per la selezione di una nuova classe dirigente espressione della cultura popolare di ispirazione cristiana.

Se, malauguratamente Mario Mauro non rispondesse positivamente all’invito, anche la disponibilità espressa da Matteo Renzi con Italia Viva per la ricostruzione del nuovo centro della politica italiana, potrebbe essere considerata, a condizione che fosse chiara la nostra partecipazione di DC e Popolari nella lista per le europee e la nostra successiva collocazione a fianco del PPE.

Quelle indicate sono le opzioni possibili per una ripresa di iniziativa politico istituzionale organizzata dei cattolici, in assenza delle quali non vedo alternative se non quelle di assumere funzioni subalterne da ascari ininfluenti a destra o a sinistra, col solo compito di offrire voti a partiti e progetti politici diversi e alternativi a quelli dei nostri valori di riferimento ideali, culturali, sociali e politici.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Marzo 2024

 

 

 


Lettera inviata al sen Mario Mauro e agli amici dell'area politica cattolica per organizzare la lista unitaria dei DC  e Popolari
alle prossime elezioni europee

Caro Mario,

ho seguito fin dall’inizio l’attività dei Popolari per l’Italia di cui ho condiviso e condivido gli obiettivi, sempre orientati a consolidare i principi e i valori dei Popolari, sia con riferimento alla nostra matrice politico culturale italiana che in Europa.

Ora si presenta un’opportunità unica e irripetibile con le prossime elezioni europee, dove sarebbe necessaria una presenza unitaria ampia e qualificata della nostra area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Il sistema elettorale proporzionale favorisce questa opportunità, rendendo vane e/o strumentali le idee di quegli amici che, per ragioni diverse anche le più nobili, sperano di trovare collocazione in liste che puntano a collocarsi in Europa in versanti diversi e , in taluni casi, opposti e  alternativi a quello del PPE.

I Popolari per l’Italia sono l’unico partito-movimento in grado di presentare una lista di area cattolica senza l’obbligo della raccolta delle firme. Un’operazione questa possibile solo con un ampio coinvolgimento degli amici di periferia, tanto più difficile per i tempi stretti in cui si dovrebbe svolgere.

Per la tua convinta fede popolare e democratico cristiana e per le comuni battaglie condotte in questi anni sono a chiederti di farti promotore con gli amici in indirizzo di una forte iniziativa politica, che ci conduca a costruire una lista unitaria di area DC e Popolare in tutti i collegi elettorali europei. Si tratterebbe di un’azione che ci permetterebbe di mobilitare tutti i liberi e forti presenti nelle nostre realtà territoriali; un impegno importante non solo per le europee, ma in vista anche delle prossime elezioni politiche nazionali.

La programmazione di una Camaldoli 2024 dei cattolici italiani, che ci permettesse di coinvolgere le migliori risorse sociali, culturali e politiche della nostra area, potrebbe essere lo strumento per condividere una seria proposta programmatica per l’Italia e per l’Europa, in grado di garantire nel rispetto dei nostri principi della dottrina sociale cristiana, l’equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, oggi non rappresentati e in molta parte rifugiati nella vasta schiera dei renitenti al voto delle diverse scadenze elettorali.

Ti prego di superare ogni dubbio e perplessità, nella fiducia che tutti insieme sapremo finalmente ridare voce e rappresentanza politica alla nostra area sociale e culturale, così come prego gli amici in indirizzo di organizzare in tempi brevissimi un incontro per definire le più opportune modalità per la migliore riuscita del progetto. Confidando nella disponibilità di tutti voi, vi saluto cordialmente

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 29 Febbraio 2024

 


  1. Non è più tempo di galleggianti seriali

     

    La sua lista alle regionali sarde ha ottenuto lo 0,3 %, poco più di duemila voti e l’UDC di Cesa il 2,8%, 19.056 voti. Passi per Cesa, organico da tempo della destra leghista col suo alter ego padovano De Poli, ma ciò che lascia interdetti è la lettera post voto dell’On Rotondi alla Meloni: “Cara Giorgia, convoca subito un vertice con Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, me e Cuffaro. Facciamo sì che questa nostra area di confine sia ricondotta a una sintesi unitaria, in coordinazione con FdI”.

    Spiace che una persona intelligente come Rotondi, allievo della scuola politica DC avellinese di Gerardo Bianco, con il quale abbiamo condotto molte iniziative nella DC, nella corrente di Forze Nuove, si sia ridotta al galleggiamento permanente; prima, con il Cavaliere e, adesso, con Fratelli d’Italia. In poco tempo da “miglior fico del bigoncio”, Rotondi si è ridotto al ruolo di consulente turiferario e inutile supporto della destra. Altro che “area di confine”, semplicemente guardia confinaria in attesa di ordini dalla capa.

    E’ormai chiaro che l’appello lanciato a un’area di destra come quella di Lupi, Cesa e Cuffaro, alla vigilia di altre scadenze elettorali regionali, come quelle dell’Abruzzo e della Basilicata e in attesa di quelle prossime europee, ponga anche a tutti noi, che continuiamo a credere nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, la necessità di scelte da farsi nella chiarezza senza infingimenti.

    Apparteniamo a quell’area politica cattolico democratica, liberale e cristiano sociale che si considera alternativa alla destra nazionalista e sovranista, oggi dominata dal partito di Fratelli d’Italia, distinta e distante da una sinistra tuttora alla ricerca di una sua più forte e certa identità.

    Siamo convinti che al Paese, che vive una condizione di anomia sociale, culturale e politica, caratterizzata dalla divisione sempre più marcata tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, serva la nascita di un centro politico nuovo ampio e plurale, espressione delle culture essenziali della nostra Repubblica: popolare, liberale, repubblicana, socialista.

    Come ha insegnato il voto della Sardegna, servirà un’ampia alleanza con quanti credono nei valori dell’umanesimo cristiano e nei principi della nostra Costituzione repubblicana. Premessa indispensabile per tale alleanza resta quella di favorire la più vasta ricomposizione politica possibile dell’area cattolica, se non ci si vuole ridurre a ruoli subalterni e ininfluenti delle componenti più attrezzate.

    Sono vari i cantieri che stanno lavorando in tale direzione e, finalmente, funziona anche un tavolo di coordinamento che favorisce il dialogo. Si tratta di non indugiare, tenendo presente che alle regionali sarà inevitabile scegliere tra blocchi alternativi, mentre alle europee varrà la legge proporzionale. Per entrambe le scadenze, in ogni caso, sarà indispensabile definire una nostra piattaforma di programma ispirata ai nostri valori di riferimento, in base alla quale decidere con chi schierarci alle regionali, preparandoci a dar vita a una nostra lista per le elezioni europee, con l’obiettivo di presentarci ancor più forti alle politiche, che potrebbero svolgersi prima della loro scadenza naturale. Non è più tempo per i galleggianti seriali e degli opportunisti che da troppo tempo vivono di rendita. E’ tempo di ridare voce alla nostra base e ai tanti liberi e forti che si riconoscono ancora nelle culture politiche sturziana e degasperiana, che costituiscono tuttora una delle eredità più preziose della storia repubblicana nazionale.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 28 Febbraio 2024

     

Dall’anomia alla proposta politica della nostra area

 

La rivolta del mondo delle campagne in Europa e in Italia, la grave situazione della sicurezza nel lavoro, la crisi dei ceti medi e le difficoltà sempre più forti delle classi popolari, caratterizzano una situazione sociale e politica che ho più volte denominato col termine sociologico di “ anomia”.

Una condizione caratterizzata dal venir meno delle regole, dalla crisi dell’intermediazione dei corpi sociali, dalla forte discrepanza tra i mezzi disponibili e i fini che la società propone come quelli da raggiungere. Insomma, una situazione nella quale prevale una diffusa frustrazione che può generare diverse forme di aggressività individuali e sociali. E’evidente l’emergere di uno squilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari, non più favorito e mediato dai partiti, lontani mille miglia dal dettato costituzionale dell’art.49, e con un governo più preoccupato della gara a rubacchiarsi qualche regione in più o in meno, che a trovare una sintesi su temi strategici decisivi come quelli della politica estera. Se, da un lato, monta l’attesa per il voto aperto in parlamento sul terzo mandato ai presidenti di regione e per il voto di domenica prossima in Sardegna, dall’altro nulla sembra scalfire un esecutivo diviso sulla scelta geo strategica dell’Italia. Da una parte, Meloni e Taiani con i loro partiti schierati con l’area euro atlantica e, dall’altra, Salvini con la Lega, fedele al suo patto con il partito di Putin, in netta posizione filo russa.

In epoche repubblicane normali, una situazione nella quale la scelta del presidente del consiglio fosse risultata alternativa a quella del suo principale alleato di governo, avrebbe portato all’immediata crisi di governo. Oggi, invece, si continua come se nulla fosse, in attesa dei risultati del voto sardo, e/o di ciò che potrà accadere in parlamento sul voto per il terzo mandato.

Ciò che appare in netta evidenza è la debolezza socioculturale, prima ancora che politica, dei partiti che reggono l’attuale maggioranza di governo; legittima sul piano parlamentare, minoritaria, di fatto, per quanto attiene alla sua reale capacità di rappresentanza degli elettori e delle elettrici italiani. Ecco perché, al di là delle tante dissertazioni sociopolitico-culturali tuttora aperte, a me pare sia quanto mai opportuno il ritorno organizzato di una cultura politica come quella di matrice cattolico democratica, liberale e cristiano sociale; ossia di quella cultura di matrice popolare,

democratico cristiana ispirata dai valori della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Una cultura che, oggi come ieri, è indispensabile per offrire politiche generali ispirate dai principi di solidarietà e sussidiarietà e da politiche economico finanziare sostenute da quelli dell’economia civile, in una fase della società dominata dai poteri del turbo capitalismo finanziario dominanti nella società della globalizzazione. La ricomposizione politico organizzativa di quest’area non è e non potrà essere il risultato di un anacronistico e regressivo sentimento nostalgico, che pure abbiamo sostenuto dalla fine della DC  e per il lungo tempo della diaspora suicida, ma la constatazione realistica che ai problemi di una società come quella italiana in preda a una condizione di anomia, serve un progetto politico in grado di offrire speranza e equilibrio a ceti medi e popolari, indispensabili per la tenuta stessa del sistema. Un equilibrio e una speranza che, dopo l’illusione del voto settembrino 2022, sembrano affievolirsi ogni giorno di più, mentre si rafforza l’esigenza di un’alternativa al governo della destra, ampia e plurale: democratica, popolare, liberale, repubblicana e riformista socialista.

Sono aperti molti cantieri per la ricomposizione politica dell’area DC e Popolare e, finalmente, opera un comitato di coordinamento nazionale. Ci auguriamo prevalga il buon senso e, quanto prima, la fedeltà alla nostra migliore storia politica.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Febbraio 2024

 

 

 

Mancano pochi mesi

 

Mancano meno di quattro mesi alle elezioni europee e dalla nostra area ancora nulla di concreto.

Un’indagine del dr Pagnoncelli pubblicata su Avvenire evidenzia come i cattolici al voto si presentino “un po' egoisti e senza nostalgia di un partito”.

Non è, dunque, la nostalgia il sentimento su cui poter far leva, considerando che se la nostalgia può essere ancora presente nelle generazioni più anziane, essa è del tutto assente nelle nuove generazioni che della DC non hanno alcuna idea, se non quelle deformate da una pubblicistica che ha sostenuto la damnatio memoriae del partito per tutto il tempo della diaspora suicida, e anche oltre.

E’ essenziale ripartire dai fondamentali, come da diverso tempo è impegnato l’amico prof Antonino Giannone, con i suoi corsi di etica politica rivolti ai giovani imperniati sui sei pilastri della cultura per ricostruire la polis e ridare un amalgama al popolo italiano. Sono quelli dell’Umanesimo integrale, della Dottrina sociale cristiana, del Popolarismo e Personalismo, dell’Ecologia integrale ed etica ecologica, della Costituzione della Repubblica italiana e della Carta dei Diritti Umani ( CEDU).

Iniziativa altrettanto meritoria quella programmata da Il Popolo ( www.ilpopolo.cloud) di corsi di formazione politica per i giovani. Sono attività prepolitiche indispensabili per far emergere una nuova classe dirigente di giovani dotati di passione civile, ispirati dai valori fondanti della nostra migliore tradizione storico politica sturziana e degasperiana. Va da sé, però, che sono progetti a media e lunga scadenza non traducibili nei tempi brevi che la politica reclama, specie nella condizione attuale e  rispetto ai quali sono molti i tentativi avviati, inevitabilmente portati avanti da protagonisti di stagioni politiche passate e, in quanto tali, difficilmente appetibili, non solo alle nuove generazioni, ma frammentati tra i diversi supporters delle antiche esperienze.

In questi giorni si è sentita la voce dell’On Boschi che, con Italia viva del suo collega Renzi, punta a dar vita alle elezioni europee a una lista unica anti-sovranista con Emma Bonino di +Europa, in alternativa al veto di Calenda, definito: “lotta nel fango”.

Anche nel fronte dei sedicenti liberal democratici, dunque, permangono divisioni, accentuate dal protagonismo dell’”azionista de noantri romano”, pronto a saltare da un fronte all’altro con la presunzione velleitaria di catalizzare da solo l’alternativa.

A sinistra, servirà più coraggio dagli ex Popolari del PD, i quali dovrebbero uscire dalla condizione di comodo convivenza o di costante frustrazione vissuta nel “partito radicale vasto” della Schlein, favorendo il progetto avviato dall’On Fioroni, così come più ampia disponibilità dovrebbe esserci dagli amici del Centro Democratico di Tabacci, rafforzando quanto positivamente stanno svolgendo Tempi Nuovi e gli amici di Base Popolare.

Anche dalla DC e dagli altri amici che, come il sottoscritto, si riconoscono nei valori del PPE, dovrebbe essere favorito lo sforzo unitario avviato da Iniziativa Popolare per la ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Mi riferisco agli amici di Insieme e di Piattaforma Popolare 2024, avendo come obiettivo le elezioni politiche nazionali.

Credo, infatti, che a pochi mesi dalle elezioni europee non ci sia più il tempo per la costruzione del centro nuovo della politica italiana, per il quale ci si dovrà impegnare per la prossima scadenza delle politiche nazionali. Si tratterà di partire con quanti sono interessati a dar vita all’alternativa politica alla destra nazionalista e sovranista oggi dominata da Fratelli d’Italia, consapevoli che servirà un’alleanza ampia e plurale delle componenti di cultura popolare, democratico cristiana, liberale, repubblicana e socialista. Un’alleanza da far partire dalla base, ricostruendo questa unità di intenti sin dalle prossime elezioni comunali, provinciali e regionali. Alle europee si andrà inevitabilmente divisi, tra quanti resteranno collegati al PSE, altri al Renew, e al PPI.

 

Nel frattempo servirà sperimentare alla base, con grande impegno, positivi processi di ricomposizione fra tutte le diverse presenze popolari, indispensabili anche per far emergere la nuova classe dirigente dei liberi e forti.

 

Venezia, 13 Febbraio 2024

 

Alla ricerca di un federatore

 

 Tra la Meloni e la Lega continua la lotta sotterranea per la conquista dei voti a destra, specie in questa fase di forte contestazione del mondo agricolo. La Coldiretti è divisa tra le aspirazioni elettorali del suo presidente, Ettore Prandini e la rivolta di una base sempre più indisponibile a seguire gli equivoci connubi prandiniani con l’inadeguato ministro Lollobrigida di cui si chiedono le dimissioni.

Nella nostra area socioculturale e politica continuano le divisioni ereditate dalla lunga e dolorosa diaspora post DC. Da un lato ci sono gli amici che, facenti parte del PD, intendono continuare la loro appartenenza “innaturale” al PSE; altri  che  hanno deciso di aderire al partito europeo Renew di Macron; altri ancora, sono quelli che intendono restare ben stretti alla propria cultura politica nel PPE e, infine, l’On Cesa con l’UDC, ancora una volta schierati a fianco della Lega, a destra in Italia e in Europa.

Assai meritoria è l’azione condotta dagli amici di Iniziativa Popolare per tentare di favorire senza riserve il progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Trattasi di un progetto difficile il cui traguardo, più che alle prossime elezioni europee, potrà e dovrà essere spostato alla scadenza delle elezioni politiche nazionali nel loro termine naturale o anticipato. La difficoltà risiede nelle divisioni delle diverse fazioni indicate, per favorire il superamento delle quali ho proposto l’idea di un confronto aperto, a tutto campo con la nostra vasta e articolata realtà culturale e sociale, in quella che ho chiamato la Camaldoli 2024.

Qualche amico ha giustamente rilevato, com’era anche a me ben evidente, che non siamo nelle condizioni storico politiche del 1943. Non abbiamo, come ho scritto, né un Demofilo/De Gasperi, né una realtà cattolica oggi assimilabile a quella dell’Italia di quel tempo.

Da molte persone si sottolinea che servirebbe un federatore capace di avviare il progetto con un’autorevolezza tale da facilitare la ricomposizione basata sulla fedeltà ad alcuni fattori portanti; l’ispirazione ai principi della dottrina sociale cristiana, la fedeltà ai valori della Costituzione repubblicana e a quelli dell’europeismo e dell’Occidente.

Come trovare questo federatore?

O si parte dalla base o si sollecita una delle personalità già in campo, disponibile ad assumersi il ruolo che seppe compiere Demofilo/De Gasperi nel Luglio 1943. Se allora il compito era quello di presentare e attivare le “idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”, ora si tratta di redigere un manifesto per la costruzione del centro nuovo della politica italiana: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra lontanissima dalle sue origini.

Penso che questa personalità sia ben presente nella realtà italiana e europea. Mi riferisco a Mario Draghi, che potrebbe svolgere efficacemente il ruolo di federatore del nuovo centro della politica italiana. Un appello unitario affinché assumesse tale ruolo, di tutte le diverse componenti di area cattolica DC e popolare, sarebbe al riguardo utile e opportuno.

Ci sono momenti della nostra storia politica, nei quali l’assunzione di responsabilità dirette nell’agone politico è molto più importante di qualunque altro incarico pubblico, e quello che sta attraversando l’Italia è proprio uno di questi.

L’altra strada sarebbe quella di ripartire dalla base, organizzando in tutte le province e regioni italiane, incontri unitari tra le diverse componenti della nostra area; assemblee di DC e Popolari dalle quali fare emergere con i cahiers de doléance e le proposte dei nostri concittadini e elettori, una nuova classe dirigente in grado di assumersi la responsabilità di rappresentare nelle diverse realtà elettorali e istituzionali, gli interessi e i valori dei ceti medi e popolari dal cui equilibrio dipende la tenuta del nostro sistema sociale.

Certo la prima strada indicata sarebbe la più efficace e tempestiva, mentre la seconda necessiterebbe di tempi più lunghi, nei quali, comunque, il processo di ricomposizione politica sarebbe facilitato. Credo sia quanto mai giusto e opportuno provarle entrambe, convinti che, se rimanessimo inerti, la nostra condizione di irrilevanza si protrarrebbe ancora per lungo tempo, a tutto danno del nostro Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 10 Febbraio 2024

 

  1. Perché e come avviare una nuova Camaldoli ?

     

    Nei giorni scorsi ho scritto una nota con cui indicavo l’obiettivo di una Camaldoli 2024, ricordando quanto seppero fare i nostri padri politici nel Luglio 1943, creando i presupposti programmatici della DC, che Demofilo-De Gasperi aveva  indicato con le “ Idee ricostruttive della DC”. In una situazione storico politica molto diversa e dopo la lunga stagione della diaspora succeduta alla fine politica della DC, condividiamo tutti insieme l’esigenza di una ricomposizione politica dell’area cattolica ( democratica, liberale e cristiano sociale) e non per un regressivo seppur nobile sentimento nostalgico, ma nella convinzione che serva al Paese la nascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, nel quale è indispensabile la presenza di una forte componente di cultura politica popolare e democratico cristiana.

    Sono in atto diversi e meritori tentativi, come quelli degli amici di Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi, Piattaforma Popolare, Agenda Popolare, Base Popolare, da sostenere e favorire, ma credo sia opportuno ampliare la partecipazione alla più vasta e complessa realtà culturale, sociale e politico organizzativa del mondo cattolico italiano e delle aree liberal democratiche ispirate dai valori dell’umanesimo cristiano.

    Qualunque progetto che nascesse dalla confluenza di quanti sono espressione dei partiti della cosiddetta prima repubblica, rischierebbe di risultare poco attrattivo non solo per le nuove generazioni, tra le quali molti sono inconsapevoli della nostra storia, ma anche di quell’ampia maggioranza di cittadini renitenti al voto da diverse elezioni.

    Credevamo e personalmente credo ancora, che la legge proporzionale vigente alle prossime elezioni europee avesse potuto favorire la formazione di una lista unitaria della nostra area, sperando che, alla fine, avrebbe prevalso il buon senso. In realtà quella scadenza così vicina e propizia rischia ancora di essere foriera di divisioni tra quanti, come il sottoscritto e tanti altri amici, ritengono che la nostra collocazione politica naturale in Europa sia con il PPE, che sarà guidato nel dialogo e scontro elettorale dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e altri che guardano al partito del centro demo liberale macroniano di Renew, oltre a quelli, come i Popolari del PD, sempre uniti ai partiti che fanno riferimento al PSE.

    In tale situazione le elezioni europee, anziché facilitare rischiano di confermare la continuazione della diaspora suicida che ha portato a una condizione di irrilevanza e alla permanente divisione della nostra area politica.

    Ecco perché credo sia necessario traguardare il nostro obiettivo oltre le europee e preparaci per le prossime elezioni politiche. Si tratta di  partire, da un lato, dalla base, con la formazione di liste unitarie d’area ovunque sia possibile nei comuni, province e regioni chiamate al voto nei prossimi mesi, e, dall’altra, a organizzare la nuova Camaldoli dei cattolici italiani, nella quale affrontare i temi più urgenti della nostra società e individuare le soluzioni più opportune secondo i criteri ispiratori della nostra cultura politica, ossia i principi della dottrina sociale cristiana e quelli fondamentali scritti nella Costituzione repubblicana.

    Per tale incontro credo che, più dei vecchi e nuovi esponenti della variegata galassia DC e Popolare, potrebbe essere più utile, efficiente ed efficace, un’iniziativa che venisse assunta dai direttori delle principali testate giornalistiche dell’area cattolica, a partire da quelli che da anni si battono per la nostra ricomposizione politica.

    Mi auguro che questa sollecitazione sia raccolta e con rinnovato spirito di amicizia ci si possa incontrare quanto prima nella Camaldoli della ripresa politico culturale dei cattolici italiani.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 2 Febbraio 2024

    Camaldoli 2024: le nostre risposte alle attese degli italiani

     

    Dal surplace all’eliminatoria a squadre ( australiana), sperando di risultare vincenti. Seguo la metafora del ciclismo su pista, tenuto presente che, alla fase di immobilismo- surplace di qualche tempo fa, ora si è ingrossata la fila dei concorrenti al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Dopo Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi, Insieme, Piattaforma 2024, si è aggiunta la squadra di Base Popolare, mentre dall’area liberal repubblicana, Carlo Calenda, che al tempo delle ultime elezioni per il consiglio comunale di Roma, aveva respinto l’offerta per una lista con i DC romani, ora intende offrire una casa ai Popolari “ per continuare a esistere insieme”.

    Da parte mia ripeterò che è bene tutto ciò che va nella direzione della nostra ricomposizione politica, ma, a questo punto, è indispensabile trovare un ubi consistam non solo per il nostro stare insieme, ma, soprattutto per offrire all’Italia delle risposte politiche adeguate alle attese della nostra gente.

    Lo fecero i nostri padri con le idee ricostruttive della DC di Demofilo ( De Gasperi), nello stesso mese di Luglio del 1943 in cui si svolse l’incontro dell’area cattolica, nel quale si definì il Codice di Camaldoli, da cui derivò il programma politico della DC per il Paese.

    Dopo il surplace non serve più la gara affannosa tra chi è ancora scettico sul fare una lista unitaria alle elezioni europee e chi, invece, spinge per questo obiettivo; o, peggio, il ruolo di qualche improvvido amico alla ricerca della sola affermazione personale.

    Intellettuali di fede cattolica a Camaldoli nel 1943 discussero di  tutti i temi della vita sociale: dalla famiglia al lavoro, dall'attività economica al rapporto cittadino-stato. Lo scopo fu quello di fornire alle forze sociali cattoliche una base unitaria che ne guidasse l'azione nell'Italia liberata. Il Codice di Camaldoli funse da ispirazione e linea guida per l'azione della Democrazia Cristiana e, come  ha ben scritto Bruno Di Giacomo Russo su Il domani d’Italia ( 16 settembre 2023): ” Il Codice di Camaldoli, intrinseco di valori e principi, corrisponde al diretto precedente culturale della Costituzione italiana.

    Una delle ragioni per cui ancora oggi nella nostra azione politica  intendiamo continuare a ispirarci ai principi fondamentali della Carta costituzionale che, insieme a quelli della dottrina sociale cristiana nell’età della globalizzazione, sono stati indicati dai Papi San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.

    Con queste due stelle polari, dottrina sociale cristiana e Costituzione repubblicana, ci si dovrà incontrare nella Camaldoli 2024 con gli esponenti più importanti della cultura e delle realtà sociali e politiche cattoliche, per discutere delle attese degli italiani nella realtà odierna e con ciò che ci attende a medio e lungo termine.

    Alla gara inopportuna e inefficace dell’eliminatoria a squadre deve, dunque, subentrare il confronto e il dialogo con le diverse realtà presenti del mondo cattolico per definire il programma che i DC e Popolari intendono offrire al Paese. Un programma che dovrà essere coerente con i nostri valori e in relazioni agli interessi dei ceti medi e delle classi popolari cui intendiamo dar voce a livello istituzionale. Ridare voce a quella maggioranza di elettrici e di elettori che da molto, troppo tempo, sono renitenti al voto, indifferenti all’offerta politica di un bipartitismo forzato e da una legge elettorale iniqua e schizoide che permette il governo del Paese a una finta maggioranza non espressione della realtà sociale e culturale reale dell’Italia.

     

    Quali sono le attese degli italiani oggi? Secondo lo studio realizzato da Brunswick e Hokuto, presentato al Convegno “ L’economia che fa il bene: cosa significa per gli italiani?” di Avvenire ( Milano- 15 Novembre 2023) lo sviluppo, il clima e l’integrazione sono i temi risultanti prioritari. Al primo posto, dunque, lo sviluppo economico e l’occupazione lavorativa, seguiti dalla gestione dell’immigrazione. Segue la questione ambientale insieme alla tutela del territorio e la lotta all’inquinamento, il cambiamento climatico e la transizione energetica insieme al tema delle fonti e del costo dell’energie. Solo in coda ai risultati del campione i temi dell’opportunità dei giovani e della parità di genere. La risposta più importante per affrontare e dare soluzione a questi temi è stata individuata nell’economia civile, ossia una nuova forma di economia che mira al benessere comune; un’economia come quella che i proff. Bruni e Zamagni da molto tempo sostengono, alternativa a quella dominante nell’età della globalizzazione, nella quale trionfa il principio del NOMA ( Non Overlapping Magisteria)posto alla base dell’economia politica mentre, per l’economia civile, l’economia non può essere staccata dai principi dell’etica e della politica.

    Se oltre a questi temi discuteremo di quello drammatico dei rischi della terza guerra mondiale, oggi vissuta “ a pezzi”, come l’ha egregiamente connotata Papa Francesco, e dell’esigenza di avviare progetti di pace che tengano conto della nuova realtà multipolare della geopolitica, ritengo che ancora una volta i cattolici italiani, dalla Camaldoli 2024, potranno offrire risposte coerenti alle “attese della povera gente” e a quel ceto medio i cui interessi e valori devono essere rappresentati in equilibrio con quelli delle classi popolari. Questo è il compito che, a mio parere, spetta a tutti noi eredi della cultura politica del popolarismo sturziano e della Democrazia Cristiana, il partito che ha rappresentato per quasi cinquant’anni la maggioranza degli italiani.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 30 Gennaio 2024

     

     

     

     

     

DC e Popolari: l’unità è indispensabile

 

Il popolarismo sturziano è stata la cultura che ha favorito l’impegno politico dei cattolici all’inizio del secolo scorso, assicurando la partecipazione alla vita politica di vasti ceti popolari e intermedi ispirati dai valori della dottrina sociale della Chiesa espressi nella Rerum Novarum. Un’esperienza straordinaria avviata partendo dai comuni, attraverso la partecipazione attiva di realtà associative e culturali, consolidata grazie all’estensione giolittiana del diritto di voto, stroncata dalla violenza delle squadracce fasciste e, dopo il Concordato,  dall’esilio di don Luigi Sturzo.

Quell’eredità fu raccolta dalla prima generazione democratico cristiana che, con “ le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”( Demofilo: 26 Luglio 1943) e il programma del “ Codice di Camaldoli” (Luglio 1943) seppe organizzare la DC e assumere la guida ininterrotta del governo del Paese per oltre quarant’anni.

La DC è stata storicamente la più grande espressione dell’unità politica dei cattolici italiani (democratici, liberali e cristiano sociali) e, sul piano sociale, lo strumento capace di garantire a livello istituzionale, il punto di equilibrio degli interessi e dei valori delle genti del Nord e del Sud e quello dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Equilibrio senza il quale salta il sistema del nostro Paese.

Finita politicamente la DC (1993), si interrompe l’unità tra Nord e Sud ( esplode il fenomeno della Lega)  e, dopo l’illusione liberale di Berlusconi e Forza Italia, irrompe il populismo qualunquista del M5S e la falsa supremazia della destra nazionalista e sovranista, espressione della maggioranza della minoranza degli elettori. La maggioranza oltre il 50%, infatti, nel 2022 si è astenuta dal voto. E l’On Meloni può guidare legittimamente il Paese solo grazie a una legge elettorale anacronistica e iniqua.

La condizione di anomia sociale e politica in cui versa l’Italia guidata da una pseudo maggioranza è il risultato del venir meno dell’equilibrio di cui sopra, minacciato dal progetto di autonomia differenziata, destinato ad aggravare il divario Nord-Sud, e dalla condizione di crisi economica, non solo delle classi popolari, evidenziata dai dati della povertà assoluta rilevati dall’ultimo rapporto della Caritas italiana, ma dello stesso terzo stato produttivo e dei ceti medi, come evidenziato, da un lato, dai sindacati e, dall’altro, dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Venuto meno il ruolo di Forza Italia, dopo la scomparsa del Cavaliere, la condizione della maggioranza di governo è quella del dominio della destra degli eredi almirantiani, preoccupati di occupare tutti gli spazi di potere disponibili, portatori di una cultura in netto contrasto con i fondamentali costituzionali della Repubblica.

Questo progetto, il primo della triade della destra ( premierato, autonomia differenziata, riforma della magistratura con la separazione delle carriere) è destinato, infatti, a mutare la natura stessa della nostra repubblica parlamentare. Contro tale disegno di “deforma costituzionale” è essenziale attivare i comitati per il NO, a partire da quello dell’area politica dei DC e Popolari.

Questa nostra area è affollata di partiti, movimenti, associazioni e gruppi che, a diverso titolo, si richiamano ai valori del popolarismo sturziano e della DC degasperiana, risultanti dalla suicida diaspora che ha caratterizzato la lunga stagione seguita alla fine della DC e solo da poco tempo in via di ricomposizione.

I Cattolici, che hanno l’obbligo di non disinteressarsi della politica e del servizio ai cittadini, è ora che escano allo scoperto e difendano pubblicamente i valori di riferimento del progetto di vita che non è confinato solo nelle scelte individuali, ma anzi deve raccordarsi anche nella società con gli altri nel contesto della propria fede, della dottrina sociale della Chiesa

Con i recenti incontri promossi da Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi e da Piattaforma 2024, sono emerse nettamente le volontà di impegnarsi per concorrere a ricostruire una presenza forte e unitaria dei cattolici nella politica italiana, aperti alla collaborazione con altre culture politiche liberali e riformiste interessate alla difesa e all’attuazione integrale della Costituzione.

Persistono alcune perplessità specie da parte di amici che antepongono al progetto unitario la scelta delle alleanze in vista delle elezioni europee. Una strategia sbagliata e inefficace, di fatto, contro producente rispetto al progetto di ricomposizione politica .

Condivido pienamente l’appello pronunciato dall’On Ivo Tarolli a conclusione dei lavori dell’incontro di Piattaforma 2024, con cui ha affermato come” lo stare uniti venga prima, stia sopra a qualsiasi decisione successiva ( liste, candidature e alleanze)

A coloro che mantengono ancora riserve evidenziamo che siamo giunti a un tempo in cui è obbligatorio imboccare la strada della nostra ricomposizione, passaggio politico decisivo

per il bene dell’Italia. Un centro nuovo della politica italiana, infatti, non può nascere dall’incontro delle soli culture liberal democratiche e repubblicane,  perché da sole sarebbero

sempre minoritarie senza la partecipazione di una forte componente politica organizzata dei cattolici.

Dobbiamo avere più coraggio e meno rivalità negativa: "Insieme" possiamo dare una speranza e un futuro migliore a un popolo che si va rassegnando o che subisce i cupi scenari dei poteri forti, dobbiamo sostenere la fiducia nei giovani che numerosi invece si vanno addormentando con l'uso delle droghe e dello "sballo" del sabato sera. Abbiamo il dovere di attrarre un nuovo interesse ed entusiasmo perché ciascuno dia un progetto alla propria vita, con "i talenti ricevuti" e alla collettività che s'ispiri ai valori forti che sono nel Vangelo di Gesù e nell'insegnamento del Magistero della Chiesa e nei principi della nostra Costituzione repubblicana.

È tempo di respingere le facili scorciatoie, di adottare politiche in grado di  contrastare i dominio dei poteri forti del sistema finanziario nazionale e internazionale e  di altri poteri occulti, per attuare integralmente il dettato costituzionale. E’ tempo di procedere senza indugi e logoranti rinvii all’unità politica possibile dei DC e Popolari presenti in Italia. Il futuro è ancora nelle nostre mani, ma vorremmo costruirlo insieme da cattolici e laici per il bene del popolo italiano e per il futuro delle giovani generazioni.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Gennaio 2024

 

 

 

 

  • Qualcosa si muove, ma in ordine sparso

     

    Si moltiplicano le iniziative per la ricomposizione politica dell’area cattolica DC e popolare. Aveva avviato il confronto Iniziativa Popolare, il 15 Gennaio, in una riunione nella quale gli Onn Tassone e Gemelli, con Mattia Orioli, avevano presentato un documento politico che sarà esaminato dai diversi partiti e movimenti, avendo già incontrato l’adesione degli amici della DC guidata da Cuffaro e Grassi. Il 18 Gennaio, Tempi Nuovi ha organizzato un interessante convegno sul tema: L’ Appello di Sturzo tra progressisti e conservatori, al quale hanno partecipato, tra gli altri, gli Onn.Gozi e Fioroni. Ho potuto assistere on line all’incontro, coordinato dal sen D’Ubaldo, insieme ad altri amici, per comprendere la direzione che Tempi Nuovi intende assumere in vista dei prossimi  impegni elettorali.

    Con l’intervento dell’On Gozi si è confermata la scelta del movimento a far parte del partito Renew a livello europeo, in alternativa al PSE e al PPE.

    Come ho avuto modo di evidenziare in altri articoli, questa decisione non favorisce il processo di ricomposizione politica dei DC e Popolari, e, personalmente, trovo assai difficile conciliare la scelta di continuità col popolarismo sturziano insieme a un partito, quello egemonizzato da Macron, ossia da uno degli esponenti più qualificati dei poteri finanziari europei e internazionali. Continuo a ritenere che l’area politica di riferimento dei DC e Popolari in Europa non possa che essere quella del PPE, il partito che ha avuto come padri fondatori i grandi leader DC: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, il quale poggia i suoi riferimenti valoriali sui principi della dottrina sociale cristiana della centralità della persone e dei corpi intermedi, della solidarietà e sussidiarietà.

    Comprendo che la scelta con Gozi e Calenda possa facilitare la presentazione di candidature alle europee e la possibilità di superare il tetto del  4 % per l’eventuale elezione di candidati, ma vale la pena impedire o, quanto meno rinviare, il processo di ricomposizione politica della nostra area, per qualche candidatura su una lista destinata  a consegnare, nell’ipotesi migliore, qualche deputato in più a Macron?

    Resta, peraltro, da verificare se e come combinare la scelta con Calenda, tenendo presente che, su posizioni alternative, ancorché allineate con Renew, sembrerebbero muoversi anche Renzi e Franceschini. Tempi Nuovi conferma, dopo il convegno di ieri, la sua scelta di collaborazione con la sinistra inserendosi a livello europeo in contrapposizione al PPE.

    Netta, invece, la scelta per il PPE di Iniziativa Popolare e della DC, così come, credo, sarà confermata domani anche da Tarolli con il suo documento “ Ritornare Uniti e Paritari”.

    Credo, ahimè, che non saranno le elezioni europee l’occasione per mettere in campo una lista unitaria dei DC e Popolari, se, alla fine, prevarrà come sembra, la via più facile per la presentazione di candidature e le speranze di elezione. Più opportune e interessanti le scadenze elettorali regionali e amministrativo locali, in preparazione delle quali, servirà attivare con urgenza iniziative di confronto e  dialogo tra le diverse realtà rappresentative della nostra area culturale e sociale in quelle sedi.

    E’ tempo di formulare proposte di programma ispirate dai nostri principi, tenendo presente le attese della povera gente, vittima di politiche del governo della destra, sempre più promotori di ingiustizia sociale, e a quelli dei ceti medi, sempre più impoveriti e vittime di un’anomia sociale nella quale si impone una netta divaricazione tra i mezzi disponibili e i fini che la società propone come modelli da perseguire; il venir meno delle regole e del ruolo dei corpi intermedi. In una parola, la condizione che favorisce il distacco progressivo dalla politica di questi ceti, il disimpegno elettorale e, dopo l’illusione del voto al Cavaliere e alla Lega prima, e nel 2022 alla destra meloniana, alla renitenza sempre più accentuata al voto.

    E’ tempo di chiamare a raccolta quanti, ispirandosi ai valori del popolarismo sturziano e degasperiano, e alla migliore tradizione democratico cristiana, intendono concorrere alla nascita di un centro politico nuovo, capace di saldare gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, in alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra all’affannosa ricerca della propria identità.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 19 Gennaio 2024

  1. Bilancio di governo e prospettiva dei DC e Popolari

    Dopo oltre quindici mesi dalle elezioni politiche del 2022, alla vigilia delle prossime consultazioni elettorali che chiameranno al voto gli italiani per rinnovare il parlamento europeo, cinque consigli regionali e alcune migliaia di consigli comunali, credo sia giunto il tempo per un bilancio sull’azione di governo dell’On Meloni e di valutare anche il nostro “che fare “ come ex DC e Popolari.

    A Settembre del 2022 il voto, grazie a un sistema elettorale schizoide, ha offerto la guida del Paese a una maggioranza, espressione di una minoranza del corpo elettorale: un centro destra a forte dominanza del partito di Fratelli d’Italia. Primo risultato: l’elezione di  un Presidente del Senato che giura sulla Costituzione repubblicana, conservando intatta la sua fede nei valori familiari di stretta osservanza vetero e post fascista. Fatto nuovo nella nostra storia la guida del governo a una donna, alla leader del partito di maggioranza relativa, l’On Meloni, che, dopo più di un anno, anche nell’ultima conferenza stampa d’inizio 2024, continua ad attribuire ai precedenti governi le responsabilità dei problemi del Paese e a immaginare presunti tentativi di intimorirla o condizionarla da non precisate fonti esterne.

    In realtà ciò che appare sempre più nettamente è il forte divario esistente tra le promesse elettorali fatte e i risultati concreti della sua azione di governo, tanto sul fronte degli sbarchi degli immigrati che aveva promesso di fermare, quanto su quello delle pensioni e della sanità, mentre si aggrava la situazione economico sociale dei ceti più poveri, le ingiustizie sociali e la condizione di vita della stessa classe media.

    Ogni giorni di più, infine, emergono la cultura e la natura del partito di Fratelli d’Italia, con   manifestazioni diffuse di nostalgici del tempo che fu; con un deputato che va alle festa armato di pistola, mentre un altro propone il ritorno al minculpop, dopo il  decretato bavaglio alla stampa. Ormai non si contano più i casi di esponenti del governo implicati in questioni giudiziarie o di dubbia opportunità etico politica, senza che alcun provvedimento sia assunto dalla Presidente del Consiglio nei loro confronti.

    Emerge, insomma, sempre di più la cultura originaria di una destra nazionalista e sovranista. alternativa ai valori fondanti della nostra Costituzione repubblicana.

    La confermata volontà di sostenere il premierato, alternativo alla natura di repubblica parlamentare indicata dai padri costituenti, è coerente con un’impostazione culturale e organizzativa di “un partito del capo”, lontano mille miglia dai dettami dell’art 49 della Costituzione.

    Alle prossime elezioni  regionali stanno emergendo forti difficoltà di tenuta della maggioranza, per la netta determinazione del partito della Meloni a conquistare posizioni di leadership in alcune delle realtà, come il Veneto e la Sardegna, già tenute dai suoi partner di governo. In questo quadro, in cui si evidenziano oggettive difficoltà di una maggioranza tra i partiti della destra, con Forza Italia ridotta a un ruolo di mero supporto ininfluente, assistiamo alla guerra di logoramento progressivo tra le principali forze di opposizione, PD e M5S, senza che appaia un progetto credibile di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, senza la quale un centro credibile, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante da una sinistra in cerca di una sua aggiornata identità, non sarà facile far tornare al voto quel 50% e più di renitenti elettori ed elettrici, e di garantire quell’equilibrio tra interessi e valori dei ceti popolari e medio produttivi, che costituisce l’asse portante  del nostro sistema sociale.

    I diversi partitini, movimenti, associazioni, gruppi della nostra area politico culturale, sembrano impotenti, bloccati in un defatigante surplace fatto di sguardi prudenti e maliziosi e di timidi tentativi di ripartenza, sempre dominati da velleitarismi o da egoismi particolaristici che impediscono di giungere, se non a soluzioni unitarie, almeno di tipo federalistico.

     

    Viviamo una stagione difficile, a partire dal mondo ecclesiale italiano, in cui non mancano fratture e divisioni anche rispetto all’azione pastorale di Papa Francesco. Divisioni che non facilitano l’avvio di quel progetto di ricomposizione politica dei cattolici, dopo la lunga stagione ruiniana della testimonianza plurale nei diversi partiti, che ci ha condotto alla sostanziale irrilevanza a destra, come alla sinistra.

    Si sostiene da molti amici che mancherebbe un federatore in grado di avviare il processo. Certo, non saranno i sopravvissuti alla grande stagione democratico cristiana, quelli in grado di assumere la guida, dopo la lunga e dolorosa diaspora tuttora aperta, molti dei quali hanno vissuto  le più diverse e opposte esperienze politico organizzative, perdendo credibilità. Ritengo, invece, che solo partendo dalla base, attraverso il confronto e il dialogo tra le diverse realtà della nostra area presenti nei territori, possa emergere una nuova classe dirigente in grado di assumere la nuova leadership del progetto.

    Due stelle polari dovranno guidarci: la fedeltà ai principi della dottrina sociale cristiana, aggiornati dalle ultime encicliche pontificie di Papa San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, e la forte determinazione per la difesa della Costituzione repubblicana contro tutti i tentativi di deformarla in una repubblica di un uomo solo o di una donna sola al comando.

    Prima dovremo puntare alla nostra ricomposizione da sperimentare, se sarà possibile, con una lista unitaria d’area alle europee, e con liste unitarie alle elezioni regionali e locali, e, insieme, l’alleanza con quanti, eredi dei valori e dei partiti fondatori della Costituzione, intendono favorire il progetto di governo alternativo a quello della destra, foriero solo di divisioni, incapace di garantire più solidarietà e maggiore giustizia nella società italiana.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 8 Gennaio 2024

     

     

  2. Risposta all’On Susta

     

    L’on Susta con spirito di “ correzione fraterna” ha giudicato il mio articolo “ datato” e, in qualche misura, disinformato sulla reale natura del Partito Democratico Europeo, del quale Susta è stato membro autorevole, così come parte altrettanto autorevole è stato del PD italiano, insieme a molti dei Popolari da lui nominati cofondatori del PDE. Quel PD dal quale, molti degli stessi attuali esponenti di Tempi nuovi, sono usciti, dopo l’infelice esperienza vissuta da sostanziali emarginati di un partito nel quale “ è sempre il cane che muove la coda”.

    Caro Susta, ciò che ci divide in questo momento è la diversa prospettiva: tu continui a guardare al tema delle alleanze, verso quel sol dell’avvenire che si dovrebbe incontrare con una rinnovata collaborazione con Renzi e il PD europeo. Un PDE che, a parte i soci cofondatori da te citati, oggi è inconfondibilmente caratterizzato dall’egemonia del partito più forte, ossia di Macron ( En marche), mentre, da parte mia, rivolgo interesse primario al tema della nostra ricomposizione politica. Intendo quella della vasta e articolata area cattolica, nelle sue tre espressioni storico culturali più importanti: democratica, liberale e cristiano sociale. Tema che si può efficacemente perseguire, non dividendoci sulle alleanze a destra o a sinistra, ma rimanendo fermamente al centro, alternativi alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra ridotta dalla Schlein a “ partito radicale di massa”. Perché tale progetto si avveri  non possiamo dividerci alle elezioni europee tra chi, come me e tanti altri amici, dalla DC di Cuffaro e Grassi ad Iniziativa Popolare, Federazione dei DC e Popolari e altri movimenti e gruppi politici, intendono rimanere legati al Partito Popolare Europeo dei padri fondatori DC, pena la nostra sostanziale irrilevanza. Il PPE è il partito nel quale il ruolo preminente oggi è quello della CDU tedesca, il cui programma è quello più vicino alla nostra cultura politica, sia con riferimento ai principi della dottrina sociale cristiana, che a quelli euro-atlantici da sempre difesi e consolidati da Adenauer, Khol, Merkel e dall’attuale presidente, Ursula von der Leyen. Scegliere, come ha deciso Tempi Nuovi e da te condiviso, di andare al voto europeo insieme al Partito Democratico europeo, vorrebbe dire rinunciare ai voti di quell’area cattolica liberale e cristiano sociale che è fortemente orientata per il PPE.

    In secondo luogo, come ho scritto nel mio articolo “ datato”, la scelta di Tempi Nuovi comporta lasciare a Forza Italia e all’UDC di Cesa il ruolo dominante italiano nel PPE. Io credo, invece, che una lista unitaria della nostra area, che si presentasse forte nelle sue tre componenti con chiaro orientamento per e nel PPE, potrebbe raccogliere il consenso ampio delle tre aree della nostra realtà, ma, soprattutto, favorirebbe il ritorno al voto dei tanti renitenti che hanno abbandonato la scheda da diverse tornate elettorali.

    Come è emerso nel recente importante incontro promosso dagli amici di Iniziativa Popolare con alcuni esponenti della nostra area DC e Popolare, altra cosa sarebbe quella di un accordo di lista con amici del centro già collegati con il PDE, al fine di favorire una futura convergenza europea come quella che ha portato all’elezione alla Presidenza UE della Von der Leyen. Anche in tal caso, però, meglio, molto meglio e più opportuno, presentarci  tutti noi uniti nella lista dei DC e Popolari italiani.

    Sarò “ datato”, caro Susta, ma vengo da una scuola politica di una grande leader, Carlo Donat Cattin, che ci ha sempre insegnato che il nostro ruolo era di porci come parte avanzata di un partito di centro moderato, piuttosto che, come avete dolorosamente sperimentato molti di voi, sottoposti in un partito di sinistra, senza più i riferimenti storico culturali della sua tradizione.

    Continuo a ritenere che, alla fine, prevarrà il buon senso e insieme ci impegneremo tutti per riportare in campo gli interessi e i valori della nostra migliore storia politica.

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 22 Dicembre 2023


Segnali timidi e contraddittori

 

Il 14 Dicembre scorso si è riunito il comitato direttivo nazionale di Tempi Nuovi, di cui “ Il Domani d’Italia”, ha pubblicato il testo dell’introduzione dell’On Fioroni. Non sapendo se, alla fine, sia stato approvato un documento, posso solo fare riferimento a quanto indicato da Fioroni nel suo intervento.  Credo sia quanto mai interessante e condivisibile quanto affermato da Fioroni: “Occorre da un lato ricomporre l’area cattolico popolare e sociale, oggi ancora frammentata e troppo dispersa o ridotta a giocare un ruolo del tutto ininfluente, se non addirittura inutile, sia a destra che a sinistra; come pure, dall’altro, rilanciare un Centro dinamico, innovativo, riformista e di governo attraverso la riscoperta di una vera e credibile “politica di centro”. Obiettivi che richiedono, però, uno sforzo di unità e di inclusione che superino definitivamente ed irreversibilmente le piccole meschinità, personali e politiche, a cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi in un campo che era e resta decisivo per il rinnovamento e il cambiamento della politica italiana. Perché un luogo politico centrista e riformista non potrà che essere culturalmente plurale e con una leadership diffusa. Dove, cioè, vince il pluralismo e la convergenza di più culture politiche per riaffermare con forza e convinzione un progetto politico che sia in grado di battere alla radice quel bipolarismo e quella radicalizzazione della lotta politica che erano e restano nefasti per la qualità della  nostra democrazia”.

Una proposta che, tuttavia, contraddice nel suo proposito di ricomporre, quanto lo stesso Fioroni, poco più avanti afferma: “Tempi Nuovi ha pertanto aderito al Partito Democratico Europeo perché sicuramente, più di quanto possa accadere stando nel Partito Popolare Europeo – tradizionale luogo di convergenza storica, fino all’ingresso di Forza Italia e del Partido Popular, dei partiti di autentica matrice democratico cristiana – questa scelta garantisce il prosieguo della cooperazione tra le grandi famiglie dell’europeismo, in contrasto con l’avventura di un governo europeo di tipo conservatore, fatalmente esposto alle insidie della destra nazionalista”.

Come ho avuto modo di esporre in un mio articolo ( vedi Il Domani d’Italia del 7 Giugno scorso: Dibattito- Uniti alle europee? Occorre superare la diaspora  post DC) ; “il discrimine da condividere alle europee dovrebbe essere la scelta a sostegno del Partito Popolare Europeo, l’unica famiglia politica nella quale possiamo collocarci in continuità con la scelta dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Guai se favorissimo, con scelte divisive e miopi, il tentativo della Meloni di collegare i conservatori e la destra europea al Ppe perché, a quel punto, di ricomposizione della nostra area politico culturale ne parleranno i nostri nipoti. “

Non comprendo perché i DC e i Popolari dovrebbero cambiare la loro naturale collocazione nella casa fondata dai padri, per inserirsi in quel partito di Macron, espressione dei poteri finanziari a livello europeo e mondiale, lasciando la strada aperta nel Ppe ai partiti dell’area di destra e moderata della politica italiana. Meglio lasciare questa, a mio parere errata direzione di marcia, al leader di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi, noto consulente e relatore ai seminari di studio di quei poteri. Renzi che, da leader del PD, non fu una della cause delle difficoltà di diversi amici Popolari a restare in quel partito nel quale, come ben ammoniva Carlo Donat Cattin: “ è sempre il cane che muove la coda”?.

Come ho scritto più volte, impegniamoci prima a raccogliere le firme per la presentazione di una lista unitaria della nostra area alle elezioni europee, ricompattando a livello territoriale le diverse componenti, sin qui sparse e/o disperse, preparando in tal modo il terreno per riproporre le nostre indicazioni di programma dettate dalla lettura dei bisogni della società italiana, alla luce dei principi della dottrina sociale cristiana e della fedeltà ai valori della Costituzione repubblicana, alle successive elezioni amministrative e alle politiche nazionali.

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Dicembre 2023

 

Non perdiamo altro tempo

 

Siamo al limite del tempo massimo consentito per l’eventuale raccolta delle firme per una lista unitaria dell’area politica cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, necessarie per poter partecipare autonomamente alle prossime elezioni europee.

La possibilità offerta dalla legge elettorale proporzionale che regola il voto europeo dovrebbe suggerire il buon senso e permetterci di superare le suicide divisioni che hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora, tutt’ora in atto. A sinistra, si è sentita la voce  dell’amico Castagnetti interessato a richiedere “ un posto in segreteria” per i  popolari nel partito democratico, per il quale la Schlein ha contribuito a confermare la profezia di Del Noce di un “ partito radicale di massa”. Da quel fronte, dunque, come ha ben rilevato Giorgio Merlo nel suo ultimo articolo su “Il Domani d’Italia”, nessun segnale di novità o di movimento, quanto piuttosto la continuazione del vecchio gioco degli “indipendenti di sinistra “ di ricercare o ricevere qualche posizione sicura nel partito e nelle liste elettorali.

Anche sul fronte delle diverse formazioni partitiche di ex DC al centro, sono timidi i segnali orientati al progetto di ricomposizione politica, anche se qualche novità è emersa dal gruppo di Insieme, Iniziativa Popolare e di Piattaforma Popolare 24, in attesa di conoscere se e quali decisioni saranno assunte dagli amici di Tempi Nuovi.

Interessante e fuori dagli schemi consueti la proposta della DC di Cuffaro di una lista unitaria dei “Liberi e Forti”, che potrebbe rappresentare lo strumento per presentare finalmente una rappresentanza ampia e plurale dell’area cattolica e popolare alle elezioni europee.

Una lista che necessiterebbe della raccolta delle firme per esser rappresentata; un impegno che permetterebbe di sondare la consistenza reale del consenso esistente nei diversi  collegi elettorali. Auguriamoci che tale offerta vada a buon segno, quale scelta alternativa al prevalere di logiche derivanti da egoistici interessi particulari di quanti sembrano preferire la più comoda collocazione in sicure liste di destra o di sinistra.

Una cosa è certa: o cogliamo quest’occasione e facciamo prevalere il buon senso, sperando che, come scrive Manzoni nei Promessi sposi, non se ne stia “nascosto per paura del senso comune”, oppure non ci resterà che ripartire, con grande umiltà, dalle periferie, cercando di rimettere insieme quanti si ritrovano sui valori del popolarismo sturziano e degasperiano, in vista delle elezioni locali: comunali, provinciali e regionali.

Tutto ciò per preparare al meglio la lista unitaria dei cattolici democratici, liberali e cristiano sociali alle prossime elezioni politiche, per le quali sarà indispensabile batterci per una legge elettorale proporzionale. Obiettivo che si potrà ottenere, io credo, solo cercando la più ampia maggioranza politica e parlamentare sul sistema del cancellierato alla tedesca. Un punto di mediazione tra la “deforma costituzionale” della Meloni, e la difesa passiva dell’esistente. Con il cancellierato alla tedesca, si reintrodurrebbe la legge elettorale proporzionale e si sperimenterebbe l’istituto della sfiducia costruttiva, che ha garantito alla Germania la stabilità politica. Servirà anche una seria revisione degli errori compiuti con la modifica al Titolo  Quinto della Costituzione, per garantire un diverso e innovativo rapporto tra Stato e Regioni, sul piano dell’autonomia differenziata, nella garanzia dell’uniformità dei servizi fondamentali dal Nord al Sud d’Italia. Questo, io credo, sarebbe quanto dovremmo impegnarci a perseguire, in una fase storico politica interna e internazionale nella quale la presenza di una realtà politica organizzata di ispirazione democratica e popolare è quanto mai necessaria.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 12 Dicembre 2023

 

 

  • Scelte chiare per il Parlamento europeo

  • Si è aperta una gara fratricida a destra tra Salvini e Meloni per accreditarsi i voti alle prossime europee, con grave danno per l’immagine del nostro Paese all’estero. Presidente del consiglio con il vice Taiani, ministro degli esteri, schierati su posizioni nettamente euro atlantiste, mentre l’altro vice presidente del consiglio, Salvini, è fermo su posizioni anti UE e filo putiniane. In situazioni analoghe nella prima  Repubblica si andava alla crisi di governo. Ora sarebbe logico attendersi da parte delle minoranze la richiesta di un dibattito parlamentare sulla politica estera del governo, da concludersi con un voto, affinché ogni attore in commedia si assuma le proprie responsabilità.

    Se a destra ci si rincorre tra Fratelli d’Italia e Lega per non perdere il voto sovranista e nazionalista, anche al centro e alla sinistra le cose non vanno meglio, considerati i diversi schieramenti cui i partiti di quest’area fanno riferimento a livello europeo.

    Considerato  che si voterà per l’elezione del nuovo parlamento europeo, a me sembra che sarebbe corretto chiarire agli elettori e alle elettrici a quali aree politiche ci si intende collegare dopo il voto. Se a sinistra sembra scontato che i diversi partiti di quest’area faranno tutti riferimento a livello europeo al PSE, assai più frastagliata è la  situazione dei partiti che, a diverso titolo, si dichiarano “al centro” della politica italiana.

    Una divaricazione tanto più incomprensibile per i diversi partiti e movimenti dell’area cattolica, i quali, volendo essere coerenti con la loro storia e tradizione culturale e politica, dovrebbero tutti riferirsi al PPE, non solo perché quella è la casa dei padri fondatori, ma considerando  che il programma del maggior partito di questo schieramento europeo, la CDU, è quello che fa diretto riferimento ai principi dell’economia sociale di mercato e ai principi della dottrina sociale cristiana. Ecco perché non comprendiamo la disponibilità espressa da qualche amico per un’alleanza preventiva con Renzi, il quale ha già deciso che, in caso di elezione a Strasburgo e a Bruxelles, farà riferimento allo schieramento di Macron che, con la nostra tradizione politica, ha ben poco da spartire.

    Ancor più incomprensibile quanto hanno più volte espresso amici come l’On Fioroni e altri, che sognano il ritorno alla Margherita o all’Ulivo, e che, in caso di elezione al parlamento europeo, finirebbero con lo schierarsi a fianco dei partiti del gruppo socialista.

    Certo oggi il PPE vede la più ampia rappresentanza italiana espressa da Forza Italia la quale, acquisita la disponibilità della DC di Cuffaro, ne ha declinato l’offerta, escludendo in ogni caso l’inserimento del simbolo di quel partito insieme a quello del partito del Cavaliere.

    Cuffaro ha rilanciato ipotizzando la lista dei “Liberi e Forti”, un progetto interessante che andrebbe seriamente discusso se, come da qualche tempo anche gli amici di Iniziativa Popolare perseguono, fosse lo strumento per un primo passo di ricomposizione politica dell’area cattolica, unita nella prospettiva del sostegno al PPE e, strategicamente orientata a realizzare analoghe convergenze alle prossime elezioni comunali, provinciali e regionali, sino alle future elezioni politiche.

    L’incontro annunciato a Roma dai giovani coordinatori del gruppo di Iniziativa Popolare, Mattia Orioli e Roberta  Ruga, il prossimo 12 dicembre con i rappresentanti dei diversi partiti e movimenti politici dell’area cattolica italiana, servirà proprio a verificare la disponibilità di quanti sono pronti per la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste nei diversi collegi, insieme alla volontà di battersi per una proposta di segno alternativo al progetto di deforma costituzionale indicato dal governo della destra, come già si fece al tempo del referendum promosso da Renzi. Ci auguriamo che il 12 dicembre possa nascere un progetto serio di Federazione dei DC e Popolari, che sappia riprendere quanto di positivo avevamo già sperimentato con l’iniziativa  dell’On Gargani, alla quale aderirono oltre cinquanta tra partiti, movimenti, associazioni e gruppi della nostra area DC e Popolare.

     

    Ettore Bonalberti

  • 6 Dicembre 2023

     

E’ sempre il cane che muove la coda

 

A quegli amici che negli anni ’70-80 dopo la DC tentavano l’avventura nel PCI, Carlo Donat Cattin ricordava che in quel partito: è sempre il cane che muove la coda. Un aforisma che se vale per la sinistra si conferma quanto mai attuale anche per la destra oggi al potere.

Quelli che hanno fatto l’esperienza nel PD hanno potuto accertare sulla propria pelle la fondatezza di quel monito, ma la stessa condizione è quella vissuta dai vari  ex DC, oggi vassalli di Forza Italia o della Lega. Solo il vecchio “fico del bigoncio”, Rotondi, pur di galleggiare, continua a sostenere l’assurda teoria del partito della Meloni come nuova DC 2.0.

Nonostante tutto ciò e i molti tentativi sin qui compiuti per la ricomposizione politica dell’area cattolica, alla vigilia delle prossime elezioni europee, gli ex DC e Popolari si dividono tra chi cerca una facile candidatura in una lista di destra o di sinistra e chi, come Iniziativa Popolare, sollecita una lista unitaria dei cattolici, raccogliendo insieme le firme necessarie per la sua presentazione. Se l’obiettivo principale fosse quello di inviare qualche rappresentante al parlamento europeo, la scelta più facile dell’inserimento in una delle liste d’area, sarebbe comprensibile. In quel caso, però, si dovrebbe chiarire l’esito successivo di quella scelta, considerate le diverse e opposte opzione che destra e sinistra si accingono a compiere sul piano europeo. La sinistra, divisa tra la fedeltà al PSE e i renziani già accasati con “en marche”, il partito di Macron;  la destra, altrettanto divisa tra le opzioni della Meloni ( conservatori con Fitto ?) o estrema destra con Salvini. Sono entrambe posizioni incompatibili per noi DC e Popolari con i quali, fedeli alla migliore tradizione europeista dei padri fondatori DC, riteniamo sia il PPE la nostra casa madre di riferimento.

Oggi quell’area è ben presidiata da Forza Italia, grazie alla scelta che, a suo tempo, compì Berlusconi, sollecitato da due democristiani di razza, come Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo. E’ la scelta che Cuffaro ha già deciso di far compiere alla DC, divenuta il suo feudo ben presidiato dal consenso siciliano, conseguente a quelle da lui già compiute in sede regionale con tutta la destra.

Gli amici di Tempi Nuovi, per bocca di Fioroni, sembrano ambire a un’alleanza con ciò che rimane del PD renziano. Una prospettiva assai lontana da quanto l’amico Merlo va descrivendo con i suoi ottimi articoli sulla storia e la tradizione politica della sinistra sociale democratico cristiana.

Restano gli amici di Insieme ( Infante) e di Base Popolare ( Mario Mauro, Quagliariello, De Mita) e quelli coordinati dall’On Tarolli e gli oltre cinquanta firmatari dell’atto costitutivo della Federazione dei DC e Popolari presieduta dall’On Gargani. Infine dobbiamo valutare il ruolo che possono e debbono svolgere, con la vasta area di movimenti, gruppi, associazioni dell’area cattolica,  le numerose casematte democristiana nate dalla diaspora post 1993 tuttora dolorosamente in atto.

Credo, però, che rispetto a quest’obiettivo dell’elezione di un deputato al parlamento europeo, sia molto più importante quello di avviare il progetto di ricomposizione politica dei cattolici, convinto come sono, che un centro democratico, alternativo alla destra nazionalista e falsamente sovranista e alla sinistra ridotta a partito radicale di massa, non possa nascere senza l’apporto di una forte componente cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Ecco perché impegnarci tutti insieme alla raccolta delle firme necessarie per la presentazione di una lista alle europee, può e deve rappresentare l’occasione per verificare quanti siamo, su chi possiamo effettivamente contare e preparare, in tal modo, una mobilitazione dal basso, premessa indispensabile per poter partecipare alle successive elezioni regionali, provinciali e comunali e a quelle delle prossime elezioni politiche.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Dicembre 2023

 

 


Stato dell’arte

 

Impegnati a concorrere alla costruzione di un’alternativa credibile al governo della destra nel nostro Paese, è necessario partire dai dati concreti della realtà effettuale, per non cadere in velleità ideologiche senza riscontro nei fatti.

In questi giorni l’ultima valutazione del rating ha visto Moody’s confermare la sostanziale stabilità dell’Italia e un aumento dell’outlook, dimostrazione di un giudizio positivo dei poteri finanziari sulle scelte moderate del ministro Giorgetti, in attesa di ciò che potrà accadere a breve in merito al voto sul MES, cartina di tornasole non più rinviabile dei rapporti tra governo Meloni e Unione Europea.

Se con il giudizio di Moody’s il governo può cantare legittimamente vittoria, molto diversa è la concreta realtà sociale ed economica del Paese.

Il recente rapporto della Caritas stima la povertà assoluta dell’Italia vicina al 10%, più di due milio di famiglie, con oltre un milione di giovani in una condizione di precarietà destinata a essere ereditata tra le generazioni. Scrive infatti il rapporto della Caritas: “Quasi il 45% di nuovi poveri nei centri Caritas. Uno su cinque tra gli assistiti, cresciuti del 12% in un anno, ha un lavoro. Continua lo scandalo di 1,3 milioni di minori in povertà educativa; aumentano poveri assoluti a quota 5,6 milioni; in 14 a rischio'”. Siamo al triplo rispetto a quindici anni fa. Da fenomeno “residuale” a fenomeno “ strutturale”.

A questa situazione si può porre rimedio soltanto con una politica orientata alla crescita economica che reclamerebbe, però, una politica fiscale e industriale o carente, come nel caso della seconda, o, addirittura rovesciata nei fini, per quanto attiene alla politica fiscale.

Ho più volte evidenziato che ogni politica di riforme serie in Italia e in Europa è difficile da attuare se non si supera la condizione di subordinazione dell’economia reale e della stessa politica alla finanza di un turbo capitalismo, che ha rovesciato i principi essenziale del NOMA ( Non Overlapping Magisteria) di cui ha scritto pagine encomiabili il prof  Zamagni.

Ciò comporterebbe per l’Italia l’immediato ritorno alla legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Una legge nata dopo la crisi del 1929, a imitazione di quella USA, Glass-Steagall, su iniziativa di Beneduce e conservata dalla Banca d’Italia guidata da Guido Carli sino all’infausto Decreto Amato-Ciampi che ha determinato l’attuale situazione.

La questione fiscale italiana è rappresentata dagli ultimi dati che vedono redditi dichiarati dal solo 44% e  con il 14% ( per lo più lavoratori e pensionati) che sostengono il carico prevalente IRPEF nel nostro Paese. il 44 per cento dei contribuenti paga oltre il 92 per cento dell'imposta, con un gettito complessivo pari a 175,17 miliardi di euro nel 2021. Il restante 56 per cento contribuisce al gettito fiscale per il 7,38 per cento.

Una condizione, che nel Paese dei nostri cugini francesi riempirebbe le piazze di protesta, in Italia sollecita,invece, uno dei vice presidenti del consiglio a prendersela con i sindacati CGIL e UIL, ricevendo come risposta, quella di uno striscione dei manifestanti a Padova: “Salvini invece di precettare vai a lavorare….. “

Questo scempio a ogni ragionevole condizione di rispetto dell’art 53 della Costituzione (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività) deve essere superato, mentre il governo della Meloni continua a strizzare gli occhi agli evasori, con provvedimenti tesi a lisciare loro il pelo, alla ricerca di un facile consenso elettorale.

Sarà la situazione sociale ed economico fiscale concreta del Paese a creare le condizioni di una crisi, che si riverbererà sul piano politico istituzionale, per il venire meno di quell’equilibrio di interessi e di valori che sta alla base della tenuta del sistema. Ecco perché continuiamo a credere che serva all’Italia il ritorno in campo della cultura del popolarismo, ispirato dai principi della dottrina sociale cristiana e dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, per il quale è indispensabile batterci tutti insieme per la ricomposizione politica  della nostra area. Altro che le deformazioni costituzionali indicate dalla Meloni, contro le quali dobbiamo mettere in campo subito il nostro comitato dei Popolari per il NO.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Novembre 2023

 

 

 

Vogliamo dialogare su alcune idee di programma?

 

Raccolgo l’invito dell’amico Davicino espresso nel suo articolo del 15 Novembre su Il Giornale d’Italia ( “ Centro barcollante, non rinunciamo a un progetto di ampio respiro”) inviando alcune idee di programma, come contributo personale di “un osservatore partecipante”, con la speranza che possa aprirsi un proficuo confronto con gli amici dell’area politica di ispirazione cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Alla vigilia delle elezioni europee (primavera 2024) e con l’avvio del progetto di deforma costituzionale decretato dal governo della destra, credo che, accanto alle indicate priorità di una lista unitaria d’area e dell’avvio del comitato dei DC e Popolari per il NO, sia opportuno dialogare su alcune proposte di programma coerenti con gli interessi e i valori del nuovo centro che vorremmo concorrere a realizzare, noi di area cattolica  ispirati dai principi dell’umanesimo cristiano e della dottrina sociale cristiana.

In estrema sintesi le mie idee sono:

 

1. Riconferma della nostra storica alleanza europeista e occidentale, con l’impegno a

costruire un’Unione europea di tipo federale, che sappia superare i limiti e le

contraddizioni del patto di Maastricht e del sistema delle decisioni all’unanimità, e che,

specie dopo questa tragica vicenda della guerra russo-ucraina, sappia organizzare una

propria force de frappe in alleanza con la NATO, uscendo dalla condizione di gigante economico, nano politico, ectoplasma militare. Per le prossime elezioni europee lista unitaria dell’area cattolica democratica, liberale, cristiano sociale, collegata al PPE.

2. Conferma della costituzione repubblicana, piccoli adeguamenti a garanzia

dell’elettore/cittadino, nuovo rapporto Stato/Regioni con funzioni solo nazionali e

autonomia per tutti, da nord a sud, a gradi con verifiche pattuite per delega; più

attenzione, sanzioni certe e controlli degli atti pubblici. Contro il progetto di deformazione costituzionale avviato dalla destra al governo, formazione immediata del comitato dei DC e Popolari per il NO.

3. Stato più efficiente, meno costoso, semplificazione ministeri, massima digitalizzazione;

dipendente pubblico un esempio positivo per il privato; meno dirigenti, più

responsabilità, più stipendio; riduzione dei passaggi; libertà di accesso e

autocertificazioni, ma controlli severi immediati sanzioni certe a valle; no flat tax

lineare, ma tasse più imposte sempre proporzionali al reddito familiare, ISEE per tutto

su base biennale; una sola Camera legislativa; un Senato per alte questioni; meno

regioni e più macroregioni; Province più efficaci di aggregazione; Comuni confinanti

aggregati, minimo 3000 abitanti per comune, massimo 4 fusioni;

4. Legge elettorale di tipo proporzionale e istituto della sfiducia costruttiva.

5. Applicazione dell’art.49 della Costituzione sulla democrazia interna dei partiti

6. Ambiente clima come primario obiettivo salute; contatti con associazioni propositive e

con soluzioni; niente barricate, ma progetti concreti urbani; puntare al 100% di mezzi

pubblici non inquinanti; uffici pubblici tutti con utenze non inquinanti da scuole a

comuni; fotovoltaico solo su tetti e aree già cementate; recupero ovunque acqua

piovana, più bacini; solo pompe di calore e solo auto in garage per nuove costruzioni;

7. Programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo

contributivo, oltre che con l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a

quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale e stipendi uomini donne, di

genere, pubblici e privati; normare contratti regionali e specialistici; governare le

differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale plusvalenze grandi imprese;

modello scolastico performante il lavoro; per certi aspetti fiscali e tributari il lavoro del

politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

8. Riduzione perequazione sociale reddituale; reddito sociale minimo dopo severi

controlli individuali e di famiglia un ISEE per tutto (anche per diversi pagamenti);

assegnazione lavori di pubblica utilità servizio assistenza a chi percepisce un reddito

vitale; ripristinare a scuola l’educazione civica e morale e inclusione; tariffe e canoni in

base al reddito; reddito in base al ricavo lordo per tutti i lavoratori; sanità scuola

lavoro sono le uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in

rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze

dell’ordine per strada in luoghi pubblici;

9. Famiglia prima figura sociale di educazione formazione, base essenziale della società,

da difendere e promuovere per le sue funzioni e aspetti personali e sociali

10. Valorizzazione dei corpi intermedi, indispensabili per un’autentica politica ispirata dai

principi della solidarietà e sussidiarietà

11. Europa sempre, ma meno burocrazia e costi fissi; più perequazione su certi temi: una

difesa unica; ufficio unico per affari esteri; fiscalità e tributi uguali in area euro in

proporzione produttività e redditività netta; tasse e imposte uguali per tutte le major

del web, energia, farmaceutica; contratti strategici unici; difesa della qualità a tavola;

lealtà e rispetto degli asset singolo paese; condivisione surplus finanziari;

12. Predisporre un piano nazionale industriale che manca da 40 anni partendo dagli asset

pubblici-privati e quelli privati (turismo, alimentazione, porti, meccatronica, acciaio …)

inalienabili, che siano reddituali o almeno autosufficienti; e anche un piano nazionale

agroalimentare che sia ambientale e strategico per le nuove generazioni;

13. Predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà

attiva, sociale, civile, sussidiaria ecologica e ambientale, deve essere prioritaria in ogni

esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla

economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese, controllo e

tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e

assicurazioni da reinvestire nel sociale transizione ecologica,

14. Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano

montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può

crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico

nazionale che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli

occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni

idrauliche all’antropologia di servizio;

15. Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certo, equo; separazione

drastica delle carriere; autogoverno magistrati composto da meno membri più laici e

meno togati, non attivi; eliminare legame amministrativo legale fra politico e

magistrato; nessun rientro di carriera chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di

notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri

pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e

servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della

sentenza definitiva per i reati gravi

Tutto ciò avendo consapevolezza, che ciò che ci aspetta dopo la fine della sanguinosa guerra di

aggressione russa all’Ucraina, sarà particolarmente oneroso per le famiglie e le imprese,

permanendo l’esigenza di trovare le alternative alla nostra attuale dipendenza energetica al

gas e al petrolio russo, incrementando l’utilizzo delle energie alternative e delle disponibilità

di gas del nostro territorio, nuove fonti di approvvigionamento internazionali, accanto allo

sviluppo delle nuove tecnologie dell’idrogeno e del nucleare.

Prioritarie restano da risolvere con estrema urgenza: la ricostruzione della Sanità pubblica, la

digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza

idrogeologica del territorio. Suggerisco, infine, quanto ho già avuto occasione di esporre, ossia

che per un’autentica ed efficace politica riformatrice tale da contrastare e battere lo

strapotere della finanza che ha sin qui reso subalterne ai propri obiettivi sia l’economia reale

che la stessa politica, sia indispensabile compiere le seguenti scelte di politica economica

finanziaria:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE

(investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e

Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio

1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto

Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari

della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione

della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e

in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Spero che questi miei contributi possano servire ad avviare un proficuo dibattito, dal quale si

possa giungere a un possibile accordo sul programma, indispensabile pre condizione per gli

sviluppi politico organizzativi successivi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Novembre  2023

 

 

 

Comitato dei DC e Popolari per il NO e Lista unitaria alle europee, le nostre priorità

 

 

I sondaggi politico elettorali sono profezie che si auto-adempiono o si auto-distruggono. La vulgata che si sta diffondendo, col sostegno del governo della destra e dei vari organi di stampa a esso vicini, sarebbe quella secondo cui: “ il popolo sarebbe favorevole al premierato”. E’ una tesi azzardata e  pericolosa, diffusa da una maggioranza fittizia che, alle ultime elezioni politiche, ha prevalso con un voto rappresentativo di metà dell’elettorato attivo italiano, ma che oggi controlla la quasi totalità dell’informazione radio televisiva.

 

Ora però, se si vuole contrastare questa pericolosa deriva, è necessario che i partiti e i movimenti delle culture che hanno contribuito al patto costituzionale, avvino senza indugi i comitati per il NO. Ciò è indispensabile anche per la vasta platea di partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Abbiamo già svolto questa importante funzione al tempo del referendum renziano e, a maggior ragione, dobbiamo farlo ora, che si tenta di stravolgere la costruzione alla quale hanno contribuito i nostri padri DC fondatori: De Gasperi, Dossetti, La Pira, Mortati, Moro, Gonella….

 

Ecco perché rivolgiamo un pressante appello agli amici della Federazione DC e Popolari che furono, con l’On Gargani, Tassone e altri, i promotori di quel Comitato, affinché avviino immediatamente la costituzione del comitato dei Popolari per il NO, con gli amici della DC, di Insieme, di Tempi Nuovi e delle tante altre realtà della galassia DC e Popolare presenti in Italia. Non c’è più tempo da perdere, come non c’è più tempo per tergiversare sul progetto di una lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee. Sarà quella una tappa importante, necessaria, ancorché non sufficiente, per concorrere alla costruzione del centro nuovo della politica italiana: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e a una sinistra ridotta a partito radicale di massa. L’equilibrio democratico dell’Italia è sempre stato fondato sulla saldatura tra gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e delle classi popolari. Un equilibrio che la DC seppe garantire per oltre quarant’anni, insieme alle altre componenti di ispirazione laica, repubblicana, liberale e socialista.

 

Ancora una volta il centro nuovo della politica italiana dovrà nascere dalla confluenza di queste culture sulla base dell’incontro dei valori di riferimento essenziali; quelli dell’umanesimo popolare, liberale e socialista.

Noi di Iniziativa Popolare siamo pronti per tale progetto, attendiamo la disponibilità di tutti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Novembre 2023

 

 


Gli eventi si ripetono, ma ora servono decisioni

 

Sono intervenuto diverse volte sul tema della difesa idrogeologica del nostro Paese (vedi la nota della primavera scorsa che potete leggere su “Il Popolo” del 18 Maggio 2023).

Dopo le recenti vicende delle alluvioni in Toscana e nel Veneto, ho ripetuto il mantra: “Si ripetono alluvioni, smottamenti, frane, morti e ritorna la brutta realtà di un Paese vittima di un permanente degrado geologico. Vale sempre l’aforisma di Leo Longanesi: “ Italia, Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”. Intervenire ex post costa molto di più di prevenire” .

Un amico friulano, il Dr Danilo Bertoli, letta questa mia nota, mi ha scritto:

Caro Ettore, ti fornisco una chicca relativa al tema delle manutenzioni: nella mia attività parlamentare ho difeso l'autonomia funzionale e di bilancio del Centro di ricerche sismologiche di Udine dentro l'Osservatorio geofisico di Trieste.  A seguire il CRS di Udine ha siglato convenzioni con le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino- Alto Adige per mettere giù le stazioni di rilevamento sistematico del fenomeno e la loro elaborazione a fini predittivi. Oltre 20 anni fa, al momento in cui il prof.  Riuscetti era direttore di Dipartimento grandi rischi dell'Università di Udine, venne fatta la previsione che il prossimo terremoto si  verificherà tra Montebelluna e Sacile e farà 300 morti. Studi scientifici dicono che se si accadesse oggi un terremoto in Friuli come quello del 1976, che fece mille morti, le vittime non sarebbero  piu di 200 max 300. Ebbene, da allora il CRS di Udine non elabora i dati rilevati. Non sarebbe il caso che ci attivassimo perché le tre Regioni:

- rifinanzino la Convenzione e dotino il CRS del personale adeguato?

- nell'ambito dei fondi PNRR le Regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto facciano insieme un piano di interventi antisismici almeno nell'area Montebelluna Sacile.

Secondo il prof Riuscetti,  prosegue Bertoli, agendo in questo modo subito, le vite umane sacrificate potrebbero essere 30 max 40 invece delle 300 da mettere in conto senza i lavori edilizi per l'antisismica...

Giro il tema ai responsabili politici del Triveneto.

Venendo a un caso che ha riguardato sempre il Triveneto, come quello della tempesta Vaia che è stato un evento meteorologico estremo che ha interessato il nord-est italiano (in particolare l'area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Venete) dal 26 al 30 ottobre 2018 sono ancor più gravi gli errori e le omissioni compiuti. A 5 anni da Vaia, infatti, nessun ripensamento sulla totale distruzione del sistema forestale regionale Veneto, dal 1977 di totale competenza regionale! Prima c’era l’Azienda regionale delle Foreste che, un’improvvida decisione della giunta Galan decise di incorporare in Veneto agricoltura, un ente che ha resistito tra mille difficoltà e molteplici competenze, sino alla fase dei “commissari tutto fare” e al progressivo svuotamento delle competenze e del ruolo del settore forestale. Credo che una riflessione critica su quanto accaduto andrebbe fatta nelle sedi competenti e si riconsiderino scelte politico  organizzative rivelatesi inefficienti e inefficaci.

Serve un piano nazionale di difesa idrogeologica e piani territoriali regionali ad hoc, impegnando i bilanci dello Stato e delle Regioni in un’opera di difesa idrogeologica dell’Italia non più rinviabile, se non vogliamo vedere il Bel Paese sbriciolarsi, con costi in vite umane e economico sociali sempre più alti e insostenibili.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Novembre 2023

 


Perché al centro con il PPE

 


Dal tempo dell’Opera dei Congressi (1874-1904) alla nascita del PPI (18 Gennaio 1919) i cattolici  decisero di scendere in campo nella politica italiana, con l’obiettivo di inverare nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa. Dalla “Rerum Novarum “di Papa Leone XIII alle encicliche giovannee: “ Mater et Magistra” e “ Pacem in terris” sino a quella paolina: “ Populorum progressio”, furono sempre i principi ispiratori della DSC a guidare la loro azione politica,  dai Popolari di Sturzo alla DC di De Gasperi, Fanfani, Moro e degli ultimi democristiani della nostra quarta generazione.

Nella lunga stagione della diaspora ( 1993-2023), dopo la fine del partito, la DC, che aveva per oltre quarant’anni raccolto in larghissima parte il voto cattolico, si è accentuata sempre più fortemente la divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale, e si sono approfondite le fratture tra le tre componenti storiche da sempre presenti tra i cattolici italiani. Se “i cattolici democratici” hanno in larga parte concorso alla nascita del PD, dopo l’esperienza della “Margherita”, “i cattolici liberali” hanno finito col sostenere il partito di Berlusconi prima, e, nel 2022, almeno in parte, lo stesso partito di estrema destra di Giorgia Meloni.  Molti di noi, che siamo legati alla tradizione dei “cristiano sociali”, da Miglioli, Grandi, Gronchi, Pastore, Donat Cattin, Labor, Vittorino Colombo, Bodrato, Marini, Sandro Fontana, abbiamo scelto il ruolo di “ DC non pentiti”, ponendoci l’obiettivo assai arduo della ricomposizione politica dell’area cattolica, considerato che la suicida separazione del trentennio della diaspora, ha prodotto una sostanziale irrilevanza delle nostre voci.

Credo che adesso, com’è stato per tutto il tempo dell’esperienza politica dei cattolici italiani, anche alla luce dei recenti insegnamenti e sollecitazioni provenienti dagli ultimi pontefici, nostro obiettivo politico strategico debba rimanere quello dell’impegno a tradurre nelle istituzioni i principi della dottrina sociale cristiana, accanto al dovere di difendere e attuare integralmente i dettami della Carta costituzionale. Le encicliche sociali di papa Francesco ( “Laudato SI”, “Fratelli tutti”, insieme all’ultima esortazione apostolica “ Laudate Deum”) sono le stelle polari che indicano le priorità per noi cattolici nel tempo che ci è dato di vivere. Credo che sarebbe, dunque, necessario assumere decisioni sul piano politico organizzativo coerenti con tali insegnamenti.

Sappiamo che la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per facilitare il progetto  della nostra ricomposizione politica, sta nel superamento delle leggi maggioritarie che, dal referendum Segni  in poi, hanno ridotto il sistema politico italiano a un bipartitismo forzato, che non esprime la realtà del Paese, stante una renitenza al voto sempre più elevata.

Ci eravamo illusi che col voto europeo, che si svolgerà con legge elettorale proporzionale, prevalesse il buon senso, favorendo l’avvicinamento delle diverse frazioni in cui tuttora si scompone la complessa  e articolata realtà culturale e politica dell’area cattolica. Invece, ancora una volta, sembrano prevalere nostalgie di vecchie formule già sperimentate all’interno del partito della sinistra, il PD, presentate come una seconda fase della vecchia Margherita, probabilmente con il compito di ricontrattare dall’esterno, in condizioni diverse, ciò che non si era potuto raggiungere prima, nella condizione subalterna vissuta in quel partito.

A me sembra un calcolo sbagliato, specie se per svolgerlo, si propone l’adesione al partito di Macron, “en marche”, nella sua versione di “Renew for Europe”. Che un movimento/partito, come “Tempi Nuovi”, di Popolari già facenti parte del PD, si propongano di partecipare alle prossime elezioni europee insieme a Calenda e/o Renzi, credo sia una strana capriola dalla Margherita in versione aperta alla sinistra, con Rutelli verso Veltroni, a una Margherita aperta a destra, verso i rappresentanti più autorevoli, come Macron, dei poteri finanziari dominanti.

Come si possano conciliare i principi e i valori della dottrina sociale cristiana con un partito che propone l’inserimento costituzionale del diritto all’aborto, credo sia molto difficile da spiegare all’elettorato di area cattolica. D’altronde l’area liberal democratica che già si trova inserita in quel polo, tra l’originale primigenio ( Renzi-Calenda) e il surrogato di risulta, temo che finirà per scegliere il primo.

Come ho scritto più volte, ritengo che l’unità della lista per le europee della nostra area culturale si possa raggiungere, dopo un’attenta lettura dei programmi che per l’Europa propongono i due schieramenti del centro: quello del Partito Democratico, Renew per l’Europe,  e quello della CDU, partito principale del PPE. Quest’ultimo è ispirato dai principi del solidarismo cristiano e della sussidiarietà, coerenti con quelli della dottrina sociale cristiana, cattolica e protestante, che confermano il permanere dei legami profondi con i principi dei padri DC fondatori dell’Unione europea: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman.

Un’alleanza, dunque, con i partiti che fanno riferimento al PPE, considerato  che la CDU ha chiuso nettamente alla destra estremista e intende continuare la politica avviata dalla Merkel e da Ursula Von der Leyen a BXL.

Un amico autorevole mi invita a chiarire come superare l’ostacolo di Forza Italia, il partito italiano più importante, almeno sin qui, inserito nel PPE. Fu grazie al convincimento svolto su Berlusconi dai compianti Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che il partito del Cavaliere scelse l’adesione al PPE e, oggi, può utilizzare il suo diritto di veto. Una lista che in Italia raccogliesse l’unità di tutte o della maggior parte delle componenti di area DC e Popolare, ritengo, tuttavia, che non avrebbe difficoltà a farsi riconoscere quale componente attiva del PPE, del partito, cioè, di cui  la DC storicamente è stata cofondatrice. Tanto più se permanesse in Italia l’alleanza di Forza Italia con due partiti, Fratelli d’Italia e la Lega, distinti e distanti nettamente dagli obiettivi politici del PPE.

Penso, infine, che, presentandoci uniti alle europee con candidati nei collegi credibili, il nostro elettorato saprebbe ritrovare le ragioni di una partecipazione ampia al voto, e il risultato sarebbe la premessa della nascita di quel centro politico nuovo, ampio e plurale, basato sull’umanesimo cristiano, aperto alla collaborazione con le altre culture ispirate dall’umanesimo laico liberale e riformista socialista. Servirà tanto impegno e molta generosità, a partire dalle periferie, nelle quali chiamare a raccolta tutti i movimenti, associazioni e gruppi che si richiamano alla nostra migliore tradizione culturale e politica.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 23 Ottobre 2023

 

 

 

 

Quale centro vogliamo?

 

Col bipartitismo forzato introdotto in Italia, dopo il referendum maggioritario di Segni del 1993, con la fine politica della DC è scomparso il centro che aveva garantito l’equilibrio politico istituzionale e la crescita e lo sviluppo economico-sociale dell’Italia.

Alla fine dei partiti storici sono subentrate le formazioni politiche di tipo personale-aziendale col prevalere dei caratteri populistici nella versione berlusconiana d’antan, della Lega nordista e del M5S nella sua espressione più rilevante del qualunquismo italico e, alla fine, al prevalere della destra estrema col risultato elettorale del settembre 2022.

Chi, come il sottoscritto, ha impegnato gli ultimi vent’anni di impegno politico nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale (nella convinzione che all’Italia serva, come nei momenti migliori della sua storia, la presenza di una forza politica ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana, erede della migliore tradizione popolare e democratico cristiana),  ritiene che, nella condizione attuale del Paese, retto dalla maggioranza di una minoranza dell’elettorato italiano, per costruire un’alternativa alla destra nazionalista e sovranista oggi al potere, serva costruire un’alleanza ampia e articolata di centro sinistra, nella quale sia forte la componente centrale: democratica, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, nella quale possano convivere i principi e i valori dell’umanesimo cristiano, liberale e socialista.

Un centro, dunque, alternativo alla destra dominata dagli eredi almirantiani e alla sinistra che, con la Schlein, ha assunto il carattere di un partito radicale di massa, distinto e distante dai valori dell’umanesimo cristiano e dalla stessa migliore tradizione del vecchio partito comunista.

Condizione preliminare perché possa nascere questo centro è il ritorno alla legge proporzionale e il modello del sistema elettorale tedesco potrebbe essere quello su cui si potrebbe trovare un ampio consenso a livello politico e parlamentare.

Ecco perché con gli amici di Iniziativa Popolare intendiamo aprire una forte iniziativa per il ritorno alla legge elettorale proporzionale e all’applicazione dell’art.49 della Costituzione sulla democraticità interna ai partiti che, con i nuovi movimenti-partito personalistico aziendali, è stata del tutto disattesa.

Credo che quanti si dichiarano interessati a tale progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, dovrebbero orientare le loro scelte tattico operative in coerenza con questa prospettiva.

Certamente le prossime elezioni europee, nelle quali vige la legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento al 4%, è l’occasione irripetibile per favorire la formazione di una lista unitaria d’area, avendo consapevolezza, che tale passaggio elettorale, costituisce un passo importante, necessario, ma non sufficiente per il progetto più ampio che riguarda il nuovo assetto politico del nostro Paese. Un passaggio però che, a mio parere, dovrebbe tener conto degli sviluppi possibili successivi.

Da diverse settimane siamo attenti a ciò che si sta muovendo tra diversi gruppi, partiti e movimenti di questa vasta e composita area, una frammentazione pulviscolare conseguente alla dolorosa diaspora democratico cristiana (1993-2023) e rileviamo atteggiamenti e comportamenti diversificati, alcuni dei quali condizionati da vecchie nostalgie di segno regressivo. Tralasciando la schiera di coloro che, ben ancorati nei due raggruppamenti del bipartitismo forzato destra-sinistra, aspirano a collocarsi comodamente in una delle due liste del raggruppamento di appartenenza, siamo più interessati alle vicende di quanti, almeno a parole, si dichiarano interessati al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, quale elemento decisivo per la costruzione del nuovo centro ampio e plurale di cui sopra.

Con gli amici di Iniziativa Popolare crediamo che ci siano le condizioni per avviare un serio dialogo con gli amici della DC, i quali, tuttavia, dovranno confermare che la scelta per una lista unitaria alle europee unita al Partito Popolare Europeo, deve rappresentare una scelta di campo dalle inevitabili conseguenze operative sul piano delle alleanze in Italia. E’ vero che Forza Italia, grazie a quanto indicarono a suo tempo i compianti amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo a Berlusconi di aderire al PPE, è oggi il più importante partito italiano inserito a pieno titolo nel PPE, ma è altrettanto vero, che tale scelta si pone in netta alternativa a quelle della Meloni e di Salvini nettamente a destra in Italia e in Europa.

Se, da un lato chiediamo chiarezza alla DC su questo piano, altrettanto chiarezza vorremmo dagli amici di Tempi Nuovi dopo l’annuncio da loro pronunciato di adesione in Europa al partito “en marche” di Macron nella sua versione europea di Renew Europe. Quale coerenza in tale decisione per un movimento che pure si ispira ai valori e ai principi del cattolicesimo democratico? Come conciliare tali valori con un partito marcatamente laicista che è quello che ha chiesto di inserire nella Costituzione europea il diritto all’aborto?

Confidiamo che, alla fine, in Tempi Nuovi prevalga la coerenza e si superi la nostalgia per una Margherita che, nella versione pro Macron, assumerebbe il carattere di uno spostamento a destra di quella stessa idea.

Penso che con gli amici di Insieme guidati da Giancarlo Infante sia possibile aprire un dialogo fecondo, anche alla luce delle loro indicazioni di programma sin qui espresse molto vicine a quelle che sono indicate nel dibattito interno alla CDU, partito guida del PPE, che ha chiuso nettamente a ogni collaborazione con la destra estrema tedesca.

Credo che Iniziativa Popolare, dovrebbe favorire questo processo di ricomposizione, nel quale invitare tutte le diverse espressioni che si dichiarano interessate a una presenza forte dei democratici cristiani e popolari italiani, in larga parte facenti parte di quel vasto elettorato italiano renitente al voto, che sta solo attendendo la voce di un nuovo centro politico affidabile, espressione degli interessi e dei valori della povera gente e dei ceti medi produttivi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Ottobre 2023

 

Si può sempre galleggiare, ma, alla fine, si tradiscono le proprie radici

 

Ho conosciuto Gianfranco Rotondi alla fine degli anni ’80, in uno dei tradizionali incontri annuali di St Vincent della nostra corrente DC di Forze Nuove, nella quale partecipò, graditissimo ospite, Gerardo Bianco, appena uscito indenne dallo scontro politico avellinese e nazionale con De Mita. Rotondi  si rivelò subito dotato di grande appeal, eloquio chiaro e diretto e una cultura storico politica inusuale tra i giovani della sua età.

Sin da allora lo considerai, se non il migliore, uno dei “migliori fichi del bigoncio” dei giovani della quinta e ultima generazione dei democratici cristiani.

Anche lui divenne componente importante della corrente della sinistra sociale DC, Forze Nuove, che con Pastore ( Rinnovamento), Donat Cattin, Labor, Acquaviva, Bodrato, Vittorino Colombo, Mannino, Macario, Marini, Sandro Fontana, Toros, Fracanzani,  Girardin,  e molti altri esponenti , hanno rappresentato i miei riferimenti politico organizzativi.

Con la diaspora del 1993, tutta quella grande esperienza cessò, e si avviarono i diversi tentativi per farla sopravvivere. Chi, pensando che avrebbe potuto esistere all’interno dei fronti contrapposti del bipolarismo forzato da una legge elettorale impropria come quella del mattarellum, e quanti, me compreso (che dal 2011 cercarono di dare pratica attuazione alla sentenza della Corte di Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta) si sono impegnati per far rinascere, senza successo, la Democrazia Cristiana.

Rotondi, da scaltro politico, fu tra quelli che innanzi tutto pensò con altri, che la discesa in campo del Cavaliere, poteva rappresentare l’occasione per dar vita al centro nuovo della politica italiana. Obiettivo condiviso da autorevoli amici come Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che furono gli ispiratori della scelta strategica decisiva di Berlusconi per il PPE . Una rendita di posizione  importante utilizzata sino ai nostri giorni da Forza Italia e accoliti.

Rotondi cercò sempre di mantenere viva la sua etichetta di democratico cristiano, che rappresentava il marchio necessario per le trattative alle diverse scadenze elettorali, grazie alla quale seppe sempre garantirsi una posizione sicura, alle regionali lombarde prima, alle politiche poi, sempre per se stesso e qualche altro stretto amico collaboratore.

Non sono mancati tentativi operati da Rotondi per ricomporre un’area centrale, contando sulla presunta disponibilità di alcuni amici e amiche, tanto che si inventò la formula di Verde Popolare, presentato proprio a St Vincent nel 2021.

Gli è che, quando con Gargani, Tassone, il sottoscritto e altri abbiamo tentato di avviare la Federazione dei DC e Popolari, Rotondi traccheggiò, assunse una posizione di surplace; nella sostanza non aderì a quello che poteva rappresentare un tentativo serio di ricomposizione politica dell’area cattolica nelle su tre componenti essenziali: democratica, liberale e cristiano sociale.

Con la vittoria della destra di Giorgia Meloni alle elezioni politiche del Settembre 2022, si assiste all’ultima giravolta del nostro “fico del bigoncio”. Ora la soluzione, secondo lui, sarebbe quella di stare tutti con la destra, con la presunzione di essere il traghettatore-trasformatore della stessa, dal partito degli eredi almirantiani a una nuova Democrazia Cristiana formato 2.0.

Penso che anche la più sottile lucidità e il più ostinato realismo politici non possano superare certi limiti di compatibilità con i propri valori, salvo ridurre la politica a mero strumento di sopravvivenza e di gestione del potere.

Leggere il programma annunciato di una nuova edizione di St Vincent sotto le insegne di Fratelli d’Italia- Fondazione Democrazia Cristiana-Fiorentino Sullo, costituisce, da un lato, il disconoscimento della storia politica di un uomo integerrimo come Sullo, uno dei padri della sinistra politica DC della Base, e, dall’altra, l’ennesima capriola del “nuovo Tarzan della politica italiana”. Celebrare a St Vincent l’entrata ufficiale di Rotondi nell’area della destra meloniana costituisce, infine, il più grande torto alla memoria di Carlo Donat Cattin, che dei convegni di St Vincent, della sinistra sociale DC di Forze Nuove, fu l’inventore e l’interprete unico e non replicabile. Gli italiani, scriveva Ennio Flaiano: " sono sempre pronti a salire sul carro del vincitore", e, Prezzolini scriveva nel suo " Codice della Vita italiana": i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”.  Col trasformismo si può sempre galleggiare, ma si finisce col tradire le proprie radici.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Ottobre 2023

 


Per una risposta positiva all’invito di Renzi

 

Con alcuni amici di area democratico cristiana e popolare è da tempo che perseguiamo il progetto di un centro nuovo della politica italiana che intendevamo dovesse essere: ampio, plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra che, con la segreteria Schlein, ha assunto il carattere di un partito radicale di massa.

 

Era questo l’obiettivo specifico della Federazione dei DC e Popolari che, guidata con grande passione dall’On Giuseppe Gargani, non è riuscita a realizzarlo, per il venir meno dell’adesione di alcuni autorevoli amici; chi, per la più sicura collocazione nell’area della destra, come l’On Rotondi, chi, più legato alla propria realtà organizzativa della DC, come l’amico Grassi che, alla fine, ha consegnato la guida di quel partito al più attrezzato Totò Cuffaro, con lo spostamento definitivo a destra anche di quell’esperienza politica avviata insieme agli Onn. Silvio Lega, Luciano Faraguti, Clelio Darida e altri nel 2012.

E’ continuata, così, la lunga Demodissea della diaspora democratico cristiana esplosa dopo la fine del partito storico dello scudo crociato, che era stato l’architrave per quasi cinquant’anni della democrazia italiana. E’ di questi giorni l’annuncio del sen Matteo Renzi di avviare il progetto di una lista di Centro, alternativa alla destra e alla sinistra, per chiedere il consenso alle prossime elezioni europee.

Confesso che in questi anni sono state molte le ragioni di dissenso con il giovane leader di Rignano sull’Arno. La più importante, quella che ci portò a organizzare il Comitato dei Popolari per il NO alla “deforma costituzionale”; comitato con il quale offrimmo un buon contributo alla difesa della nostra Costituzione. Ora, però, ci troviamo di fronte a un fatto nuovo e interessante della vita politica italiana. Consumata l’unità di Italia Viva con Azione, un aggregato che avrebbe dovuto tenere insieme il partito di Renzi con quello di Calenda, entrambi caratterizzati da mutevoli e disinvolti atteggiamenti politico programmatici, Renzi ha annunciato un nuovo inizio. L’unità del duo Calenda-Renzi non poteva durare, stante le diverse culture politiche di provenienza. Il primo, Renzi, figlio di una tradizione cattolico democratica, sostenuta da una giovanile esperienza ciellina, mentre il secondo, Calenda, aspirante interprete di un azionismo d’antan che, con le sue disinvolte piroette, aveva finito con l’assumere piuttosto il carattere di un “azionismo de noantri”, impregnato di una sistematica velleitaria idiosincrasia democristiana. Un’alleanza, insomma che, al di là degli immediati interessi organizzativo parlamentari, si è conclusa con un fallimento.

Alle elezioni europee varrà la legge elettorale proporzionale, una condizione che permette, da un lato, alle diverse culture politiche presenti nella realtà italiana di contarsi, e, dall’altra , con lo sbarramento al 4%, di favorire liste ampie di candidati che possano ragionevolmente concorrere al superamento di quel traguardo.

All’annuncio di Renzi dell’avvio del suo centro, ho espresso il mio interesse al progetto che, tuttavia, richiede alcuni chiarimenti di fondo, tenendo presente che noi DC e Popolari siamo interessati a collegarci alla migliore tradizione storico politica dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, oggi tenuta in vita, seppur con qualche contraddizione, dai partiti di ispirazione DC in Europa, tra i quali, essenziali la CDU e la CSU di Germania.

Con questi partiti vogliamo, come anche ha sostenuto Renzi, portare avanti un progetto di riforma dell’Unione europea da declinare meglio sui principi della dottrina sociale cristiana, quali quelli della solidarietà, fraternità e sussidiarietà e per la costruzione di un’Europa federale nella quale debbano prevalere i valori democratici e popolari su quelli della finanza propri del turbo-capitalismo dominante.

Certo il Centro nuovo della politica italiana dovrà essere in grado di intercettare nel modo più ampio quanto esiste nell’elettorato del Paese, sia in quello attivo, e, ancor di più, in quello sin qui renitente al voto. L’elettorato, cioè, di area democristiana, popolare, liberale, riformista socialista e repubblicana, e per far questo si richiede che debba essere applicato integralmente nel partito quanto indicato dall’art.49 della Costituzione. Il sistema delle regole democratiche dovrà essere alla base della sua vita interna, così come sul piano programmatico dovremo saper indicare soluzioni rivolte al bene comune nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

Se Renzi fosse disponibile a sviluppare la propria azione nel rispetto di questi orientamenti credo che dalla composita area politica cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, dovrebbe giungere una risposta positiva al suo invito.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Settembre 2023


Stato dell’arte per la nostra ricomposizione politica

 

La decisione del tribunale di Roma di respingere il ricorso presentato da Totò Cuffaro per la riappropriazione del simbolo dello scudo crociato riconsegna per l’ennesima volta l’utilizzo di quello storico simbolo all’On Lorenzo Cesa. Simbolo grazie al quale, Cesa e i suoi pochi accoliti si garantiscano da molti anni la sopravvivenza politica a fianco dei partiti della destra italiana. Prima Forza Italia e la Lega e, oggi, Fratelli d’Italia, in virtù di una rendita  che snatura il valore storico politico di quel glorioso simbolo della Democrazia Cristiana.

Un ricorso fallito quello di Cuffaro, tanto più grave per una sentenza che, come si legge nell’ordinanza del giudice Paolo Goggi,  sostiene essere “fondata” l’eccezione sollevata dal partito guidato da Cesa, secondo cui Cuffaro e “la sedicente Dc che sostiene di rappresentare” sono “privi di qualsivoglia legittimazione ad agire, in quanto l’associazione non sarebbe espressione dello storico partito” e Cuffaro “non sarebbe in alcun modo legittimato ad agire quale suo rappresentante”. Il giudice rileva come l’ex senatore ed ex presidente della Regione Sicilia non abbia offerto “idonea dimostrazione dei poteri di colui che nel ricorso afferma essere il segretario amministrativo del partito”. E nemmeno, aggiunge, ci sono “elementi sufficienti da cui poter desumere la necessaria continuità associativa” fra l’associazione di Cuffaro e “e lo storico partito della Democrazia cristiana”. E quindi il diritto a utilizzare lo scudo crociato come simbolo resta all’Udc. Tesi quanto meno contraddittoria, tenuto presente che nemmeno all’UDC di Cesa quella “necessaria continuità associativa” può essere seriamente riconosciuta.

E’ dal 2011, su indicazione dell’amico Publio Fiori, che abbiamo tentato con i compianti Silvio Lega e Clelio Darida, la ricostruzione della DC, partito che, secondo la sentenza n.2512 del 23.12.2010 della suprema corte di cassazione “ non è mai stato giuridicamente sciolto”, con la riconvocazione del consiglio nazionale del partito, che ci permise di eleggere alla segreteria nazionale, Gianni Fontana prima e Renato Grassi poi. Un percorso complesso e irto di ostacoli che ho descritto nel mio saggio: “ Demodissea, la Democrazia Cristiana nella stagione della diaspora- Considerazioni sul periodo 1993-2020” Edizione A.L.E.F. ( Il Mio Libro). Prima dell’ultimo congresso nazionale del partito ( il XX svoltosi a Roma il 6-7 Maggio 2023) , ho rassegnato le dimissioni da vice segretario nazionale, non condividendo lo spostamento a destra assunto dal partito, dopo l’alleanza realizzata in Sicilia da Cuffaro, alla fine risultato nettamente maggioritario ed eletto alla segreteria nazionale.

Con la sentenza di Roma fallisce quindi l’ambizione di Cuffaro di riunire lo scudo crociato con la DC. “Non presenteremo ricorso“, commenta l’ex senatore, affermando che l’operazione ha senso “solo se tutte le diverse anime di ispirazione democristiana troveranno le ragioni per farlo e per tornare insieme, ma è una decisione politica”. “Per quanto riguarda noi, ha  aggiunto , abbiamo già il nostro simbolo e il nostro nome che nessuno può toglierci. Andiamo avanti col nostro segno al quale ci siamo affezionati, che è stato riconosciuto e convalidato dal ministero degli Interni e apprezzato dagli elettori e che ci sta dando grandi soddisfazioni”.

Da vecchio DC non pentito penso sarebbe cosa utile smetterla con la guerra per lo scudo crociato e opportuno consegnare lo stesso all’Istituto Lugi Sturzo, come bene immateriale della storia democristiana, quella  del partito di De Gasperi, Gonella, Fanfani, Moro, Rumor, Taviani, Colombo, Donat Cattin, Marcora e degli amici compianti della terza generazione: Forlani, De Mita, Misasi, Bisaglia, Malfatti, che non può essere rappresentata da Cesa e dai suoi amici per mera rendita politica personale.

Ritengo anche che, dopo il fallimento del coraggioso tentativo fatto dall’On Giuseppe Gargani con la Federazione DC e Popolare, per il venir meno della condivisione degli amici Rotondi, Grassi e dello stesso Cesa, per chi fosse realmente interessato al progetto di ricomposizione della nostra area politico culturale, dovrebbe tenere presente che:

a)    la nostra è un’area vasta e complessa, articolata almeno in tre sezioni principale: quella dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali. Nessuna di esse dovrebbe essere esclusa dal progetto.

b)   La ricomposizione può essere facilitata in presenza di un sistema elettorale di tipo proporzionale.

c)    È indispensabile una forte mobilitazione della realtà sociale, culturale, economica e associativa dell’area cattolica dalle gerarchie sino alle parrocchie e alle periferie del nostro vivace associazionismo.

L’obiettivo per detta ricomposizione è la volontà di concorrere alla costruzione di un centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale e riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante da una sinistra che, con la guida della Schlein, ha assunto il carattere, preconizzato dal prof Augusto Del Noce, di un partito radicale di massa.

Le prossime elezioni europee come quelle per i rinnovi dei consigli regionali in scadenza, si svolgeranno con leggi elettorali proporzionali che facilitano il progetto.

Certo, quelli che da tempo sono schierati a fianco della destra o della sinistra si illuderanno di trovare posto nelle liste di queste due aree, continuando a svolgere una funzione di ascari reggicoda ininfluenti. Se vogliamo veramente facilitare il progetto, anche tenendo conto dello sbarramento esistente per l’elezione di deputati al parlamento europeo, sarà necessaria la più ampia unità di quanti si riconoscono nell’esigenza di far tornare in campo la nostra cultura politica. Con gli amici di Iniziativa Popolare, oggi coordinata da due giovani, Matteo Orioli e Roberta Ruga, ci stiamo muovendo in questa direzione, nella quale ci auguriamo di incontrare gli amici di Costruire Insieme, di Infante e  di Tarolli, quelli di Piattaforma Popolare di D’Ubaldo, Merlo, Sanza e delle diverse e sparse DC con le quali è indispensabile riprendere il dialogo. Ce la faremo? Credo sia una delle ultime possibilità, dopo la quale, il tema della ricomposizione politica dell’area cattolica sarà oggetto di svolgimento, forse, dei nostri nipoti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Agosto 2023

 

 

  • Riprendiamo la proposta della macroregione del NordEst

     

    Sono trascorsi più di duemila giorni dal referendum veneto per l’autonomia e i segnali che giungono dal governo della destra meloniana non offrono alcuna speranza, nonostante le minacce del ministro Calderoli, che si è così  espresso: “se non passa l’autonomia differenziata lascio la politica e, stavolta, non come Renzi”.

    Pur comprendendo alcune delle obiezioni che gli amici delle regioni meridionali sostengono, nel timore che, con l’autonomia differenziata, prevista dalla Costituzione, si possano creare situazioni, peraltro già esistenti, di forte differenziazione in Italia su alcune materie rilevanti come: scuola, sanità e servizi, vorrei evidenziare che la mia Regione è una delle poche che nel suo Statuto, approvato con  legge regionale n. 340 del 22 Maggio 1971, si parla esplicitamente di “popolo veneto”.

    A quel giudice della Corte Costituzionale (nella quale il compianto avv. Ivone Cacciavillani si era presentato poco tempo fa a sostegno delle tesi della Regione Veneto contro il ricorso presentato al governo centrale sulla legge regionale per l’autonomia veneta) il quale, sentendo parlare di “autogoverno del popolo veneto”, intervenne in modo assai poco consuetudinario, durante l’arringa del difensore,  affermando che: “ in quest’aula si può parlare solo di popolo italiano”, il Nostro replicò,  con un efficace proverbio veneto: “la bocca la si lega solo ai sacchi”. Una felice espressione del nostro dialetto che, con le rigorose argomentazioni giuridiche esposte da Cacciavillani, favorì la vittoria in giudizio del Veneto.

    Ora siamo a un punto morto e credo che, come abbiamo proposto alcuni anni fa, proprio insieme all’avv. Cacciavillani e all’amico On Domenico Menorello, si dovrebbe riaprire il tema della macroregione del Nord Est, nel quadro di una più ampia riforma in senso federale del nostro Paese.

    L’Italia vive la realtà istituzionale regionale diversa tra cinque Regioni a statuto speciale e 15 regioni a statuto ordinario; 20 Regioni che hanno raggiunto un livello  di  costi non più sostenibile dal bilancio nazionale

    Una congerie di competenze  accumulate in maniera confusa e  progressiva:  dai decreti delega che, dal 1977,  hanno affidato alle regioni molte competenze amministrative, alle caotiche funzioni relative al controllo del territorio, ripartite e spesso rimpallate tra regioni, città metropolitane e comuni, sino al decentramento delle leggi Bassanini e alla modifica del Titolo V della Costituzione con l’invenzione delle competenze concorrenti, fonti del caos permanente dei ricorsi presso la Corte Costituzionale. E’ questa la triste realtà in cui versa il nostro regionalismo permanendo l’ormai incomprensibile, iniqua e anti storica differenziazione tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale.

    Se a questo gravissimo ircocervo istituzionale si aggiunge una sostanziale irresponsabilità amministrativa delle Regioni che vivono una schizofrenica situazione, tra competenze dirette  in materia di spesa e competenze pressoché nulle in materia di entrate, in larga parte derivate dallo Stato, e, dulcis in fundo, gli immorali comportamenti sperimentati con i casi di corruzione-concussione e scandalo di rimborsopoli o di cattiva gestione come in alcune regioni, appare pressoché impossibile difendere l’attuale assetto istituzionale regionale.

    Della lezione regionalista sturziana si è data un’interpretazione fuorviante che si è accompagnata da un esercizio distorto delle competenze che, in origine, avrebbero dovuto restare quelle di legislazione, programmazione e controllo e che, viceversa, sono diventate sempre più funzioni di gestione diretta e indiretta attraverso una congerie di enti e aziende partecipate che concorrono in larga misura all’enorme deficit strutturale dell’Italia.

    Di qui la necessità di ripensare al nostro assetto istituzionale, ricollegandoci a una corretta interpretazione del pensiero regionalista sturziano e alla lezione del prof Miglio che, per primo, teorizzò l’idea delle macroregioni come possibile soluzione al complesso e disorganico processo di formazione storico politica dell’unità nazionale.

    Sostenitori della tesi del prof Miglio, da anni proponiamo in Italia  il passaggio dalle attuali 20 regioni a 5- 6 macroregioni. Fu presentato a suo tempo una proposta di legge da parte di due deputati PD, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, che prevedeva la riduzione delle attuali 20 regioni a otto regioni così individuate: Regione Alpina (Piemonte-Liguria – Val d’Aosta)-Lombardia- Regione Triveneto- Regione Emilia-Romagna-Regione Appenninica- Regione Adriatica- Regione Roma Capitale- Regione Tirrenica-Regione del Levante-Regione del Ponente- Regione Sicilia-Regione Sardegna. Insomma la proposta sembrava cominciare a farsi strada.

    Nel Veneto, in speciale modo, viviamo l’ormai insostenibile condizione di terra di confine con due regioni a statuo speciale quali il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige.

    E’ stata l’intuizione dei democratici cristiani veneti a sviluppare agli inizi degli anni’80 l’idea di Alpe –Adria, nella concezione berniniana dell’”Europa delle Regioni”, nella quale un ruolo trainante poteva e doveva essere assunto dall’area del Nord-Est o del Triveneto.

    Esaurita la falsa prospettiva dell’indipendenza del Veneto e ridotte al lumicino quelle sull’autonomia differenziata, assai più realistica può diventare quella della costruzione della macroregione del Nord-Est o del Triveneto.

    Non si tratta di togliere o ridurre l’autonomia che, seppur in maniera diversa, godono oggi il Friuli V. Giulia e  il Trentino Alto Adige, ma,  di spalmare su tutte e tre le regioni la stessa autonomia.

    Ci soccorrono due articoli della nostra Costituzione ai quali possiamo ricorrere:

     

    Articolo 116 (vedi ultimo comma)

    Il Friuli Venezia Giulia [cfr. X], la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

    La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

    Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata. E’ la strada intrapresa giunta nell’attuale stand by.

     

    Articolo 132

     

    Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse [cfr. XI].

    Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

    Questa dell’art.132, è l’ultima possibilità che ci rimarrebbe da sostenere, anche attraverso il referendum consultivo, certamente privo di efficacia giuridica concreta, ma dall’indubbio valore politico, sull’autonomia del Veneto.

    E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e procedere secondo le strade indicate dalla nostra Carta costituzionale.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 11 Luglio 2023

     

     

     

  • Agli amici dell’associazione “ Tempi Nuovi-Popolari uniti”, alla vigilia dell’assemblea convocata a Roma Venerdì 14 Luglio p.v., ho inviato la lettera allegata:

  • Cari amici, 

  • seguo con molta attenzione la vostra iniziativa del prossimo 14 Luglio che, come indicato dall’amico Fioroni, si pone l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale.

    Un obiettivo che perseguo anch’io da molto tempo, da “ DC non pentito”, e che condivido con quanto l’amico Giorgio Merlo scrive su Il Domani d’Italia, ossia di favorire il progetto di un centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante da una sinistra che si va ricomponendo su posizioni estreme e radicali, lontane e incompatibili con i nostri valori.

    Eredi della migliore tradizione dei padri DC e Popolari, fondatori dell’Unione Europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet, Schuman, intendiamo sostenere l’idea di un’Europa federale ispirata da quei principi, nella quale torni a prevalere  il primato della politica, oggi ridotta a un ruolo subalterno alla finanza e all’economia, nel tempo dei dominio dei poteri finanziari nell’età della globalizzazione.

    Obiettivo primario dovrà essere quello di impegnarsi a costruire una lista unitaria delle diverse anime dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, indispensabile in un passaggio elettorale guidato da una legge di tipo proporzionale con preferenze e tenendo presente lo sbarramento esistente per l’elezione dei deputati al parlamento europeo. 

    Ragioni legate alla mia età, che esclude ogni velleitaria presunzione di candidature e/o ruoli diversi da quello di “osservatore timidamente partecipante”, capace solo di fornire eventuali “buoni consigli”, non potendo nemmeno più “dare dei cattivi esempi”, non mi consentono di essere con voi a Roma al vostro importante appuntamento. Sarò presente, tuttavia, con tutto il mio cuore, garantendo il mio sostegno alla lista che riuscirete a formare.

    Avanti, dunque, sempre da Liberi e Forti, nel solco tracciato dai nostri padri: Sturzo, De Gasperi, Moro, Zaccagnini, Galloni, Granelli, Misasi, Marcora, Donat Cattin, Bodrato  e tanti altri con cui abbiamo compiuto un lungo tratto del nostro impegno politico.

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 6 Luglio 2023 

     

Un progetto di economia solidaristica

Con alcuni amici, abbiamo riflettuto da tempo su com’è strutturata la società occidentale dominata dal turbo capitalismo finanziario e siamo giunti ad una conclusione, che desideriamo porre alla tua attenzione per avere una tua cortese opinione.

La conclusione a cui siamo arrivati prevede che una politica orientata al cambiamento, per essere efficace, deve essere attuata in due fasi.

Una Politica prima alla portata della società civile (denominabile perciò Metapolitica) da questa attuata attraverso un adeguato strumento la cui diffusione sia socialmente desiderabile e il cui “sottoprodotto” consista, di conseguenza, in un consenso elettorale per le forze politiche che patrocinano la detta Metapolitica.

Una Politica seconda attraverso la quale le forze politiche in questione, forti del menzionato consenso elettorale, potranno attuare le riforme che rendono il sistema economico più etico.

Detto questo, se è oramai evidente che gran parte dei mali che affliggono l'intero ecosistema provengono dal sistema economico e sociale capitalista, oramai degenerato conformemente al suo DNA, è altresì evidente che occorre urgentemente sostituirlo...con qualcosa di migliore.

In che modo?

Visti i danni che hanno caratterizzato i sistemi nati da “rivoluzioni”, ad es. Francese e Bolscevica (comunque oggi, fortunatamente, impossibili in Occidente), è alquanto evidente che un cambiamento salvifico non può che venire da una opportunametamorfosi”, cioè da un cambiamento interno, più o meno rapido, al livello delle “singole cellule” del sistema, oltretutto la sola oggi non solo possibile ma anche di una banalità sconcertante (!), quantomeno sul piano concettuale.

Da notare, però, che le “singole cellule”, sopra menzionate, NON SONO, contrariamente a quanto qualcuno vuol far credere, le singole persone: si tratterebbe di una via impraticabile!

Si tratta, invece, di singoli “beni e servizi” di consumo famigliare di prima necessità : un “segreto” di cui nessun economista vi parlerà, sia esso in buona fede (per ignoranza) o cattiva fede (per divieto da parte dei suoi “padroni”).

Vediamo meglio.

Consideriamo che gran parte dei detti beni e servizi possono essere prodotti:

A - sia  per essere destinati a terzi (“valori di scambio” oggetto di compravendita sul Mercato).

Qui siamo nel Paradigma dell'Eteronomia  dove (teoricamente) vige la concorrenza fra produttori (aziende composte da Lavoro e Capitale dove quest'ultimo generalmente predomina: da cui l'appellativo Capitalismo) e dove il “pesce grande” mangia il “pesce piccolo” (la concorrenza, ipotizzata nella teoria, va scemando nella pratica, con conseguente concentrazione della ricchezza in poche mani).

B - sia per consumo proprio (“valori d'uso” destinati alla collettività produttrice, quale una famiglia o, in Occidente, una Cooperativa di auto-produzione, cioè una Mutua). Le collettività qui in questione sono quelle private : quelle pubbliche (costituite dai cittadini di Comuni, Regioni e Nazioni) sono vocate all'auto-produzione di servizi collettivi, indivisibili, come ad es. l'ordine pubblico, erogati gratuitamente e finanziati con la fiscalità.

Qui siamo nel Paradigma dell'Autonomia dove vige la solidarietà: non c'è competizione né interna (fra il Capitale e il Lavoro) né esterna (fra le diverse collettività auto-produttrici che tenderanno, anzi, a collaborare dato che “l'unione fa la forza”).

Ed ecco, finalmente, il modo (il solo) attraverso il quale si può cambiare il sistema economico e sociale in senso favorevole all'ecosistema:

“Occorre provocare una sua metamorfosi , attraverso una Metapolitica attuata dalla società civile, consistente nel trasferimento di un certo numero di beni e servizi di prima necessità dal Paradigma dell'Eteronomia a quello dell'Autonomia. E questo realizzando inedite Cooperative di auto-produzione (Mutue) multi-attività, denominate Convivi, caratterizzate, proprio grazie alla multi-attività, da una presenza relativamente elevata di soci-lavoratori (oltre che utenti). Tali Cooperative sono destinate a diffondersi ovunque coesistano “risorse produttive inutilizzate” , lavoro in primis, e “bisogni essenziali non soddisfatti”. Seguendo questa via, implicante la (re)localizzazione di molte attività produttive, ad esempio dell'agroalimentare, può essere eliminata l'inattività involontaria in un sistema economico, dove permane la libera iniziativa, e che tende alla sostenibilità ambientale, oltre che sociale.

Si ricordi qui la “profezia” di Alexander Langer: “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”.

Detto altrimenti: la conversione ecologica potrà aver luogo non tanto per una diffusa, quanto illusoria, responsabilità sociale  implicante un costo individuale (una strada in salita), bensì seguendo una via, ad oggi occultata (!), che porta all'interesse collettivo (comprendente la conversione ecologica) attraverso il perseguimento dell'interesse individuale tra cui un reddito da lavoro per chiunque lo desideri (una strada in discesa).

La Metapolitica imperniata sulla diffusione dei Convivi, attuabile dalla società civile, mira proprio alla sostenibilità socio-ambientale attraverso una particolare metamorfosi del sistema.

Da notare che una tale metamorfosi è non solo alla portata della società civile, ma quest'ultima è anche la sola che può attuarla (beninteso con la normativa vigente perché, in caso contrario, essa sarebbe alla mercé della “Politica seconda” la quale è nelle mani di chi dispone degli organi d'informazione e cioè dei fautori del rovinoso status-quo).

In altre parole le principali aspirazioni di una società, e cioè la piena attività permanente (disoccupazione zero) e la libera iniziativa  economica, ottenute nel rispetto della natura (pilastri della Dottrina sociale cristiana), considerate inconciliabili (sic!) dalla cosiddetta “Scienza economica” in quanto questa dà per scontata la sola presenza del Capitalismo (da cui il dogma del TINA-There Is No Alternative, colossale “fake news” dei nostri tempi!), sono esclusivo appannaggio di una Metapolitica (Politica prima), attuabile dalla società civile, e NON della Politica seconda, fosse anche impostata democraticamente, vocata unicamente alla formulazione delle norme.

I Partiti politici che approvano gli obiettivi della detta Metapolitica ispirata alla“ Ideologia” cristiana, potranno fare, al più, da Patrocinatori, incorporando tale ruolo nel loro programma (mettendo così in pratica la Sussidiarietà, altro pilastro della Dottrina sociale cristiana) raccogliendo in tal modo il consenso elettorale, che costituisce il prezioso “sottoprodotto” della detta Metapolitica , e utilizzandolo a buon fine.

 

Domande ricorrenti (D) & Risposte ultra-sintetiche (R)

Per approfondimenti si rinvia alla documentazione disponibile gratuitamente, su richiesta, all'indirizzo: gianfranco.trabuio@gmail.com.

D1: Se l'auto-produzione riguarda beni e servizi già disponibili sul mercato (es. una casalinga che si mette a produrre pane per la propria famiglia), non è che la nuova attività (in ambito auto-produttivo/Autonomia) sostituisce una attività preesistente sul mercato (Eteronomia), dando luogo ad un “buco nell'acqua” in termini occupazionali?

R1: No. La famiglia della casalinga non riduce la sua domanda (spesa) sul  mercato ma la trasforma (es. meno pane e più servizi culturali), trasferendo occupazione sul mercato (dal comparto della panificazione a quello culturale). Cosicché la nuova attività, seppur informale, della casalinga è aggiuntiva  nel sistema. Questo vale, ovviamente, anche per la nuova attività, formale in tal caso, avente luogo nei Convivi.

D2: Con un numero così ridotto di beni e servizi, di fatto quelli auto-prodotti in un ambito famigliare tradizionale, come si può impattare efficacemente sul sistema?

R2: Questi beni e servizi sono sicuramente pochi ma coinvolgono un grande numero di famiglie (quasi tutte). Anche i soci essenzialmente utenti, infatti, si sentiranno coinvolti, alla prova dei fatti, se il rapporto prezzo/qualità (accertabile) sarà favorevole. Ciò dovrebbe tradursi in un conseguente consenso elettorale per le forze politiche che patrocinano la Metapolitica in questione, in vista di una uscita dal Capitalismo degenere. Il che dovrebbe permettere di ridurre la pressione delle grandi imprese sulla Politica, la quale potrà finalmente renderle più etiche sia sul piano sociale che ambientale.

D3: Come mai una tale Metapolitica non è stata ancora attuata... e nemmeno avviata?

R3: Perché non esiste ancora:

un soggetto Patrocinatore, la cui funzione consiste nell'apportare le risorse umane alla base della compagine societaria delle Cooperative di auto-produzione multi-attività (a cominciare da una prima realizzazione sperimentale che, una volta finalizzata, possa servire da “prototipo” per una diffusione di tale modello standard sul territorio)

un soggetto Attuatore, idealmente un consorzio di piccole imprese commerciali avente nel suo ambito competenze diverse (informatica, architettura, gestione aziendale, credito), la cui funzione è di apportare le risorse materiali, il “core business” del quale consiste nella fornitura di servizi agli investitori proprietari degli spazi produttivi dati in affitto alle cooperative di auto-produzione.

D4: Siamo sicuri che la produttività di queste Cooperative sia tale da rendere vantaggiosi gli acquisti, in termini di rapporto prezzo/qualità, da parte dei soci?

R4: Si. In quanto l'intero circuito di produzione-consumo è programmato a tal fine. La prima realizzazione sperimentale serve a definire correttamente i vari aspetti: tipologie di beni e servizi, loro modalità di produzione, numerosità dei soci lavoratori e/o utenti... tutti fattori collegati). Tale convenienza agli acquisti è, oltretutto, destinata ad accrescersi, con la diffusione dei Convivi rendendo possibili acquisti in comune di input di produzione o, per alcuni di essi, una auto-produzione consorziata.

D5: La diffusione dei Convivi è garantita?

R5: Si. In effetti oltre alla citata convenienza a diventare soci lavoratori e/o utenti e alla convenienza per i risparmiatori ad investire nelle strutture produttive date in affitto ai Convivi (imprese non soggette a “mortalità” come quelle del contesto concorrenziale), la loro diffusione è facilitata dalla loro sostenibilità economica (non necessitano di fondi pubblici), dal loro carattere standard molto importante nella gestione (la quale costituisce un fattore essenziale per ogni impresa) e, soprattutto, dalla non necessità di innovazione, di prodotto e di processo (producono beni e servizi correnti con procedimenti ordinari), la quale risulta invece essenziale (e spesso purtroppo illusoria) per le start-up del contesto concorrenziale.

Vorremo tentare di sperimentare i convivi citati nella realtà di Mestre-Marghera, il tuo contributo critico costruttivo, sarebbe quanto mai prezioso. In attesa di leggerti gradisci i più cordiali saluti.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 3 Luglio 2023

 

   

 

 

 

Dopo il forum di Padova: che fare, a partire dal Veneto un tempo “ bianco”?

 

Ho partecipato al forum organizzato a Padova, Domenica scorsa, da Il Giornale del Veneto, diretto dall’amico Dino Bertocco, sul tema: Civismo, Popolarismo, Sussidiarietà. Dopo la relazione iniziale, quanto mai coinvolgente, di Paolo Giaretta e la sintesi introduttiva di Bertocco, erano molto attesi gli interventi delle due ex ministre: Mariastella Gelmini ( Azione –Calenda) e Elena Bonetti ( Italia Viva- Renzi). Interpreti qualificate del pensiero cattolico, hanno entrambe sostenuto la necessità dell’impegno per ricomporre la più ampia unità tra le culture di ispirazione liberal democratica e riformista con quella della tradizione popolare, riconosciuta come fondamentale della loro formazione politica.

Nel mio intervento ho evidenziato la positività di queste affermazioni, che hanno fatto seguito alle ultime svolte da Calenda, poiché superano quella che, con una certa ironia, avevo connotato come una sorta di “azionismo de noantri”, espressione di una cultura radicaleggiante anti cattolica e anti popolare, che, se fosse confermata, condannerebbe quell’esperienza a una condizione di permanente minorità.

Siamo alla vigilia di due importanti scadenze politico elettorali: le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo e di alcune realtà regionali, mentre tanto il terzo polo che la nostra frastagliata area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, sono accomunate dall’opposizione alla destra sovranista e nazionalista a dominanza di Fratelli d’Italia, e dalla distinzione e distanza da una sinistra oggi avviata sulla strada di una progressiva radicalizzazione, come confermato dal recente incontro  di Campobasso della Schlein con Conte e  Fratoianni.

Se l’obiettivo strategico è fissato sull’esigenza di un’alternativa concreta al governo della destra in Italia, i passaggi intermedi delle europee e regionali, favoriscono, col sistema proporzionale, una nostra possibile e doverosa  ricomposizione, premessa indispensabile per concorrere alla formazione di un più ampio centro plurale con le culture politiche liberal democratiche e riformiste come è emerso dal forum di Padova. Un autentico spartiacque della politica per noi veneti da cui intendiamo ripartire. Positivo ciò che si è avviato con la piattaforma popolare 2024 dagli amici Tarolli e D’Ubaldo.

Nella nostra Regione del Veneto stiamo vivendo un momento molto delicato del partito che dal 2010 ha assunto la guida del governo regionale. La Lega ha appena eletto segretario il giovane Stefani, battendo nettamente il pur bravo Manzato, espressione più vicina all’impostazione tradizionale del leghismo veneto, cui è mancato l’apporto indispensabile del gruppo dell’assessore Marcato, che aveva denunciato il clima di violenza in cui si erano svolti i congressi provinciali. Il caso delle dimissioni del sindaco leghista di Castelfranco veneto si aggiunge alle denunce di Marcato, per cui sembra si stia verificando la teoria paretiana delle volpi e dei leoni: le volpi leghiste della prima ora si sono lentamente trasformate nei leoni che, certo dispongono del potere derivante dal controllo assoluto regionale e di molti enti locali, ma, come ha denunciato Marcato, difettano “ nella testa, nei piedi e nel cuore”. L’assessore regionale padovano intendeva rilevare la carenza strategico tattica del partito, il venir meno dell’impegno diffuso sui territori, e una passione civile che non è più quella dei tempi eroici della prima ora della Liga Veneta.

Credo vada fatta una seria riflessione sulla Lega Veneta, considerato che i cinquant’anni della vita regionale sono contrassegnati dagli oltre venti anni di egemonia dominio della DC (1970-1995) con l’intervallo giunta Pupillo ( 1993-94); il quindicennio infausto di Galan (1995-2010) ( quello del: “Il Veneto sono io”), e i tredici anni ( 2010-2023) del presidente Zaia tuttora in atto.

Guai se riducessima la nostra analisi a una semplificazione eccessiva del fenomeno leghista.

Sarebbe utile un seminario sul Veneto a oltre cinquant’anni dall’istituzione regionale: dall’egemonia DC a quella leghista (2010-2023) che segue i quindici anni di guida di Galan ( 1995-2010),  oggi insidiata dalla destra e con una partecipazione elettorale passata dal 94,6 % degli anni ’70 al 66,4 % degli anni’70 a poco più del 50% oggi

Partiamo da una prima considerazione: il Veneto era bianco finché la società civile era bianca dominata dalla cultura delle parrocchie. Mutamento nel contesto socio culturale religioso dei veneti e mutamenti politico elettorale. Dalla religione di senso comune all’autonomia del credere…. Una commissione di studio da me coordinata formata dai proff. Nicola Berti, storico, Ulderico Bernardi, sociologo, e Ferrucio Bresolin, economista, fu organizzata dalla DC veneta a metà degli anni ’80, al verificarsi dei primi smottamenti elettorali verso la Lega specie nell’area pedemontana del Veneto. Partiva dalla realtà artigiana, contadina e commerciale quel disimpegno dal voto alla DC, identificata come responsabile di “ Roma ladorna”.

La Lega, che assume l’egemonia-dominio dal 2010 in poi, non riesce tuttavia a imporre un proprio modello culturale incentrato sulla primigenia idea della “veneticità”: il basso continuo, in senso metaforico, rappresentato dal cattolicesimo, nonostante i colpi subiti a causa della secolarizzazione, esercita ancora una discreta influenza, mentre  invece “il venetismo” della Lega si limita a mettere il cappello ( ideologico) sulla vitalità linguistica e dei costumi popolari che la società veneta continua ad esprimere.

Dal Comitato regionale per la programmazione economica alla programmazione come metodo d’ intervento in concorso dello Stato: il ruolo dell’IRSEV ( Prof Innocenzo Gasparini) sua soppressione nel 1992 al Programma Regionale di sviluppo e al Piano territoriale di coordinamento, sono le esperienze introdotte dai governi DC del Veneto; esperienze che permangono nella nuova situazione a dominanza leghista, caratterizzata dagli impegni derivanti dall’Unione Europea ( PRS-FESR)

Il percorso legislativo e amministrativo regionale andrebbe analizzato tenendo presente l’evoluzione della società, dell’economia, della cultura venete intervenute dal 1970 a oggi.

Il Ruolo della “famiglia impresa” dagli anni antichi e sino a oggi : dai metalmezzadri degli anni ’60-70, anche nelle nuove professioni rimane la famiglia come centro di autofinanziamento e di risparmio,

Osserviamo che, dopo oltre 2000 giorni dal referendum vinto per l’autonomia, si è ancora al surplace per l’autonomia differenziata, che vede scarse possibilità di concreta realizzazione.

Persa la battaglia per l’autonomia, cosa rimane, allora, se non alcuni valori originari discendenti dalla cultura familiare di origine bianca in larga parte ereditata da molti dei dirigenti e quadri della Lega, che abbiamo personalmente sperimentato nell’appoggio ricevuto nella battaglia vinta dal comitato dei Popolari per il NO alla deforma costituzionale renziana ?

Credo che esistano le condizioni per una svolta nella politica del Veneto, se, come ci auguriamo anche dopo l’incontro di Padova, riusciremo a costruire un’ampia alleanza popolare, liberale, socialista e repubblicana , ossia un centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista che, anche nel Veneto, sta erodendo consensi alla Lega e a ciò che rimane di Forza Italia dopo la scomparsa di Berlusconi, capace di rappresentare gli interessi e i valori di quel 50% di elettorato che anche nel Veneto è renitente al voto.

Un centro, terzo polo, che, come confermato Domenica scorsa al forum, non può ridursi a una rappresentazione tardo azionista, anticlericale e anti popolare, considerato che, nel Veneto, ancor più che nel resto del Paese, la cultura dei Popolari e dei democratici cristiani che hanno rappresentato quella dei fondatori della nostra Regione interpreti della migliore parte della nostra storia regionale, da Tomelleri a Bernini, sino a Bottin e  a Frigo, rimane una di quelle ancora importanti nella nostra società, nonostante l’impetuoso fenomeno della secolarizzazione e del relativismo etico anche da noi così diffusi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Giugno 2023

 

 

 

 

 

Alle obiezioni fatte dall'amico On Lucio D'Ubaldo , direttore de Il Domani d'Italia (www.ildomaniditalia.it) ho risposto con la nota seguente:

 

Vogliamo provarci?

 

Caro D’Ubaldo, rispondo al commento con il quale hai presentato la mia nota ieri su Il Domani d’Italia, ripetendo quanto da me già scritto: le elezioni europee regolate dalla legge elettorale di tipo proporzionale con le preferenze e lo sbarramento al 4%, favoriscono, da un lato, il confronto tra le diverse culture politiche in campo, e, dall’altro, non obbligano a quelle alleanze cui sprona la legge elettorale maggioritaria, tanto a destra quanto a sinistra.

Per gli amici che si rifanno alla tradizione politica DC e popolare, si tratta di un’importante opportunità  per verificare lo stato di rappresentanza che riusciamo ancora a svolgere, specie nei confronti di quel 50% di elettori renitenti al voto, che, da molto tempo, non trovano più risposte ai loro interessi e ai loro valori dai partiti del bipolarismo forzato destra-sinistra, oggi rappresentato, da un lato, a destra, dall’egemonia di Giorgia Meloni, specie dopo la scomparsa del Cavaliere, e, a sinistra, dalla Schlein, che guida il PD su posizioni radicali. Idee e proposte politiche quelle della leader del PD, che confliggono con i valori e i principi di larga parte dei Popolari che un tempo avviarono l’esperienza della Margherita e la confluenza nel PD, rivelatasi insostenibile.

Ecco perché credo sia opportuno rivolgere un invito a tutti gli amici dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale e a quanti militano nelle diverse realtà organizzate a livello territoriale, a un incontro, che potremmo svolgere anche in via telematica, per un primo scambio di idee, con l’obiettivo di concorrere tutti insieme alla formazione di una lista unitaria alle prossime elezioni europee.

Credo che la discriminante per detta formazione possa essere la scelta condivisa a sostegno dei principi ispiratori dei padri fondatori DC e Popolari dell’Unione europea e l’appartenenza al Partito Popolare Europeo.

L’obiettivo principale sarà quello di avviare il progetto di ricomposizione politica della nostra area, dopo la lunga stagione della diaspora scoppiata dopo la fine ingloriosa della DC ( 1993-2023). In secondo luogo, raggiungere e superare il 4 % dello sbarramento alle europee, necessario per eleggere qualche nostro rappresentante al Parlamento europeo. Obiettivo impossibile, se ciascuna delle nostre realtà organizzate pensasse di presentarsi con lista autonoma. Anche qualora non superassimo lo sbarramento, insieme, dopo il voto, rappresenteremo una realtà politica concreta, misurata sul campo, disponibile a scegliere programmi e alleanze per le elezioni regionali e nazionale, attraverso un congresso politico, da indire da un’assemblea nazionale, le cui modalità saranno da concordare circa i tempi e le  condizioni della sua realizzazione. Qualcuno sta ipotizzando di ricomporre la vecchia casa della libertà ideata da Berlusconi, rimanendo nell’area del centro destra, oggi sempre di più destra-centro. Altri, addirittura, sognano di trasformare Fratelli d’Italia nella nuova DC. Ipotesi scellerata  espressa da chi, da anni, utilizza rendite di posizioni per mera sopravvivenza politica personale.

Noi crediamo, invece, che sia indispensabile impegnarci tutti per la nostra ricomposizione, per la conferma dei nostri principi e valori, e, dopo, solo dopo, ci si porrà il tema delle alleanze politico programmatiche nazionale e di quelle regionali, da decidere con gli amici delle nostre realtà territoriali. Non comprendiamo le titubanze di chi, scottato dall’esperienza nel PD, ne è uscito, ma continua a ipotizzare l’idea di correggere la rotta di quel partito. Al riguardo gli amici Giorgio Merlo e Giuseppe Fioroni hanno scritto note importanti sulla fine di quell’esperienza. Ecco perché alla tua domanda: va bene la nostra unità, ma con chi? Rispondo così: con chi ci sta ed è pronto per questa sfida.

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Roma , 16 Giugno 2023

 

  1. Superare le  divisioni, uniti al centro sui valori della dottrina sociale cristiana

     

    Con la morte di Silvio Berlusconi il centro della politica italiana vivrà un profondo rivolgimento. La scelta al Cavaliere dell’adesione di Forza Italia al Partito Popolare Europeo, suggerita da Sandro Fontana e da don Gianni Baget Bozzo, fu una di quelle strategiche più importanti, che assegnarono al partito di Berlusconi un ruolo decisivo negli equilibri interni del partito europeo.

    Non a caso Marcello Pera è intervenuto in questi giorni per sollecitare una scelta della Meloni e di Fratelli d’Italia sulla strada a suo tempo intrapresa da Berlusconi, nel momento in cui lo stesso PPE va alla ricerca di un partito forte italiano in sostituzione di Forza Italia, che sembrerebbe destinata a un’inevitabile erosione, se non drammatica implosione, tra filo meloniani e filo leghisti. Sbaglieremmo, però, come fa Travaglio e il Fatto Quotidiano a ridurre il partito del Cavaliere a un gruppo di potere che, dopo la morte di Berlusconi si dividerà tra Fratelli d’Italia e Lega. Ritengo, infatti, che l’essere Forza Italia l’unico partito italiano  che si riconosce nel PPE, lasci uno spazio non solo di sopravvivenza, ma anzi di crescita in un nuovo partito PPE Italia che, superando Forza Italia, che da molti è stata vista come partito di gestione troppo personale, raggruppi tutte le forze di centro. Un partito nel quale, finalmente, trovi una sua concreta presenza, la componente di matrice cattolico democratica, liberale e cristiano sociale.

    Ciò presuppone impegnarci tutti insieme a superare le nostre divisioni e a costruire la lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee. Elezioni che, grazie alla legge elettorale con preferenze, ci libera dalla necessità di alleanze a destra o a sinistra. E’, d’altronde, evidente, che lo sbarramento al 4%, imponga l’unità di tutte le diverse anime della nostra articolata area politico culturale, considerando che, da soli, non si va da nessuna parte.

    Se, alle europee, le discriminanti dovrebbero essere quelle dell’adesione senza riserve alle scelte euro atlantiche dei padri fondatori e l’appartenenza al Partito Popolare Europeo, alle prossime elezioni regionali e in vista di quelle politiche, l’obiettivo sarà quello di costruire un centro ampio e plurale nel quale possano confluire le grandi culture politiche che hanno fondato la repubblica: popolare, liberale, socialista e repubblicana. Un centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità, oggi ridotta alla condizione di un “ partito radicale di massa”. Alle regionali e alle politiche, dopo la verifica del voto europeo, questo centro ampio e plurale potrebbe rappresentare il rifugio di larga parte di quell’elettorato che da troppo tempo è renitente al voto, estraneo al bipolarismo forzato, favorito da una legge elettorale dimostratasi incapace di esprimere l’equilibrio reale degli interessi e dei valori presenti nella società italiana.

    Sarebbe da suicidi non cogliere quest’opportunità e lasciare campo aperto all’iniziativa della Meloni e di Fratelli d’Italia, pronta a raccogliere parte importante dell’eredità politica di Forza Italia, e verso la quale molti dei “cattolici della morale” e dell’area più moderata hanno espresso sin qui adesione.

    E’ tempo del coraggio e di raccogliere sino in fondo l’appello della lettera spedita nei giorni scorsi da Papa Francesco ai dirigenti del Partito Popolare Europeo, con la quale ha richiamato la necessità di rifarsi ai valori dei padri fondatori e ai principi essenziali della dottrina sociale cristiana.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 14 Giugno 2023

     

     

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Iniziativa Popolare per l'unità dei DC e Popolari 


“Iniziativa Popolare”, gruppi di Democristiani e Popolari che favoriscono la nascita del nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana, è tornata a riunirsi con lo scopo di dare seguito ai due incontri di Roma, del 19 Dicembre 2022 e del 13 Maggio scorso, ed a quelli tenuti da remoto negli ultimi giorni.

     Nell’incontro di ieri hanno partecipato solo esponenti di chiara impronta centrista, né legati al centrodestra e né legati al centrosinistra.

     Il nuovo soggetto politico, Iniziativa Popolare, è formazione politica di centro, nasce come movimento a struttura leggera, è aperto a nuovi gruppi politici e associativi simili, spazia nel campo dell’astensionismo elettorale inteso non come luogo avverso alla politica o apolitico, ma luogo politico che sceglie di non votare perché non si sente rappresentato dalle destre e dalle sinistre. Iniziativa Popolare rappresenta gli elettori assenti, anzi chiama ad un nuovo protagonismo attivo di presenza e di partecipazione. Il web, il virtuale, conducono alla solitudine e facilitano forme di individualismo libertario. Ogni persona attiva, invece, è in ontologica relazione con gli altri ed è soggetto che favorisce identità, appartenenza, solidarietà, progresso. Nei prossimi giorni verranno definiti gli assetti temporanei di Iniziativa Popolare. Tra i promotori Ettore Bonalberti, Mario Tassone, Pasquale Tucciariello.


Roma, 9 Giugno 2023

 

Un tentativo di metapolitica a Venezia

                    

L’impegno politico dei cattolici italiani che permise il superamento della questione romana, portando sulla scena politica la realtà delle grandi masse contadine e dei ceti medi produttivi, insieme a una parte rilevante della classe operaia, fu sollecitato dagli orientamenti pastorali della Dottrina sociale cristiana (Dsc).

Dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII, alla Quadragesimo Anno di Papa Pio XII, Il PPI di don Luigi Sturzo prima e la DC di De Gasperi poi, furono i partiti storici di larga parte dei cattolici italiani e di laici cristianamente ispirati che realizzarono politiche rette dai principi di solidarietà e sussidiarietà e per la difesa dei valori non negoziabili della fede cattolica.

Fu così anche per la nostra quarta e ultima generazione DC, entrata nel partito al tempo delle encicliche giovannee, Mater Magistra e Pacem in Terris, e della Populorum progressio di Papa San Paolo VI,  sino ai giorni della fine della DC( 1993) e l’avvio di quella tragica diaspora post DC tuttora in atto.

Nel frattempo, la società italiana che aveva vissuto la grande trasformazione da prevalentemente agricola a industriale e terziaria, con l’avvento della globalizzazione, si trova a fare i conti con la fine del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae): il prevalere della finanza sull’economia reale e la subordinazione della stessa politica agli interessi dominanti rappresentati dagli hedge funds anglo caucasici-kazari, con sede operativa nella city of London e fiscale nello stato USA, del Delaware a tassazione fiscale zero. Poteri dominanti delle industrie energetiche, farmaceutiche, agro alimentari, della comunicazione e degli stessi sistemi bancari di larga parte del mondo occidentale.

Fenomeno quello della globalizzazione già analizzato dalla Centesimus Annus di Papa San Giovanni Paolo II, e, successivamente, dalle encicliche Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI e le ultime di Papa Francesco: Laudato SI e Fratelli tutti.

Costante il richiamo dei pontefici all’impegno politico dei cattolici, tanto più doveroso oggi che, dopo la lunga stagione della diaspora, stiamo vivendo una condizione di irrilevanza politica in un sistema caratterizzato da un bipolarismo forzato da una legge elettorale assurda e da un’astensione dal voto  che colpisce oltre la metà del corpo elettorale.

Con gli amici Gerardi e Trabuio, responsabili del gruppo World-Lab di Venezia ( www.worldlabnetwork.ru) , da diverso tempo stiamo cercando di sviluppare un progetto di economia solidaristica, diversa da quella corrente di tipo turbo capitalistica dominata dalla finanza, coerente con le indicazioni  pastorali della dottrina sociale cristiana..

L'avvio di tale progetto prevede la realizzazione pilota a Venezia, nella sede territoriale di Mestre-Marghera, di un’ inedita mutua multi-attivita', comprendente beni e servizi di prima necessità , denominata convivio.

La diffusione di tale mutua, dovuta all’indubbio interesse che ne traggono i soci, comprovato dall’odierna proliferazione di realizzazioni analoghe ( seppur tutte mono attività!), ma anche favorita dalla sua sostenibilità economica, dal suo carattere standard e dalla non necessità di innovazione (di prodotto e/o di processo) ne farebbe lo strumento di una metapolitica di ispirazione cristiana, cioè in grado di generare, al tempo stesso, nuova occupazione e solidarietà sociale concreta.

Se patrocinata da una coalizione di forze politiche di analoga ispirazione, farebbe di quest'ultima un possibile soggetto centrale assolutamente nuovo nello stantio panorama politico attuale (nel quale le due sponde politiche “contrapposte” corrono, come recentemente affermato da Massimo Cacciari, su “rotaie diverse di uno stesso binario”).

In effetti, la diffusione dei convivi alla base della detta metapolitica, implicando una nuova importante presenza del mutualismo (produzione di “valori d'uso”) a fianco del mercato (produzione di “valori di scambio”), avrebbe come effetto nientemeno che una metamorfosi  del sistema economico e sociale rendendolo conforme alla Dottrina sociale cristiana i cui principali pilastri, considerati oggi incompatibili (sic) da una c.d. “scienza” economica, sono:

a) la disoccupazione zero permanente,

b) la libera iniziativa privata e

c) un ruolo sussidiario del settore pubblico.

E' così che la Dsc diverrebbe la stella polare per una “visione del mondo” (weltanchauung)  oggi tragicamente mancante.

Per non cadere vittima, in fase elettorale, del “Capitolo quinto” (in dialetto veneto: chi che manovra l'informassion ga vinto) occorre, insomma, che la Coalizione sia portatrice di una Metapolitica dai grandissimi effetti tangibili fondata su una visione del mondo, come quella cristiana bimillenaria, ricca di valori etici e spirituali. Solo così, coadiuvata localmente da opportune associazioni di volontariato, potrà diventare un “soggetto mediatico” raccogliendo il meritato consenso che , successivamente,  le consentirà di orientare la Politica in modo da completare la salvifica metamorfosi, diventata oramai urgente agli occhi dei più, cioè di una parte della società che va ben oltre (!) quella del “non voto”.

Un’utopia impossibile? Intesa nel senso di pensiero critico noi ci crediamo e ci vogliamo provare, altrimenti che senso avrebbe dirci cristiani oggi, nell’età della globalizzazione turbo capitalistica? Un’importante sfida per tutti i cattolici e per gli amici DC e dell’area popolare.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Giugno 2023

 

 

 



Lista unitaria dei DC e Popolari alle europee?

 

Credo sia questa la domanda che molti amici dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale si stiano ponendo alla vigilia delle elezioni europee che si celebreranno nel 2024. Gli amici, cioè, che sono  espressione e interpreti delle tre più importanti tradizioni che hanno caratterizzato la storia politica dei cattolici italiani.

La legge elettorale proporzionale, con preferenze e sbarramento al 4%, dovrebbe escludere ogni residua disponibilità a convergere in posizioni di risulta nelle liste di destra o di sinistra, se non nei casi dei soliti noti, pronti a tale “sacrificio” per il proprio particulare, ma, semmai, proprio il tentare di favorire il progetto di ricomposizione politica. Una ricomposizione che potrebbe avvenire dopo la lunga stagione della suicida diaspora post democristiana (1993-2023) tuttora in corso.

 Purtroppo contro questa elementare evidenza permangono le antiche divisioni, non solo tra gli eredi della sinistra DC: quelli della sinistra sociale e della cosiddetta sinistra politica, ma quelli di sempre tra cattolici  democratici e dell’area liberal conservatrice e, ancor più forti tra i cattolici della morale e i cattolici del  sociale.

Se la frattura tra le due sinistre storiche della DC fu consumata nel Febbraio 1980 al XIV Congresso nazionale del partito, quello nel quale Carlo Donat Cattin presentò il cosiddetto “ preambolo”, che prese il suo nome, con il quale sosteneva che “ allo stato degli atti” non era possibile la collaborazione di governo col PCI; un documento che rovesciò le alleanze congressuali e mutò il corso della politica italiana. La frattura tra i cattolici della morale e i cattolici del sociale si è ulteriormente approfondita, dopo che il PD, con la segreteria Schlein, ha assunto sino in  fondo i caratteri di quel “partito radicale di massa” profetizzati molti anni addietro dal prof. Augusto Del Noce.

Nel 1980 la divisione nella sinistra DC era tra i fautori dell’alleanza col PCI e quelli per la ripresa dei rapporti con il PSI di Craxi e dell’area socialdemocratica e liberal- repubblicana, mentre oggi si dovrebbe tener conto tutti della nuova realtà rappresentata da un governo della destra guidata dagli eredi dei post fascisti almirantiani, con l’egemonia della premier Meloni, assai attenta al rispetto di quei valori non negoziabili su cui confidano i  cattolici della morale e molta parte dell’area liberal moderata dei vecchi elettori DC.

A me pare che, continuare a sostenere come un mantra il vecchio insegnamento degasperiano di “una DC che guarda a sinistra” se era comprensibile negli anni in cui il fronte popolare PCI-PSI rappresentava larga parte delle realtà operaia italiana, nella sicurezza di scelte euroatlantiche che tenevano il PCI di Togliatti-Longo e sino a Berlinguer ben lontano dal ruolo di partito di governo, andrebbe diversamente declinato oggi che l’avversario è rappresentato da una destra nazionalista e sovranista, non solo pronta a cavalcare, come giustamente sta facendo necessitata la Meloni, la scelta euro atlantica, ma, insieme, la difesa dei valori non negoziabili per la quale ha raccolto molti voti dell’area cattolica e continua a mietere consensi sia a livello nazionale che locale.

Ecco perché con gli amici di Iniziativa Popolare continuiamo a sostenere che, prima delle alleanze, utilizzando la legge elettorale proporzionale e le preferenze vigente per le prossime elezioni europee, il primo obiettivo da perseguire deve essere quello della ricomposizione politica della nostra area che vuol dire, puntare a costruire una forte compagine di centro ampio e plurale, alternativa alla destra nazionalista e sovranista, distinta e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Ciò dovrebbe valere per tutti, e, in primis, proprio per quelli amici che dalla Margherita confluirono nel PD, per abbandonarlo dopo le tristi esperienze vissute recentemente. Per facilitare questo progetto, però, se si mette davanti la scelta preferenziale a sinistra non si riuscirà a comporre una lista unitaria insieme ai rappresentanti delle componenti moderate e dell’area dei cattolici della morale, indispensabili per puntare a un risultato positivo alle europee. Solo se uniti, ancora una volta, saremo forti e, probabilmente in grado di superare lo sbarramento del 4% previsto. Qualora non fossimo in grado di raggiungere quel risultato, all’indomani delle europee sapremmo finalmente, in ogni caso, la nostra consistenza elettorale nazionale e in sede locale e dopo, solo dopo, in un congresso nazionale del partito, potremo decidere in libertà e sulla base di un condiviso programma politico le alleanze. Certo il discrimine da condividere alle europee dovrebbe essere la scelta a sostegno del Partito Popolare Europeo, l’unica famiglia politica nella quale possiamo collocarci in continuità con la scelta dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Guai se favorissimo, con scelte divisive e miopi, il tentativo della Meloni di collegare i conservatori e la destra europea al PPE perché, a quel punto, di ricomposizione della nostra area politico culturale ne parleranno i nostri nipoti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Giugno 2023 ,

 

 

Prima il voto europeo uniti al PPE

 

Dopo l’infausta fine della prima repubblica, il centro era stato rappresentato dal “partito di plastica” del Cavaliere che, in alternativa alla gloriosa macchina da guerra occhettiana , conquistò la maggioranza del voto alle elezioni del 1994, sfruttando l’immagine di “ uomo nuovo” della politica italiana e i voti dei reduci del PSI e di molta parte degli ex DC.

Berlusconi, grazie alle sollecitazioni di Sandro Fontana e di don Gianni Baget Bozzo, suo intelligente mentore ideologico, scelse di allearsi a livello europeo con il PPE, di cui divenne uno dei più autorevoli leader per consenso elettorale e ruolo istituzionale. Oggi, dopo il voto di Settembre 2022, quella situazione è totalmente mutata e quello che un tempo era il centro destra a dominanza del partito di Forza Italia,  è diventata un’alleanza di destra-centro egemonizzata dal partito di estrema destra di Giorgia Meloni, nel quale, nonostante le chiare scelte euro atlantiche compiute dalla presidente del consiglio, convivono molti esponenti di culture nazionaliste e sovraniste di nostalgici post e neo fascisti.

Ipotizzare alleanze a destra dei DC e Popolari legati alla cultura originaria democratico cristiana e popolare con tale maggioranza, a me pare solo possibile come  scelta tattica, forse comprensibile a livello locale, ma assolutamente incompatibile in quello nazionale, considerate le distanze esistenti tra gli ideali e i valori che ispirano la destra meloniana da quelli propri della nostra tradizione sturziana, degasperiana e morotea .

Anche a sinistra, con un PD a dominanza della neo segretaria Elly Schlein, ridotto al ruolo di un “ partito radicale di massa”, la nostra incompatibilità è evidente. Una incompatibilità confermata dalle decisioni che amici, popolari ex Margherita, hanno compiuto, come Fioroni e altri, uscendo da un partito i cui valori, alla fine, sono risultati incompatibili con quelli fondanti della nostra cultura politica.

Qualcuno si era illuso sul terzo polo del duo Calenda-Renzi, ma proprio in questi giorni si è potuto vedere quanto le divisioni tra di loro siano profonde e che solo l’esigenza di conservare il supporto finanziario del gruppo parlamentare unificato, abbia rappresentato la condizione utilizzata e imposta da Renzi per il varo di una lista unitaria alle prossime europee.

Giorgio Merlo nella sua ultima nota su Il Domani d’Italia ( Il Centro è credibile se è credibile chi lo rappresenta), sulla base di un sondaggio del dr Lorenzo Pregliasco, confermerebbe la profezia di uno spazio elettorale attorno al 10 % a un centro che fosse equidistante dai due poli della destra e della sinistra, con personalità credibili alla sua guida.

Gli è che, da un lato, i cosiddetti cattolici della morale, flirtano con la destra già da molti votata, e, dall’altra, quelli del sociale, o sono coerentemente fermi al centro, come il sottoscritto e molti altri, o ripensano nostalgicamente a una nuova Margherita in formato 4.0, sempre con lo sguardo rivolto a quella sinistra da cui sono appena fuggiti, dopo la vittoria congressuale della leader statunitense nazionalizzata svizzera.

Ecco, se veramente fossimo tutti interessati, come affermato sia al Convegno del Parco dei Principi del 25 Febbraio che a quello del 13 maggio al teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina, alla ricomposizione politica dell’area popolare: cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, è evidente che, utilizzando finalmente alle prossime elezioni europee il sistema elettorale proporzionale con preferenze, l’unica scelta che dovremmo compiere è quella della formazione di una lista unitaria di tutte le componenti della nostra area, tanto quelle che fanno capo agli amici di Tempi Nuovi-Popolari uniti, che a quelle di Insieme e, infine, ma non meno decisivi, di Iniziativa Popolare con tutti gli amici a diverso titolo democratici cristiani e con tutte le diverse associazioni e movimenti che sottoscrissero il patto della Federazione DC e Popolari.

Ogni altra scelta che puntasse di andare ciascuno per proprio conto sarebbe miope e contro producente, giacché da sole, nessuna delle diverse formazioni potrebbe superare realisticamente la soglia minima obbligatoria prevista dalla legge elettorale europea per  l’assegnazione dei seggi.

Unica discriminante per il voto europeo dovrebbe esser la comuna volontà di far parte della più ampia squadra del Partito Popolare Europeo, poiché tutti eredi del partito che, con De Gasperi fu, con Adenauer, Monnet e Schuman, tra i fondatori della compagine popolare europea, lasciando a un futuro congresso nazionale la decisione delle scelte politico programmatiche e delle alleanze sul piano interno italiano.

Ecco perché mi sento di rivolgere l’ennesimo appello a tutti gli amici delle diverse realtà politico culturali citate, affinché si rinviino  le decisioni sulle alleanze e ci si impegni tutti uniti per dar vita a una lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee, con l’obiettivo di riportare finalmente nel Parlamento a Strasburgo e a BXL, alcuni deputati rappresentativi della nostra cultura politica.

           

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 26 Maggio 2023


Il linguaggio della verità

 

Ci sono molte iniziative di associazioni, movimenti, partiti, interessati alla costruzione di un nuovo centro politico dell’Italia, con particolare attività nella vasta e complessa area culturale e sociale cattolico popolare: democratica, liberale e cristiano sociale.

E’ prioritario il tema della ricomposizione politica di quest’area, considerata quanto mai necessaria per sviluppare un più ampio movimento politico alternativo alla destra nazionalista e sovranista, egemonizzata da Fratelli d’Italia, e al populismo grillino, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità che, con la segreteria Schlein, ha assunto sempre più distintamente quella di un “ partito radicale di massa”.

Non saranno certo gli eredi della quarta e ultima generazione democratico cristiana, come la mia, che potranno assumere un ruolo da protagonisti, considerata l’età avanzata di noi tutti, consapevoli che: possiamo solo fornire dei buoni consigli, visto che non siamo nemmeno più in grado, fortunatamente, di offrire dei cattivi esempi. Il nostro ruolo, e dovremmo esserne tutti realisticamente consapevoli, può solo essere quello dei traghettatori, capaci di consegnare il testimone a una nuova generazione di donne e di giovani interessati a portare avanti gli interessi e i valori ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana e della carta costituzionale repubblicana.

Se per la nostra generazione la nostalgia è in larga parte il sentimento che ha animato e sostiene la volontà di continuare a batterci, ai giovani delle nuove generazioni che si sono succedute, dopo la fine della DC, molti dei quali testimoni dei disastri della nostra diaspora politica (1993-2023), è invece indispensabile spiegare a loro che cosa sia veramente successo negli anni che portarono alla fine ingloriosa della prima repubblica.

Ho sintetizzato in questi punti le ragioni della fine della DC:

la DC è finita per aver raggiunto il suo scopo sociale: la fine dei totalitarismi di destra e di

sinistra contro cui si era battuto il movimento dei cattolici in un secolo di storia;

la DC è finita per il venir meno di molte delle ragioni ideali che ne avevano determinato l’origine, sopraffatta dai particolarismi egoistici di alcuni che, con i loro deteriori comportamenti, hanno coinvolto nel baratro un’intera esperienza politica;

la DC è finita per il combinato disposto mediatico giudiziario che l’ha travolta insieme agli altri partiti democratici e di governo della Prima Repubblica;

la DC è finita quando sciaguratamente scelse la strada del maggioritario, per l’iniziativa improvvida di Mariotto Segni, auspice De Mita in odio a Craxi e Forlani, abbandonando il tradizionale sistema proporzionale che le garantiva il ruolo centrale dello schieramento politico italiano.

E, soprattutto, ed è la cosa più grave e incomprensibile, la DC è finita senza combattere. Con una parte, quella anticomunista, messa alla gogna giudiziaria, e quella di sinistra demitiana succube e imbelle, alla mercé dei ricatti della sinistra giustizialista.

E finivo affermando che “la DC è finita e nessuno sarà più in grado di rifondarla”, consapevole che la nostalgia, nobile sentimento romantico, ma regressivo sul piano politico, culturale ed esistenziale, può rappresentare un fattore servente, forse necessario, ma, certo, non sufficiente per ricostruire alcunché.

 Alla fine della DC concorsero pure alcune nostre gravi colpe e inadempienze:

• la mancanza di una vera trasmissione della fede e dei valori nel costruire la città dell'uomo ( scarsa applicazione laica della Dottrina sociale della Chiesa);

• la mancanza di sostegno forte alla famiglia specie a quelle con più figli;

• la mancanza di riconoscimento sociale alle casalinghe;

• la mancanza di formazione dei giovani nella fede religiosa, nella passione e fede politica;

• la quiescenza nei confronti della criminalità' organizzata;

• la tiepida lotta alla corruzione dei politici e dei burocrati, nella quale concorsero, ahimè, anche molti amici del nostro partito;

• la tiepida lotta all'evasione fiscale;

• la scarsa cultura per la responsabilità, per la meritocrazia e le difficoltà nel ricambio del ceto politico;

• l’ eccesso di sprechi per creazione di enti inutili;

• il cumulo esagerato nel cumulo di incarichi pubblichi ;

• la poca attenzione a sostenere programmi per la ricerca e l'innovazione, ma solo finanziamenti a pioggia per progetti talora fasulli e opere mai completate;

• i pochi o nessun investimento su risorse della PA da mandare all'UE;

• lo scarso utilizzo dei fondi europei senza follow up sui finanziamenti ottenuti dai progetti italiani;

• gli enormi investimenti senza controllo nella Cassa del Mezzogiorno;

• l’ eccesso di appiattimento nell’ accettare e condividere le richieste dei comunisti con gravi oneri per le finanze pubbliche

Insomma abbiamo consapevolezza delle nostre colpe, dei nostri errori e dei nostri limiti e, non a caso, dopo quell’esperienza è arrivata la diaspora e la frantumazione dei democratici cristiani nelle piccole formazioni a diverso titolo ispirate alla Democrazia Cristiana.

Sono, però, convinto che sia indispensabile approfondire le ragioni più profonde geo politiche e economico-finanziarie internazionali che concorsero a determinare quella fine.

E’ necessario compiere quello che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto fare; un processo alla storia di quegli anni tormentati e drammatici, cercando di ricostruire i passaggi più dolorosi, chiedendoci: chi ha ucciso Aldo Moro? Chi ha ucciso politicamente amici autorevoli come Giulio Andreotti e Calogero Mannino? Perché Martinazzoli fece la scissione, sbagliando persino i modi giuridici del passaggio da DC a PPI? Perché alcuni dei nostri amici, come Casini e Mastella corsero in fretta alla casa di Berlusconi?

Quanto al caso Moro, non v’è dubbio che alle tante ragioni messe in evidenza seppur non in maniera esaustiva dalle tante commissioni d’indagine parlamentari, furono alcune scelte di politica economica e finanziaria, destinate a  indebolire il ruolo dominante dei poteri finanziari internazionali, le concause che spinsero il progetto di eliminazione del leader della DC italiana.  Aldo Moro, infatti, stava ledendo con la sua zione politica gli interessi delle grandi famiglie luterane di origine tedesco orientali ( Rothshild/ Rockfeller/J.P. Morgan) di cui Kissinger è membro e rappresentante, dato che intendeva:

-cancellare con un colpo di penna, senza pagarlo, il debito di guerra del Tesoro italiano verso le banche (Casse di Risparmio) controllate dai Rothshild/ Rockfeller (J.P. Morgan).  Alla sua morte infatti il debito del Tesoro verso le Casse  di Risparmio non fu più cancellato con un colpo di penna, produce tuttora interessi; 

-stampare con le BIN (banche d'interesse nazionale che erano pubbliche) una prima tranche di 5 miliardi di euro di banconote cartacee da 500 lire  per finanziare le opere pubbliche.  Alla sua morte infatti le 500 lire in banconote cartacee non furono stampate dalle BIN;  

-non voleva inoltre che Banca d'Italia fosse estromessa dall'acquisto dei titoli di Stato che rimanevano venduti . Alla sua morte, infatti, Banca d'Italia fu estromessa dall'acquisto dei BTP rimasti invenduti, l'Italia cedette al ricatto dei Rothshild/ Rockfeller   " se vuoi  che ti compri i titoli di stato rimasti invenduti, pagami interessi”. 

E, sempre sul piano della geopolitica, andrebbe meglio studiato, quanto accadde nel 1992 sul panfilo Britannia. Scrisse al riguardo il compianto Marcello Di Tondo:

Il modello di un capitalismo finanziario dominante, da importare in Italia sulla base di un

accordo tra la sinistra post comunista e la massoneria internazionale, con il contributo di

una serie di personaggi riconducibili alla cultura catto-comunista, fu definito, nel 1992,

nel corso della poco conosciuta crociera che si svolse, appena al di fuori delle acque territoriali

italiane, a bordo del Panfilo Britannia, di proprietà della regina Elisabetta II, cugina del Duca di Kent,

Gran Maestro della Massoneria inglese.

In quell’ occasione  (sapientemente ed intelligentemente tratteggiata da una intervista che

Giulio Tremonti rilasciò al Corriere della Sera il 23 luglio 2005) fu stabilito un accordo

tra i poteri massonici nazionali ed internazionali ed i post comunisti, eredi diretti del Pci,

sulla base del quale alla sinistra sarebbe andato il controllo economico e politico del Paese

e alla massoneria il controllo economico e finanziario.

Si mise così in moto un processo, conosciuto come “Mani Pulite” che spazzò via  in pochi mesi la DC

e i suoi alleati (Psi, Psdi,  Pri e Pli) che avevano governato il Paese sino ad allora, pur con evidenti

limiti a partire dalla seconda metà degli anni ’80, riuscendo nell'incredibile impresa di portare

l'Italia, dalla desolazione di una nazione sconfitta e distrutta dell’immediato dopo guerra,

al 5° posto tra le maggiori economie mondiali.

Ma quei Partiti rappresentavano, in quel momento, l’ostacolo politico e istituzionale per

la realizzazione di quel progetto.

Contemporaneamente, fu accelerato il percorso di privatizzazione di banche e di società

a controllo pubblico per oltre 100.000 miliardi di vecchie lire, processo preparato ed avviato,

nei primi anni ‘90, dai Governi Ciampi e Amato.

La variabile non prevista, fu l’entrata in campo politico, alle elezioni del 1994, di Silvio Berlusconi

che, rompendo gli schemi e gli accordi che erano stati siglati, sconvolse il quadro generale ed

introdusse una forte ed imprevedibile variabile allo schema prospettato sul Britannia.

Da quel momento, iniziò la sconvolgente persecuzione giudiziaria di Silvio Berlusconi.

La storia vale la pena di essere conosciuta anche attraverso i tanti “dietro le quinte” del grande teatro mediatico che, in  tutto il mondo viene propinato all’opinione pubblica.

Partire da questi fatti e spiegarli alle nuove generazioni credo sia l’impegno prioritario se si intendono cambiare le cose. Non c’è più tempo, in ogni caso, per restare nel ruolo di reggicoda della destra o della sinistra, ma di impegnarci sin dalle prossime elezioni europee e regionali, per liste unitarie dell’area DC e Popolare. Se De Gasperi con la DC seppe porsi come argine al populismo e al qualunquismo di quel tempo, oggi spetta ancora ai cattolici democratici, liberali e cristiano sociali, concorrere alla costruzione del nuovo centro politico in grado di riconquistare la fiducia dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che, in larga parte, stanno disertando le urne a tutti i livelli istituzionali.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Maggio 2023

Alcune proposte per la difesa idrogeologica dell’Italia

 

Con cadenza frequente e sistematica l’Italia vive la grave situazione causata dagli eventi, alluvioni e frane, che evidenziano il grado di dissesto idrogeologico del Paese in tutta la sua estensione, dalle Alpi alla Sicilia. Un dissesto dalle conseguenze enormi sul piano economico e sociale, all’origine del quale, oltre al cambiamento climatico in atto, concorrono molte responsabilità di noi esseri umani per le nostre azioni e quelle dei responsabili della cosa pubblica ai diversi livelli, per i quali vale sempre l’aforisma di Leo Longanesi, secondo cui: “ L’Italia è un Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

Dopo quanto è accaduto negli ultimi tempi e la drammatica situazione che molti comuni dell’Emilia Romagna, Marche e Toscana, stanno vivendo, risulta ormai evidente che ciò che un tempo sembrava saltuario, seppur con frequenza ricorrente, ora si deve prendere atto che trattasi di fenomeno destinato a ripetersi sistematicamente, tale da imporre un cambio di strategia globale, sia in materia di politiche ambientali, urbanistiche e territoriali, che di difesa idrogeologica.

Da direttore generale dell’assessorato alle Opere Pubbliche, Politiche per la casa e Protezione civile di Regione Lombardia (2001-2005), in accordo con alcuni docenti del Politecnico di Milano, ho redatto il PRO.MO.S. ( Progetto Montagna Sicura) che, credo, si potrebbe riprendere al servizio del Paese. Se in quarant’anni, i danni di alluvioni e frane sono stati stimati in oltre 50 miliardi, è evidente che il tema non può più essere rinviato, pena il disastro ambientale italiano. Un disastro tanto più grave in un Paese come il nostro, che detiene il primato mondiale di presenza dei beni artistico culturali e che gode di una diffusa e ampia realtà di piccole e medie aziende costituenti il tessuto produttivo vitale dell’Italia.

Credo che, accanto a una nuova politica di approvvigionamento, conservazione e distribuzione dell’acqua, bene primario assoluto, sia da considerare il ruolo strategico della montagna alla quale si deve offrire il massimo sostegno.

La montagna Italiana deve essere considerata non una criticità, ma una risorsa strategica per il Paese. Premessa essenziale è quella di metterla in sicurezza per garantire sicurezza anche agli altri ecosistemi del Paese. Serve, come individuammo nel PRO.MO.S., approfondire la conoscenza dei seguenti temi inerenti alla difesa e alla sostenibilità degli eco sistemi montani:

 

Ø Necessità di una raccolta organica dei dati a disposizione sull’ambiente montano ed esposizione delle esperienze sinora acquisite, quali ad esempio l’individuazione dei principali temi idrologici e geoidrologici attinenti specificatamente i bacini montani:

·      idrologia delle zone alpine lombarde;

·      portate di piena nei bacini alpini;

·      trasporto solido nei corsi d’acqua nei versanti;

·      fenomeni erosivi;

·      fenomeni franosi e loro correlazione con quelli idrologici;

·      individuazione dei principali temi botanici, forestali, biologici ed ambientali in generale;

·      individuazione dei bacini campione su cui studiare con appositi finanziamenti anche europei;

·      correlazione tra interventi tradizionali e risposta del territorio;

·      proposte di interventi di tipo naturalistico ed avvio di programmate fasi di controllo e di verifica della risposta dei singoli bacini in esame.

 

Sempre in relazione all’idea progetto PRO.MO.S. si suggerisce di acquisire ed implementare con adeguate azioni di ricerca e sviluppo i seguenti sotto-progetti:

 

Sottoprogetto 1

Assetto geologico e rischi naturali del territorio

 

1. Analisi e mappatura dei rischi naturali (frane, alluvioni, valanghe, sismi);

2. Analisi delle prevenzioni naturali esistenti (foreste, stato di fiumi e torrenti);

3. Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi maggiori;

4. Progetto di reti di monitoraggio geologico e valutazione dei costi;

5. Progetto di qualche caso pilota di consolidamento geologico e valutazione dei costi;

6. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali.

 

Sottoprogetto 2

Valorizzazione del paesaggio, degli insediamenti rurali e dei beni culturali minori

 

7.   Salvaguardia delle specie animali e dei biotipi vegetali;

8.   Analisi dello stato di conservazione degli insediamenti rurali tipici del territorio;

9.     Analisi dello stato dei servizi esistenti per le popolazioni rurali;

10.  Mappatura dei beni culturali minori di potenziale interesse turistico;

11.  Progetto di consolidamento e recupero del tessuto rurale e dei beni culturali minori

 

Sottoprogetto 3

Accessibilità e sicurezza delle zone di interesse turistico, paesaggistico ed economico

 

12. Analisi dei sistemi di trasporto esistenti e dell’impatto sul territorio;

13. Analisi delle capacità ricettive e di accoglienza e della loro accessibilità;

14. Definizione di linee guida per lo sviluppo di un sistema di trasporto locale;

15. Progetto di sistemi innovativi di trasporto locale a basso impatto ambientale;

16. Potenziamento di piste ciclabili e percorsi per il tracking compresi tra posti di ristoro.

 

Sottoprogetto 4

Sviluppo economico e qualità della vita delle popolazioni rurali

 

17. Analisi delle potenzialità economiche.

18. Analisi delle potenzialità turistiche del territorio.

19. Individuazione delle linee di possibile sviluppo compatibile con l’ambiente.

20. Mappatura delle strutturali esistenti per le popolazioni locali (case, scuole, asili);

21. Progetto di interventi per migliorare tali strutture per qualche caso campione.

 

Sottoprogetto 5

Ripristino del ciclo del legno per l’assetto geologico e lo sviluppo economico

 

22. Valutazione dell’interesse geologico, ambientale ed economico del ciclo del legno;

23. Analisi dello stato attuale, dei possibili margini di sviluppo e dei costi;

24.  Definizione di linee guida per uno sviluppo compatibile con 1’ ambiente ed il territorio,

25.  Progetto di una serie organica di interventi finalizzati al potenziamento del Ciclo del Legno.

 

 

 

Progetti e sotto progetti da sviluppare in tutte le realtà montane italiane, allo scopo di attivare azioni coordinate finalizzate a:

         promuovere la valorizzazione delle risorse naturali utilizzando l’analisi territoriale ambientale per permettere agli enti locali di dotarsi della certificazione territoriale ambientale;

         incentivare le azioni necessarie per la tracciabilità totale dei prodotti montani e promuovendo forme di divulgazione degli ambienti montani certificati;

         difendere la tipicità dei prodotti agricoli delle zone montane, in particolare di quelli legati all’allevamento del bestiame, per favorire il mantenimento delle attività agricole nelle zone montane e la conservazione degli ambienti ad esse legati;

         qualificare i prodotti della selvicoltura, secondo i principi della eco-certificazione, per dare un vantaggio competitivo ai prodotti delle foreste montane italiane, gestite secondo tecniche selvicolturali vicine alla natura;

         mettere in atto azioni decise di rinaturalizzazione dei torrenti e dei fiumi alpini, in particolare garantendo adeguati spazi ai loro alvei e sufficienti aree di espansione in caso di piena;

         riconoscere la multifunzionalità delle aziende agricole di montagna, mettendo in atto azioni concrete di coinvolgimento degli agricoltori nella manutenzione del territorio secondo la positiva esperienza dei “presidi agricoli”;

         sostenere l’associazionismo forestale come strumento cardine per la gestione dei boschi privati, parte della foresta italiana finora più trascurata e che tanta parte potrebbe avere nel rilancio delle attività forestali nel Paese;

         sostenere la meccanizzazione delle attività forestali favorendo l’impiego delle tecnologie più avanzate ed aprendo finalmente la foresta italiana all’innovazione tecnologica  per abbattere i costi di utilizzazione e favorire una coltivazione diffusa dei boschi delle aree montane;

         favorire l’utilizzo del legno nell’edilizia, con azioni specifiche a favore delle abitazioni in legno, anche al fine di passivizzare la CO2;

         incentivare l’uso energetico del legno, soprattutto per la produzione di energia termica a piccola e media scala, favorendo processi di filiera a scala locale;

         valorizzare le altre fonti rinnovabili di energia, abbondanti nelle zone montane, puntando ad istituire “carbon-free areas”, aree pilota in cui le comunità locali si svincolano completamente dall’uso di fonti fossili, lasciando in loco tutta la ricchezza legata alla produzione ed alla distribuzione dell’energia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Maggio 2023

 

 

 

Quel guazzabuglio dell’animo dei democristiani

 

Sembra di combattere contro i mulini a vento anche per un don Chisciotte come me che ha assunto questo pseudonimo dal 1993, anno della fine politica della Democrazia Cristiana.

Dopo trent’anni di continue battaglie segnate dalla scomposizione progressiva del partito che aveva governato l’Italia per oltre quarant’anni ( 1948-1993) e la sua frantumazione nei mille rivoli della diaspora.

Sono nate tante piccole casematte che hanno spezzettato anche ciò che rimaneva della DC in periferia, alcune delle quali semplici aggregazioni di notabilati di alcune personalità interessate soprattutto a sopravvivere a destra o a sinistra nella lunga stagione di passaggio dalla Prima Repubblica e sino ai giorni nostri.

Un primo tentativo di ricomposizione era stato tentato con la Federazione DC e Popolari presieduta dall’On Peppino Gargani, che era stata avviata con un atto fondativo sottoscritto da una cinquantina di movimenti, associazioni, gruppi e partiti, con l’impegno di dar vita a un soggetto politico nuovo di centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Quel tentativo non ha potuto decollare per il NO degli amici Rotondi e Cesa e il debole appoggio di altri insieme ad alcuni errori di conduzione tattica mal digeriti da qualche autorevole sottoscrittore del patto.

Anche tra i presunti eredi della DC, anziché raggiungere la ricomposizione,la platea si è andata via via ampliando di sigle e di sedicenti segretari nazionali; ferma restando le ragioni legali di continuità giuridica della DC, nata dall’autoconvocazione del Consiglio nazionale del partito nel 2012, con l’elezione poi della segreteria di Gianni Fontana prima e di Renato Grassi dal 2018, al quale è succeduto al XX Congresso di quest’anno, Totò Cuffaro.

Il permanere del sistema elettorale largamente maggioritario del rosatellum, ha favorito i tatticismi dei soliti noti, interessati a garantirsi il posto al sole nelle liste della destra o della sinistra, sino a verificare l’egemonia della destra alle politiche del settembre 2022. Una destra che ha assunto per la prima volta dal 1948 la guida del governo del Paese. Questa nuova e per certi versi inedita situazione politica si incrocia con la prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Una scadenza nella quale, finalmente, sarà vigente la legge elettorale proporzionale con preferenze, ossia una condizione che libererà la nostra area sociale e culturale dalla necessità di scegliere l’alleanza a destra o a sinistra.

Ecco perché da molto tempo continuo a sostenere il progetto della ricomposizione politica dell’area popolare, avendo consapevolezza che essa è caratterizzata dai “ cattolici della morale” e  dai “ cattolici del sociale” e, in definitiva, dalle tre culture che hanno segnato profondamente la sua storia: quella dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali. I primi, sulla base del documento approvato al Parco dei Principi, hanno dato vita al gruppo “ Tempi Nuovi-Popolari Uniti”, così come è sorto il movimento di Iniziativa Popolare coordinato da Mario Tassone e ben strutturato è pure il movimento-partito “ Insieme” guidato da Giancarlo Infante. Anche il sen Ivo Tarolli ha dato vita con alcuni amici al movimento “ Piattaforma Popolare 2024”.

Iniziativa Popolare è sorta sulla base della condivisione di un documento politico Bonalberti-Fiori-Tassone-Tucciariello che si pone l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolica, come affermato nel convegno del 13 Maggio scorso a Roma al teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina.  Sono subito emersi i primi distinguo e da qualcuno la volontà di proseguire in solitaria un’avventura che, in quelle condizioni, può solo votarsi all’ennesimo suicidio politico. Alle elezioni europee servirà raggiungere una soglia minima pari a quasi  quattro milioni di voti. Un’ipotesi già difficilissima se condotta con una lista unitaria, ma che diventerebbe impossibile e del tutto velleitaria se fosse condotta con liste separate.

Se qualcuno pensasse di conservare le vecchie etichette o di ricostituire consumate esperienze ( Margherita 2.0?!) sperando di essere attrattivi per l’intera area, temo sia fuori strada. Salvo che lo stesso non predichi bene e razzoli male, simulando l’unità e dissimulando la ricerca più sicura in qualche lista della destra o della sinistra, è evidente che l’unica strada ragionevole percorribile sia quella della formazione di una lista unitaria rappresentativa delle diverse anime dell’ampia, articolata e complessa realtà sociale e culturale cattolica popolare.

Siamo chiamati tutti, comunque, a un grande senso di responsabilità e a usare pazienza e tolleranza, coerenti con l’insegnamento degasperiano dettato al Congresso DC di Venezia (1949): solo se uniti saremo forti e se siamo forti saremo liberi…”.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Maggio 2023

 

 


 

Intervento di Ettore Bonalberti

Convegno di Iniziativa Popolare

Roma- Teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina

13 Maggio 2023

 

Abbiamo raccolto un’esigenza diffusa: superare la nostra “Demodissea”, la diaspora che ci ha divisi per oltre trent’anni ( 1993-2023) e per offrire al Paese il contributo politico culturale dei cattolici, come è avvenuto nelle svolte decisive della nostra storia: dalla Rerum Novarum al PPI, dalla Quadragesimo Anno alla DC di De Gasperi alle ultime encicliche sociali di Papa San Giovanni XXIII, San Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.

 

Basta con le divisioni vogliamo favorire la ricomposizione della nostra area, tra i cattolici della morale  e cattolici del  sociale; vogliamo costruire la nuova casa comune dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali.

 

Vogliamo partire dalla base, nei territori, dove sollecitiamo l’avvio di comitati civico popolari di partecipazione democratica nei quali favorire finalmente il dialogo tra le diverse componenti presenti, accomunate nella difesa dei principi della dottrina sociale cristiana e dei valori costituzionali dei padri fondatori, come i nostri De Gasperi, Dossetti, Mortati, La Pira. Moro, Gonella.

 

Intendiamo concorrere alla costruzione di un centro politico nuovo: alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante da una sinistra che, con la segreteria Schlein ha assunto i caratteri definitivi annunciati dal prof Del Noce di “ un partito radicale di massa”.

 

Con Mario Tassone e Pasquale Tucciariello siamo solo i catalizzatori di  avvio di un processo che vede coinvolti gli amici della DC di Cuffaro-Grassi,  di Giovanardi con i cattolici liberali, di Insieme con Infante, dei Popolari D’Ubaldo, Merlo, ma i veri protagonisti dovrete essere tutti voi, ciascuno di voi nelle vostre realtà territoriali, nei quali deciderete democraticamente la nuova classe dirigente . Un’assemblea costituente che pensiamo si possa organizzare per l’autunno prossimo, servirà a definire, sulla base degli orientamenti di programma che emergeranno dal confronto della base, il programma politico di Iniziativa Popolare e la guida politica della stessa.

Alcune priorità sul piano istituzionale: NO al presidenzialismo, ma SI alla repubblica parlamentare. Siamo sempre stati favorevoli al sistema istituzionale del cancellierato tedesco che, però, presuppone: legge elettorale proporzionale con sbarramento e sfiducia costruttiva; organizzazione dello Stato di tipo federale e, soprattutto, l’esistenza di partiti, nei quali sia applicato l’art.49 della Costituzione. Alcuni di questi, figli della “rivoluzione passiva” del 1993, mantengono la natura di partito- azienda e/o personalistici, per cui credo si aprirà una duro confronto per il quale, come già facemmo contro la “deforma costituzionale renziana”, i DC e i Popolari dovranno organizzare il comitato per il NO al presidenzialismo da sviluppare in tutte le sedi territoriali.

 

Difesa del lavoro, dei salari, di una sanità pubblica più efficiente, attenzione alla grave emergenza climatica che ci permetta di superare l’aforisma di Longanesi: Italia, paese di inaugurazioni e non di manutenzioni. Riforma fiscale che garantisca finalmente quanto stabilito dalla Costituzione, dicendo Stop a un sistema che si regge sul contributo prevalente e determinante dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e dei pensionati.

 

Una politica economico finanziaria, che, seguendo quanto la DC seppe garantire per tutto il tempo del suo governo con la direzione della Banca d’Italia di Guido Carli, comporti: il ritorno alla legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta distinzione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Distinzione, superata la quale, si è dato via libera al dominio dei poteri finanziari che hanno subordinato l’economia reale ai loro interessi e la stessa politica a un ruolo sussidiario ancillare.

 

A Venezia, con l’avvio del comitato civico popolare  di partecipazione democratica, stiamo organizzando con gli amici di World-Lab un modello sperimentale di economia solidale, un progetto di  metapolitica che intende tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana. Di esso forniremo a chi fosse interessato tutte le informazioni più precise.

 

Cari amici, dal 2012 sono passati più di dieci anni nei quali, come “medici scalzi”, le abbiamo tentate quasi tutte. Ora si tratta di rimboccarci le maniche, avendo come obiettivi immediati: la difesa della repubblica parlamentare e la preparazione di una lista unitaria di Iniziativa Popolare per le prossime elezioni europee.

 

Dipenderà dall’impegno di ciascuno di noi far sì che, ancora una volta i cattolici italiani, possano contribuire  da protagonisti e non da paria della destra o della sinistra alla difesa e allo sviluppo della democrazia italiana.

 

Roma, 13 Maggio 2023

 

 

 


Indicazione unanime per l’unità dei DC e Popolari

 

L'assemblea di Iniziativa Popolare riunitasi a Roma il 13 maggio 2023 presso il teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina ,sentiti gli esponenti dei gruppi e movimenti partecipanti, all’unanimità ha deciso di dare mandato ai rappresentanti dei diversi gruppi di costituire un'associazione per concordare :  

a) la nascita di una formazione politica unitaria dell'aria popolare: cattolico democratica, liberale e Cristiano sociale;

 b) di attivare i gruppi unitari di base per la partecipazione democratica delle realtà popolari esistenti a livello territoriale;

 c) il programma politico secondo i principi della dottrina sociale Cristiana e dei valori costituzionali per offrire una nuova speranza al Paese;

 d) di eleggere democraticamente dai comitati di base i delegati dell'assemblea costituente del nuovo partito che sarà convocata in autunno;

 e) il nome e il simbolo del nuovo partito che parteciperà unitariamente alle prossime elezioni europee in sintonia con il PPE.

 

 Allo stato attuale il coordinamento organizzativo temporaneo dei gruppi politici viene affidato all’On Mario Tassone che ha presieduto l’odierno convegno

 

Roma 13 maggio 2023

Ancora sul caso MORO

 

Ho letto con interesse l’articolo di Lucio D’Ubaldo pubblicato l’8 Maggio su “Il Domani d’Italia” relativo al caso Moro (“ La verità sul caso Moro scuote la coscienza della nazione”). Una nota che allarga la visuale sulle circostanze e le motivazioni che potrebbero essere state alla base dell’assassinio del presidente della DC. Come ho avuto modo di scrivere all’autore ritengo, però, parziale la narrazione che, sin qui, si è fatta su uno degli episodi decisivi che portarono alla fine della DC, dei partiti che con essa avevano governato l’Italia per quasi trent’anni e della stessa “prima repubblica”.

Credo sia giunto il tempo di considerare le questioni economiche che concorsero in maniera, io credo, decisiva a quell’azione eversiva di “attacco al cuore dello Stato”. Aldo Moro, infatti, stava ledendo con la sua zione politica gli interessi delle grandi famiglie luterane di origine tedesco orientali ( Rothshild/ Rockfeller/J.P. Morgan) di cui Kissinger è membro e rappresentante, dato che intendeva:

-cancellare con un colpo di penna, senza pagarlo, il debito di guerra del Tesoro italiano verso le banche (Casse di Risparmio) controllate dai Rothshild/ Rockfeller (J.P. Morgan).  Alla sua morte infatti il debito del Tesoro verso le Casse  di Risparmio non fu più cancellato con un colpo di penna, produce tuttora interessi; 

-stampare con le BIN (banche d'interesse nazionale che erano pubbliche) una prima tranche di 5 miliardi di euro di banconote cartacee da 500 lire  per finanziare le opere pubbliche.  Alla sua morte infatti le 500 lire in banconote cartacee non furono stampate dalle BIN;  

-non voleva inoltre che Banca d'Italia fosse estromessa dall'acquisto dei titoli di Stato che rimanevano venduti , 

Alla sua morte, infatti, Banca d'Italia fu estromessa dall'acquisto dei BTP rimasti invenduti, l'Italia cedette al ricatto dei Rothshild/ Rockfeller   " se vuoi  che ti compri i titoli di stato rimasti invenduti, pagami interessi”. 

Sarebbe utile che questa tesi fosse meglio studiata e approfondita dai media che, ahimè, subiscono lo stesso controllo diretto e indiretto che l'economia finanziaria esercita sull’economia reale e sulla stessa politica ridotta a un ruolo ancillare.

Più volte ho scritto, ricordando come nell’età della globalizzazione si sia superato, come ben argomenta il prof Zamagni, il principio del NOMA( Non Overlapping Magisteria) per cui: è l’economia finanziaria a prevalere sull’economia reale e sulla politica, evidenziando come una delle strade possibili da percorrere per ovviare strutturalmente al condizionamento, sia il ripristino della legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria.

Moro ci tentò con i provvedimenti citati e, alla fine, ha pagato con la vita. Il governo della destra a guida di Giorgia Meloni sarà capace di tale coraggio? In fondo dovrebbe tornare ad applicare una legge che, su consiglio di Beneduce, Benito Mussolini adottò nel 1936, per rispondere alla grave crisi scoppiata negli USA e nel mondo dal 1929.

Fedeli all’impostazione che Guido Carli seppe sempre garantire alla Banca d’Italia, noi DC e Popolari dovremo tutti insieme richiedere questa scelta strategica di politica economica e finanziaria. Il ripristino della legge bancaria del 1936, con la separazione tra banche commerciali e banche speculative, vorrebbe dire riappropriarci della sovranità  monetaria,  sottratta all’Italia nel 1992/93 col d.lgs n. 481 del 14 Dicembre 1992 che abolì di soppiatto, dopo 56 anni, la separazione  bancaria; decreto emesso da Amato e Barucci e sottratta col Provvedimento di Banca d’Italia del 31 Luglio 1992, emesso da Lamberto Dini, con cui è stata modificata inspiegabilmente all’insaputa di tutti, non essendo,  né una legge , né un decreto legge , né un decreto legislativo, la contabilità di partita doppia del sistema bancario italiano; fatto che avrebbe consentito, a questi fondi speculatori , secondo alcuni autori,  una colossale miliardaria evasione fiscale (circa 1350 miliardi di euro evasi).

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Maggio 2023

 


Le ragioni della nostra iniziativa politica con il Convegno del prossimo 13 Maggio a Roma sono ben espresse nella nota allegata.. Alla sollecitazione degli amici a Roma, si dovrebbe far  partire in tutte le realtà locali, provinciali e regionali, la nascita di comitati civico popolari di partecipazione democratica, aperti a quanti si ritrovano nei principi e nei valori dei democratici cristiani e popolari e nella più vasta realtà cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Sarà quello il luogo nel quale, democraticamente, si favorirà l’emergere della nuova classe dirigente.



GLI ASTENUTI MAGGIORANZA ASSOLUTA, IL TERZO POLO DISSOLTO, IL PD PARTITO GENDER, LA DESTRA DI GOVERNO CON UNA PROPOSTA DIVERSA E DISTINTA DAL NOSTRO PROGETTO SOCIALE. URGE LA RICOMPOSIZIONE DELL’AEREA DEL POPOLARISMO. SABATO 13 MAGGIO INCONTRO A ROMA.

Di Publio Fiori

Le ultime elezioni regionali (Lazio, Lombardia, Friuli) hanno confermato un dato significativo: la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto (55%-60%) si è astenuta, manifestando così, con un “silenzio assordante”, di non riconoscersi né nella Destra, né in questo Centro, né nella Sinistra.

I partiti hanno finto di non accorgersene limitandosi a discutere sulle percentuali ottenute.

Come anche la maggior parte dei commentatori politici che hanno ignorato il dato più significativo: dette percentuali sono calcolate sul numero dei votanti e non degli aventi diritto al voto.

Cioè un partito, ad esempio, che vanta il 30% dei consensi; questo 30% è sul 40% dei votanti e quindi è il 12%. Così il c.d. Centro di Renzi e Calenda che vantava circa l’8% in realtà ha ottenuto l’8% del 40% e cioè circa il 3%.

E così per tutti gli altri partiti.

La conseguenza è che, sempre ad esempio, una maggioranza del 50% rappresenta in realtà il 50% del 40% e quindi solo il 20%.

Questo dato ci costringe a due inevitabili considerazioni.

Innanzitutto una democrazia, che anziché guidata dalla maggioranza degli elettori (quelli aventi diritto al voto) lo è da parte di una modesta minoranza, è una democrazia “malata” che potrebbe accingersi a svolte riformistiche preoccupanti dove il consenso della gente conti meno e dove il voto così ridotto sia suscettibile di essere soggiogato da suggestive tentazioni leaderistiche.

Poi è emerso chiaramente che il “Centro” (come dimostra la rottura tra Renzi e Calenda) non c’è perché manca un partito capace di interpretare e rappresentare quei cittadini che si riconoscono in un complesso di valori legati alla nostra storia, alla tradizione, all’etica; in una parola ai principi fondamentali della Costituzione dove sono forti i riferimenti al cattolicesimo politico e sociale.

Perché il “Centro” non è una nozione geografica di formale equidistanza opportunistica tra Destra e Sinistra, ma è una visione della società nella quale i cittadini si riconoscono perché esprime un alto progetto di convivenza civile che rispetta le attese della gente.

D’altra parte quando il 60% si astiene vuol dire che gli italiani non vogliono il bipolarismo che se non c’è nella società (come negli USA) non si può imporre con una legge.

A ciò si aggiunge la “mutazione” del PD che è passato dai “diritti sociali” ai c.d. “diritti civili”, con una rivoluzione antropologica in violazione dei diritti naturali dell’art. 2 della Costituzione (teoria Gender, demolizione delle differenze biologiche, transizione di genere, utero in affitto, aborto generalizzato anche in violazione della stessa legge 194/78, famiglia arcobaleno, eutanasia, figli con due padri o due madri, attacco alla genitorialità tradizionale).

Con una Destra di governo che non appare capace di interpretare i valori, le istanze e le attese del Mondo cattolico.

Il “Centro”, che sta in quel 60% di astensioni, attende che qualcuno (come fece Don Sturzo) si assuma il compito di riaggregare l’area del Cattolicesimo politico-sociale.

Ponendo fine all’arcipelago delle Democrazie Cristiane prive di sostanziale legittimazione politica, nonché agli scontri giudiziari che rivendicano in esclusiva la successione alla DC di De Gasperi.

E’ urgente avviare un processo di ricomposizione.

A tal fine sono necessarie due passaggi: un gesto di generosità di tutti questi segretari nazionali DC e una grande iniziativa politica che muovendo dai livelli locali colleghi tutti i partiti, i movimenti e i comitati di cattolici che spontaneamente si sono organizzati nei comuni per testimoniare la loro volontà di rilanciare il cattolicesimo politico.

Abbiamo, pertanto assunto l’iniziativa di promuovere per sabato 13 maggio a Roma un primo incontro aperto ai rappresentanti dei partiti, associazioni e comitati che si riconoscano nella tradizione del Popolarismo Sturziano e del Cattolicesimo politico-sociale.

Naturalmente l’invito è rivolto anche agli amici che ritrovandosi nel PD, anche alla luce delle recenti esternazioni della Schlein sentano l’imbarazzo di tale collocazione.

Chi è interessato è pregato di comunicarlo alle email indicate.

A presto e cari saluti.

 

Ettore Bonalberti (ettore@bonalberti.com)

 

Publio Fiori (fioripublio@gmail.com)

 

Mario Tassone (mario.tassone43@gmail.com)

 

Pasquale Tucciariello (pasqualetucciariello@libero.it)



La luna di miele del governo sta per finire

 

In carica dal 22 Ottobre 2022, alla vigilia del sesto mese, per il governo Meloni, la luna di miele sta per finire. Confermate le scelte fondamentali della politica estera italiana, tanto sul versante atlantico che europeo, la leader romana deve fare i conti quasi quotidianamente con le simpatie putiniane diffuse nella Lega e in alcuni settori del partito del Cavaliere, mentre permangono forti criticità con l’Unione europea sia per la politica immigratoria, che sul mancato OK all’avvio del MES, e, soprattutto, con i ritardi negli adempimenti collegati all’attuazione del PNRR. Su quest’ultimo punto la strada scelta dalla Meloni e dai suoi ministri sembra quella di attribuire la responsabilità ai procedenti governi, ma, come ha già avuto modo di intervenire l’On Tabacci in aula, e il prof Giavazzi con il suo articolo sul Corsera, non mancherà presto la dura replica di Mario Draghi che, a quel punto, sarà quanto mai influente e non solo sul piano della politica interna.

A me pare che l’On Meloni, al di là delle preoccupazioni che si temevano all’avvio del suo incarico, sia riuscita a tenere la barra dritta del governo, nel quale, semmai, suonano stonati molti degli interventi e degli atti di alcuni suoi ministri a partire dall’alleato concorrente Salvini che, da ministro dei Trasporti e delle Opere pubbliche, è l’espressione coerente dell’aforisma di Leo Longanesi ( “Italia Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”) vista la sua ben nota astensione dalla presenza al ministero, sostituita da una frequenza insolita a tutte le inaugurazioni e manifestazioni di propaganda politica, alla ricerca del consenso perduto. Ogni giorno che passa emerge netta la discrepanza tra le facili promesse elettorali e le decisioni concrete che il governo assume. Dagli annunciati “blocchi navali” all’impotenza assoluta, sino alle forti contraddizioni e malcelate responsabilità come nella tragedia di Cutro; ai limiti delle proposte di riforma fiscale con l’occhiolino agli evasori, sino all’impotenza sin qui espressa per quanto riguarda, ad esempio, la legge sulla concorrenza, senza la quale le risorse finanziarie del PNRR rischiano di diventare un miraggio.

Con concessioni balneari che rendono oltre 3 milioni all’anno e per le quali alcuni privati pagano 10.000 euro, o uso esclusivo di spiagge in Sardegna da super Hotel, al costo di 520 euro, attendiamo le decisioni nel merito del governo italiano. Sono in attesa anche gli organi comunitari che, come noi, non comprendono tale assurda situazione.

Immigrazione, fisco e giustizia sono alcuni dei settori nei quali emerge con più nettezza lo scarto tra quanto si era promesso in campagna elettorale e ciò che concretamente si riesce a decidere sul piano del governo, tenendo conto delle concrete situazioni e condizionamenti interni e internazionali in cui si deve operare.

Evidenziare tali criticità suscita una particolare reazione da ambienti e persone di area cattolica, già simpatizzanti se non addirittura votanti DC, che avendo scelto di sostenere col proprio voto le liste della destra, si trovano spiazzati, diventando aggressivi come quei soggetti che avendo perseguito un obiettivo, si ritrovano a vederlo sempre più appannato e lontano, cadendo, in tal modo, in un’ inevitabile frustrazione che, lungi dal portarli al silenzio regressivo, alimenta in loro un’aggressività, anche da parte di amici che consideravamo indenni da tali sentimenti.

Certo, se la denuncia dei limiti e delle difficoltà nell’azione di governo rientra a pieno titolo nella disponibilità di “un osservatore non partecipante”, non può certo essere la cifra di un’azione politica che intenda porsi in alternativa all’attuale maggioranza di destra del  governo a dominanza del partito di Giorgia Meloni. Un compito che spetta innanzi tutto ai partiti della sinistra e del terzo polo, mentre per noi cattolici di area democratica, liberale e cristiano sociale, sostanzialmente ininfluenti e assenti dal Parlamento, compete quello primario di impegno per la nostra ricomposizione politica. Dovremmo partire da ciò che Papa Francesco ha ricordato ai giovani  del “ Progetto Policoro” ricevuti in udienza nei giorni scorsi: “ oggi c’è bisogno di buona politica- oggi la politica non gode di ottima fama. Soprattutto fra i giovani. Perché vedono gli scandali, tante cose che tutti conosciamo. Le cause sono molteplici. Ma come non pensare alla corruzione, all’inefficienza, alla distanza dalla vita della gente?” Come dovremmo riflettere sulle parole del card Zuffi, presidente della CEI, pronunciate all’apertura del consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana: “È davvero per tutti tempo di scelte coraggiose e non di opportunismi”. Perché siamo a “un preludio di primavera”, dopo l’“inverno” che ha connotato gli anni passati”. Parole che mi hanno fatto ricordare quelle che Don Luigi Sturzo espresse al congresso di Torino del PPI nel 1923, rivolgendosi a Cavazzoni e Tovini, pronti all’accordo con il fascismo, da lui definiti: “ foglie secche” di un albero che sarebbe rifiorito in una futura primavera.

E’ l’augurio che anche noi facciamo nostro, consapevoli che, in questa delicatissima fase della politica italiana ed europea, la nostra prima responsabilità sia quella di impegnarci a tutti i livelli, a Roma come nelle sedi territoriali di base, a favorire la ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale, al fine di superare un forzato bipolarismo tra una destra a egemonia nazionalista e sovranista e una sinistra ridotta a partito radicale di massa.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Aprile 2023

 

 

 

 

 

A proposito delle alleanze

 

Giorgio Merlo con la sua ultima nota su “Il domani d’Italia” (Il centro e le alleanze-tema non aggirabile), pone una questione cruciale, quale quella delle alleanze. Una questione che, tuttavia, posta in questa fase di ristrutturazione delle forze politiche e alla ricerca della nostra ricomposizione politica, rischia di creare più polemiche e divisioni che unità.

Esiste una parte rilevante dell’area cattolica democratica, liberale e cristiano sociale, che, sollecitata soprattutto dalla fedeltà ai valori, espressione di quella parte importante di amici che potremmo definire “cristiani della morale”, non accetterà mai una collaborazione con “un partito radicale di massa”, come quello che il PD ha assunto in via definitiva con la nuova segreteria di Elly Schlein.

Eppure questa parte di amici ed elettori di area ex DC e popolare è essenziale, se vogliamo ricomporre la nostra unità politica. Un’unità che non può che derivare dalla convivenza necessaria tra “cattolici della morale” e “ cattolici del sociale”, come sempre è stato nella lunga stagione di egemonia-dominio della DC.

Credo che premessa indispensabile per un rapporto non equivoco con questi amici, sia assumere come riferimento ideale e culturale l’idea che Alcide De Gasperi aveva del partito; la DC come “ partito di centro che guarda a sinistra”, formulata in un momento storico, dove il PCI di Togliatti era forma e  sostanza assai diversa da quella del PD attuale della Schlein.

Nell’attuale situazione politica, da molto tempo continuo a ritenere che compito dei DC e dei Popolari sia quello di concorrere alla formazione di un centro politico nuovo ampio e plurale: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra, che è alla ricerca affannosa della propria identità, dopo i tanti sbandamenti subiti dopo la fine del PCI.

Le alleanze per noi possibili, caro Merlo, non potranno che essere fatte con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione Repubblicana, dal rispetto dei principi fondamentali in essa contenuti, espressione del migliore compromesso etico, politico e culturale compiuto dai nostri padri costituenti come De Gasperi, Fanfani La Pira, Dossetti, Lazzati, Gonella e Aldo Moro, con i partiti, che con loro, posero le basi del nostro assetto costituzionale. Essenziale sarà trovare un accordo sulla legge elettorale, che per noi non potrà che essere di tipo proporzionale con sbarramento e preferenza unica, e su un progetto di politica economica e finanziaria in grado di rispettare il principio del primato della politica sulla finanza e sull’economia. Quel NOMA ( Non Overlapping Magisteriae) che richiede, in primis, il ritorno alla legge bancaria del 1936, sempre difesa dalla DC con Guido Carli alla guida di Banca d’Italia. Legge che garantiva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, il superamento della quale è all’origine di tutti i problemi di subordinazione dell’economia reale alla finanza, della politica ai poteri dominanti, e delle gravi crisi finanziarie che, con frequenza settennale, si ripetono dal 2008 in poi.

Credo che su queste due premesse fondamentali sia opportuno e necessario, non solo favorire il nostro progetto di ricomposizione politica, su basi non equivoche, ma anche, di individuare le alleanze più opportune indispensabili per assumere un ruolo non di mera testimonianza politica, ma di concreta azione di governo.

Pensare che tutto ciò possa nascere dall’alto, con metodo top down, per semplice accomodamento e compromesso di alcuni vertici, credo sarebbe miope ed errato, alla luce di ciò che abbiamo già sperimentato nel merito, nei lunghi anni della diaspora democristiana. Serve, certamente, una forte iniziativa dei responsabili nazionali dei diversi partiti e movimenti d’area che deve, però, esser sostenuta dal basso, con procedimento bottom up, come quello che, con i comitati civico popolari di partecipazione democratica, luoghi di incontro e di dialogo tra tutte le componenti ex DC e popolari presenti nei territori, sapremo favorire e  organizzare.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Marzo 2023

Luciano Faraguti un autentico democratico cristiano

 

Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa di Luciano Faraguti, che è stato uno degli amici e colleghi di partito tra i più importanti della mia esperienza politica.

L’avevo conosciuto che non avevo vent’anni, lui di sette anni più vecchio di me, in quello che al tempo era un fisiologico ricambio nel Movimento  Giovanile della DC. Mi bastò il suo sguardo, sempre caratterizzato da una sottile ironia e quel buffetto datomi sulla guancia,  invitandomi a meglio attrezzarmi in fatto di abiti dei politici, quasi a predirmi una futura vita di parlamentare DC, che era nella prospettiva di quasi tutti i migliori giovani della Democrazia Cristiana.

La scelta della comune adesione alla corrente di Forze Nuove e la partecipazione al movimento aclista di Livio Labor, furono alla base di una militanza che ci vedrà impegnati  insieme per oltre quarant’anni; lui da parlamentare e, più avanti, da componente del governo, e, insieme a me, da membri del consiglio nazionale della DC sino alla fine politica del partito.

Quante battaglie abbiamo condotto nella DC, sempre a fianco di Carlo Donat Cattin; dalle prime  per il centro sinistra, alla  scelta del “preambolo”;  in alternativa al dominio demitiano del partito, e, più avanti, dopo la morte del leader piemontese, insieme a Franco Marini nella fase di nascita del PPI.

Donat Cattin aveva nei suoi confronti un atteggiamento di costante affezione, nel riconoscimento di una fedeltà e capacità di tattica politica senza uguali. Non a caso lo confermò per molti anni nella Direzione nazionale della DC, in rappresentanza della corrente di Forze Nuove.

Con l’avvio della lunga stagione della diaspora democristiana (1993-94), Faraguti mantenne sempre forte la sua fedeltà ai valori democratici cristiani e insieme iniziammo (2011) a dar vita al progetto di ricomposizione dell’area DC, con Publio Fiori, Lillo Mannino, Silvio Lega, Sergio Bindi e altri, sino all’elezione a segretario del partito, nel contestato XIX Congresso nazionale (2012), di Gianni Fontana.

Le nostre strade si divisero nella difficile mediazione per l’elezione della Presidente del Consiglio Nazionale del partito, di Ombretta Fumagalli Carulli, quando Faraguti non volle rinunciare alla candidatura del nostro comune amico e già compagno di corrente, il carissimo e compianto Ugo Grippo. Non venne però mai meno la nostra amicizia, consolidata dai lunghi anni di militanza nella corrente e della partecipazione di entrambi per quasi vent’anni nel Consiglio nazionale della DC, insieme alla sua amatissima compagna, Carla Tanzi.

Profonda era la sua capacità di analisi e di interpretazione degli avvenimenti politici, sempre svolte coerentemente alla nostra comune matrice cristiano sociale. Forte era la sua curiosità e il desiderio di approfondire con me i fatti che si succedevano dentro e fuori quell’area popolare di comune interesse di noi “DC non pentiti”.

Quante discussioni sui temi più vari: sociali, culturali e politici nei quali Faraguti apportava tutta la sua competenza. Spesso gli rimproveravo una certa ritrosia a scrivere i pensieri e i discorsi importanti che elaborava e che  teneva con persuasiva e appassionata oratoria. E’ mancata così la raccolta di una serie di contributi  scritti, che manterrebbero ancora oggi una loro validità, su alcuni temi essenziali della nostra vita politica.

Convinti assertori della DC, quale “ partito popolare, democratico e antifascista”, Luciano sarebbe ancor oggi in prima linea a sostegno di un progetto per la nostra ricomposizione politica, dopo quella fallita con la DC e della stessa Federazione Popolare dei DC, e ci conforterebbe col suo entusiasmo e una passione civile che gli proveniva dalle sue radici cattoliche e democratico cristiane dell’amata città di La Spezia. 

Caro Luciano, amico di tante battaglie politiche, mi manca il tuo affettuoso sorriso e il conforto dei tuoi suggerimenti, resta il ricordo indelebile di una testimonianza di vita, di pensiero e di azione politica di cui sarebbe così utile poter disporre in questa travagliata fase della nostra vicenda culturale, sociale, economica e politica dell’Italia e dell’Europa.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it )

 

Venezia, 13 Marzo 2023

 

 

 


Per l’unità politica dell’Area Popolare

 

Concorrere al progetto di ricomposizione dell’area popolare significa impegnarsi per costruire l’unità politica dei cattolici democratici, cattolici liberali e cristiano sociali, premessa indispensabile per dar vita al centro nuovo della politica italiana. Un centro ampio e plurale nel quale possano trovare cittadinanza le culture politiche che hanno fatto grande l’Italia e concorsero in maniera decisiva a costruire le fondamenta costituzionali della Repubblica.

Tale progetto può svilupparsi dalla scomposizione di ciò che ha caratterizzato la lunga stagione della seconda repubblica, quella che coincide con la dolorosa diaspora democristiana tuttora in atto ( 1993-2023). Una scomposizione che, da un lato, scuote il Partito Democratico, specie dopo la nuova leadership della Schlein, che conferma la profezia del Prof Del Noce che già connotò il PCI come: “ il partito radicale di massa” e, dall’altra, mette in movimento gruppi e persone dai partiti che, con diversa legittimità e fortuna, si posero il problema della rinascita politica della Democrazia Cristiana.

Così dal PD sono usciti diversi amici Popolari che non si riconoscono più in quel partito, sino all’autorevole denuncia dell’On Fioroni, mentre il duo Bindi-Castagnetti, ultimi dei mohicani dossettian-prodiani già DC, confermano la loro permanenza nel PD, da “ cattolici adulti”, aperti al relativismo etico prevalente di quel partito.

Con Fioroni, diversi amici che si rifanno al cattolicesimo democratico, come Sanza, Merlo, D’Ubaldo, Infante e altri, hanno avviato un serio processo di ricomposizione con l’incontro del Parco dei Principi e la sottoscrizione di un documento politico che indica una positiva strada di collaborazione. Un limite che, personalmente, mi sono permesso di evidenziare nella loro azione, è l’eccessiva apertura alla collaborazione col terzo polo di Calenza-Renzi, dato che da quei due partiti in via di unificazione, permane un’incomprensibile idiosincrasia anti DC da parte di Calenda, neo “azionista de noantri”. Come ho più volte scritto, per costruire un centro politico nuovo ampio e plurale, che non si riduca a un soggetto laico radicale destinato a un ruolo minoritario ininfluente nel Paese, serve costruire la più ampia unità politica dell’area popolare, identificando, oltre ai valori ideali di riferimento comuni, proposte programmatiche coerenti e condivise. Anticipare, come frequentemente appare in alcune prese di posizione degli amici, la questione delle alleanze, come scelta prioritaria, a me pare, cosa sbagliata e assai inopportuna. Una decisione che non facilita il processo di aggregazione, a mio parere del tutto prioritario. E’ questa la ragione per cui, denunciati i limiti dell’esperienza della DC, che dal 2011-12 ho contribuito al tentativo di rilanciare politicamente e che, oggi, sta vivendo un pericoloso sbandamento a destra, dopo le scelte operate alle recenti elezioni regionali in Sicilia, Lazio e Lombardia, con gli amici Fiori, Tassone, Tucciariello e Minisini, quest’ultimo direttore dell’Idea Popolare, la testata storica sturziana, abbiamo deciso di offrire un serio contributo al progetto di ricomposizione politica dell’area popolare, con Iniziativa Popolare e la sottoscrizione di un documento politico che, richiamandosi ai valori sturziani e degasperiani, indica alcune linee di programma che vorremmo discutere e approfondire con quanti sono interessati al progetto. Iniziativa Popolare è uno strumenti di dialogo e di riflessione, aperto al contributo della vasta area cattolica e laico popolare. Uno strumento tanto più efficiente ed efficace, se sarà sostenuto dall’adesione dei tanti comitati civico popolari di partecipazione democratica che intendiamo sviluppare nelle diverse realtà locali per attivare, con metodo democratico, l’emergere di una nuova classe dirigente dotata di passione civile, disponibile a tradurre nella città dell’uomo, con gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa, i valori fondanti della Costituzione Repubblicana.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 11 Marzo 2023

Il nostro contributo al progetto di unità politica dell'area popolare

Cari amici,                                                                                                                   

abbiamo deciso di rompere gli indugi per la ricomposizione dell’Area Popolare, viste le tante difficoltà e indecisioni registrate.                                                    

Intendiamo superare la fase delle federazioni e delle associazioni per puntare ad una vera riunificazione dell’arcipelago popolare con un nuovo soggetto (INIZIATIVA POPOLARE) sulla base del documento allegato, che naturalmente è una proposta suscettibile di modifiche e integrazioni.                                                                         

Il primo obiettivo è un Comitato formato dai rappresentanti di tutti i soggetti collettivi che aderiranno, che provvederà alla costituzione formale e alle norme (statuto) che dovranno regolare la vita del nuovo soggetto, con rigoroso rispetto dei principi di democrazia interna.                                                                                                  

Vorremmo organizzare un primo incontro informale a Roma ad Aprile per una mezza giornata (dalle 11 alle 18).                                                                              

Chi è interessato può rispondere a ettore@bonalberti.com e fioripublio@gmail.com.

Cordiali saluti                                                                                                                 

 

Ettore Bonalberti

Publio Fiori

Gemelli Vitaliano

Minisini Amedeo Massimo

Mario Tassone  

Pasquale Tucciariello                                                                                                                 

 

PER L’UNITA’ POLITICA DELL’AEREA POPOLARE

 

In un momento delicato della vita italiana, a 103 anni dall”Appello di don Luigi Sturzo ai “  Liberi e Forti”, donne, uomini, anziani e giovani che credono nei principi e nei valori della dottrina sociale della Chiesa e che ritengono doveroso e necessario impegnarsi politicamente per ridare una speranza alla politica italiana, chiedono a tutte le persone impegnate sul piano sociale, culturale e politico di area cattolico-democratica e cristiano- sociale di superare definitivamente la lunga e dolorosa stagione delle divisioni e di ritrovarsi uniti nell’area popolare italiana.

 

LA GRANDE TRADIZIONE STURZIANA E DE GASPERIANA CON LE ENCICLICHE SOCIALI

 

Siamo eredi della grande tradizione sturziana e degasperiana che ha rappresentato nella politica italiana uno straordinario fattore di progresso, permettendo al nostro Paese di trasformarsi da “terra povera” e di “dolorosa emigrazione” in un’area tra le più industrializzate del mondo.

 

Facciamo riferimento a principi e valori che si basano sul primato della Persona e della Famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale “voglia di fare insieme”, anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

 

Intendiamo costruire un movimento di ampie convergenze, capace di superare antiche e nuove divisioni per ritrovare, nei valori del popolarismo le ragioni del nostro impegno politico. Intendiamo tradurre nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali espressi dalle encicliche sociali della Chiesa: dalla “Rerum Novarum” alle “Caritas in veritate”, “Laudato SI” e “Fratelli tutti”. Esse sono le più credibili e avanzate risposte ai limiti della globalizzazione, che ha determinato il primato della finanza sull’economia e la riduzione della politica a un ruolo subordinato ai poteri finanziari dominanti.

 

L’EUROPA DEI VALORI

 

Siamo impegnati per la costruzione di un’Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e dalle libertà civili, all’interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare insieme per il benessere di Tutti.  Un’Europa che riaffermi il contrasto con ogni forma di totalitarismo e di aggressione, come l’ inaccettabile e disumana invasione russa in Ucraina dove l’Europa deve far sentire la sua voce per chiedere l’avvio immediato di un processo di pace, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale così pesantemente violati.

 

Crediamo nel libero mercato e nella libera concorrenza che sono alla base di un “welfare” che sappia, però, coniugare e integrare in modo equilibrato libertà e responsabilità personali, sviluppo economico e solidarietà sociale. Siamo consapevoli dei limiti di un sistema capitalistico incapace di garantire l’obiettivo per noi irrinunciabile di “disoccupazione zero”, raggiungibile solo con una profonda trasformazione dell’attuale sistema e livello interno, europeo e internazionale secondo i principi del solidarismo cristiano e dell’economia civile.

Siamo contrari alla ideologia gender, alla carriera alias nelle scuole, al cambio di sesso per minori e all’opposizione alla libertà educativa dei genitori; e a tutte le politiche che assecondano i desideri, gli istinti, le mode contro il diritto naturale, anziché guidare la società secondo valori condivisi.

 

LA POLITICA FISCALE E DEL LAVORO

 

Intendiamo proporre e sviluppare un programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo. Riteniamo utile, sia per il gettito fiscale che per un forte segnale di giustizia sociale l’introduzione di un Tributo straordinario sui grandi patrimoni.

Poi l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale uomini-donne, pubblica e privata con contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale sulle plusvalenze delle grandi imprese; modello scolastico inclusivo performante il lavoro con libertà d’insegnamento; per certi aspetti tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

 

Perequazione delle pensioni; reddito sociale minimo alle famiglie dopo severi controlli sullo stato di bisogno e limitato nel tempo; lavori di pubblica utilità e servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare una scuola inclusiva con “l’educazione civica”; tariffe e canoni in base al reddito; sanità, scuola e lavoro uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada e  in luoghi pubblici per un effettivo controllo del territorio.

 

LA GIUSTIZIA

 

Chiediamo una Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certa, equa; separazione drastica delle carriere; autogoverno dei magistrati composto da più laici e meno togati; eliminare il legame fra politico e magistrato. Nessun rientro di carriera per chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi.

 

LE SFIDE DA AFFRONTARE: ECOLOGIA, POLITICA SOCIALE, RISANAMENTO TERRITORIALE, ACCOGLIENZA, FISCO.

 

La sfida che ci pone il nuovo scenario ambientale a livello planetario, richiede il nostro impegno per tradurre nella politica italiana ed europea gli orientamenti pastorali della “Laudato SI” partendo da una grande piano per sostenere la diffusione capillare delle nuove energie solari e fotovoltaiche e per la sistemazione idraulico forestale dell’Italia, “Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

 

Chiediamo al governo di predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica ambientale; deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e  finanziaria; ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite finanziarie, dei titoli derivati e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale con la transizione ecologica. 

 Serve predisporre un grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale, che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi: dalle scuole ai pronto soccorsi, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio.

Non ci sottraiamo all’esigenza di una politica dell’accoglienza che non si limiti a sollecitare l’Europa a fare la sua parte.

Perché siamo stati anche noi emigranti (negli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 furono 20 milioni gli italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alla fame e alla disoccupazione); e poi perché la nostra tradizione etica, religiosa e civile non ci consente di volgerci dall’altra parte.

 

QUALE PRIMATO DELLA POLITICA

 

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale dei bisogni diversi e diffusi; una politica che rifugga da inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione della Persona-cittadino alla costituzione del suo futuro e dei suoi Figli

 

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con preferenza unica, superando l’attuale sistema che ha sin qui prodotto frammentazione partitica e trasformismo parlamentare, riducendo il sistema a una contrapposizione forzata tra aggregazione elettorali incapaci di garantire efficace governabilità.

 

La politica non deve essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma deve agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future.

 

LA RICOMPOSIZIONE DELL’AREA POPOLARE: FINE DEL COMPROMESSO STORICO.

 

Viviamo l’autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà. Una sussidiarietà che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra queste e la società civile: ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

 

Senza alcuna nostalgia di un passato, pure carico di indiscutibili positività, crediamo sia giunto il momento di unire tutte le energie locali, provinciali, regionali e nazionali, affinché la nostra cultura politica torni ad essere rappresentata nelle istituzioni italiane e europee.

In una chiara posizione autonoma e di Centro, distinta sia dalla Destra che dalla Sinistra, per la diversità e l’inconciliabilità dei valori di riferimento.

 

Un’azione capillare di promozione del dibattito culturale e politico su tutto il territorio nazionale sarà attivata per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni che intendono dare il loro fattivo contributo per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Ben consapevoli che la linea politica adottata dal PD con la nuova Segreteria, con l’esaltazione dei c.d. diritti civili  (espressione di permissivismo, relativismo ed egoismi) rompe definitivamente con la strategia di Gramsci, Togliatti e Berlinguer fondata sull’intesa con i cattolici nel rispetto dei nostri valori.

 

Firmato da: (ordine alfabetico dei sottoscrittori)

 

Bonalberti Ettore

Fiori Publio

Gemelli Vitaliano

Mario Tassone

Pasquale Tucciariello

 

 

PER L’UNITA’ POLITICA DELL’AEREA POPOLARE

 

In un momento delicato della vita italiana, a 103 anni dall”Appello di don Luigi Sturzo ai “  Liberi e Forti”, donne, uomini, anziani e giovani che credono nei principi e nei valori della dottrina sociale della Chiesa e che ritengono doveroso e necessario impegnarsi politicamente per ridare una speranza alla politica italiana, chiedono a tutte le persone impegnate sul piano sociale, culturale e politico di area cattolico-democratica e cristiano- sociale di superare definitivamente la lunga e dolorosa stagione delle divisioni e di ritrovarsi uniti nell’area popolare italiana.

 

LA GRANDE TRADIZIONE STURZIANA E DE GASPERIANA CON LE ENCICLICHE SOCIALI

 

Siamo eredi della grande tradizione sturziana e degasperiana che ha rappresentato nella politica italiana uno straordinario fattore di progresso, permettendo al nostro Paese di trasformarsi da “terra povera” e di “dolorosa emigrazione” in un’area tra le più industrializzate del mondo.

 

Facciamo riferimento a principi e valori che si basano sul primato della Persona e della Famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale “voglia di fare insieme”, anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

 

Intendiamo costruire un movimento di ampie convergenze, capace di superare antiche e nuove divisioni per ritrovare, nei valori del popolarismo le ragioni del nostro impegno politico. Intendiamo tradurre nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali espressi dalle encicliche sociali della Chiesa: dalla “Rerum Novarum” alle “Caritas in veritate”, “Laudato SI” e “Fratelli tutti”. Esse sono le più credibili e avanzate risposte ai limiti della globalizzazione, che ha determinato il primato della finanza sull’economia e la riduzione della politica a un ruolo subordinato ai poteri finanziari dominanti.

 

L’EUROPA DEI VALORI

 

Siamo impegnati per la costruzione di un’Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e dalle libertà civili, all’interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare insieme per il benessere di Tutti.  Un’Europa che riaffermi il contrasto con ogni forma di totalitarismo e di aggressione, come l’ inaccettabile e disumana invasione russa in Ucraina dove l’Europa deve far sentire la sua voce per chiedere l’avvio immediato di un processo di pace, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale così pesantemente violati.

 

Crediamo nel libero mercato e nella libera concorrenza che sono alla base di un “welfare” che sappia, però, coniugare e integrare in modo equilibrato libertà e responsabilità personali, sviluppo economico e solidarietà sociale. Siamo consapevoli dei limiti di un sistema capitalistico incapace di garantire l’obiettivo per noi irrinunciabile di “disoccupazione zero”, raggiungibile solo con una profonda trasformazione dell’attuale sistema e livello interno, europeo e internazionale secondo i principi del solidarismo cristiano e dell’economia civile.

Siamo contrari alla ideologia gender, alla carriera alias nelle scuole, al cambio di sesso per minori e all’opposizione alla libertà educativa dei genitori; e a tutte le politiche che assecondano i desideri, gli istinti, le mode contro il diritto naturale, anziché guidare la società secondo valori condivisi.

 

LA POLITICA FISCALE E DEL LAVORO

 

Intendiamo proporre e sviluppare un programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo. Riteniamo utile, sia per il gettito fiscale che per un forte segnale di giustizia sociale l’introduzione di un Tributo straordinario sui grandi patrimoni.

Poi l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale uomini-donne, pubblica e privata con contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale sulle plusvalenze delle grandi imprese; modello scolastico inclusivo performante il lavoro con libertà d’insegnamento; per certi aspetti tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

 

Perequazione delle pensioni; reddito sociale minimo alle famiglie dopo severi controlli sullo stato di bisogno e limitato nel tempo; lavori di pubblica utilità e servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare una scuola inclusiva con “l’educazione civica”; tariffe e canoni in base al reddito; sanità, scuola e lavoro uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada e  in luoghi pubblici per un effettivo controllo del territorio.

 

LA GIUSTIZIA

 

Chiediamo una Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certa, equa; separazione drastica delle carriere; autogoverno dei magistrati composto da più laici e meno togati; eliminare il legame fra politico e magistrato. Nessun rientro di carriera per chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi.

 

LE SFIDE DA AFFRONTARE: ECOLOGIA, POLITICA SOCIALE, RISANAMENTO TERRITORIALE, ACCOGLIENZA, FISCO.

 

La sfida che ci pone il nuovo scenario ambientale a livello planetario, richiede il nostro impegno per tradurre nella politica italiana ed europea gli orientamenti pastorali della “Laudato SI” partendo da una grande piano per sostenere la diffusione capillare delle nuove energie solari e fotovoltaiche e per la sistemazione idraulico forestale dell’Italia, “Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

 

Chiediamo al governo di predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica ambientale; deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e  finanziaria; ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite finanziarie, dei titoli derivati e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale con la transizione ecologica. 

 Serve predisporre un grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale, che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi: dalle scuole ai pronto soccorsi, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio.

Non ci sottraiamo all’esigenza di una politica dell’accoglienza che non si limiti a sollecitare l’Europa a fare la sua parte.

Perché siamo stati anche noi emigranti (negli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 furono 20 milioni gli italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alla fame e alla disoccupazione); e poi perché la nostra tradizione etica, religiosa e civile non ci consente di volgerci dall’altra parte.

 

QUALE PRIMATO DELLA POLITICA

 

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale dei bisogni diversi e diffusi; una politica che rifugga da inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione della Persona-cittadino alla costituzione del suo futuro e dei suoi Figli

 

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con preferenza unica, superando l’attuale sistema che ha sin qui prodotto frammentazione partitica e trasformismo parlamentare, riducendo il sistema a una contrapposizione forzata tra aggregazione elettorali incapaci di garantire efficace governabilità.

 

La politica non deve essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma deve agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future.

 

LA RICOMPOSIZIONE DELL’AREA POPOLARE: FINE DEL COMPROMESSO STORICO.

 

Viviamo l’autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà. Una sussidiarietà che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra queste e la società civile: ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

 

Senza alcuna nostalgia di un passato, pure carico di indiscutibili positività, crediamo sia giunto il momento di unire tutte le energie locali, provinciali, regionali e nazionali, affinché la nostra cultura politica torni ad essere rappresentata nelle istituzioni italiane e europee.

In una chiara posizione autonoma e di Centro, distinta sia dalla Destra che dalla Sinistra, per la diversità e l’inconciliabilità dei valori di riferimento.

 

Un’azione capillare di promozione del dibattito culturale e politico su tutto il territorio nazionale sarà attivata per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni che intendono dare il loro fattivo contributo per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Ben consapevoli che la linea politica adottata dal PD con la nuova Segreteria, con l’esaltazione dei c.d. diritti civili  (espressione di permissivismo, relativismo ed egoismi) rompe definitivamente con la strategia di Gramsci, Togliatti e Berlinguer fondata sull’intesa con i cattolici nel rispetto dei nostri valori.

 

Firmato da: (ordine alfabetico dei sottoscrittori)

 

Bonalberti Ettore

Fiori Publio

Mario Tassone

Pasquale Tucciariello

 

 

 

 

 

 


Ora o mai più

 

L’assemblea del 25 Febbraio al Parco dei Principi è stata una tappa importante nel processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Dopo quasi trent’anni della diaspora democristiana (1993-2023) si sono riuniti amici che, in quella dolorosa stagione politica, hanno vissuto esperienze di divisione e  contrapposizione.

E’ evidente che il progetto potrà svilupparsi, solo se dalla base si costruiranno le condizioni politico organizzative per il ricongiungimento delle diverse componenti presenti in sede territoriale della nostra area. Non esistono scorciatoie o strade privilegiate, al di fuori di quelle che possono e devono nascere dalle nostre realtà locali.

E’ evidente che l’obiettivo più vicino sia quello di costituire una lista unitaria di area popolare alle prossime elezioni europee. Un obiettivo che non deve, tuttavia, farci correre il rischio di passaggi frettolosi verso un Terzo polo ancora carico di contraddizioni e di pregiudizi, già dolorosamente sperimentati nelle recenti elezioni comunali romane e regionali.

Credo sia opportuno attendere come si evolverà il progetto del partito unitario del Terzo Polo tra Calenda e Renzi, avendo presente l’idiosincrasia verso i DC e i Popolari che, Calenda in particolare, ha sin qui dimostrato verso la nostra tradizione politico culturale.

I cattolici e il loro ruolo politico non è riducibile al surrogato di riduttiva ed errata interpretazione calendiana di un strano incidente della storia nazionale, avendo rappresentato il PPI, prima e la DC, per oltre  quarant’anni, alcune delle esperienze  politico parlamentari più importanti della fine dell’Italia liberale, con Sturzo prima e di tutta la storia repubblicana, con la DC di De Gasperi, Moro e dei loro eredi.

Noi a quelle tradizioni politiche vogliamo rifarci, derivandone i loro elementi migliori Ecco perché, prima di scelte affrettate di alleanze elettorali, intendiamo concorrere alla ricomposizione politica della nostra area. Una ricomposizione che dovrà costruirsi dalla base, attraverso l’avvio di comitati civico popolari di partecipazione democratica, strumenti in grado di facilitare il dialogo e il confronto tra le diverse realtà di base. Lì si raccoglieranno le attese della nostra gente alle quali corrispondere con efficaci proposte di programma. Lì si selezionerà la nuova classe dirigente, che non potrà essere scelta dall’alto per cooptazione, ma dalle procedure democratiche locali, sia per i ruoli del partito, che per le candidature. Certo il nuovo sistema della rete che è partito dal Parco dei Principi potrà favorire il progetto, ma guai se, come altre volte è già avvenuto in passato, fosse dal centro che si pensasse di definire, orientare e gestire questo originale e innovativo processo.

Prima, dunque, partendo dalla base, ricomponiamo tutto ciò che sia possibile e il documento del Parco dei Principi può costituire un punto di riferimento e di riconoscimento unitario quanto mai opportuno, e, poi, salendo con metodo democratico dalle realtà locali, provinciali e regionali, si potrà giungere a quell’assemblea costituente nazionale del nuovo soggetto politico di centro, ampio e plurale: democratico, popolare, ispirato dai valori della dottrina sociale della Chiesa, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Credo che per facilitare questo processo di ricomposizione sarebbe quanto mai utile e opportuna una riunione a Roma dei principali attori dei diversi movimenti e partiti che, sin qui, hanno tentato, seppur divisi, di organizzare le risorse sparse e divise presenti sul territorio. Un invito da rivolgere anche a coloro che, per scelta improvvida o disattenzione, non fossero stati invitati il 25 febbraio scorso. Sarebbe un segnale efficiente ed efficace per tutti gli amici in periferia. Una cosa è certa: il dado è tratto e stavolta o mai più. Avanti, allora tutti, da Liberi e Forti per il bene dell’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it )

Venezia, 1 Marzo 2023 

 

 

Un’occasione da non perdere

 

Il convegno organizzato dagli amici di area popolare, Sabato 25 Febbraio scorso, all’Hotel Parco dei Principi a Roma, costituisce un passaggio fondamentale nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un progetto che, da parte mia, perseguo da molto tempo, come ben sa chi segue le mie note pubblicate nella lunga e dolorosa stagione della diaspora post DC.

Trattasi di un’occasione da non perdere anche da parte degli amici della DC che, dal 2012, sono impegnati nel progetto di ricostruzione politica della DC, ossia per dare pratica attuazione alla sentenza n.25999 del 23.12.2010 della Cassazione, secondo cui: La DC non è mai stata giuridicamente sciolta.

Un progetto cui ho dato un contributo con tutte le mie forze in sede locale e nazionale, che si è, almeno per me, interrotto, dopo la deriva a destra assunta dal partito, come ben evidenziato dalle scelte regionali e nazionali nelle elezioni di Sicilia, Lazio e Lombardia.

Avevo scritto in un editoriale del 13 Gennaio scorso, che il partito della Meloni, Fratelli d’Italia, non è la nuova DC e che esistono enormi difficoltà di natura ideali e culturali che separano la nostra storia e tradizione politica da quella degli eredi del neofascismo almirantiano. Ho anche più volte sottolineato che scelte compiute a destra o a sinistra da parte della DC, avrebbero ridotto il partito al ruolo di ascaro reggicoda dei due partiti egemoni, nei quali, alla fine: “ è sempre il cane che muove la coda”.

Ciò che è avvenuto Sabato scorso con la relazione introduttiva di Giuseppe De Mita e ben sintetizzato nel documento finale che si allega, rappresenta il superamento di una lunga stagione di divisioni fomentate dai personalismi di quanti hanno privilegiato il loro “ particulare” politico all’interesse più generale di un’area che, scomparsa dalle istituzioni, sopravvive nella realtà delle molte frazionate espressioni sociali, culturali e politiche a livello locale e nazionale.

Quanto ha scritto l’On Fioroni oggi su Il Domani d’Italia è la presa d’atto della difficoltà/impossibilità per i Popolari di continuare a militare in un partito che, con la vittoria congressuale della Schlein, assume definitivamente il carattere profetizzato dal prof De Noce per il PCI/PD di “ partito radicale di massa”. Nulla a che spartire con la nostra tradizione politico culturale sturziana e degasperiana. Ecco perché, come è ben descritto nel documento finale, oggi esistono le condizioni per concorrere tutti insieme alla nostra ricomposizione politica partendo dai fondamentali sturziani che sono all’origine del nostro impegno politico.

A Venezia stiamo tentando di attivare il comitato civico popolare di partecipazione democratica, ossia lo strumento nel quale avviare il dialogo e il confronto tra le diverse espressioni della nostra area sociale, culturale e politica, premessa indispensabile per costruire il POP veneziano e regionale del Veneto.

Da vecchio “ DC non pentito”, osservatore non partecipante, ma non per questo estraneo o peggio, distante dalle vicende del partito in cui ho speso larga parte della mia stessa vita, mi permetto di suggerire a Grassi e amici di cogliere l’occasione offerta dal documento del Parco dei Principi e di sottoscriverlo con gli altri firmatari a nome di tutta la DC. Non si comprenderebbe l’eventuale assenza del partito che, più di altri, dal 2012 ha tentato il rilancio politico del partito di De Gasperi, Fanfani, Moro, Zaccagnini sino a De Mita, Forlani e Martinazzoli, per cui, superando ogni difficoltà, mi auguro che la DC  sappia compiere quella scelta che molti dei nostri iscritti ed elettori si attendono, ossia di concorrere al progetto di ricomposizione politica dopo la lunga e dolorosa stagione della diaspora democristiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 Febbraio 2023


Il documento di area popolare

 

Il susseguirsi di maggioranze parlamentari, di successi elettorali e di trionfi e cadute di leadership a forte impatto mediatico, non ha spostato l’orizzonte politico del paese e non ha ridotto il senso di insicurezza che attraversa la società italiana.

Crescono significativamente il livello di astensione al voto, la volatilità delle scelte elettorali, il senso di sfiducia nei partiti e in una certa misura verso le istituzioni democratiche della rappresentanza.

Eppure, nella pubblica opinione resiste la speranza dell’arrivo di qualcosa che sia allo stesso tempo nuovo e antico; innovativo e tradizionale; capace di riformare e attento a conservare: qualcosa che rivesta di novità la continuità.

Le opzioni tecnocratiche e populistiche, convergenti nel ritenere il popolo un oggetto e non il protagonista della vicenda democratica, si sono rapidamente trasformate da soluzione a problema delle democrazie.

In questo contesto e su queste basi di comune riflessione è maturata un’esigenza diffusa di ricomposizione del variegato universo politico di movimenti, associazioni, liste civiche e personalità, che si riconoscono nella comune radice culturale del popolarismo.

Ciò viene significativamente alla luce a 100 anni da quel congresso del Partito Popolare – simbolo di fedeltà ai valori democratici – che costò l’esilio a Luigi Sturzo

I problemi del presente impongono un impegno diretto nell’elaborazione e nell’azione concreta per senso di responsabilità storica e non per evocare una teoria del passato.

Nulla dice che questa condizione di incertezza preluda a facili successi, ma nulla impedisce di assumere l’impegno di offrire possibili soluzioni.

Il pluralismo delle diverse esperienze popolari avverte dunque necessario ricercare le forme più efficaci perché esse si esprimano in forme politicamente unitarie.

Pertanto, si è deciso di lavorare alla costruzione di una comune Piattaforma Popolare che raccolga i movimenti politici e associativi, le esperienze amministrative, sociali e culturali che trovano nel popolarismo la comune radice di pensiero.

Una Piattaforma Popolare che, conservando l’autonomia dei partecipanti, consenta la formazione di un riferimento unitario e organico che rappresenti anzitutto uno spazio di impegno culturale e quindi di elaborazione programmatica, con il chiaro obiettivo di favorire l’individuazione di scelte organizzative disponibili alle collaborazioni più ampie, inclusive ed efficaci sul piano politico.

Le prime firme (con relativi gruppi o associazioni)

Fioroni Giuseppe – Centro Studi Aldo Moro                     

Coordinamento nazionale “Insieme” (Infante Giancarlo, Mosti Eleonora, Cotta Maurizio)

De Mita Giuseppe – POP Popolari in rete

Amoruso Donato – Puglia in Movimento 

Arnone Vincenzo – POP Calabria 

Attaguile Francesco – POP Sicilia

Bazzoni Giacomo – I Popolari Brescia

Bertoli Danilo – Istituto Friulano per la storia del movimento politico dei cattolici

Binato Fabio – POP Veneto                                           

Burresi Pietro – Associazione Aldo Moro Siena 

Caprioli Nicola – Rete Bianca Bologna 

Cerciello Emanuel – POP Toscana

Ciambella Luisa – Per il bene comune Viterbo 

Clemente Sergio – AICS Foggia 

Dellai Lorenzo – Pop Trento

Di Giovanni Antonio – Fondazione Sturzo Caltagirone

Di Natale Graziano – La migliore Calabria

D’Ubaldo Lucio – Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani

Fauttilli Federico – Città d’Europa

Gargani Giuseppe – Popolari per l’Europa

Ginoble Tommaso – Popolari per l’Abruzzo                              

Grassi Gero – Associazione Aldo Moro Bari

Grassi Giuseppe – Per il bene comune Roma                                               

Lebbro David – Campania Domani

Mauro Mario – Popolari per l’Italia

Mazzoni Erminia – POP Campania

Mennea Ruggero – Per il bene comune BAT

Merlo Giorgio – POP Piemonte

Molinari Giuseppe – Associazione Popolari Basilicata

Monda Dante – Rete Bianca Roma

Porzi Donatella – Per il bene comune Umbria

Rigoni Andrea – I Popolari Massa Carrara

Ruta Roberto – Per il bene comune Molise

Santi Aurelio – I Popolari Modena

Sanza Angelo – POP Popolari in rete

Tanzilli Alberto – Per il bene comune Roma

Tuccillo Francescomaria – Popoli e Polis                    

Valiante Simone – Per il bene comune Salerno

Vassallo Maurizio – Per il bene comune Rieti                                               

Venanzoni  Diego – Fare Centro Napoli

Visani Roberto – I Popolari Imola
Zucchetti Roberto – POP Lombardi

 

Per un’alternativa alla destra di governo

 

Siamo consapevoli che una reale alternativa politica alla destra di governo nazionalista e sovranista, oggi egemonizzata dal partito della Meloni, si può solo costruire con un’ampia alleanza tra un centro nuovo della politica e una sinistra che ritrovi, finalmente, la propria identità. Non esistono vie preferenziali o peggio scorciatoie tattiche, come quelle intraprese da alcuni amici  DC, che hanno scelto di assumere una funzione ancillare da ascari subordinati al partito della Meloni: in Sicilia con Cuffaro, e in Lombardia e nel Lazio, dove, con scarso successo, hanno appoggiato le liste guidate dai candidati di destra.

Proprio per questa deriva a destra della DC guidata da Renato Grassi, mi sono dimesso dall’incarico di vice segretario del partito, tornando al mio ruolo assunto fin dal 1993, di “ DC non pentito”, quello di un medico scalzo alla ricerca della ricomposizione politica dell’area popolare, cattolico democratica e cristiano sociale.

Un tentativo coraggioso è stato avviato con l’amico Peppino Gargani e la Federazione Popolare dei DC, messa in crisi dall’opposizione netta di Cesa e di Rotondi, organicamente collegati alla destra, e da quella indecisa dello stesso Grassi.

Ecco perché guardiamo con interesse a ciò che accade tra gli amici di Insieme di Giancarlo Infante, quelli di Ivo Tarolli e, soprattutto, con il progetto avviato da Giorgio Merlo, Angelo Sanza con Giuseppe De Mita, per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Il prossimo 25 Febbraio si terrà l’incontro di questi amici per fare il punto della situazione. Incontro al quale desidero partecipare, presentando l’esperienza che abbiamo indicato a Venezia, con l’avvio del comitato  civico popolare di partecipazione democratica, nel quale vorremmo offrire alle diverse espressioni dell’area politico culturale veneziana, lo strumento per garantire il dialogo e il confronto necessario alla ricomposizione politica di questa vasta  e complessa area, divisa nella lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2023).

E’ evidente che un’alternativa politica credibile alla destra nazionalista e sovranista, oggi egemone con la Meloni al governo del Paese, potrà nascere solo dall’alleanza tra le culture politiche che sono state alla base della formazione della Repubblica Italiana. Ciò comporta, da un lato, la definizione corretta dell’identità del PD, che potrà uscire dal loro prossimo congresso, e, dall’altra, dalla nascita del centro nuovo della politica italiana in grado di allearsi con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, contro i tentativi già annunciati dalla destra di governo, come quello  della trasformazione della nostra Repubblica, da parlamentare, come la vollero i padri costituenti, a presidenziale.

Fallito l’esperimento della “Margherita” di confluire nei DS per dar vita al PD, nel quale, alla fine, per il prossimo congresso emergono due linee a confronto: quella di Bonaccini, più direttamente collegata alla tradizione dell’ex PCI e quella della Schlein, espressione coerente della natura trasformista assunta dal “neo partito radicale di massa”. Due linee entrambe ostili ed estranee a quella della tradizione dei Popolari che, con Marini e Castagnetti, decisero di sostenere quel progetto.

Anche ciò che accade al cosiddetto terzo polo, di Calenda e Renzi, in forte difficoltà dopo i risultati insoddisfacenti delle recenti elezioni regionali, è la dimostrazione dei limiti di un progetto che, per Calenda doveva rappresentare l’avvio di una sorta di federazione laico liberale repubblicana, che, ha finito con l’assumere i caratteri di una sorta di “ azionismo de noantri”, fortemente critico con tutto ciò che appartiene alla nostra tradizione politica DC e popolare, ossia quella stessa tradizione culturale e politica d’origine di Matteo Renzi.

Ecco perché per poter costruire una reale alternativa politica alla destra di governo, in attesa delle conclusioni cui perverrà il PD,  il nostro compito primario è quello di concorrere alla ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, premessa indispensabile per la costruzione del nuovo centro della politica italiana nel quale potranno ritrovarsi le storiche culture politiche che hanno fatto grande l’Italia: quella popolare, laico liberale, riformista socialista e repubblicana, in grado di allearsi con una sinistra forte della sua identità e disponibile a combattere per la difesa e completa attuazione della Costituzione, a partire, da quella della Repubblica parlamentare; per il ritorno alla legge proporzionale con preferenze e l’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della Costituzione. Il 25 Febbraio con gli amici di area popolare ci confronteremo, con la volontà di avviare un progetto finalmente decisivo per l’alternativa alla destra di governo, vincente, non se risulterà come l’ennesimo tentativo di  riunire  alcuni amici al vertice, ma solo se sarà sostenuto dai molti comitati civico popolari di partecipazione democratica che, come mi auguro a Venezia e nel Veneto, sorgeranno dalla base in tutto il Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Febbraio 2023

 

 



Nel 1991 fu l’On Publio Fiori a segnalarmi la sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010 che poneva fine al lungo contenzioso fra i presunti eredi della DC, stabilendo in via definitiva che “ la DC non è mai stata sciolta”. Partì da quella notizia l’azione da me condotta per l’autoconvocazione del consiglio nazionale della DC storica, presieduto dall’On Rosa Russo Jervolino, azione che potei portare a compimento con l’aiuto decisivo dei compianti Onn. Silvio Lega e Clemente Darida. Da quel momento iniziarono pure i tentativi compiuti, nel 2012 con il XVIII Congresso nazionale della DC, che elesse alla segreteria nazionale del partito, Gianni Fontana e dell’Ottobre 2018, con   elezione di Renato Grassi da me sostenuta con totale solidarietà.

Ringrazio l’On Fiori che, ancora una volta promuove, con la riedizione dell’Idea Popolare, la storica testata giornalistica sturziana, il progetto di ricomposizione politica  dell’area popolare, come ben evidenziato nella nota trasmessami, che  pubblico assai volentieri sulla nostra rivista on line. Buona lettura

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Febbraio 2023

 

Publio Fiori: GLI ELETTORI STANNO ABBANDONANDO QUESTI PARTITI. RICOMPONIAMO L’AREA POPOLARE. LIBERA DA VINCOLI E SUDDITANZE.

 

“Sono maturi i tempi per una iniziativa che ispirandosi al popolarismo Sturziano ricomponga l’arcipelago democristiano e recuperi l’unità politica dei cattolici con un soggetto politico di centro, democratico, popolare, laico, riformista, europeista, alternativo alla sinistra smarrita e alla destra populista, inserito nel PPE”.

Lo ha dichiarato Publio Fiori a seguito della inquietante caduta della partecipazione elettorale.

“E’ evidente – ha proseguito Fiori – la disaffezione della gente che non si sente più rappresentata da questi partiti incapaci di una visione alta fondata su quei valori della Costituzione che rimangono inattuati o addirittura stravolti (diritti fondamentali, lavoro, famiglia, dignità della persona, partecipazione, solidarietà e sussidiarietà); partiti che anziché guidare secondo principi condivisi assecondano mode, istinti e pseudo diritti che violano la dignità delle persone e i diritti inviolabili dell’art. 2 della Costituzione.

E anche a causa di un bipolarismo imposto di fatto dalla legge elettorale ma che non corrisponde all’effettiva articolazione della nostra società.

“Ne emerge – ha continuato Fiori - una società globalizzata, nichilista, individualista, indifferente e assoggettata a un capitalismo finanziario che fa crescere differenze, povertà, disoccupazione, limitando gli spazi e la qualità della democrazia e rende necessario un profondo cambiamento con il recupero dei valori del popolarismo che, in antitesi al populismo, sono presenti nella nostra Costituzione”.

“Per questo obiettivo – ha detto ancora Fiori – sono già in atto molte iniziative: l’assemblea del 25 febbraio organizzata da Gargani e da Sanza, l’incontro tra Casini e Mastella, l’associazione realizzata da Ettore Bonalberti tra i gruppi DC del nord-est, gli innumerevoli partiti e comitati locali DC nati spontaneamente in tutta Italia, la riedizione dell’Idea Popolare (il periodico di don Sturzo) che ha organizzato per il 15 marzo una assemblea nazionale a Roma e le sollecitazioni della Gerarchia (Cardinali Parolin e Bassetti) nell’incontro “Ditelo dai tetti” del marzo 2022 dove è stato riaffermato il diritto-dovere dei cattolici all’impegno politico per una ‘politica migliore’ “.

“Naturalmente – ha concluso Fiori – questo tentativo deve puntare ad un soggetto del tutto autonomo e non opportunisticamente legato o peggio subalterno ad altri partiti che pur dichiarandosi di “Centro” nulla hanno in comune con la nostra Storia”.

 

 

Contributo al dibattito per la ricomposizione dell’area popolare

Prof Roberto Berveglieri

 

Questa mio pensiero potrebbe apparire come “la solitudine dei numeri primi”, ma è importante lanciare un messaggio per riportare il valore etico nella politica e nell’economia. Per questo mi rifaccio al profeta Michea, simbolo universale di tre punti indelebili, perché contemporanei in ogni società: “1. lotta contro i governanti e le caste del tempo che affamavano il popolo, e chiedeva che la giustizia venisse ripristinata; 2. egli ci porta la notizia di un grande cambiamento, che una volta all’anno la liturgia ci ricorda, cioè la nascita di Betlemme; 3. ci dà lo stesso segnale di Isaia, ‘il bene trionferà’, perché nello stesso tempo ci dice che radunerà attorno a se un gruppo di giusti, il bene vincerà, e si prenderà cura dei bisognosi”. Egli ci dà un messaggio, che è quello di metterci in gioco e parlare, promuovere quello che noi consideriamo il bene comune.

Dunque, il mio sforzo è trovare l’equilibrio tra il diritto (che è la scienza della esistenza regolata da norme giuridiche) e l’etica, che è la capacità di distinguere ciò che è giusto e ingiusto; perciò dobbiamo essere coraggiosi, aperti, esatti. E allora che dobbiamo dire.

In sostanza, metterci in gioco, e parlare di quello che si considera il bene comune.

Alcuni personaggi che sono contemporanei della società, i loro scritti sono datati, ma le intuizioni sono contemporanee. Prendiamo le quattro intuizioni di Sturzo: 1. La tensione etica; 2. La laicità; 3. Il bene comune; 4. Il coraggio di un riformismo operativo.

Ecco, io penso con voi di aggiungere non nozioni a quelle già tante volte chiaramente esposte, bensì la nota dell'esperienza vissuta, perché quando uno arriva a una certa età non ha più nemmeno la possibilità di fare un saggio di ricerca di idee nuove; ma fare una riflessione sulla storia, su quello che abbiamo vissuto. Quindi, le cose che io vi dirò non le ho prese dai libri, se non dal libro più importante che ciascuno ha in se. Conoscevo un bravo padre, il quale diceva che il più bel libro di lettura spirituale è spogliare la propria vita, e alle volte io ho pensato che avendo dedicato tutta la mia vita a studiare le questioni sociali e politiche, la dottrina sociale della Chiesa, gestire la pubblica amministrazione, forse sono in grado di dire come vedo io questa crisi terribile che stiamo vivendo. Quali sono le cause vere? Ma perché siamo arrivati a questo punto? Ed è possibile venirne fuori? E se è possibile venirne fuori, come? Con le risposte a queste domande noi potremmo girare l'Italia e avremmo risolto i problemi del paese. Il mio è un contributo sul quale poi, ciascuno potrà riflettere ed  essere più o meno d'accordo.

Comincerò col dire che la crisi che stiamo vivendo è una crisi del tutto anomala, straordinaria, non è comune, è una crisi che ha radici complesse di natura politica, di natura economica, di natura culturale; quindi, non si risolve soltanto sul piano dell'economia.

Permettete che ha modo di introduzione vi dica quello che io penso dell'Europa, perché poi questo mi aiuta a comprendere la crisi dell'Italia.

A mio modo di vedere, e date il valore che volete alle cose che vi dico, l’Europa è nata male, è nata con il peccato originale, perché è nata come comunità economica. Già il grande architetto dell'Europa, il francese Jean Monnet, una settimana prima di morire scriveva nel suo diario: “Se dovessimo cominciare di nuovo a costruire l'Europa io comincerei non dall'economia, ma dalla cultura, perché non si tratta di mettere intorno a un tavolo il più di Stato dell'Italia, della Francia, della Germania e di mettersi d'accordo sul mercato dell'acciaio. Ma si tratta di unire i popoli. Unire gli italiani, francesi e tedeschi è una questione culturale per l'Europa”.

I nostri padri fondatori, tutti bravi, e santi, come li conosciamo, Adenauer, De Gasperi e Schuman avevano il problema della pace. Non è possibile, come avvenuto per tutti i secoli anteriori al ventesimo, che in ogni secolo i popoli europei si siano distrutti a vicenda con la guerra; e l'ultima guerra mondiale, così terribile, ci ha fatto capire che è necessario costruire la pace. Ma come potevano fare? Mettiamo in comune la produzione dell'acciaio con cui si fanno i cannoni, gli aeroplani le armi. Allora, se avremo un comune mercato dell'acciaio, avremo in mano l'elemento per garantire la pace; al tempo stesso quando poi si è scoperto l'atomo facciamo anche le Euratom, l'Unione Europea atomica per la protezione dalle radiazioni, e quindi garantire la pace. Ottima idea; e abbiamo avuto 70 anni di pace incredibili, nonostante alcuni focolai qua e là, ma abbiamo goduto di un periodo stupendo di pace.

Ma l'errore è stato l'aver cominciato con l'economia e aver messo l'accento sull'economia, che poi è diventata moneta unica, che poi è diventata dominio della finanza (mai avere un uomo della finanza o un banchiere alla guida del ministero dell’economia o del governo). E i popoli non si sono Uniti fra di loro, si sono uniti i governi, con risentimenti perché si è imposta una regola dura, non sforare l'equilibrio tra prodotto interno lordo è debito; con tutti i drammi che sono venuti fuori; basti pensare come è stata trattata la Grecia. Vedere un popolo ridotto a quella situazione di sofferenza sociale, di ingiustizia nel nome dell'economia (peggio finanza), che ha dettato la politica all’Europa è conseguenza del peccato originale; è il frutto del peccato originale, da cui si tenta di venir fuori. Quindi, le critiche che si fanno sono necessarie e buone.

Ma se io, politico, volessi rifondare l’Europa, fossi il rifondatore dell'Europa, di nuovo io comincerei dalla cultura.  Abbiamo un esempio di come si può costruire la casa comune?

Allora voi permettete che mi rifaccia a un'antica immagine che ormai da tanti anni ho usato soprattutto parlando agli studenti, ma anche a conferenze e convegni pubblici diversi.

Il problema della casa comune, che è il problema del XXI secolo: noi non possiamo costruire una società, un'Italia nuova del XXI secolo senza imparare quella che è la Regola fondamentale del mondo globalizzato: “imparare a vivere Uniti, rispettandoci, diversi. Amici miei, questa è la regola cardine della costruzione della Nuova Europa, della nuova Italia, del nuovo mondo globalizzato. E allora l'esempio che portavo è molto banale ma rimane nell'immaginazione: è la costruzione di una casa. Quand'è che una nazione diventa Stato, diventa Popolo unito? Quando esiste una omogeneità di valori: il costume, la fede, l’arte, la lingua, che danno unità culturale a un popolo, che ha un suo territorio.

Quello che io direi nella costruzione della casa è la funzione delle fondamenta e del pavimento; non si può cominciare a costruire la casa dai muri o dal tetto. La casa si costruisce dalle fondamenta, e il fondamento della casa comune è la cultura di un popolo, sono i valori, il modo di parlare, l'arte, il costume, tutto quello che è anche ricchezza creatività, fede religiosa. Quando questo è omogeneo c'è il pavimento.

La cultura non rimane mai un discorso accademico, una tavola rotonda in televisione. La cultura si esprime sempre in Istituzioni che sono i muri della casa comune. Quindi le grandi leggi istituzioni che governano la casa comune: la magistratura, la scuola, la famiglia, il lavoro, la politica, la fede, sono i muri maestri della casa, che si devono fondare sul fondamento culturale della casa. La Cultura, che diventa Istituzione, alimenta le istituzioni.

Quindi, il diritto di famiglia italiano sarà diverso dal diritto di famiglia africano, tedesco e altri, perché la cultura è quella che determina anche le forme istituzionali. Quando ho costruito il modello, abbiamo il modello di società.

Se pigliamo in mano la Carta repubblicana ci accorgiamo che i primi 12 articoli sono il fondamento dell'Italia; sono quei valori, quel costume, quella tradizione bimillenaria che costituiscono l’humus, il terreno, l'anima del popolo italiano. La seconda parte riguarda le Istituzioni. Tanto è vero che la seconda parte è molto datata. E le riforme istituzionali vanno fatte perché il paese è cresciuto; e le istituzioni, che sono come l'abito, si rompono da tutte le parti, perché il corpo è cresciuto: ma non mettiamo in discussione le fondamenta, mentre dobbiamo rinnovare l'Italia e rinnovare l'Europa. Ricominciamo dal pavimento, dalla cultura, dai valori; uniamo i popoli, le culture e le lingue. Cerchiamo di costruire insieme il pavimento dei valori, che poi è quello che si trova nelle Costituzioni delle democrazie moderne. Non li dobbiamo inventare, abbiamo la nostra Costituzione che è validissima nel pavimento (nei fondamentali), quindi non dobbiamo inventarlo. E i grandi valori si trovano oggi in tutte le nazioni, in tutte le etnie.

Ero curioso quando Papa Giovanni Paolo II, nel cinquantesimo dell'ONU, parlò all'assemblea delle Nazioni Unite. Mi son detto, vediamo un po' come fa il Papa a cavarsela. Aveva davanti a se i cristiani, cattolici, buddisti, musulmani, indù, shint, atei; aveva davanti razza bianca, razza nera, razza gialla, occhi a mandorla, occhi rotondi: le diversità di tutti i popoli del mondo. Come farà il Papa a progettare l'Unità del mondo in questa diversità; vediamo come fa. E Lui ha usato un termine che mi ha colpito molto, e l'ho adoperato anch'io poi in alcune conferenze. Ha detto: “esiste una grammatica etica comune in tutte le coscienze umane, bianche, nere, Indù, musulmane, cattoliche, atee; tutti abbiamo dei valori comuni che in un mondo globalizzato devono servire a costituire il nucleo centrale di un nuovo Umanesimo”.

Il nuovo fondamento, il pavimento del XXI secolo non può più essere quello di una nazione; il sovranismo e nazionalismo è antistorico, perché ormai stiamo diventando un'unica famiglia.

Andiamo per le strade di Milano o altri luoghi. Prima i musulmani li trovavate in Asia, i buddisti in Giappone, i cattolici più o meno in Occidente, nei paesi del Sud Europa, nel nord i protestanti; ma questo è finito.

Se andiamo per le strade di Milano o altrove, incontriamo tutte le razze e le culture del mondo e altri, e forse c'è ancora qualche cattolico. Voglio dire, che ormai la famiglia delle famiglie umane è una realtà. Non solo di tipo economico, perché riusciamo a trasmettere capitali interi con un bip da uno Stato all'altro, ma anche a livello politico, a livello giuridico. Come sono le grandi carte dell'ONU, e i diritti fondamentali dell'uomo. Quindi è un mondo che si unifica. Che cosa vuol dire fare una frontiera col filo spinato, mi fai ridere. Ma credi tu di frenare i gommisti che vengono su attraverso il Mediterraneo, mandando la marina militare a sparare. Ma sei matto. Ma non vedi lo squilibrio demografico che c'è tra nord e sud dell'equatore. Al nord dell'equatore un miliardo più o meno di ricchi, al sud dell'equatore 6 miliardi di poveri che sopravvivono col 17% delle riserve dell'umanità. Proprietà di tutta l'umanità che vengono sciupate nel superfluo per l’83% nel nord. Con un problema demografico enorme, perché noi oggi stiamo tutti invecchiando. Ringraziamo il Signore, arriviamo tutti a 90, 100 anni, benissimo. Facciamo le case per gli anziani. È novità inventare le case per gli anziani. Ma le idee, la forza, la creatività chi ce l'ha? Ce l’ha quel 40% del Sud dell'equatore che oggi hanno 14 anni; aspettate che arrivino a 30, quando noi saremo tutti centenari, chi fabbrica? chi lavora? Andiamo a sparare con la Marina Militare contro i gommoni. Quella della emigrazione è una questione strutturale, che non si può affrontare come abbiamo fatto fino ad ora, affrontandola in modo casuale, chiudendo i porti, oppure disinteressandoci. Io non accetto nessuno, non ha senso! Perché la crisi che stiamo vivendo non è una crisi congiunturale.

Se noi prendiamo un libro di storia, in ogni capitolo troveremo una crisi congiunturale; finisce un governo se ne fa un altro; muore un bravo letterato ne emerge un altro, e sono capitoli nuovi. Ma il modello di società che noi chiamiamo civiltà e che è la cultura istituzionalizza, quella può durare secoli. Quello che sta accadendo ai nostri giorni, amici miei, è che alla fine del Novecento è finita anche la civiltà industriale, parlando dell'Occidente, perché per l’Asia e l’Africa sarebbero altri problemi. Il che vuol dire che è una civiltà, una cultura che è durata 300 anni, dalla prima rivoluzione industriale, alla rivoluzione francese, alla scoperta dell'America.

Però di quando in quando queste evoluzioni suppongono una crisi strutturale, che non è congiunturale; bisogna ripensare il modello di casa. Per 300 anni abbiamo cambiato gli equilibri interni, economici, politici, ma il modello era quello.

Oggi è saltato il modello, e la nostra grande missione di generazione, che senza averlo scelto, ci troviamo a vivere, è il passaggio da una civiltà all'altra; che è quella tecnologica, post moderna. Bisogna andare per strade nuove, bisogna inventare un modello nuovo, perché i modelli di ieri non servono più; i modelli di domani non li abbiamo ancora, ma noi dobbiamo andare avanti. Allora si può anche sbagliare nelle scelte del nuovo, ma occorre che ci mettiamo tutti a cercare l'unità, nel rispetto della diversità, perché il pluralismo non è un guaio è una ricchezza.  Immaginatevi che noia se tutti fossimo uguali; ha parlato Berveglieri, possiamo tutti andare a casa perché ha parlato, siamo tutti uguali. Menomale che lui dice, un altro dice, l'altro dice, e il pluralismo ci arricchisce, ma bisogna fare unità.

Ecco la grammatica etica comune, di cui parlava Papa Giovanni Paolo, che poi erano i valori fondamentali della nostra Carta repubblicana: la dignità della persona. Oggi non troviamo nessun documento internazionale, nessuna Costituzione moderna che non la mette al primo posto.

La solidarietà, la persona umana ha bisogno dell'altro, la società nasce in noi, non è un etichetta che si incolla sul collo della bottiglia. Il bambino è l'inizio della società. La famiglia è cellula della società. La società, la solidarietà è essenziale, nessuno di noi può fare tutto da solo, non solo quando è piccolo, ma anche quando è grande.

La sussidiarietà, cioè fare in modo che l’istanza superiore non sostituisca quello può fare l'istanza inferiore. Quindi, il problema delle regioni, il problema delle partecipazioni dei corpi intermedi, e quindi sindacati, e quindi tutte le varie manifestazioni, anche delle minoranze, che devono avere una loro responsabilità, nel bene comune; quindi la democrazia matura; il bene comune, cioè il fatto che esistono dei beni che non sono individuali. Ci sono dei beni che sono individuali, la mia salute è individuale, e se la perdo è un bel guaio, e mi potranno solo aiutare.

Ma ci sono dei beni comuni che o li raggiungiamo tutti insieme, o moriamo tutti insieme. Se voi avete notato, tutti i problemi nuovi che oggi nascono sono problemi planetari; non c'è più una sola nazione che riesce a gestire unicamente con le sue forze i problemi che nascono, cominciando dalla casa comune dell’ecologia. Il problema ecologico, uno può firmare o non firmare il trattato di Parigi. Ma si muore. Non sappiamo più che cosa mangiamo. Quello dei Tumori a Taranto andrà accertato meglio. Però ci sono dei casi di autodistruzione in cui noi non possiamo far finta di risolverli da soli; non ce la facciamo.

La pace o la facciamo tutti insieme o non ci sarà mai la pace; è la vittoria della povertà, come purtroppo sta accadendo col la guerra della Russia all’Ucraina. L’Europa, e con disgusto anche l’Italia, non ha messo in campo nessuna iniziativa di pace. Solo armi.

L'evoluzione, il nuovo sistema di produzione a livello globale che va assolutamente instaurato con le nuove tecnologie, o è un'opera comune o non si vive. È finito il tempo di una nazione leader, come gli Stati Uniti che erano la polizia del mondo. Non ce la fa più; e quando costruisce dei muri è il segno della sua debolezza, perché non è costruendo il muro col Messico che risolvi il problema dell'emigrazione, o facendo la gara con la Cina.

E se l'Europa non diventa la terza superpotenza, nella nuova Geopolitica, se non sarà in grado di confrontarsi con i Mercati, con la cultura della Cina, degli Stati Uniti, dell'India dei grandi popoli emergenti, perdiamo il treno della storia. Ed è ridicolo sentire i nostri politici che parlano di sovranismo, prima gli italiani; gli italiani da soli fanno solo Africa, senza aver dispregio per l'Africa, perché diventiamo Africa; e se continuiamo ancora così, se ci opponiamo perfino alle Istituzioni europee, non è il modo di proposi; è antistorico, è ideologico.

Allora Voi capite come la crisi della politica sta nell'aver perso il fondamento dell'Europa, che è l'ispirazione etica, ha perso il fondamento etico dell’operare, che è la morte della politica. La politica è come un essere vivente. Gli esseri viventi hanno un'anima, e quando un essere vivente perde l'anima che cosa succede? Marcisce, si corrompe. Guardate la televisione, possibile che non esista un giorno, un telegiornale in cui non ci sia uno scandalo di corruzione. Ma che cosa fanno questi uomini pubblici, che hanno raggiunto responsabilità di bene comune grande, che non hanno il buon senso di vincere la tentazione dei soldi! Perfino nel CSM, ma chi lo va a pensare, ma dove siamo. Accade perché abbiamo perso un'anima. Abbiamo perso il fondamento, e i muri senza fondamenta vengono giù; i muri crollano, le Istituzioni non reggono.

La crisi della disoccupazione, non è solo congiunturale, come si studiava all'università; i cicli economici crescono, si abbassano, l'inflazione sale, scende. No! quella è congiuntura, qui si tratta di struttura, perché non si produce più come si produceva 20 anni fa; la catena di montaggio della Fiat non esiste più, non esistono più 100 operai che per 8 ore al giorno devono fare tutti la stessa manovra, perché la cinghia gira e se no il prodotto non viene. Oggi sei un uomo seduto, colletto bianco, al computer, che regola il processo produttivo; se c'è un difetto si accende la lampadina, si ferma tutto, si aggiusta e si riparte; il prodotto è più perfetto di prima. E che cosa mangiano gli altri 100 che sono diventati inutili?

È il problema di una disoccupazione strutturale, e necessita trovare una soluzione strutturale, non congiunturale, dando soldi di qua e di la, o facendo quota 100, reddito di cittadinanza, o altre cose di questo tipo. Questi sono pannolini caldi! Bisogna ripensare le leggi del mercato, della produzione, il modo dello sviluppo! È lì che non ci siamo. Ci manca una classe politica preparata, perché va bene il fondamento, quindi i valori, la tensione etica, ma se manca l'entusiasmo non fate politica per favore.

Io non ho nulla contro i notai, sono preziosi. Ma io non posso fare il politico come fa il notaio. Ci sono professioni che senza una vocazione non si possono fare; un medico senza vocazione è un disastro, perché il medico non fa il medico solo per prendere i soldi, ma per curare i malati, non ha orario, lo chiamano di notte, nei casi più disperati deve essere pronto, è una vocazione; il prete senza vocazione è un disastro. Io aggiungo, scherzando, che molte volte è un disastro anche quando ce l'ha. Però, a parte le eccezioni, ad un certo punto, se uno non ha la vocazione cambi. Molti di questi politici che ci stanno governando sono lì da professionisti! I professionisti della politica sono la morte della politica. La politica non è una professione è una vocazione. E se uno non si dona con entusiasmo, cambi mestiere, non si faccia prete, non si faccia medico, non si faccia politico, perché farà dei danni più grandi. Il medico è chiamato a sanare i corpi, non a riempire il cielo di anime, non è la sua missione. Mandare in paradiso la gente, ci pensa qualche altro. Ma per fare questo bisogna però avere tensione ideale, e al tempo stesso professionalità e competenza. C’è una frase straordinaria di Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta di carità’. Ed è assolutamente vero.

Io non vorrei scandalizzare, ma qualche volta ce la metto apposta. Per riuscirci non basta essere santi per essere bravi politici; se uno non è santo, cioè non ha l'entusiasmo, non ha l'etica non combina niente, anche se ha professionalità. Ma se manca la professionalità, non basta la santità; e se uno è solo un professionista che cerca il proprio successo, le proprie affermazioni, i soldi, la propria sedia, e non ha la tensione ideale, la spiritualità della vocazione, cambi mestiere, perché è una rovina.

Ad uno degl’ultimi incontri, Padre Sorge mi diceva dell’esperienza della Scuola di azione politica fatta a Palermo, quando i superiori, dopo tanti anni alla Civiltà Cattolica gli dicono di andare là. A fare cosa? Non lo sappiamo nemmeno noi, ma c'è una situazione drammatica, la criminalità ha in mano tutto; c'è un centro culturale dei Gesuiti in città che stenta a vivere, vedi un po’. Quando ho visto, “mi son detto che la prima cosa da fare è formare una nuova classe dirigente; abbiamo bisogno di politici che siano onesti, con tensione ideale, e competenti; non si può fare economia, politica, le leggi, con l'ignoranza di chi va così a tastoni. Ma non si può, … il bene comune, gli equilibri internazionali …

Come si decidono queste leggi, ad esempio, la TAV non la si vuole ideologicamente. E allora che si fa? Costi e benefici. Quanto spendo e quanto guadagno. Ma ci sono delle scelte che non hanno nulla a che fare con i costi e benefici. C'è una Europa da unire (anche politicamente, con politica estera comune, esercito comune, politica sociale comune, …).

C'è una vena culturale da stendere dall'uno all'altro mare, oceano, che sarà il futuro del mondo; che forse anche non ti rende magari qualche dollaro in più, ma non è quello.

Ecco, questo è mancanza di tensione etica, di creatività; abbiamo bisogno di Statisti che leggano la storia e sappiano intuire dove va il mondo.

Lasciatemi dire che le Brigate Rosse uccidendo Moro hanno colpito giusto, perché hanno ucciso uno Statista, che aveva il coraggio di vedere il futuro, di vedere oltre, e di ipotizzare la terza fase famosa, di cui lui parlava, che era la democrazia matura, che sarebbe stata una cosa eccezionale; ma senza chi la guida non si realizza.

Uccidendo Moro, le Brigate Rosse hanno ucciso il futuro dell'Italia.

Però non possiamo nemmeno legarci a un uomo, ce ne sono tante di intelligenze e capacità; quando poi bisogna pensare in europeo, bisogna pensare in europeo, non in italiano. Se io continuo a pensare in italiano, prima gli italiani, mentre il mondo pensa in europeo e addirittura pensa della via della seta e pensa globalizzato, io perdo il treno della storia, mi ritroverò isolato, povero, sottosviluppato.

Dove sono gli uomini che pensano in europeo, che pensano in globalizzazione, che pensano in futuro, pur avendo i piedi per terra, avendo i piedi nel locale. Ma pensando in universale; abbiamo bisogno di questi politici. Ecco la formazione della classe politica.

Ecco, allora il vero problema di oggi è che stiamo vivendo una crisi strutturale, non abbiamo le strutture nuove perché non esistono; esistono quelle vecchie, che si cerca rapidamente di aggiustare, ma non avendo la cultura universale, che è il fondamento del nuovo Umanesimo, che bisogna fondare su valori condivisi, per poi avanzare insieme verso un Umanesimo ancora più pronto.

E al tempo stesso ci manca la classe dirigente. Quindi, è una crisi terribile, e bisogna non perdere più tempo. Che cosa fare. Tre anni fa, a Brescia, abbiamo ricordato il Centenario di Sturzo, ne parlavamo con il professor Maddalena e con padre Sorge.

Noi abbiamo nella storia della cultura alcuni personaggi che sono contemporanei del futuro, perché hanno intuito la verità. Il segreto di essere contemporanei del futuro è dire la verità. Se uno si mette alle false notizie, alle leggende, perde tempo, sono favole che il tempo distrugge. Ad esempio, perché ‘I Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni non invecchiano mai? Perché è un romanzo che dice la verità.

Don Sturzo è stato un genio della politica, oltre a essere un Santo, ha avuto delle intuizioni che sono vere, e sono le intuizioni del popolarismo. Anche lui è datato, ha 100 anni, e li dimostra tutti, anche leggendo i suoi scritti, perché lui e figlio della sua epoca.

Ma le intuizioni del genio sono contemporanee, valgono sempre lo sforzo.

La mia preoccupazione è stata questa:

Prendiamo le quattro intuizioni, sempre vergini, sempre vere di Don Sturzo, e cerchiamo di rileggerle oggi. Anche perché Papa Francesco, che è un papà profeta, nella Evangelii Gaudium dedica quattro paragrafi ai quattro elementi fondamentali di una buona politica.

Quali sono le regole della buona politica?

Lui non parla dei cattolici, come Struzzo che non parlava dei cattolici, ma parlava dei liberi e forti: chiunque condivide. Allora senza saperlo, questo lo penso io, il Papa ha riletto in modo moderno le quattro intuizioni di don Sturzo.

La prima grande intuizione di Sturzo, sempre valida, la tensione etica! Lui parlava chiaramente anche di tensione trascendente, e parlava della religione cristiana. E qui permettetemi un riferimento storico interessante. Conoscete tutti il nome di Benedetto Croce, il patriarca della cultura Laica; quando si pronuncia il suo nome inchiniamo la testa; non religioso. In un suo studio che ebbi occasione di approfondire anni fa, in sintesi dice questo: “Nessun modello di società può rimanere in piedi se manca il fondamento etico”. Detto da lui che fu un intelligenza notevole, senza etica non c'è vita sociale, che è il fondamento famoso della politica. Ma poi aggiungeva: “Ma il fondamento etico non può sussistere senza il contributo della coscienza religiosa”; detto da lui che non credeva!

Altrimenti è quella che padre Sorge, io e altri, chiamiamo religione civile, che è la strumentalizzazione politica della religione, per cui bacio il crocifisso, il rosario, bacio il Vangelo. Mi raccomando al cuore immacolato di Maria, che ha detto che Trionferà, quindi la lega trionferà (ostentazione strumentale).

Quella invece era vera come intuizione, perché se manca la dimensione trascendente non sta in piedi l'etica, che è il fondamento della vita sociale.

I mezzi? I primi dodici articoli sono i dodici valori fondamentali della Costituzione. Sono il fondamento etico di ogni costruzione dell'Italia, con la sua cultura bimillenaria.  Ma questo non sta in piedi se manca una coscienza religiosa, che non deve essere la confessionalizzazione della politica; non posso usare la politica a fini religiosi, e la religione a fini politici. Il Concilio in questo è stato chiarissimo. Non dico che nemmeno la Chiesa è arrivata a tanto, perché troviamo ancora dei preti, magari anche dei cardinali, che usano la politica per fini religiosi, ed è lo stesso errore di quelli che usano la religione a fini politici per avere dei voti.

Il cammino e lungo, ma la strada sta nell'autonomia. Noi abbiamo grazie a Dio anche a livello giuridico, la revisione del concordato che è stata fatta anche alla luce del Concilio Vaticano II, che ha fatto proprie queste nuove visioni; quindi la strada è quella, ma il cammino è lungo.

La prima cosa quindi la tensione etica. Ricominciamo dai valori, dalla cultura, dalla formazione. Se uno mi dicesse, lei ha detto un fiume di parole, esiste una parola unica che riassume tutto? Esiste, e ve la lascio in ricordo: ‘formazione’.

Di fronte a una crisi strutturale di civiltà siamo tutti impreparati, uomini di cultura, uomini di politica, uomini di chiesa, perché la crisi è venuta che non ce ne siamo accorti.

Fino a pochi giorni prima della caduta del Muro di Berlino, nessuno prevedeva la caduta del muro. Nonostante che prevedessero la fine dell'Impero Sovietico, in modo lucidissimo.

Noi non abbiamo visto arrivare la crisi strutturale. Noi, abbiamo dalla parte nostra il Signore che ha indetto un concilio degli anni 60, che anticipava i problemi del ventunesimo secolo. Per me è una delle prove dell'esistenza di Dio il Concilio. Perché solo lo Spirito Santo poteva prevedere quali sarebbero state le sfide del XXI secolo.

Detto questo, formare! Tutto quello che investiremo in formazione ha futuro. Anche se poca gente viene agli incontri, io mi congratulo con gli organizzatori di questi incontri, perché in altri tempi un tema come questo avrebbe riempito i teatri, anzi, non ci stava la gente; oggi, vengono poche persone intelligenti. Ma bastano quelle per seminare. Al seme basta una persona.

Allora concludendo, ‘La seconda intuizione di Sturzo era quella della laicità’, una laicità che diventa sempre più importante. Non è più la laicità ottocentesca in cui si parlava solo di Stato e Chiesa. Esiste anche una laicità ideologica. Perché esiste un confessionalismo ideologico.

Cosa vuol dire laicità: superamento dei dogmatismi confessionali o ideologici, per poter fare insieme il bene comune.

Mi è rimasto impressa la crisi del governo Prodi, quando ha messo tutti insieme, con la maggioranza di due voti in Senato, ed erano di Rifondazione Comunista. La crisi del governo è accaduta perché i due di Rifondazione erano i più confessionali del governo. Loro han detto: la lotta di classe è un dogma, non la possiamo contraddire, piuttosto che approvare questa legge, crisi di governo. Questo è mancanza di laicità! Laicità vuol dire ricerca di quello che ci unisce, superando i propri muri. Ponti, non muri.

Il terzo principio, intuizione di Sturzo, valido ancora oggi, è il bene comune. Ci sono dei beni comuni che o raggiungiamo tutti insieme, o moriamo tutti insieme; li ho già accennati prima: tutti i problemi nuovi sono planetari nessuna nazione da solo può affrontarli.

Il quarto ed ultimo principio, il coraggio di un riformismo aperto. Qui Sturzo era feroce. Nell'ultima pagina del discorso di Caltagirone del 1905, famoso, se la prende con quei cattolici conservatori; e dice che i cattolici conservatori sono mummie, anche se son cattolici stanno bene nei musei; non sappiamo che farcene, perché la società va riformata. Bisogna avere il coraggio delle riforme; il Vangelo è rivoluzionario; si ispira a modelli di Coraggio, di Giustizia, di Amore, che sono rivoluzionari.

Allora, mettendo insieme questi valori, nasce la possibilità di superare la crisi, non in modo convenzionale, o litigando con l'Europa, o creando muri, o chiudendo porti, non è questo! Ma costruendo insieme una nuova coscienza etica basata sui valori costituzionali allargati a livello mondiale, benedicendo e vivendo la laicità di chi pure ispirandosi a valori che sono dogmatici come quelli della Fede deve mediare questi valori in leggi politiche, e la mediazione non è mai la trasposizione dei valori non negoziabili in termini di legge; impossibile!

Bene comune, e poi tutto l'entusiasmo per un rinnovamento di un mondo migliore perché il mondo non può fermarsi, la storia non si può fermare, però si può e si deve orientare! Ed è la sfida di chi vive come noi il passaggio epocale dalla civiltà industriale o moderna, in civiltà post moderna o tecnologica, in cui non abbiamo più modelli definiti e dobbiamo andare per strade nuove, ma illuminati da questi valori possiamo scegliere con professionalità. Però, mettendo insieme anche una classe politica capace di fare questi passi. Capite come è grave la nostra situazione, ma non è senza speranza. Ecco, creare una nuova classe politica, questo è il nostro ruolo, il nostro compito.  Grazie, Roberto.

 

Per le cose immediate da fare basta riprendere le ultime mie conferenze.

 

Padri fondatori dell'Unione europea sono considerati il francese Jean Monnet, il franco- tedesco Robert Schuman, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer. 

 

Non c’è più tempo da perdere

 

Le riflessioni degli amici Fioroni e D’Ubaldo su Il Domani d’Italia di oggi (  Il PD fa passi indietro: tempi nuovi per i Popolari?) e quella di Giorgio Merlo ( Cambio di scena: destra sinistra e centro….non più tabù) confermano le difficoltà/impossibilità di continuare l’esperienza politica in un PD sempre più orientato a ricomporsi nella sua unità originaria della sinistra italiana. Anche a destra, come scrive Giorgio Merlo, la presidente Meloni tenta “di interpretare con eleganza e diligenza, la destra politica, culturale e sociale italiana”.

Contrariamente a quanto alcuni amici democratico cristiani hanno deciso, nel recente ufficio politico di quel partito, ossia di scendere in campo anche nelle prossime elezioni regionali del Lazio e della Lombardia a sostegno delle candidature di destra, appartengo a quel gruppo di “ DC non pentiti” convinti che la fedeltà alla nostra migliore tradizione storico politica, ci imponga di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Una ricomposizione dell’area popolare, premessa indispensabile per favorire la nascita del centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. E’ quanto con gli amici della Federazione Popolare DC ci siamo proposti alcuni anni fa e che, adesso, potrebbe essere concretamente sperimentato con gli amici Popolari già partecipi dell’esperienza nel PD.

Uniti sui valori fondanti della dottrina sociale cristiana e sulla fedeltà alla Costituzione repubblicana, dovremmo impegnarci tutti insieme per un progetto indispensabile al rafforzamento del sistema democratico del nostro Paese.

A Venezia siamo interessati a favorire l’avvio di un centro civico popolare di partecipazione democratica, nel quale aprire finalmente, dopo anni di silenzi e di divisioni nella diaspora post democristiana ( 1993-2023), il dialogo tra i diversi movimenti, associazioni, gruppi e persone appartenenti alla vasta area politico culturale popolare.

Se anche dal centro nazionale tale progetto fosse favorito, con l’obiettivo di preparare un’assemblea costituente nella quale definire la proposta politico programmatica di area popolare e scegliere la nuova classe dirigente, credo che sarebbe oltremodo utile e opportuno.

Lasciamo alle foglie caduche d’autunno di quanti sono interessati, pur di sopravvivere, al ruolo di ascari reggicoda della destra o della sinistra, di sottrarsi a questo impegno. Crediamo, invece, che spetti ancora ai “liberi e forti italiani del XXI secolo”, raccogliere il testimone della migliore tradizione sturziana e degasperiana, per offrire una nuova speranza a un Paese in grave crisi culturale, economica e sociale, e una sponda sicura per il sistema democratico italiano. 

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 Gennaio 2023

 


Alcune  proposte di riforma per il Paese

 

Da Sindaco DC di un paese altopolesano, agli inizi degli anni’70, profilandosi i decreti Stammati, che avrebbero introdotto il finanziamento diretto dello Stato agli enti locali sulla base della spesa storica, essendo aperto un forte dibattito tra gli amministratori DC, in maggioranza in quasi tutti i comuni del Veneto,  decisi di chiamare i capifamiglia del mio paese in Comune per verificare le situazioni reali economico patrimoniali di ciascuno. Realizzai la più importante e analitica revisione dell’imposta di famiglia, ultimo strumento nelle mani degli enti locali, grazie alla quale negli anni successivi il mio comune poté contare sul finanziamento statale correlato all’ultima entrata che da quel censimento era stato fatta, con piena adesione, seppur con qualche mugugno, dei cittadini.

L'introduzione del welfare state alla fine degli anni '60, che è stata una delle grandi conquiste della DC e del centro-sinistra, si è accompagnata alla riforma fiscale del 1974 voluta dall'allora ministro Visentini, con le conseguenze che derivarono da quella scelta da lui fortemente perseguita e attuata: la scissione tra il momento dell’autonomia ed il momento delle responsabilità, ossia il venir meno di uno dei capisaldi fondamentali di tutto l'insegnamento sturziano, con l'instaurarsi di una pericolosissima prassi fondata su un unico sportello centralizzato delle entrate ed oltre 30.000 sportelli incontrollati ed incontrollabili della spesa, con le conseguenze ben note sul piano del deficit pubblico. Da un punto di vista strutturale, con la trattenuta fiscale alla fonte dei redditi da lavoro dipendente (con i datori di lavoro, pubblici e privati, in funzione di esattori fiscali per conto dello Stato) si realizzava una condizione assurda e iniqua, per cui il peso prevalente del welfare state veniva pressoché totalmente sostenuto dalle categorie a reddito di lavoro accertabile, mentre largo spazio alla accumulazione veniva lasciato ai detentori di capitali finanziari destinati a sostenere con l'acquisto dei titoli il debito pubblico e, dunque, con un sistema vizioso in cui si drenano i capitali dai redditi di lavoro e di impresa e si pompano gli interessi del debito pubblico che, nel 2022, a fine Dicembre, ha raggiunto la cifra enorme di circa 2750 miliardi di €.

Estensione progressiva del welfare state ed enorme sperequazione a livello fiscale in cui evasione, erosione ed elusione lasciano pressoché fuori controllo oltre un terzo del reddito nazionale prodotto: sono queste le situazioni da cui partire per impostare seriamente un programma di risanamento e di rilancio della nostra economia. Dobbiamo tornare a Sturzo, se vogliamo conservare intatti i caratteri di un partito popolare, ma ciò significa: da un lato ricomporre la frattura tra il momento dell'autonomia e quello delle responsabilità e, dunque, ri-attribuire una concreta capacità impositiva agli enti locali che dovranno concorrere con lo Stato, sin dal momento dell'accertamento, alla determinazione della politica delle entrate, insieme all'assunzione in presa diretta delle responsabilità nella politica delle uscite; dall'altro a por mano, senza più rinvii ed esitazioni, ad una rigorosa riforma fiscale che annulli le attuali insopportabili ingiustizie e sperequazioni. Due grandi obiettivi,dunque, politico programmatici: la riforma della finanza nazionale e locale e la riforma fiscale.

E’ evidente, infatti, come mi scrive l’amico On. Bruno Tabacci, che “ con un 20 per cento di Pil nero e un 6-7 per cento di malavitoso un Paese non regge, perché produce troppe distorsioni e disuguaglianze”. E non regge nemmeno un Paese in cui il terzo stato produttivo sostiene il sistema a favore della “casta”, dei “diversamente tutelati” e del “quarto non Stato”, di cui da tempo scrivo con la mia teoria euristica dei quattro stati, in cui suddivido, “ ai fini del ragionamento”, la società italiana. Non possiamo più continuare con un sistema nel quale larga parte dello  scambio di beni e servizi si regge sul dilemma: con o senza fattura? Si tratta, come l’amico Tabacci sostiene da molti anni, di introdurre il conflitto di interesse tra le due parti, autorizzando la possibilità di produrre nella dichiarazione dei redditi i titoli certficati delle spese effettuate per una serie di beni e servizi ammessi, eliminando così l’interesse reciproco delle parti a sottrarre il dovuto fiscale allo Stato e alle sue necessità.

Serve una nuova politica economica e un ripensamento organico della costruzione europea giunta a un punto morto inferiore e che, distrutta la sovranità popolare nazionale, non ha saputo garantirla a un livello più elevato e partecipato, quello europeo. Di fatto abbiamo costruito un ircocervo iper-burocratico che ci ha spogliato del potere fondamentale sulla moneta senza offrirci contropartite adeguate, che non siano i gravi costi sociali conseguenti alle politiche del rigore basate sulle illegittime prescrizioni dei fiscal compact (denunciate a suo tempo dal prof Guarino) e del pareggio di bilancio vigilate a BXL con una Banca centrale priva del potere di emissione della moneta proprio di ogni istituto con quelle competenze e funzioni.

In Italia, poi, servirà una tosatura a zero della spesa pubblica: dalle 20 Regioni e società derivate si potrebbe/dovrebbe passare a 5-6 macroregioni con competenze esclusivamente legislative di programmazione e controllo, con totale dismissione di tutte le partecipate et similia; un’analoga tosatura nelle spese dello Stato a livello ministeriale e negli enti derivati. Idem ai livelli territoriali regionali e locali.

Se le caste economiche, politiche e burocratiche tenteranno ancora una volta di opporsi, insieme ai nodi scorsoi impostoci dalle assurde e illegittime norme europee ( Guarino docet) e dai poteri finanziari internazionali che hanno sovvertito il NOMA ( Non Overlapping Magisteria)  stabilendo il primato della finanza sull’ economia e la politica ridotte a ruoli ancillari, stavolta non sarà la ghigliottina, ma una  nuova “ assemblea della pallacorda”   destinata a compiere una rivoluzione politico istituzionale levatrice della nuova repubblica o una drammatica rottura di tipo autoritario. Per adesso la sfiducia e la delusione degli elettori sono state raccolte dalla destra a guida di Fratelli d’Italia, con una maggioranza ibrida che, io credo difficilmente saprà e/o vorrà affrontare questi nodi gordiani dal caso italiano.

Spero di sbagliarmi, ma naso-metricamente non vedo orizzonti diversi. Di questo, credo, invece, che noi DC e Popolari dovremo seriamente discutere, dai comitati civico popolari territoriali all’assemblea costituente del nuovo partito di centro, da organizzarsi quanto prima per il bene dell’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Gennaio 2023

 

 

 

 

 


Fratelli d’Italia non è la nuova  DC

 

Con sondaggi che danno il partito di Giorgia Meloni oltre il 30%, qualche amico, anche tra coloro che si dichiarano “Popolari” di questa o quella regione d’Italia e che hanno, verosimilmente, votato per FdI, si illudono di aver trovato la loro nuova DC.

Il recente incontro romano con il leader tedesco del PPE, Weber, ha favorito tale convincimento. Stessa illusione già patita al tempo in cui Berlusconi, sollecitato da Sandro Fontana e da Don Gianni Baget Bozzo, decise di portare Forza Italia ad aderire al PPE, diventando il principale partito “moderato” italiano presente nel Partito Popolare Europeo. In realtà, strada ben diversa fu fatta nelle varie realtà regionali, a cominciare dal Veneto, dove i leader di Forza Italia, liberali e/o socialisti, iniziarono una sistematica battaglia contro i vecchi DC. Anche nella destra nazionalista e sovranista a guida meloniana, chi sta assumendo un ruolo dominante, non sono certo i supporters esterni ex DC, come Cesa e Rotondi, tranne l’ex governatore pugliese, Fitto da tempo del partito dei conservatori europei, ma il cognato “del Presidente”: l’On Lollobrigida, deus ex machina di tutto ciò che oggi ruota attorno alle nomine del potere governativo.

Nella nostra secolare storia ci sono sempre state correnti e movimenti di pensiero e di azione conservatori, fin dall’Opera dei Congressi. Basterà ricordare il ruolo svolto dalla destra clericale e filo fascista dei Cavazzoni e Tovini, al tempo di Sturzo del congresso di Torino del 1923.

Certo, se una parte non indifferente di ex DC nelle ultime elezioni politiche ha scelto di votare a destra, qualche autocritica seria dovremo pur farla, specie noi che, dal 1993 e nella lunga stagione della diaspora DC, abbiamo tentato, sin qui senza successo, di batterci per la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

L’assenza di un’alternativa credibile al centro della politica italiana, ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana e dalla fedeltà ai principi costituzionali, ha favorito, da un lato, la grande astensione dal voto ( quasi il 50% degli elettori) e, dall’altro, stante l’assenza di una reale e credibile alternativa a sinistra, dopo una lunga stagione di governo largamente insufficiente della stessa, la maggioranza relativa alla coalizione di destra centro, e al ruolo dominante del partito della Meloni.

Se, come ho scritto nelle mie ultime note, non si riesce a mettere in moto la macchina a tra le diverse realtà di area in sede nazionale, è indispensabile partire dalla base, come ha anche scritto Armando Dicone su “Il domani d’Italia” il 13 gennaio, nella quale vanno promossi comitati civico popolari di partecipazione democratica tra le diverse realtà presenti di area cattolico democratica e cristiano sociale. Non si tratta, come ben ha scritto Dicone, di costruire l’unità politica dei cattolici ( mai esistita, nemmeno al tempo della DC storica), ma di favorire quella “ dei Popolari di centro”.

Essenziale sarà chiarirci tra di noi sul caso di Fratelli d’Italia. Questo partito non è e non potrà mai essere una nuova DC, dato che le sue radici etico culturali e politico organizzative sono distanti anni luce dalla nostra storia e tradizione etica, culturale, sociale e politica. I riferimenti culturali dell’On Meloni, per quanto si è potuto sin qui comprendere, dalle sue dichiarazioni pubbliche o dalla lettura del suo libro autobiografico: “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”, non sono, né potranno mai essere le nostre.  Difficile, se non impossibile, trovare elementi di omogeneità culturali tra chi si considera erede della tradizione sturziana e degasperiana, con una leader che a Julus Evola , così caro alla cultura neofascista almirantiana e missina, ha deciso di scegliere  Roger Scruton, filosofo conservatore morto nel 2020 o lo scrittore della “Filosofia infinita”, Micheal Ende, inventore del protagonista, il piccolo Atreju,  nel riferimento al quale, Fratelli d’Italia ogni anno organizza il suo incontro di approfondimento formativo. Gli eredi della Democrazia Cristiana, lontani da queste ideologie, hanno come riferimenti essenziali, gli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana, dalla Rerum novarum alle ultime encicliche sociali di Papa Francesco: Laudato SI e Fratelli Tutti e i principi di solidarietà e sussidiarietà scritti dai nostri padri fondatori nella Costituzione repubblicana. Il nostro vero compito è e sarà proprio quello di tradurre nella città dell’uomo quei principi, adattandoli alle esigenze di questo difficilissimo tempo della globalizzazione dominante. Dobbiamo rifuggire da ogni facile tentazione di ridurci al ruolo di ruota di scorta della destra o della sinistra italiana, ma, semmai, impegnarci, a partire dalle nostre realtà locali, a favorire la ricomposizione al centro della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale. Il tempo della diaspora e della nostra Demodissea finirà, se ciascuno di noi si farà portatore di questa necessità e sostenitore di questo impegno.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Gennaio 2023

 

 

 

  1. Non è più tempo di attesa

     

    Non possiamo continuare a restare fermi in attesa di Godot, il surplace non può essere la condizione dei cattolici nella politica italiana. I Popolari della Margherita, tranne alcuni ultimi ancora fiduciosi, hanno già preso atto del fallimento del progetto aperto al Lingotto da Veltroni nel 2007 e dell’irrimediabile deriva a sinistra di quel partito.

    Anche a destra, dopo l’illusione del risultato “specialissimo” della nuova DC di Cuffaro in Sicilia, a molti di noi “ DC non pentiti” appare suicida l’ipotesi di alleanze a destra col solo obiettivo di far sopravvivere nel galleggiamento qualche esponente politico.

    Cosa si aspetta a favorire l’avvio di liste di area popolare, tanto nelle prossime elezioni regionali di Lombardia e Lazio che in quelle  locali della prossima primavera e, in prospettiva, per le europee del 2024?

    Se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà a Maometto. Se capi e capetti delle diverse casematte di area DC e popolare in sede romana non sono in grado di avviare un dialogo e un confronto tra di loro,  dobbiamo far partire dalla base l’iniziativa politica.

    Nelle diverse realtà territoriali locali esistono partiti, movimenti, associazioni e gruppi di area cattolico democratica e cristiano sociale che potrebbero incontrarsi e formare dei comitati di partecipazione democratica e popolare, strumenti indispensabili per definire le priorità politiche e programmatiche a livello glocale e selezionare una nuova classe dirigente indispensabile a rappresentare la nostra cultura politica a livello elettorale.

    Certo, un’iniziativa che fosse promossa da Roma potrebbe favorire il progetto, ma, permanendo questa condizione di stallo e di incomunicabilità, è dalla base che deve partire lo stesso. Favoriti dal sistema elettorale proporzionale con preferenze in tutte le prossime elezioni citate, non ci sono più alibi, se non l’egoistica ambizione di qualche solito noto, per contrastare la formazione di liste unitarie di area popolare.

    E’ tempo di superare la divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale per ritrovare insieme le ragioni di condivisione dei fondamentali della dottrina sociale cristiana che resta, con la fedeltà alla Costituzione, la base della nostra comune ispirazione etica, politica e culturale. Il popolarismo sturziano e la lezione degasperiana e della storia migliore della DC sono i nostri riferimenti storico politici, da interpretare alla luce delle esigenze nuove presenti nella nostra società, squassata da disuguaglianze incompatibili con le priorità indicate dai principi di solidarietà e sussidiarietà proprie della nostra cultura.

    Non mancano iniziative impegnate nel progetto di ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale. Cito, tra le più rilevanti, quelle di area popolare promosse dagli amici Merlo e Sanza, della Federazione popolare dei DC di Gargani, Tassone, Gemelli, Eufemi; il movimento partito di Insieme di Giancarlo Infante e Ivo Tarolli;  il costante tentativo di mantenere viva la storia e cultura politica della DC di Grassi e tanti altri amici. 

    Esistono a livello di base tante altre realtà associative che andrebbero sollecitate ad assumere azioni positive e di coordinamento culturale. Molto importante è anche il ruolo svolto dalle testate giornalistiche e on line della DC ( www.democraziactistiana.cloud), del domani d’Italia (www.ildomaniditalia.eu), di Politica Insieme (www.politicainsieme.com), cui si è aggiunta da qualche settimana la riedizione della gloriosa testata sturziana del L’Idea popolare( www.lideapopolare.it) . Sono luoghi di confronto e di riflessione che possono favorire il dialogo e lo stesso processo di ricomposizione politica di cui il Paese ha necessità.

    Premessa indispensabile sarà quella di avviare una seria iniziativa per una legge popolare per il ritorno alla proporzionale con preferenze, conditio sine qua non, se si intende costruire il centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità. In parallelo, si dovrebbe ricostituire il vittorioso comitato dei Popolari per il NO alla deforma costituzionale, a suo tempo avviato con l’amico Gargani, al fine di contrastare le derive presidenzialistiche annunciate da una destra nazionalista e sovranista. Dalla base emergeranno i cahiers de doléance, sulla base dei quali il nuovo centro democratico popolare definirà il programma per l’Italia del 2023, secondo una logica glocale, indispensabile nell’età della globalizzazione. In alternativa a una destra di governo, che sta mostrando tutti i suoi limiti e contraddizioni e di una sinistra incapace di ridefinire il suo ruolo, è indispensabile, come nei momenti migliori della storia nazionale, che salga dalla vasta e articolata realtà del mondo cattolico, una nuova speranza per la società italiana.

     

    Ettore Bonalberti

    Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

    Venezia, 10 Gennaio 2023

     

     

  2. Un gradito ritorno premessa di un rinnovato impegno

     

    Il ritorno della gloriosa testata sturziana “ L’Idea Popolare” rappresenta un’opportunità di cui approfittare, per riprendere con entusiasmo  il progetto della ricomposizione culturale e politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, ossia di coloro che, con diverse sensibilità, appartengono alla tradizione migliore del popolarismo sturziano.

    Dopo la lunga stagione che, nel mio saggio del 2021 ho definito la “ Demodissea” democristiana, ossia quella vissuta nel periodo doloroso della diaspora DC ( 1993-2020), con le numerose “casematte DC” che si combattono l’eredità legittima del partito storico di De Gasperi, Fanfani, Moro, Zaccagnini, De Mita, Forlani e Martinazzoli e con il governo del Paese passato nelle mani della destra a prevalente conduzione del partito nazionalista e sovranista di Fratelli d’Italia, credo sia indispensabile tornare ad approfondire i nostri fondamentali; quelli che derivano da quanto seppe indicare ai “Liberi e Forti” del suo tempo, don Luigi Sturzo.

    Il Popolarismo come antidoto e alternativa al populismo: questo dovrebbe essere il tema dominante del nostro impegno politico, così come ci ha indicato magistralmente Papa Francesco che, nel videomessaggio in spagnolo inviato, in occasione dell’apertura dei lavori, ai partecipanti alla Conferenza Internazionale “A Politics Rooted in the People” organizzata nell’aprile 2021, dal Centre for Theology & Community, ha affermato: La vera risposta all’ascesa del populismo non è più individualismo, ma il contrario: una politica di fraternità, radicata nella vita del popolo”. “Popolarismo”: così Francesco definisce l’antidoto al populismo, per dar vita ad una “politica con la maiuscola”, ad una “politica come servizio, che apra nuovi cammini affinché il popolo si organizzi e si esprima”. Si tratta, specifica il Papa, di “una politica non solo per il popolo, ma con il popolo, radicata nelle sue comunità e nei suoi valori”.

    E’ questa la premessa da cui partire, insieme a quanto il compianto maestro e amico Carlo Donat Cattin scrisse celebrando l’anniversario del 18 Gennaio 1919, data di fondazione del Partito Popolare, con l’appello ai Liberi e Forti: Noi non siamo marxisti ne’ siamo liberali. Siamo cresciuti dal solco tracciato per faticosi decenni nella gleba dell’Italia contadina, tra le minoranze cattoliche dei quartieri operai e degli opifici di vallata della prima e della seconda industrializzazione, nel popolo minuto dedito all’artigianato e al commercio, nella schiera interminabile di educatori, intellettuali, uomini di pensiero, nella più stretta schiera di imprenditori, di scienziati, di ricercatori chiamati alla vita sociale dalla ispirazione cristiana. Siamo popolo nell’accezione sociologica, chiamato alla politica secondo una spinta partita dalla base del mondo cattolico, alla conquista di una dimensione laica. E siamo i continuatori della tradizione politica del popolarismo.” Ecco perché siamo impegnati come “DC non pentiti” nel progetto di ricomposizione dell’area popolare, per concorrere a costruire il soggetto politico nuovo di centro, democratico, popolare, riformista, europeista, alternativo alla sinistra e alla destra sovranista e populista, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori DC: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

    Un progetto di ampio respiro che deve partire dalla base, dato che i diversi tentativi sin qui esperiti, si sono esauriti nella misera affermazione di questo o quel leader che, a destra come a sinistra, alla fine, ha dovuto sperimentare il vecchio aforisma applicato ai cosiddetti esponenti della “sinistra indipendente” del PCI: è sempre il cane che muove la coda.

    Serve uno scatto di orgoglio e il desiderio di autentica autonomia dalla destra e dalla sinistra, convinti che, come in tutta la storia dei cattolici democratici e cristiano sociali, la nostra collocazione deve rimanere al centro, nel quale intendiamo apportare i principi e i valori della dottrina sociale cristiana così come si è sviluppata: dalla Rerum Novarum alle due ultime di Papa Francesco, Fratelli tutti e Laudato SI, unitamente alla fedeltà al dettato costituzionale. Quei principi e quelle regole che i padri costituenti democratico cristiano seppero tradurre in maniera encomiabile nella Carta fondamentale della Repubblica.

    Certo per poter occupare la posizione centrale nella politica italiana forti dei nostri valori, dovrà essere superato il sistema elettorale di tipo maggioritario che, dal mattarellum all’attuale rosatellum, ha favorito il mantenimento di un bipolarismo forzato. Un bipolarismo che, con la vittoria del partito di Giorgia Meloni, è di fatto anch’esso superato, dato che al dualismo classico del centro destra e centro sinistra è subentrato quello assai più asfittico tra una destra estrema e una sinistra confusa alla ricerca della propria identità. Non abbiamo la forza nella rappresentanza parlamentare per tornare alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, ma possiamo attivarci per una legge di iniziativa popolare per questo obiettivo. Potrebbe essere un primo banco di prova necessario per verificare il grado di compatibilità tra le diverse realtà partitiche, associative, di movimenti e gruppi della vasta e articolata area cattolica e popolare. Insieme a questa decisiva iniziativa politica, dovremmo far partire dalla base, nei diversi territori regionali, provinciali e comunali, dei comitati di partecipazione tra le diverse realtà presenti che si riconoscono nei principi e nei valori popolari. Comitati di partecipazione democratica, nei quali emergeranno i bisogni reali dei cittadini e si selezionerà con metodo democratico la nuova classe dirigente ai diversi livelli territoriali. Un’assemblea costituente nazionale sarà la tappa finale di questo progetto-processo, nella quale definiremo il nostro progetto popolare per il Paese, conforme ai nostri principi e tale da superare la dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale che ha, soprattutto nella fase della diaspora, accentuata la nostra divisione. Un progetto-processo ambizioso per il quale servirà la disponibilità di tutti gli uomini di buona volontà, liberi e forti del nostro tempo, insieme alla generosità di coloro che hanno sin qui frenato o reso difficile questo percorso.

    Noi esponenti della quarta e ultima generazione della DC storica dovremo semplicemente accompagnare il progetto, nella convinzione che spetterà a una nuova generazione di cattolici democratici e cristiano sociali assumerne la guida, ai quali dovremo solo favorire la consegna del testimone della nostra migliore tradizione politica.

     

    Ettore Bonalberti

    Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

    Venezia, 31 Dicembre 2022

     

     


 

Alle prossime elezioni regionali e locali, liste unitarie di area popolare

 

Se la situazione interna al PD, alla vigilia del loro congresso nazionale, è alquanto complessa, assai più ardua è quella della vasta e articolata area cattolico democratica e cristiano sociale. La diaspora democratico cristiana, che in un mio saggio dell’anno scorso ho connotato come la nostra “Demodissea”, nonostante i numerosi tentativi di superamento, non è ancora risolta.

A sinistra, dopo l’assemblea dei Popolari convocata da Pierluigi Castagnetti, è emersa con nettezza la difficoltà degli ex DC all’interno di un partito in cui, come ha ben descritto Giorgio Merlo nel suo ultimo articolo su Il Domani d’Italia, le due candidature principali alla segreteria, quelle di Bonaccini e della Schlein, sono entrambe collegate alla tradizione del PCI-PDS-DS e il ruolo dei cattolici democratici emarginato e subalterno. Si attendono sviluppi, nella speranza che non prevalgano gli aggiustamenti degli interessi “ particulari” dei soliti noti.

Nell’area democratico cristiana, accanto all’interessante e aperta relazione dell’On Mario Tassone all’assemblea del NCDU, con cui si è riproposta la visione di un partito aperto al superamento della sua stessa realtà organizzativa per concorrere alla formazione di un centro politico nuovo alternativo alla destra sovranista e nazionalista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità, disponibile a collaborare con quanti intendono difendere e attuare la Costituzione repubblicana, si sono confermate alcune pesanti criticità.

Dopo quell’assemblea, infatti, l’amico Tassone mi ha inviato copia della lettera ricevuta dell’On Gianfranco Rotondi con cui, quello che consideravo “ il miglior fico del bigoncio”, dopo il tentativo a andato a vuoto dei Verdi Popolari, propone la riunificazione dei DC a sostegno della maggioranza di destra dell’On Giorgia Meloni e del suo partito Fratelli d’Italia.

Ho scritto a Tassone che, se il buon giorno si vede dal mattino, la proposta di Rotondi, per quanto mi riguarda, è assolutamente inaccettabile, poiché lontana mille miglia dalla nostra migliore tradizione culturale e politica da Sturzo a De Gasperi, da Fanfani a Moro sino a Zaccagnini, De Mita e Forlani. Da parte mia propongo ciò che da molto tempo vado scrivendo, ossia che, prima, dovremmo ricomporre politicamente la nostra area dei cattolici democratici e cristiano sociali sulla base dei comuni valori ispirati dalla dottrina sociale cristiana e dalla fedeltà alla Costituzione, condividendo un programma credibile per il Paese e dopo, solo dopo, porci il tema delle alleanze, che non potrà che svolgersi con chi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione, Non certo con chi, come ha anche ben denunciato Tassone nella sua relazione, si propone di introdurre ipotesi di repubblica presidenziale o semi presidenziale, che snaturerebbero l'equilibrio delicatissimo della carta fondamentale dei padri fondatori. Molto interessante, invece, a mio parere, è quanto si sta svolgendo nel dibattito interno al movimento-partito di Insieme, guidato da Giancarlo Infante, dove si ritrovano molti degli elementi  in grado di favorire il processo di ricomposizione politica della nostra area. Abbiamo due scadenze a breve che si potrebbero utilizzare per una prima prova di unità dell’area popolare, partendo proprio dalle indicazioni provenienti dalle realtà territoriali interessate. Perché alle prossime elezioni regionali del Lazio e della Lombardia e in quelle amministrative locali del prossimo anno, non tentiamo di organizzare liste unitarie dell’area popolare? In queste elezioni, come in quella per il rinnovo del parlamento europeo del 2024, sarà vigente la legge elettorale proporzionale con le preferenze, quindi, nessun alibi per scelte di convenienza in coalizioni di destra o di sinistra con candidature garantite. Saranno gli amici delle diverse realtà di area cattolico democratica e cristiano sociali presenti nei territori interessati a indicare i nostri candidati, unica modalità per garantire l’emergere di quella nuova classe dirigente di cui tutti parliamo e senza la quale la nostra “demodissea” non avrà mai fine. Comitati promotori locali e regionali della Federazione di area popolare saranno gli strumenti indispensabili per questa costruzione dalla base del soggetto politico nuovo di centro, di cui la politica italiana ha bisogno, se si intende superare un bipolarismo forzato tra destra e sinistra sin qui favorito anche da un sistema elettorale che dal mattarellum in poi, ha concorso alla distruzione del centro.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Dicembre 2022

 


Ci vogliamo provare?

 

Sono molti anni che ci dividiamo sul tema delle alleanze, sulla scelta, cioè, del “con chi collegarci”, piuttosto che con il “che cosa e come realizzare” un nostro autonomo progetto politico. A destra, qualche amico, sulla scia della predicazione del “miglior fico del bigoncio”, l’On Rotondi, si sta convincendo che quello di Sora Giorgia sia la nuova DC 2.0. Un ossimoro insensato, o, nel caso di Rotondi, un “ whisful thinking”,  una velleitaria illusione, che contrasta con ciò che tutti insieme abbiamo vissuto: dalla DC di De Gasperi e Fanfani, a quella di Moro e De Mita, sino all’ultima fase delle segreterie di Forlani e Martinazzoli.

A sinistra, coloro  che concorsero a dar vita alla Margherita e alla formazione del PD a vocazione maggioritaria, o se ne sono già andati da quel partito, o stanno realisticamente prendendo atto dell’antico aforisma donat-cattiniano, secondo cui: a sinistra è sempre il cane che muove che coda. Un aforisma che, come già accadde in Forza Italia, a maggior ragione, si confermerebbe anche nella destra a egemonia meloniana.

E’ tragicomico che tra gli eredi di coloro che attivarono contro la DC la battaglia della “questione morale”, stiano emergendo alcune figure del PD, responsabili della più sconvolgente monnezza della storia politica dell’Unione europea; un’autentica cloaca maxima dell’indecenza corruttiva senza analoghi precedenti. E, intanto, al centro, sopravvivono vecchie e gloriose sigle e minuscole casematte, espressione di nobili testimonianze politiche, ma impotenti, da separati in casa, a svolgere un ruolo politico istituzionale efficace ed efficiente nella politica italiana.

Proprio per superare la vecchia dicotomia destra e sinistra, avevamo valutato con simpatia la formazione del Terzo Polo, dove, però, permane l’idiosincrasia DC di Calenda, neo “azionista de noantri, incapace, almeno sin qui, di superare il limite di una concezione laicista radicale collegata a quella deriva anti cattolica che ha sottratto allo stesso PD il consenso di molti ex DC. Auguriamoci che Matteo Renzi lo faccia riflettere, anche se, molto dipende anche da noi.

E’ evidente, infatti, che rimanendo ciascuno rinserrato nella propria casamatta, faremmo tutti la fine della “kupamandica” ( la ranocchia che aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo in cui viveva isolata. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto  una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità), non costituendo un momento di interesse e di attrazione politica né per i nostri potenziali sostenitori né per i possibili nostri alleati.

Ecco perché dovremmo tutti impegnarci a superare le nostre antiche appartenenze e sforzarci di ricomporre l’unità politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Abbiamo alcune scadenze elettorali importanti davanti a noi: le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia, alle quali seguiranno altre elezioni in sedi locali e, più in là, le elezioni europee. Tutte scadenze regolate da leggi elettorali di tipo proporzionale, che, come tali, non ci sottopongono all’obbligo dell’apparentamento a destra o a sinistra. Nei prossimi giorni si riunirà l’assemblea generale del NCDU guidato da Mario Tassone e nel merito, credo che dovrebbe essere indicata una coerente prospettiva di unità. Preso atto che il grande sforzo compiuto dall’amico Gargani con la Federazione Popolare dei DC, non ha potuto sin qui decollare, sia per il disimpegno di Cesa ( UDC) e di Rotondi ( Verdi Popolari) che per  lo scarso interesse dimostrato dallo stesso Grassi ( DC), sono convinto che si debba superare lo schema top down ( dall’alto in basso) rivelatosi sin qui strumentale solo alle egoistiche aspirazioni di alcuni, attivando, invece, processi di tipo bottom up ( dal basso verso l’alto); ossia organizzando l’unità delle varie componenti cattolico democratiche e cristiano sociali presenti nei diversi territori. Costruire in ogni provincia e regione dei comitati promotori provinciali e regionali della Federazione nazionale dei Popolari uniti, sarebbe anche il mezzo per far emergere una nuova classe dirigente sugli interessi e motivazioni reali della base. Compito della nostra quarta e ultima generazione della DC storica dovrebbe essere, infine, solo quello della consegna del nostro miglior testimone politico alle nuove generazioni. Credo che ci si dovrebbe impegnare per la ricomposizione dell’area popolare, uniti nella fedeltà ai valori della dottrina sociale cristiana e a quelli della Costituzione repubblicana. Non dovremo proporre troppe e confuse idee di programma, ma limitarci a chiedere, sul piano istituzionale: il ritorno alla legge elettorale proporzionale e l’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della Costituzione. Sul piano economico finanziario, l’elementare necessaria pre condizione per qualsivoglia reale politica riformatrice: il controllo pubblico effettivo di Banca d’Italia e il ritorno alle legge bancaria del 1936, col ripristino della separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Le alleanze verranno dopo, aperti a collaborare con chi insieme a noi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione. Ci vogliamo provare?

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 15 Dicembre 2022

 

 

 


 

A proposito di autonomia di Banca d’Italia

 

Ogni volta che si apre una discussione sul ruolo di Banca d’Italia, com’è accaduto anche nei giorni scorsi, dopo l’audizione parlamentare del dr Balassone sulla manovra economica 2023-2025 e le polemiche successive sulle osservazioni fatte alla bozza del bilancio predisposta dal governo, immediatamente scattano i difensori dell’autonomia della banca centrale, quale organo di garanzia per il sistema Paese.

Una domanda, da qualche tempo, a me sorge spontanea: é proprio reale questa “ autonomia” conclamata e strenuamente difesa dai più importanti esponenti delle istituzioni pubbliche? In diverse occasioni ho ricordato l’interrogazione parlamentare rivolta all’allora ministro dell’economia e finanze, dagli Onn. Alessio Villarosa, Alberti, Pesco, Sibilia e Ruocco ( interrogazione a risposta immediata in commissione n.5/10709-testo di Mercoledì 1 Marzo 2017, seduta n.751 ) con la quale si chiedeva il ruolo svolto dagli hedge funds internazionali nel controllo del capitale flottante delle banche detentrici del controllo di Banca d’Italia. Ruolo esercitato attraverso la delega a un’unica persona fisica di un noto studio milanese di avvocati La risposta, con lettera scritta del Ministero dell’economia e delle Finanze-Ufficio del coordinamento Legislativo-Economia- Q.T.453 del 2 Marzo 2017, confermava quanto indicato dagli interroganti, ossia che Banca d’Italia è di fatto sotto il controllo di questi fondi speculativi che, quindi, possono agire secondo i propri diretti interessi. Difficile mantenere l’autonomia, se il controllo del capitale flottante è nelle mani di questi poteri finanziari con sedi legali extra UE. Di qui la necessità, come scrissi nella nota del 21 ottobre scorso ( Fare chiarezza) di tornare al controllo pubblico reale di Banca d’Italia e alla legge bancaria del 1936, che prevedeva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria.

A corollario di tale indicazione, che il governo attuale potrebbe facilmente realizzare con legge ordinaria, proponevo le seguenti scelte di politica economica e finanziaria, se si intende perseguire realmente una volontà riformatrice come quella annunciata dal ministro Nordio per la riforma della Giustizia:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE

SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano

Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria

esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31

Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi

speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di

sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul

tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in

ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese

Ettore Bonalberti- Venezia, 7 Dicembre 2022

 

 

Torniamo ai fondamentali

 

Nel deserto dominante della politica italiana, non si comprende a quali culture politiche si rifacciano gli attuali partiti presenti in Parlamento, mentre siamo certi che DC e Popolari possono contare sui principi e gli orientamenti valoriali indicati dalla dottrina sociale della Chiesa. Credo che una rilettura critica delle encicliche papali, dalla Rerum Novarum in poi, sarebbe oltremodo necessaria. Noi della  quarta e ultima generazione della DC storica, ci siamo formati negli insegnamenti delle grandi encicliche giovannee degli anni ’60: Mater et Magistra e Pacem in Terris e in quelle di Papa Paolo VI: Populorum progressio, Octogesima Adveniens e Humanae Vitae. Se la Rerum Novarum seppe indicare ai Popolari di Sturzo gli orientamenti pastorali nella fase di avvio e di sviluppo della prima rivoluzione industriale, è con le encicliche di San Giovanni Paolo II ( Centesimus Annus), di Papa Benedetto XVI ( Caritas in veritate) e di Papa Francesco ( Evangelii gaudium, Laudato SI e Fratelli tutti) che abbiamo ricevuto le analisi e le indicazioni più rigorose sugli esiti, i limiti e le criticità dello sviluppo capitalistico nell’età della globalizzazione.

Solo la cultura cattolica può contare su una tale ricchezza di analisi e di proposte sui grandi temi del nostro tempo, di interesse sia personale che dell’intera comunità mondiale.

Ecco perché non abbiamo bisogno di manifesti laburisti o di falsi azionismi radicali, convinti come siamo, che DC e Popolari dovrebbero impegnarsi più sulla loro ricomposizione politica che sulle diverse opzioni che ci hanno sin qui divisi tra destra, sinistra e/o terzo polo.

Una seria riflessione andrebbe promossa, da farsi insieme alla vasta realtà sociale, culturale e organizzativa del mondo cattolico, con una sorta di Camaldoli 2.0, dalla quale derivare un manifesto politico programmatico in grado di offrire risposte alle attese della società italiana, nella quale resta necessario garantire il giusto equilibrio tra interessi e valori del terzo stato produttivo con quelli delle classi popolari. Un equilibrio che rappresenta l’unico antidoto al prevalere delle spinte populiste su cui poggia il consenso della destra nazionale.

Molti, troppi tentativi si sono fatti per ricomporre le tante sigle e le diverse casematte in cui si sono  frantumati politicamente i cattolici dopo la fine  della DC. Fallimenti in larga parte legati al prevalere di interessi  e ambizioni personali di amici preoccupati, soprattutto, di garantirsi la propria sopravvivenza politica. Ora quel metodo va abbandonato e, come ho scritto in una recente nota, si deve ripartire dalla base, per tentare di ricomporre dal basso l’unità di quanti, accomunati dai principi e dai valori della dottrina sociale cristiana, intendono declinarli insieme, nella città dell’uomo. Sarà questo processo, che abbiamo connotato come la costruzione dell’AREA POPOLARE, il modo più democratico per far emergere la nuova classe dirigente, espressione di una partecipazione democratica e popolare, dal basso, ben al di là delle diverse provenienze e collegamenti nazionali dei diversi soggetti. Solo esaurita questa fase nelle varie realtà regionali e locali italiane si potrà organizzare un’assemblea costituente nazionale del soggetto politico nuovo di centro: democratico, popolare, aperto alla collaborazione con quanti di altre aree politiche intendono con noi difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Una carta nella quale i padri fondatori DC seppero concorrere a scrivere articoli importanti ispirati dai nostri valori cristiani. Oggi come allora compete ai cattolici democratici e ai cristiano sociali coniugare l’ispirazione della dottrina sociale cristiana ai valori costituzionali. Un modo di azione che, io credo, potrebbe ricondurre alla partecipazione politica e all’esercizio del voto quella grande massa di renitenti che, da troppo tempo, disertano i seggi elettorali. Le prossime elezioni locali e regionali potrebbero essere il terreno di prova per l’Area Popolare.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Dicembre 2022

 

 

VERSO UN MONDO NUOVO

 

Più volte ho scritto sulla necessità che, quanti si richiamano alla cultura democratico cristiana e popolare, si impegnino a tradurre nella città dell’uomo i principi e i valori della dottrina sociale cristiana. Quei principi e valori, cioè, che sono indicati nelle lettere encicliche che, dalla Rerum Novarum in poi, hanno costituito il patrimonio degli insegnamenti della Chiesa dalla prima rivoluzione industriale ai tempi attuali della globalizzazione.

WORLD-LAB è una “rete informale” di esperti internazionali di diverse formazioni scientifiche ed estrazioni culturali, facenti capo al sito www.worldlabnetwork.ru ,con sede a Mestre (VE). Essi condividono la duplice convinzione:

  • che l’attuale modello di sviluppo occidentale, oramai imperante, è avviato al collasso sociale ed ambientale;
  • che esiste un’ insperata via d’uscita, alla nostra portata, da imboccare urgentemente.

Alcuni studiosi mestrini, i Proff. Gianfranco Trabuio e Dino Gerardi, nel 2015 hanno dato alle stampe con WORLD-LAB, l’associazione da loro costituita, I risultati delle loro ricerche socio economiche, presentando un modello economico mai esplorato in precedenza, frutto di una rivisitazione dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, promulgata nel 1891, sviluppando “il mutualismo in chiave di attualità, dando vita a un’inedita forma di prassi denominata Convivio, alternativa ai disastri prodotti a livello sociale e ambientale dalla degenerazione del liberismo”.  Tale modello, definito nel saggio “ La dignità delle nazioni”, si connette assai bene con quanto indicato dall’enciclica di Papa Francesco:“ Laudato SI”, promulgata nel Giugno dello stesso anno, 2015.

Nel 2016, Trabuio e Gerardi, hanno dato alle stampe un altro volume, edito sempre da Amazon, dal titolo: “ Manifesto del civismo” col quale chiariscono ancor meglio il nuovo modello economico messo a punto nel precedente volume. Nel Luglio di quest’anno è stato editato il saggio: “ Verso un mondo nuovo”, con il quale è riproposto il valore della solidarietà che dovrebbe tradursi in modelli concreti di vita vissuta, come quello avviato da Davide Lazzareti ( Il Cristo dell’Amiata- 1834-1878) sul Monte Labbro comune di Arcidosso ( Arezzo) esempio straordinario di comunità fondata sulla solidarietà organica. Un modello che si dovrebbe tentare di realizzare in altre realtà territoriali, con la volontà di tornare al solidarismo, così tanto apprezzato nella dottrina sociale della Chiesa cattolica, anche se spesso interpretato soprattutto, se non quasi esclusivamente in versione assistenziale. Considero il saggio “ Verso un mondo nuovo” un libro utilissimo da leggere, in quanto descrive con grande rigore un nuovo modello di società alternativo a quelli attualmente in atto nell’età della globalizzazione. L’ho trovato di grande efficacia comunicativa, grazie anche alle splendide tavole illustrative dell’arch Massimiliano Manchiaro. Ottime anche le sintesi delle encicliche sociali della Chiesa scritte alla fine del saggio. Tutte le pubblicazioni si possono trovare cliccando sul sito (http://www.worldlabnetwork.ru/?page_id=34&lang=it) del gruppo WORLD-LAB e i files in  pdf delle stesse, possono essere richiesti gratuitamente all’amico Trabuio, scrivendo alla sua mail: gianfranco.trabuio@gmail.com.

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 Dicembre 2022

 

 

Ripartiamo dalla base

 

Ho letto con interesse l’intervista rilasciata a Il Foglio, giovedì 24 novembre scorso, dall’ex ministro del Lavoro, On Orlando, che ha detto, tra l’altro: il Pd, per non tradire la sua funzione storica, per non finire travolto dagli eventi, non possa che darsi una prospettiva neosocialista, pur sapendo che qualcuno potrebbe non riconoscervisi più”. E più avanti, sempre nell’intervista:

Anzitutto, occorre liberarci dell’ansia della vocazione maggioritaria,  anacronistica in uno scenario ormai nei fatti proporzionale, perché ci ha portato troppo spesso a eludere alcune questioni profonde. E questo lo dico anche a chi, con una certa dose di ipocrisia, invoca lo smantellamento delle correnti in nome di un unitarismo che poi si risolve nella sospensione del giudizio. Siamo arrivati al voto in una condizione di unità interna senza precedenti, ed è andata come sappiamoIn un recente intervento in direzione, infine, lo stesso On Orlando aveva detto: Dobbiamo andare fino in fondo nel confronto tra di noi, pur accettando il rischio che alla fine del percorso non saremo gli stessi che eravamo all’inizio”. Un’altra scissione imminente?

Credo che questi ragionamenti precongressuali dovrebbero essere valutati con estrema attenzione, specialmente dagli amici Popolari che dalla Margherita decisero di aderire al progetto di fondazione del Partito Democratico. Emerge con chiarezza la volontà di un importante esponente ex comunista del partito di ricollegarsi alla propria tradizione politica e culturale, di tipo neo socialista, con buona pace per quegli ex democratico cristiani che speravano in un ben diverso assetto politico organizzativo finale. Emerge con chiarezza come tra gli ex comunisti, insidiati nella loro stessa  base sociale e politico culturale dal M5S, stia prevalendo il richiamo dell’antica casa . E’ evidente, infatti, come nel deserto dominante della politica e con il rischio del prevalere di una condizione di egemonia della destra nazionalista e sovranista, emerga la volontà di tornare a riscoprire i fondamentali che concorsero alla costruzione della Repubblica. Una volontà condivisa anche dagli ex socialisti, liberali e repubblicani, ossia dalle componenti fondanti il patto costituzionale. Assai più lacerata e confusa è la situazione di quell’altra essenziale cultura politica che concorse, con i suoi uomini e donne migliori, alla battaglia resistenziale prima e alla scrittura della Costituzione del 1947. Sono intervenuto più volte sul progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale e leggo con molta attenzione su ciò che si scrive su vari organi di stampa, sino all’interessante scambio epistolare tra gli amici Cerocchi e Castagnetti  sulla ripresa editoriale della testata  de “Il Popolo” della DC storica. Per la verità, grazie alla volontà di un coraggioso sacerdote, Mons Tommaso Stenico, da molto tempo è editata on line la testata: www.ilpopolo.cloud, nella quale, come su Il Domani d’Italia, si svolge un proficuo dibattito sul tema della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. A me sembra, tuttavia, che, falliti i diversi tentativi sin qui operati dall’alto per la mera riunificazione delle diverse realtà partitiche e associative che, a diverso titolo e con diversa legittimazione si rifanno alla DC storica, si debba ripartire dal basso, dalle realtà locali, nelle quali riprendere il dialogo e il confronto tra le diverse sensibilità e culture della nostra area. Da parte dei DC e Popolari serve costruire un’ampia AREA POPOLARE, partendo proprio  dalle diverse realtà regionali. Un processo che nascendo dalla base potrebbe favorire l’emergere di una nuova classe dirigente. Vino nuovo in otri nuove, sostenevano molti amici pessimisti sugli esiti dei tentativi avviati e l’AREA POPOLARE che nascesse dal basso, potrebbe essere proprio lo strumento più efficace ed opportuno per riportare in campo la nostra cultura politica.

In questa fase dominata dalla destra, solo un’ampia collaborazione tra le culture politiche della migliore storia democratica repubblicana potrà garantire pace sociale e sviluppo democratico, sulla base di un condivisa proposta di programma che sappia saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, in alternativa a politiche, come quelle che stanno emergendo dal governo della destra, fondate sull’aggravamento delle condizioni di disuguaglianza  e di povertà, foriere di conflitti sociali di ardua composizione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Novembre 2022

 

 

 


Mai così divisi

 

E’ dal 2012 che mi batto per la ricomposizione dell’area  politica democratico cristiana e dei Popolari. Dopo la lunga stagione della diaspora ( 2012-2022), purtroppo, quell’obiettivo che avevo individuato con l’On Publio Fiori e che, grazie all’amico, il compianto On Silvio Lega, ci permise di promuovere l’ autoconvocazione del consiglio nazionale della DC storica, “partito mai giuridicamente  sciolto”, la situazione, oggi, è ancor più lacerata che mai.

A sinistra, coloro che dal PPI scelsero di concorrere alla nascita della Margherita prima e a entrare a pieno titolo nel PD poi,  sembrano adesso tra “color che son sospesi”, con un piede dentro e un piede fuori; delusi dagli eredi del vecchio PC-PDS-DS, che hanno ripreso e stanno consolidando la gestione del partito, molti dei nostri vecchi amici sembrano incapaci di assumere scelte definitive alternative, mentre, alcuni di loro, hanno deciso di sperimentare la strada del Terzo Polo.

A destra, molte realtà di ex DC, come quella di Giovanardi e dei Popolari liberali stanno per celebrare un convegno a Modena imperniato sul tema: “I Popolari liberali di ispirazione cristiana nel centro destra”, che vedrà la partecipazione di una quindicina di movimenti e associazioni di area cattolica e di destra. Gianfranco Rotondi, già esponente di fede democristiana nel partito del Cavaliere, dopo la fugace esperienza dei Verdi Popolari è passato con armi e bagagli al partito della Meloni, ricevendo in cambio l’elezione al collegio uninominale alla Camera di Avellino. Ora sarebbe impegnato nella velleitaria idea di trasformare Fratelli d’Italia nella DC 4.0. Molti dei militanti di Comunione e Liberazione, espressione più esplicita dei cattolici della morale, infine, hanno scelto da tempo l’area di centro destra e, anche in quest’occasione elettorale, il voto per il trio Meloni-Salvini-Berlusconi. Credo che, mai come nel voto del 25 Settembre scorso, una parte così rilevante dell’area cattolica si sia orientata a destra e mai tutti noi siamo stati così divisi. Nel mezzo, tra i Popolari schierati a sinistra e indecisi sulle prospettive, si colloca tutta la frastagliata presenza dei diversi partiti e movimenti che si richiamano, a diverso titolo, alla DC, incapaci di presentarsi autonomamente alle elezioni politiche, limitandosi a qualche avventurosa sortita in quelle scadenze elettorali nelle quali vige un sistema elettorale proporzionale; com’è avvenuto in Sicilia, non senza contrasti, con la lista della DC nuova di Cuffaro, alleata anch’essa con il centro destra. Unica eccezione quella rappresentata dall’amico On Giorgio Merlo, già presidente del movimento politico organizzato da Clemente Mastella ( Noi di centro europeisti), il quale, alla fine si  è schierato al centro, con gli amici del Terzo Polo di Italia Viva, di Matteo  Renzi e di Azione, di Carlo Calenda.

Da vecchio “ DC non pentito” ho scritto ripetutamente che il nostro ruolo politico è stato e dovrebbe continuare a essere quello di contribuire a saldare anche sul piano della rappresentanza politica gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana. Ciò comporta il superamento della dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale, se vogliamo assumere unitariamente quanto indicato dalle encicliche sociali scritte dai pontefici nell’età che stiamo vivendo della globalizzazione. Per far questo la nostra posizione non può essere né all’interno di un partito della destra, né in uno di sinistra, ma, forti dei nostri valori, dovremmo contribuire alla costruzione di un centro politico nuovo della politica italiana nella quale possano trovare pari cittadinanza le grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: popolare, liberale, socialista e democratico repubblicana. Punto di convergenza unitario: la fedeltà alla Costituzione repubblicana che ci si impegna a difendere e attuare integralmente. Questo si potrà sperimentare con gli amici del Terzo Polo, se prevarrà la volontà di impegnarsi insieme rispettando tutti i valori e la cultura politica di ciascuno. Premessa indispensabile sarà organizzare la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per reintrodurre il sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, con le preferenze e l’istituto della sfiducia costruttiva. Un programma di politica economica e sociale dovrà essere concordato nel quale siano garantiti i principi di sussidiarietà e solidarietà indicati dalla Costituzione, così come su quello economico finanziario, sarà decisivo battersi per il ritorno alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Solo al centro si potrà ricomporre nel modo più opportuno e politicamente possibile la nostra area socio-culturale, abbandonando ogni velleitaria e, talora semplicemente  opportunistica opzione a destra o a sinistra, lontana mille miglia dalla nostra migliore storia e tradizione politica.

 

Ettore Bonalberti

22 Novembre 2022

 

 


Né a destra né a sinistra

 

Leggendo la nota di Giorgio Merlo, riferita all’On Bettini, su Il Domani d’Italia e quella del direttore, Lucio D’Ubaldo, sulla situazione in cui versa il PD, si comprende la sofferenza dei Popolari ex Margherita, che avevano creduto in quel progetto, oggi tornato nella gestione confusa degli eredi del vecchio PCI, con loro che, o sono usciti, o vivono una condizione di forte subalternità.

Se questa è la condizione degli amici ex DC a sinistra, non meno tranquilla è quella di coloro che  hanno sostenuto la destra della Meloni, nella presunzione di costituire il centro di quel polo, sino all’incredibile velleitaria proposta annunciata da Rotondi di trasformare Fratelli d’Italia in una rinnovata DC 4.0.

La realtà è che il nostro Paese oggi non è più guidato né da una coalizione di centro sinistra, riferimento troppo importante per la storia politica italiana, né di centro destra. Siamo in presenza di un governo di destra a tutto tondo, con molti esponenti ai massimi livelli istituzionali e di governo, eredi dell’antica cultura almirantiana e post fascista.

Con questo governo legittimato dal voto popolare, grazie anche a una legge elettorale, il rosatellum, che il PD e il M5S non hanno voluto modificare, si tratta, perciò, di fare i conti, tanto sul versante della politica economica, sociale e finanziaria, che su quello istituzionale.

La posizione dei Popolari e dei DC non pentiti, come scrivo come un mantra da sempre, deve restare al centro, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra tuttora alla ricerca affannosa della propria identità.

Avevamo sperato e continuiamo a sperare nel Terzo Polo, nel quale, però, va superata l’inguaribile idiosincrasia democristiana di Carlo Calenda, se si vuol dar vita a un centro politico nuovo ampio e articolato, espressione della grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: quella popolare, insieme a quella liberale, repubblicana e socialista, ossia le culture migliori del riformismo del nostro Paese.

A Matteo Renzi, figlio della nostra cultura DC, il compito di far comprendere a Calenda i limiti della sua impostazione azionista, la quale, senza l’apporto dei popolari, com’è stato in tutta la lunga storia democratica italiana, finirebbe con l’assumere una definitiva connotazione minoritaria, elitaria senza futuro e, in ogni caso, incapace di rappresentare con la sinistra un’alternativa credibile alla destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi.

La prossima assemblea nazionale del 4 Dicembre a Milano annunciata dal duo di Azione e Italia Viva, potrebbe essere il luogo nel quale si potrebbe/dovrebbe concretamente accertare la disponibilità alla costruzione di questo nuovo centro ampio e plurale.

E’ evidente, però, che permanendo l’attuale legge elettorale di tipo maggioritario, i due capisaldi di attrazione: a destra Fratelli d’Italia e a sinistra il PD, tenderanno a conservare la loro condizione di privilegio, la quale, tuttavia, obbligherebbe l’Italia a un bipartitismo forzato, incapace di rappresentare la realtà culturale, sociale e politica del Paese assai più vasta e articolata. Certo, singoli personaggi della nostra area politica in cerca di sopravvivenza, com’è già accaduto con Berlusconi, il PD e la Lega prima e, ora, con la Meloni a dx e lo stesso PD a sx ( anche se adesso, con assai maggiori difficoltà) continueranno a offrirsi al miglior offerente dei due poli,  ma ciò renderà impossibile, com’è accaduto nella lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2022) la ricomposizione politica di una forza cattolico democratica e cristiano sociale al centro dello schieramento politico.

Ecco perché, compito dei Popolari e dei DC, come abbiamo discusso nell’ultima riunione del direttivo della Federazione Popolare DC e mi auguro si discuta nel prossimo incontro del direttivo della DC guidata da Renato Grassi, dovrebbe essere quello di attivare la presentazione di una legge di iniziativa popolare con la quale si propone di introdurre una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, coerentemente con l’impostazione generale di tipo proporzionalista della nostra Costituzione e in linea con la nostra migliore tradizione. Un impegno di grande valore istituzionale, che dovrebbe essere unito a  quello per la difesa della repubblica parlamentare e per l’attuazione integrale della Costituzione, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della carta costituzionale.

A tale impegno politico istituzionale, per il quale ci si dovrà impegnare insieme a tutte le altre grandi culture riformiste, dovremmo richiedere politiche economiche finanziarie e sociali, alternative a quelle collegate agli interessi dei poteri finanziari dominanti, dopo il fallimento strategico di una globalizzazione che ha ridotto l’economia reale a fattore servente della finanza e la stessa politica a un ruolo subalterno. Una degenerazione che sta causando una gravissima crisi economica e sociale a livello mondiale e che, anche in Italia, ha colpito e colpisce duramente i ceti medi produttivi e le classi popolari.  Avevamo indicato in alcuni punti essenziali di programma tale progetto che, in via preliminare, richiede il ritorno immediato alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, premessa indispensabile a qualsiasi politica riformatrice nel nostro Paese.

Un centro che fosse in grado di proporre e battersi per questi due grandi obiettivi: legge elettorale proporzionale con preferenze, da un lato, e ritorno alla legge bancaria del 1936, dall’altro, potrebbe porsi come elemento di riferimento e di rappresentanza soprattutto di quel vasto elettorato che, da molto tempo, è renitente al voto, stanco dell’offerta politica presente.

Mi auguro che gli amici el Terzo Polo vogliano raccogliere queste nostre sollecitazioni e, intanto, perché non partiamo dalla base, attivando ovunque possibile, dei comitati democratici dei riformisti popolari, liberali, socialisti e repubblicani, come luoghi di partecipazione politica dal basso e per la selezione di una nuova e credibile classe dirigente?

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Novembre 2022

 


Un vaste programme

 

E’ bastato questo tweet scritto stamattina: “Migranti. Fronte disumanitario. Italia, Grecia, Malta e Cipro contro le navi delle Ong”. Così il quotidiano Avvenire oggi. Ai tanti cattolici che hanno votato per la destra guidata dalla Meloni un motivo di riflessione,  specie per coloro che si considerano fedelissimi agli insegnamenti della Chiesa”, per riaprire un vivace confronto con persone, alcune delle quali, amiche di vecchia data, si sono sentite colpite da un semplice richiamo alla riflessione. Ennesima dimostrazione della divisione esistente nell’area sociale e culturale cattolica, una parte consistente della quale ha scelto di votare a destra alle elezioni politiche del 25 settembre scorso. Orfani del partito, la DC, che dal 1945 al 1993 era stato il riferimento politico di larga parte dei cattolici italiani, consumate le diverse opzioni che dalla fine politica della DC hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora democratico cristiana, il 25 settembre si è consumata la divisione netta tra i cattolici della morale e i cattolici del  sociale. I primi, stanchi delle scelte laiciste e radicali del PD sui temi inerenti ai “ valori negoziabili”, hanno finito con l’orientare il loro consenso alla coalizione di destra anche con alcuni voltafaccia incomprensibili di qualche amico di provata fede DC.

Non mi hanno sorpreso le reazioni di altri del movimento di Comunione e Liberazione che, da molto tempo, si è posto a destra, in alternativa alle posizioni della sinistra in materia di scelte antropologiche sulla vita e la morte, il matrimonio e la cultura del gender.

Leggendo l’ultima bella nota di Giorgio Merlo, in Il Domani d’Italia, sulla sinistra sociale e politica della DC e sul ruolo svolto, soprattutto da quest’ultima, in tema di autonomia della politica da sottrarre al rigido condizionamento di tipo clericale proveniente dalla Chiesa pacelliana degli anni ’50 e per quasi tutti i ’60, ho compreso la necessità esistente nel nostro tempo di riprendere il confronto tra i cattolici, tenendo presente il grado di divisione e di smarrimento esistente nella stessa Chiesa. Un realtà quella ecclesiastica, dove persone espressione di malcelati integralismi preconciliari, sono pronte a contestare non solo il quotidiano della CEI, ma lo stesso Papa Francesco, che non manca, non a caso, di chiedere ogni volta di pregare per lui.

Le nostre difficoltà politiche e organizzative inerenti alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale scontano queste divisioni  nella più vasta realtà cattolica, nella quale la rottura tra cattolici della morale e cattolici del sociale appare difficilmente componibile. L’amico Franco Banchi in una recente nota scritta alla vigilia del voto, sosteneva come non ci dovessero esserci “cattolici della morale” e “cattolici del sociale”. È nostra convinzione, scriveva Banchi, “a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti. Perché, egli continuava, accettare di essere circoscritti al solo campo, peraltro irrinunciabile, della difesa dei principi morali e subire passivamente la resa in quello del sociale, in cui non dobbiamo essere per forza liberali o socialisti? Per questo dobbiamo iniziare la “riscossa” in un campo che fin dalla Costituente è stato il nostro luogo eccellente. Uno dei capisaldi da riprendere, sviluppando ed attualizzando l’articolo 118 della Costituzione, è quello  che definisce il profilo di massima della sussidiarietà, a sua volta riferibile agli studi giuridici del pensiero cristiano medievale. E proprio da qui comincia il nostro lavoro di trasferimento attivo dei principi di sussidiarietà nel terzo millennio italiano”.

Utile suggerimento quello di Banchi di fare riferimento ai valori cristiani che i padri costituenti hanno saputo trasferire nella nostra Carta fondamentale, come quelli della sussidiarietà e della solidarietà, compresi quelli enunciati a sostegno della persona e della famiglia. E’ evidente, però, che nel concreto svolgersi del confronto politico e culturale del tempo presente, una riflessione seria deve essere compiuto anche dai partiti e dai movimenti che di questa realtà sono gli attori protagonisti.

Pensare di continuare a ragionare a prescindere da questa scissione politica e culturale del mondo cattolico, ritengo sia un errore che non permette di colmare il divario esistente tra la realtà della politica e della sua rappresentanza istituzionale e la mancata partecipazione al voto di oltre il 50% degli elettori, a diverso titolo e motivazione, stanchi e sfiduciati di ciò che passa il convento. Una seria riflessione dovrà farsi nella vasta area cattolica caratterizzata da molte articolazioni

Analoga riflessione dovrà anche essere compiuta dalle e nelle forze politiche a cominciare dalla sinistra e per essa, dal suo principale caposaldo, il PD, nel quale è aperta la riflessione sul ruolo che i Popolari ex DC hanno svolto sin qui e potranno ancora svolgere, in un partito che è alla ricerca affannosa della propria identità. Analogamente nel terzo polo, dove, Matteo Renzi, dovrà battersi per superare l’idiosincrasia DC di Calenda, neo azionista post litteram, tenendo presente che un Terzo Polo senza una forte componente di ispirazione DC e popolare è destinato a svolgere un ruolo del tutto minoritario in campo politico e istituzionale.

La destra a guida di Giorgia Meloni, ha sin qui saputo raccogliere di risulta  larga parte del voto dei cattolici della morale, i quali, tuttavia, non potranno, alla fine, sottrarsi dagli impegni che a loro derivano dalla coerenza ai principi e ai valori fondamentali della dottrina sociale cristiana. La cultura e i valori di provenienza di Fratelli d’Italia, infatti, sono lontani mille miglia da quelli che, dalla Rerum Novarum in poi, la Chiesa cattolica ha saputo indicarci, sino all’Evangelii gaudium, Laudato SI e Fratelli tutti.

A quanti, infine, a diverso titolo e legittimità si richiamano alla storia della DC, “partito mai giuridicamente sciolto”, spetta il compito di favorire il progetto della loro ricomposizione, premessa indispensabile per concorrere da protagonisti alla costruzione del centro nuovo della politica italiana insieme alle componenti di  ispirazione liberale e socialista riformista.

Un “vaste programme” indubbiamente, ma vale la pena di perseguirlo con forte determinazione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Novembre 2022

 

 

 

 


Tributo a Mirco Marzaro, dai veneziani" DC  per sempre”

 

Ieri è stata una giornata molto positiva per  i veneziani "democratici cristian per sempre”. Continuando una bella tradizione avviata dall’amico Cesare Campa, dopo il tributo rivolto l’anno scorso all’On Gianfranco Rocelli, quest’anno abbiamo voluto rendere omaggio all’On Mirco Marzaro, che, nei mesi scorsi, ha compiuto la venerabile età di cent’anni.

Una Santa Messa molto partecipata è stata celebrata, alla presenza del figlio di Marzaro, assente per una stagionale indisposizione, nella quale le letture sono state tutte declinate sul versante della pace e, subito dopo, un simposio presso l’Hotel Bologna. E’ stato un ritrovarsi tra tanti vecchi amici accomunati da due elementi essenziali: il sentimento dell’amicizia, che è stato sempre alla base dei rapporti tra i soci democratico cristiani  e il forte radicamento nei valori fondamentali testimoniati dai nostri grandi padri e fratelli: Vincenzo Gagliardi e Mario Ferrari Aggradi, Costante Degan, Vito Orcalli, Alfeo Zannini, Anselmo Boldrin, Luigi Tartari, Giorgio Longo e Marino Cortese e i tanti altri che hanno segnato la storia della DC e della politica veneziana, veneta e nazionale. Non dimenticando il contributo offerto alla Resistenza dai nostri combattenti Partigiani Cristiani, Mario Ferrai Aggradi e Anselmo Boldrin.

Un ringraziamento speciale a Cesare Campa, come sempre efficace organizzatore di eventi e custode della nostra memoria storica. Proprio discutendo a pranzo con alcuni amici è sorta l’idea di dar vita all’associazione dei “ DC veneziani per sempre” che potrebbe costituire l’avvio di uno strumento di partecipazione democratica finalizzata a conservare la memoria di ciò che siamo stati, e di offrire l’opportunità di trasmettere i nostri valori alle nuove generazioni. Mai come in questo momento, infatti, c’è la necessità di concorrere alla costruzione di un nuovo centro della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Un Centro interessato a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione.

Al fine di evitare l’errore del Terzo Polo, dominato da Calenda, responsabile di un’idiosincrasia anti DC, propria di un “azionista di risulta” che rischia di condannare quell’area a un’espressione minoritaria laico liberale senza futuro, servirà organizzare una forte presenza della nostra cultura politica. Dovremmo far partire da Venezia il progetto del nuovo centro della politica italiana come su indicato, nel quale sia ben presente la nostra area politica cattolico democratica e cristiano sociale. Con l’aiuto indispensabile di Campa dovremmo attivare la nostra associazione dei “ DC veneziani per sempre” ( o come la vorremo diversamente connotare), la quale potrebbe favorire una ricomposizione culturale prima ancora che politica, indispensabile per il progetto più ampio del nuovo centro.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Novembre 2022

 

 

 

 

  • Non facciamo la fine della kupamandika

     

    Da “ osservatore non partecipante” ho letto con molta attenzione gli interventi nel consiglio nazionale della DC del 26 ottobre scorso, tenendo presente che le mie dimissioni dagli incarichi di partito non annullano la mia condizione di “ democristiano non pentito” che cercherò di mantenere sino alla fine.

    Avevo inviato una nota alla vigilia del consiglio nazionale, pubblicata con grande onestà intellettuale da Mons Stenico su Il Popolo, con la quale rilevavo la necessità di restare al centro della politica italiana: alternativi alla destra nazionalista e sovranista e distinti e distanti dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

    Avevo ricevuto una telefonata dall’amico Grassi al quale avevo espresso questa mia indicazione che, onestamente, ritrovo espressa anche nella sua relazione. Diverso il tono e le argomentazione sostenute dall’amico Gubert, chiuse nella necessità di costruire il soggetto politico coerente alle indicazioni di valore proprie della dottrina sociale cristiana, soprattutto con riferimento ai “ valori non negoziabili”.

    Credo che su questa strada integralistica la prospettiva degli ultimi mohicani della DC sarebbe molto debole e minoritaria, tale da non considerare gli errori e le insufficienze riscontrate da quel 2012, anno nel quale tentammo di ridare pratica attuazione alla sentenza della suprema corte di Cassazione n, 25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata sciolta giuridicamente.

    L’amico Gubert dovrebbe prendere atto che, dopo dieci anni e la lunga Demodissea che ho tentato di ricostruire nel mio ultimo libro:Demodissea: la DC nella lunga stagione della diaspora democristiana ( 1993-2020) . edizioni il Mio Libro, ha segnato una serie di fallimenti acuitisi  dopo l’ultimo congresso del 2018 che, anziché concorrere alla ricomposizione ha dovuto sperimentare ulteriori rotture e divisioni che fanno salire a quasi due mani il numero delle DC che, a diverso titolo, si rifanno alla DC storica, quella che ha cessato giuridicamente la sua vita nel  1992-93.

    Consiglierei a Gubert la lettura del bel libro di Amarthya Sen: Globalizzazione e Libertà ( ed. Mondadori 2003) nel quale l’autore descrive la parabola della ranocchia- kupamandika. Dai testi indiani sanscriti antichi: una ranocchia vive tutta la vita rinchiusa in un pozzo sospettosa di tutto ciò che accade fuori. Dal  500 a.C.: quattro  testi sanscriti (Ganapatha- Hitopadesà- Prasamaraghava- Battikavya) esortano tutti a non comportarsi allo stesso modo della kupamandika. La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità.

    Ecco io temo che questa visione, tutta incentrata su ciò che rimasto della DC che pensammo di ricomporre politicamente nel 2012 e che si è andata, invece, progressivamente, decomponendo, sia il vero limite della prospettiva politica indicata da Gubert.

    Trovo, altresì, alquanto ingenerosa e insufficiente l’analisi di Grassi su quello che lui definisce” lesperienza tramontata”” della Federazione Popolare dei DC. Caro Renato, il limite di quel progetto avviato dall’amico Gargani insieme ad alcuni di noi, non è stato dovuto solo al venir meno dell’adesione di Cesa e Rotondi, ma anche della “ tiepidezza” con cui molti dei nostri amici DC avevano accolto quell’iniziativa. Da parte mia continuo, invece, a ritenere che proprio da quel tentativo avviato con una cinquantina di partiti, movimenti, associazioni della nostra area politico culturale si dovrebbe ripartire, certo con una DC confermata su questa strada dal prossimo congresso, con una rinnovata dirigenza come auspicato da Grassi nel suo intervento.

    Nessuna velleità integralistica da nostalgica e anacronistica kupamandika, ma la netta determinazione nel voler occupare una posizione nel centro della politica italiana, insieme a quanti intendono concorrere alla costruzione del soggetto politico nuovo democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, trans nazionale, alternativo alle destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Un centro pronto a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la nostra Costituzione repubblicana. Da “ osservatore non partecipante”, anche proprio per le ragioni indicate da Grassi, ossia di favorire l’emergere di una nuova classe dirigente, non parteciperò al prossimo congresso nazionale, felice se da esso potrà derivare, con la nuova e più giovane dirigenza, la conferma di una linea centrale dei democratici cristiani di cui il Paese avrebbe bisogno.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 28 Ottobre 2022

     

     


Restiamo al centro

 

Privati del nostro simbolo storico, da troppo tempo rendita del duo Cesa-De Poli caudatari della destra, senza parlamentari eletti, abbiamo vissuto una netta divisione alle elezioni politiche del 25 Settembre scorso. Diversi amici hanno votato per l’alleanza di destra soprattutto in alternativa alla deriva laicista del PD che, come da profezia del prof Del Noce, ha assunto sempre di più la fisionomia di un “ partito radicale di massa”.

Ora nel partito di Enrico Letta, alla vigilia del loro congresso nazionale, si levano voci come quella di Bruno Simili, vice direttore della rivista Il Mulino, il quale invita il partito a ripartire dalle diseguaglianze, consapevole che il suo spazio non è al centro, ma a sinistra.

Se questa è e sarà la prospettiva del partito che ha tentato di mettere insieme la vecchia tradizione del PCI-PD-PDS con quella di una parte della sinistra politica della DC, anche per noi DC e Popolari è tempo di condividere un progetto politico in grado di corrispondere agli interessi e ai valori del terzo stato produttivo e dei ceti popolari, per assolvere al ruolo che è sempre stato quello dei popolari sturziani prima e della DC, negli oltre quarant’anni della sua egemonia politica in Italia.

Nostro obiettivo dovrà essere, quindi, quello di concorrere alla costruzione di un soggetto politico nuovo di centro: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Non possiamo ridurci ad essere una corrente interna o esterna alla destra, come ha deciso di essere l’UDC, o, peggio, una componente integrata della destra meloniana, come ha deciso di fare “ il miglior fico del biconcio”, Rotondi. Strana parabola quella dell’ex giovane avellinese: dalla sinistra DC di Forze Nuove con Gerardo Bianco al seguito del Cavaliere in Forza Italia, poi fondatore dei Verdi Popolari che finisce col confluire armi e bagagli nel partito di Giorgia Meloni, con la velleitaria presunzione di rappresentarne la componente democratico cristiana.

Né possiamo ridurci a diventare una corrente interna o esterna al PD, come sembra procedere il dibattito nel partito guidato da Bruno Tabacci, Centro Democratico.

La collocazione all’interno del PD, come corrente più o meno formalmente organizzata, da Marini, Castagneti, Franceschini, Fioroni, è già stata sperimentata, col risultato che diversi amici alla fine sono usciti dal partito e, oggi, come ha scritto in maniera esemplare Giorgio Merlo nei suoi ultimi editoriali su “ Il domani d’Italia” sono pronti per un progetto di ricomposizione politica dell’area popolare.

Ho preso le distanze dagli amici della DC guidata da Renato Grassi, dopo che avevo verificato che dal caso siciliano gestito da Totò Cuffaro dell’alleanza con la destra, era evidente il rischio di uno sbandamento a destra del partito anche a livello nazionale, in contrasto non solo con quanto avevamo indicato prima del voto, ma con tutta la nostra storia di democratici cristiani e popolari. Il Terzo Polo ha costituito elemento di interesse per alcuni di noi, anche se la piega laicista e anti democristiana di Calenda, ha impedito a Renzi di sviluppare un progetto che poteva e potrebbe ancora avere buoni sviluppi, a condizione che la componente di matrice popolare assuma una seria e condivisa rappresentazione.

Sono molti anni che combatto per la ricomposizione politica della nostra area e credo che vada raccolta l’ appassionata indicazione dell’amico Giorgio Merlo, per concretizzare la quale dovremmo condividere la redazione di un manifesto appello ai DC e ai Popolari italiani, con alcune indicazioni di programma coerenti con i nostri valori espressi dalla dottrina sociale cristiana e adeguati agli interessi del terzo stato produttivo e dei ceti popolari ai quali dovremmo garantire la massima partecipazione e rappresentanza politica. Con il manifesto appello dei Popolari, alla redazione del quale dovremmo chiamare tutti gli amici della vasta e articolata area cattolico democratica e cristiano sociale, si dovrebbero in parallelo attivare in tutte le realtà locali dei comitati civico democratici popolari, per la partecipazione politica dei cittadini. Un progetto, dunque, che dovrebbe muoversi sia dall’alto ( definizione del manifesto appello) che dal basso ( formazione dei comitati civico popolari), per giungere alla convocazione degli stati generali dei Popolari, un’assemblea che, con la partecipazione dei rappresentanti di tutta la base, potrebbe dar vita al soggetto politico del nuovo centro della politica italiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Ottobre 2022

 


Un po’ di chiarezza

 

Nell’ultima nota avevo indicato una proposta di" programma elementare”, così definita dato che comporta l’approvazione di una semplice legge ordinaria se si intende ripristinare la legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, una premessa indispensabile per ricondurre il sistema bancario al servizio delle persone, delle famiglie e delle imprese.

E’ tempo di fare luce su ciò che è accaduto e su ciò che si dovrebbe fare nell’interesse nazionale. La legge bancaria del 1936 fu introdotta dal Duce, su indicazione del dr Alberto Beneduce (un dirigente pubblico, economista, politico e accademico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell'Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell'INA, tra gli artefici della creazione dell'IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato), ad imitazione della Legge Glass Steagall introdotta negli USA da Roosvelt nel 1933, per superare gli effetti drammatici della crisi del 1929.

La DC, con la guida della Banca d’Italia affidata a Guido Carli, mantenne in vigore quella legge sino al 1992, anno infausto nel quale fu approvato il d.lgs n.481/1992 a firma Amato, Barucci e Colombo, con il quale si è giunti all’attuale situazione.  Se, come ci auguriamo, il nuovo governo della destra e le forze autenticamente riformiste del nostro Paese decidessero la reintroduzione della legge bancaria del 1936, dovrebbero contestualmente abolire il provvedimento della Banca d’Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini, al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della city of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware.

Va ricordato che all’interrogazione rivolta all’allora ministro dell’economia e finanze, dagli Onn. Alessio Villarosa,Alberti, Pesco, Sibilia e Ruocco ( interrogazione a risposta immediata in commissione n.5/10709-testo di Mercoledì 1 Marzo 2017, seduta n.751 ) si chiedeva il ruolo svolto da questi hedge funds nel controllo del capitale flottante delle banche detentrici del controllo di Banca d’Italia. Ruolo esercitato attraverso la delega a un’unica persona fisica di uno noto studio milanese di avvocati.
La risposta con lettera scritta del Ministero dell’economia e delle Finanze-Ufficio del coordinamento Legislativo-Economia- Q.T.453 del 2 Marzo 2017, confermava quanto indicato dagli interroganti, ossia che Banca d’Italia è di fatto sotto il controllo di questi fondi speculativi che, quindi, possono agire secondo i propri diretti interessi.

Ecco perché il governo che l’On Meloni si accinge a comporre se, come reiteratamente ha dichiarato durante le elezioni, intendesse operare “per il bene dell’Italia”, la prima azione riformatrice che dovrebbe assumere, sarebbe quella di tornare al pieno controllo di Banca d’Italia e al ripristino della legge bancaria del 1936. Su tale decisione, d’altronde, si valuterà non solo la corrispondenza tra il dire e il fare della maggioranza, ma se e come l’opposizione e/o le opposizioni voteranno rispetto a questo progetto, propedeutico a qualsiasi altro obiettivo di politica economica e finanziaria.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Ottobre 2022

 

Testimonianza del dr Nino Galloni


Il Dr Nino Galloni, economista, condividendo la nota sulla proposta elementare di riforma, mi ha inviato l’allegata personale testimonianza autorizzandomi a renderla pubblica:

“Apprendo con gioia questa notizia, sebbene non capisca perché la truffa si sia risolta a Londra invece che in Italia: personalmente l'ho sempre denunciata, fin dall'inizio.

Quando si era capito che i tassi d'interesse sarebbero crollati (a seguito della crisi SME del settembre 1992, prevista da me in precedenza) le amministrazioni furono indotte, dalle banche dealer a sottoscrivere il seguente derivato o scommessa: se i tassi aumentano, la prestatrice rinuncia all'ulteriore guadagno; se il tasso diminuisce l'amministrazione continua a pagare in base a quello precedentemente esistente. Ma le banche sapevano benissimo come stavano le cose mentre gli amministratori erano ignari di tutto.

In seguito stimai la perdita complessiva per l'erario in  165 miliardi di euro che, in gran parte spiegano perché con avanzi primari sistematici, il debito pubblico abbia continuato a crescere.

Anni fa a seguito delle mie denunce, di interrogazioni parlamentari e di due convegni istituzionali fu fatta l'audizione della direttrice generale competente, dottoressa Cannata; la quale, a precise domande, ispirate dal sottoscritto, non trovò di meglio che opporre il Segreto di Stato.

Tutto fu quindi sepolto a parte qualche pronunciamento della Corte dei Conti.

Antonino Galloni”


Una proposta di programma “elementare” per il nuovo governo


Importante sentenza dell’alta corte di Londra per il comune di Venezia: i derivati comprati da Dexia Crediop e INTESA sono nulli e inapplicabili. Con questa sentenza l'amministrazione è legittimata a sospendere i pagamenti dei differenziali futuri a favore delle banche. Considerati gli attuali tassi di interesse, si tratta di un risparmio di circa 30 milioni di euro. Inoltre otterrà la restituzione delle somme versate dalla data di sottoscrizione dei contratti.  Una sentenza decisiva per molti altri comuni italiani. Ricorderò che il solo Comune di Torino ha sottoscritto 21 derivati quando sindaco nel 2001 era l’On Piero Fassino.

L’amico Alessandro Govoni, già CTU del Tribunale di Cremona in materia bancaria e finanziaria, interpellato nel merito, mi ha scritto quanto segue:” Secondo un rapporto della Guardia di Finanza  900 Comuni italiani su 6000,  45 Province su 90, e 12 Regioni su 21, hanno sottoscritto derivati sul tasso come quelli sottoscritti dal Comune di Venezia,  che la Corte di Londra ha finalmente sancito che debba  essere risarcito di tutte le perdite arrecate e che nulla più deve sui flussi futuri. Tutti questi derivati fatti sottoscrivere agli Enti italiani sono delle truffe perché  riportano un algoritmo nascosto tra le righe del contratto per cui ogni 6 mesi la banca d'affari incassa il tasso ( Euribor + spread), mentre il Comune vi e' scritto che incassa solo l' Euribor, perdendoci il Comune ogni 6 mesi lo spread  in genere del 2% calcolato sul mutuo sottostante,  in genere, in media  i mutui sottoscritti dai Comuni sono di 350 milioni di euro,  ciò significa che ogni 6 mesi agli Enti locali italiani sono stati prelevati dal conto corrente 7 milioni di euro, dal 2001 ad oggi, i contratti derivati hanno la durata  del mutuo sottostante in genere 30 anni.  Scrive ancora Govoni: “ E' necessario che il governo emetta un decreto che imponga ai Sindaci e ai Governatori i cui Enti hanno sottoscritto derivati, di procedere sia in sede civile che penale e un decreto che autorizzi  alla Magistratura italiana di procedere d'ufficio contro le banche d' affari per dichiarare truffa contrattuale tutti questi derivati che incorporano già una perdita certa alla stipula per l' Ente locale italiano.  E continua: “Si rammenta che tutte queste banche d' affari Dexia Crediop, Nomura, Morgan Stanley appartengono ai fondi delle grandi famiglie luterane tedesco orientali Rothshild Rockfeller. I luterani tedesco orientali pensano che l' uomo non possa essere giudicato dall' uomo, ma solo da Dio, ma poiché sono atei,  pensano che   nessuno li possa giudicare in terra , pertanto si sentono liberi di truffare, manipolare, usurare fino ad eliminare fisicamente chi si frappone ai loro interessi. I Rothshild e i Rockfeller, proprietari della IG Farben che era proprietaria dei campi di sterminio, eliminarono gli ebrei perché gli ebrei avevano scoperto la cura dei tumori biologica nutrizionale che andava contro agli interessi della IG Farben  unica produttrice mondiale di preparati chemioterapici,  su cui la IG Farben  guadagnava e guadagna ancora oggi con Bayer/BASF, Pzifer,  80 volte i suoi costi di produzione, mentre sulla cura dei tumori con terapia biologica nutrizionale i Rothshild, Rockfeller non avrebbero guadagnati nulla perché non brevettabile”.

Credo ci sia materia di seria riflessione giuridica, politica e amministrativa e invece di assistere alle quotidiane schermaglie di una maggioranza già in fibrillazione in vista della formazione del nuovo governo, credo dovrebbero essere questi alcuni dei temi di interesse della politica. Ho scritto più volte sul ruolo svolto dai poteri finanziari degli hedge funds anglo caucasici/kazari, con sede operativa nella city of London e fiscale, a tassazione zero, nello stato USA del Delaware (BlackRock, Bridgewater Associates, Citibank, Goldman
Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Pioneer e Vanguard, tutte multinazionali finanziarie luterane tedesco orientali)
proponendo alcune idee di politica economica finanziaria riassumibili ina una proposta semplicissima: il ritorno alla legge bancaria del 1936, con la riconferma della netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Ci piacerebbe che, nel programma che Giorgia Meloni esporrà alle Camere appena sarà incaricata per formare il nuovo governo, assumesse questo impegno, ossia quello della riproposizione di una legge voluta dal suo mentore di formazione giovanile, il Duce che, sollecitato dal fidato Alberto Beneduce, volle quella legge bancaria che la DC, con Guido Carli, difese sino al 1992. Senza quella riforma che, vista la grande maggioranza parlamentare potrebbe essere varata facilmente con una legge ordinaria, ogni altro progetto per dare risposte alla crisi economica e sociale italiana risulterà una velleitaria indicazione propagandistica. E sarebbe anche un’ottima cartina di tornasole per valutare il grado di condizionamento dei poteri finanziari citati sui diversi partiti e parlamentari italiani.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Ottobre 2022

 

 

Perché mi dimetto dalla DC di Grassi

 

Sento il dovere di esporre agli amici con i quali ho condiviso molte delle mie riflessioni dal 2012, anno nel quale, con Silvio Lega abbiamo organizzato la raccolta delle firme, su mia iniziativa, per l’autoconvocazione del Consiglio nazionale della DC; del partito, cioè, che, secondo la sentenza inappellabile n. 25999 del 23.12.2010 della suprema Corte di Cassazione: non è mai stato giuridicamente sciolto. Il nostro impegno era di dare pratica attuazione politica a quella sentenza, tentando di ricomporre l’unità dei DC che, secondo la  formula degasperiana doveva restare: un partito di centro che guarda a sinistra.

Con questo spirito nel 2012 avevamo sostenuto la candidatura e l’elezione dell’amico Gianni Fontana, così come nel 2018 quella di Renato Grassi, due persone con le quali abbiamo condiviso larga parte della nostra esperienza politico culturale.

Le vicende del voto siciliano dove  Totò Cuffaro, contravvenendo al deliberato della direzione nazionale della DC del 9 Agosto 2022, ha deciso di abbandonare la scelta centrista  a sostegno del terzo Polo per quella a favore della destra, hanno stravolto le ragioni della maggioranza che nel 2018 aveva sostenuto Grassi su posizioni centriste.

A Renato Grassi avevo inviato la lettera personale che, allo stato degli atti, rendo pubblica allegandola affinché conosciate la dinamica che mi hanno indotto alla scelta di abbandonare il partito in cui ho militato dal lontano 1962.

Testo della mia lettera a Renato Grassi:

Caro Renato,

tu conosci la mia stima e fiducia nei tuoi confronti, nata dall’esperienza vissuta insieme nel MG della DC di Bonalumi e poi consolidatasi nel CN del partito e nelle vicende che ci hanno visti protagonisti dal 2012 ad oggi.

Comprendo la soddisfazione per l’avvenuta elezione di alcuni consiglieri regionali siciliani, grazie, credo soprattutto, all’azione di Totò Cuffaro. Ribadisco, tuttavia, che quella dell’alleanza a destra non può essere la linea strategica della DC in campo nazionale, restando il centro, il nostro luogo politico nel quale rappresentare gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Se la DC nazionale decidesse di assumere la scelta a destra come quella strategica del partito, non avrei più alcun interesse a rimanere nel partito ridotto al ruolo di ascaro di Cesa e C. So che, per alcuni di voi ,sarebbe il ritorno alla casa madre post DC, dell’UDC, ma, da parte mia non intendo essere risucchiato da un partito che ha “ abusato”, per pura rendita personale di pochi, del nostro glorioso simbolo scudo crociato, riducendosi al ruolo di ruota di scorta di Forza Italia prima e poi della Lega, specie da noi nel Veneto, dove De Poli la fa da padrone, anche se, per essere rieletto, Cesa ha dovuto richiedere alla destra un posto sicuro in un collegio ……delle Marche.

Nemmeno il ruolo di  minoranza critica, cui sono stato ben allenato dalla mia lunga militanza nella sinistra sociale DC di Forze Nuove, potrebbe essere esercitato in un partito che fosse Cesa-Cuffaro dipendente.

Scrivo a te questa nota, per il particolare rapporto umano e politico che ci lega da una vita, scusandomi se non sono riuscito, in questi dieci anni, a fare di più di ciò che con tutta la mia passione ho cercato di infondere a sostegno della DC. Resterò, come ho scritto altre volte, un “ osservatore non partecipante”, sempre disponibile a impegnarmi in un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, oggi alla  prova di governo per volontà della maggioranza del 64% degli elettori italiani, distinto e distante da una sinistra alla ricerca affannosa della propria identità. Se fosse confermata la nostra tradizionale linea ribadita dal XX congresso del 2018 in poi, sarei bel felice di continuare la mia militanza, che, invece, qualora la DC sterzasse a destra, cesserebbe con effetto immediato.

Grazie per quanto hai fatto in tutti questi anni e un fraterno saluto.

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 29 settembre 2022

 

Nessuna risposta a questa lettera da parte di Grassi, mentre, ricevevo dall’amico Carmagnola, segretario amministrativo, legittimo rappresentante della DC, una nota di replica all’On Alessi che vi allego:

Il giorno 09 ott 2022, alle ore 17:05, Mauro Carmagnola <carmagnolamauro@gmail.com> ha scritto:

Caro Alberto, cari Amici,
innanzitutto è stato convocato l'Ufficio Politico e non la Direzione o il Consiglio Nazionale.
Spero per parlare del futuro del partito che si dovrà allineare ai risultati lusinghieri che la Dc siciliana ha ottenuto entro una formula politica di coerenza.
Sono indette per "domani" le elezioni regionali della Lombardia e del Lazio e questo è il problema della Dc: esserci, non con chi esserci.
Nessuno sa quante camicie nere sfileranno tra qualche giorno davanti a Palazzo Chigi per esultare, probabilmente nessuna.
Di certo sappiamo che la ministra renziana e cattolica-adulta Elena Bonetti è riuscita ancora una volta, in extremis, di fronte ai problemi immani che le imprese e le famiglie hanno, emettere in zona Cesarini - scorrettamente - un regolamento educativo pro-gender.
Sono questi gli alleati prediletti da una parte della direzione del partito?
Non so se le camicie nere marceranno su Palazzo Chigi, pacificamente, perchè hanno vinto e non devono compiere alcun golpe.
Sono certo di una cosa.
Che il governo Meloni non avrà come priorità il frociume, coi suoi pseudo-diritti che sono abusi nei confronti degli altri e del buon senso comune, vero e proprio tarlo della sinistra debosciata e dei renziani che di questa sinistra debosciata restano una componente (l'altra fetta del terzo polo è rappresentata da un signore che è l'esatto contrario del pensiero e della prassi politica di Carlo Donat-Cattin, ma i nostri ex forzanovisti non l'hanno ancora capito).
Quindi spero che l'Ufficio Politico non si attardi su queste polemiche, ma proceda all'organizzazione delle prossime regionali, col nostro drappo, così non avremo pretesti per parlar male di Cesa e De Poli: spero ci pensino gli iscritti all'Udc che sono ridotti a zerbino di due personaggi che, risolti i loro problemi all'uninominale, se ne sono fregati della lista Noi Moderati al proporzionale; cosa capita da subito, ma che non ci ha impedito da fare una battaglia, per noi, di coerenza: essere il centro del centro-destra.
E proceda all'organizzazione del Congresso, che se dovrà essere una conta tra chi guarda al frociume ed ai liberali europei e chi resta ancorato ai valori cristiani ed al Ppe sarà finalmente un congresso sull'attualità politica e non sull'evoluzione di Carlo Donat-Cattin che diventa paladino del turbocapitalismo e della lobby gay.
Martedì mattina ci sarò.
Grazie Renato.
Mauro

Alla nota di Carmagnola, che confermava la scelta della DC come “ centro del centro destra” ho risposto con la nota che vi allego nella quale annunci le mie dimissioni irrevocabili dal partito.


Inizio messaggio inoltrato:

Da: Ettore Bonalberti
Oggetto: Re: DC
Data: 9 ottobre 2022 18:37:36 CEST
A: Mauro Carmagnola
Cc: Alberto Alessi , Toto’ Cuffaro , Carlo Senaldi , Stenico Tommaso , Filippo Chiaramonte , Luigi Rapisarda , Luigi D'Agro' , Luigi Baruffi , Renato Grassi , Renato Grassi , Salvatore On Cuffaro

Caro Mauro, Renato Grassi ha partecipato, come anche il sottoscritto, il 6 ottobre scorso al direttivo ella Federazione popolare DC e in quell’occasione ha evidenziato  il valore locale della scelta a destra fatta dall’amico Cuffaro in Sicilia, mentre a livello nazionale ha confermato la scelta al centro della DC alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra. Ora leggo ( ma l’avevo inteso da tempo) che tu vorresti una DC come il centro del centro destra. La tua antica provenienza UDC è, probabilmente, il richiamo della foresta che conferma come noi “fessi” manteniamo dei principi, mentre voi “furbi” avete solo dei fini. Se questa sarà la linea del partito, diversa da quella che Renato aveva ribadito nei giorni scorsi al direttivo della Federazione Popolare dei DC, come ho già scritto al segretario io non farò più parte del partito ( la lettera se Renato crede potrà essere portata a conoscenza degli amici del CN), né intenderò svolgere una funzione di minoranza di sinistra che, in quelle condizioni e considerati i tuoi superficiali giudizi, risulterebbe più che inutile, patetica. Cose nuove accadranno nella politica italiana e il ruolo dei cattolici democratici e dei cristiano sociali sarà ancora una volta al centro della politica italiana e non ridotti alla subalternità della destra sovranista e nazionalista. Per il resto lascia stare Donat Cattin e Forze Nuove, della cui storia non ricordo tu abbia avuto contezza o svolto un ruolo di qualche rilievo.
attendo le conclusioni cui perverrete nel prossimo ufficio politico, anche se ritengo abbia ragione l’avv Rapisarda, che sarebbe stato meglio convocare il consiglio nazionale, deputato statutariamente a discutere dell’esito elettorale.
Auguro in ogni caso ogni bene al partito in cui ho militato per quasi sessant’anni che, però, con le tue indicazioni coerenti con le scelte siciliane di Cuffaro, non è più il mio partito. Rassegno con effetto immediato le mie dimissioni da ogni incarico e vi saluto cordialmente.
Ettore Bonalberti

E’ un momento doloroso per me, “ DC non pentito”, che ora mi batterò con gli amici della Federazione Popolare dei DC e a quanti della nostra area saranno disponibili, per concorrere alla ricomposizione politica  dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Per chi, come molti o alcuni di voi, segue le mie note, sa che questo è l’obiettivo che continuo a proporre da molto tempo e che manterrò come stella polare del mio ultimo impegno politico. Seguirò da “ osservatore non partecipante” le vicende interne della DC che, temo, con la deriva cuffariana finirà nelle braccia di Cesa e dell’UDC, per ridursi al ruolo di valvassino inutile della destra italiana.

Si chiude una fase importante della mia vita politica, confermandovi che resterò sempre quel “ DC non pentito” che conoscete, sino alla fine…..

Cordiali saluti

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 11 Ottobre 2022

 

SI al dialogo con l’opposizione parlamentare riformista

 

Dopo il voto settembrino è nata una maggioranza articolata e scomposta, insieme a tre opposizioni: quella più numerosa del PD che, con il congresso avviato, è alla ricerca della sua identità; una di tipo populista, guidata da Conte col M5S e una di tipo liberal democratica riformista rappresentata dal terzo polo di Calenda e Renzi.

Noi DC sopravvissuti alla lunga stagione della diaspora ( 1992-2022) viviamo una fase particolarmente difficile, nella quale emergono due posizioni ben distinte: quella di coloro che hanno condiviso la scelta di Totò Cuffaro che, in Sicilia, ha scelto l’alleanza con la destra, e quella di coloro che come me, sono rimasti coerenti con la scelta per un centro politico nuovo democratico, popolare,liberale, riformista, euro- atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità.

Ora il partito, alla vigilia del congresso nazionale, si trova a un bivio: confermare la scelta siciliana per aderire a un’alleanza con la destra italiana, oppure riprendere il dialogo con i parlamentari del Terzo polo disponibili a concorrere alla costruzione del nuovo centro della politica italiana. Considero la scelta a destra del partito errata e contraria a tutta la storia politica e culturale dei cattolici democratici e cristiano sociali di cui, in questi dieci anni ( 2012-2022), ci siamo considerati legittimi eredi. Una scelta tanto più improponibile da realizzare con amici come i sopravvissuti dell’UDC, i quali, come ha ben scritto Carmagnola, in tutti questi anni hanno “abusato” dell’utilizzo del nostro glorioso simbolo scudo crociato per esclusiva rendita politica personale, spostandosi ora dalla parte di Forza Italia, ora da quella della Lega e finendo nel ruolo subalterno della destra estrema di Fratelli d’Italia e della Meloni. Come si possa ipotizzare addirittura l’unificazione con l’UDC, dopo le tante prove negative vissute, se può trovare una giustificazione tattica nella scelta di Cuffaro, con la quale sei consiglieri regionali si sono potuti eleggere al parlamento siciliano, o per tanti degli amici i quali quell’esperienza UDC l’avevano già vissuta dopo la fine della DC storica, non può assolutamente trovare l’adesione da chi, come il sottoscritto, dal 1993 si è battuto per la ricomposizione politica della DC, partito mai giuridicamente sciolto, da “ democristiano non pentito”. Nessuna pregiudiziale, ovviamente, per ricomporre l’unità possibile dei DC, ma sull’alleanza con la destra della politica italiana, non ci sarà mai la mia adesione, sempre convinto dagli insegnamenti dei nostri padri fondatori che vollero la DC partito “ democratico, popolare e antifascista”, rifuggendo sempre le tentazioni di alleanze organiche con la destra italiana.

Quanto ha scritto l’amico Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” in merito al progetto politico del terzo polo che non potrà perseguire l’obiettivo calendiano di “un partito repubblicano di massa”, una sorta di azionismo ex post che, ora come allora, non potrebbe che risultare del tutto minoritario, coincide con la nostra stessa idea; semmai, condividendo quanto espresso da Matteo Renzi nell’intervista all’Avvenire del 1 Ottobre, vorremmo concorrere alla costruzione di un partito nel quale la presenza della componente cattolica fosse decisiva. Certo, come scrive Renzi:” I sovranisti e i populisti prendono pezzi di mondo cattolico, ma l’anima culturale del pensiero politico popolare guarda al centro riformista”. Sì, tra l’adesione alla destra, per me un suicidio strategico per la DC, e il NO all’alleanza con l’opposizione populista del M5S o a quella con il PD in corso di restauro strutturale, credo che la nostra prospettiva sia quella di un incontro con l’opposizione di centro riformista che potrebbe assumere un ruolo decisivo per gli equilibri politici dell’Italia. Progetto al quale io credo potrebbe concorrere anche l’amico Bruno Tabacci, di sicura antica fede democratico cristiana.

Ridursi al ruolo di valvassini della destra se può garantire, come a Cesa e De Poli, il galleggiamento politico, ora di qua e ora di là dei collegi elettorali sicuri, non può essere il progetto politico del partito che intende collegarsi alla storia del popolarismo sturziano e della DC di De Gasperi, Fanfani , Moro, Zaccagnini, Marcora e Donat Cattin. Riprendere il dialogo al centro con l’opposizione riformista liberal democratica, credo, possa e debba essere la strada migliore da intraprendere con fiducia e forte determinazione.

 

Ettore Bonalberti

4 Ottobre, 2022

 

 

 


Le due colonne portanti della Prima Repubblica, è tempo di riflessione

 

Con la vittoria della destra alle politiche d’autunno emerge il deserto delle culture politiche che sono state le colonne portanti della prima repubblica: quella della DC e dell’area cattolico democratica e cristiano  sociale e quella del riformismo social comunista, che il PD non ha saputo rappresentare nella lunga stagione del passaggio traumatico del 1993, nel quale il PCI seppe trarre vantaggio dal ruolo svolto dalla magistratura a senso unico, per volute inadempienze o per impossibilità, come il neo deputato Carlo Nordio, ebbe modo di evidenziare quando svolgeva le sue funzione di magistrato inquirente, oggi eletto nella lista di Fratelli d’Italia.

Da un lato la DC paga il conto della lunga stagione della diaspora ( 1993-2022) non ancora giunta al suo termine, con diversi naviganti che hanno saputo sopravvivere, a destra e a sinistra; in alcuni casi ( Cesa e C.), abusando per mera rendita personale dello scudo crociato consegnato loro in eredità illegittima da Casini, finendo col diventare valvassini di Forza Italia prima e, poi, della Lega. In altri ( Rotondi, come già Raffaele Fitto) passando dalla scuderia del Cavaliere a quella di Fratelli d’Italia, dimentico Rotondi del suo antico percorso nella sinistra sociale della DC, con Gerardo Bianco e Carlo Donat Cattin.

Anche noi che dal 2012 abbiamo tentato di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 ( “ La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”) battendoci per la ricomposizione dell’area DC, dobbiamo amaramente constatare il fallimento del nostro progetto, non essendo stati in grado di presentare né il simbolo, né nostre candidature alle ultime elezioni politiche.

Qualche amico si consola, per il risultato ottenuto dalla cosiddetta “ Nuova DC” di Totò Cuffaro in Sicilia, dove, nonostante la disponibilità offerta dal terzo Polo a sostegno della candidatura del Prof Armao, ha deciso di cambiare alleanza, legandosi alla destra e alla candidatura alla presidenza regionale dell’On Schifani. Un risultato che non può che dirsi riuscito sul piano tattico, con l’elezione avvenuta di sei consiglieri regionali “cuffariani”, ma senza una reale prospettiva strategica, almeno sul piano nazionale. Restiamo convinti dell’idea che il leader della DC cilena, Gabriel Valdes, pronunciò al tempo della lotta contro Pinochet: “ se vinci con la destra è la destra che vince”. Il tempo, e credo anche a breve termine, ci dirà come andranno le cose, ma, da parte mia, continuo a pensare che per la DC, o  per ciò che ancora rimane di essa, se non ci si vuol ridurre al ruolo di ascari del trio Cesa e C. e della trimurti di destra ( Meloni-Salvini-Berlusconi) il suo ruolo politico debba rimanere quello di un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante da una sinistra senza identità. Come seppe fare la DC nella prima Repubblica, compito di un partito di centro siffatto dovrebbe essere quello di saper favorire l’equilibro degli interessi e dei valori tra ceto medio produttivo e classi popolari, venendo meno il quale, con la fine della DC, hanno potuto emergere i populismi del Cavaliere prima e poi, in rapida successione: della Lega , del M5S sino all’attuale egemonia della destra di Fratelli d’Italia e della sua leader Giorgia Meloni.

Nessuna possibilità che questo ruolo possa essere svolto senza una seria riflessione all’interno della complessa e articolata area culturale e sociale cattolica. 

E’ suonato forte e chiaro il monito del presidente della CEI, card Zuppi  che, alla viglia del voto, richiamando l’appello alle donne e agli uomini del nostro Paese del Consiglio episcopale permanente riunitosi a Matera, ha affermato: “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. 

Temi e indicazioni da approfondire sono anche quelli evidenziati nell’appello delle cinquanta personalità di area cattolico democratica, che hanno indicato obiettivi e priorità strategiche dell’Italia alla vigilia del voto.

Di diverso orientamento quello indicato da una decina di movimenti e gruppi di area cattolica moderata che hanno scelto di votare per Forza Italia e lo schieramento di destra, considerando il partito del Cavaliere “il simbolo piu' vicino al nostro patrimonio culturale e politico”.  Sono proprio questi due ultimi appelli l’estrema semplificazione della distinzione espressa poi nel voto tra i cattolici della morale e cattolici del sociale; una distinzione che non era mai intervenuta, seppur presente, né nell’esperienza sturziana del PPI che nella DC da De Gasperi sino alla fine politica di quel partito. Tra quelle due esperienze storiche e il tempo che viviamo si è vissuto la dolorosa “demodissea post DC”, nella lunga stagione della diaspora che, col voto di domenica scorsa, ha raggiunto il suo apogeo.

Ricomporre questa complessa realtà cattolica, sociale, culturale e politica comporterà un’azione di notevole impegno a partire dalle realtà ecclesiali che, dai vertici della CEI dovrà veder scendere per li rami, tra i vescovi delle diverse diocesi e tra i parroci di tutte le chiese territoriali, quanto indicato dal Papa e dalla CEI sull’impegno politico dei cattolici. In quelle sedi si dovrà riconsiderare criticamente il tempo del disimpegno politico dei cattolici e quello della testimonianza plurima nei diversi partiti, che fu la scelta della stagione ruiniana, che, alla fine, ci ha condotto alla nostra attuale definitiva irrilevanza. Anche dopo il voto il cardinale emiliano è intervenuto, anche stavolta con una netta propensione e apertura nei confronti della destra, sempre in linea con la sua antica alternatività a Dossetti e al dossettismo politico.

Analoga riflessione dovrà essere compiuta nel PD, erede della seconda colonna portante della prima Repubblica, nato dalla fusione a freddo tra gli eredi del PCI e una parte della sinistra politica della DC. Qui si tratta di superare il limite d’origine denunciato dal prof Del Noce, quando il partito, da strumento rappresentativo dei lavoratori, ha assunto progressivamente i caratteri di un partito vicino alle posizioni neo liberiste e dei gruppi finanziari dominanti, dando anche ampio spazio all’interno alle posizioni laiciste e radicali degli Zan e delle Cirinnà, alternative a quella dei cattolici della morale, difensori dei valori non negoziabili, che, anche per questo, hanno finito col sostenere i partiti della destra italiani.

Gravissima responsabilità è quella assunta dal PD nell’avallare il sostegno alla legge elettorale del rosatellum che, in assenza dell’alleanza vasta col M5S a sinistra, ha finito col favorire nei collegi uninominali le candidature unitarie della destra. Anche noi DC e popolari se vogliamo concorrere alla costruzione del nuovo centro, abbiamo bisogno di tornare alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, sul modello tedesco, unico strumento in grado di rappresentare la reale consistenza del consenso popolare, drammaticamente sceso al punto morto inferiore, con meno del 64 % dei partecipanti al voto il 25 settembre scorso.

Il tema prevalente e prioritario cui ci si dovrà impegnare nelle proposte di programma è quello della lotta alle diseguaglianze sociali e territoriali che caratterizzano la società italiana, squassata da una povertà di oltre sei milioni di cittadini, con punte di povertà assoluta attorno al milione e cinquecentomila unità. Su questo tema si misurerà il confronto con le politiche della destra ora chiamata a governare l’Italia, insieme a quelle che attengono alle nostre scelte in politica estera europea e atlantica. Il prossimo seminario annunciato dai cattolici democratici mi auguro possa fornire alcune indicazioni positive nel merito, così come il dibattito precongressuale aperto da Letta nel PD, darà modo di esprimersi alle diverse realtà presenti in quel partito, dove non mancano componenti ispirate da interessi e valori compatibili con quelli che anche noi DC e Popolari ritroviamo espressi nella Carta fondamentale della Repubblica; la Carta che intendiamo difendere e attuare in tutte le sue parti, a cominciare dall’applicazione dell’art.49 all’interno di tutti i partiti, insieme alla forma di repubblica parlamentare consegnataci dai nostri padri costituenti. Se da quelle che furono le colonne portanti della prima Repubblica e, soprattutto, dai mondi culturali e sociali che a esse hanno fatto e fanno ancora riferimento, verranno alcune proposte di programma all’altezza dei bisogni della società italiana, anche dall’opposizione democratica al governo della destra, potrà venire un contributo positivo per l’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 30 Settembre 2022

La parola al consiglio nazionale della DC

 

Nel prendere atto che diverse associazioni e movimenti dell’area cattolica hanno sostenuto le liste della destra italiana e che il nostro amico Cuffaro in Sicilia, rovesciando l’indicazione della direzione nazionale del 9  agosto ha deciso di cambiare l’alleanza con il terzo polo, in Sicilia favorevole alla DC, per stipulare quella con la destra, ritengo sia giunto il tempo di un confronto serio in sede nazionale per discutere la linea che ci eravamo dati al XX Congresso nazionale del partito nel 2018; linea riconfermata in tutte le riunioni del CN e della direzione nazionale  successive.

So che alcuni amici del consiglio nazionale sono orientati a destra, mentre da parte mia intendo confermare la posizione storica della DC, ossia quella di un partito “ democratico, popolare e antifascista”, aperto alla collaborazione con chi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Non appartengo alla schiera di coloro che attribuiscono all’On Meloni il rischio di ritorni impossibili al fascismo, ma sono seriamente preoccupato per quanto prima e durante il passaggio elettorale, Fratelli d’Italia ha dichiarato sul piano delle scelte europee e sulla politica economica e finanziaria del Paese. So che pensare di essere da soli nel mondo è il limite del sovranismo. Non solo siamo collegati, ma sono i poteri finanziari che, nell’età della globalizzazione,  dettano il tempo e fissano le condizioni, i termini e i modi all’economia reale e alla stessa politica. Attendiamo il nuovo governo della destra all’impegno di guida del Paese e formuleremo i nostri giudizi su atti e fatti concreti. Avevamo indicato alcune proposte di riforma economiche e finanziarie, di cui non si trova traccia in nessuno dei partiti che si sono presentati alle elezioni. Il PD paga il suo errore d’origine che, ben aveva evidenziato il prof Augusto Del Noce, ossia quello di una deriva da partito dei lavoratori a partito radicale di massa. Gravissimo l’aver dato fiato alle spinte degli Zan e delle Cirinnà, in netta alternativa al sentir medio dell’elettorato cattolico, giustamente a difesa dei valori non negoziabili. Un elettorato che, alla fine, con molte organizzazioni di area ha deciso di scegliere il voto a sostegno della destra.  Prendiamo, però, realisticamente atto che non si tratta più di avere come interlocutore il centro destra a trazione forza Italia, ma di una destra centro egemonizzata dal prevalere del partito di Fratelli d’Italia. La DC, come nei momenti migliori della sua storia, a mio parere dovrà essere opposizione a questa destra per concorrere al progetto di ricomposizione del centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Dovremo allacciare rapporti con i pochi parlamentari eletti sia nel terzo polo, che negli altri partiti, i quali siano collegati alla nostra tradizione culturale, sociale e politica. Il terzo polo non ha raggiunto il risultato sperato e l’aspirazione azionista di Calenda si è infranta contro la realtà di un Paese nel quale quella cultura è sempre stata espressione minoritaria e di élites laico radicali. Mi auguro che Matteo Renzi se ne sia reso conto e torni a considerare la possibilità di un incontro con la cultura democratico cristiana e popolare di cui il Paese ha bisogno. Continuiamo a ritenere, infatti, che in quel 50% di renitenti al voto che indicano la grave crisi di rappresentanza politico istituzionale italiana, un ruolo consistente sia stato esercitato da elettrici ed elettori che non trovano più risposte ai loro interessi e ai loro valori, tra i quali, molti della nostra area culturale, sociale e politica.

Dovremo riprendere i rapporti con gli amici della Federazione Popolare, di cui siamo parte integrante e attiva, a quelli  di Insieme e alle numerose associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale che si collegano alla tradizione politica sturziana e degasperiana. Dobbiamo ritrovarci a condividere un programma dei DC e Popolari per l’Italia con il quale intendiamo inverare nella “città dell’uomo” le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, come scrive l’amico Gubert, nella loro “ integralità”. Netta la nostra scelta euro atlantica, contro ogni tentativo che Salvini e gli amici della Meloni intendessero indebolirla, così come forte dovrà essere il nostro impegno per combattere le diseguaglianze intollerabili presenti nella società italiana, cause importanti del risultato elettorale. Sappiamo che compete innanzi tutto a noi concorrere alla difesa e attuazione integrale della Costituzione, a quella della repubblica parlamentare, al ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, conditio sine qua non per la rinascita del centro, e per l’applicazione in tutti i partiti dell’art 49 della Costituzione. Sappiamo, infine, che compito dei DC e dei Popolari, come nella migliore storia repubblicana, sia quello di impegnarsi per garantire l’equilibri tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Un equilibrio precario che, con le scadenze e gli impegni d’autunno, sarà messo a dura prova. Il presidente Gubert convocherà il nostro consiglio nazionale e con gli eletti all’ultimo congresso del partito, alla luce del voto del 25 settembre, saremo chiamati a decidere se e come procedere, alla fine di questa ingloriosa Demodissea, che ha connotato la dolorosa diaspora degli ultimi trent’anni ( 1993-2022).

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 27 settembre 2022

 

Nelle mani di Giorgia

 

L’Italia vira a destra e ha deciso di mettersi nelle mani di Giorgia Meloni. Gli elettori italiani, con una partecipazione al voto, seppure quella peggiore alle elezioni politiche ( 64%), è risultata  superiore a quella prevista, bocciano Draghi e scelgono la destra, affidando il governo alla leader più estremista della storia nazionale dopo Benito Mussolini. Vince, infatti, il partito di estrema destra e quello della protesta a corrente alternata di Conte; escono sconfitti pesantemente PD e Lega, col terzo polo che non sfonda. Anche Forza Italia sconta le perdita d’appeal del Cavaliere, finendo con l’assumere il volto della fotocopia della Lega in netto calo di consensi. Fallimentare l’investimento di Tabacci su Di Maio, che termina la sua corsa parlamentare insieme ai fedelissimi che l’hanno seguito nella scissione del movimento grillino e di Forza Italia. Ha nettamente prevalso il voto di protesta contro la lunga stagione del PD al governo e contro le scelte dello stesso Draghi, che gli elettori hanno considerato una criticità anziché una risorsa.

Cambia pelle il centro destra italiano che, dalla guida del Cavaliere prima e di Salvini per una breve stagione poi, diventa a tutti gli effetti la destra a egemonia della “ sora Giorgia”, non a caso immediatamente acclamata dagli euroscettici ungheresi di Orban e dal partito spagnolo dell’estrema destra. Con la vittoria della destra anche in Svezia, cambia profondamente la composizione del Consiglio europeo, sin qui basato sull’asse competitivo-collaborativo popolari-socialisti.

Si apre una stagione completamente nuova e diversa della politica italiana, in attesa delle reazioni dei nostri alleati euro atlantici e dei mercati finanziari, termometri sensibilissimi e influenti nell’età della supremazia della finanza sull’economia reale, sulla politica e sui suoi esponenti più rilevanti. Molto dipenderà dalla formazione del nuovo governo e dalle principali scelte che lo stesso assumerà verso l’Unione europea e nei rapporti con gli USA e la NATO. Assai pesanti sono i problemi che la destra di governo dovrà immediatamente affrontare: debito pubblico, pensioni, fisco e concorrenza, sono le questioni più urgenti alle quali sono collegati i fondi previsti dal PNRR, la cui disponibilità è nelle mani dell’esecutivo europeo.  Ad essi si aggiungono la posizione dell’Italia sulla guerra di invasione russa all’Ucraina, l’inflazione, la crisi energetica e quella di tante piccole  e medie industrie italiane. Tutti fattori che annunciano un autunno caldissimo per l’occupazione e la stessa tenuta del sistema sociale. Alla Meloni, futura leader di governo, spetterà trovare soluzioni coerenti e compatibili dopo le strambate più volte espresse da Salvini, leader azzoppato di una Lega il cui elettorato si è trasferito in gran numero a Fratelli d’Italia, specie nelle realtà regionali del suo più importante insediamento al Nord del Paese. Toccherà a Lei decidere se restare coerente alle precedenti ondivaghe dichiarazioni o prendere atto del realismo che la guida di governo comporterà. Il Sud ha scelto la strada dell’assistenzialismo assicurato e ha votato Conte e il M5S, terzo partito italiano col suo leader, avvocato d’ufficio del reddito di cittadinanza, che brandirà come una clava contro ogni tentativo di modifica e/o di annullamento.

La sinistra e il PD in particolare, paga la lunga stagione di permanenza al governo, senza più identità e l’incapacità di costruire un’alleanza forte che, visti i risultati, avrebbe potuto meglio sostenere il confronto con la destra. Si apre nel partito il congresso che deciderà la leadership nella nuova fase di principale partito di opposizione.

Il Terzo Polo non è riuscito a sfondare, ma, in ogni caso, penso sia anche con loro che DC e Popolari dovranno tentare di ricomporre il centro nuovo della politica italiana. Un centro, oggi scomparso dopo il voto di ieri. Il velleitario tentativo di Calenda di presentarsi come l’erede della nobile storia del partito d’azione, ha confermato che quella cultura politica era e rimane un elemento minoritario ed elitario della politica italiana.

Noi DC e Popolari, privati del nostro simbolo e di candidati di nostra diretta rappresentanza, eravamo liberi di votare secondo scienza e coscienza, per cui nello scontro destra-sinistra, è mancato l’apporto della componente cattolico democratica e cristiano sociale che ha svolto un ruolo decisivo in molti momenti decisivi della lunga storia nazionale e repubblicana in particolare.

Quanti dell’area cattolico moderata, e sono stati molti, hanno scelto di votare a destra dovranno sperimentare l’aforisma di un grande leader della DC cilena di Rodomiro Tomic, Gabriel Valdés:” se vinci con la destra, è la destra che vince”.

Anche quelli fra di noi, come l’amico Cuffaro, che, alle regionali siciliane, ha deciso di cambiare alleanza, passando dal terzo polo a destra, se, da un lato, porterà alcuni suoi fidati amici nel consiglio regionale, dall’altro  verificherà che, a destra, non ci sarà prospettiva strategica per la DC. Una seria riflessione si imporrà anche al nostro interno, squassato da divisioni che, soprattutto, nelle elezioni siciliane, sono state particolarmente forti. Una cosa è certa: da soli non siamo riusciti nemmeno a presentare una nostra lista, e continuando così non avremo futuro. La ricomposizione della nostra area sociale, culturale e politica, sarà un’opera di grande impegno e di lungo tempo, da avviarsi a partire da un progetto di formazione pre politico che compete a quanti, dopo di noi della quarta e ultima generazione democratico cristiana, intendono battersi per un progetto di ispirazione popolare in grado di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari.

Noi il nostro compito l’abbiamo svolto nella lunga stagione della diaspora che, con questo voto, è giunta al suo epilogo. Molto, se non tutto, è stato sbagliato e tutto è da rifare. Mondo cattolico nella sua multiforme espressione, categorie sociali di ispirazione cattolica, movimenti e gruppi di area, dovranno ricostruire dal basso l’unità possibile che è drammaticamente mancata per questo ennesimo appuntamento politico.

E’ tempo di concordare un progetto politico fondato sui valori e i principi della dottrina sociale cristiana, come nella migliore storia dei Popolari sturziani prima e del democratici cristiani per oltre quarant’anni di egemonia nella politica italiana. Le risorse dottrinali non ci mancano, se, rileggendo le ultime encicliche sociali della Chiesa, ci si impegnerà a proporne le concrete traduzioni nella “ città dell’uomo” di oggi. Dopo, solo dopo, si porrà la questione del progetto organizzativo per l’unità possibile, che, inseguita per quasi vent’anni ( 1993-2022) col voto di ieri si è dimostrato errato e drammaticamente fallito.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Settembre 2022

 

 


La nostra prospettiva resta quella del centro della politica italiana

 

Qualunque sia l’esito del voto e tutto fa presupporre che, ahinoi, prevarrà la destra con la Meloni  e Fratelli d’Italia primo partito, la nostra prospettiva rimane al centro della politica italiana. Grave e per molti versi stupido, secondo il terzo principio della stupidità di Cipolla, il NO di Calenda al nostro simbolo e alla partecipazione di nostri candidati nella lista del terzo polo, e neghittosa l’accettazione di Renzi di quel diktat. Calenda coltiva l’ambizione di rappresentare l’area liberale e di un nuovo e fuori tempo “azionismo de noantri” che, in continuità con quella storia, non può che aborrire un’alleanza con la DC e i Popolari. Meno comprensibile Renzi che, di questa nostra storia politica e culturale, è stato pure partecipe. I risultati del prossimo 25 settembre ci diranno se e chi ha avuto ragione. Noi, privati del simbolo e di candidati, come ha condiviso la direzione nazionale DC del 6 settembre scorso, saremo liberi di votare secondo scienza e coscienza, decidendo in base ai candidati presenti nelle diverse liste più vicini ai nostri principi, interessi e valori.

Da parte mia, come ho più volte sostenuto, non sarò mai a sostegno della destra nazionalista e sovranista, che ai nostri alleati euro atlantici appare, da un lato, continuatrice della cultura post fascista  e anti europea( la Meloni) e dall’altra ( Salvini) filo putiniana.

Spiace che qualche autorevole amico abbia deciso, credo per preminenti ragioni tattiche, l’alleanza con questa destra e, soprattutto, con amici come quelli del trio UDC di Cesa e C. con i quali abbiamo un contenzioso aperto da molti anni, nei quali il trio UDC dei sopravvissuti a destra, hanno lucrato abbondantemente dell’”abuso” dell’utilizzo del nostro storico simbolo scudo crociato, come ha ben evidenziato l’amico Carmagnola, il quale ha annunciato di riaprire il contenzioso su questo tema dopo il voto.

Nessuna possibilità di alleanza strategica con la destra, e spiace quella fatta da quel campione di sopravvivenza al galleggiamento fatta dall’amico Rotondi che consideravo “ il miglior fico del bigoncio”, il quale, navigando da manca a dritta e di bolina, ha finito col diventare uno dei più appassionati sostenitori della “Sora Giorgia”, alleata della destra di Orban. La DC dopo il voto, in continuità della sua storia politica, ossia di un partito che, noi vecchi DC della DC storica, abbiamo sempre connotato come: “ popolare, democratico e antifascista”, saremo ancora una volta alternativi alla destra nazionalista e populista e distinti e distanti dalla sinistra senza identità. Contrariamente a qualche amico che, per errate considerazioni sul piano etico, ha scelto la destra, crediamo, infatti, che dopo il voto sarà  necessario riprendere a tessere il filo con gli amici del terzo polo e con quanti anche nell’area del PD, sono interessati a concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Sì un centro politico nuovo è possibile e la partecipazione di una forte componente popolare e democratica indispensabile. Ci auguriamo che Matteo Renzi, torni ai principi e ai valori della sua origine politica, che è quella dei popolari e democratico cristiani e con lui e con gli amici che saranno eletti del terzo polo, si possa, quindi, riaprire un dialogo, stupidamente interrotto dal diktat calendiano. L’idea ambiziosa della ricostruzione del vecchio partito d’azione, Renzi la lasci a Calenda, convinto, insieme a noi che, come nella migliore storia della nostra Repubblica, l’apporto della componente democratica cristiana e  popolare è tuttora determinante. Avremo modo di ragionare con più elementi a disposizione dopo il voto del 25 settembre, ma, intanto, riconfermiamo che il nostro progetto politico era e rimane quello di un centro politico nuovo nel quale la componente democristiana e popolare sia ben rappresentata. Nel frattempo, come DC e Popolari lanciamo l’idea di un comitato per la difesa della repubblica parlamentare, il ritorno alla legge elettorale proporzionale con le preferenze e l’applicazione dell’art.49 della Costituzione in tutti i partiti politici che intendono concorrere alla vita politica della nazione.

 

Ettore Bonalberti

22 Settembre 2022


Al di là della distinzione tra cattolici della morale e cattolici del sociale

 

Seguo con interesse il dibattito apertosi sulla questione dell’impegno politico dei cattolici italiani che, dopo l’infelice fase ruiniana della testimonianza diffusa e plurima nei diversi partiti, sembra faccia tornare l’esigenza di una rinnovata presenza politica e organizzativa se non dei cattolici, almeno di una larga parte di cattolici italiani.

Ho speso gli ultimi venti anni (1993-2022) del mio impegno politico per l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, ossia dei due filoni essenziali nei quali si è sviluppata la nostra storia, dal popolarismo alla Democrazia Cristiana. Mai si pose in quella lunga stagione la distinzione euristica tra cattolici della morale e cattolici del sociale, questione che si è venuta caratterizzando soprattutto nel momento in cui, gli eredi confusi e indistinti della vecchia sinistra marxista, si sono incontrati con alcune componenti della sinistra politica della DC, dovendo subire, alla fine, una deriva di tipo radicale e laicista, come aveva ben profetizzato il prof. Augusto Del Noce.

Di qui l’emergere di una sinistra sempre più dimentica di quei valori non negoziabili dei cattolici, dimenticanza mai sufficientemente contrastata all’interno di quel partito dagli ex DC, i cosiddetti “cattolici adulti”. Gioco facile, allora, per la destra assumere, con diversa reale consapevolezza, la difesa pubblica di qualcuno di quei valori, finendo col caratterizzare il bipolarismo forzato da leggi maggioritarie insulse ( dal mattarellum, porcellum, rosatellum) tra una destra, espressione dell’area della morale e una sinistra di quella del sociale. Almeno così sembra essere vissuta da molte frange della nostra vasta e articolata area culturale e politico sociale. Emblematica al riguardo la scelta di Cesana e di CL a sostegno del centro destra e anche di alcuni amici della nostra area DC.

Una rappresentazione, in realtà falsa e strumentale, giunta persino all’ostentazione pubblica del rosario da parte di Salvini, mentre la difesa del matrimonio, intesa come unione di un uomo e una donna, se a sinistra é superata dalle diverse teorie del gender et similia sempre evidenziate dai cattolici della morale, a destra,  è assunta da tre leader che sono, o non sposati ( Meloni), o con qualche matrimonio alle spalle ( Salvini), sino alla caricatura dell’invenzione del nuovo matrimonio fasullo come quello ultimo del Cavaliere. E, noi cattolici, privi di un partito di riferimento condiviso, siamo costretti, come nel prossimo voto politico, a scegliere tra questa destra, quella sinistra, o rifugiarci nell’astensione, dopo che il terzo polo, nostro approdo naturale, ci ha rifiutato la rappresentanza facendo prevalere il NO secco del rinato azionismo calendiano “de noantri”. E’ evidente che condivido con gli amici “cattolici della morale” la difesa strenua dei nostri valori non negoziabili, convinto come sono che, come ha scritto recentemente l’amico Franco Banchi:  non ci devono essere “cattolici della morale” e “cattolici del sociale” come se i secondi potessero rinunciare ai principi e ai valori di riferimento essenzaili. È nostra convinzione, a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti”. E questo vale sia per coloro che voteranno a destra, per evitare che si continui a predicare bene razzolando male, che a sinistra, dove le posizioni radical laiciste alla Zan, ahinoi mai contestate dagli ex DC, Letta, Franceschini, Bindi e C., debbano prevalere. Com’ è ben noto, né a destra, né a sinistra ci troviamo a nostro agio. Il terzo polo era e sarà l’area nella quale dovremo concorrere alla costruzione del centro politico nuovo che, come scrivo da sempre, dovrà essere un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla destra.

Non credo abbia senso discutere sul pericolo del “fascismo” di questa destra, quanto, piuttosto, della possibilità che questa classe dirigente da essa espressa possa guidare il Paese in una delle più difficili fasi della sua storia e in presenza di quelle che ho definito le cinque piaghe del nostro autunno: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. E non si tratta solo delle competenze specifiche delle personalità politiche in questione, ma della loro reale credibilità ai livelli europei e atlantici, ossia verso i nostri storici alleati della cui collaborazione e amicizia politica l’Italia ha assoluta necessità. In politica “ vale ciò che appare” e ai nostri alleati euroatlantici la credibilità e fedeltà dei leader della destra è ridotta a zero. Sono partite le prime “veline” sui fondi russi ai partiti europei e il ministro degli esteri, non un Di Maio qualsiasi, ha già annunciato l’arrivo del dossier italiano. Di fronte a una crisi sociale dovuta alle cinque piaghe, con la possibilità che possa sfociare in una rivolta sociale molto più consistente di quella dei “gilet gialli” francesi, un governo guidato dal trio nel quale uno è alleato del partito di Putin, l’altra con quello di Orban, e il Cavaliere ridotto a un ectoplasma, non potrà durare che l’espace du matin. Comunque la si giri la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, non è una mera chimera di nostalgici “ DC non pentiti”, ma un’esigenza reale del Paese, come lo è stata in altri momenti fondamentali della nostra storia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 settembre 2022

Va bene ripartire dalla base, ma servono alcune regole

 

Al mio editoriale pubblicato su www.ilpopolo.cloud : Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana, un caro amico DC polesano, il prof Roberto Berveglieri, ha replicato con questa nota: Caro Ettore ti ho già detto che sei un animo generoso, ma purtroppo c è un proverbio ferrarese che dovresti conoscere: "Cal sumar quando l’ha impara ad lassar lì ad magnar l'è mort ( quel somaro quando ha imparato a smettere di mangiare, è morto). Voglio dirti che bisogna abbandonare l’ idea di chiamare i soliti noti. Basta, bisogna partire dal basso, una "Camaldoli nuova con gente nuova, e penso anche un altro luogo simile, a presto, ciao”.

Una riflessione amichevole e franca che fa il paio con quella di un altro dirigente già della DC di Cremona, il Dr Giampiero Comolli, il quale scrive: “Caro Ettore grazie ancora per gli sforzi, la passione, la costanza e la proposizione lucida e corretta di tutti i tuoi recenti interventi che messi in ordine temporale confermano anche una linearità di pensiero politico morale-sociale sostanziale e formale. Cacciari ha ragione: dovremmo come cattolici prenderne atto al 100% soprattutto in termini di operatività e scelte politiche chiare nette. La DC non si rifonda più. Lo sparpagliato individualismo, senza una barra dritta da 30 anni è la prova inattaccabile. Camaldoli2022 deve riproporre una figura politica senza pregiudiziali, senza citare destra e sinistra, mettere insieme non a parole ma con progetti sociale e morale, terzo settore e finanza, economia e servizi alla persona soprattutto laici, guardare ai giovani e non a qualche cariatide egoista solitaria pronta all’inchino. Questa non è progetto politico: dobbiamo sposare una formula laica-etica di concrete proposte ordinarie quotidiane diffuse che elimini tutte le disuguaglianze concrete non morali. La costituzione ha bisogno di adeguamenti come la legge elettorale, come le regole in parlamento. Come il partigianato non può essere appannaggio solo di una parte politica e di 40enni neanche figli e nipoti di veri partigiani! Dopo 70 anni alcuni cambi pesanti sono un segnale e progetto politico vero!  Oggi lavoro, reddito, casa, salute, scuola, ambiente, economia reale ...devono essere gli altri punti solidi.  Tutto il resto sono dibattiti di folclore e di salottieri inutili che allontanano dalla politica sana e vera. Non voglio negare la DC assolutamente, ma oggi solo la sua sigla fa venire a molti la scarlattina! Sbagliato certamente, ma se vuoi fare politica devi saperti anche proporre e adeguare modus per modi. Un abbraccio grande grande e ....sperem!”

Credo si debba partire da queste indicazioni anche critiche, che si dovranno approfondire ancor meglio dopo i risultati delle prossime elezioni politiche.

E’ evidente che, da alcuni amici da sempre vicini alle nostre posizioni, emerga una sfiducia generalizzata sulle conseguenze delle nostre  insufficienze e responsabilità culminate nel rifiuto di Carlo Calenda, ertosi a rappresentante del nuovo azionismo italico, al riconoscimento del nostro simbolo e di nostre candidature nelle liste del terzo polo. Un rifiuto che, seppur ci lascia piena libertà di voto, non per questo deve farci deflettere dalla decisione assunta unanimemente nella direzione nazionale del 9 agosto scorso, per un voto al centro, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Crediamo, infatti, che la nostra prospettiva strategica rimanga quella di concorrere alla costruzione del centro politico nuovo della politica italiana, nel quale il ruolo degli amici DC, della Federazione Popolare DC, di Insieme  e delle numerose associazioni, movimenti e gruppi di area cattolico democratica e cristiano sociale che condividono tale obiettivo sia ben rappresentato.

Avevo indicato come strumento operativo urgente la creazione di un Comitato dei popolari per la difesa della repubblica parlamentare, l’introduzione della legge elettorale proporzionale con preferenze, e l’applicazione rigida dell’art.49 nella vita interna di tutti i partiti che intendo concorrere alla politica italiana.

Mi si osserva, giustamente, che chi ha sbagliato o si è rivelato insufficiente in questa lunga fase della nostra Demodissea, si debba fare da parte per far posto a una nuova classe dirigente. Come non condividere tale giudizio, specie da chi come me, verso la soglia degli  ottanta, da tanto tempo sostiene con l’aforisma volterriano che: “ compito di quelli della nostra età dovrebbe essere solo quello di dare dei buoni consigli, considerato che non siamo nemmeno più in grado di offrire dei cattivi esempi”. Non mancano iniziative, come quelle avviate dagli amici Gargani, Pomicino e Giuseppe De Mita in Campania, dell’avvio dell’esperienza dell’associazione dei Popolari italiani. Essa, se ho ben inteso, si propone di dar vita a partiti regionali nella comune condivisione dei valori popolari e democratico cristiani, con ampia autonomia territoriale. Partiti da far sorgere in ogni realtà regionale italiana  per poi ritrovarsi insieme a livello nazionale. Partire dalla base è un buon segno, ma allora, se proprio si intende favorire la nascita di una rinnovata classe dirigente, tanto vale partire dai livelli comunali e su per li rami provinciali e regionale decidere i nuovi responsabili del partito che si intende costruire. Torna utile, io credo, la mia vecchia idea di comitati civico popolari locali, di ampia partecipazione democratica, nei quali potrebbero ritrovarsi le diverse e articolate espressioni dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, aperti alla partecipazione di quanti dell’area democratica liberale e riformista condividono il progetto della costruzione di un centro politico come su descritto. E’ evidente che, nonostante il doloroso e inaccettabile rifiuto calendiano, si dovranno riprendere i rapporti con gli amici del terzo polo, soprattutto con quelli della componente renziana, considerato che è da quell’area che si potranno avere alcuni interlocutori politici a livello istituzionale parlamentare dopo il voto del 25 settembre prossimo, insieme a quegli amici ex DC schierati nettamente a sostegno dell’esperienza di governo Draghi. Condividere alcune regole nell’avvio di questi comitato civico popolari sarebbe opportuno pur nell’autonoma responsabilità propria di ciascuna realtà locale.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 settembre 2022

 

 

 

 

Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana

 

Stiamo vivendo, anche e soprattutto in questa vigilia elettorale, la condizione di irrilevanza politica non solo del nostro partito, ma dell’intera nostra area di riferimento etico, culturale e sociale. E’, dunque, necessario partire da una riflessione seria sulla situazione di quella vasta e complessa realtà culturale, sociale e politica della cosiddetta “area cattolica”, caratterizzata oggi dalla sua multiforme rappresentanza di espressioni organizzate, privata di un soggetto politico in grado di rappresentarne gli interessi e i valori. Non si tratta solo della divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale che, alla vigilia delle prossime elezioni, vede i primi orientati soprattutto a destra, i secondi a sinistra, o in un centro nel quale, però, è prevalsa l’egemonia di un tardo azionismo rappresentato da Carlo Calenda, che è portavoce di una sorta di idiosincrasia verso la DC, sino a imporre la sua pregiudiziale a Matteo Renzi che, sull’apertura ai DC e ai Popolari contava per il successo del terzo polo.

Molti di noi che, tanto nella DC, che nella Federazione Popolare DC, avevamo puntato su tale scelta, siamo rimasti orfani e senza simbolo e candidati di riferimento nei diversi collegi, ci troviamo, quindi, liberi di votare secondo scienza e coscienza, impegnati, soprattutto, a evitare un risultato della destra tale da mettere in pericolo la stessa integrità della nostra carta costituzionale, il patto cioè che ha garantito l’unità del Paese dal 1947 in poi.

La crisi dell’area cattolica parte da lontano e si riscontra anche all’interno della Chiesa, dove, è sempre più sentita l’esigenza di una riflessione sul ruolo dei cattolici nella politica italiana. Una riflessione che ci auguriamo la CEI presieduta dal card. Zuppi possa aprire subito dopo il voto del prossimo 25 settembre.

Compito del nostro partito dovrebbe essere quello di analizzare e proporre le condizioni, i termini e i modi per ricomporre gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, che è il ruolo essenziale di un centro politico democratico e popolare, ai fini del mantenimento dell’unità sociale e culturale del nostro Paese. Compito che seppe svolgere la DC per oltre quarant’anni. Quando salta questo equilibrio, alla fine, dopo i diversi tentativi dei capitani del popolo, è la destra che si prende la regia e il palcoscenico. Massimo Cacciari in un esemplare editoriale su La Stampa del 5 Settembre l’ha scritto così: : “…. il 50% degli italiani che non vota è in gran parte formato da persone disperate ormai di veder risolti i propri problemi con competenza ed efficacia? Chi sono questi concittadini? La distribuzione del voto tra centri e periferie la dice lunga a proposito. Vi è chi vuol scelte moderate perché tira avanti più o meno facilmente anche in questa perenne crisi e teme il famoso salto nel buio – e chi avrebbe tutto l’interesse a scelte radicali, ma ormai è del tutto disincantato sulla loro praticabilità. Ogni giorno di più costoro formano, non solo in Italia, una nuova plebe. Una plebe che ha cercato i suoi tribuni senza mai riuscire a trovarli, passata da delusione a delusione. Ma, lo si sappia, una plebe senza tribuni è la negazione dell’idea stessa di repubblica, è dunque l’origine stessa del  principato”.

Ecco, noi dovremmo approfondire tutto questo che, io credo, sarà il tema dominante nel dopo voto, insieme a quelle che, in altro articolo, ho chiamato “ le cinque piaghe dell’autunno italiano”: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta.

Nessuna delle forze politiche che si contendono il voto esprime una cultura politica in grado di affrontare tali problemi. Risposte che, ancora una volta, dovranno essere fornite dai fondamentali della cultura politica cattolico democratica e cristiano sociale. Dovremo approfondire e proporre la traduzione possibile sul piano istituzionale delle indicazioni pastorali fornite dalla dottrina sociale cristiana. Quelle della Centesimus annus, della Caritas in veritate, della Fratelli Tutti e Laudato SI; ossia dalle indicazioni culturalmente più avanzate offerte dalla cultura cattolica nell’età della globalizzazione.

Su questo la DC e la Federazione dei Popolari DC con gli amici di Insieme dovrebbero promuovere, con le migliori espressioni della cultura cattolica, un incontro a Camaldoli, per concordare con le diverse articolazioni della nostra area culturale e sociale una proposta di programma per l’Italia del XXI secolo. Sarà la nostra Camaldoli 2022.

Contro i rischi di una vittoria travolgente della destra sovranista e nazionalista, la DC e la Federazione dei Popolari dovrebbero attivare, infine, il comitato dei Popolari per la difesa della repubblica parlamentare, per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, per l’applicazione in tutti i partiti italiani, che intendono concorrere alla vita politica, dell’art 49 della Costituzione. Parta dai DC e Popolari la difesa dei valori fondanti del nostro sistema istituzionale.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 13 settembre 2022

 

 

 

Sintesi intervento di Bonalberti alla direzione nazionale DC del 6 Settembre 2022

 

Ringrazio l’amico Baruffi per la convocazione con l’augurio per un pronto ristabilimento dell’amico Grassi.

Nostro obiettivo primario deve essere quello del mantenimento della nostra unità. Verificata la condizione risultante dal NO di Calenda, essendo rimasti senza simbolo in alcuna lista nazionale e senza candidati, ritengo sia opportuno lasciare i nostri iscritti e simpatizzanti liberi di votare secondo scienza e coscienza, tenendo conto dei candidati presenti nelle diverse liste nei collegi elettorali. Si sceglierà tenendo conto dei nostri principi e valori di riferimento. Scelte diverse che indicassero preferenze a destra o a sinistra sarebbero divisive e metterebbero in crisi la nostra unità.

Ritengo sbagliata la scelta compiuta dall’amico Cuffaro in Sicilia, con lo stravolgimento di quanto avevamo indicato nella direzione del 9 agosto scorso. Cuffaro avrà anche avuto le sue ragioni e potrà anche garantirsi l’elezione di qualche consigliere regionale. Ritengo, però, strategicamente sbagliata quella scelta, specie se applicata in sede nazionale. In Sicilia il terzo polo, anche Calenda, era ed è disponibile a sostenere il candidato prof Armao, nella cui lista si è candidato l’arch. Giuseppe Alessi. Schierarsi con la destra e con Cesa e C., significa correre il rischio di diventare supporto di un gruppo politico con il quale abbiamo un lungo e sperimentato contenzioso. Carmagnola giustamente annuncia la riapertura dello stesso dopo il voto, considerando “l’abuso” che il trio di Cesa da molti anni fa del nostro glorioso scudo crociato.

Continuo a ritenere che la nostra scelta strategica sia  quella al centro, l’unica che ci consente di riannodare i fili con gli amici di Insieme e della stessa Federazione Popolare, i quali hanno pure dovuto subire l’esclusione dalle liste del terzo Polo. Calenda persegue un suo preciso disegno politico, rinverdendo l’antica idiosincrasia azionista per la DC, da loro sempre considerata una sorta di occupante abusiva del potere di governo in Italia.

In definitiva, proporrei di dare un netto segnale di denuncia del comportamento di Calenda contro la DC; libertà di voto per iscritti e simpatizzanti, riconfermando la nostra scelta al centro della politica italiana, interessati a concorrere alla costruzione di un centro  politico democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra senza identità. Un centro nel quale risulti decisiva la presenza dei DC e dei Popolari. Concetti che erano stati ben espressi da Renato Grassi nella sua lettera inviata a Matteo Renzi per l’avvio delle trattive con il terzo polo. Peccato che Renzi abbia subito l’egemonia di Calenda.


9 Settembre 2022

 

 

Le cinque piaghe dell’autunno italiano

 

Alla vigilia del voto del prossimo 25 settembre abbiamo esaminato la situazione in due riunioni, pressoché contemporanee: alla direzione nazionale della DC e nel direttivo della Federazione Popolare DC. Ho potuto partecipare a entrambe on line, nelle quali è emersa la dura realtà che, ancora una volta, ci vede senza simbolo e senza candidati nelle prossime liste elettorali. Qualche “catecumeno di casa DC”, in cerca di gloria e utilizzando in maniera distorta l’incarico cui è stato chiamato, cerca di addebitare tale situazione all’incapacità dei nostri amici che hanno svolto le trattative col terzo polo. In realtà, gli amici interessati, Grassi e Alessi, avevano instaurato un buon rapporto con Matteo Renzi; rapporto conclusosi in malo modo, dopo l’alleanza fatta da Renzi con Carlo Calenda.

Al di là del noto carattere egocentrico di Calenda, “fasso tuto mi” e della sua già sperimentata idiosincrasia DC nelle ultime elezioni per il consiglio comunale di Roma, la verità del rifiuto calendiano nei nostri confronti, trova ben più fondate ragioni, dal suo punto di vi