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Editoriale

La lezione del Trentino

 

Nel Trentino trionfa il centro destra a trazione turbo leghista e Forza Italia scompare. In Alto Adige è forte il calo della SVP, con la Lega primo partito a Bolzano e crollo del PD. Serve ricostruire un forte centro di ispirazione cattolica popolare perno di una reale alternativa democratica al governo giallo verde. Ho sintetizzato così sul mio profilo di facebook il risultato elettorale del Trentino Alto Adige.

 

Una realtà sin qui dominata a Trento dal centro sinistra e a Bolzano e nell’Alto Adige dalla Volkspartei, ha visto il netto prevalere della Lega a Trento con una valanga di voti e a Bolzano, primo partito; il consistente calo della VSP che, comunque tiene oltre il 40% nel suo feudo altoatesino, e la fine in pratica dell’esperienza di Forza Italia totalmente assorbita dalla Lega. Rilevante, infine, il crollo verticale del PD.

 

Altro elemento da considerare: la dispersione del voto cattolico, in assenza di un contenitore credibile dopo che, per molti anni, la vecchia area DC di sinistra di Lorenzo Dellai, era stata sostenuta alla guida della provincia di Trento dal PD e dalla sinistra.

 

Se, da un lato, il voto consistente alla Lega da parte di una società molto tutelata dalla legislazione speciale, che garantisce a quella regione la più ampia specialità con tutte le competenze statali, tranne quella dell’esercito, è l’espressione di un comun sentire nella difesa egoistica del “particulare” minacciato dai “foresti”, così come rappresentato nella narrazione salviniana; dall’altro, gli elementi rilevanti di quel voto sono: il crollo del PD e lo sfarinamento del voto cattolico.

 

Quanto al M5S nel voto trentino abbiamo assistito alle prime conseguenze della difficoltà di tenuta di un partito-movimento senza regole democratiche interne, etero guidato a livello nazionale. E’ bastata la defezione di un leader naturale e popolare locale, come già accaduto a Parma, per la riduzione del voto al movimento sotto la doppia cifra.

 

Sul crollo del PD riconosciamo il fallimento del progetto originario di unificazione del vecchio troncone comunista con quello che era rimasto della vecchia sinistra DC morotea e basista. Un fallimento che gli amici de “ La rosa bianca” da qualche tempo vanno denunciando, fino ad assumere una posizione autonoma e critica collegata alla necessità di un ritorno ai fondamentali popolari della dottrina scoiale della Chiesa. Tentativo ben presente e interessante per quanti come noi, “DC non pentiti”, sono impegnati nel progetto di ricomposizione dell’area popolare italiana.

 

Un discorso del tutto particolare e speciale va fatto, infine, sulla dispersione del voto cattolico nella patria di uno dei fondatori e padri della DC italiana: Alcide De Gasperi.

 

A parte il lodevole tentativo dell’amico Ivo Tarolli di dar voce a una parte importante dell’area popolare, ahimè senza successo, dal Trentino emerge chiara la necessità di ripensare globalmente a un nuovo soggetto politico “ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE”.

 

Trattasi di quel soggetto che insieme proprio a Tarolli, Mario Mauro, Giorgio Merlo, Gianni Fontana, Domenico Menorello e altri, avevamo definito a Verona nel seminario dei Popolari il 23 Giugno scorso..

 

Con la DC, dopo la conclusione unitaria del congresso di Domenica 14 ottobre sancita dall’accordo tra Renato Grassi e Gianni Fontana, stiamo costruendo il primo tassello di un mosaico più grande che, con una classe dirigente rinnovata, saprà offrire agli italiani una nuova speranza. Come seppe fare la DC storica, sarà essenziale proporre una forte alleanza tra i ceti medi produttivi e le classi popolari dei "diversamente tutelati", lontani dalla "casta" e dal quarto " non Stato". Un'offerta  politica in grado di corrispondere agli interessi e ai valori del 50% degli elettori sin qui renitenti al voto.

 

Ci auguriamo che, anche sulla base delle indicazioni del voto del Trentino, si ponga fine a ogni altro ostacolo che ha sin qui caratterizzato la lunga stagione della  diaspora democrati co cristiana e dal Nord al Sud dell’Italia si ricomponga l’unità di un’area politico culturale alternativa ai disvalori dei sovranisti-nazionalisti, capace di proporre politiche economiche e sociali ispirate dai principi di solidarietà e sussidiarietà propri della dottrina sociale cristiana.

 

Ettore Bonalberti

Presidente di ALEF ( Associazione dei Liberi e Forti)

Consigliere nazionale DC

 

Venezia, 23 Ottobre 2018

 

 

 

  1. Una fase delicata per l’Italia

     

    Salvini non vuol passare per “fesso” e Di Maio da “bugiardo”. Per interpretare il contratto  giallo verde, più che Giuseppe Conte, “l’avvocato del popolo”, servirebbe un notaio. Si è chiusa così, ieri sera, la disputa tra Lega e M5S sul decreto di condono fiscale. A un passo dalla crisi di governo è intervenuto il premier Conte con la convocazione per oggi di un vertice di maggioranza e del consiglio dei ministri.

     

    In serata poi la mazzata dell’agenzia di rating Moody’s, con un declassamento  dei titoli dell’ Italia a un livello poco superiore a quello di “spazzatura”. Sarebbe il baratro definitivo che impedirebbe ogni ulteriore intervento della BCE nell’acquisto di titoli di Stato del nostro Paese.

     

    Il capo del governo ha commentato col suo solito ottimismo di maniera: “ l’avevamo previsto”. Un giudizio che, pronunciato da un signore che a BXL aveva cercato di convincere i nostri partner europei sulla bontà della manovra di bilancio,  con la semplice definizione che trattasi di una “manovra bella”, lascia basiti più che i mercati finanziari, che si pronunceranno già Lunedì prossimo, tutti noi  disgraziati cittadini di questo povero Paese.

     

    Stanno venendo al pettine i nodi di un’alleanza di governo espressione del peggior trasformismo politico parlamentare, frutto dell’esito del voto ambiguo del 4 marzo scorso e di un sistema elettorale bislacco da rivedere. La ragione di quanto sta accadendo nel rapporto tra grillini e leghisti va ricercata nella diversità di interessi e valori esistente tra i due partiti,  ossia sui fondamentali su cui regge la politica,.

     

    Se sui valori l’accordo è intervenuto sulla base della comune visione sovranista e antieuropea dei due movimenti, su quello degli interessi la divergenza verte su quelli dei diversi blocchi sociali ed economici di riferimento.

     

    Riprendendo la mia “teoria dei quattro stati” che, in maniera euristica, cerca di interpretare, seppur  riduttivamente, la realtà sociale italiana ricorderò in estrema sintesi:

     

    Il primo Stato, quello della casta, è formato da oltre un milione di persone che vivono attorno alla politica e alle istituzioni, con laute prebende e benefits diversi. E’ l’aristocrazia dell’ancien regime trasferita nel XXI secolo.

     

    Il secondo Stato è quello dei diversamente tutelati, che contiene l’intervallo compreso tra le alte gerarchie pubbliche ( magistratura, alta dirigenza burocratica dello Stato e degli enti pubblici statali, parastatali e degli enti locali) sino all’ultimo gradino della scala rappresentato dai cassaintegrati e disoccupati con indennità e a quello dei senza tutela, come gli esodati e i disoccupati senza indennità.

     

    Il terzo stato è quello che produce la parte prevalente del PIL: PMI con i loro dirigenti e dipendenti, agricoltori, commercianti, artigiani, liberi professionisti. La struttura  portante dell’intero sistema.

     

    Con le nuove norme comunitarie si scopre l’esistenza del quarto Stato o, se meglio si vuole definirlo “ il quarto non Stato” , un settore che potremmo qualificare come l’extra o l’anti Stato, rappresentato dal lavoro nero, droga, prostituzione, contrabbando.

     

    Trattasi di un settore il cui valore dell’attività economica è stimato in circa 200 miliardi di euro che, in base alle nuove norme europee, buon per il governo, farebbe calare il rapporto deficit/PIL dello 0,2 %, ancora insufficiente secondo quando concordato con l’Unione europea a fronte dello scostamento indicato nel DEF del 2,4 %. Un settore fuori da ogni regola,  che preleva  ricchezza dal sistema e in larga parte la rimette in circolo sotto forma di consumi, risparmi e investimenti diversi, sottraendosi a ogni controllo e incidendo, comunque, in maniera significativa sul sistema stesso e non solo sul piano economico e sociale, ma anche per le sue nefaste incidenze sul piano politico e dei condizionamenti nelle istituzioni……

     

    Da questa rappresentazione appare evidente che, fatte salve le realtà della casta e del quarto non stato, entrambe in grado di sopravvivere a qualsiasi  mutamento socio politico che non sia tipo rivoluzionario, mentre il Movimento Cinque stelle ha saputo raccogliere il voto di larga parte dei “diversamente tutelati”, soprattutto dalla stragrande maggioranza dei diseredati del nostro meridione attratti dalla promessa del “reddito di cittadinanza”, la Lega ha fatto breccia sul consenso prevalente del “terzo stato produttivo” e una parte dei “diversamente tutelati” i cui interessi, nelle condizioni oggettive di disponibilità finanziarie dell’Italia, non possono che confliggere con le esigenze dei primi.

     

    Milton Friedman ammoniva: “ se tu paghi la gente che non lavora e la tassi  quando lavora, non esser sorpreso se produci disoccupazione”. E’ un aforisma di base di ogni politica economica, troppo lontano dalle competenze incerte di questi giovani senz’arte né parte catapultati a Palazzo Chigi, che più che la sede di un governo della Repubblica, sembra trasformarsi ogni giorno di più in una gabbia di matti.

     

    In queste  condizioni si potrà anche galleggiare sino al voto delle europee, sperando nel miracolo delle promesse annunciate e obbligatoriamente da soddisfare, seppur parzialmente, ma è evidente che il governo non potrà durare. Sarà molto importante accertare come reagirà quel 50% di elettori che il 4 marzo scorso furono renitenti al voto, ma per questi credo che sarà indispensabile proporre una seria e credibile alternativa democratico popolare fondata su culture politiche forti, come quelle del riformismo cattolico, democratico e liberale.

     

    Ettore  Bonalberti

    Consigliere nazionale DC

    Venezia, 20 Ottobre 2018

     

     

     

     

    Congresso Pd, la sinistra e i cattolici.
  2.  

     

    Il prossimo congresso del Pd assume una importanza non secondaria ai fini della ripartenza di un nuovo e rinnovato centro sinistra italiano. Una coalizione sostanzialmente distrutta dalla stagione del comando renziano dove una maldestra "vocazione maggioritaria" accompagnata da una volontà di onnipotenza del Pd aveva, di fatto, azzerato ogni sorta di alleanza. E, di conseguenza, cancellando un tassello fondamentale della cultura democratica del nostro paese, cioè la cultura delle alleanze appunto.

     

    Ora, pare, si vuole invertire la rotta sin qui intrapresa e condivisa, va pur detto senza la solita

    ipocrisia di rito, dalla stragrande maggioranza di quel partito. Cioè da tutti coloro che sono stati turbo renziani per lunghi 4 anni e poi hanno scoperto, improvvisamente e misteriosamente, la necessità di cambiare pagina arrivando al punto di coltivare l'obiettivo di "derenzizzare" il partito.

     

    La lista di questi personaggi, come sempre capita nella politica italiana, non è lunga ma addirittura lunghissima. Un nome fra tutti: l'ex sindaco di Torino Fassino. Ma, al di là di questo fisiologico malcostume, il prossimo congresso del Pd - almeno stando ai candidati che oggi appaiono più competitivi - rischia anche di essere una contesa tutta proiettata all'interno della sinistra. Ovvero, viene riproposta in termini aggiornati la storica dicotomia tra altri

    due veri leader della sinistra italiana, ovvero Veltroni e D'Alema. Perché l'eventuale contesa tra Zingaretti e Minniti rientra in questa lunga e storica dialettica tra le rispettive posizioni politiche che hanno accompagnato l'evoluzione e il cammino della sinistra post comunista italiana. Un confronto, comunque sia, e seppur arricchito oggi da altre candidature "comparsa" - sempreche' non ci siano altre novità, sempre possibili in un partito dominato da svariate bande interne – che però non cancella, giustamente, la vera posta in gioco per un partito come il Pd, oggetto di ripetute e continue sconfitte elettorali ed incerto sulla stessa prospettiva politica da intraprendere. Ovvero, come rilanciare la sinistra italiana. Oggi. Perché di questo si tratta. Anche perché la stragrande maggioranza di quell'elettorato e' scivolato su altri partiti andando ad ingrossare le fila di partiti antisistema e qualunquisti come i 5 stelle o di partiti sovranisti e populisti come la Lega di Salvini.

     

    Ma quello resta, comunque, l'obiettivo centrale del Pd di oggi, come giustamente sottolineano un po' tutti i principali leader di quel partito. E, nello specifico, i potenziali candidati alla segreteria nazionale del Partito democratico.

     

    Ed è proprio all'interno di questo contesto che si inserisce la necessità di ridare voce e

    rappresentanza anche ad altre culture politiche, altri filoni ideali che possono e devono rafforzare e affinare una coalizione alternativa al blocco sovranista, populista e antisistema. Culture politiche che non sono riconducibili alla storia e all'esperienza della sinistra italiana ma che sono indispensabili e necessarie se si vuole ricostruire una alleanza riformista, democratica, plurale e con una spiccata cultura di governo. Ed è in questo contesto che si inserisce la necessità, ormai non più prorogabile, di dar vita ad un soggetto politico che richiami la tradizione e l'esperienza del cattolicesimo democratico, popolare e sociale nel nostro paese. È perfettamente inutile pensare che il voto del 4 marzo è stato un semplice incidente di occorso.

    No, il voto del 4 marzo ha cambiato profondamente la geografia politica del nostro paese e se si vuole ridare fiato, voce e rappresentanza ad una coalizione che rilancia, seppur con venature e modalità diverse, il tradizionale centro sinistra, occorre prendere atto che un partito da solo, e cioè il Pd, non può certamente essere esaustivo ed esclusivo. Il Pd, appunto, può e deve ritornare ad essere un partito capace di rilanciare e di riattualizzare il pensiero e la cultura della sinistra italiana.

    Sarebbe curioso, al riguardo, se dopo la litania che viene recitata un giorno sì e l'altro pure di

    recuperare l'elettorato della sinistra e una politica di sinistra si pensasse, dopo le ripetute batoste elettorali, di aggirare il nucleo centrale della questione: ovvero, ritornare ad essere un partito autenticamente di sinistra.

    Ecco perché è arrivato il momento per rilanciare, e recuperare, la fecondità e la ricchezza delle

    singole tradizioni e identità politiche e culturali. Non per chiudersi in un recinto identitario ed

    autoreferenziale ma, al contrario, per ricostruire una casa riformista e plurale che, sola, può essere una vera alternativa democratica al blocco politico e sociale che ha vinto legittimamente le elezioni del 4 marzo. Alimentare ulteriori equivoci sarebbe del tutto innaturale e nocivo. A cominciare dal ruolo, dalla identità e dalla prospettiva politica che vuole percorrere il Partito democratico. Non più un partito pigliatutto, ma un partito che sappia qualificarsi per la sua identità e per la sua mission, cioè ricostruire la sinistra italiana.

     

     

    Giorgio Merlo

  3. Torino, 18 Ottobre 2018




  4. Stato dell’arte della DC storica 


  5. Nel 2012 più di 1700 amici DC confermarono, con autocertificazione sottoscritta a norma di legge, la loro adesione al partito di cui erano stati soci sino al 1992-93.

    Con il disposto del giudice dr Romano del tribunale di Roma che autorizzò lo svolgimento dell’assemblea del 26 Febbraio 2017 all’Ergife, nella quale eleggemmo nella carica di Presidente l’amico Gianni Fontana, quei 1750 superstiti sono riconosciuti come gli eredi legittimi della DC storica.

    La DC storica, in base alla sentenza n.25999 del 23.12.2010 della Cassazione assunta a sezioni civili riunite in maniera definitiva e inappellabile,  non è mai stata giuridicamente sciolta” e unici eredi sono i soci che ne hanno confermato e mantenuto  l’iscrizione nel 2012.

    Siamo consapevoli di essere ben poca cosa rispetto alla grande storia del partito, ma anche consapevoli di rappresentare l’ultima fiammella senza la quale la DC, giuridicamente mai defunta, non potrebbe più tornare in campo politicamente.

    Domenica 14 Ottobre abbiamo concordato una soluzione unitaria del congresso nazionale, con cui abbiamo eletto alla segreteria del partito Renato Grassi e Sabato 24 ottobre prossimo eleggeremo Gianni Fontana alla presidenza dl Consiglio nazionale della DC.

    E’ finito il tempo delle divisioni e delle “narrazioni contro qualcuno” e si volta pagina. E’ questo il tempo dei costruttori che intendono concorrere alla ricomposizione politica  dell’area cattolica e popolare.

    Sappiamo che il 50% che è andato a votare il 4 Marzo scorso  ha scelto la strada della protesta su fronti diversi, per trovarsi poi  a Palazzo Chigi il governo trasformista giallo verde che nessuno aveva votato.

    Il restante 50 % renitente al voto non trova più rappresentanza dei propri interessi e valori nel deserto attuale della politica italiana, dove si assiste allo sfascio della sinistra e di ciò che è rimasto della realtà berlusconiana.

    Serve una forte componente di centro democratica e popolare ispirata ai valori dell’umanesimo cristiano e impegnata nella difesa e nell’ attuazione integrale della Costituzione.

    Con Grassi e Fontana abbiamo avviato un percorso che, attraverso l’incontro con tutte le diverse parti dell’area cattolica e popolare, intende concorrere alla costruzione di un soggetto  nel quale “possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale, impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE.”

    Questa è la sfida che democraticamente ci sentiamo di lanciare all’attuale coalizione di governo espressione del peggior trasformismo politico italiano.

    Domenica scorsa abbiamo approvato con l’elezione di Renato Grassi alla segreteria nazionale il seguente Documento a sostegno della candidatura di Renato Grassi alla segreteria della DC- XIX congresso nazionale-Roma 14 ottobre 2018

     

    L’esperienza democristiana è stata la più straordinaria e significativa avventura politica del secolo scorso.

    Oggi che tale filone ideale e culturale, che unì anche e non solo i cattolici laici e i laici cattolici, è spento alla camera dei deputati e al senato della repubblica, il paese sente il vuoto senza speranza di tale rappresentanza. Dove sono le nostre intelligenze? Le nostre passioni? Di cosa abbiamo timore?

    Va riproposto un progetto di società nel quale i diritti di tutti vengano difesi e i doveri di tutti attuati: insomma una nuova fase costituente dei doveri.

    Vanno perciò superati le tentazioni nostalgiche accompagnate da silenziose lamentele.

    E se i democristiani vorranno tornare ad essere protagonisti per il bene del paese, è giusto e necessario che, fin da questo XIX° congresso nazionale, la DC sia una tenda, un luogo includente e aperto a tutti i democristiani, senza costruzione di confini, senza preclusioni ed esclusioni. Un luogo politico aperto ai movimenti e alle associazioni di cattolici morali e cattolici sociali, come giustamente ci invita a fare il presidente della CEI, cardinale Bassetti, e aperto  ai movimenti laici di ispirazione cristiana.

     

     Ecco perché va sottoposta a verifica la possibilità di ricostruire-sotto l’unico nome e simbolo dello scudo crociato nella memoria dei Padri Fondatori che hanno fatto la Democrazia Cristiana- l’unità di tutti i democristiani che sino ad oggi, in differenti modi e con diverse iniziative, hanno tuttavia tenuto desto il nome della DC dopo la diaspora del 1994.

    Si tratta di ritornare INSIEME a quell’antico e nobile progetto culturale, sociale, economico politico ed etico dei “Liberi e Forti”.

    Primo frutto del congresso sarà il tesseramento aperto a tutti coloro che vorranno partecipare a questo progetto e assumere sul serio “la politica come la più alta forma della carità” (PaoloVI) orientati dalla stella polare della Dottrina Sociale della Chiesa aderendo allo statuto e al codice etico della DC..

    Coloro che per anni hanno speso con sacrifici tutte le loro energie per tenere in vita una piccola luce che ha illuminato la DC, oggi possono e devono trasformare tale luce in un faro, in modo d rendere visibile e chiaro che i democristiani  accoglieranno tutti coloro che, animati dallo stesso spirito,  vorranno “lavorare INSIEME per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale” (card.Bassetti).

    I delegati eletti dai congressi provinciali  e regionali del partito che rappresentano i soci che nel 2012 decisero di confermare la loro adesione alla DC, sulla base del disposto del giudice Romano  sono i legittimi rappresentanti e continuatori della dc storica.

    Il valore dell’unità raggiunta determinatasi nel congresso sull’inclusione dell’esperienza di Gianni Fontana e con il proposito di svilupparla ed accrescerla costituisce la base per la ripresa di iniziativa politica dei cattolici democratici e per la ricomposizione dell’area popolare italiana. Il principio che ci guiderà, come è stato nella storia della migliore  DC,  è di “ servire all’interesse del Paese” corrispondente alla stessa Democrazia Cristiana.

     

    Noi veneti, delegati della regione al Congresso, siamo stati tutti eletti nel Consiglio nazionale della DC:

    Rovigo. Grazia Maria Panin

    Padova: Mauro De Fecondo

    Rovigo. Grazia Maria Panin

    Treviso: Roberto Zarpellon

    Venezia. Ettore Bonalberti, Luciano Finesso, Piergiovanni Malvestio e Giorgio Zabeo

    Verona: Gianni Fontana, Lia Monopoli, Amedeo Portacci

    Vicenza: Luigi D’Agrò, Stefano Cimatti e Cipriano Rossi

     

    Venezia, 18 Ottobre 2018

     

     

     



Una prima reazione scomposta di  Luigi Intorcia, uno dei fan "esterni alla DC" di Gianni Fontana, all'elezione di Renato Grassi


Carissimi,
 e alla fine, abbiamo completamente disintegrato la vera DC?

La suddivisione, è stata fra 79 delegati intenti a spolpare senza alcun diritto di metterlo in atto,  l'ultima vera DEMOCRAZIA CRISTIANA e  circa 200 persone, imbavagliate a subire passivamente,  tutto quanto è avvenuto.
Essere un vero DC, è ancora un valore e  quel valore  lo rivendichiamo costantemente, ma  fra pochi eroi.
Veder trattare il quel modo Gianni Fontana, è stato penoso, una vergogna indescrivibile e giunga il mio sdegno ai responsabili del vilipendio della NOSTRA VERA istituzione, che resta solo Gianni Fontana e non un manipolo di filibustieri, senza alcun futuro.
Veder tentare di  portare la Dc alla corte di un centro destra  eche fra poco sparirà completamente dalla scena politica italiana, è ancora peggio.
Avverto, ai ben noti figuri, protagonisti delle imboscate e dei tradimenti alle spalle, che non sarà assolutamente lasciato nel silenzio tutto questo, perchè ringraziando DIO, abbiamo la libertà ancora di essere Democristiani.
Pubblicamente, per quanto mi riguarda, sarò  un martello pneumatico atto  a contrattaccare in ogni ambito possibile,  contro la deriva che è stata imposta oggi, in un tranello o meglio una autentica   imboscata da  parte di  impostori e  pseudo amici del nulla, con azioni clamorose e incisive come mai avvenuto.

Siamo una forza popolare e aggiungo sovrana autentica e non sarà ne FI tanto meno PD la locomotiva a chi qualcuno di voi ha tentato maldestramente  di agganciare, come un qualsiasi  vagone merci il partito chiamato DEMOCRAZIA CRISTIANA di rango costituzionale  e che vi significo  è anche la mia CASA.
Mesi e mesi di scritti pubblici, un attacco al massacro, ad alzo zero  contro ogni cosa che nella DC sia stato  autenticamente  etico e morale o che è stato tentato di mettere nella pratica realizzazione, esclusivamente e solo  con il DIRITTO  e la legalità assoluta. Mesi e mesi in cui uscire da sciagurate assemblee della DC, è significato  ingurgitare solo  bocconi amari, dove non entra nessuna luce da ben 26 anni , ma solo  tenebre e in cui si è  radicato,  il senso della pazzia di pochi nonnetti,  abbonati al maligno.
Mi rivolgo ai veri DC, quelli che per sfortuna il 4 marzo, non sono potuti essere candidati, fieri di dare l'impulso, ad una storia mai finita per quelli che siamo  e  che  non è stato realizzato.
Quell'intento che emergeva con forza, delle riunioni a Piazza del Gesù e da via Alberico con Mns Gastone Simoni un altro Eroe,  e quindi, mi rivolgo  non solo al gruppo laziale o romano  pieno di DEGNE persone ad altissimo livello politico ma anche  di altri ancora, che ben saranno i portavoce nei loro ambiti, che la vera Dc non è ancora morta definitivamente.
Ricordatevelo, siamo ancora una forza.
Lasciateli tentare di realizzare  insolenze da parte  di  questi SPELACCHIATI gufi tristi,  che politicamente non valgono un beato accidenti, ancor meno,  come democristiani.
La dimostrazione è purtroppo quella di essere diventati  una barzelletta putrescente, da raschiare e disinfettare  e nella prima occasione, mollarli definitivamente AL LORO INFAUSTO DESTINO  o quando, molto presto,  non potranno più nascondersi dietro  a quel  misero dito e saranno chiamati a fare le figuracce che meritano di ricevere, esattamente le stesse, che hanno ricevuto, cacciati   dalle corti dei re dell'effimero, meno di 6 mesi fa.
La feccia putrescente, sarà schiacciata senza alcun riguardo, così come oggi il nessun riguardo, è stato usato contro il mio fiero e degno presidente Gianni Fontana, per il  chi vuol capire capisca, non  interessa minimamente non urtare le sporche suscettibilità di pochi pazzoidi oggi ghignati vincitori del nulla.
LA DC E' IL CENTRO E PUNTO.
Prima o poi, la giustizia sarà resa davanti a DIO e alle donne e agli uomini democristiani veri, di questa scalcinata nazione Italiana.
Vi allego la registrazione audio, affinché non la possiate mai più  dimenticare, per il dolore che avete causato a tantissime donne e uomini di buona volontà, con il Nostro  DIO nel cuore e la vera libertà nella testa e che nessun viscido verme, sarà mai in grado di cancellare.
Vergogna ai responsabili.
Luigi Intorcia
Candidato DC per il senato al primo uninominale
Lazio 1

A Luigi Intorcia ho risposto con l'allegata nota:

Caro Intorcia alle tue farneticazioni rispondono gli atti e i documenti da Gianni con me  e altri amici sottoscritti.
La soluzione unitaria di ieri al congresso ha impedito un risultato drammatico per la DC e per lo stesso Gianni Fontana.
Quel documento finale, che é la mozione collegata all’elezione di Renato Grassi, è molto chiaro nel merito e sulle prospettive. E’ stata una decisione sofferta, specie da parte mia, che per due volte sono stato il sostenitore di Gianni Fontana alla guida del partito. Troppi errori si erano accumulati dal Febbraio 2017 in poi, creando nella residua pattuglia dei DC una netta maggioranza che chiedeva una forte discontinuità. La mia proposta di soluzione unitaria alla fine é prevalsa e Gianni Fontana a conclusione del suo intervento ha proposto la candidatura di Renato Grassi alla segreteria del partito, così come Grassi nel suo intervento ha indicato Fontana come prossimo presidente del consiglio nazionale, che eleggeremo il 27 ottobre p.v.

Ho appena redatto sul mio profilo di Facebook questa sintetica nota che riassume il senso del nostro attuale procedere:
"il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle generazioni future”, così ci ha insegnato De Gasperi. Noi, gli ultimi dei mohicani DC, quei poco più dei 1750 soci che nel 2012 decisero di riconfermare la loro adesione al partito, in base al disposto del giudice Romano, del tribunale di Roma, sono a tutti gli effetti gli eredi della DC storica. Siamo una piccola fiammella, come quella minima dei fornelli a gas che: o riusciremo ad alimentarla, aumentandone l’intensità del fuoco o si spegnerà definitivamente.Oggi il problema in Italia é l’esistenza di un blocco conservatore populista nazionalista al quale i cattolici democratici non possono che assumere una funzione di opposizione e di alternativa.Si tratta di concorrere alla costruzione di un’alternativa democratica e popolare come quella che abbiamo individuato a Verona ( documento del 23 Giugno) e che ieri, seppur con qualche sofferenza personale, siamo riusciti a ricomporre nell’unità di quella preziosa fiammella che é ciò che rimane di vitale e con tutti i suoi limiti della DC storica.Noi lavoreremo per la ricomposizione dell’area popolare e democratico cristiana, senza cedimenti a destra o a sinistra, utilizzando anche alle prossime europee, se ne saremo capaci,  della possibilità offerta dal sistema proporzionale.Qualcuno potrà pure aspirare a un posto alle europee a noi “DC non pentiti”, ultimi dei mohicani DC, spetta il compito di tenere accesa e di rafforzare la fiamma della nostra migliore tradizione politica e di consegnarla alle nuove generazioni.”

Spero che non ci lasciamo trascinare da vecchi polemiche e reiterati pregiudizi. Contro il blocco populista nazionalista, oggi siamo di fronte allo sfascio della sinistra e alla fine dell’esperienza berlusconiana. Si tratta di costruire qualcosa di nuovo e di diverso e il documento di Verona (23 Giugno 2018) votato da me , Ivo Tarolli, Mario Mauro, Giorgio Merlo, Gianni Fontana, Domenico Menorello e altri è chiaro nell’indicare la prospettiva:

“ ………...Nella grande difficoltà a riconoscere, allo stato, la praticabilità di azioni organizzate su scale nazionale, si devono almeno giudicare negativamente i tratti propri dell’impegno dei popolari nella Seconda Repubblica, in cui è prevalso uno sterile protagonismo individuale rispetto ad una tensione unitaria e pluralista che sapesse reinterpretare, senza inutili e irrealistiche nostalgie, quell’antico, nobile e mai superato progetto culturale, sociale, economico politico, economico e etico dei “Liberi e Forti” di Sturzo e della migliore tradizione politica dei cattolici democratici.

Il passo possibile appare, quindi, la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE..

Un progetto che esalti nel suo abbrivio gli ideali e i contenuti che uniscono tante presenze rimaste isolate, disgregate o addirittura inespresse, assumendo l’economia sociale di mercato e l’economia civile quali strumenti essenziali in grado di porre a fondamento della politica la centralità della persona, della famiglia, dell’impresa e dei corpi intermedi;  l’alternativa alle logiche di certo turbo capitalismo finanziario che, subordinando alla finanza l’economia reale, sta distruggendo i ceti medi e le classi popolari, confinando la politica al ruolo subordinato al servizio dei poteri dominanti e riducendo la stessa democrazia a una formula vuota di significato.”

Questo è il più recente documento politico condiviso e sottoscritto con Gianni Fontana. Tutto il resto sono discorsi privi di qualsivoglia fondamento. Ora lavoriamo uniti per perseguire gli obiettivi indicati.

Tutto il resto,comprese le tue farneticazioni, sono espressione di un livore e di un pregiudizio che non fa onore a quella connotazione di “cristiano” che ti permette di chiamare in causa, senza senso, persino Nostro Signore. Vergogna e considera che, forse,  anche per questi tuoi toni   comprenderai il perché delle reazioni che dal Febbraio 2017 sono salite tra quei poveri ultimi mohicani cui è stato riservato il compito di traghettare il partito dal nulla verso una prospettiva nuova e positiva, certo, sin da oggi,  anche con il vostro contributo, sperando che si torni a ragionare senza schemi e pregiudizi deteriori. Rasserenati l’animo e riconduciamo tutti Insieme a razionalità il nostro confronto.

Cordialmente

Ettore Bonalberti
vecchio “ DC non pentito”

v. Documento a sostegno della candidatura di Renato Grassi alla segreteria della DC.doc



Renato Grassi è il nuovo segretario nazionale della DC

 

Si è svolto oggi a Roma presso la Casa delle suore domenicane Santa Maria Santissima il XIX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana. I delegati regionali eletti nei precongressi regionali del partito hanno eletto alla segreteria nazionale del partito il dr Renato Grassi che subentra nella guida della DC a Gianni Fontana indicato ad assumere la presidenza del consiglio nazionale del partito.

Si è potuto così garantire una conclusione unitaria di un lungo percorso avviato nel  novembre 2012 che con la  disposizione del giudice Romano del tribunale di Roma ha visto riconoscere ai 1750 soci che nel 2012 confermarono la loro adesione al partito di cui erano stati iscritti nel 1992-93, il ruolo di naturali legittimi continuatori del partito che la sentenza della Cassazione 25999 del 23.12.2010 aveva definitivamente stabilito, senza alcuna possibilità di ulteriori ricorsi, che la DC “non è mai stata giuridicamente sciolta”.

La conclusione unitaria finale è rappresentata nella seguente mozione che accompagna la candidatura di Renato Grassi alla segreteria del partito con la lista degli 80 Consiglieri nazionali che sono stati eletti con 57 voti su 67 votanti, 3 schede bianche e 5 schede nulle.

Questa la mozione finale approvata:

“L’esperienza democristiana è stata la più straordinaria e significativa avventura politica del secolo scorso. Oggi che tale filone ideale e culturale, che unì anche e non solo i cattolici laici e i laici cattolici, è spento alla camera dei deputati e al senato della repubblica, il paese sente il vuoto senza speranza di tale rappresentanza. Dove sono le nostre intelligenze? Le nostre passioni? Di cosa abbiamo timore?

Va riproposto un progetto di società nel quale i diritti di tutti vengano difesi e i doveri di tutti attuati: insomma una nuova fase costituente dei doveri.

Vanno perciò superati le tentazioni nostalgiche accompagnate da silenziose lamentele.

E se i democristiani vorranno tornare ad essere protagonisti per il bene del paese, è giusto e necessario che, fin da questo XIX° congresso nazionale, la DC sia una tenda, un luogo includente e aperto a tutti i democristiani, senza costruzione di confini, senza preclusioni ed esclusioni. Un luogo politico aperto ai movimenti e alle associazioni di cattolici morali e cattolici sociali, come giustamente ci invita a fare il presidente della CEI, cardinale Bassetti, e aperto  ai movimenti laici di ispirazione cristiana.

 Ecco perché va sottoposta a verifica la possibilità di ricostruire-sotto l’unico nome e simbolo dello scudo crociato nella memoria dei Padri Fondatori che hanno fatto la Democrazia Cristiana,  l’unità di tutti i democristiani che sino ad oggi, in differenti modi e con diverse iniziative, hanno tuttavia tenuto desto il nome della DC dopo la diaspora del 1994.

Si tratta di ritornare INSIEME a quell’antico e nobile progetto culturale, sociale, economico politico ed etico dei “Liberi e Forti”.

Primo frutto del congresso sarà il tesseramento aperto a tutti coloro che vorranno partecipare a questo progetto e assumere sul serio “la politica come la più alta forma della carità” (PaoloVI) orientati dalla stella polare della Dottrina Sociale della Chiesa aderendo allo statuto e al codice etico della DC..

Coloro che per anni hanno speso con sacrifici tutte le loro energie per tenere in vita una piccola luce che ha illuminato la DC, oggi possono e devono trasformare tale luce in un faro, in modo da rendere visibile e chiaro che i democristiani  accoglieranno tutti coloro che, animati dallo stesso spirito,  vorranno “lavorare INSIEME per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale” (card.Bassetti).

I delegati eletti dai congressi provinciali  e regionali del partito che rappresentano i soci che nel 2012 decisero di confermare la loro adesione alla DC, sulla base del disposto del giudice Romano  sono i legittimi rappresentanti e continuatori della DC storicae

Il valore dell’unità raggiunta determinatasi nel congresso sull’inclusione dell’esperienza di Gianni Fontana e con il proposito di svilupparla ed accrescerla, costituisce la base per la ripresa di iniziativa politica dei cattolici democratici e per la ricomposizione dell’area popolare italiana. Il principio che ci guiderà, come è stato nella storia della migliore  DC,  è di “ servire all’interesse del Paese” corrispondente alla stessa Democrazia Cristiana.

Il Consiglio nazionale del partito è già stato convocato per sabato  27 Ottobre per gli adempimenti statutari inerenti all’elezione degli organi dirigenti del partito: presidente del consiglio nazionale, Direzione nazionale, segretario amministrativo.

Partirà così un’importante azione di mobilitazione di quanti nelle diverse realtà territoriali saranno interessati a offrire il loro contributo di impegno politico nel partito dei cattolici democratici e popolari italiani.

 

Roma,14 Ottobre 2018

 

 

 

Prima nota di commento all’esito del Congresso DC di Domenica 14 Ottobre 2018

 

"il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle generazioni future”, così ci ha insegnato De Gasperi. Noi, gli ultimi dei mohicani DC, quei poco più dei 1750 soci che nel 2012 decisero di riconfermare la loro adesione al partito, in base al disposto del giudice Romano, del tribunale di Roma, sono a tutti gli effetti gli eredi della DC storica.

Siamo una piccola fiammella, come quella minima dei fornelli a gas che: o riusciremo ad alimentarla, aumentandone l’intensità del fuoco o si spegnerà definitivamente.

Oggi il problema in Italia é l’esistenza di un blocco conservatore populista nazionalista al quale i cattolici democratici non possono che assumere una funzione di opposizione e di alternativa.

Si tratta di concorrere alla costruzione di un’alternativa democratica e popolare come quella che abbiamo individuato a Verona ( documento del 23 Giugno) e che ieri, seppur con qualche sofferenza personale, siamo riusciti a ricomporre nell’unità di quella preziosa fiammella che é ciò che rimane di vitale e con tutti i suoi limiti della DC storica.

Noi lavoreremo per la ricomposizione dell’area popolare e democratico cristiana, senza cedimenti a destra o a sinistra, utilizzando anche alle prossime europee, se ne saremo capaci,  della possibilità offerta dal sistema proporzionale.

Qualcuno potrà pure aspirare a un posto alle europee a noi “DC non pentiti”, ultimi dei mohicani DC, spetta il compito di tenere accesa e di rafforzare la fiamma della nostra migliore tradizione politica e di consegnarla alle nuove generazioni.

Un caro saluto,

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 15 Ottobre 2018

 





Pubblichiamo un articolo dell'amico  Giorgio Merlo ( " La rete bianca") che condividiamo impegnati come siamo dal seminario di Verona (23 Giugno 2018) organizzato con gli amici di " Costruire Insieme " a costruire il nuovo soggetto politico ispirato ai valori dell'umanesimo cristiano.

Alternativa, parola magica?

In politica l'alternativa non va predicata ma, di norma, va praticata e coltivata. La bella
manifestazione organizzata dal Pd a Piazza del Popolo a Roma, al di là dei numeri annunciati un
po' a caso e come sempre capita, e' stato comunque un momento importante che può invertire la
tendenza politica disastrosa che ha guidato quel partito per oltre 4 anni. Con un accordo politico
quasi unanime, come tutti sanno e come è bene sempre ricordare. Malgrado oggi molti fingano di
non ricordare quello che è capitato concretamente per molto tempo. Ma, memori del vecchio detto
"chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato e scordiamoci il passato", adesso si tratta di capire se
un'alternativa dichiarata ripetutamente dal segretario protempore di quel partito e ripetuta con
forza di fronte agli iscritti accorsi a Roma, diventa la piattaforma concreta per dar vita realmente ad
una alternativa politica, culturale e programmatica.
Ci sono, al riguardo, 2 condizioni decisive per evitare gli errori del passato e, al contempo, per
inaugurare una nuova fase della politica italiana.
Innanzitutto e' tramontata definitamente la cosiddetta "vocazione maggioritaria" del Partito
democratico. Un partito che, al di là della convocazione pubblica degli iscritti, non è più in grado di
porsi come un soggetto egemone e maggioritario nella politica italiana. Dovranno prendere atto, al
di là dei sondaggi terrificanti che li raggiungono, che il Pd non è più quel soggetto politico capace
di rappresentare la stragrande maggioranza dei cittadini italiani sotto le sue bandiere. E tutti sanno
anche, al riguardo, che da quelle parti si confrontano, legittimamente, due strategie politiche
alternative e difficilmente componibili, salvo silenziarne una delle due. E cioè, quella renziana e
quella che va sotto il nome della rinascita della sinistra post comunista. Vedremo.
La seconda considerazione, altrettanto importante e decisiva, riguarda la capacità delle culture
politiche riformiste e costituzionali di dar vita a soggetti politici capaci di contribuire a creare un
'alleanza politica riformista e di governo autenticamente alternativa a chi punta a radicalizzare lo
scontro politico e a dividere il paese. A cominciare dalla tradizione cattolico democratico e cattolico
popolare. Sarà solo il dibattito politico concreto a dirci se questa doppia sfida politica sarà
perseguita sino in fondo o se, invece, prevarranno ancora una volta i vecchi difetti e le ormai
collaudate degenerazioni.
Come sempre, sarà solo la politica a sciogliere i nodi.

Giorgio Merlo

                                                       

 

Agli iscritti alla Democrazia Cristiana negli anni 1992 e/o 1993 componenti la lista indicata nell’atto del Giudice Guido ROMANO emanato il 13 dicembre 2016

 

Roma, 26 Settembre 2018

 

Oggetto:  celebrazione XIX Congresso  della Democrazia Cristiana

 

 

Gentili  amiche e cari amici,

sono lieto di comunicarvi  che il  XIX Congresso  della Democrazia Cristiana avrà luogo in prima convocazione alle ore 19.00 di sabato 13 Ottobre p.v.  e, in seconda  convocazione,             

 

Domenica  14  Ottobre 2018 alle ore 09.30

presso  la Casa Maria Santissima Assunta – Suore Domenicane

Via Casilina, 235  00176 Roma

 

ALCUNE NOTIZIE ORGANIZZATIVE

 

La sede del Congresso è così raggiungibile:

-       con Metro: da Roma Termini, direzione e discesa a San Giovanni, quindi  prendere la Metro C, fermata/uscita  Pigneto;

-       con auto propria:  vista la possibilità di parcheggio. Prendere la Tangenziale est, direzione San Giovanni uscita Piazza Lodi oppure Uscita 18 del Gra – direzione centro

-       con autobus: n.105 dalla stazione Termini (prima fermata dopo il ponte Casilino)

 

Chi desidera pernottare presso la struttura che ci ospita il sabato notte (13-10-2018), è pregato di inviare una mail  di prenotazione al seguente indirizzo: mosti.eleonora@gmail.com   entro il 5 Ottobre p.v. fino ad esaurimento disponibilità:

 

Camera singola con trattamento di pernottamento e prima colazione

Camera doppia con trattamento di pernottamento e colazione

Tassa di soggiorno a notte a persona

Arrivo  entro le ore 23,00

Per motivi organizzativi è necessario, inoltre, che  i soci non delegati che desiderino partecipare al Congresso, ne diano notizia inviando una e-mail a:  gianni.fontana44@gmail.com

Per chi desiderasse partecipare, alle ore 8,30, sarà celebrata la Santa Messa festiva presso la Cappella delle Suore Domenicane, immediatamente prima dell’inizio del Congresso.

 In attesa di incontrarci rivolgo  a tutti voi il mio saluto fraterno e bene augurante.

 

 

 

 

 

 

45,00

70,00

3,50

 

 

 

                                                                                                                                     f.to Gianni Fontana

 

 

Verso il Congresso nazionale della DC

 

In questi giorni si stanno completando tutti i congressi provinciali e regionali della DC per eleggere i delegati che parteciperanno, il prossimo 6 ottobre a Roma, al XIX Congresso nazionale del partito. Completeremo così l’itero indicatoci dal giudice  Romano del tribunale di Roma, il quale autorizzò l’assemblea  dei soci DC che, il 26 Febbraio 2017, elessero alla presidenza del partito, Gianni Fontana.

 

IL 6 Ottobre eleggeremo secondo le norme statutarie tutti gli organi del partito, dando finalmente pratica attuazione alla sentenza della suprema Corte di Cassazione n.25999 del 23.12.2010 con cui, confermando la sentenza della Corte di Appello di Roma, vennero respinte le presunzioni di eredità della DC che i diversi contendenti si attribuivano, per la semplice ragione che “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”.

 

Molti di quei ricorrenti non si arresero a quella sentenza definitiva e inappellabile, continuando un contenzioso che ci ha trascinato più volte nei tribunali, mentre la nostra rappresentanza istituzionale scompariva o, peggio, si annullava  nella commistione infelice con altri partiti di destra o di sinistra, sostanzialmente ridotta all’irrilevanza.

 

Ora, con la buon volontà di tutti, ci auguriamo che con la conclusione del nostro percorso avviato nel 2012, si possa compiere il miracolo per cui ci battiamo da oltre vent’anni; ossia la ricomposizione dell’area popolare e il ritorno in campo della cultura politica cattolica e popolare nel nostro Paese.

 

Non ci muove un sentimento nostalgico regressivo, come abbiamo scritto più volte, ma la lucida constatazione del deserto delle culture politiche oggi in Italia e in Europa e la necessità di proporre una cultura ispirata ai valori della dottrina sociale cristiana, rivelatasi l’unico serio antidoto alle degenerazioni del turbo capitalismo finanziario dominante. Un dominio che sta riducendo alla miseria progressiva il ceto medio e le classi popolari in tutto il mondo. Serve un serio cambio di passo e la totale disponibilità a mettere da parte ciò che ancora ci divide e valorizzare sino in fondo ciò, ed è assai di più, che ci unisce.

 

Ecco perché ieri a Mestre, celebrando i congressi regionali dei delegati del Collegio del Nord Est( Veneto-Friuli Venezia Giulia- Trentino AA.AA- Emilia e Romagna) ho indicato un possibile percorso, accolto unanimemente dai delegati presenti, che tenga conto di ciò che è stato positivamente seminato  negli ultimi anni.In estrema sintesi:

 

il 6 Ottobre celebrazione del nostro congresso, ossia quello degli iscritti DC 2012-2013 che decisero di riconfermare la loro iscrizione al partito già in essere nel 1992 -93, per l’elezione degli organi dirigenti del partito;

 

subito dopo il nostro congresso ( come per la verità già ci impegniamo da tempo): apertura immediata del collegamento con tutte le altre formazioni che si ispirano alla DC ( UDC-CDU- Rivoluzione Cristiana- nuova Federazione dei DC costituita a Pescara nei giorni scorsi) per celebrare insieme una grande assemblea dell’area cattolico popolare e porre fine alle querelle su nome, simbolo dello scudo crociato e alle divisioni suicide e per definire la proposta politica e programmatica della DC al Paese;

 

apertura, quindi, di un tesseramento  nazionale alla DC con l’invito rivolto  a tutti gli italiani di buona volontà, per celebrare insieme il 18 Gennaio 2019, in occasione del centenario dell’Appello sturziano ai “ Liberi e Forti”, il Congresso nazionale unitario della Democrazia Cristiana italiana.

 

Sarebbe tutto semplice se, come già accadde alla vigilia del 4 Marzo 2018 per le elezioni politiche, non avessimo da affrontare il 23-26 Maggio 2019 le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Una data che ci auguriamo, lungi dal solleticare gli egoismi e le chiusure aprioristiche di pochi, stimoli la più ampia collaborazione e volontà di procedere insieme.

 

Occasione troppo ghiotta per eluderla, essendo vigente la legge a tutti noi cara del proporzionale puro  con preferenze e la possibilità di misurare esattamente il consenso che una rinnovata proposta politico programmatica di ispirazione popolare, è in grado di conquistare in Italia e in Europa.

 

Sarà quello delle prossime elezioni europee il tema dominante del Congresso nazionale di Gennaio 2019. Un tema che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni, partendo dalla constatazione che l’Unione europea si è sviluppata e consolidata secondo il prevalere degli orientamenti politico culturali del manifesto di Ventoténe e non secondo quelli dei padri fondatori cristiano democratici: Adenauer, De Gasperi, Monet e Schuman .

 

In ogni caso, tuttavia, dovremo tener conto di due condizioni da rispettare:

 

1)                quella di unire tutte le forze che si ispirano ai valori dell’umanesimo                           cristiano;

2)                quella restare inseriti nel PPE da far tornare ai valori dei padri fondatori.

 

Ci aiuteranno in questo percorso le unanimi conclusioni che, con Ivo Tarolli, Giorgio Merlo, Mario Mauro, Giani Fontana, Gianfranco Rotondi, Domenico Menorello e tanti altri, abbiamo raggiunto nel recente seminario di “ Costruire Insieme” a Verona il 13 Giugno scorso.

 

In Italia tutti i vecchi schemi sono saltati. Noi democratici cristiani condividiamo largamente un giudizio severo contro l’attuale governo giallo-verde, e la necessità di concorrere alla costruzione di un’alternativa democratica e popolare.

 

Quanto all’Europa  di una cosa siamo certi: i cattolici democratici e i popolari non possono unirsi al coro dei sovranisti e nazionalisti,  ma restare ben saldi nella difesa della costruzione europea che, come ho ampiamente descritto nel mio ultimo saggio:  Elezioni europee- “La visione dei Liberi e Forti “ (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/422618/elezioni-europee/), dovrà essere profondamente riformata, con l’impegno di tutti i Popolari e riformisti europei nel segno dei valori dei padri fondatori democratico cristiani.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 24 Settembre 2018

 

 

 

 

Francesco, l'alternativa è la regressione.

 

di Giorgio Merlo

 

Che sia in atto, da tempo, un attacco al magistero di Papa Francesco e' fuor di dubbio. Molti sono gli elementi ormai che raccontano di questi attacchi. Ripetuti e sempre più insistenti. E la recente denuncia di Monsignor Vigano' non è che l'ultimo e più insidioso. Anche se proviene, come tutti sanno, dal fronte reazionario e conservatore della Chiesa cattolica.

Ora, al di là delle singole accuse e degli attacchi mirati o al magistero o alla persona del Papa, e' indubbio che l'obiettivo di questa campagna martellante e quasi ossessiva e' una sola: e cioè, quella di indebolire la figura di Bergoglio. Una voce che, è bene ribadirlo, continua ad essere forte e potente, nonché profetica e carica di speranza. Un magistero, quello di Bergoglio, che ha indubbiamente, almeno sino ad oggi, cercato di rivoltare come un calzino l'immagine e la percezione della Chiesa in Italia e nel mondo. Un magistero che si è contraddistinto a partire dallo stile concreto di vita di Bergoglio.

E la pubblica opinione, credenti o non credenti che siano, si sono immediatamente immedesimati con le parole e il messaggio del Papa al punto che e' stato individuato come un "leader" mondiale non solo per i cattolici ma per tutti coloro che in questa fase storica lavorano per una maggior giustiziata sociale, per un vero riconoscimento del pluralismo culturale, religioso e, soprattutto, per il rispetto rigoroso della centralità della persona. In qualsiasi momento e in qualsiasi contesto storico, culturale e politico.

E forse è proprio questa la ragione centrale dell'attacco spietato contro Francesco e il suo insegnamento. Un insegnamento semplice ma profondo e destinato a segnare il cammino e il viaggio dei credenti in un contesto storico sempre più secolarizzato e scristianizzato.

 È per questa semplice ragione che il suo magistero va difeso senza se e senza ma, come si suol dire. E questo non solo per lo stile di vita sobrio e austero del Papa in un contesto dove, purtroppo, abbondano comportamenti e stili diametralmente opposti rispetto a ciò che si predica quotidianamente nelle chiese. Ma, semmai, per la semplice motivazione che l'insegnamento di Francesco ha colto gli aspetti centrali che caratterizzano la società contemporanea e i grandi temi che sono sul tappeto e che la stessa politica non riesce a dare una risposta convincente se non inseguendo le emergenze e cavalcandole con rabbia e violenza verbale. Certo, da Francesco non arrivano ricette politiche o di governo. Ma l'ispirazione che anima le sue riflessioni, i suoi interventi e i suoi documenti non possono essere sottovalutati dalla politica e dagli stessi governi.

Nessuna inclinazione clericale o confessionale ma la responsabilità e la consapevolezza che le questioni poste sul tappeto da Bergoglio non possono essere semplicisticamente aggirate o nascoste. E questa assunzione di responsabilità deve essere messa in campo soprattutto da quei cattolici che non si rassegnano ad una grigia difesa dell'esistente o alla declinazione stantia ed insignificante del politicamente corretto.

 Lo stesso invito, ripetuto e forte, ad un rinnovato impegno dei cattolici nella politica contemporanea e' la conferma che Francesco non guarda ai "partiti cattolici" ma ad una presenza laica dei credenti nel pubblico che sia in grado, però, di recuperare la cultura e l'insegnamento cattolico. Per non parlare dei profondi cambiamenti che Francesco e' riuscito ad innescare nel campo teologico e del necessario ed indispensabile aggiornamento ed ammodernamento della stessa dottrina della Chiesa.

Dunque, la somma di questi elementi sono la cifra della modernità e soprattutto della attualità del magistero di Francesco. E sono anche all'origine - senza il forse dubitativo - degli attacchi concentrici, e appunto sempre più insistenti, contro la persona di Francesco. Un attacco che va respinto con fermezza e determinazione perché la posta in gioco - seppur altissima - e' una sola. E cioè, preparare un ricambio conservatore, se non reazionario, alla guida  della Chiesa cattolica.

Questa è la vera ragione politica, se la vogliamo definire così, che è in gioco quando si parla di papa Bergoglio, degli attacchi concentrici contro la sua persona e il suo prezioso magistero che ormai è riconosciuto in quasi tutto il mondo. La sua non può ridursi ad una difesa d'ufficio dei cattolici, a cominciare dai cattolici italiani. Ma, al contrario, la consapevolezza che l'alternativa a Francesco, oggi, non può che essere una regressione sul terreno teologico, pastorale, religioso, politico e culturale. Il resto è tutto secondario.

 

Torino, 11 Settembre 2018

 

 

Incontro DC di Bologna 8 Settembre 2018

Nota di commento  con sintesi dell’intervento di Ettore Bonalberti

 

Ho partecipato con interesse all’incontro convocato insieme al Prof Luciani da Alessi, Grassi, Gubert, Lucchese e Napolitano, l’8 Settembre scorso a Bologna, presso l’Istituto del card Lercaro “Veritatis Splendor”.

Obiettivo dell’incontro: esame delle procedure a sostegno del congresso della DC convocato dall’assemblea dei soci per Sabato 29 Settembre e in vista del tesseramento da parte della direzione nazionale.

Coordinatore e moderatore dell’incontro, il Prof Nino Luciani che ha suddiviso il dibattito in tre momenti:

1)             comunicazione di Mauro Carmagnola, coordinatore delle operazioni pre-congressuali nel collegio del Nord-Ovest;

2)             comunicazione di Ettore Bonalberti sul tema: “Obiettivi politici nazionali ed europei”;

3)             comunicazione del prof Antonino Giannone sul tema: “Documento dell’ Assemblea dei soci del 16 giugno 2018”. Ricostruzione giuridica della DC e abbraccio politico di tutte le DC.

All’incontro è intervenuto, tra gli altri, l’avv. Cerenza a nome degli amici della neonata Federazione dei DC guidata da Gianfranco Rotondi.

 

Ottimo il lavoro svolto dall’amico Carmagnola che, con il congresso provinciale della provincia di Milano da           tenersi  nella stessa serata di Sabato 8 Settembre, sta per concludere le operazioni congressuali del collegio del Nord-Ovest .

Ottima anche la relazione del prof Antonino Giannone di cui alleghiamo scheda di sintesi.

Da parte mia ho svolto la seguente riflessione:

 

In una nota sul mio profilo facebook il 2 settembre scorso avevo scritto:

 

Dopo l’8 Settembre 2018 si profila uno tsunami nella politica italiana. Il governo giallo verde alle prese con scelte di politica economica incompatibili è a rischio di implosione; ciò che accadrà nella Lega, con la sentenza di Genova e l’annuncio del nuovo partito della destra, e nel PD, da cui non è irragionevole ipotizzare la nascita di un partito della sinistra e una spaccatura con la componente moderata renziana, sono elementi propri di una fase che Aldo Moro definirebbe di “ scomposizione e ricomposizione”.
Con la probabile rottura di Forza Italia, una parte della quale attratta dalla sirena leghista salviniana e quella possibile del PD, si aprirà uno spazio grande al centro dove sarà indispensabile la presenza di una vasta area unitaria di ispirazione cattolica e popolare. Le prossime elezioni regionali e quelle europee del Maggio 2019 saranno il banco di prova del nuovo assetto politico dell’Italia dopo quanto è accaduto col voto spartiacque del 4 Marzo 2018
.”

 

Staremo a vedere, anche se ogni giorno e addirittura ad horas cambiano le dichiarazioni degli esponenti del governo, sempre più necessitati a fare i conti con la dura e irrevocabile prova della realtà effettuale, contro la propaganda su cui hanno sin qui basato, riuscendoci, le loro fortune elettorali.

 

Probabilmente le ragioni del potere e della sua sistematica occupazione finiranno col prevalere su quelle del rispetto delle promesse elettorali, ma attendiamo di conoscere la realtà dei conti scritta nei documenti di programmazione economica e di bilancio che dovrebbero essere presentati quanto prima e i contraccolpi che si determineranno a livello esterno, dove permane e si rafforza il potere dei gruppi finanziari dominanti. Quei poteri che dopo la riunione sul panfilo Britannia dell’estate 1992, si è reso esplicito come dominino con la finanza, l’economia e la stessa politica, ridotta ad ancella subalterna e, in molti casi con suoi esponenti più illustri al loro libro paga ……

 

Da lì, come mi ricordò il compianto amico Marcello Di Tondo in una lettera di molti anni fa , dobbiamo ripartire:

“In quell’ occasione, scriveva Di Tondo,   (sapientemente ed intelligentemente tratteggiata da una intervista che Giulio Tremonti rilasciò a Maria Latella del  Corriere della Sera il 23 luglio 2005) fu stabilito un accordo tra i poteri massonici nazionali ed internazionali ed i post comunisti, eredi diretti del Pci, sulla base del quale alla sinistra sarebbe andato il controllo economico e politico del Paese ed alla massoneria il controllo economico e finanziario.

Si mise così in moto un processo, conosciuto come “Mani Pulite” che spazzò via  in pochi mesi la DC ed i suoi alleati (Psi, Psdi,  Pri e Pli) che avevano governato il Paese sino ad allora, pur con evidenti limiti a partire dalla seconda metà degli anni ’80, riuscendo nell'incredibile impresa di portare l'Italia, dalla desolazione di una nazione sconfitta e distrutta dell’immediato dopo guerra, al 5° posto tra le maggiori economie mondiali.

Ma quei Partiti rappresentavano, in quel momento, l’ostacolo politico ed istituzionale per la realizzazione di quel progetto.

Contemporaneamente, fu accelerato il percorso di privatizzazione di banche e di società a controllo pubblico per oltre 100.000 miliardi di vecchie lire, processo preparato ed avviato, nei primi anni ‘90, dai Governi Ciampi e Amato.

La variabile non prevista, fu l’entrata in campo politico, alle elezioni del 1994, di Silvio Berlusconi che, rompendo gli schemi e gli accordi che erano stati siglati, sconvolse il quadro generale ed introdusse una forte ed imprevedibile variabile allo schema prospettato sul Britannia.

Da quel momento, prosegue Di Tondo, iniziò la sconvolgente persecuzione giudiziaria di Silvio Berlusconi.

Ricorderò in proposito come proprio il duo Barucci-Amato nel 1992, con un decreto legislativo, pose fine alla legge bancaria del 1936 che, come la Glass Steagall americana del 1932, aveva sancito il controllo pubblico di Banca d’Italia e la separazione tra banche di prestito e banche d’affari (legge sempre difesa gelosamente dalla DC e dal governatore Guido Carli), dando così libertà assoluta al potere degli hedge fund anglo-caucasici (kazari) che, de facto, controllano le banche nazionali dell’Unione e la stessa Banca centrale europea.

Consiglio al riguardo la lettura di alcuni saggi quali:

 

1)             Daniel Estulin: “ Il club Bilderberg-La storia segreta dei padroni del mondo-Arianna editrice

2)             Pietro Ratto: “ Rothschild e gli altri- Dal governo del mondo all’indebitamento delle nazioni: i segreti delle famiglie più potenti”- Arianna editrice

3)             Ettore Bonalberti:  “ Elezioni europee: la visione dei Liberi e Forti”

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/422618/elezioni-europee/

Il voto del 4 Marzo 2018 ha segnato, in ogni caso,  la fine della Seconda Repubblica e l’avvio di una confusa fase politica che,  salvo eventi speciali prossimi, ci accompagnerà sino alle prossime elezioni europee (23-26 Maggio 2019). Una fase caratterizzata in Italia e in Europa dallo scontro tra “sovranisti” e “europeisti” di diversa sensibilità politico culturale.

 

 

 

Come è potuto accadere tutto ciò?

 

La lunga stagione del berlusconismo e dell’anti berlusconismo che ha caratterizzato quella fase che è schematicamente connotata come “seconda repubblica” ( 1994-2018) conclusasi con i governi tecnici di Monti, Letta e Renzi (questi ultimi sostenuti dalla centinaia di mercenari transumanti parlamentari) celebra il uso epilogo il 4 Marzo scorso, col voto di appena il 50% degli elettori aventi diritto e con una innovativa formula all’interno del tradizionale trasformismo politico italico.

E’ successo, infatti, che la Lega, presentatasi in alleanza del centro destra con Forza Italia e Fratelli d’Italia, raggiunge come coalizione la maggioranza relativa dei voti, ma, alla fine, autorizzata obtorto collo dal Cavaliere e con l’ondivaga benedizione della Meloni, compie la “fuitina” con il M5S, dando vita al governo giallo-verde a guida dell’ennesimo presidente non eletto, il prof Conte. Un governo espressione di un’aggiornata versione del trasformismo politico che, in questo caso, si realizza prima ancora che le due Camere siano insediate.

Di qui la formazione di un nuovo e anomalo sistema bipolare che si caratterizza nello scontro suddetto tra “sovranisti”- nazionalisti e europeisti di diversa provenienza politico culturale.

La saldatura tra il malessere sociale del meridione, rappresentato dal voto largamente maggioritario al M5S e quello del ceto medio, in crisi profonda al Nord come nel resto del Paese, avviene, alimentata anche dalla diffusione di un “sentimento comune” di frustrazione e di rabbia collegato, da un lato, alla condizione di anomia complessiva vissuta dagli italiani, e, dall’altro, dall’amplificazione del disagio e insofferenza prodotti da un’immigrazione senza controlli e soluzioni di integrazione efficienti ed efficaci.

Di qui il prevalere di una condizione che ricorda quella citata da Alessandro Manzoni nel capitolo  XXXIL de “ I Promessi Sposi” nel quale, riferendosi al caso delle ragioni della peste, don Lisander scriveva: “ il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

 

Una cosa, però, è certa: difficile per Salvini conservare il ruolo di partner di un governo dove dai grillini ogni giorno di più sembrano emergere soggetti “pieni di presunzione e di vuota arroganza senza intelletto”, con proposte altalenanti e ondivaghe sempre più contrastanti con gli interessi e i valori di una base elettorale leghista lontana mille miglia da quelli espressi dai parlamentari pentastellati. E’ altrettanto difficile che possa durare una situazione nella quale il ministro degli interni, che dovrebbe essere il garante della legge per tutti i cittadini, trasforma la sua sede e funzione istituzionale nel pulpito di propaganda permanente per il suo partito di cui è il leader, sino ad utilizzare per un incontro definito solo “politico” e non istituzionale,  quello con il capo del governo ungherese Orban , alla prefettura di Milano.

 

Situazione, infine, aggravata dal conflitto apertosi con la magistratura, sia sul versante del blocco e ristorno dei 49 miliardi di finanziamento pubblico alla Lega di Bossi e Belsito, che sull’avviso di garanzia per “sequestro di persona” ricevuto dalla procura di Agrigento per il caso della nave Diciotti della Guardia costiera italiana bloccata al porto di Catania  per cinque giorni.

Una situazione di conflitto istituzionale tra Magistratura e Governo, unica nella sua gravità nella storia della Repubblica italiana.

Il presidente Ciriaco De Mita alcuni giorni or sono, il 29 agosto, in un’intervista al Corsera così titolata : «M5S e Lega sono solo azione e il Pd è fermo». L’identità democristiana:  di Tommaso Labate”,  ha dichiarato:« Quando iniziò il declino della Dc, e a un convegno si discuteva su quello che bisognava o non bisognava fare, chiusi il mio intervento citando un poeta spagnolo: “Quando morirò, seppellitemi con la mia chitarra”. Da allora sono passati quasi trent’anni. E visto che sono ancora in tempo per cambiare idea, cambio il messaggio. Quando morirò, seppellitemi con un biglietto in cui c’è scritto “sono stato democristiano”». Poi Ciriaco De Mita ha un riflesso talmente rapido che di anni, invece che 90 e mezzo,, sembra ne abbia tanti di meno. Come se una nota della frase gli fosse apparsa stonata, da riscrivere.:«Aspetti. non “sono stato”. Nel biglietto ci dev’essere scritto “sono democristiano”, al tempo presente».

C’è nelle parole del vecchio e sempre lucidissimo leader DC l’idea di un ritorno della cultura politica di ispirazione DC e popolare.

 

Sì, ne siamo convinti anche noi:  se solo il 50 % degli italiani va a votare e la stragrande maggioranza sceglie M5S e Lega unendo il dramma dei diseredati del Sud con la condizione di crisi del ceto medio al Nord come nel resto dell’Italia, è evidente che al centro, con la crisi irreversibile di Forza Italia, si apre uno spazio enorme nel quale serve far tornare in campo la cultura cattolica e popolare, unica autentica proposta alternativa al turbo capitalismo finanziario dominante, basandosi sulla dottrina sociale della Chiesa declinata tra la fine del secolo scorso e gli inizi del XXI dalle encicliche di Papa Giovanni Paolo II ( Laborem exercens (1981) e Centesimus Annus (1991); Papa Benedetto XVI “ Caritas in veritate” (2009) e Papa Francesco “ Evangelii gaudium (2013) e “ Laudato Si” (2015).

 

Non è quindi per un sentimento regressivo di nostalgia che dal 2012 andiamo proponendo la ricostruzione della DC, ma nella convinzione che quella cultura, quella politica aggiornata dal contributo della dottrina sociale cristiana degli ultimi Papi, e rinnovata nella classe dirigente, serva al Paese.

Siamo anche convinti che questo nostro passaggio del 29 settembre prossimo è un tassello, seppur importante, di un più ampio mosaico che si dovrà costruire così come abbiamo indicato con Tarolli, Merlo, Fontana, Mauro e Menorello e tanti altri a Verona il 23 Giugno scorso.

 

Gianfranco Rotondi, “più furbo che santo”, ha voluto anticipare con Pescara l’avvio di una riunificazione tra lui, Sandri, Cerenza e De Simone con l’incontro di quelli che la sentenza della Cassazione aveva dichiarato non essere gli eredi della DC storica “ partito mai sciolto giuridicamente”. Credo, tuttavia,  che tutto ciò che va nella direzione della ricomposizione sia un fatto positivo e a Rotondi ho risposto nei giorni scorsi a una sua cordiale mail  così: Caro Gianfranco, grazie per la tua cortese risposta alla mia sollecitazione. Ieri ero a Roma e ho avuto casualmente l’opportunità di incontrare Lorenzo Cesa che, credo, non avesse ancora letto la mia mail cui tu fai riscontro. Un breve saluto e un veloce scambio con reciproca conferma delle intenzioni di unità.

Gli ho ribadito quanto avevo già scritto e trovo condiviso nelle tue conclusioni. Noi, se riusciremo a rispettare i termini, il 29 settembre p.v. svolgeremo il nostro congresso interno per dare definito assetto agli organi del partito che, contrariamente a quanto da te sostenuto, dal 2012 continuiamo a ritenere si possa e si debba far rivivere, secondo un’interpretazione della sentenza della Cassazione che, ovviamente, diverge da quella da te data.

Resta il fatto che questi nostri piccoli e ormai incomprensibili duelli dialettici e giurisdizionali stanno diventando, oltre che inutili, persino patetici, se consideriamo la grave situazione politica generale del Paese e dell’Europa. Una situazione che reclamerebbe una vigorosa ripresa di iniziativa politica della cultura cattolico popolare, come da più di vent’anni vado predicando come un ormai stanco ed errante don chisciotte di periferia…..(vedi il mio  sito: www.don-chisciotte.net nella sezione le note di ettore bonalberti dal 2007 ad oggi…)

Credo che dopo il 29 settembre la proposta da te indicata e già da me a suo tempo sostenuta vada portata a compimento, non per l’obiettivo di qualche egoistica personale garanzia di candidatura, ma per concorrere alla costruzione della più ampia unità della vasta realtà cattolico popolare e democratico cristiana, che possa realizzare una più larga convergenza con le forze democratiche laiche e liberali, ispirate dai valori dell’umanesimo cristiano e accomunate dalla volontà dell’attuazione integrale della Costituzione repubblicana, in alternativa allo squallore del populismo oggi al potere, nel quale  ogni giorno di più sembrano emergere soggetti pieni di presunzione e di vuota arroganza senza intelletto” . Sono le conclusioni che con gli amici Tarolli e Merlo e con lo stesso Gianni Fontana abbiamo condiviso al seminario di Verona organizzato dagli amici di “Costruire Insieme” il 23 giugno scorso (conclusioni che avevi anche tu condiviso).

Nutro una forte speranza che anche gli amici Cesa e Fontana siano pronti  a convergere su tale prospettiva per celebrare INSIEME in tempi brevi una grande assemblea nazionale di riunificazione di tutti i democratici cristiani italiani. Analogo invito lo estendo, ovviamente, anche all’amico Mario Tassone, “DC non pentito” come tutti noi.

Un loro intervento esplicito in tal senso sarebbe oltremodo auspicabile.”

 

Anche l’avv. Cerenza nel suo intervento a Bologna ha confermato la volontà di giungere all’unità di tutti i DC e a lui ho sottolineato che non si tratta di “aprire le porte della neonata federazione dei DC a chi ne ha la volontà”, quanto, semmai, di trovarci tutti insieme negli annunciati stati generali dei DC italiani a Novembre e ripartire da lì per concorrere a costruire con l’unità di tutti i DC italiani quella più ampia alleanza cattolica, popolare e liberale di cui al documento di Verona.

 

Quanto all’Europa, ho approfondito il tema nel mio ultimo saggio citato: “Elezioni europee: la visione dei Liberi e Forti”.

 

Partendo dalla considerazione che il potere reale è oggi nelle mani di un gruppo di famiglie ( comitato Bilderberg, hedg fund anglo caucasici (kazari) con sede legale nella city londinese di loro proprietà e sede fiscale nel Delaware a tasso zero, proprietari della Federal reserve, della Banca centrale europea e delle banche nazionali di quasi tutti i Paesi UE) esaminati i rapporti tra sovranità nazionale e sovranità europea ( illegittimità del fiscal compact, tesi Guarino e folle introduzione voluta da Monti del pareggio di bilancio con modifica dell’art 81 della Costituzione)  e tra sovranità monetaria e sovranità nazionale, sostengo che si tratta di riportare alla luce gli ideali dei padri cattolici e democratico cristiani dell’Europa: Adenauer, De Gasperi, Monet e Schuman, contro gli orientamenti del “ Manifesto di Ventoténe” laico, socialista, anticristiano che alla fine è prevalso nell’Unione europea.

Consiglio a tutti la lettura del 9° Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, quest’anno dedicato proprio al tema. “ Europa- la fine delle illusioni” da cui ho tratto spunto per il mio saggio sulle prossime elezioni europee.

 

Quel mio saggio  termina con questa speranza:

 

“ Le indicazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II, sono quanto mai decisive per orientare le scelte di coloro che si sentono continuatori e testimoni della cultura politica di ispirazione cristiano sociale e popolare in Italia e in Europa.

Da quanto abbiamo descritto nei capitoli precedenti appare evidente l’esigenza di una seria riforma della costruzione europea sia dal punto di vista istituzionale, della governance e, soprattutto, sulle politiche economiche e finanziarie da sottrarre

ai condizionamenti giugulatori dei poteri finanziari dominanti.

Trattasi di un compito politico e culturale straordinario al quale noi popolari italiani ed europei, soci fondatori, prima della CEE e dell’Unione europea, abbiamo il dovere di offrire il nostro prezioso contributo senza il quale l’attuale costruzione è destinata a sicuro fallimento.

E dovremo farlo insieme alle altre culture laiche e liberali, riformiste di ispirazione democratica che condividono i valori dell’umanesimo cristiano.

Sappiamo di essere minoranza all'interno dell’Europa e consapevoli, quindi, della necessità di concorrere con altre culture politiche laiche, democratiche e liberali a sostenere proposte di riforma istituzionali, economico sociali e finanziarie, senza le quali l'Europa rischia l'autodistruzione. Nella crisi dei due storici raggruppamenti, che hanno sin qui esercitato una funzione prevalente nella UE (PPE e PSE), il ruolo dei movimenti Italiani che si riconoscono nel PPE può risultare rilevante.

Molte iniziative si sono avviate in Italia e, in taluni casi, consolidate grazie agli amici della DC storica impegnati, sin dal 2012, nella ripresa politica del partito dello scudo crociato, dopo che la Cassazione ha definitivamente sentenziato che quel partito "non è mai stato giuridicamente sciolto" (sentenza n. 25999 del 23.12.2010); a quelli dell’associazione "Costruire Insieme" presieduta dal sen. Ivo Tarolli, della "Rete Bianca" con l'on. Giorgio Merlo e altri amici ex PD e di molte altre associazioni, movimenti e gruppi dell’area cattolica e popolare, interessati a ricostruire "l’unità possibile dei popolari entro un soggetto politico nuovo, ampio e plurale, democratico, popolare, europeista e transnazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori"

In un seminario tenutosi a Verona il 23 Giugno scorso, organizzato dall’associazione "Costruire Insieme", è stato approvato un documento nel quale si è riscontrata "l’unanime condivisione dei partecipanti per la promozione di una piattaforma

plurale, in direzione di un'Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative,

le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà.

Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale, impegnato a tradurre nella 'città dell’uomo' gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE". Il documento porta la firma di Ettore Bonalberti (ALEF-Associazione Liberi e Forti), Gianni Fontana (DC), Mario Mauro (Popolari per l’Italia), Domenico Menorello (Energie per l’Italia), Gianfranco Rotondi (Rivoluzione cristiana) e Ivo Tarolli (Costruire Insieme) e di molti altri amici presenti all’incontro.

Una delegazione guidata dal sen. Ivo Tarolli si era incontrata il 23 Maggio a Bruxelles con Joseph Daul, Presidente del PPE, nella sede del Partito Popolare Europeo, con "l’obiettivo di mettere in collegamento Costruire Insieme, che da alcuni anni opera al servizio della riaggregazione della grande area dei cristiano popolari, con i vertici del Partito Popolare Europeo" - "poiché l’Europa è ritenuta il crocevia indispensabile per un realistico progetto di ripresa del nostro Paese".

Un incontro è anche in cantiere con altri amici italiani ed europei dell’area popolare presenti nel Parlamento europeo, al fine di verificare le condizioni per la ricomposizione di tutta l’area di ispirazione e cultura politica popolare italiana.

Forse c’è ancora una speranza che proprio dall’Italia possa ripartire un "nuovo inizio "insieme ai tanti Popolari interessati a tradurre nella "città dell’uomo" gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa, unico vero antidoto alle storture e alle ingiustizie del turbo capitalismo finanziario dominante”.

 

Quali indicazioni  dei Popolari allora, si possono  formulare per la nuova Europa?

 

Nostro obiettivo sarà di proporre la visione dei padri fondatori di ispirazione cattolica e popolare, innanzi tutto all’interno del PPE in preda a una pericolosa deriva con l’ingresso di Orban e soci, considerando l’Unione Europea una conquista fondamentale da difendere in maniera assoluta, ma da rilanciare con:

a)                   una nuova governance che trasferisca il potere legislativo primario del consiglio dei capi di Stato e di governo al parlamento europeo;

b)                   un’ unione fiscale ed una difesa militare comune;

c)                    una comune piattaforma per l’istruzione e la formazione del capitale umano delle giovani generazioni sulla quale gli Stati membri aggiungano le specificità nazionali per costruire il futuro cittadino europeo;

d)                   una nuova disciplina dei mercati finanziari e politiche fiscali e normative capaci di favorire l’uso produttivo del capitale a fronte del suo smodato uso finanziario con la Banca centrale europea, sottoposta al pieno controllo pubblico, dotata del potere di intervento di ultima istanza e capacità di emissione della moneta unica europea;

e)                   una forte spinta alla innovazione tecnologica approntando modifiche anche all’istruzione primaria, secondaria e professionale epr garantire nuova offerta occupazionale qualificata;

f)                    una politica estera incentrata:

                                   

1)   sul Mediterraneo e sull’Africa, continente nel quale l’occidente democratico ed in particolare l’Europa deve ridare a quelle popolazioni quanto esse hanno dato all’Occidente negli ultimi secoli per la sua crescita economica;

2)   una nuova e più penetrante interlocuzione politica ed economica con il continente asiatico senza mai dimenticare i legami storici con il popolo americano;

3)   una politica consapevole dell’incosciente sfruttamento delle risorse del pianeta per garantire aria, acqua, cibo e salute marina alle future generazioni ed una manutenzione dell’assetto idrogeologico di un Paes come l’Italia afflitto da una diffusi sismicità, con un piano ventennale di interventi strutturali.

 

Da parte sua l’Italia e il suo intero sistema politico devono riscoprire:

 

a)    quel minimo denominatore sul quale costruire la coesione nazionale che resta il patrimonio comune di un paese democratico in un clima di assoluta sicurezza delle persone e delle cose;

b)   l’impegno tra tutte le forze politiche per l’attuazione integrale della Costituzione a partire dall’art 49 sulla vita democratica interna dei partiti,  oggi caratterizzati dal dominio di tipo bonapartistico di alcuni, fino, come nel caso del M5S, dal controllo esterno di società commerciali finalizzate al profitto,  detentrici delle piattaforme informatiche cui gli eletti devono una sostanziale sottomissione e  pagare il richiesto tributo ;

c)    la forza di una democrazia parlamentare moderna che sappia formare maggioranze di governo che siano anche maggioranze del paese evitando l’illusione di affidare a tecnicalità elettorali il superamento delle difficoltà politiche. Una democrazia parlamentare è tale perché le maggioranze si formano e si smontano in Parlamento e non nell’urna o, diversamente, fare una scelta coraggiosa di una democrazia presidenziale all’americana con pesi e contrappesi. Tertium non datur. Infine è tempo che il Paese riscopra con un sussulto di orgoglio una nuova stagione di diritti e dei doveri di ciascuno di noi, consapevoli dell’ammonimento di Aldo Moro: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”,

 

Ampio il dibattito  seguito alle tre relazioni, nel quale, oltre agli amici Cerenza, Andreasi, Gubert, Tanari, Cugliari, Toscano, D’Agrò, Bittoto e molti altri, è intervenuto l’amico Luigi Baruffi sull’indicazione del quale tutta l’assemblea è stata unanime: la celebrazione del prossimo congresso degli iscritti alla DC 2012, già annunciata per il 29 settembre prossimo, è l’ultima tappa, dopo la quale, se, per qualunque ragione e responsabilità venisse meno, il nostro impegno avviato dal 1911, deve essere considerato irrimediabilmente concluso.

 

L’auspicio è che, da qui al 22 settembre, tanto al Nord-Est come al Centro e al Sud e nelle isole, come già sta avvenendo nel Nord-Ovest, siano svolti gli adempimenti precongressuali coerentemente con le indicazioni statutarie e regolamentari indicate, queste ultime approvate nell’assemblea dei soci del 26 Febbraio 2017, per celebrare come stabilito il nostro Congresso nazionale alla data fissata.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Settembre 2018


La relazione del Prof Antonino Giannone



In preparazione del Congresso DC del 29 settembre che eleggerà gli Organi dello Statuto.

Bologna 8 Settembre 2018

Incontro dei Soci della lista DC autorizzata dal Tribunale di Roma a rappresentare la DC storica che nel 2017 hanno eletto Gianni Fontana, Presidente del Partito.

Relazione di Antonino Giannone

A Roma, il 16/06/18 nell’Assemblea DC, ho illustrato la mozione, di seguito riportata che è stata sottoscritta da Soci della DC storica di quasi tutte le Regioni ed approvata all’unanimità.

MOZIONE DEL 16/062018

L’Assemblea dei soci chiede la Convocazione il 29 settembre del XIX^ Congresso DC, in conformità alle indicazioni del Tribunale di Roma per la ricostituzione degli organi statutari della DC storica che ha come Presidente Gianni Fontana.

Successivamente inizierà il tesseramento di nuovi soci al Partito, aperto a tutti coloro che condividono lo Statuto, sentono di essere Democristiani, a tutti coloro che si ispirano alla Dottrina Sociale della Chiesa, ai Movimenti e Associazioni di Cattolici morali e Cattolici sociali (secondo la citazione del Card. Bassetti, Presidente della CEI), ai laici popolari che si ispirano all’umanesimo cristiano.

Chi si iscriverà alla DC dovrà autocertificare la sua adesione al Codice Etico della DC storica, che a suo tempo fu redatto da Gonella e che è stato aggiornato dopo 70 anni dal gruppo di studio di Bologna, coordinato dal Prof. Luciani con il Prof. Giannone e altri Docenti ed Esperti, assistiti da Mons. Leonardi indicato dal Card. Caffarra.

Si arriverà, dopo qualche mese, in gennaio 2019, in coincidenza con l’Appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo, al nuovo Congresso della DC.
Si darà avvio, in questo modo, alla continuità storica della DC con i valori e principi fondanti da fare rivivere e rigenerare nella società della globalizzazione e dell’era digitale.

Ripartirà nel Paese la Speranza di una Politica con la P maiuscola come chiedono da tempo Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI e ciò avverrà con una piattaforma culturale, economica, sociale, politica e di valori etici per l’edificazione del bene comune che sarà redatta ascoltando nei territori i bisogni delle persone e delle comunità con tre Conferenze organizzative al Nord, al Centro e al Sud.

A Voi Amici, a Voi più giovani il testimone e questa Speranza per un vostro futuro migliore, per il bene dell’Italia e dell’Europa da rigenerare sui valori fondanti di Adenauer, De Gasperi e Schuman, tre grandi statisti Cristiani.

Oggi 8 Settembre qui a Bologna per questa lodevole iniziativa dell’Amico Prof. Nino Luciani, in preparazione al Congresso, vorrei aggiungere queste poche note.

I Diavoli sono interni ed esterni all’area democratico cristiana popolare.
Le forze che si oppongono sono interne ed esterne alla stessa area.
Anche all’interno della gerarchia cattolica c’è molta divisione.
De Gasperi seppe aggirare gli ostacoli, anche allora presenti, riunendo le forze laiche e cattoliche che avevano a comune i valori della vita, della società e dell’economia. Ma di fronte aveva il PCI e il comunismo internazionale a guida sovietica e stalinista

Oggi, le forze opponenti si identificano nelle lobbie economico-finanziarie che, a seguito della rottura del rapporto fra democrazia e capitale, con predominio dell’economia e della finanza, rottura di cui “in Italia è vietato parlare”, dominano la scena economica e politica.

Il principio del N.O.MA. (Non Overlapping Magisteria) è stato ribaltato e la Finanza ha reso succube la politica e l’Etica è sempre meno presente come amalgama della società.
Nessun partito, attualmente presente in parlamento, è interessato a riconoscere questa verità.

Il Papa emerito Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in Veritate lo dice apertamente.
Il Partito d’ispirazione cristiana non può che essere la prosecuzione dell’esperienza di Sturzo, De Gasperi e fino ad Aldo Moro; poi è iniziata la diaspora democristiana. Coloro che hanno a cuore il riscatto degli umili, abbiano il dovere di condividere ogni iniziativa che conduca gli elettori a riconoscere che i valori della DC sono stati e sono ancora i capisaldi:
- il lavoro nella sua piena dignità,

- la famiglia come struttura della vita di condivisione e comunione nella società,
- l’impresa, come motore inesauribile di progettualità e di ricerca dei beni comuni.

- i giovani, che rappresentano il futuro della società e per i quali bisogna investire in formazione con i sistemi più avanzati e con la massima qualità dell’educazione nell’istruzione di base.

Il denaro deve servire all’uomo e non viceversa.
Relativamente al nome e al simbolo, la mia convinzione personale, condivisa da molti di Voi, è questa. Come Sturzo eliminò le varie unioni cattoliche conservatrici legate ancora al feudalesimo agrario e, operando in un sol colpo la loro cancellazione, con la formazione del PPI ( fra l’altro ostacolata da Vaticano..); come De Gasperi seppe trasformare il partito popolare in Democrazia Cristiana, legando a se’ le forze laiche e cattoliche, per non cadere nella deriva confessionale e mantenere la laicità del partito, pur nella difesa della libertà religiosa come fondamento dello Stato democratico moderno, oggi, in piena globalizzazione e IV^ rivoluzione industriale, è necessario operare quelle trasformazioni che mantengano i capisaldi della dignità del lavoro, della famiglia, dell’impresa, nella libertà, avendo come centro di ogni attività economica, sociale e politica, la persona umana.
Nome e simbolo DC sono stati gettati nel fango da una generazione di politici che da oltre trent’anni, hanno preferito mantenere privilegi e favori, inserendosi nel centrodestra o nel centrosinistra, perdendo i valori su cui si era sempre distinta l’attività politica dei grandi popolari e democristiani. Trovo del tutto ininfluente, a questo punto, sia nome che simbolo, che sarebbe bene invece consegnare alle fondazioni Sturzo e De Gasperi, vietandone a chiunque l’uso, con azioni penali immediate verso i contravventori. La Democrazia Cristiana, inizialmente Partito Popolare, pur restando se stessa se sostenuta dai valori e dagli uomini, non ha bisogno di chiamarsi necessariamente come nel 1993. La storia politica non solo dell’Italia, dimostra che

Contano sempre le persone e i valori, non le maschere, fra l’altro oggi infangate da individui senza scrupoli e senza responsabilità politica e forse anche morale.

Concludo con una citazione di Aldo Moro del 3 ottobre del 1959, a Milano. Moro pronuncia un discorso che preannuncia la sua piattaforma elettorale per la segreteria del Congresso Nazionale. Questo discorso è la definizione dell’essenza politica della DC e dello Stato democratico. Aldo Moro:
“ La DC è al servizio della idea avanzante della nostra società, che è l’effettiva eguaglianza dei diritti e delle possibilità degli uomini nella vita sociale...lo Stato democratico è Stato del valore umano, il suo servizio di rivolge all’uomo nella sua anima universale.. la DC si fonda sul riconoscimento del valore dello Stato, non nel senso di una riduzione ad esso della dimensione umana, ma riferimento ad esso del valore dell’uomo e ritrovamento agevole dello Stato nell’uomo e dell’uomo nello Stato....

le leggi e la struttura sociale possono operare la giustizia, che richiede una tensione ideale che superi la forza dell’abitudine e la resistenza del privilegio,

garantisca e aiuti il lavoro,

aumenti la produzione,

espanda la vita economica su un base di sicurezza sociale,

distribuisca i beni economici in modo equo,

arricchisca la persona anche nell’ordine spirituale e culturale,

restituisca all’uomo il senso della sua dignità personale..”
ALDO MORO SARÀ SEMPRE UN UOMO DI SPERANZA E QUI EFFONDE IL TONO FIDUCIOSO, GIOVANILE E CRISTIANO  COL QUALE GUARDA AL PRESENTE E AL FUTURO.

Evviva la Democrazia, evviva la Democrazia Cristiana, evviva l’Italia.
Antonino Giannone

Prof. Etica professionale e relazioni industriali- Strategie aziendali

antoninogiannone1@gmail.com



 

Insieme per la nuova Unione europea e per  l’alternativa democratica e popolare

 

Con l’incontro di ieri a Milano tra Salvini e Orban si sono rese evidenti alcune questioni rilevanti dell’attuale situazione politica italiana ed europea.

Un  incontro “politico” in prefettura tra Salvini e il premier ungherese Orban? Non si era mai visto nella storia della Repubblica. Se fosse stato tale, perché Salvini non l’ha organizzato in via Bellerio sede della Lega? No a Milano è avvenuto un incontro tra due governi con il nostro ministro degli interni che continua a cambiare di cappello: ora capo della Lega, ora V.Presidente del consiglio, ma sempre ministro degli interni egli è, magari assai atipico, che ieri a Milano ha assunto anche il cappello di ministro degli esteri. E’ onestamente un po’ troppo specie se, come è avvenuto ieri a  Milano, si cambia la stessa linea di politica estera dell’Italia sempre più orientata a Est: verso Putin, e adesso,  seppur con qualche contraddizione, anche verso Orban e i paesi di Visigrad. A quando l’uscita dall’Unione Europea e dalla Nato? Credo sia tempo di concorrere alla costruzione di un’alternativa democratica e popolare al governo double face giallo verde che non promette nulla di buono.

Il M5S ha tentato di prendere le distanze enunciando una tesi insostenibile. come quella di un incontro “politico” che, in realtà, ha assunto il carattere istituzionale a tutto tondo

Al di là del “contratto” di governo, ciò che si sta profilando alla vigilia delle elezioni europee del 26 Maggio 2019 è il ruolo della Lega, quale espressione della nuova destra italiana e del M5S che, nella crisi del PD, rischia di assumere il ruolo della sinistra italiana. Un bipolarismo fittizio, poiché i due partiti/movimento sono saldamente riuniti nella gestione del potere, seppure non si sia ancora passati dalla condizione di contraenti di un “contratto” a quella di una vera e propria alleanza, tanto a livello nazionale che in sede periferica.

Abbiamo da sempre espresso la nostra vicinanza alle posizioni che nel Veneto la Lega ha sempre assunto nei momenti decisivi della storia repubblicana, sino a condividere positivamente con noi popolari la stessa battaglia a difesa della Costituzione, nel sostegno del NO al referendum del 4 Novembre 2016 per la “deforma costituzionale”, voluto da Matteo Renzi su input di JP Morgan e dei poteri finanziari dominanti.

Da quella sconfitta il PD non si è più ripreso, sino a rinunciare a convocare un congresso di riflessione seria su quel risultato che ha definitivamente distrutto il progetto renziano di un’occupazione trasformistica del centro politico del Paese.

Gli è che la crisi del PD è accompagnata dalla permanente e tuttora irrisolta questione del centro cattolico e popolare, della cui ricomposizione siamo impegnati sin dal momento della fine politica e non giuridica della DC (1993).

Con l’incontro di ieri a Milano la strategia di Salvini appare chiara: smarcarsi dall’Unione europea e dai rapporti con gli Stati Uniti per una prospettiva che non possiamo condividere di un rapporto preferenziale con Putin, da un lato, sul versante strategico internazionale e con i Pesi di Visigrad, dall’altro, su quello continentale europeo.

Nel mio ultimo saggio “ Elezioni europee: la visione dei Liberi e Forti” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/422618/elezioni-europee/) ho indicato le proposte che, tanto in materia di politica dell’immigrazione, che su quelle più generali della politica economica e sociale, fanno riferimento ai principi e ai valori della dottrina sociale cristiana, così come riproposti egregiamente dal “9° rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo” dell’Istituto Internazionale Cardinale Van Thuân.

Tra una nuova destra nazionalista e xenofoba come quella indicata da Salvini, in stretta alleanza con Orban e i leaders di Visigrad, e una sinistra alla ricerca di una sua rinnovata identità, non possiamo che concorrere alla ricostruzione dell’area cattolica e popolare, al fine di preparaci alle prossime elezioni europee nelle quali si confronteranno inevitabilmente, da un lato, le posizioni ultra nazionaliste “sovraniste” e, dall’altra, quelle che a diverso titolo si rifanno all’Europa. Un’Europa certo non difendibile nella sua attuale configurazione dell’Unione, ma da riformare secondo i principi dei padri fondatori di matrice cattolica e popolare: Adenauer, De Gasperi, Monet e Schuman. In alternativa ai valori della “carta di Ventoténe”, alla fine risultati politicamente vincenti, in parallelo e in larga parte suscitatori della deriva laicista e relativista dell’Unione europea, intendiamo concorrere, innanzi tutto,  alla ricomposizione dell’area cattolica e popolare da riunire, compatibilmente con i tempi e i modi previsti dalla legge elettorale proporzionale delle prossime elezioni europee. Sono due le alternative possibili:  o un nuovo soggetto politico del tipo UMP (Union des Mouvements Populaire) francese, “ laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE”, come abbiamo concordato nel documenti finale del recente seminario dei popolari di Verona ( 23 Giugno 2018) o, se non ne fossimo capaci a breve, in una corrente organizzata da proporre all’interno di un ampio e credibile contenitore politico che si ritrovasse unito sui valori dell’umanesimo cristiano e del PPE.

Siamo convinti, altresì, che al governo del “contratto” impossibile e tenuto insieme solo dalla logica della spartizione del potere, sia indispensabile opporre la costruzione di un’alternativa democratica e popolare credibile, fondata sulla volontà di riformare seriamente l’Unione europea e ancorata stabilmente sulle alleanze occidentali, quelle che hanno garantito per oltre settant’anni la pace nel nostro vecchio e amato continente europeo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 29 Agosto 2018

 

 

 La relazione del Prof Antonino Giannone




I cattolici democratici e il Pd. Oggi.

 

Quando nacque il Pd nel 2007 c'era una precisa volontà politica. Nonché un disegno lungimirante coltivato da anni. Ovvero, far sì che nel medesimo soggetto politico confluissero le migliori culture riformiste e costituzionali che avevano caratterizzato la politica italiana sino a quel momento.

Culture politiche che si erano contrapposte per anni e che adesso, invece, intravedevano la

possibilità concreta per un percorso comune e fruttuoso. E, nello specifico, si parlava

esplicitamente della storia e dell'esperienza politica e culturale del cattolicesimo democratico e sociale e della sinistra socialista, socialdemocratica e post comunista. Una esperienza di

convivenza e di collaborazione che e' stata contrassegnata da alterne vicende e che già in anni

recenti e' stata bollata come "un amalgama mal riuscito". Ma, comunque sia, nei primi anni quel progetto politico ha funzionato e l'apporto di quelle culture, con altre ovviamente, e' stato decisivo per qualificare l'offerta politica complessiva del Partito democratico nella politica italiana. Dopodiché tutti sappiamo cosa è diventato il Pd. Ovvero un partito rigorosamente e quasi strutturalmente "personale" - l'ormai famoso Pdr, il partito di Renzi - dove, come tutti i "partiti del capo", il pluralismo aveva un senso solo nella misura in cui quelle opinioni coincidevano con quelle del capo partito. Insomma, per farla breve, l'intuizione originaria dei padri fondatori di quel partito, cioè quello di essere un autentico "partito plurale", unico nella recente storia politica italiana, e' stata frettolosamente archiviata e quel pluralismo culturale oggi e' solo più un pallido ricordo del

passato.

Ecco perché, accanto alla crisi politica, di strategia, di consensi e di immagine del Pd, adesso non possiamo non certificare che la presenza di quella tradizione culturale nel Pd e' del tutto ininfluente se non irrilevante. Come, peraltro, evidenziato da quasi tutti gli osservatori politici. Non a caso, dopo la lunga gestione "personale" renziana del partito, adesso si confrontano sostanzialmente due tesi sulla prospettiva del partito: l'una tesa a fare del Pd, e forse giustamente, un partito squisitamente di sinistra, politicamente e programmaticamente caratterizzato. E questo per una semplice ragione: dopo aver rotto politicamente con i mondi vitali, gli interessi e le istanze dei ceti popolari, sociali e territoriali riconducibili alla tradizione della sinistra storica, e' del tutto legittimo che ci sia chi propende a recuperare quella cultura. Al contempo, e all'opposto, c'è una volontà politica di rinnegare e superare quella storia per dar vita, invece, ad un progetto politico centrista, moderato, seppur verniciato di modernità, di aderenza alla società contemporanea e di sostanziale superamento delle tradizionali categorie politiche, culturali ed ideologiche. Il cosiddetto modello "macroniano", seppur italianizzato. È il progetto accarezzato e richiamato dall'ex segretario del Pd e attuale "capo" del partito, malgrado le ripetute sconfitte politiche ed elettorali.

Ora, nell'un caso come nell'altro, si è chiusa definitivamente un pagina e pensare di riproporla

sarebbe un'operazione goffa nonché un po' patetica. E il "partito plurale" veltroniano ha ceduto il passo ad un partito che inesorabilmente avrà un altro profilo, un'altra storia e, di conseguenza, un'altra prospettiva politica.

In questo contesto, la tradizione e la cultura cattolico democratica, cattolico sociale e cattolico

popolare non può che guardare altrove e dar voce e sostanza ad una nuova prospettiva politica. E Rete Bianca e' nata per questo obiettivo all'indomani della sonante sconfitta elettorale del 4 marzo del Pd e della conclusione di quella specificità che aveva contraddistinto quel partito. Certo, non si tratta, come ovvio, di cristallizzare in una nicchia residuale o, peggio ancora, nostalgica quel giacimento fatto di cultura, valori, presenza sociale e rappresentanza di interessi popolari. Ma, al contrario, un movimento politico che sfruttando il sistema proporzionale si rimette in gioco, rilancia una cultura politica e, soprattutto, elabora un progetto aperto laicamente a tutti e, al contempo,dare un contributo decisivo e qualificante per ricostruire una alleanza politica riformista e di governo

Questo, i n sintesi, l'impegno contemporaneo di  molti cattolici democratici e cattolici popolari.

Attardarsi con esperimenti politici ormai sconfitti dalla storia e dalla quotidianità equivarrebbe a perpetuare un errore, e una degenerazione, da cui occorre liberarsi al più presto.

 

Giorgio Merlo

Torino, 27 Agosto 2018

L’insegnamento di Alcide De Gasperi


Sono trascorsi 64 anni da quel 19 agosto del 1954 in cui Alcide De Gasperi ci lasciava nel suo Borgo di Valsaguana.  Moriva con lui il il padre della ricostruzione italiana del dopoguerra, fondatore della Democrazia Cristiana, il più grande statista italiano dopo il conte di Cavour.


La mia generazione, la prima della Repubblica italiana e la quarta della DC, è nata e si è formata nel mito del leader dello scudocrociato. Abbiamo conosciuto uomini e donne che avevano lavorato a fianco di De Gasperi o lo avevano potuto ascoltare nei suoi comizi e incontri politici che, dal 1946 in poi, egli aveva tenuto nelle principali piazze italiane. Siamo entrati sedicenni nel partito della Democrazia cristiana agli inizi degli anni’60, quando era ancora intatto il ricordo e la figura dell’uomo che fu l’artefice delle più importanti scelte politiche dell’Italia del dopoguerra.


Dal patto atlantico alla riforma agraria, dalla scelta dell’integrazione europea con gli altri padri costituenti di ispirazione cristiano sociale, Adenauer, Monnet e Schuman, egli ci insegnò il valore della politica dell’equilibrio e del coraggio;  dell’apertura alle alleanze compatibili sempre tenendo diritta la schiena nella difesa dei valori non negoziabili, insieme a quello della laicità e dell’autonomia dell’azione politica dei cattolici nella città dell’uomo.


Addolorato dopo l’esito confuso e contestatissimo delle elezioni del 1953, con l’assurda accusa orchestrata da Togliatti e dal fronte popolare della cosiddetta “legge truffa”, che, altro non era che un’intelligente proposta tesa a garantire la governabilità di un Paese, squassato da contrapposizioni ideologiche e di schieramento  incompatibili persino sul piano internazionale, e messo in minoranza all’interno del partito dagli uomini della seconda generazione DC, morì nel suo Trentino nell’estate di 64 anni fa.


Nell’attuale momento più basso della politica italiana, nella quale sono assenti le culture politiche che fecero grande il Paese, con un governo espressione del trasformismo politico dominante, in uno dei momenti di più forte crisi dell’Unione europea dominata dai poteri politico finanziari esterni e dall’impotenza degli ex eredi dei partiti defunti della seconda Repubblica senza credibili alternative, è quanto mai utile ripensare alle virtù morali e all’etica politica che Alcide De Gasperi seppe testimoniare nella sua attività di guida e servitore prezioso dell’Italia.


Il suo appello lanciato al congresso della DC di Venezia “  ( 1949) se saremo uniti, saremo forti, e se saremo forti, saremo liberi” di portare avanti le nostre idee, che erano quelle “ricostruttive” della DC per l’Italia, suona come  ammonimento severo a noi indegni eredi della grande tradizione politico culturale dei cattolici democratici e dei popolari italiani.


Pur con tutti i nostri limiti e palesi insufficienze, da molti anni combattiamo per superare la condizione di dispersione e di irrilevanza alla quale siamo condannati, e ancor di più sentiamo forte il dovere di batterci per concorrere alla ricomposizione dell’area democratico cristiana e popolare italiana, della cui cultura politica il Paese ha urgente necessità. E lo faremo avendo come termine di riferimento le prossime elezioni europee, nelle quali si voterà con il metodo proporzionale, grazie al quale verificheremo il grado concreto della nostra  rappresentanza elettorale.


Trattasi di un compito politico e culturale straordinario al quale noi popolari italiani ed europei, soci fondatori, prima della CEE e dell’Unione europea, abbiamo il dovere di offrire il nostro prezioso contributo senza il quale l’attuale costruzione è destinata a sicuro fallimento.

 

E dovremo farlo insieme alle altre culture laiche e liberali, riformiste di ispirazione democratica che condividono i valori dell’umanesimo cristiano. Sappiamo di essere minoranza all'interno dell'Europa e consapevoli, quindi, della necessità di concorrere con altre culture politiche laiche, democratiche e liberali a sostenere proposte di riforma istituzionali, economico sociali e finanziarie, senza le quali l'Europa rischia l'autodistruzione. Nella crisi dei due storici raggruppamenti, che hanno sin qui esercitato una funzione prevalente nell’ UE (PPE e PSE), il ruolo dei movimenti Italiani che si riconoscono nel PPE può risultare rilevante.

 

Molte iniziative si sono avviate  in Italia e, in taluni casi, consolidate grazie agli amici della DC storica impegnati, sin dal 2012, nella ripresa politica del partito dello scudo crociato, dopo che la Cassazione ha definitivamente sentenziato che quel partito, il nostro partito, "non è mai stato giuridicamente sciolto" (sentenza n. 25999 del 23.12.2010); a quelli dell’associazione "Costruire Insieme" presieduta dal sen. Ivo Tarolli, della "Rete Bianca" con l'on. Giorgio Merlo e altri amici ex PD e di molte altre associazioni, movimenti e gruppi dell’area cattolica e popolare, interessati a ricostruire "l’unità possibile dei popolari entro un soggetto politico nuovo, ampio e plurale, democratico, popolare, europeista e transnazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori"

 

In un seminario tenutosi a Verona il 23 Giugno scorso, organizzato dall’associazione "Costruire Insieme", è stato approvato un documento nel quale si è riscontrata "l’unanime condivisione dei partecipanti  per la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di un'Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà”.

 

Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale, impegnato a tradurre nella 'città dell’uomo' gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE". Il documento porta la firma di Ettore Bonalberti (ALEF-Associazione Liberi e Forti), Gianni Fontana (DC), Mario Mauro (Popolari per l’Italia), Domenico Menorello (Energie per l’Italia), Gianfranco Rotondi (Rivoluzione cristiana) e Ivo Tarolli (Costruire Insieme) e di molti altri amici presenti all’incontro.


Crediamo che sia questo il modo migliore per raccogliere il testimone politico straordinario di Alcide De Gasperi, da consegnare a una nuova generazione di democratico cristiani e popolari dotati di forte passione civile con cui tradurre politicamente e nelle istituzioni gli orientamenti ideali e culturali della dottrina sociale cristiana.


Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Agosto 2018

 


Le europee e i cattolici democratici.

 

di Giorgio Merlo

 

 

Da tempo diciamo, a fondamento, che il voto del 4 marzo ha mutato radicalmente il panorama

politico nel nostro paese. Un panorama politico che riflette, del resto, ciò che già capita nel vecchio

continente da molto tempo. Un cambiamento che ha cancellato i vecchi equilibri politici e di potere

da un lato e che, dall'altro, ha certificato il fallimento dei partiti plurali - come Pd e Forza Italia -

facendo tornare al centro del dibattito politico le antiche identità politiche e culturali. O meglio, il

futuro politico non si basa più su anonimi ed indistinti contenitori plurali ma, al contrario, nella

riscoperta delle identità capaci, però, di trasformarsi in soggetto politico autonomo e organizzato.

E la prossima consultazione europea del 2019 rappresenta un appuntamento troppo ghiotto ed

importante per essere bypassato o sottovalutato. E ciò per almeno 3 ordini di ragioni.

Innanzitutto, come abbiamo detto, se è vero che le identità politiche devono tornare a mettersi in

gioco, e' giocoforza che anche il cattolicesimo politico italiano - e ciò che storicamente ha

rappresentato e rappresenta nel nostro paese - non possa più essere colpevolmente assente. Di

fronte all'irrompere della destra, seppur moderna e sovranista; al ritorno prima o poi della

tradizionale sinistra e al prepotente protagonismo del populismo in salsa demagogica, la miglior

cultura cattolica di matrice costituzionale deve entrare in gioco. Non per rivendicare uno spazio di

potere o per alzare una semplice bandiera identitaria ma, al contrario, per dispiegare sino in fondo

la sua potenzialità cultuale ed ideale. Che era e resta decisamente attuale e moderna.

In secondo luogo l'Europa. Se c'è una dimensione sociale e culturale e un livello istituzionale che

richiedono la presenza e l'apporto di una cultura politica cattolico popolare e democratica questa è

certamente l'Europa. E questo non solo per la battaglia decisiva che vede contrapposto un fronte

sovranista e populista, dichiaratamente di destra, contro un agglomerato europeista e solidarista.

Ma anche perché l'Europa politica e' stata pensata, progettata e costruita anche dal pensiero

cattolico democratico, popolare e sociale. Sarebbe curioso se la sfida del 2019 dovesse certificare

la radicale assenza dalla competizione elettorale di una lista/patito/movimento/contenitore con un

esplicito richiamo a questa tradizione ideale.

In terzo luogo, d'ora in poi, dove ci sono competizioni elettorali rette da sistemi proporzionali, la

presenza di questo futuro soggetto politico deve essere in campo. Senza se e senza ma, come si

suol dire. E questo non solo perché questa gloriosa e nobile esperienza politica e' nata con il

proporzionale e si è, occorre pur riconoscerlo, pericolosamente eclissata con la fine del sistema

proporzionale. Ma perché la necessità di avere in campo una forza politica popolare, riformista,

democratica e di ispirazione cristiana la si deve declinare proprio in coincidenza di una elezione - il

rinnovo del Parlamento europeo, appunto - che vede quella cultura storicamente protagonista.

Verrebbe quasi da dure, citando un vecchio ma efficace slogan, " se non ora quando?".

 

Roma, 6 Agosto 2018


                                                                 Nota del prof Antonino Giannone, V.Presidente ALEF


Buongiorno Amici,

alla vigilia delle prossime elezioni europee (23-26 Maggio 2019), è stato pubblicato il saggio: Elezioni europee: la visione dei " Liberi e Forti" che tratta i principali temi dell’Agenda europea.

L’Autore e’ il mio amico Ettore Bonalberti

Presidente A.L.E.F. (Associazione Liberi e Forti)

(www.alefpopolaritaliani.it ) e di INSIEME (www.insiemeweb.net )

La prefazione è stata curata dall’amico sen. Ivo Tarolli, presidente dell’associazione “Costruire Insieme”.

Una breve presentazione.

All’interno di una guerra commerciale tra Stati Uniti, Cina ed Europa, tra le più gravi della storia, in uno dei momenti di crisi più seria dell’Unione Europea, Bonalberti, stimolato dal 9° Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Internazionale card Van Thuān, (dedicato quest’anno proprio all’Europa con l’emblematico titolo “ Europa: la fine delle illusioni”), sottolinea che le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo assumano un’importanza rilevante e tra le più decisive per le sorti dell’Unione Europea.

Bonalberti ha approfondito i temi dell’Agenda europea attraverso un esame approfondito di libri e saggi di autorevoli esperti; ha raccolto e selezionato i dati e ha riportato i contributi più interessanti, con ampie citazioni inserite nel suo saggio.

Troverete dati interessanti sui trend demografici e etico culturali di interesse europeo e le sue idee e proposte sui seguenti temi:

sovranità nazionale e sovranità europea; sovranità nazionale e sovranità monetaria;

il controllo degli hedge fund anglo caucasici (kazari) sui sistemi finanziari e bancari europeo e nazionali;

Euro SI-Euro NO.

Il disegno dei padri fondatori democratico cristiani della CEE e il predominio finale della visione laicista del “manifesto di Ventoténe”;

la mancata approvazione della Costituzione europea;

i Trattati di Maastricht e di Lisbona;

l’illegittimità del fiscal compact.

Ettore Bonalberti illustra la proposta politica dei “Liberi e Forti” offerta ai Popolari italiani ed europei ispirata ai valori della dottrina sociale cristiana.

ELEZIONI EUROPEE- La visione dei “ Liberi e Forti” descrive le possibilità di una nuova speranza per la buona convivenza dei popoli in Europa per l’edificazione del bene comune.

Buona lettura

Antonino Giannone

Vice Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)

 

P.S.: Il libro può essere acquistato dal sito https://ilmiolibro.kataweb.it dalla sezione catalogo. (costo 11 €)


Alla ricerca dell’unità possibile

 

Con la mancata ratifica della nomina di Marcello Foa alla presidenza della RAI, si è probabilmente consumata l’alleanza di centro-destra o quanto meno, se le notizie filtrate sono attendibili, il rapporto tra i gruppi parlamentari di Forza Italia e Lega.

 

In realtà la coalizione di centro destra era, di fatto, saltata col voto del 4 Marzo alle politiche, con la  successiva “fuitina” di Matteo Salvini con Luigi Di Maio, obtorto collo subita dal Cavaliere, e la nascita del governo “ del contratto”, espressione non già di un’alleanza politica, ma del sempiterno trasformismo italico.

 

Se con Renzi tale pratica parlamentare si era consumata con la transumanza di mercenari parlamentari eletti a destra per spostarsi a sostegno del “giovin signore fiorentino”, con Salvini si è giunti a un cambio di posizione ancor prima dell’avvio dei lavori parlamentari. Uno spostamento di campo motivato per ragioni di necessità ( formazione di un governo o elezioni anticipate), con il forzato e subito consenso di Forza Italia e la malcelata  disponibilità della Meloni di Fratelli d’Italia.

 

Difficile, tuttavia, pensare di  conservare un permanente ménage a trois tra moglie ( Forza Italia) e amante ( M5S), anche per un rampante lombardo come il leader leghista. Assunta la funzione di vice premier e di ministro dell’interno, Salvini si è messo a svolgere il ruolo di mattatore, finendo con l’assumere di volta in volta quello di ministro degli esteri, dell’economia, sino a oscurare la figura del prof Giuseppe Conte, chiamato a svolgere, ennesimo presidente del Consiglio non parlamentare, il ruolo di esecutore del contratto giallo verde.

 

C’è però l’esigenza di una misura per tutti e anche Salvini è caduto vittima di una presunzione che lo ha portato a sfidare la stessa legge, cercando di imporre senza trattativa un presidente a capo della RAI, il massimo ente di produzione culturale e di informazione di massa; desiderio di tutte le maggioranze dai tempi in cui la DC la faceva da padrona con il grande e compianto Ettore Bernabei. Atto di arroganza o intelligente calcolo politico di un leader che si sta preparando al salto della quaglia cercando di incassare la rendita di consenso che sembra gli garantiscano i ricorrenti sondaggi pre-elettorali?

 

L’unico dato politico certo è che in poco più di cinque anni  il M5S è riuscito, con la regia di Beppe Grillo e della Casaleggio & C, a far saltare, prima, la coalizione di centro-sinistra e, adesso, se non a far saltare, a mettere seriamente a rischio quella di centro-destra.

 

Sono troppo forti le ragioni che fanno stare insieme Lega e Forza Italia, che controllano le principali regioni del Nord ( Lombardia, Veneto, Friuli V.Giulia, Liguria) e che nelle recenti elezioni regionali e locali hanno conquistato importanti realtà al centro e sud d’Italia per ipotizzare un improvviso e rapido sfascio dell’alleanza. Una cosa, però,  è certa : il Cavaliere non si rassegna all’idea di cedere la leadership del centro-destra a Matteo Salvini e con il NO a Foa, ha segnato un punto a sostegno della sua rivincita. Astensione dal voto in commissione, più subita per la rivolta di Tajani e Letta e dei gruppi parlamentari, ché, fosse stato per Berlusconi, dopo la visita di Salvini al San Raffaele, avrebbe probabilmente subito, dopo la “fuitina”, anche questo ennesimo schiaffo dal leader leghista.

 

Una cosa, però, è certa: difficile per Salvini conservare il ruolo di partner di un governo dove dai grillini ogni giorno di più sembrano emergere soggetti “pieni di presunzione e di vuota arroganza senza intelletto” ( Platone), con proposte altalenanti e ondivaghe sempre più contrastanti con gli interessi e i valori di una base elettorale leghista lontana mille miglia da quelli espressi dai parlamentari pentastellati.

 

Bisogna prendere realisticamente atto che, con il voto del 4 Marzo si è voltato veramente pagina e anche le vecchie distinzioni tra centro-destra e centro-sinistra sono saltate, mentre alla vigilia delle prossime elezioni europee, con legge elettorale  proporzionale pura, avanza sempre più nettamente lo scontro tra sovranisti e europeisti di diversa caratura e strategia politica.

 

E’ in questo deserto della politica italiana, con una società squassata dalla condizione prevalente di anomia politica ( assenza di regole, venir meno del ruolo dei corpi intermedi, discrepanza sempre più forte tra i tutti i ceti e le classi sociali tra i mezzi disponibili e i fini che ragionevolmente si intendono perseguire) che si pone la necessità di riscoprire, aggiornandole, le culture politiche che fecero grande l’Italia.

 

L’ultimo rapporto SVIMEZ con i dati drammatici sul Mezzogiorno sono a lì a dimostrare che non sarà con il decreto dignità di Di Maio e il NO alle opere strategiche pubbliche che si offriranno risposte serie e concrete ai nostri concittadini del Sud.

 

E’ forte l’esigenza di mettere in campo politiche fondate sul primato della persona e della famiglia, sul ruolo essenziale dei corpi intermedi, le cui relazioni fra di loro e con lo Stato devono tornare ad essere ispirate dai principi della solidarietà e della sussidiarietà, per cui, non è un caso, che nella vasta e articolata area cattolica e popolare, si ritorna a parlare della ricerca dell’”unità possibile” anche in politica.

 

E’ questo il tema che ci accingiamo a sviluppare e l’obiettivo che ci proponiamo di perseguire nei prossimi mesi che ci separano del 23-26 Maggio 2019, data del rinnovo del Parlamento europeo.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 Agosto 2018

 

 

 

La provocazione del giovane Casaleggio

 

Col giuramento della Pallacorda ( 5 Maggio 1789) “ il terzo stato “, rappresentato dall’emergente borghesia francese, impose il principio di “ una testa un voto” contro lo strapotere della nobiltà e il clero. Era l’affermazione dello strumento cardine della democrazia con il quale si riconosceva il potere a chi era di più, ma aveva di meno, contro la nobiltà e il clero che, sino a quel momento, costituivano la minoranza privilegiata detentrice di tutto il potere economico, sociale e politico.

 

In conformità a quel principio, “ una testa un voto”, sI è  sviluppata la storia democratica di tutto l’Occidente e di larga parte del resto del mondo.

 

Molti anni fa, in un convegno della sinistra sociale DC di Forze Nuove a St Vincent, non ricordo se nel 1990 o 1991, intervenni sostenendo che nella “società dei due terzi”, nella quale il potere economico, seppur in maniera diversa, era  distribuito tra la maggioranza dei cittadini ed elettori, quello stesso principio nato per dare potere a chi aveva di meno rischiava di non garantire più il nuovo terzo stato delle classi inferiori subalterne.

 

Eravamo alla vigilia di quell’autentico terremoto politico che il duo Amato, Barucci compì, con il superamento della legge bancaria del 1936 che, sino al 1993, aveva garantito con la pubblicità di Banca d’Italia la separazione tra banche di prestito e banche di speculazione.

 

Fu quello il momento del superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria), il principio teorizzato nel 1829 da Richard Whateley, assai caro al prof Stefano Zamagni; ossia, non è più la politica a dettare i fini, ma è la finanza che detta i fini subordinando ad essa l’economia reale e la politica, ponendo fine alla stessa democrazia ridotta a un ectoplasma.

 

Tutto questo accade nell’età della globalizzazione con il trionfo del turbo capitalismo finanziario dominato agli hedge fund anglo caucasici (kazari), la decina di fondi  petroliferi  - speculatori (Vanguard, State Street, Northern Trust, Fidelity, Black Rock, Black Stone, Jp Morgan, Bnp Paribas Trust,... ), con sedi legali alla city of London di loro proprietà e sedi fiscali nello stato USA del Delaware, con imposizioni fiscali uguali a zero. Una situazione totalmente nuova della storia nella quale intere classi popolari e il ceto medio, già facente parte dei benestanti nella società dei due terzi, sono ridotti alla condizione di minus habentes sotto il dominio della finanza.

 

E’ in questa situazione che Casaleggio Jr, erede di quella piattaforma Rousseau che suo padre,  Roberto Casaleggio, aveva inventato e messa a disposizione del M5S , introducendo in tal modo il sistema di selezione dei candidati e delle assunzioni delle decisioni, attraverso il nuovo rito del clic elettronico, in sostituzione delle vecchie liturgie in uso nei partiti della Prima Repubblica. Liturgie, già  in larga parte, abbandonate dal primo fenomeno di populismo mediatico rappresentato dal lungo ventennio di dominio berlusconiano. Potere dei media televisivi  quest’ultimo, controllo e potere dei media del web quello  del  M5S, espressione di una nuova generazione di attori e protagonisti politici annunciati e guidati dal comico genovese a colpi di “vaffa…”

 

In un’intervista al quotidiano la “ Verità”, Davide Casaleggio ha sostenuto che “ tra qualche lustro”, grazie alla rete e alle nuove tecnologie, il Parlamento potrebbe essere inutile. '"Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”,  così ha parlato Casaleggio Jr.

 

Sono seguite molte prese di posizione indignate dalle diverse vestali della democrazia rappresentativa, evidenziando che il Parlamento non è solo il luogo dell’esercizio del voto, ma, come dice la parola stessa, è la sede del confronto e del dialogo (parlamento) tra i rappresentanti delle diverse forze politiche e culturali presenti nel Paese.

 

Da parte mia vorrei cercare di analizzare più in profondità il tema proposto dal titolare della Casaleggio e C. S.r.l .  Un tema che considero degno di attenzione in un Paese, come l’Italia, che, da un lato, vede la partecipazione elettorale dei cittadini  ridotta ormai sulla soglia permanente del 50%, e, dall’altro, vive il deserto delle culture politiche, dopo la fine di quelle che nella Prima Repubblica fecero grande l’Italia.

 

 Gli attuali partiti sono in larga parte  ridotti a ectoplasmi, di tipo movimentista o a sudditanza personalistica, nei quali, tranne rari casi, la partecipazione politica e la stessa selezione della classe dirigente avviene per lo più per cooptazione o, come nel caso del M5S, con qualche decina di clic elettronici, non del tutto anonimi, ma facilmente controllabili e manipolabili. Clic che, come si è verificato nel caso di alcune candidature indigeste ai diarchi del movimento che, nelle ultime elezioni comunali genovesi, li hanno facilmente annullati e/o misconosciuti.

 

Che la democrazia rappresentativa nell’età del superamento del NOMA sia profondamente mutilata e con la perdita della sovranità monetaria, la sovranità popolare sia ridotta pressoché a zero è una realtà evidente, tuttavia, essa rimane:  “ la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate sinora” , per dirla con Sir Winston Churchill.

 

Quanto alle forme di partecipazione e alle modalità di selezione della classe dirigente, al Dr Casaleggio ci permettiamo di evidenziare che, con tutti i limiti e i difetti della partecipazione politica ai tempi della Prima Repubblica, la tecnologia oggi non offre ancora soluzioni che soddisfino tutti i requisiti necessari per votazioni qualificate e certificate, a costi ragionevoli e introducendo i vantaggi di cui si sente spesso parlare, e che comunque il voto sarebbe mediato sempre da uno strumento sul quale il cittadino ha un controllo limitato.

Autorevoli esperti di cyber crime  (Luca Becchelli e Claudio Telmon in Agenda digitale.html),  i quali hanno contribuito alla stesura del Rapporto Clusit 2017 sulla sicurezza ICT in Italia,  il 1 Settembre 2017 hanno scritto, infatti: nessuna delle soluzioni promosse dalla ricerca, o dal mercato, riescono ancora oggi a soddisfare tutte le proprietà di sicurezza che i sistemi di voto tradizionale offrono, pur con tutti i limiti che presentano. Inoltre, ciò che è più grave è che pochi dei vantaggi che le soluzioni di voto elettronico dovrebbero offrire in più rispetto ai modelli di voto tradizionali, possono credibilmente essere raggiunte, tenendo conto della realtà attuale, anziché di modelli ideali!”.

Non è questa la sede per un’analisi dettagliata della struttura e funzionamento dell’azienda-partito Movimento Cinque Stelle, basterà ricordare quanto ha scritto  su “ Avvenire” il 28 Febbraio 2018, Marco Morosini in un approfondito articolo sul “digitalismo politico: il futuro della politica? Il Caso del M5S/2” : I candidati 5-stelle ai parlamenti nel 2014 e 2018 hanno dovuto accettare contratti, che li obbligherebbero a pagare multe private di centinaia di migliaia di euro in caso di disaccordo (la gravità è decisa dal management). Ovviamente i contratti non hanno valore legale. Sono incostituzionali. Ma vorrebbero incoraggiare l’obbedienza. Nella storia dei partiti l’autocrazia e le scelte autolesioniste non sono una novità. La novità è che proprio il modello tutto-digitale permette a questi fenomeni di raggiungere livelli senza precedenti. Altra lezione: l'unico partito digitale al mondo è nato in Italia, il meno istruito e meno digitalizzato dei paesi del G7. Quasi la metà degli adulti italiani, infatti, è analfabeta digitale (quasi un terzo è analfabeta funzionale tout court). Di fronte a tale popolazione, un partito di tecnici informatici ha un forte vantaggio. Il management che conta nel 5-stelle (tutti maschi) e i membri più attivi sono esperti digitali. Se la nuova ricchezza commerciale e politica sono i dati, allora si sta formando una gerarchia sociale basata più sul dominio dei bit che del denaro. Il 5-stelle è il suo partito.

Come strumento per facilitare la comunicazione e l’interazione tra soci non v’è dubbio che la rete offra oggi strumenti di assoluta efficienza  ed efficacia, ma altra cosa è la partecipazione politica che riteniamo debba tornare a svilupparsi su base locale, attraverso l’organizzazione di comitati civico popolari nei quali si possa realizzare il “ pensare globale e l’agire locale” e la selezione della classe dirigente possa avvenire secondo la regola aurea di “ una testa un voto”.

Saremo anche dei nostalgici, ma, contro i controllori del nuovo sistema politico che teorizzano il superamento del Parlamento, preferiamo ritornare alla difesa strenua della nostra Costituzione, la carta fondamentale scritta dai nostri padri la quale non va riformata ma molto più semplicemente concretamente attuata, senza se e senza ma.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Luglio 2018

 

 



Il nostro contributo per l’unità dei  popolari

 

Le recenti prese di posizione del presidente della CEI, cardinale Bassetti sul tema dell’impegno politico dei cattolici rappresentano un fatto nuovo nella Chiesa italiana. Iniziative assunte ai più alti livelli della gerarchia alle quali ci auguriamo possano corrispondere conseguenti azioni nelle sedi episcopali diocesane e tra i parroci presenti nelle realtà parrocchiali, ahimè, sin qui silenti, quando non anche apertamente ostili  alle più flebili sollecitazioni del laicato locale.

 

Noi ormai vecchi “ DC non pentiti”, è dalla fine del partito dello scudo crociato che combattiamo da isolati “Don Chisciotte” la nostra battaglia per la ricomposizione dell’area cattolica e popolare italiana. E lo facciamo non con sentimenti nostalgici di riproposizione di ciò di cui la storia ha definitivamente segnato la fine, ma con la consapevolezza che, nell’età della globalizzazione e del trionfo del turbo capitalismo finanziario, la risposta alternativa più convincente resta quella della dottrina sociale cristiana.

 

Nel deserto delle culture politiche che oggi caratterizza la politica italiana e la debolezza delle leadership politiche a livello europeo, riteniamo che sia indispensabile impegnarci per tradurre nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali delle grandi encicliche sociali di Papa Giovanni Paolo II ( Laborem exercens e Centesimus Annus), di Papa Benedetto XVI ( Caritas in veritate) e di Papa Francesco ( Evangelii Gaudium e Laudato Si).

 

Ciò comporta la riproposizione di politiche ispirate ai valori dell’umanesimo cristiano con al centro la persona, la famiglia e i corpi intermedi, le cui relazioni vanno regolate dai principi della sussidiarietà e solidarietà. Per quanto riguarda le politiche economiche, in alternativa a quelle della finanziarizzazione dell’economia, intendiamo proporre politiche ispirate dai principi dell’economia sociale di mercato e dell’economia civile impegnandoci affinché la strategia del PPE, cui intendiamo fare riferimento, riporti la barra nella direzione a suo tempo segnata dai padri fondatori; invertendo la pericolosa china assunta dall’UE dominata dal pensiero laicista che fu alla base del Manifesto di Ventoténe. L’idea di una governance europea accentratrice, egemonizzata dalle tecnocrazie in balia delle lobbies economico finanziarie dominanti  nel mondo e di una visione laicista e nichilista. Quella visione che ha impedito di assumere a fondamento della mancata Costituzione europea i valori giudaico cristiani quale riferimento unitario per tutti gli europei. L’alternativa? I Trattati di Maastricht e di Lisbona, che assumono come valori fondanti la libera concorrenza e il mercato. Troppo poco per avvicinare gli europei all’Europa e più che sufficiente per far scattare l’attuale scontro tra “sovranisti” e “europeisti”, con il netto prevalere diffuso dei primi nei diversi paesi europei.

 

Abbiamo ben compreso l’idea del Card Bassetti che, nel riconoscere come Il partito unico ebbe la sua stagione e le sue motivazioni” ha, altresì riconosciuto, la fine dell’esperienza della fase  ruiniana “ dell’inserimento dei cattolici nei vari partiti”.

 

Appare ben chiara la posizione del presidente della CEI, con la sua netta affermazione: “Ora è importante che i cattolici abbiano la fantasia e la libertà di vivere insieme i valori e di vedere come esprimerli”, così come quando, a conclusione dei lavori della recente assemblea della Conferenza episcopale italiana, ha dichiarato: “nella società di oggi è necessaria anche la presenza dei cattolici e se non trovano una forma per esprimersi insieme, si rischia di essere inefficaci”.

 

Si tratta di far ripartire proprio da qui un nuovo progetto/processo al quale possono e devono intervenire tutte le realtà presenti nella vasta e frastagliata galassia del mondo cattolico: Forum delle associazioni familiari, Scienza & Vita e Retinopera e le tante altre sin qui silenti o talora indifferenti, se non addirittura nettamente antagoniste.

 

Noi vecchi “ DC non pentiti”, eredi di una cultura politica che è quella di Don Sturzo, De Gasperi, Moro e dei tanti leader che hanno contribuito alla storia  della Democrazia Cristiana italiana, insieme a tanti amici di altre realtà sociali e culturali, nel recente seminario di Verona (23 Giugno 2018)  che abbiamo organizzato con gli amici di “ Costruire Insieme”, riteniamo di aver offerto un primo importante contributo, dopo le fallimentari esperienze di Todi 1 e Todi 2, meri trampolini di lancio per alcune candidature  confluite nell’infausta esperienza di Scelta civica di Mario Monti.

 

A Verona, infatti, con Gianni Fontana ( DC),, Mario Mauro ( Popolari per l’Italia), Domenico Menorello ( Energie per l’Italia), Giorgio Merlo ( La rete Bianca), Gian Franco Rotondi ( Rivoluzione cristiana), Ivo Tarolli ( Costruire Insieme) e il sottoscritto ( ALEF, Associazione Liberi e Forti) abbiamo condiviso di percorrere una comune rotta alla ricerca dell’”unità possibile”.

 

Nel documento finale è scritto: “Il passo possibile appare, quindi, la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE.”.

 

Un progetto che esalti nel suo abbrivio gli ideali e i contenuti che uniscono tante presenze rimaste isolate, disgregate o addirittura inespresse, assumendo l’economia sociale di mercato e l’economia civile quali strumenti essenziali in grado di porre a fondamento della politica la centralità della persona, della famiglia, dell’impresa e dei corpi intermedi;  l’alternativa alle logiche di certo turbo capitalismo finanziario che, subordinando alla finanza l’economia reale, sta distruggendo i ceti medi e le classi popolari, confinando la politica al ruolo subordinato al servizio dei poteri dominanti e riducendo la stessa democrazia a una formula vuota di significato”.

 

La prova del nove si farà con la raccolta delle firme (30.000 per ognuna delle cinque circoscrizioni in cui si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo il 23-26 Maggio 2019) a partire dal prossimo 28 Novembre, mentre ci auguriamo di celebrare INSIEME una grande Assemblea di tutti i Popolari italiani il 18  Gennaio 2019, centenario dell’”Appello ai Liberi e Forti” di Don Luigi Sturzo.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 16 Luglio 2018


SEGNALI INTERESSANTI NELL’AREA CENTRALE

 

La maggioranza di risulta trasformista e di necessità che regge il governo del Prof Conte sta mostrando le prime difficoltà.  In parte esse sono  legate all’inesperienza di molti ministri, tra i quali eccelle l’improvvisazione senza competenza del  “leader” Di Maio, a tutto vantaggio di Salvini che costituisce il vero dominus a Palazzo Chigi.

Nei confronti di questa maggioranza spuria, tuttavia, non si vede l’efficacia di un’opposizione forte e determinata. Essa  sconta la crisi pre-agonica del PD, cui il renzismo ha vanificato ogni residua identità culturale e quella del centro-destra il quale, autorizzata sconsideratamente la “fuitina” di  Salvini con il M5S,  si è ridotto nell’attuale condizione di inesorabile progressivo sgretolamento politico e organizzativo.

Se la maggioranza trasformista M5S-Lega rappresenta, di fatto, meno del 60% del 50% degli elettori che partecipano al  voto, è la mancata rappresentanza del 50% degli elettori  che disertano le urne che dovrebbe preoccupare. Larga parte di questi renitenti al voto  è composta da cittadini del ceto medio e delle realtà popolari stanche e deluse,  che hanno perduto ogni residua fiducia nella politica.

Ciò che in questo scenario appare ancor più grave è la riduzione a totale irrilevanza di quel centro cattolico popolare che, insieme alle culture liberali e riformiste della Prima Repubblica, aveva concorso a rendere l’Italia la settima potenza economica industriale del mondo.

Una crisi quella dell’area cattolico popolare di cui si sono resi conto finalmente anche gli esponenti più autorevoli della gerarchia cattolica, come risulta dalle prese di posizione decise assunte dal card Bassetti, Presidente della CEI, e dal neo cardinale Becciu, tra i più ascoltati collaboratori di Papa Francesco.

Una tappa importante del progetto di ricomposizione dell’area popolare è stata compiuta a Verona il 23 Giugno scorso in un seminario organizzato dall’associazione “ Costruire Insieme”, presieduta da Ivo Tarolli,  al quale hanno partecipato esponenti di diverse formazioni politico culturali come Gianni Fontana (DC), Mario Mauro ( Popolari per Italia),  Giorgio Merlo ( la Rete bianca), Domenico Menorello ( Energie per l’Italia) o hanno dato la piena adesione, come Gianfranco Rotondi ( Forza Italia). Insieme a molti altri amici presenti abbiamo sottoscritto un documento politico, nel quale  ci proponiamo: “ la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE”.

Altri segnali positivi sono intervenuti in questi giorni tanto dall’area “sgarruppata” del PD, con il manifesto politico di Carlo Calenda, che da quella del centro destra in fibrillazione, con le conclusioni del Comitato nazionale di Energie per l’Italia di Stefano Parisi del 14 Giugno.

Calenda con accenti politico culturali che ricordano quelli che furono un tempo della sinistra repubblicana lamalfiana, si propone di dar vita a “ un’alleanza repubblicana oltre gli attuali partiti” proponendo cinque idee per incominciare.

Dopo un’ampia analisi delle condizioni internazionali e delle tendenze più significative sul piano geopolitico mondiale, durissimo é il giudizio che Calenda dà sulla situazione italiana, sostenendo, infatti che: “L’Italia anello fragile, finanziariamente e come collocazione geografica, di un occidente fragilissimo, è la prima grande democrazia occidentale a cadere sotto un Governo che è un incrocio tra sovranismo e fuga dalla realtà. Occorre riorganizzare il campo dei progressisti per far fronte a questa minaccia mortale. Per farlo è necessario definire un manifesto di valori e di proposte e rafforzare la rappresentanza di parti della società che non possono essere riassunti in una singola base di classe. Un’alleanza repubblicana che vada oltre gli attuali partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza economica, sociale, della cultura, del terzo settore, delle professioni, dell’impegno civile. Abbiamo bisogno di offrire uno strumento di mobilitazione ai cittadini che non sia solo una somma di partiti malandati e che abbia un programma che non si esaurisca, nel pur fondamentale obiettivo di salvare la Repubblica dal “sovranismo anarcoide” di Lega e M5s.”

Non è ovviamente esattamente la nostra posizione di Popolari, anche se possiamo ben condividere le priorità di programma da Calenda indicate, quali: Tenere in sicurezza l’Italia; Proteggere gli sconfitti sul piano sociale; Investire nelle trasformazioni; Promuovere l’interessa nazionale in UE e nel mondo; Lanciare un grande Piano per la conoscenza e la ricerca scientifica.

Noi semmai porremmo come preliminare strategico ineludibile: il ritorno al controllo pubblico di Banca d’Italia e il ripristino della separazione tra banche di prestito e banche d’affari. In sostanza la riadozione della Legge bancaria del 1936, da sempre difesa dalla DC sino al 1992, data nella quale con il decreto Amato-Barucci abbiamo consegnato il controllo di Banca d’Italia agli edge funds anglo caucasici  e la suicida combinazione insieme dell’attività bancaria di prestito e di speculazione finanziaria. Scelta irresponsabile guidata dai detentori dei poteri finanziari a tutto danno del Paese, della sua economia reale e dei ceti medi e popolari. Tuttavia  nel manifesto politico di Carlo Calenda  ci sono molte indicazioni su cui noi Popolari potremmo con estrema coerenza concordare, sia sul piano della politica interna che sulle indicazioni strategiche di politica estera.

Possibilità di intesa, inoltre e come già accertato a Verona dall’intervento dell’On Menorello (Energie per l’Italia), con Stefano Parisi, il quale nelle conclusioni del suo Comitato nazionale  afferma quanto segue: “ L’obiettivo di EPI resta quello di dar vita a un grande processo di ricostruzione dell’Italia. Delle basi del nostro pensiero politico. Del nostro Stato di diritto. Dell’europeismo. Della nostra collocazione atlantica e dei valori della tradizione giudaico-cristiana. Senza l’Europa non faremo passi avanti ma non andremo avanti neppure con questa Europa così debole e divisa per sfere di influenza. Il protagonismo del presidente francese Macron, i socialisti spagnoli arrivati quasi per caso al governo, la Merkel senza una solida maggioranza, gli attriti già emersi nel contesto di una difficile discussione sulla nuova governance della Unione: se il nostro Paese dovesse giocare un ruolo antieuropeo non faremo solo un danno alla Ue ma a noi stessi. Siamo contro questa Europa ma sia ben chiaro che lo siamo da posizioni europeiste.” In conclusione Parisi sostiene che : “La nostra missione resta quella di dare vita a una nuova rappresentanza liberale e popolare che eviti lo sfascio delle istituzioni, riformi il Paese e permetta all’Italia di tornare grande.”

 

Noi Popolari, intanto, cerchiamo di fare sino in fondo e bene la nostra parte, ricostruendo in tempi ragionevolmente brevi la ricomposizione della nostra area politica e culturale, avendo le antenne pronte e la disponibilità a collaborare con quanti da altre sponde culturali, animati dalla condivisione dei valori dell’umanesimo cristiano, intendano INSIEME  a noi   offrire una nuova speranza agli italiani.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 29 Giugno 2018

 


  1. Adesso mobilitiamoci!

     

    A Verona Sabato 23 Giugno 2018  è avvenuto un fatto importante per i Popolari italiani. Esponenti di diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi, espressione di esperienze diverse, molte delle quali figlie della lunga e dolorosa  diaspora  democratico cristiana, si sono ritrovati per avviare un processo di ricomposizione per il quale il contributo offerto da “ Costruire Insieme” è stato rilevante.

     

    Guidata dal sen trentino Ivo Tarolli, l’associazione “ Costruire Insieme”, sin dal Convegno di Rovereto ( Luglio 2015) con la “ Lettera Appello” “ai tanti in prima linea”, si era  fatta promotrice del progetto che solo a Verona ha trovato la definitiva consacrazione.

     

    A Rovereto ( Luglio 2015) prima e a Orvieto poi ( Novembre 2015), molti dei partecipanti che avevano condiviso quell’appello si erano più tardi divisi, finendo col dare preferenza ai temi del: “chi guida?” e “con chi ci si allea?”- Due interrogativi oggettivamente divisivi, che hanno dovuto scontare le divisioni laceranti vissute sino alle recenti elezioni politiche.

     

    Il voto del 4 Marzo, con la definitiva riduzione alla totale scomparsa dell’esperienza politica dei popolari, ha segnato, al contempo, l’avvio di una fase totalmente nuova della vicenda politica italiana, nella quale, alla maggioranza di risulta trasformistica del governo M5S-Lega, non esistono più reali alternative consistenti, dato che, tanto il PD che Forza Italia, stanno vivendo una condizione di progressivo inevitabile sfaldamento. Situazione confermata dal voto alle amministrative di ieri con la disaffezione elettorale che ha raggiunto il massimo livello ( oltre il 65% degli elettori renitenti al voto).

     

    Il vecchio tema del chi guida? non ha più ragion d’essere in una realtà come quella dell’area cattolico popolare, nella quale i diversi generali sono finiti vittime delle loro fallimentari divisioni suicide; così come il tema con chi ci alleiamo? ha perso ogni senso, visto che, tanto il centro-destra, che il centro-sinistra, non esistono più come riferimenti credibili per l’alternativa.

     

    Non a caso a Verona si sono ritrovati insieme, tanto gli amici della DC che alle ultime elezioni politiche avevano vissuto una profonda lacerazione solo in parte ricomposta, quanto esponenti, come gli amici dei “Popolari per l’Italia” ( Mario Mauro), “Energie per l’Italia” ( Domenico  Menorello) che il 4 Marzo scorso avevano seguito percorsi diversi e, soprattutto, l’amico Giorgio Merlo, in rappresentanza de “ la rete bianca”: un movimento sorto dalla presa di coscienza critica di amici popolari che hanno vissuto sino in fondo l’esperienza per certi versi traumatica nel PD renziano. Anche Gianfranco Rotondi, deputato democristiano di Forza Italia, assente a Verona per gli impegni al ballottaggio del comune di Avellino, ha garantito la sua piena adesione e la sottoscrizione del documento finale del convegno.

     

    Grande merito va agli amici di “ Costruire Insieme”, i quali hanno saputo mantenere aperti i collegamenti e tessere la tela della ricomposizione, attraverso il tema unificante dell”unità possibile”, assunto come denominatore comune tra tutti gli amici. I punti fondamentali di consenso riscontrati nell’appuntamento scaligero, sono quelli indicati nel documento finale sottoscritto  e annunciati nelle conclusioni di Ivo Tarolli.

     

    La sottolineatura autocritica è quella così indicata: “Nella grande difficoltà a riconoscere, allo stato, la praticabilità di azioni organizzate su scala nazionale, si devono almeno giudicare negativamente i tratti propri dell’impegno dei popolari nella Seconda Repubblica, in cui è prevalso uno sterile protagonismo individuale rispetto ad una tensione unitaria e pluralista che sapesse reinterpretare, senza inutili e irrealistiche nostalgie, quell’antico, nobile e mai superato progetto culturale, sociale, economico politico, economico e etico dei “Liberi e Forti” di Sturzo e della migliore tradizione politica dei cattolici democratici.” Il passaggio decisivo è quello seguente:

     

    “Il passo possibile appare, quindi, la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale, impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE..

    Un progetto che esalti nel suo abbrivio gli ideali e i contenuti che uniscono tante presenze rimaste isolate, disgregate o addirittura inespresse, assumendo l’economia sociale di mercato e l’economia civile quali strumenti essenziali in grado di porre a fondamento della politica la centralità della persona, della famiglia, dell’impresa e dei corpi intermedi;  l’alternativa alle logiche di certo turbo capitalismo finanziario che, subordinando alla finanza l’economia reale, sta distruggendo i ceti medi e le classi popolari, confinando la politica al ruolo subordinato al servizio dei poteri dominanti e riducendo la stessa democrazia a una formula vuota di significato.”

     

    Sono cinque gli obiettivi indicati da perseguire:

     

    1)                   che il lavoro, la famiglia, la competitività dell’impresa, divengano i temi prioritari e centrali del nostro impegno politico e sociale;

    2)                   che l’obiettivo dell’unità possibile di tanti partiti, associazioni, movimenti, liste civiche e persone volonterose, debba fondarsi su un grande progetto culturale che coinvolga le persone, ancorate al territorio e in grado di “orientare” la modernità;

    3)                   che si debba dar vita a un coordinamento largo, aperto ad energie fresche e giovanili che abbia come obiettivo la costituzione di un soggetto politico nuovo, grande, plurale come su descritto (l’UMP italiano);

    4)                   che si favoriscano incontri analoghi su tutto il territorio nazionale, in modo da mettere a fuoco le misure da mettere in campo per dare soluzione ai bisogni e alle attese degli italiani;

    5)                   che siano attivati in ogni provincia, presidi territoriali in grado di far rete ed essere esperienza di dialogo e partecipazione.

     

    Ora non devono più intervenire ostacoli, impegnando tutte le migliori energie a realizzare le priorità indicate. La scadenza è fissata alle prossime elezioni europee per le quali saremo tutti unitariamente impegnati a raccogliere dal 28 Novembre prossimo, 30.000 firme in ciascuno delle cinque circoscrizioni in cui è suddivisa l’Italia per la consultazione elettorale europea del 23-26 Maggio 2019.

    Tutti noi popolari siamo chiamati adesso alla mobilitazione.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 25 Giugno 2018


 

Incontro dei Popolari per l’unità possibile

 

Si sono riuniti a Verona, Sabato 23 Giugno 2018, presso la sala riunioni del Ristorante Bar Liston 12 a Piazza Brà,  in un seminario  promosso dall’associazione “ Costruire Insieme”, i rappresentanti di diversi liste civiche, partiti, movimenti e associazioni che fanno riferimento all’area popolare.

Ai lavori hanno partecipato, col segretario dell’associazione “ Costruire Insieme”, Marco D’Agostini, i coordinatori della stessa associazione del Piemonte, Mauro Carmagnola; del Veneto, Luciano Finesso; della Lombardia, Francesco Mazzoli e del Trentino AA.AA., Alberto Vinzio.

Il Prof Giuseppe Sabella, direttore del Think –Industry 4.0 ha svolto una relazione sul tema: “Il lavoro e l’impresa-Le nuove sfide”, assunto dal seminario come elemento  centrale di riflessione politico culturale.

E’ seguita una tavola rotonda presieduta da Ettore Bonalberti, presidente di Alef ( Associazione Liberi e Forti) sul tema: “L’unità possibile dei Popolari Italiani”, alla quale hanno partecipato:

gli Onn.:  Gianni Fontana, Presidente DC, Mario Mauro, Presidente dei “Popolari per l’Italia”, Domenico Menorello di “Energie per l’Italia”, Giorgio Merlo dell’associazione “ la rete bianca” e del consigliere regionale del Veneto, Stefano Valdegamberi della lista Zaia.

Assente giustificato, perché impegnato nel ballottaggio per l’elezione del sindaco del comune di Avellino, l’On  Gianfranco Rotondi di Forza Italia.

Unanime la condivisione dei partecipanti  per “la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE”.

I lavori sono stati conclusi da un appassionato intervento del sen Ivo Tarolli, presidente dell’associazione “ Costruire Insieme” che ha annunciato l’organizzazione di seminari sui principali temi di interesse dei cittadini in diverse realtà territoriali italiane. Alla fine  è stato approvato e sottoscritto da tutti i relatori presenti un documento di cui si allega copia, nel quale,  i rappresentanti dei diversi partiti, liste civiche, associazioni  e movimenti hanno  convenuto quanto segue:

 

1)                   che il lavoro, la famiglia, la competitività dell’impresa, divengano i temi prioritari e centrali del nostro impegno politico e sociale;

2)                   che l’obiettivo dell’unità possibile di tanti partiti, associazioni, movimenti, liste civiche e persone volonterose, debba fondarsi su un grande progetto culturale che coinvolga le persone, ancorate al territorio e in grado di “orientare” la modernità;

3)                   che si debba dar vita a un coordinamento largo, aperto ad energie fresche e giovanili che abbia come obiettivo la costituzione di un soggetto politico nuovo, grande, plurale:  un’Unione per un Movimento Popolare (UMP)

4)                   che si favoriscano incontri analoghi su tutto il territorio nazionale, in modo da mettere a fuoco le misure da mettere in campo per dare soluzione ai bisogni e alle attese degli italiani;

5)                   che siano attivati in ogni provincia, presidi territoriali in grado di far rete ed essere esperienza di dialogo e partecipazione.


 copia del documento finale approvato a Verona il 23 Giugno 2018:


Si sono riuniti a Verona, Sabato 23 Giugno 2018,  in un seminario  promosso dall’associazione “ Costruire Insieme”, i rappresentanti di diversi liste civiche, partiti, movimenti e associazioni che fanno riferimento all’area popolare.

 

La grave situazione economica e sociale del Paese che pone al centro della riflessione il tema del lavoro e della lotta alla povertà, si accompagna alla sempre più urgente rifondazione di una partecipazione attiva alla vita politica della Res Publica.

 

La gravemente insufficiente proposta politica delle forze  moderate e la diseducazione oramai consolidata del popolo a un giudizio razionale sui fatti pubblici, unitamente all’indebolimento esperienziale dei corpi intermedi della società italiana, ha favorito il risultato elettorale e la formazione di un equilibrio trasformistico del governo giallo-verde, espressione di sentimenti politici caratterizzati dai tratti non privi di  demagogia, la frustrazione della funzione tradizionale di mediazione dei partiti e l’avvio di un processo verso un’ auspicata “democrazia diretta” non scevra di tratti autoritari.

 

Nella desertificazione delle culture politiche che hanno fatto grande l’Italia, riteniamo necessario avviare un serio processo di ricomposizione delle sensibilità civiche, popolari, riformiste e liberali italiane, ora che il filone ideale e culturale, che unì anche e non solo i cattolici laici, è pressoché spento sia alla camera dei deputati che al senato della repubblica.

 

Intendiamo servire una esperienza di società e di Stato nel segno della sussidiarietà, nella quale la persona è concepita non come irrazionale misura del reale che, nella realtà, diviene sempre proiezione del potere dominante, ma è affermata nel suo desiderio di vero, di giusto e di bello che fonda le relazioni e la dimensione comunitaria come essenziale al pieno sviluppo del singolo in una prospettiva di responsabilità condivisa.

 

Nella grande difficoltà a riconoscere, allo stato, la praticabilità di azioni organizzate su scale nazionale, si devono almeno giudicare negativamente i tratti propri dell’impegno dei popolari nella Seconda Repubblica, in cui è prevalso uno sterile protagonismo individuale rispetto ad una tensione unitaria e pluralista che sapesse reinterpretare, senza inutili e irrealistiche nostalgie, quell’antico, nobile e mai superato progetto culturale, sociale, economico politico, economico e etico dei “Liberi e Forti” di Sturzo e della migliore tradizione politica dei cattolici democratici.

 

Il passo possibile appare, quindi, la promozione di una piattaforma plurale, in direzione di una ’Unione per un Movimento Popolare (UMP) nel quale possano coordinarsi, liberamente e senza predefinite gerarchie organizzative, le diverse esperienze presenti in Italia che si rifanno ai valori della sussidiarietà. Un soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, europeista, trans nazionale,  impegnato a tradurre nella “città dell’uomo” gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, in dialogo privilegiato con il PPE..

 

Un progetto che esalti nel suo abbrivio gli ideali e i contenuti che uniscono tante presenze rimaste isolate, disgregate o addirittura inespresse, assumendo l’economia sociale di mercato e l’economia civile quali strumenti essenziali in grado di porre a fondamento della politica la centralità della persona, della famiglia, dell’impresa e dei corpi intermedi;  l’alternativa alle logiche di certo turbo capitalismo finanziario che, subordinando alla finanza l’economia reale, sta distruggendo i ceti medi e le classi popolari, confinando la politica al ruolo subordinato al servizio dei poteri dominanti e riducendo la stessa democrazia a una formula vuota di significato.

 

Dopo un’ampia e approfondita discussione si conviene quanto segue:

 

1)                   che il lavoro, la famiglia, la competitività dell’impresa, divengano i temi prioritari e centrali del nostro impegno politico e sociale;

2)                   che l’obiettivo dell’unità possibile di tanti partiti, associazioni, movimenti, liste civiche e persone volonterose, debba fondarsi su un grande progetto culturale che coinvolga le persone, ancorate al territorio e in grado di “orientare” la modernità;

3)                   che si debba dar vita a un coordinamento largo, aperto ad energie fresche e giovanili che abbia come obiettivo la costituzione di un soggetto politico nuovo, grande, plurale come su descritto;

4)                   che si favoriscano incontri analoghi su tutto il territorio nazionale, in modo da mettere a fuoco le misure da mettere in campo per dare soluzione ai bisogni e alle attese degli italiani;

5)                   che siano attivati in ogni provincia, presidi territoriali in grado di far rete ed essere esperienza di dialogo e partecipazione

 

Letto e sottoscritto

Verona, 23 Giugno 2018

 

 

Ettore Bonalberti

Gianni Fontana

Mario Mauro

Domenico Menorello

Giorgio Merlo

Gianfranco Rotondi

Ivo Tarolli

Mauro Carmagnola

Marco D’Agostini

Luciano Finesso

Francesco Mazzoli

Alberto Vinzio

Giampaolo Fogliardi

Amedeo Portacci

Filippo Maria Fasulo

Lia Monopoli

Zanchini Sammo

Paolo Paoli

Mou Niang

Damiano D’Angelo

Zanetti Licia

Alberto Revolti

Fabrizio Mioni

 

 

 

 

 

 



Che sia la volta buona?

 

Si è tenuta ieri a Roma l’assemblea dei soci della DC che nel 2012 rinnovarono l’adesione al partito, i quali, sulla base dell’autorizzazione allo svolgimento dell’assemblea del 26 Febbraio 2017 del giudice Romano, del tribunale di Roma, sono i continuatori legittimi della DC storica.


Un partito quello della DC, “ mai giuridicamente sciolto”, anche se politicamente esaurito, così come ha sentenziato in via definitiva la suprema Corte ( sentenza n.25999 del 23.12.2010) con cui si é posto fine alle diverse presunzioni di eredità dei vari personaggi con cui  scoppiò la diaspora democristiana; alcuni dei quali in servizio permanente effettivo, pronti, in qualche caso,  a dispensare titoli di rappresentanza democristiana senza alcun fondamento o a fregiarsi senza legittimità del titolo e del simbolo della DC.

 

Il 26 Febbraio 2017 eleggemmo alla presidenza del partito Gianni Fontana, già segretario eletto nel congresso nazionale annullato dal tribunale di Roma svoltosi nel Novembre 2012. Ora, per dare continuità giuridica alla DC storica serviva procedere all’elezione degli organi del partito.

 

L’assemblea di ieri a Roma doveva proprio decidere le modalità da seguire per giungere all’elezione degli organi del partito: segretario nazionale, consiglio nazionale, direzione nazionale, ecc…

 

Dopo un serio confronto interno tra diverse opzioni svoltosi a Piazza del Gesù venerdì 15 Giugno promosso dal sottoscritto, è stata accolta la tesi del Prof Nino Luciani, confortato dal parere di illustri giureconsulti dell’università di Bologna, secondo cui la costituzione degli organi del partito era ed è “ la condizione necessaria, ma non sufficiente” per il ritorno in campo politico della DC.

 

Condizione giuridica necessaria, per consentire al segretario nazionale eletto di condurre, nella pienezza dei poteri e forte della rappresentanza ufficiale del partito, tutte le azioni più opportune per il ritorno in campo politico della DC.

 

Abbiamo scelto di seguire le indicazioni che a suo tempo il giudice Scerrato formulò nella sentenza n.17831/2015, con cui il 10.12.2015 annullò il XIX Congresso nazionale del partito svoltosi nel Novembre 2012.

 

Quelle indicazioni sono state assunte ieri, con l’approvazione all’unanimità  della mozione di cui si allega il testo che recepisce quello che ho definito il “ Lodo Luciani-Grassi”, ossia il svolgimento del congresso nazionale, che si terrà con la celebrazione dei congressi provinciali e regionali per l’elezione dei delegati al congresso nazionale da svolgersi il 29 settembre 2018.

 

Un congresso  necessario per ridare piena legittimità giuridica alla DC, riservato ai soli soci legittimi del partito, ossia quelli della lista depositata a suo tempo al tribunale di Roma, in base al quale il giudice Romano, autorizzò l’assemblea del 26 Febbraio scorso.

 

Va ribadito, come ben evidenziato nella mozione finale approvata, che questa prima fase è la condizione necessaria, ma non sufficiente per riportare in campo la DC.

 

Ecco perché, celebrato il congresso riservato ai soci DC 2012, si aprirà il tesseramento ufficiale alla DC e a definire, con tre assemblee organizzative e di programma ( al Nord, Centro e Sud d’Italia) la proposta politica e programmatica della DC per il Paese. Un tesseramento al quale saranno chiamati a partecipare tutti i diversi tronconi dei partiti e partitini che, a diverso titolo, si rifanno alla DC, e, soprattutto, tutti i diversi movimenti, associazioni, gruppi e persone che  sono interessati alla ripresa di iniziativa politica della DC.

 

La chat di what’s up avviata con grande passione dalla bravissima Mariella Bauleo, dimostra la grande attesa e voglia di partecipazione di molti amici, in parte delusi dalle contorte procedure, ahimé indispensabili, se si vuole dare continuità alla DC storica, dei due congressi, ma, in larga parte, pronti con quanti, come noi più anziani e sulla via dell’ultimo miglio, a ridare fiato politico al partito dei cattolici democratici e dei “ Liberi e Forti”.

 

Con l’apertura del tesseramento e i tre convegni organizzativi e di programma sarà indispensabile attivare in tutti comuni italiani dei comitati civico popolari; luoghi di una rinnovata partecipazione politica dei cittadini interessati all’impegno politico secondo i valori dell’umanesimo cristiano e a inverare nella “città dell’uomo” la dottrina sociale della Chiesa, così come indicato autorevolmente dal card. Bassetti,  Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

 

Da parte mia sono molto contento che altri fermenti siano presenti nella realtà politica e culturale italiana, come quello della “rete bianca” , di “ Rinascita cristiana” e di molte altri movimenti e partiti che si ritroveranno a discutere della prospettiva di un più ampio schieramento popolare, sul modello dell’UMP francese, Sabato 23 prossimo a Verona, in un seminario promosso dall’associazione “ Costruire Insieme” guidata dall’amico Ivo Tarolli. Un seminario   al quale parteciperanno, tra gli altri,  con Gianni Fontana, presidente della DC, gli amici Mario Mauro, Domenico Menorello, Giorgio Merlo, Gianfranco Rotondi, Stefano Valdegamberi.

 

Finalmente si è messo in marcia il progetto per la ricomposizione politico culturale dell’area cattolica e popolare italiana e non saranno i reiterati ricorsi di alcuni legulei interessati a porre altri ostacoli a questo processo irreversibile di cui l’Italia, nel deserto delle culture politiche e in un quadro internazionale e interno di estrema complessità, ha urgentemente bisogno.

 

Con l’aiuto del Signore crediamo che questa sia veramente la volta buona.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Giugno 2018

 

 

MOZIONE

 

L’esperienza democristiana è stata la più straordinaria e significativa avventura politica del secolo scorso.

Oggi che tale filone ideale e culturale, che unì anche e non solo i cattolici laici e i laici cattolici, è spento alla camera dei deputati e al senato della repubblica, il paese sente il vuoto senza speranza di tale rappresentanza. Dove sono le nostre intelligenze? Le nostre passioni? Di cosa abbiamo timore?

Va riproposto un progetto di società nel quale i diritti di tutti vengano difesi e i doveri di tutti attuati: insomma una nuova fase costituente dei doveri.

Vanno perciò superati le tentazioni nostalgiche accompagnate da silenziose lamentele.

Ecco perché va ricostruita-sotto l’unico nome e simbolo dello scudo crociato nella memoria dei Padri Fondatori che hanno fatto la Democrazia Cristiana-l’unità di tutti i democristiani che sino ad oggi, in differenti modi e con diverse iniziative, hanno tuttavia tenuto desto il nome della DC dopo la diaspora del 1994.

Si tratta di ritornare INSIEME a quell’antico e nobile progetto culturale, sociale, economico politico, economico, etico, politico dei “Liberi e Forti”.

E se i democristiani vorranno tornare ad essere protagonisti, è giusto e necessario che, fin dal prossimo XIX° congresso nazionale, la DC sia una tenda, un luogo includente e aperto a tutti i democristiani, senza costruzione di confini, senza preclusioni ed esclusioni. Un luogo politico aperto ai movimenti e alle associazioni di cattolici morali e cattolici sociali, come giustamente ci invita a fare il presidente della CEI, cardinale Bassetti, e aperto  ai movimenti laici di ispirazione cristiana.

Primo frutto del congresso sarà il tesseramento aperto a tutti coloro che vorranno partecipare a questo progetto e assumere sul serio “la politica come la più alta forma della carità” (PaoloVI) orientati dalla stella polare della Dottrina Sociale della Chiesa.

Coloro che per anni hanno speso con sacrifici tutte le loro energie per tenere in vita una piccola luce che ha illuminato la DC, oggi possono e devono trasformare tale luce in un faro, in modo d rendere visibile e chiaro che i democristiani  accoglieranno tutti coloro che, animati dallo stesso spirito,  vorranno “lavorare INSIEME per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale” (card.Bassetti)

L’assemblea, mentre approva la relazione politica del presidente Gianni Fontana, delibera: a a) la convocazione del congresso della DC  a norma statutaria e nel rispetto rigoroso delle decisioni del tribunale di  Roma per dare continuità alla DC storica per Sabato 29 settembre 2018 .

b) di aprire il confronto con i  partiti di ispirazione DC  e i movimenti di area cattolico popolare suddetti al fine di concorrere all’unità della più vasta aggregazione su una piattaforma culturale, sociale, economica, etica e politica che sarà elaborata INSIEME in assemblee organizzative e programmatiche al nord-centro e sud d’Italia

c) di aprire il tesseramento subito dopo l’avvenuto completamento degli organi statutari, un tesseramento che sarà vincolato all’autocertificazione dei singoli a condividere il codice etico  della DC.

Roma, 16 Giugno 2018

 

Firmatari della mozione alcuni soci della DC storica della lista del 92/93 delle seguenti città:

Bari, Bologna, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Taranto, Torino, Venezia, Verona.

 

 

 

 


Impegniamoci per l’Italia

 

Di tutto il Paese ha bisogno al di fuori di una crisi istituzionale, quale quella che si aprirebbe se la sconsiderata presa di posizione del giovane Di Maio, ahimé replicato dalla pulzella Meloni, venisse portata avanti in Parlamento.

 

L’intervento del prof Mirabelli, Presidente emerito della Corte Costituzionale, pubblicato da Interris (www.interris.it)  ( “ Perché non possiamo parlare di impeachment per Mattarella”), secondo cui: “ il Capo dello Stato non può agire sotto dettatura” non lascia dubbi in proposito.

 

Squassata da una condizione di anomia, che si esprime nella crisi economica, finanziaria, morale, sociale e politico culturale, l’Italia non potrebbe sopportare lo spettacolo della messa in stato di accusa di Mattarella, al quale dobbiamo e vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà.

 

E’ già più che sufficiente e al limite del punto di rottura quanto sta accadendo sul piano politico, con le posizioni intransigenti e dai pericolosi richiami a un clima di altri tempi drammatici per l’Italia, quali  quelle assunte dai due movimenti-partito dei grillini  e da Salvini leader della Lega. Si stanno facendo interpreti del malessere e della frustrazione, che sono diffusi in Italia con toni notevolmente sopra le righe; toni e pronunciamenti che possono sì garantire consenso elettorale,  ma,  facilmente responsabili di rotture laceranti nelle e fra le istituzioni e tra gli stessi cittadini ed elettori.

 

Premesso che la situazione in cui ci troviamo è il risultato di una legge elettorale schizoide, che ha perfettamente funzionato secondo l’obiettivo di non produrre vincitori, ma che, alla fine, si è dimostrata un boomerang proprio per coloro, PD in testa, che quel “rosatellum” avevano escogitato e votato, cerchiamo di esaminare il comportamento del Capo dello Stato.

 

Mattarella ha probabilmente compiuto il suo unico errore nel non aver incaricato Salvini di formare il governo, considerato che il leader leghista  era risultato candidato dalla coalizione che aveva ottenuto la maggioranza relativa il 4 Marzo scorso. Il Presidente ha compiuto questa scelta  poiché  riteneva  che la coalizione di centro destra non sarebbe stata in grado di trovare in Parlamento la maggioranza necessaria.

 

Ciò che è accaduto dopo, con la “fuitina” di Salvini con il compagno Di Maio, ammiccando da furbastro lumbard con il Cavaliere, è espressione aggiornata del perenne trasformismo italico che, stavolta, si è attivato in via preventiva, prima ancora che le Camere cominciassero a operare.

 

Ci è stato così risparmiato lo spettacolo della transumanza dei parlamentari strordinariamente numerosa nella passata legislatura, con quello della giravolta “ di necessità” del capo della Lega, eletto con i suoi deputati e senatori in coalizione con Forza Italia e Fratelli d’Italia, che costruisce un patto/contratto di governo sostanzialmente diverso da quello con cui si era presentato agli elettori.

 

La si smetta, dunqe, con la favola che gli italiani il 4 Marzo avrebbero dato la maggioranza al duo Di Maio-Salvini, dato che, in realtà, gli italiani avevano dato la maggioranza relativa al centro-destra mettendo in fila M5S e PD.

 

Il rifiuto avanzato dai grillini a trattare con il centro destra unito,  per le riserve insuperabili su Berlusconi e Fratelli d’Italia, hanno provocato la “fuitina” di Salvini e l’avvio di un processo trasformistico pericoloso, concretizzatosi con l’incarico allo sconosciuto prof Conte e radicalizzatosi con l’impuntatura leghista sul Prof Savona a ministro dell’economia e finanza.

 

Estimatori e sostenitori della tesi di Guarino  sull’illegittimità del fiscal compact, parto di un regolamento opposto alle finalità dei trattati liberamente sottoscritti, abbiamo condiviso anche quelle del Prof Savona sulla necessità di una ridiscussione delle modalità in cui sin qui è stata governata la moneta unica, avendo prudenzialmente pronta una soluzione B in caso di impatto senza prospettive.

 

Siamo, altresì, ben consapevoli e lo denunciamo con alcuni pochi amici da tempo, che, senza il ritorno al controllo pubblico di Banca d’Italia e alla separazione tra banche di prestito e banche di speculazione, in altre parole, senza sovranità monetaria non esista sovranità popolare. Siamo conspevoli, cioè, che senza il ritorno alla legge bancaria del 1936, dalla DC sempre difesa sino all’infausto decreto Barucci-Ciampi del 1992, l’Italia sarà sempre alla mercé dei voleri e dei poteri degli edge funds anglo-caucasici con sede legale nella city of London e sede fiscale nel Delaware.

 

Siamo altrettanto convinti, però, che in questo momento e nei modi con cui, in termini ultimativi e dal sapore di ricatto la candidatura del prof Savona si è cercato di imporla al Presidente della Repubblica, gli sconquassi finanziari, appena annunciati dai primi rumors di borsa e dello spread, non si sarebbero fatti attendere con conseguenze disastrose per i ceti medi e le classi popolari italiane.

 

Ora però, nel deserto della politica, dominata da due culture pervase dei tratti più  deteriori del “populismo de noantri”, interpretato da attori mediocri per cultura e capacità di autentica leadership di governo, serve rimettere insieme almeno alcune delle culture politiche che hanno fatto grande l’Italia.

 

Nasce di qui l’appello che in questi giorni, insieme a Gianfranco Rotondi, a Giorgio Merlo, Alberto Alessi, Ivo Tarolli e  Gianni Fontana, abbiamo rivolto alla vasta galassia dell’area cattolica e popolare, per tentare di costruire insieme un nuovo e grande soggetto politico laico, democratico, ampio, plurale  e popolare, europeista e trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Abbiamo l’occasione e l’esigenza assoluta per l’Italia, di corrispondere in tal modo al recente invito che il card Bassetti, presidente della CEI, ha inviato ai cattolici italiani per un rinnovato impegno politico e istituzionale nella “città dell’uomo”.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 29 Maggio 2018

 

 

 

 

Dalla CEI l’invito a un rinnovato impegno dei cattolici italiani

 

Intervenendo all’assemblea generale della CEI il 22 Maggio scorso, il card Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha usato parole nuove di grande valore e impegno non solo per tutti i vescovi e i sacerdoti, ma per lo stesso laicato cattolico italiano.

 

«Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena. Sono molti, sono pochi? Ancora una volta, non è questione di numero, ma di luce, lievito e sale: ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più».

 

E, qualche passo  prima aveva detto: “Tra pochi mesi celebreremo il centenario dell’appello ai Liberi e Forti, lanciato da un gruppo di tenaci democratici, riuniti intorno a don Luigi Sturzo. Fu l’inizio di una storia, quella del cattolicesimo politico italiano, che ha segnato la nostra democrazia e che ci ha dato una galleria di esempi alti di dedizione, di umiltà, di intelligenza. Abbiamo vissuto momenti gloriosi e momenti dolorosi, sperimentato la forza ma anche la debolezza, la meschineria, il tradimento, la diaspora. Vecchi partiti si sono sgretolati, nuovi soggetti sono venuti sulla scena, ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione. Quello che ha sempre guidato i cattolici italiani – penso, ad esempio, al beato Giuseppe Toniolo – è stato un grande bisogno di distinguersi e di portare alta la divisa evangelica pure in politica. La storia della Chiesa italiana è stata una storia importante anche per la particolare sensibilità per l’aspetto politico dell’evangelizzazione: nessuna Conferenza episcopale come la nostra possiede un tesoro così ricco di documenti e di testimonianze. Dobbiamo  esserne fieri, ma soprattutto è venuto il momento di interrogarci se siamo davvero eredi di quella nobile tradizione o se ci limitiamo soltanto a custodirla, come talvolta si rischia che avvenga perfino per il Vangelo”.

 

Cogliamo dalle parole del card Bassetti una ragione in più per continuare nell’impegno che da molti anni coltiviamo per la ricomposizione dell’area culturale e politica popolare e democratico  cristiana.

 

Sono in atto alcuni fatti rilevanti, quali quelli attivati da diversi  amici espressione delle sin qui colpevolmente disarticolate esperienze post DC, per ritrovarsi a breve nella casa comune. Gianni Fontana per gli amici della DC storica, Gianfranco Rotondi per Rivoluzione cristiana, Lorenzo Cesa per l’UDC, Mario Tassone per il CDU e tante altre realtà di movimenti e associazioni ci auguriamo possano ritrovarsi a breve in una federazione unitaria, preparatoria di un’assemblea organizzativa e programmatica, l’apertura di  un tesseramento e la condivisione di regole congressuali con le quali celebrare il congresso unitario dei democratici cristiani italiani.

 

Assai positivo l’impegno degli amici di “ Costruire Insieme”, una delegazione dei  quali il 23 maggio scorso ha avuto un incontro con il Presidente del Partito Popolare europeo (PPE) Joseph Daul, presso la sede del PPE, a Bruxelles.

La Delegazione era guidata dal Presidente On. Ivo TAROLLI, ed era composta dal Vice Presidente Dott. Marco D'AGOSTINI, dal Dott. Riccardo FRATINI, componente del Comitato di Segreteria, nonché dall’Ing. Giuseppe ROTUNNO, Presidente del Comitato per una Civiltà dell’Amore. L’incontro aveva l’obiettivo di mettere in collegamento “Costruire Insieme”, che da alcuni anni opera al servizio della riaggregazione della grande area dei cristiano popolari, con  i vertici del Partito Popolare Europeo.

 

L’iniziativa è stata promossa da Costruire Insieme perché l’Europa è ritenuta il crocevia indispensabile per un realistico progetto di ripresa del nostro Paese. Profonda soddisfazione è stata espressa dal Presidente Tarolli per l’interesse emerso rispetto alla prospettiva di un soggetto politico, su basi federative, che raggruppi partiti, movimenti e associazioni ispirati all’umanesimo cristiano e liberal popolare.

 

E, infine ma non meno importante, è l’iniziativa avviata dagli  amici Giorgio Merlo, Giuseppe De Mita con Marco Follini e altri amici di area PD, i quali, preso atto del fallimento del progetto politico del PD, sentono la necessità di avviare “ la rete bianca”, uno strumento di collegamento tra le diverse esperienze politico culturale di matrice popolare e cattolico democratica.

 

Si tratta ora di favorire con urgenza l’unione di queste diverse esperienze per dar  vita  a un nuovo soggetto politico ampio, plurale, laico, democratico, popolare, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno tiolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori.

 

In questa fase di avvio del governo grillo-leghista, con la crisi apertasi nel centro destra da un lato e col PD avviato verso la scissione renziana dall’altro, col triste connubio trasformistico dei populismi emergenti dal voto del 4 marzo scorso, si aprono spazi ampi  al centro dello schieramento politico italiano, dove sempre più forte è l’esigenza di una presenza di un movimento politico popolare ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano.

 

La prolusione del presidente della CEI e il suo auspicio di un rinnovato impegno dei cattolici nella politica, ci auguriamo sia raccolto tanto dalla gerarchia, quanto, soprattutto, dalla variegata realtà dell’associazionismo cattolico sin qui colpevolmente frazionata e ridotta all’irrilevanza sul piano politico e istituzionale.

 

Appuntamento, allora, alle prossime elezioni europee, alla prova del proporzionale puro di quel voto, nel quale spetterà ai democratici cristiani e ai popolari uniti offrire una nuova speranza alle classi popolari e ai ceti medi  del nostro Paese, in alternativa ai facili inganni e alle vacue promesse dei populismi sovranisti chiamati  dal voto del 4 Marzo a guidare l’Italia.

 

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 24 Maggio 2018


Seminario di Mestre a 40 anni dal sacrificio di Aldo Moro

 

Mercoledì 9 Maggio 2018

 

Pubblichiamo le due lezioni svolte dagli amici Sen Calogero Mannino e Prof Antonino Giannone in occasione del seminario di Mestre sul tema:

 

“ L’eredità politica di Aldo Moro-La conferma dei valori e dei principi dei popolari

e liberal democratici italiani

 

 

Intervento del sen Calogero Mannino sul tema:

 

“ L’attualità del  pensiero politico di Aldo Moro”

(bozza non corretta)

 

 

Sul corsera del 31 marzo u.s. Ernesto Galli della Loggia scriveva un articolo

dal titolo estremamente significativo:

Inutile rimpiangere il disegno di Moro non aveva futuro. Si affidava ai partiti che però erano in declino.

 

Ed a principale pezza di appoggio di questo 'giudizio' citava la critica a Moro di Pietro Scoppola : " implicava inevitabilmente la necessità di subordinare ogni iniziativa, ogni decisione ed ogni concreto operare a logiche di partito che ben poco avevano a che fare con i problemi nuovi del paese:" 

Ancora Galli della Loggia richiamandosi a Scoppola dice: "ciò rendeva radicalmente inadeguato il disegno di Moro fosse il fatto che le lacerazioni politiche prodotte dalla modernità nel corpo della società italiana andavano mettendo in crisi proprio i partiti, lo strumento partito, la sua cultura la sua struttura il suo struttura il suo rapporto con i cittadini, sempre meno caratterizzabili come militanti"

 

Stando a questi giudizi, peraltro diffusi,

prevalendo la critica, quando non la demonizzazione dei partiti, della Repubblica dei partiti '

 il sacrificio della vita di Aldo Moro sarebbe valutato del tutto inutile.

Sotto un certo aspetto verrebbe la tentazione di convenirne, ma per altre ragioni. ( Intanto siamo passati dalla Repubblica dei partiti alla Repubblica dei partiti personali)

 Dopo il 9 maggio, (ritrovamento del cadavere di Moro in via Caetani) il problema del partito comunista,  quello che con felice formula Alberto Ronchey aveva definito  "il fattore K", aveva perduto ogni drammaticità e si era andato consumando, come cera al sole,  lentamente  sino al crollo del muro di Berlino, 1989.

Ed  il partito comunista, ribattezzato alla Bolognina, sarà, invece, il protagonista beneficiario del 1992.

l'anno " del processo in piazza " che Moro, con coraggio e lucidità profetica, aveva tentato  di 'esorcizzare' con un mirabile discorso parlamentare in occasione della messa in stato di accusa

degli on.li Tanassi e Luigi Gui.

In quella occasione Moro aveva provato a respingere il disegno ,già evidente allora, di criminalizzazione della politica. E l'attacco alla DC.

" Non accettiamo di essere considerati dei corrotti, perchè non è vero........Abbiamo certo commesso degli errori politici, ma le nostre grandi scelte sono state di libertà e di progresso ed hanno avuto un respiro storico....Certo un'opera trentennale per la quale si realizza una grande trasformazione morale, sociale economica, e politica , ha necessariamente delle scorie, determina contraccolpi, genera squilibri che devono essere risanati, tenendo conto delle ragioni per le quali esse si sono verificati.....ma non significa che tutto fosse sbagliato, ma solo che vi sono stati errori ed eccessi, in qualche misura inevitabili, in questo processo storico......

E come frutto  del nostro, come si dice, regime è la più alta e la più ampia esperienza di libertà che l'Italia abbia mai vissuto nella sua storia. Un esperienza di libertà capace di comprendere e valorizzare , sempre che non si ricorra alla violenza, qualsiasi fermento critico, qualsiasi vitale ragione di contestazione....e queste cose non ci sono state strappate. Noi le abbiamo rese, con una nostra decisione, possibili ed in certo senso garantite.

Per tutte queste ragioni, onorevoli colleghi, che ci avete preannunciato il processo sulle piazze, vi diciamo che noi con ci faremo processare."

Era il 1977.

Questa premonizione solo per poco tempo : perchè il 9 marzo1978 Moro veniva fatto prigioniero, uccisi gli uomini della sua scorta, e dopo 55 giorni tragici barbaramente ucciso.

 

Ritengo che nessuna ricostruzione del pensiero politico di Moro possa farsi prescindendo da questo tragico passaggio.

Marco Damilano, per contro, in un libro, molto bello, di recente pubblicato " Un Atomo di verità " titolo dato da  una frase di Aldo Moro: "datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò perdente."  ed ancora il titolo del libro :   

"Che cosa ha perso l'Italia con la morte di Moro. Perchè i tragici fatti del 1978 spiegano il nostro presente. E il nostro futuro."

La tesi di Damilano parte dalla memoria "sempre che non si ricorra alla violenza"

Nel 1992 terrorismo mafioso e rivoluzione giudiziaria  verificavano la profezia

 Marco Damilano,  coglie il nesso che lega l'assassinio di Moro, all'esito del 1992, fino alla crisi politico-istituzionale in corso, permette di contestare a Galli della Loggia l'ignoranza della linea che a partire dal 1968 era andato svolgendo Moro, e che si incentrava - nei suoi discorsi, articoli e scritti diversi - sul nesso intricato della crisi della società italiana, dello scontro generazionale che si era aperto, dell'ideologizzazione esasperata, dei profondi mutamenti delle posizioni culturali, e quindi della messa in discussione dei partiti e segnatamente della DC, quale era al momento.

E Moro, poi, riconduceva tutte le sue analisi alla strategia che non era dell'attenzione al partito comunista, senza essere prima dell'attenzione alla società italiana.

In questa ottica rimaneva fermo il criterio fondamentale della politica che da De Gasperi giungeva alle esperienze  E cioè quello della garanzia democratica.

Moro - quando era maturato il momento delle responsabilità di guida e direzione della DC - nelle due fasi distinte delle quali sarà protagonista - centro-sinistra e solidarietà nazionale - aveva considerato - -

 una costante della storia d'Italia : l'integrazione, via via, nel corso dei tempi, di una larga parte della società italiana che si era venuta a trovare fuori dalle stesse istituzioni.

Nel primo dopoguerra DeGasperi aveva affrontato questo problema con la coalizione maggiore possibile delle forze democratiche, avviando con la ricostruzione del paese distrutto dalla guerra e lo sviluppo di un economia moderna, che caratterizzerà l'irripetibile decenni 1953/63 detto "il miracolo economico" 

E De Gasperi aveva tenuto sempre saldo il quadro delle istituzioni democratiche collocando, poi l'Italia, Nazione sconfitta, al tavolo della pace nella prospettiva della solidarietà atlantica ed occidentale, oltretutto come scelta di civiltà rispetto al blocco sovietico.

De Gasperi, e con lui Scelba, sosterra l'urto - non soltanto della piazza e degli strascichi della violenza sempre vivi di alcuni segmenti della resistenza rossa - ma anche degli autorevoli e fermi inviti a mettere 'fuori legge' sia i comunisti che i nostalgici del fascismo, sempre nei termini dei principi e delle regole democratiche.

La linea della fermezza, dei Governi DeGasperi dal 47 in poi, è quella che si affida alla capacità della democrazia, delle sue regole e del suo spirito, di coinvolgere, convincere ed integrare.

La sfida al comunismo - forte nei toni e nella sostanza - era stata condotta sul piano della democrazia e delle sue regole.

Ed è su questo piano, con il concorso di circostanze storiche come la rivolta ungherese del 1956 - che, poi veniva vinta la prima sfida  antagonistica, quella con il partito socialista italiano, che nel 46/48 aveva scelto il frontismo, e che invece ripudierà al Congresso di Venezia del 1957

La formula centrista dell'alleanza dei partiti democratici era entrata in crisi con le elezioni politiche del 1953.

Una lunga e difficile transizione aveva portato alla soglia del 1960, affrontando anche una fase drammatica come quella rappresentata dal Governo Tambroni, al primo Governo di centro-sinistra presieduto da Fanfani con l'appoggio esterno del PSI. Convergenze parallele - erano state  definite.

Era stato  il traguardo che  la DC guidata da Moro, in continuità con DeGasperi, si era dato per il primario obbiettivo dell'allargamento della base popolare dello Stato Democratico.

Era stata una Scelta travagliata e difficile. Che aveva trovato due linee di difficoltà se non di impedimento, quella della gerarchia della Chiesa Cattolica e quella degli alleati dell'Alleanza Atlantica. 

Erano intervenute, però, due circostanze favorevoli : la presidenza negli USA di J Kennedy, ed il Pontificato di Giovanni XXIII.

E  Moro aveva preparato il partito, e con il partito ed attraverso il partito ,la società italiana, che, sospinta dal ritmo sostenuto ed accelerato dello sviluppo economico, aveva visto cambiamenti e trasformazioni di ordine sociale e culturale molto complessi, ad affrontare una fase riformatrice, che si era rivelata ,poi, allo stato dei fatti contraddittoria e difficile.

Moro si era mosso dalla lezione di DeGasperi, che aveva vissuto dopo le elezioni del 1919 il dramma degli ostacoli ad integrare nello Stato da una parte le forze cattoliche, liberate dal non expedit, e che avevano trovato espressione nel partito popolare, e dall'altra, le forze del socialismo, che raccoglievano larga parte delle masse lavoratrici.

L'impedimento aveva generato il fascismo,

 come vera e propria rottura dello stesso Stato liberale e quindi dell'evoluzione democratica della società nazionale:

Proprio nei tre Convegni di San Pellegrino questa costante storica, analizzata in profondità con relazioni profonde , era stata elevata a ragione strategica della politica di centro-sinistra che si preparava.

Il processo risorgimentale incompiuto con l'esclusione dei cattolici, e poi delle masse lavoratrici, doveva trovare un suo ulteriore percorso nell'Unificazione civile ed economica dell'Italia.

Il centro-sinistra con le relazioni a S.Pellegrino, in particolare, di Gabriele De Rosa, Pasquale Saraceno, Mario Ferrari Aggradi, doveva preparare e gestire una nuova fase dello sviluppo ponendo al centro l'integrazione del Mezzogiorno d'Italia.

Così l'allargamento della base delle forze democratiche impegnate nell'azione di governo doveva rispondere ad un grande disegno dal respiro storico-

Quindi non un'operazione puramente parlamentare e di governo, ma un'operazione politica con un ambizioso progetto, dall'ampio respiro storico.

Certo gli esiti  di ogni progetto politico fanno i conti con il corso delle cose, quali si svolgono nel concreto

L'arrivo del PSI nell'area di governo aveva presentato non pochi problemi.

 Il PSI aveva portato una cultura conflittuale con l'economia privata: la nazionalizzazione dell'energia elettrica, anche per le modalità seguite non era stata scelta molto felice.  Ben presto il ritmo della crescita economica, con i connessi processi di redistribuzione delle risorse, aveva cozzato contro il problema dei conti pubblici, e poi, dell'inflazione.

Ma non soltanto questo e non era stato poco;  dalla scuola alla sanità alla politica urbanistica scelte di modernizzazione e di cambiamento si erano accompagnate ad effetti non positivi e contraddittori sul piano del consenso sociale.

Il condizionamento del PCI e più ancora delle aree culturali sulle quali il PCI esercitava un'egemonia, avevano spinto in una direzione massimalistica, che riguardata oggi può essere definita - al modo di Lenin - infantilistica.

Sopraggiunto il 68, il cui vento aveva fortemente spirato anche altrove, dagli USA alla Francia - la società italiana aveva perduto ogni forma e misura rapportabile alla storia da cui veniva.

Il mondo cattolico dopo la complessa stagione conciliare aveva assunto forme e modalità proprie della contestazione, ormai di moda.

Così i mondi sociali. Chi può non ricordare un autorevole leader della CISL con il berretto di Lenin in capo guidare gli scioperi - talvolta violenti - che paralizzavano sovente le piazze d'Italia.

E nel mentre episodi forti del terrorismo avevano colpito una volta Milano, una volta Brescia e poi Bologna e l'Italicus.

Così per un lungo periodo che potremmo datare dal 1964 sino al 1978.

Nel corso di questi anni l'azione politica di Moro non si era smarrita. Anzi ad ogni punto o passaggio si era sviluppata con analisi profonde, talvolta sofferte e ricche di pathos, sempre lucide ed aperte all'intelligenza dei fatti.

 Aveva cercato, in ogni occasione,  di far comprendere che: " in verità, la democrazia, quando rispetti veramente le sue leggi, ha svolgimenti e risultati ineccepibili. Contrapporvi, soggettivamente, la violenza, significa sostituire con la forza l'unico principio razionale secondo il quale si compie l'esperienza sociale.." (articolo sul Giorno maggio 1977)

C'era sempre stato questo aspetto sostanziale e decisivo del magistero di Moro : educare alla democrazia con la democrazia:

Come democratici, e come democratici-cristiani, fedeli al patrimonio ideale del nostro partito, rifiutiamo la violenza e ci impegniamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, ad andare fra la gente a far comprendere, ancora una volta ,il significato di deviazione grave che c'è in ogni manifestazione di intolleranza in ogni tentativo di piegare con la forza quello che non si piega con la libertà.........(..) e do avere fatto valere dell'aggregazione del consenso, del voto ed avendo costruito su queste basi un PAESE NUOVO....."

 ( discorso di Benevento 18 nov.1977)

E' un discorso da politico, ma apostolo di educazione democratica, che scruta i segni dei tempi e con procedere pensoso ne assume  una consapevolezza rara e fine

 " tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai: Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture , ingiustizie, zone d'ombra , condizione di insufficiente dignità e di insufficiente potere non siano ulteriormente tollerabili, l'ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze, all'intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi ad un punto snodale della storia non si riconoscono nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso da cui nasce una nuova umanità,....un nuovo modo di essere nella condizione umana." ( Cons.Naz.DC 21 nov.1968.)

Ora ripercorrendo la lettura di tutti i discorsi, gli articoli gli scritti del decennio 1968/78 cogliamo l'aspetto fondamentale della sua azione politica come pensiero, come ricerca degli aspetti più profondi, muovendo certamente da quelli fenomenologici per andare più a fondo nella comprensione dei moti di un'umanità nuova che Egli non giudica moralisticamente, ma che valuta per tutti i significati e le conseguenze possibili. " Questo paese non si salverà,la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere"

E' il cogliere la profonda crisi che attraversa la società e non soltanto quella italiana. Viene dal 68 ed ha raggiunto ai nostri giorni - ma lo sguardo acuto di Moro - lo ha colto negli esiti sconcertanti per il dominio di tutte le possibili forme dell'edonismo, sino alla volgarità, o del radicalismo, come ripercussione di forme tardo-leninistiche.

Moro non è un politologo.

Nella storia della DC, conosceremo altre voci che si eserciteranno nella politologia.

Non è un ideologo. Non ha  schemi prestabiliti e deterministici, supera, sempre ogni formulazione empirica, per scendere a fondo nelle cose, il cui flusso determina la storia.

E' un filosofo: Ragiona con il metodo socratico per pervenire  ' all'intelligenza dei fatti e delle cose' e sollecitare la maturazione di una consapevolezza non sociologica - nel senso dottrinario - ma più largamente antropologica.

Oggi vi è anche chi ravvisa nei suoi scritti e discorsi una sottile e pur visibile trama teologica.

Moro è un Cattolico dalla fede profondamente vissuta.

Quindi non per semplice pratica di preghiera e devozione. Che pure ha lasciato immagini significative. (Inginocchiato in un banco nel fondo della Chiesa, con la fronte inclinata sulla mano: Una vera e propria icona religiosa) Per Moro il cristiano doveva essere uomo politico non da cristiano, ma in quanto tale.

Moro è un pensatore Cattolico. Ha letto ma intensamente riflettuto sugli scritti di Jacques Maritain e di Emmanuel Mounier. Ha compreso ed elaborato la dottrina personalistica. Ha conquistato anche per via dei suoi studi filosofico-giuridico, in modo particolare ed originale, il concetto di persona umana, che supera ogni nozione di puro individuo - e si riporta ad una dignità superiore, e centrale anche rispetto alla Stato. L'incontro con la filosofia di Gabriel Marcel gli ha fatto conquistare la dimensione spirituale della creatura umana, che nonostante l'inoggettivabilità sua propria, non è qualcosa di astratto dal mondo materiale, ma è incarnata nella realtà storica e si esplica solo attraverso un'attività pratica concreta.E' l'aspetto non compreso nel tempo della Sua prigionia che si evidenzia nelle sue lettere, che, anzi, furono equivocate sino al limite del dubbio sulla tenuta del Suo equilibrio psicologico-intellettuale.

L'orizzonte del suo pensiero,  attraverso gli approfondimenti tomistici, è S Agostino,

C'è una narrazione diffusa e talvolta stantia  sul pessimismo di Moro. Ma è quello che viene dalla riflessione che da S Agostino conduce a Pascal. L'uomo libero, ma fragile esposto al vento della storia, quella personale e quella comune nella quale è inserito. La sua riflessione filosofica e giuridica lo condurrà ad una moderna concezione dello Stato,che supera il formalismo di Kelsen, rifiuta la concezione dello Stato etico ed hegeliano e respinge la dottrina 'teologica' di Carl Schmitt. -

" S'intende bene che lo Stato al quale lavorano i Cattolici ..è uno Stato libero e giusto , uno Stato che conosca e riconosca i propri limiti, che sappia di essere ,la rivendicazione costante e vigorosa di tutte le libere associazioni umane sono i segni di questa complessa visione....La preoccupazione parte, sia pure fornita di una speciale funzione , in un complesso travaglio sociale che impegna in diverse forme ed in diverse direzioni l'attività umana:......la considerazione per la Famiglia, il favore per le autonomie locali che sono presidio di libertà.......la preoccupazione cristiana di di salvare la società nelle sue varie e ricche espressioni  dal monopolio statale si salda intimamente con la difesa ed il potenziamento dello Stato:...."

(da Studium marzo 1947)

Norberto Bobbio, a proposito di concezione di Moro dello Stato ne segnalerà il pathos religioso.

E' quella che garantisce la funzione dello stesso la garanzia della libertà e del potere della libertà degli uomini. E proporrà sempre - durante il suo tempo- l'ineliminabile ed essenziale funzione del partito "" il partito deve aderire alla realtà, per orientarla e plasmarla secondo la sua intuizione, alla luce dei suoi ideali umani: Il partito è un Ripeterà, poi, ""che la funzione del partito è alta deve " associare e guidare""  articolazione della società in direzione dello Stato.

Funzione costituzionale quella del partito, strumento della democrazia. Questo sin dalle discussioni alla Assemblea Costituente.

Durante la quale Moro, aveva frequentato la Comunità del Porcellino, dove aveva trovato un rapporto di amicizia con Giorgio LaPira. Erano entrambi domenicani del Terzo Ordine, avendo assunto Moro il nome di fra Gregorio.

 E' stata Questa dimensione della sua personalità, estremamente complessa partecipe di tutti i moti, gli accenti della    cultura del tempo attraversato, con una sensibilità ed una intelligenza, che gli aveva permesso, senza imbattersi in confusioni e pasticci, un confronto aperto e non esteriore con gli indirizzi  della cultura del tempo, particolarmente con il pensiero di Benedetto Croce e la sua particolare concezione del liberalismo.

Le analisi, le riflessioni, i discorsi, le prese di posizione assunte in particolare nel decennio 67/68 - 77/78 non si erano limitate a scandagliare le posizioni tattiche delle varie forze politiche nel quadrante politico contingente, ma avevano approfondito le relazioni con gli sviluppi, complessi e contraddittori della società italiana, in uno al contesto internazionale. Basterebbe ricordare tutta la sua attività di Ministro degli Esteri.

Si era reso conto e si chiedeva sovente dei mutamenti profondi e convulsi dei quali registra gli aspetti positivi ma anche tutte le problematicità.

In particolare per la ricaduta sulla stessa linea politica della DC vorrei ricordare  il passaggio che aveva condotto dall'approvazione  della legge sul divorzio al referendum del 74 gestito e vissuto con atteggiamento pensoso e problematico.

Il  tema del rapporto con la Chiesa, in una stagione nella quale era avanzata la secolarizzazione gli aveva fatto rimeditare l'esperienza ed il pensiero di Luigi Sturzo.

Già nel 1959, alla vigilia dell'avvio del centro-sinistra- quando uno dei problemi più ardui ed improbi si era presentato, quello dell'autonomia del partito politico da vincoli confessionali, Moro aveva promosso  il convegno all'Eliseo su Sturzo- che alla dominante linea iniziativista (iniziativa democratica era la corrente che aveva ereditato gli esiti finali del dossettismo coniugandoli con una giovane (allora) generazione degasperiana)   sembrava un fuori tempo.  Per Moro invece aveva rappresentato il recupero di una lezione essenziale. Che si consoliderà e tornerà nella sua riflessione,intanto già nei temi della discussione del Convegno di S.Pellegrino e più in avanti nel tempo, quando la proposta "popolarismo" di Sturzo sarà colta come lo sbocco finale del travagliato processo di accostamento finale del PCI al quadro democratico e che implicherà il rinnovamento e riposizionamento del partito che era stata  DC nello schieramento politico.

Dalla riflessione di Sturzo aveva colto gli elementi per superare ogni forma di integralismo o di indugio sugli eviti integralistici dell'esperienza dossettiana.

Ma da Dossetti con il quale aveva durante la fase costituente gestito un rapporto ravvicinato che aveva condotto alla formulazione e poi approvazione di alcuni articoli della Costituzione ( quello sulla Famiglia, quello sulla scelta della pace art.4 - che avrà un segno permanente negli indirizzi della politica estera)

aveva con riserbo e discrezione dissentito sulla valutazione che " il comunismo avrebbe vinto "

Su questa valutazione Dossetti aveva segna il suo ritiro dalla vita pubblica.

Moro su questa valutazione, invece, si era misurato con la sua azione politica nel tempo che aveva affrontato.

Quando il centro-sinistra aveva esaurito i margini della propria vitalità ( la crisi economica - la crisi petrolifera - il quadro sociale fortemente tumultuoso è il caso di dire - i segni della possibile degenerazione con il terrorismo)

Egli, però, nel discorso al XIII Congresso della DC nel 1976 ne aveva rivendicato i meriti: " con la formula del centro-sinistra il paese è cresciuto e la democrazia si è sviluppata e consolidata Moro che sin dal 1968 aveva posto il tema della strategia dell'attenzione al PCI " dopo aveva affrontato sotto un aspetto - politicamente - più cogente l'ordine di un possibile rapporto di collaborazione. Non più confronto, ma convergenza sul piano governativo.

" E' questa flessibilità attenta ed anticipatrice, che ha fatto in questo trentennio il nostro partito così capace di comprendere, far proprie e guidare le spinte evolutive della nostra società. "

Il risultato elettorale del 1976 - oggi spesso ricordato per la ricorrenza di una precisa circostanza aveva presentato due vincitori.

 O meglio nessun vincitore, come oggi.

Ed i due contendenti - così avevano affrontato la campagna elettorale - si erano trovati a dover concordare quelle scelte che avevano portato ai due governi Andreotti del 1976 e del 1978.

Berlinguer aveva preparato questa ipotesi, poi concretizzatasi, con i tre  saggi su Rinascita, con l'ultimo dei quali , in particolare, aveva avanzato la linea del compromesso storico.

Tutta la vicenda politica ,però, per molti soggetti della politica (dell'opinione pubblica, della stampa, delle strutture parallele) veniva rappresentata con il segno del cedimento e del rischio democratico.

In Parlamento non vi erano resistenze ed opposizioni politiche. Non vi era più il PSI disponibile a responsabilità di governo da quando la segreteria DeMartino aveva portato avanti la linea " degli equilibri più avanzati"

La resistenza e l'opposizione erano fuori dal Parlamento. Nell'incrocio torbido di segmenti degli apparati dello Stato, di organizzazioni parallele la cui giustificazione era stata data come misura di difesa dal comunismo e dall'URSS. Ed il fiorire di organizzazioni di contestazione e poi di vero e proprio terrorismo.

Moro sin dal 1964 aveva dovuto affrontare questo complessivo problema della resistenza - antistituzionale - alla politica. Basterà ricordare il piano Solo, o i molteplici attacchi terroristici allo Stato.

Moro aveva cercato di affrontare il groviglio dei problemi con la razionalità e lucidità che gli erano propri.

In nessun passaggio dei suoi discorsi era mai stata indicata la prospettiva dell'alleanza con il PCI come alleanza definitiva. Era una fase transitoria quella che Egli aveva proposto.

"" siamo chiamati ora e qui ....."

Il cumulo dei problemi non consente semplificazioni: Aveva la consapevolezza che la DC presentava elementi forti di stanchezza, ripiegata nel correntismo e nel clientelismo,

 Aveva una classe dirigente che richiedeva di essere ricambiata, mentre nella società era cresciuta l'esigenza di un ricambio generazionale,

Nel cumulo dei problemi, rinnovamento del partito, rinnovamento dello Stato, ripresa dello sviluppo e lotta alll'inflazione, il ridursi della forza della DC, la mancanza di una maggioranza capace di assicurare la governabilità. L'incalzare del partito comunista forte dei suoi cambiamenti. Da tempo la borghesia italiana lo aveva accarezzato. a parte la militanza della cultura e della parte più rilevante degli organi di informazione.

Egli aveva visto il baratro che si era aperto davanti al paese se non fosse stata avviata una politica di ricomposizione del quadro democratico.

IL sistema di libertà e la democrazia come istituzione della libertà e del potere dei cittadini, era l'orizzonte permanente al quale tendere.

Si era accorto delle debolezze che venivano da tante parti.

 E nelle lettere dal carcere, poi,  le esporra', a volte con forti accenti polemici.

Anche verso il suo partito, la Democrazia Cristiana che "non gli stava dietro."

Quel plumbeo atteggiamento di pura remissione a quel che stabilisce il partito comunista, quando la parola di Pecchioli era quella che decideva, anche perche coincideva con le finalità del campo avverso. E' stato questo il paradosso di questa tragica storia.

L'affermazione decisa di Pecchioli dopo il 16 marzo : per noi è già morto. Non si può trattare.

 

Questo paradosso ha trovato la sua immagine iconica ed ironica nel monumento che è stato realizzato a Maglie, Moro è stato rappresentato con il giornale l'Unità in tasca. Come se avesse cambiato partito.

Moro per il suo realismo disincantato era sensibile all'utopia ma non sfuggiva la realtà.

Gli era stato chiaro che al partito  comunista, che maturasse tutte le condizioni per diventare partito di governo di uno Stato collocato nell'Occidente, Alleanza Atlantica, MEC  e tutte le altre istituzioni,e quindi si avviasse ad una profonda trasformazione e mutazione identitaria si dovesse contrapporre un partito di tipo popolare, le cui linee lungo tutti i discorsi del decennio trascorso aveva delineato: " si, la Democrazia Cristiana deve essere ricostituita, ...che essa rinasca libera dall'arroganza del potere "

( da un articolo de Il Giorno,13 maggio 1977) Non c'è nelle (mie) osservazioni alcun segno di disperazione e di sfiducia. Siamo in tempo per cambiare,  se ci pieghiamo a cogliere gli insegnamenti delle cose ed ad ascoltare la voce della coscienza.....C'è scavare ancora e tanto nella direzione della libertà che non è pienamente affermata.ma è insieme necessario volere appassionatamente la tenuta dello Stato che abbia come base la dignità, la serietà e la responsabilità della persona

.E non si può esigere che lo Stato adempia ai propri compiti, se tutti non fanno il loro dovere:"

 

Ma il 9 maggio 1978 la sua vita è stata stroncata.

Tragicamente. E' così doloroso e sconvolgente apprendere, oggi, che a "via Fani c'erano anche le brigate rosse"

e che il suo assassinio forse (?) non è stato compiuto da un brigatista ma da un ndraghentista. Queste sembrerebbero le acquisizioni della II^ Commissione Moro.

Tutto l'epistolario dal carcere è il suo testamento politico, ma anche umano.

 E' la Sua ultima  lezione politica, ma anche e sopratutto filosofica e morale.

Moro non è stato mai un moralista.

E' stato un lucido osservatore delle pieghe che andavano segnando la fisionomia della società italiana e della stessa politica.

Nelle Sue analisi c'è il patrimonio di pensiero al quale attingere, ancora oggi.

Il fondamento - in ogni tempo della sua vita ed azione politica - è sempre la " persona umana " la sua dignità, la sua libertà, il suo potere.

Il suo legame al concetto di comunità  che,entro cerchi circoncentrici, parte dalla prima decisiva linea, quella della famiglia e procede verso le altre linee di integrazione, autonomie locali, associazioni libere, sindacati, mantenendo sempre la perrsona umana al centro.

E' una visione personalista che fa riferimento non soltanto alle elaborazioni di J Maritain ed Emmanuel Mounier ma che si arricchiscono  della forza della sua riflessione filosofica e giuridica.

Lo Stato, la pena. sono i temi dei suoi fondamentali libri  di dottrina giuridica. Lo Stato democratico, l'uomo libero. In una realtà storico-sociale nella quale partendo  da Toniolo e dalla dottrina sociale della Chiesa che proprio sotto il Pontificato di Giovanni XXIII e di Paolo VI si era articolata in modo adeguato ai nuovi tempi.

Mai nessun economicismo, pur nel riconoscimento del valore della libertà e della responsabilità sul piano dell'iniziativa economica e quindi nel superamento di ogni forma statalistica - che, invdce, era il vezzo dell'indirizzo socialista del tempo.

Una vera e propria concezione antropologica è il suo contributo al futuro

Una concezione  fondata sul primato dell'uomo, in quanto creatura di Dio, partecipe del mistero della vita. "" Omne agens agit sibi simile " E da quella visione trascendentale dell'uomo colta da S.Tommaso, Egli ricavava che l'essere umano - creato per la Divina bontà _  poteva essere buono.

Perchè Egli era un uomo buono. Sempre pronto a cogliere la dove c'era il bene da valorizzare sempre per rendere il male meno determinante.

Risuonano, ancora, nelle orecchie di chi ha potuto ascoltarle le parole della Preghiera di Paolo VI : " Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo simile alla grossa pietra rotolata all'ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il De Profundis , il grido cioè ed il pianto dell'ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffocala nostra voce.

e chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per l'incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il Suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la resurrezione e la vita. Per lui, per lui.  

 

 

Lectio del Prof Antonino Giannone, docente di etica al Politecnico di Torino –V. Presidente di ALEF ( Associazione Liberi e Forti), sul tema:

 

“ L’etica politica-Testimonianza di Aldo Moro per la società della globalizzazione”

 

Premessa

Il rapimento di Aldo Moro avvenne il 16 marzo, in via Fani; furono trucidati i cinque uomini della sua scorta. Il rapimento di Moro giunge al culmine di anni in cui la rinascita economica dell’Italia, dopo la II^ guerra mondiale, arrivava a compimento. Al tempo stesso le Istituzioni e il Paese erano scossi da uno dei più agguerriti terrorismi dell’Europa occidentale.

Moro rimarrà prigioniero dei terroristi per 55 giorni, in via Montalcini 8, nel quartiere romano della Magliana. Dalla cosiddetta «prigione del popolo» Moro scriverà a mano ca. 100 lettere e messaggi e 400 pagine di memoriale, in risposta alle domande dei suoi carcerieri. Cinquantacinque giorni dopo il sequestro, il 9 maggio 1978 le Brigate Rosse assassinavano Aldo Moro. 40 anni dopo, questa drammatica vicenda, continua a gravare sulla coscienza e sulla storia del nostro paese, sia per il peso morale e politico dell’eccidio, sia per le ombre che tuttora sussistono. Non sono bastati 5 processi e il lavoro di alcune commissioni parlamentari a chiarire il vero perché dell’assassinio di Moro, né a far luce su non pochi rilevanti aspetti dell’azione terroristica delle Brigate Rosse. Inquietanti domande relative a quel tragico episodio rimangono senza risposta, in attesa di una Verità, il «caso Moro» non si potrà ritenere chiuso, né si potrà archiviare. È un dovere civile ed etico mantenere viva la memoria di Moro, leader politico e servitore dello Stato. Ad Aldo Moro, l’Italia intera deve tantissimo.

q i Democristiani non pentiti

q i Cattolici senza aggettivi

q i Popolari Liberi e Forti

 

 

SIAMO TUTTI DEBITORI E RICONOSCENTI NEI CONFRONTI DI MORO.

 

ETICA E LEADERSHIP.

L’ESEMPIO DI ALDO MORO PER I POLITICI DELLA SOCIETÀ DELLA GLOBALIZZAZIONE

 

L’Etica è una branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti cattivi o moralmente inappropriati.

Gli scandali e la corruzione in politica e nella società.

Già ai tempi di Moro, ma anche nel tempo della globalizzazione, non solo di uomini politici, ma in ambienti aziendali, finanziari, istituzionali  e religiosi, hanno prodotto un’attenzione particolare al valore della moralità e dell’integrità di un leader.

Gli scandali e la corruzione in passato e oggi ci suggeriscono di non generalizzare su tutti i politici, ma ci servono per sapere distinguere

leader politici etici e leader politici non etici.

Leader e Politico

Un leader manifesta virtù etiche e sa creare situazioni vincenti nei confronti di 4 dimensioni fondamentali della leadership:

Ø  il leader (competenze;  comunicativa )

Ø  gli altri (i cittadini, i seguaci, i collaboratori,  gli amici, la società civile)

Ø  gli obiettivi (politici; economici; sociali)

Ø  il sistema in generale: sociale, culturale, istituzionale, politico, familiare. 

La Leadership Etica non è solo qualcosa che è giusto fare, ma che si deve fare

perché è giusto essere etici e integri dal punto di vista morale; ma è anche  importante essere etici, perché essere etici è innanzitutto vantaggioso ed utile.

La Leadership Etica e la congruenza di un Leader con comportamenti appropriati hanno effetti benefici sui seguaci (che sono coloro che designano il leader), sia che siano elettori, sia dipendenti, sia credenti.

Ø  AUMENTANO NEI SISTEMI ORGANIZZATIVI, NELLE AZIENDE, LA SODDISFAZIONE E IL BENESSERE LAVORATIVO ^

quando una persona sta bene ed è soddisfatta del proprio lavoro, migliora anche la performance e la produttività aziendale, con inevitabili vantaggi anche per il leader che è il portavoce e il rappresentante principale dei risultati raggiunti.

^Avey, Wernsing, Palanski, 2012.

Ø  AUMENTANO I COMPORTAMENTI PROSOCIALI ^

Le persone percependo di essere in’organizzazione giusta, si aiutano di più vicendevolmente, compiendo più spesso i comportamenti di cittadinanza organizzativa, ovvero tutti quei comportamenti  prosociali e di altruismo non esplicitamente richiesti né pagati nel contratto di lavoro, ma che comunque giovano all’organizzazione. In un’azienda dove c’è altruismo, la performance e la produttività migliorano.

^Mayer, Keunzi, Greenbaum, 2009- Waluwbwa, Chaubroeli.

Ø  DIMINUISCONO I COMPORTAMENTI DI MOBBING E BULLISMO LAVORATIVO

che spesso danneggiano la vita lavorativa sia dal punto di vista psicologico, economico e produttivo.

Il Leader per i subordinati è un esempio di come ci si comporta, se il Leder è etico

^Stouten&Altri 2001

Ø  AUMENTANO LA FIDUCIA NELLE PERSONE ^

il 62,5% della varianza della fiducia è spiegata dalla leadership etica in pratica non c’è fiducia se non c’è etica. La fiducia è fondamentale per la relazione leader-dipendente, leader politico- elettori

^ Craig, Gustafson, 2000.

Altre conseguenze positive sono legate alla leadership etica, ma li tralasciamo perché non servono per questo contesto.

·      Perché allora i leader politici, adottano comportamenti non etici?

·      Perché accade che il leader tende a separare i propri interessi da quelli dei seguaci?

 

FARE IL LEADER NON È UN’ATTIVITÀ SEMPLICE, NÉ FACILE.

La teoria del contenuto degli stereotopi ^

Ogni persona, per motivi evoluzionistici deve stabilire in tempi reali chi sia l’altro, se si tratta di un amico o di un avversario/nemico. L’immagine che ci creiamo degli altri deriva dall’attribuzione di due tratti:

q COMPETENZA

q CALORE

^Secondo (Cuddy, Glick e Fiske)

Dalle combinazioni possibili di presenza e assenza di questi tratti nascono delle emozioni in chi percepisce il leader cioè nei seguaci, nei dipendenti, negli elettori.

  1. Se il leader è percepito come poco competente e poco caloroso.

le reazioni emotive sono uniformemente negative, si prova pietà per il leader

  1. se il leader è percepito come molto caloroso e poco competente.

si hanno reazioni emotive ambivalenti, ma alla fine prevale il disprezzo.

sebbene a livello sociale possa funzionare bene, un leader di questo tipo non riesce a portare a termine i compiti e gli obiettivi di gruppo

3) se il leader è percepito come molto competente e poco caloroso.

Le reazioni emotive sono ambivalenti e prevale come sentimento l’invidia.

Si riconosce la competenza, ma non scatta in modo positivo la relazione con il leader.

4) se il leader è percepito come competente e caloroso. In questo caso scatta

il sentimento di ammirazione

Per individuare alcuni tratti distintivi di Etica e Virtù Etiche di Aldo Moro basterà prendere in esame:

q comportamenti pubblici e privati

q idee che ha saputo perseguire con coerenza

q relazioni interpersonali e familiari

q rappresentanza delle istituzioni

q religiosità in pubblico e in privato

«Qualche cosa da anni è guasto, è arrugginito nel normale meccanismo della vita politica italiana. [...] io credo all’emergenza, io temo l’emergenza. [...] C’è la crisi dell’ordine democratico, la crisi latente con alcune punte acute. Io temo le punte acute, ma temo il dato serpeggiante del rifiuto dell’autorità, della deformazione della libertà, che non sappia accettare né vincoli né solidarietà. Questo Io temo»

(Dall’ultimo discorso di Moro, rivolto ai gruppi parlamentari DC (28 febbraio 1978)

Nonostante la gravità della minaccia, però,

LA FEDE DI MORO NELLA DEMOCRAZIA È INCROLLABILE,

«[…] dobbiamo dire con estrema compostezza il nostro “NO” a questa nuova minaccia [...], riconfermando puramente e semplicemente la nostra natura di democratici. Gli italiani che amano la democrazia, ridicano in questo momento che essi non intendono vederla distrutta dalla violenza, che credono nel suo valore costruttivo, che credono nella sua capacità di creare»

(discorso del 18 novembre 1977).

Per Aldo Moro: la democrazia parlamentare è la più alta sintesi che si sia mai riusciti a realizzare tra libertà e pluralismo, solidarietà e giustizia.

Moro puntualizza:

“….lo stato democratico, a motivo del principio di tolleranza, che è per esso essenziale, è esposto a rischi e ad abusi, che possono metterlo a dura prova”.

Moro, con La Pira e Dossetti

aprirono alle tematiche personalistiche e comunitarie espresse dal pensiero cattolico francese (Maritain e Mounier)

 L’UOMO-PERSONA

al centro dell’attenzione dell’attività politica, sociale, religiosa

Di democrazia si può anche morire quando nei cittadini dovessero venir meno la coscienza morale e la cultura della legalità, se manca il «senso dello stato», l’anarchia, l’egoismo di singoli e di gruppi e la violenza possono prevalere, abusando degli stessi strumenti che la democrazia offre invece perché servano al servizio del bene comune e della libertà.

L’insegnamento di Don Luigi Sturzo è attuale, in sintesi la citazione di oltre 70 anni fa di Don Sturzo:

“Servire la Politica e non servirsi della Politica”

Nel caso della politica sono i  cittadini che il politico dovrebbe rappresentare.

Nel caso di un’azienda sono i dipendenti che il manager dovrebbe sostenere per il loro sviluppo personale congiuntamente allo sviluppo dell’azienda.

Una società con gravi carenze di etica e morale non solo nella politica, ma anche nelle altre attività, è un società decadente.

Viviamo in una società lontana dai principi di umanesimo cristiano che da laici vorremmo attuare nella società. Servirebbero nuovi modelli informativi e più adeguati metodi formativi, in grado di attualizzare concretamente il progetto religioso giudeo-cristiano, con l’obiettivo di rifondare spiritualmente ogni forma dell’agire politico. 

I quattro periodi della vita di Aldo Moro

q il primo periodo  (1959-1963) anni in cui Moro fu Segretario della DC;

q il secondo periodo (1963- 1968)

q il terzo periodo (1968-1974) Moro passa all’opposizione nel partito e diviene il leader naturale della sinistra interna della democrazia cristiana

q il quarto e ultimo periodo (1974-1978).

Urgeva ormai immaginare nuovi percorsi politici, attraverso un nuovo «patto costituzionale» richiesto pure dalla emergenza del terrorismo di cui Moro diventa una vittima con il rapimento, la prigionia e l’assassinio

Secondo Moro:

Si impone un nuovo impegno morale e civile, tale da coinvolgere tutti i cittadini indiscriminatamente nell’opera difficile di costruire la Repubblica come una vera «casa comune», dove regnino finalmente la giustizia e la pace sociale, fondate su una solidarietà fraterna realmente vissuta.

Cosa è successo dopo l’assassinio di Moro?

I processi di secolarizzazione e di globalizzazione in atto dagli anni ’90 hanno generato nel nostro tempo una  «ischemia verticale» non solo dei valori cristiani, ma anche del senso religioso ed etico della vita.

Mi unisco a quanti pensano che sia necessario realizzare una sorta di nuova costituente», non giuridica, ma etico-culturale. Soprattutto ora, nel 2018: noi italiani, come popolo, come Paese, dovremmo rafforzare in Europa la nostra identità giudaico cristiana piuttosto che diluirla, come invece accade per l’imperante relativismo e per la crescente invasione islamica, che fu preannunciata nel 1978 all’ONU da Boumedienne Presidente dell’Algeria.

Senza una sostanziale unità morale, nella salvaguardia del ricco pluralismo culturale caratteristico del nostro paese — che Moro sognava di realizzare —, non basteranno da soli i programmi politici ed economici, né le riforme più coraggiose, a farci superare positivamente la lunga transizione in atto.

L’eredità di Aldo Moro: raccogliere oggi l’eredità politica di Aldo Moro significa: continuare con tenacia l’opera di ricomposizione del tessuto culturale e morale dell’Italia, lacerata da cinquant’anni di rigide contrapposizioni ideologiche.

Occorre tessere un nuovo «patto sociale» fra i cittadini di buona volontà, a partire da quei comuni valori di convivenza civile che sono garantiti dalla nostra costituzione.

LA COSTITUZIONE

È la carta etica dei diritti e dei doveri che può essere l’amalgama del popolo italiano che così si è espresso con il voto del no al referendum promosso da Renzi&PD. Purtroppo è mancato il coraggio di un nuovo grande rassemblement politico che avesse come piattaforma di attuare la costituzione italiana e di ridare vitalità alla sovranità popolare. Aprirsi alla testimonianza e affermazione dei valori cristiani in un contesto

pluralistico e secolarizzato.

Quali Virtù etiche per un Politico? Quali Virtù etiche di Aldo Moro?.

ONESTÀ –TRASPARENZA –LEALTÀ –TEMPERANZA – RISPETTO

CARING –PAZIENZA- UMILTÀ- CORAGGIO- VERITÀ- BELLEZZA -BONTÀ

Moro diceva: «Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi»

Se rinunciamo a una vita contrassegnata da Verità- Bellezza –Bontà ci rassegniamo a un mondo in cui nulla ha valore, in cui tutto va bene. Se non vogliamo cedere a un’esistenza senza gioia, senza nome o senza finalità, è di vitale importanza riesaminare sotto una luce molto chiara le nostre concezioni di queste virtù etiche.

Interrogativi per l’Etica politica nella società della globalizzazione.  

Ø  Di quanta moralità  ha bisogno la Politica?

Ø  E’ proprio vero che le mani dei politici debbano sempre restare pulite?

Ø  Un leader politico deve rendere conto ai cittadini della sua vita privata?

Ø  Quanta segretezza consente la “Ragion di Stato”?

Ø  Quanto serve il segreto di Stato a tutelare diritti e vite umane, e quanto invece sottrae elementi importanti al controllo democratico dei cittadini?

Partire dal primato della società e dei suoi valori e principi etici, sanciti nella Costituzione della Repubblica.

Sarà possibile restituire un’anima etica e culturale ai partiti e alla politica?.

È questa la sfida centrale con la quale ci dobbiamo misurare oggi e per il futuro.

Il sangue di Moro non sarà stato sparso invano, se avrà trasmesso l’incrollabile fede nella democrazia intatta a noi e alle nuove generazioni.

Per le esigenze e la responsabilità dei nostri giorni nella società della globalizzazione ho scelto di fare concludere ad Aldo Moro:

«Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità.

Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato di vivere con tutte le sue difficoltà»

Grazie per l’attenzione

 

Antonino Giannone

 

^ Prof. a.c. Politecnico di Torino, Etica professionale e Relazioni Industriali – Strategie aziendali.

Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria della Produzione industriale e dell’Innovazione tecnologica. 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Due fatti importanti

 

Ieri, martedì 8 maggio, si sono svolti a Roma due avvenimenti importanti per l’impegno politico dei cattolici italiani.

 

Presso gli uffici dell’UDC, promosso da Gianfranco Rotondi, Alberto Alessi e Ettore Bonalberti, si è tenuto un incontro tra Gianni Fontana, Presidente della DC, Lorenzo Cesa, Segretario dell’UDC e gli stessi promotori, insieme a Renato Grassi, Mons Tommaso Stenico, Paolo Pedrana, Angela Maenza e  Giampietro Catone, per concordare modalità e tempi operativi per giungere alla ricomposizione delle diverse anime democratico cristiane.

 

Dopo anni di suicide battaglie giuridiche si è giunti a condividere il proposito che sia tempo di superare le divisioni e riportare a unità nome e  simbolo della Democrazia Cristiana, “ partito mai giuridicamente sciolto”, preparando una grande assemblea organizzativa e programmatica  nazionale, a seguito di alcuni incontri interregionali unitari con tutti gli amici presenti sul territorio, l’apertura di un tesseramento unitario nazionale e la celebrazione del XIX Congresso nazionale di tutti i DC italiani.

 

Un progetto ambizioso che si traguarderà sulla scadenza delle prossime elezioni europee della primavera 2019, non perdendo di vista l’evoluzione del confuso quadro politico attuale.

 

Contemporaneamente presso la sede dell’ANCI, si riunivano con  Giuseppe De Mita e Giorgio Merlo, gli amici di area PD, impegnati a realizzare la “ Rete bianca”, ossia il tentativo di ricomporre l’area di ispirazione cattolica e popolare del nostro Paese.

 

Due avvenimenti rilevanti, a dimostrazione della condizione di crisi complessiva della politica italiana ridotta a un tripolarismo caratterizzato, da un lato, dallo scontro tra i due populismi della Lega e del M5S, e, dall’altro, dalla crisi di identità dell’ircocervo PD, con la pressoché totale assenza della cultura politica cattolico popolare in sede parlamentare.

 

L’anomia (assenza di regole, differenza tra mezzi e fini, venire meno di ogni intermediazione) che è la cifra della situazione sociale, economica, politica e istituzionale del Paese, si riflette sulle stesse forze partitiche e, in maniera rilevante su quelle più direttamente collegate alla cultura dei cattolici popolari.

 

Riflettendo sulla lucida relazione introduttiva di Giuseppe De Mita e rileggendo una ritrovata intervista dell’On Giuseppe Alessi, primo presidente dell’assemblea siciliana e socio fondatore della DC, mi è sembrato che nelle due riunioni romane di ieri si potessero scorgere i fermenti di una ritrovata capacità di iniziativa politico culturale dei cattolici popolari italiani, al di là e al di fuori degli schieramenti e delle alleanze forzate che, negli anni della diaspora nella seconda repubblica e sino al voto del 4 marzo scorso, hanno segnato la divisione di ciò che era rimasto della Democrazia Cristiana d’antan.

 

Certo non basteranno queste pur lodevoli iniziative romane se non saranno accompagnate da una forte mobilitazione dal basso attraverso l’avvio di comitati civico popolari in sede territoriale, strumenti di partecipazione e di naturale selezione di una rinnovata classe dirigente, insieme a una ritrovata consapevolezza della necessità di unità da parte delle diverse realtà che caratterizzano la frastagliata e sin qui divisa realtà del cattolicesimo sociale e culturale.

 

Come Luigi Sturzo con i Popolari, nel XIX secolo si impegnò a tradurre nella “città dell’uomo” in piena fase di espansione della prima industrializzazione, gli orientamenti pastorali della “ Rerum Novarum” di Leone XIII, e De Gasperi con la DC, le idee ricostruttive e il codice di Camaldoli, quelli espressi dalla “ Quadragesimo Anno” di Papa Pio XI, così spetta a noi che viviamo questa fase storica difficilissima della globalizzazione  a dominanza dei poteri finanziari, tradurre sul piano politico e istituzionale la dottrina sociale cristiana degli ultimi tre Papi: Giovanni Paolo II ( “ Laborem exercens” e “ Centesimus Annus”) Benedetto XVI ( “ Caritas in veritate”) e Papa Francesco ( “ Evangelii gaudium” e “ Laudato Si”) .

 

Un impegno straordinario al quale sono chiamati, con il popolo di Dio, tutta la gerarchia sin qui, in larga parte insensibile e/o recalcitrante, e gli stessi sacerdoti impegnati nelle loro attività parrocchiali con le numerose associazioni dell’area cattolica sin qui ridotte all’irrilevanza politica.

 

Noi, per il tempo che il Signore vorrà concederci, non ci tireremo indietro, sempre fedeli all’insegnamento sturziano e degasperiano ( “ servire e non servirsi della politica”), interessati esclusivamente a concorrere alla ricomposizione dell’area e dell’impegno politico dei cattolici italiani.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 9 Maggio 2018

 

 

 

 


L’Ohio de noantri

 

Doveva essere “l’Ohio de noantri “, con l’annunciata vittoria del M5S aspirante alla guida della regione molisana e il sorpasso della Lega su Forza Italia. Invece quella che un tempo fu la culla del voto bianco, che per decenni gareggiò con il Veneto per la percentuale più alta di consenso allo scudo crociato, ha espresso dei risultati sorprendenti.

 

Il M5S triplica la sua rappresentanza consigliare, ma perde oltre il 6% rispetto alle politiche del 4 Marzo ( dal 44,8 %  al 38,5%); la Lega aumenta, ma non sorpassa Forza Italia e quest’ultima cala, ma non crolla. Il centro  destra prevale nettamente e conquista la quinta guida regionale dopo Liguria, Lombardia, Veneto e Sicilia, e al suo interno spicca il risultato in crescita di Fratelli d’Italia, ma, soprattutto, lo straordinario risultato dei partiti e movimenti di ispirazione cattolica e democratico cristiana.

 

Donato Toma è il nuovo presidente della Regione Molise. Concluso lo spoglio delle schede delle 394 sezioni: Toma, seconda quanto riporta ufficiosamente la Regione chiude al 43,46%, Greco (M5S) è al 38,50%, Veneziale (centrosinistra) si ferma al 17,1%, Di Giacomo (Casapound) con lo 0,42%

 

Come scrive l’amico Antonino Calogero il Centro-destra nettamente in testa e al suo interno troviamo: Forza Italia primo partito al 9,4%, Lega all'8,2%, Orgoglio Molise all'8,3%, Popolari per l'Italia al 7,1%, Udc al 5,1%, FdI è al 4,4%, Lista Iorio per il Molise 3,59%, Popolo della Famiglia 0,41%.

 

Morale della favola. Ribaltato il trionfo 5stelle di un mese fa alle politiche.  Salvini ridimensionato notevolmente rispetto alle sue voglie di primato.

 

Un sacco di voti presi dalle liste che fanno riferimento al popolarismo che, tutti insieme sfiorano il 16%.

 

Spiccano i voti dei “ Popolari per l’Italia”  che si rifanno alle posizioni di Mario Mauro e quelli dell’UDC e, se Toninelli e la Grillo del M5S, si consolano così: “Non ha vinto il centrodestra ma il centrodestra coalizzato con una miriade di liste come Orgoglio Molise, Popolari per l'Italia, Unione di Centro, Iorio per il Molise, Movimento nazionale per la sovranità, Il Popolo della Famiglia”, resta il fatto che nel Molise il centro non è terreno di caccia esclusivo della Lega, ma è largamente contendibile da liste e movimenti di ispirazione DC.

 

E’ quello su cui ragioniamo da qualche tempo, convinti come siamo che, nella condizione attuale dell’Italia e dell’Europa serve una forte ripresa dei movimenti di matrice cattolica e  popolare, ispirati ai valori dell’umanesimo cristiano e della dottrina sociale della Chiesa, promotori di politiche economiche alternative a quelle del turbo capitalismo finanziario e  ispirate ai principi dell’economia civile.

 

Assai triste il destino del PD ( 9 %), un partito che la gestione renziana ha ridotto a un ectoplasma senza più identità, storia e cultura, e che necessita di una profonda e seria rifondazione per il bene del nostro sistema politico, dopo la sbornia populista del 4 Marzo.

 

Dalla terra del compianto e carissimo amico, sen Lello Lombardi,  esponente di rilievo della sinistra sociale DC ( Forze Nuove), nel ricordo del quale la sua famiglia ha avviato un’encomiabile fondazione nel suo nome (www.fondazionelellolombardi.it; una fondazione che svolge attività di formazione e informazione politico culturale di livello, è giunto, invece, un segnale positivo per la ricomposizione dell’area cattolica e popolare nella politica italiana.

 

Ora attendiamo i risultati regionali del Friuli Venezia Giulia, dove il leghista Massimiliano Fedriga, di profonde radici e cultura cattolica, riceverà il voto convinto delle diverse componenti del centro-destra, con la speranza di riprendere la guida della Regione dopo l’infausta esperienza della presidenza Serracchiani.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 23 aprile 2018

 

 

Basta con le rovinose schermaglie giuridiche: unità di tutti i DC

 

Siamo alla viglia di alcune consultazioni elettorali locali che interesserano diverse città italiane e, questa volta, è indispensabile rimettere in campo la DC con il suo glorioso scudo crociato.

Per far questo, dopo oltre un ventennio di battaglie suicide, è indispensabile superare i vecchi conflitti e sotterrare l’ascia di guerra. E’ tempo di “fumare il kalumet della pace” tra tutti  i diversi contendenti che hanno sin qui impedito, con veti e ricorsi reciproci, di ripresentare la DC in sede elettorale.

Nel rispetto delle storie di ciascuna componente e rispettosi dei tempi e dei modi programmati dalle stesse ( mi riferisco in particolare, per quanto mi riguarda, alla DC dei soci che nel 2012 con Gianni Fontana, Silvio Lega e il sottoscritto, risposero all’appello per rinnovare il tesseramento al partito) penso sia opportuno incontrarsi tutti insieme e assumere alcune città simbolo come, ad esempio, quelle di Avellino, Catania, Messina, Imperia, Treviso, Vicenza, nelle quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei consigli comunali, come sedi di sperimentazione di una ritrovata volontà unitaria.

Con la disponibilità di ciascuno e l’impegno di tutti potremmo organizzare dei comitati civico popolari di partecipazione politica, per definire  programmi elettorali e liste ispirate ai valori dell’umanesimo cristiano e in grado di offrire risposte alle attese degli elettori.

Sarà un primo utile banco di prova per ripartire tutti insieme, sotto lo stesso simbolo storico dello scudo crociato e, dopo quel voto, impegnarci in un’assemblea organizzativa nazionale e in un tesseramento aperto a tutti gli italiani per celebrare il XIX Congresso nazionale della DC, in continuità con la storia del partito di De Gasperi, Moro , Fanfani , Marcora, Bisaglia e Donat Cattin, o il Primo Congresso nazionale della DC del XXI secolo.

Crediamo sia giunto il tempo per concorrere da democratici cristiani, forti dei loro valori e della storia politica che seppe far grande l’Italia, alla ricostruzione di un centro democratico, popolare e liberale di cui l’Italia e l’Europa hanno assoluta necessità.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Aprile 2018

18 Aprile 1948

 

70 anni fa, il 18 Aprile 1948, Alcide De Gasperi guidava la DC allo storico risultato della maggioranza assoluta alle elezioni politiche, un passaggio fondamentale della storia dell’Italia repubblicana. Noi Democratici Cristiani ricordiamo con indomita passione quella data, che permise all’Italia di  scegliere la strada dell’alleanza occidentale prima  e della successiva Unione europea.

Agli amici che celebrano oggi a Roma il ricordo di quel giorno, inviamo i nostri più affettuosi auguri con la conferma della volontà di procedere quanto prima insieme alla ricomposizione dell’area di ispirazione popolare e democratico cristiana nel nostro Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Aprile 2018



Costruire Insieme verso il partito


Dopo il voto del 4 Marzo qualcosa comincia a muoversi nella vasta e articolata galassia dell’area cattolica e popolare. E’ annunciata la prossima assemblea dei soci DC per la prima metà di Maggio, che dovrebbe preparare la strada alla riunificazione di tutte le diverse sensibilità che si rifanno alla storia e alla tradizione di quel partito. Intanto l’associazione
“ Costruire Insieme”, presieduta dall’amico Sen Ivo Tarolli, riunita l’assemblea generale dei soci nei giorni scorsi a Roma,  ha deciso di "di far evolvere l'esperienza associativa in un vero e proprio Nuovo Soggetto Politico che abbia fra i suoi caratteri distintivi: la democraticita' della vita interna, la pluralità delle Esperienze e delle Testimonianze, il protagonismo partecipativo dei territori,  dentro il grande alveo del popolarismo europeo.”

Si allega il comunicato stampa che annuncia tale decisione che, da parte nostra, quale associazione facente parte di “ Costruire Insieme”, abbiamo condiviso, così come apprezziamo ogni altra iniziativa che concorra alla  ricomposizione dell’area cattolica e popolare allo scopo di tradurre nella “ città dell’uomo” gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa. Mai come in questo momento di totale disorientamento della politica italiana e nel deserto delle culture politiche si sente l’esigenza di ricostruire una presenza di un soggetto politico ampio, plurale, come quello che gli amici di "Costruire Insieme" hanno indicato nel documento che si allega.


Cordiali saluti.

Ettore Bonalberti
Presidente A.L.E.F. (Associazione Liberi e Forti)
Venezia,13 Aprile 2018

Comunicato stampa di Costruire Insieme

TORNANO I CATTOLICI IN POLITICA: NIENTE RIMPIANTI PER IL PASSATO

SIAMO QUI PER CONTRIBUIRE AL FUTURO DEL PAESE

 

 

Dopo il rovinoso risultato registrato dalle variegate esperienze politiche del Cattolicesimo Italiano, alle ultime elezioni politiche, al quale anche la Cei ha dedicato un apposito approfondimento, era lecito aspettarsi delle reazioni.

 

Fra queste va annoverata senz' altro l'iniziativa di Costruire Insieme, Associazione presieduta dall'on Ivo Tarolli e che fra l'altro vede fra i suoi protagonisti Sergio Marini, Giorgio Guerini e Luisa Santolini già presidenti di Coldiretti, Confartigianato e Forum delle famiglie, Raffaele Bonanni già segr generale della Cisl e Paolo Floris del Family day. Oltre che poter contare sui consigli del card.Re, e dei vescovi Toso e Simoni (vedi "Il Tempo del Coraggio" ed. Rubettino)

 

Nei giorni scorsi, infatti, Costruire Insieme ha deciso di far evolvere l'esperienza associativa in un vero e proprio Nuovo Soggetto Politico che abbia fra i suoi caratteri distintivi: la democraticità della vita interna, la pluralità delle Esperienze e delle Testimonianze, il protagonismo partecipativo dei territori, dentro il grande alveo del popolarismo europeo.

 

Importante decisione anche il varo di una Scuola di Formazione, rivolta in particolare ai giovani e alle donne di tutt' Italia, che potrà contare su più di 50 esperti/tutor e su un Comitato Scientifico presieduto dal dott.Fazio.

Sul piano politico viene proposto un Progetto Politico innovativo con un disegno preciso: il ritorno all'"Unità Possibile" di quanti (Associazioni, Movimenti e Partiti) si riconoscono nell'ispirazione dell'Umanesimo Cristiano.

 

Sul piano delle proposte per l’Italia, seppur dentro un Progetto Complessivo, vengono indicate 4 priorità: un fisco rinnovato e abbassato dove spicca per le famiglie la deduzione dal reddito di una quota pari alla soglia di povertà, per ogni figlio a carico.

Il lavoro e l'impresa con una riduzione di almeno il 25% del Clup  (Costo del lavoro per unità di prodotto) per favorire la competitività dell'intero  sistema produttivo e un piano d'investimenti complessivi di 30/40 milardi di euro.

Una sanità concentrata sulle persone, sui loro bisogni, e sulla prevenzione che superi la dicotomia ospedale/territorio. 

E per ultimo, un’ Europa più popolare e più democratica, che rimetta al primo posto come suo compito primo la "Felicità" dei suoi cittadini e che preveda di inserire nello Statuto della BCE l'obiettivo della piena occupazione.

Per attrezzarsi a questa sfida è stato, infine, varato un organigramma che a regime vedrà impegnati, fra gruppi di lavoro tematici e incarichi vari, un centinaio di persone.

 

Costruire Insieme

Il Pres. On. Ivo Tarolli

 

Roma, aprile 2018

 

Facciamo chiarezza

 

Alla vigilia della prossima assemblea dei soci legittimi della DC 2012, che l’amico Fontana intende convocare il prossimo 14 Aprile a Roma, tento di fare chiarezza sullo stato dell’arte all’interno e all’esterno della DC, così come ricostruita nel 2012, a seguito della decisione assunta da 1742 cittadini italiani, che erano stati soci nel 1992-93 ( ultimo tesseramento della DC storica), di rinnovare la loro adesione al partito.

 

Serve una premessa: nostro obiettivo è e rimane quello di rifondare politicamente la DC, non da soli, ma  con quanti in Italia sono ancora interessati a partecipare a quest’ opera di ricomposizione politico culturale.

 

Desidero assicurare gli amici De Simone, Cerenza, Sandri, Bambara, Paolucci, Tomei, Coroni e quanti, da “esterni” al progetto del 2012, hanno positivamente espresso la volontà di concorrere alla ricomposizione della DC: nessuno di noi intende chiudersi in un’assurda referenzialità, ma ciò che dobbiamo discutere il 19 Aprile riguarda la conclusione di un processo al quale sono direttamente e solo interessati i soci del 2012 ( 1742), cui si sono aggiunti i sette approvati dall’assemblea del 26 Febbraio 2017, nella quale fu eletto Gianni Fontana alla Presidenza della DC.

 

Breve cronistoria dei fatti:

 

Il XIX Congresso nazionale, da noi celebrato nel Novembre 2012 e il precedente consiglio nazionale DC, furono dichiarati illegittimi dal tribunale di Roma per le modalità con cui fu convocato Consiglio nazionale e Congresso e per quelle di svolgimento del Congresso stesso: assemblea plenaria di tutti gli iscritti e non elezione dei delegati nei congressi provinciali e regionali per la nomina dei delegati al Congresso nazionale.

 

Quella sentenza fu il risultato di alcuni improvvidi ricorsi di amici DC, che ottennero il solo risultato di ritardare di anni il progetto di ricomposizione dell’area democratico cristiana.

 

Tentammo con Fontana di sopperire a quella sentenza creando l’associazione Democrazia Cristiana, causa non secondaria della confusione che si è vissuto dal 26 Febbraio 2017 ad oggi.

 

Purtroppo l’esigenza di corrispondere alle scadenze elettorali sempre più frequenti con quella di dar seguito e conclusione alla vicenda interna alla DC dei soci 2012, ha reso complicatissimo e, mi auguro, finalmente non si ponga più quale ostacolo, a un processo fisiologico che mi permetto di evidenziare per fare definitiva chiarezza.

 

Il giudice Romano quando, ai sensi del codice civile, il 10% dei soci legittimi del 2012 richiese al Tribunale di Roma l’autorizzazione a convocare l’assemblea dei soci, dispose che la stessa fosse convocata in luogo idoneo a raccogliere tutti i soci, con la dimostrazione della disponibilità dello stesso.

 

Adempimmo, grazie all’impegno di amici come Leo Pellegrino sul piano finanziario  e  di Nino Luciani per aver seguito costantemente l’iter burocratico;  il giudice Romano nell’autorizzare lo svolgimento dell’assemblea, di fatto riconobbe la validità della base associativa della DC risultata dal tesseramento del 2011-12.

 

Agli amici che con tanto encomiabile entusiasmo hanno sostenuto Fontana nelle ultime vicende elettorali, spingendo, tuttavia, lo stesso Fontana a compiere atti assai gravi sul piano della legittimità, fino a farlo separare dalla sua legittima base associativa e a prefigurare una sorta di nuova DC, costretta a utilizzare un falso scudo crociato col fallimentare risultato del 4 Marzo scorso, faccio appello affinché si armino di una doverosa pazienza: il 14 Aprile dobbiamo compiere una serie di atti e di adempimenti formali che riguardano i soci, e solamente i soci DC del 2012, e nessun’ altra presenza in assemblea potrà essere autorizzata in conformità a quanto previsto dalle norme del codice civile.

 

Sappiano, tuttavia, che il processo che ci porterà all’elezione degli organi mancanti: Consiglio nazionale, segretario politico e direzione nazionale, sarà di brevissima durata, atteso che il nostro obiettivo resta quello di concorrere, entro e  non oltre Ottobre 2018, a celebrare un Congresso nazionale unitario con tutti gli amici che intendono partecipare al progetto  di rifondazione politica della DC.

 

Come intendiamo procedere? Il 14 aprile si confrontano due diverse ipotesi operative: quella dell’amico prof Luciani, il quale, rifacendosi a quanto deciso nell’ultima assemblea, ossia l’avocazione dei poteri congressuali alla stessa assemblea dei soci, ritiene che si possa tenere un’assemblea con i poteri del congresso al fine di eleggere il consiglio nazionale e conseguentemente, la Direzione nazionale e il segretario politico.  Alla tesi di Luciani si contrappone quella di Alessi-Grassi e Cugliari, i quali ritengono, invece, che sia necessario perseguire la strada dello statuto, ossia la convocazione dei congressi provinciali e regionali dei soci del 2012.

 

Da parte mia, stanco di ricorsi e contro ricorsi, sono abbastanza neutrale sulla scelta da compiere, avendo chiaro che qualunque strada si decida di assumere, si tratterà sempre di una soluzione transitoria di brevissima durata e che gli incarichi assegnati dureranno lo spazio di qualche mese per essere totalmente rinnovati dal Congresso unitario che intendiamo celebrare entro Ottobre dopo aver svolto:

a)    un’assemblea organizzativa entro Giugno, aperta a tutti gli amici “esterni” ai soci DC 2012, nella quale definire una piattaforma programmatica della DC da offrire al Paese;

b)   l’apertura di un tesseramento alla DC di tutti i cittadini italiani dai 16 anni in su per ricostruire la base associativa del partito di De Gasperi, Fanfani, Andreotti e Moro. Qui l’opera meritoria di allargamento svolta da Fontana nell’ultimo anno e il contributo degli amici “esterni” ai DC del 2012, potrà essere quanto mai proficua  e, ci auguriamo tutti, efficace per ampliare la base del partito.

 

Spero di aver chiarito sufficientemente ciò che da soci legittimi DC del 2012 intendiamo portare avanti, a partire dalla prossima assemblea del 14 Aprile. Faccio appello agli altri amici DC di avere solo un po’ di pazienza, consapevoli, noi come loro, che dopo lo tsunami politico scaturito dal voto del 4 Marzo e la totale assenza di una componente di ispirazione democratico cristiana nel Parlamento italiano, di tutto la DC ha necessità, fuorché di altri ricorsi e battaglie suicide nelle aule giudiziarie. State certi: celebrata l’assemblea organizzativa con gli “ esterni” ( Giugno 2018), aperto il tesseramento al partito ( da compiersi entro Settembre), con il congresso XIX della DC unitaria ( o il 1° Congresso della DC 2018) tutti INSIEME a Ottobre concorreremo alla ricomposizione dell’area DC e alla rifondazione politica della DC, partito mai giuridicamente defunto.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 29 Marzo 2018

 

 

Si all’UMP: Unione per un Movimento Popolare in Italia

 

L’amico Prof Antonino Giannone mi ha inviato ieri il seguente comunicato: SENATO: FIRMATO ACCORDO FI, UDC E IDEA, NASCE GRUPPO UNICO NEL NOME DEL PPE (9Colonne) Roma, 23 marzo - Un accordo federativo tra Forza Italia, Udc e Idea per la formazione di un gruppo parlamentare che faccia riferimento all'esperienza del Partito popolare europeo. L'accordo è stato firmato stamane, a Palazzo Madama, alla presenza del segretario nazionale UDC Lorenzo Cesa, del presidente del gruppo di Forza Italia, Paolo Romani, e del senatore Gaetano Quagliariello, leader di Idea. L'iniziativa è l'avvio di un percorso nell'ottica della formazione del progetto politico del PPE italiano. La nuova componente è composta dai senatori Antonio De Poli, Paola Binetti, Antonio Saccone (Udc) e Gaetano Quagliariello (Idea). (PO / red) _231259 MAR 18.

 

Ho replicato all’amico Giannone con questa mia prima valutazione : “Credo sia una strada percorribile; spiace che la DC, per responsabilità di Fontana,  non esista più; sto pensando a un appello a tutti i Dc disponibili a concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE.  Basta con le nostre assurde polemiche”.

 

Dal convegno di Rovereto (Luglio 2015), promosso con il sen Ivo Tarolli e da quello di Orvieto (Novembre 2015), organizzato con gli Onn. Giovanardi, Quagliariello e Mario Mauro, con tutti gli amici intervenuti abbiamo condiviso l’idea di impegnarci a dar vita a un nuovo soggetto politico: “ laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE, da far tornare ai principi dei padri fondatori”.

 

Mi sembra evidente che l’avvio di un gruppo parlamentare unitario al Senato, come quello indicato nel comunicato stampa di ieri, costituisca o possa costituire un ottimo avvio di un processo politico destinato a più concreti sviluppi tanto a livello nazionale che locale.

 

Ecco perché oggi ho inviato agli amici protagonisti di quell’accordo la seguente mail:

 

“ Cari amici, ho appreso con piacere l’avvenuta costituzione del gruppo unico al Senato nel nome del PPE , come dal comunicato 9 Colonne allegato. Da parte mia desidero inviarvi i migliori auguri di buon lavoro, mentre opererò nella DC affinché il partito erede di De Gasperi, Moro e Fanfani, possa concorrere insieme a voi alla costruzione di un’Unione per un Movimento Popolare Italiano ( sul modello del fu UMP francese) da inserire a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori.

Mi auguro che le egoistiche chiusure sperimentate nella fase pre elettorale, causa concorrente non secondaria del clamoroso insuccesso della lista “ Noi con l’Italia”, siano definitivamente superate, nella comune volontà di costruire un nuovo soggetto politico che da Rovereto ( Luglio 2015), Orvieto ( Novembre 2015) avevamo condiviso essere: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano e inserito a pieno titolo nel PPE. La scelta operata dai gruppi al Senato sembra andare in questa direzione e mi auguro si possano assumere iniziative unitarie per lanciare su scala nazionale e locale questo importante progetto politico in una fase di scomposizione dei gruppi e partiti che hanno caratterizzato la seconda Repubblica.

In attesa di vostre gradite indicazioni e proposte, cordialmente vi saluto.

 

 

 

Ettore Bonalberti

Presidente A.L.E.F. (Associazione Liberi e Forti)”

 

Mi auguro, infine, che Gianni Fontana, superata la delusione per il fallimento delle nostre strategie elettorali,  proceda con estrema sollecitudine a convocare l’assemblea dei soci DC legittimi ( quelli indicati nella lista depositata dallo stesso Fontana al tribunale di Roma, in base alla quale il giudice Romano ha autorizzato l’assemblea del 26 Febbraio 2017, nella quale abbiamo eletto Fontana alla Presidenza della DC) per assumere tutte le decisioni più opportune: per completare la nomina degli organi del partito e per giungere alla celebrazione di un congresso unitario con tutti gli amici ancora interessati alla ricostruzione politica della DC.

 

Non sono più consentiti rinvii o, peggio,  continuare a  inseguirci  e combattere nelle beghe di tipo giuridico alla ricerca di un’anacronistica continuità con la DC del 1992-93, dato che la politica va avanti con o senza di noi e, soprattutto,  non aspetta i nostri tempi.

 

Nel momento che stiamo vivendo, dopo il voto del 4 Marzo, in cui si stanno scomponendo raggruppamenti e formazioni politiche che sono state colonne portanti dell’infausta seconda repubblica, compito  dei “democratici cristiani non pentiti” resta quello di concorrere, con tutta la loro migliore tradizione politica e culturale, a dar vita a un’Unione per un Movimento Popolare italiano,  capace di offrire una nuova speranza al Paese, ben al di là delle proposte velleitarie su cui si è riversato il consenso elettorale  alle ultime elezioni. Proposte  delle quali siamo in fiduciosa  attesa di sperimentarne gli esiti sul piano concreto del governo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 24 Marzo 2018

 

 

Temi di discussione per i “ DC non pentiti”

1) Noi continuiamo a inseguire l’idea del centro, non tenendo conto che il blocco sociale cui ha sempre fatto riferimento quest’area politica, nell’età della globalizzazione e del turbo capitalismo finanziario, con il dominio degli edge funds anglo-caucasici (kazari) che controllano Banca d’Italia, insieme al controllo della BCE e delle banche centrali europee, imponendoci il fiscal compact e gli altri lacci e laccioli dell’Unione europea, vive una profonda crisi e una proletarizzazione crescente da cui deriva una propensione a scelte politiche non certo moderate, ma o di disimpegno o orientate verso aree radicali ( di qui anche una delle ragioni del successo di M5S e Lega in quest’area il 4 marzo scorso);

2) non v’é dubbio che nell’età della globalizzazione la dottrina sociale della Chiesa rappresenti una delle risposte più autorevoli e approfondite alle degenerazioni del turbo capitalismo finanziario. Gli é che non abbiamo approfondito a sufficienza se e come tradurre nella “città dell’uomo” quegli orientamenti pastorali e, soprattutto, con quali strumenti operativi;

3) non ci facilitano: la situazione interna alla gerarchia ecclesiastica di grande divisione e disorientamento  teologico e pastorale e la frastagliata e disarticolata realtà di associazioni, movimenti e gruppi di area cattolica;

4) non siamo più al tempo di Pio XII e dei mandati affidati a Carlo Carretto e a Maria Badaloni, con il supporto di Gedda con i suoi comitati civici. L’idea di una ricomposizione dell’area cattolica dal piano pastorale a quello culturale e socio politico rischia di diventare una chimera o un obiettivo di medio-lungo periodo, in assenza di input specifici, quello nel quale…... “ noi saremo tutti morti”;

5) dobbiamo prendere atto realisticamente che nel nostro Paese come in Europa, noi cattolici siamo una minoranza. Di qui la necessità, da un lato, di ricomporre quanto di più vasto sia possibile nella nostra area di riferimento culturale, superando gli errori che abbiamo compiuto soprattutto dal 26 Febbraio 2017, giorno nel quale abbiamo rieletto Fontana alla guida di ciò che é rimasto, legittimamente riconosciuto dal tribunale di Roma (ordinanza giudice Romano) della DC storica. Non voglio entrare nel merito di questa tristissima vicenda che, semmai, sarà oggetto di analisi della prossima assemblea DC dei soli soci legittimi che Fontana ha promesso di convocare nei prossimi giorni;

6) bene allora ricostruire le condizioni per il massimo di unità di tutti i DC interessati/bili, avendo, tuttavia, consapevolezza che nella crisi del tripartitismo impotente uscito dalle urne il 4 marzo, l’unica via di uscita è puntare a costruire un nuovo soggetto politico: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano e inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Un riferimento importante sarà anche quello dei deputati e senatori di chiara cultura DC eletti il 4 marzo (penso alla Binetti, Pillon, e alcuni altri…)

7) un soggetto politico di tipo federativo, che potrebbe configurarsi, come fu in Francia l’UMP francese ( Unione per un Movimento Popolare), nel quale la DC 4.0 o DC 2018 potrebbe costituire il nucleo fondante.

8) Il recupero dello scudo crociato per la nostra formazione politica, meglio sarebbe ottenerlo per via politica ( fu il tentativo, ahimè fallito per l’egoismo stupido rivelatosi tale di Cesa e Fitto nella formazione della lista “ NOI con l’Italia” quello che abbiamo tentato con gli amici Alessi, Grassi e Carmagnola) con un accordo tra DC storica e ciò che resta dell’UDC, piuttosto che con un’ennesima battaglia giuridica i cui tempi non sarebbero compatibili nemmeno con le prossime imminenti scadenze: elezioni regionali, amm.ne locali, europee 2019 e, non improbabili, elezioni politiche generali anticipate…. L’idea avanzata da qualche amico di chiudere con un voto dell’assemblea il caso DC, non ritengo possa passare nella prossima assemblea e non credo, nemmeno, sia la più efficace ed efficiente sul piano operativo. Senza alcuna identità sarà difficile avviare qualsiasi dialogo e proposta politica con altre componenti di cultura laica e liberale, le uniche alle quali poter fare riferimento come cattolici democratici o cristiano sociali.

9) Serve stavolta concordare una strategia e tattica di medio lungo periodo, supportata dalle necessarie risorse umane e finanziarie a  partire da noi DC, per concordarla con le alte componenti laico liberali interessate a condividere il progetto.

10) in parallelo, si dovranno sollecitare tutte le energie disponibili nel mondo ecclesiastico e nella vasta area cattolica italiana per uscire dall’indifferenza e dalla colpevole divisione tuttora esistente. Guai se l’azione avviate dalla Lega di cannibalizzazione del voto di Forza Italia, non trovasse un’alternativa credibile sul piano degli interessi e dei valori ( che é la sostanza della politica) di chiara matrice cristiana.

Ovviamente ciascuno di questi punti del decalogo andrebbero approfonditi criticamente in quel workshop auspicato in premessa.

 

Quanto ai temi e alle soluzioni proponibili per superare la fase di stallo cui siamo giunti dopo l’elezione di Gianni Fontana alla Presidenza della DC il 26 Febbraio scorso, mi permetto di evidenziare quanto segue:

 

1)   Siamo in presenza di due grandi emergenze nazionali: il divario Nord –Sud e il divario generazionale sempre più profondo- sono le condizioni strutturali da cui bisogna partire per interpretare correttamente il voto del 4 Marzo.

2)   Questione settentrionale sintetizzabile nel tema: tasse e condizione del  terzo stato produttivo architrave del sistema.

3)   Questione meridionale: disoccupazione e sotto-sviluppo economico, sociale  e strutturale- come uscirne?  Assistenzialismo o sviluppo?

4)   Premessa di ogni politica riformatrice è il rapporto tra sovranità monetaria e sovranità popolare- analisi della situazione reale finanziaria e bancaria dell’Italia

5)   Sul piano istituzionale se non si vuole la separazione/disgregazione Nord-Sud e la fine dell’unità nazionale servono una riforma istituzionale in senso federale: 5-6 macro-regioni ( Nord Ovest-Nord Est-Area Centrale- Area  Meridionale- Sicilia e Sardegna)

 

6)   Sul piano politico:

 

a)    Presa d’atto del fallimento delle due strategie colpevolmente perseguite con livelli diversi di responsabilità- non servono capri espiatori, ma un serio confronto interno e una conduzione collegiale nelle prossime fasi con la formazione di un organismo dirigente

b)   risolvere il problema degli organi interni della DC- la soluzione Luciani mi sembra la più corretta, efficace ed efficiente, al fine di nominare gli organi mancanti ( Consiglio nazionale, segretario politico e  e direzione)  da farsi entro aprile e soluzione del problema simbolo dello scudo crociato o in termini di accordo politico o in termini definitivi giudiziari. Da parte mia preferirei la soluzione politica di un accordo con UDC e/o ciò che è rimasto di quell’esperienza politica;

c)    aprire il confronto con tutte le componenti di area DC in una conferenza politica e organizzativa per il programma-Giugno 2018: le proposte dei democratici cristiani per l’Italia del XXI secolo

d)   apertura del tesseramento 2018 sino a Settembre e avvio dei comitati civico popolari locali

e)    I° Congresso nazionale  della DC unitaria  a Ottobre

f)     Concorrere alla formazione dell’UMP ( Unione per un Movimento Popolare) inserita a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori.

g)    Lanciare una grande campagna nazionale e un comitato per l’attuazione dell’art.49 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”)   per il riconoscimento giuridico dei partiti (vedi ultimo convegno di studio della DC ad Assago 1987-note di Luciano Faraguti)- è il nodo centrale dell’attuale situazione politica e dello status dei partiti in campo.

h)   Partecipazione alle prossime elezioni regionali e comunali con l’obiettivo principale alle elezioni europee 2019 ( sistema proporzionale puro e preferenze)

 

 

Affido alla vostra  valutazione queste scarne sollecitazioni per eventuali correzioni/integrazioni su cui avviare il confronto.


 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia,21 Marzo 2018



Riflessioni dopo il voto

 

Con cinque parole chiave, quella magica di Di Maio: reddito di cittadinanza e le quattro di Salvini:  flat tax, no alla legge Fornero, fuori i clandestini, legittima difesa, M5S e Lega  hanno ricevuto il più ampio consenso dagli elettori. Una propaganda politica svolta con grande impegno che esprimeva a livello sovrastrutturale la condizione strutturale del Paese che è quella, alla fine, espressa dal voto: un’Italia spaccata in due, nella quale emergono le due profonde divaricazioni sociali, economiche e delle condizioni di vita del Paese: quella territoriale Nord-Sud e quella generazionale, drammaticamente rappresentata dalla disoccupazione giovanile che, nel meridione, assume carattere patologici e irreversibili (oltre il 50%) e dalla fuga all’estero dei nostri giovani in cerca di speranza.

 

Nel vuoto delle culture politiche e di formazioni politiche sempre meno legate a un pensiero, ridotte all’ectoplasma senza più storia e identità del PD renziano; all’equivoco partito personale di Berlusconi o alla pur commendevole difesa della propria ispirazione originaria dei Fratelli d’Italia, solo il M5S e la Lega hanno saputo esprimere, seppur a livello epidermico, il disagio profondo e le aspettative di una società in preda a quell’anomia politica, istituzionale, economica, finanziaria e  sociale, di cui scrivo da tempo.

 

La frustrazione dei ceti produttivi del Nord e la disperazione della gente del Sud, insieme alla richiesta di un profondo cambiamento di classe dirigente e al rifiuto in blocco dei vecchi partiti, hanno  finito per costituire  una miscela che ha fatto deflagrare il sistema, o ciò che di esso rimaneva,  della seconda Repubblica.

 

A una possibile rivolta sociale, sempre latente, si è sostituito nel tempo breve un terremoto politico foriero di scosse di assestamento numerose e  prolungate .

 

Basta osservare quanto sta accadendo in queste prime settimane post voto, per rendersene conto. L’Italia è divisa in due, con il permanere di due questioni  che, allo stato degli atti, appaiono di improbabile, se non impossibile soluzione: una questione settentrionale da tempo annunciata, in cui il ceto medio e i diversamente tutelati vivono una condizione di progressivo impoverimento; un’atavica questione meridionale che, accanto alle stesse e più gravi condizioni dei due ceti su descritti, sconta il differenziale accumulato nella più che secolare storia post unitaria italiana.

 

Paradossalmente, nel momento in cui Salvini fa fare il salto di  qualità alla Lega, da partito del Nord a partito nazionale, riuscendo in tal modo a superare elettoralmente Forza Italia,  quest’ultima abbandonata dal voto meridionale tutto ri-orientatosi a sostegno del M5S, il Paese, mai come adesso, appare diviso in due, col rischio della perdita della stessa unità nazionale.

 

E’ evidente, però, che le soluzioni indicate dai due vincitori: reddito di cittadinanza per il Sud del M5S e flat tax della Lega e centro destra  per il Nord, sono obiettivi propri di due politiche economiche e finanziarie, non solo difficilmente compatibili con la situazione del debito pubblico italiano (2290 miliardi di euro), ma, a maggior ragione, inconciliabili tra di loro.

 

Ed é comprensibile allora, come  ad una situazione strutturale di  divisione  netta del Paese  si sovrapponga una condizione di rottura difficilmente componibile sul piano sovrastrutturale politico culturale e del governo del Paese.

 

Che fare allora?

 

Alla drammatica deriva della dissoluzione dell’unità nazionale, cui si aggiunge il trionfo delle posizioni più radicali ed estreme di un anti europeismo, oggetto delle preoccupazioni espresse nel recente incontro parigino dalla Merkel e da Macron, penso che l’unica risposta possibile sia quella di ripensare l’assetto istituzionale del  Paese, battendoci per una riforma in senso federale dell’Italia. Basta con le venti regioni che non siamo più in grado di mantenere, ma si punti alla soluzione indicata a suo tempo dal prof Miglio di cinque-sei macro regioni ( Nord Ovest-Nord Est, Area Centrale, Area meridionale, Sicilia, Sardegna) e ad un assetto presidenziale per il governo federale a Roma.

 

Quanto al nostro rapporto con le riforme e con l’Europa, fermo restando che nella globalizzazione dominante sarebbe illusorio ipotizzare fughe, tipo Brexit, dell’Italia dal contesto europeo, non v’è dubbio che si tratterà di porre con forza il tema della riforma dei Trattati europei, partendo dal superamento di quei provvedimenti illegittimi, come il fiscal compact, assunti in contrapposizione con gli stessi Trattati, come da tempo il prof Giuseppe Guarino ha esemplarmente denunciato.

 

Non si tratta di perorare l’idea assurda di un’Italia fuori dall’Unione europea, quanto piuttosto quella di recuperare, a partire  dal partito erede dei padri fondatori, il PPE, i principi originari di Adenauer, De Gasperi e Schuman. Validi nei loro fondamentali cristiano sociali, si tratta   di impegnarci a tradurre nella “città dell’uomo” le indicazioni pastorali delle encicliche sociali della Chiesa cattolica, estremamente rigorose nel denunciare i disvalori e le ingiustizie che, accanto ad alcuni fattori positivi, la globalizzazione porta con sé.

 

Sul piano delle riforme bisogna avere chiara consapevolezza che, se non si ritorna al controllo pubblico di Banca d’ Italia e alla separazione tra banche di prestito e banche di speculazione, ossia ripristinando la legge bancaria del 1936, nessuna riforma di tipo economico e sociale può essere seriamente realizzata in Italia e in Europa.

 

Sia che subiamo scientemente  (talora con personali interessi di qualcuno a libro paga) oppure inconsapevolmente, il dominio dei poteri finanziari dominanti ( gli edge funds anglo-caucasici, kazari, che controllano con la BCE, le banche nazionali dei paesi europei), dobbiamo batterci per  ripristinare concordemente con i nostri partner europei la sovranità monetaria senza la quale la sovranità popolare si riduce a una retorica e impotente dichiarazione di principio.

 

Surreale, in tale contesto, il fatto che noi dell’area democratico cristiana, totalmente scomparsi dalla scena politica, salvo qualche infiltrato sopravvissuto nelle maglie di uno sciagurato “rosatellum” e grazie al trasformismo dominante, si continui a bisticciare sui de minimis assurdi delle nostre divisioni anacronistiche e impotenti

 

Di questo, però, vorrei trattare più compiutamente dopo la prossima assemblea dei soci legittimi della DC, sperando che venga definitivamente convocata dal presidente Fontana, dalla quale, mi auguro emergano alcune indicazioni coerenti e condivise.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Marzo 2018

 

 

 

 

 

 

 


 

Luciano Faraguti ci ha lasciati

 

Ci è giunta, da un comune amico, la notizia della scomparsa di Luciano Faraguti. Aveva ottant’anni, vissuti sempre nella sua fedeltà ai valori del cattolicesimo politico e dei cristiano sociali.

 

L’avevo conosciuto che non avevo vent’anni, lui di sette anni più vecchio di me, in quello che al tempo era un fisiologico ricambio nel Movimento  Giovanile della DC. Mi bastò il suo sguardo sempre caratterizzato da una sottile ironia e quel buffetto datomi sulla guancia,  invitandomi a meglio attrezzarmi in fatto di abiti dei politici, quasi a predirmi una futura vita di parlamentare DC, che era nella prospettiva di quasi tutti i migliori giovani della Democrazia Cristiana.

 

La scelta della comune adesione alla corrente di Forze Nuove e la partecipazione al movimento aclista di Livio Labor, furono alla base di una militanza che ci vedrà impegnati  insieme per oltre quarant’anni; lui da parlamentare e, più avanti, da componente del governo, e, insieme a me, da membri del consiglio nazionale della DC sino alla fine politica del partito.

 

Quante battaglie abbiamo condotto nella DC, sempre a fianco di Carlo Donat Cattin; dalle prime  per il centro sinistra, alla  scelta del “preambolo”;  in alternativa al dominio demitiano del partito, e, più avanti, dopo la morte del leader piemontese, insieme a Franco Marini nella fase di nascita del PPI.

 

Donat Cattin aveva nei suoi confronti un atteggiamento di costante affezione, nel riconoscimento di una fedeltà e capacità di tattica politica senza uguali. Non a caso lo confermò per molti anni nella Direzione nazionale della DC, in rappresentanza della corrente di Forze Nuove.

 

Con l’avvio della lunga stagione della diaspora democristiana (1993-94), Faraguti mantenne sempre forte la sua fedeltà ai valori democratici cristiani e insieme iniziammo (2011) a dar vita al progetto di ricomposizione dell’area DC, con Publio Fiori, Lillo Mannino, Silvio Lega, Sergio Bindi e altri, sino all’elezione a segretario del partito, nel contestato XIX Congresso nazionale (2012), di Gianni Fontana.

 

Le nostre strade si divisero nella difficile mediazione per l’elezione della Presidente del Consiglio Nazionale del partito, di Ombretta Fumagalli Carulli, allorché Faraguti non volle rinunciare alla candidatura del nostro comune amico e già compagno di corrente, il carissimo e compianto Ugo Grippo.

 

Luciano visse molto male quel passaggio, ultima rappresentazione delle vecchie ruggini correntizie che, perpetuate nel 2012, assumevano tratti, ahimè,  del tutto anacronistici.

 

Con mio grande dolore da quel momento cessò, per sua esplicita volontà, una frequentazione e uno scambio di idee e di esperienze politiche quanto mai, almeno per me, ricca di stimoli e di positive riflessioni.

 

Profonda era la sua capacità di analisi e di interpretazione degli avvenimenti politici, sempre svolte coerentemente alla nostra comune matrice cristiano sociale. Forte era la sua curiosità e il desiderio di approfondire con me i fatti che si succedevano dentro e fuori quell’area popolare di comune interesse di noi “DC non pentiti”.

In questi ultimi anni del silenzio tra di noi, ho sempre vissuto con grande dispiacere l’assenza di quel fecondo scambio di idee e di stimolanti sollecitazioni che abbiamo vissuto per quasi tutta la nostra  vicenda politica.

 

La notizia della sua scomparsa mi riempie di grande amarezza. Desidero esprimere alla sua amata Carla, i sentimenti della più affettuosa partecipazione al suo dolore.

 

Perdiamo con Luciano un altro combattente e testimone appassionato della grande storia democratico  cristiana. Un amico che resterà sempre caro nei nostri cuori.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 12 Marzo 2018

 

 

 

 

Un terremoto politico

 

La condizione di anomia dell’Italia che avrebbe potuto  e potrebbe ancora sfociare nella rivolta sociale, con la più alta percentuale di votanti (oltre il 71%) raggiunta da molte elezioni a questa parte, superato così il rischio astensionismo, si é espressa  nella più grande svolta politica italiana,  dopo quella del 1994, che segnò il passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Un  autentico  terremoto politico destinato a cambiare lo scenario politico del Paese.

 

Il voto del 4 marzo segna, infatti, il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica con la divisione e il divario territoriale dell’Italia resi evidenti dalla realtà di un centro Nord, dominato dal centro-destra a trazione leghista e di un centro-Sud, a dominanza pressoché esclusiva del M5S.

 

Mai, come dopo questo voto, le questioni  settentrionale e meridionale sono fisicamente rappresentate specularmente nel Parlamento nazionale. Il Sud, persi e abbandonati i tradizionali centri di potere e di elargizione delle risorse pubbliche non più disponibili, si è affidato all’ultima speranza offertagli dal M5S di Grillo e Di Maio. Loro hanno promesso il reddito cittadinanza a una società caratterizzata da un tasso di disoccupazione (oltre il 50%), specie giovanile, tra i più elevati  dell’Italia e dell’Europa, e vittima di una condizione di arretratezza nei servizi che la differenziano fortemente dal resto del Paese. 

 

Ora la speranza del Sud è tutta riposta nelle promesse elettorali e nell’affidabilità dei giovani del M5S. Tutto ciò si è dimostrato una condizione sufficiente per garantire al partito dei grillini il trionfo elettorale, ma sarà quanto mai precaria al fine di  avere certezza di risposte di governo per il presente e per il futuro.

 

Il Nord, intanto, ha creduto, più che nella defiscalizzazione della “flat tax” del Cavaliere, nelle proposte di Salvini e il terzo stato produttivo si attende riforme in grado di garantire il superamento della sua condizione di progressiva proletarizzazione. Sono due attese e due speranze, quelle del Nord e del Sud d’Italia, difficilmente compatibili per qualsiasi governo che possa nascere da qui a qualche settimana o mese, tenendo conto dell’enorme debito pubblico sin qui accumulato (2300 miliardi) e dei paletti europei tuttora ben conficcati sul terreno politico istituzionale, a cominciare dal fiscal compact e dal dominio esercitato dai poteri finanziari nella BCE e in tutte le banche centrali europee.

 

La nuova sintesi in grado di tenere unita l’Italia dovrà probabilmente realizzarsi con una riorganizzazione complessiva del Paese su basi autenticamente federaliste, come quelle a suo tempo teorizzate dal prof Miglio: la formazione di quattro o cinque macroregioni in un assetto istituzionale centrale di tipo presidenziale.

 

Da queste elezioni, in ogni caso,  emergono nettamente :

 

a)    la realtà di un blocco sociale eterogeneo al Sud, che va dai diversamente tutelati al  terzo stato produttivo, che ha cercato il conforto  e la speranza nel M5S, primo partito italiano;

b)    la fine del ruolo politico  trainante di Berlusconi nel centro destra, sempre più a trazione leghista, dove Matteo Salvini ha compiuto il miracolo di triplicare il consenso al partito inventato da Bossi come partito della Padania, oggi partito a dimensione nazionale;

c)    il tracollo della sinistra trasformista renziana e dello stesso  tentativo dell’alternativa dei “Liberi e Uguali”, ridotti a una misera rappresentanza con il solo diritto di tribuna in sede parlamentare.  E’ la fine di un ruolo politico importante della sinistra nel nostro Paese, documentato anche dai risultati negativi registrati nelle storiche regioni rosse dell’Emilia, Toscana e Umbria;

d)   la drammatica  realtà di un’area cattolico e popolare del tutto inesistente, grazie alla scelta egoistica e di chiusura compiuta dai responsabili del movimento “Noi con l’Italia”, ridotti al lumicino e incapaci di superare la soglia del 3% imposta dal “rosatellum”, mentre infinitesima, sotto l’1%, è risultata la rappresentanza del “Movimento per la famiglia” di Adinolfi. Non sono mancate alcune elezioni di deputati e senatori in liste diverse del centro-destra che sono, tuttavia, espressione della nostra stessa cultura politica;

e)    Dopo il voto di domenica non ci sono maggioranze parlamentari in grado di esprimere un governo, con il M5S primo partito nel Paese e il centro-destra che é la più consistente coalizione in termini di voti in Italia e di seggi  alla Camera e al Senato

 

In attesa delle prime mosse dei e tra i partiti, con l’elezione dei presidenti delle due camere, e dell’incarico che Mattarella affiderà alla personalità in grado di formare il nuovo governo, spetterà a noi “ DC non pentiti” ripensare totalmente una nuova strategia che sappia superare gli errori  compiuti e le insufficienze sin qui espresse.

 

Prima e in tempi brevissimi dovremo risolvere le residue questioni interne alla cosiddetta “DC storica”, attraverso un’assemblea dei soci aventi diritto, che Fontana si è impegnato a convocare il prossimo 24 Marzo a Roma. In seguito, un congresso straordinario da svolgersi secondo norme statutarie da tenersi entro maggio per definire, con un programma credibile per il Paese, la dirigenza del partito. Una dirigenza  che dovrà puntare a riorganizzare su basi totalmente nuove la presenza di quanti, popolari e democratico cristiani, sono interessati a dar vita a un nuovo soggetto politico centrista: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Un soggetto politico che, ci auguriamo, possa contare  sul contributo di alcuni deputati e senatori eletti della nostra stessa cultura politica, capace di collegarsi ai fermenti nuovi che si sono manifestati in Francia e in Spagna e all’interno della stessa CDU e CSU della Germania.

 

Come associazione dei “Liberi e Forti”, ancora una volta, dobbiamo riprendere pazientemente la trama di una tessitura che richiederà tempi lunghi e una ripresa di iniziativa culturale e sociale, prima ancora che politico organizzativa, di aree vaste del mondo cattolico italiano che da queste elezioni risulta irrimediabilmente ridotto all’irrilevanza politico istituzionale.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione  Liberi e Forti)

Venezia, 5 Marzo 2018

 

 

 


 


 

Come e chi votare il 4 Marzo ?

 

A 18 giorni dal voto del 4 Marzo in giro c’é tanta confusione.

 

Colpa di una situazione economico sociale dominata dall’anomia, ossia da una situazione di assenza di regole, di discrepanza tra mezzi e fini nella disponibilità delle persone, dal venir meno del ruolo dei corpi intermedi. Una situazione che può sfociare inevitabilmente nella frustrazione con conseguente rabbia, aggressività o, come sembra oggi nel Paese,in una regressione nel mutismo e nella repressione della residua  volontà di reagire

 

Colpa di partiti in gara che sono simulacri di autentica partecipazione democratica  e, in larga parte, vittime del trasformismo politico che ha caratterizzato negativamente la trascorsa legislatura del “ nominati”, dove la transumanza mercenaria è stata tra le più ampie, se non la più ampia di tutta la storia nazionale.

 

Il PD, espressione del massimo trasformismo politico e culturale operato dal renzismo, diventato col “giovin signore fiorentino” uno strumento al servizio dei poteri finanziari internazionali dominanti; né carne né pesce per la sinistra, e, non a caso sottoposto a un processo di scissione dai risvolti politico sociali ben più consistenti di quanto emerga nella superficie, con l’avvenuta costituzione del partito dei “Liberi e Uguali”.

 

Il centro-destra, che ogni giorno appare sempre di più una sommatoria improvvisata e con programmi difficilmente compatibili, tenuti insieme dall’istrionica capacità di un Cavaliere dimezzato, dispensatore di promesse miracolistiche del tutto inconciliaboli con la realtà contabile dell’Italia.

 

Il M5S, che da partito dei “diversi”, con i casi scoppiati in questi giorni, sta dimostrando che anche i grillini non sono differenti da molti altri e che anche per loro se “ lo spirito è forte, la carne è debole” e l’italica scappatoia dalle regole è una strada percorribile quando “ si tiene famiglia”.

 

Colpa, infine,  di una legge elettorale indegna, frutto di menti malate che, stampate le schede elettorali, diventerà un vero rompicapo per gli elettori  la cui sovranità è ridotta al nulla.

 

Una situazione particolarmente difficile è quella che viviamo noi “ DC non pentiti” che, vittime di due fallimentari strategie elettorali, ci troviamo nella condizione di orfani nella rappresentanza politica.

 

Gianni Fontana da un lato, con i suoi catecumeni  pasdaran se-dicenti democratico cristiani, ha scelto la linea dell’isolamento, con il bel risultato di trovarsi con lista e simbolo ricusati, incapace, come lo avevamo avvertito, di raccogliere le oltre 26.000 firme indicate dal rosatellum, e finendo col dare fiato al solo redivivo Azzaro per le regionali laziali; compresa l’occupazione abusiva della sede di Piazza del Gesù, ridotta a sede del suo comitato elettorale regionale .

 

Fallimentare  anche la strada da noi tentata di un accordo con gli amici ex DC Cesa e Fitto nella quarta gamba del centro-destra di” Noi con l’Italia”. Un po’ per la nostra oggettiva debolezza, privati della  solidarietà prima confermata e poi smentita da Fontana, e, assai di più, per la chiusura egoistica dei due sunnominati, preoccupati di salvaguardare le loro esclusive posizioni nei collegi uninominali strappati al centro-destra, e quelle dei loro fedelissimi.

Tutto ciò nella presunzione di poter raccogliere da soli quel 3% dei voti, indispensabile per la rappresentanza della quota parlamentare. Se, come temiamo, quella soglia del 3% non sarà raggiunta, ci sarà una modestissima rappresentanza  degli eletti nei collegi uninominali e la consegna gratuita di tutti i voti alla coalizione di centro destra.

 

In questo quadro è forte la tentazione di seguire la strada indicata da qualche autorevole amico DC, di fare appello al voto con scheda in bianco. Un modo per misurare indirettamente la nostra forza. Da parte mia credo sia più opportuno fare appello al voto di coscienza, inteso a sostenere liste e candidati espressione di interessi e  valori più vicini alla nostra tradizione politico culturale.

 

In attesa del voto del 4 marzo, abbiamo l’esigenza, da un lato, di risolvere i problemi giuridici aperti all’interno della DC, dopo le scelte illegittime compiute senza alcun mandato dai soci da Gianni Fontana, e dall’altro, di non disperdere ogni opportunità presente e futura per ricomporre l’unità dell’area  democratico cristiana e popolare dell’Italia.

 

Serve riprendere la battaglia vinta col referendum del 4 Novembre 2016 in difesa della Costituzione; serve riprendersi la sovranità popolare, che presuppone il riprendersi della sovranità monetaria, con un programma riformatore che deve basarsi su due scelte fondamentali, in linea con quanto seppe fare la DC negli oltre quarant’anni della sua storia politica:

1)   riprendersi il controllo pubblico di Banca Italia, oggi dominata dagli edg funds anglo caucasici (kazari), che ne determinano le scelte, insieme al controllo della stessa BCE;

2)   separare nettamente l’attività delle banche di prestito da quelle speculative finanziarie, ossia ripristinare la legge bancaria del 1936 .

 

Le vacue promesse di riforma che sono annunciate nei programmi di tutti gli attuali partiti in lotta per il voto del 4 marzo, mancando di questi due presupposti, sono solo “promesse di marinaio” destinate a scontrarsi con gli interessi di quei poteri che, dal 1992-93, hanno ridotto la nostra sovranità popolare a una mera finzione.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 13 Febbraio 2017

 


In attesa del 14 Febbraio: cosa accade nella DC ?

 

Non era mai accaduto, se non nei casi di soggetti vittime della “sindrome di Stoccolma”, che una persona si acconciasse ad accordarsi con i suoi più dichiarati nemici; quelli che lo hanno portato dinanzi al tribunale di Roma, che, finalmente, il 14 febbraio prossimo, dovrebbe pronunciarsi sulla validità dell’assemblea dei soci DC del 26 Febbraio 2017,  nella quale Gianni Fontana è stato eletto Presidente della DC.

 

Ricordiamo che: “il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all'amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice”.

 

La “sindrome di Stoccolma” sembra aver colpito in maniera irreversibile proprio Fontana, al punto di tentare, in combutta con i suoi nemici, di costruire una lista pseudo democristiana, bocciata nelle sedi giurisdizionali competenti, sino alla pubblicazione di un “ukase” sulla G.U. del 30 dicembre scorso con la quale, di fatto, Fontana puntava a  escludere illegittimamente i soci 2012 della DC dal partito, per sostituirli con quelli del gruppo Azzaro-De Simoni-Cerenza e del redivivo Sandri assurto, dopo anni di scarsa considerazione, al ruolo di nuovo leader politico.

 

In rapida sintesi, come si è giunti al fallimento di due diverse strategie elettorali: quella di Fontana e nuovi compagni e quella di noi DC legittimi, rimasti orfani di un presidente fedifrago ?

 

1)   Fontana dal febbraio 2017 ha perseguito una sua linea politica e organizzativa: apertura agli esterni fino alla sostituzione degli esterni rispetto ai soci legittimi.

2)   Si è passati dal tentativo positivo dell’allargamento della base associativa al progetto di occupazione “manu militari” del partito da parte dei vari Azzaro, Coroni, Sandri..

3)   Capriole inverosimili con il gruppo Cerenza-De Simoni e con Sandri: prima accordo capestro senza mandato e non rispettato e, poi, apertura sino al loro subentro, de facto, nel gruppo dirigente. In definitiva gli stessi che ci hanno chiamati in giudizio, che si terrà il 14 febbraio p.v.  sono assurti al ruolo di dirigenti senza titoli  della DC. Dalla prossima sentenza del 14 Febbraio molto dipenderà del nostro futuro: l’assemblea del 23 dicembre è valida oppure no? La lista dei 1749 riconosciuta dal giudice Romano è valida oppure no?

4)   Pesanti sono le responsabilità di Fontana per una serie di atti illegittimi compiuti: decisioni assunte o non fatte senza mandato dei soci legittimi

5)   Di fatto, ha sostenuto una linea politica non votata, dato che le tre mozioni Alessi-Luciani-Azzaro non furono votate dall’assemblea del 18 Novembre, disattendendo in tal modo a  quanto aveva sollecitato ad Alessi nel rapporto con Cesa; ossia di dar vita a una lista unitaria di tutti di DC nell’ambito dell’alleanza di centro-destra. Progetto da lui confermato nella sua relazione del 18 novembre, di cui conserviamo il testo ufficiale, da lui consegnatoci personalmente  al termine della sua relazione e agli atti di quella riunione.

6)   In quell’assemblea Fontana propose due Vice presidenti: Alessi e Carmagnola, la cui designazione fu approvata all’unanimità dall’assemblea, come si evince dal verbale stilato dal segretario verbalizzante agli atti del partito. Continuando a esercitare una gestione di tipo monocratico del tutto incompatibile, tanto sul piano delle norme civilistiche che su quello dello statuto della DC, Fontana è giunto ad inviare la surreale lettera ad Alessi e Carmagnola, con cui intende inibire  loro  di utilizzare il titolo di vice presidenti DC, ossia  di un ruolo da lui proposto e approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci il 18 Novembre.

 

Se la strategia elettorale di Fontana, come gli avevamo preventivato, è risultata fallimentare, dopo la ricusazione del simbolo e della stessa lista,  frutto anche  dell’incapacità dei pasdaran, di cui si è attorniato il nostro,  di raccogliere le firme indicate dalla legge elettorale, anche noi, orfani del presidente che ci aveva abbandonati, abbiamo fallito.

 

Abbiamo fallito per l’oggettiva debolezza della nostra delegazione, privata di un’investitura formale, anzi contestata con la lettera suicida di Fontana, letta dalla signora Lia Monopoli proprio nell’incontro della delegazione con Cesa e Tassone il 15 Novembre presso la sede dell’UDC. Con quella lettera Fontana, partito per la Cina, disconoscendo sia quanto aveva perorato il giorno prima ad Alessi che la stessa funzione dei due vice presidenti, indicava in Giampiero Samorì il legittimo rappresentante della DC, con ampi elogi alla persona che, non essendo nemmeno socio del partito, risulta oggetto di diverse inchieste giudiziarie.

 

Un fallimento quello nostro dovuto anche, se non soprattutto, alla chiusura egoistica e priva di respiro strategico di Cesa e Fitto, preoccupati più di salvare le proprie poltrone e quelle dei fedelissimi, che di perseguire il progetto di una ricomposizione dell’area democratico cristiana italiana.

 

La divaricazione di linea politica e il maldestro  tentativo di Gianni Fontana si è concluso alla fine,  con la presentazione di una lista per l’elezione di Azzaro alla presidenza della Regione Lazio, con un falso simbolo della DC e, di fatto, con una lista esterna ed estranea alla nostra migliore tradizione politica. La stessa sede di Piazza del Gesù, l’affitto della quale era stato sostenuto dalla generosità di alcuni nostri amici DC, da sede ufficiale del partito si è trasformata nella segreteria personale di Azzaro per la sua campagna elettorale regionale.

 

Continua, infine, la confusione politica, organizzativa e anche amministrativa tra il partito della DC e la vecchia Associazione Democrazia Cristiana creata nel 2013 da Fontana, insieme a molti di noi, giocando pericolosamente sul suo doppio ruolo di presidente di entrambe. E’ evidente che questa situazione di gravissima confusione politica e organizzativa deve cessare.

 

Confidiamo nella residua sensibilità politica di Fontana, al quale compete il dovere di convocare l’assemblea dei soci legittimi della DC storica, solo ai quali spetta, a norma del codice civile e dello stesso statuto del partito, il compito di assumere tutte le decisioni, comprese quelle di valutare ed eventualmente approvare quelle prese senza alcun mandato dallo stesso Fontana.

 

In attesa della sentenza del giudice del tribunale di Roma del prossimo 14 febbraio ( salvo rinvii) questo è il miserrimo stato dell’arte di ciò che rimane della DC a guida dell’ex leader veronese, mentre si apre una discussione seria e rigorosa su come votare il prossimo 4 Marzo, in assenza del partito e di una linea politica definita.  Una scelta che avrà inevitabili conseguenze sia sull’esito delle elezioni, con particolare riferimento alla lista degli amici ex DC che giocano sul filo di lana del 3%, che sullo stesso progetto di ricomposizione della DC in Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Febbraio 2018

 

La maledizione di Moro

 

Tra le lettere di Aldo Moro dal carcere delle BR rimarranno sempre impresse nella nostra mente queste sue parole: “Il mio sangue— aveva scritto Moro ai capi della Dc — ricadrà su di voi». E’ la cosiddetta “maledizione di Moro” che da quasi quarant’anni dal suo rapimento (16 marzo 1978)  e assassinio (9 maggio 1978) continua a perseguitarci.

 

Anche ciò che è accaduto nella DC, che abbiamo tentato di ricostruire, con la riadesione dei soci del 92-93 nel 2012 e la celebrazione del contestato XIX Congresso nazionale nel quale eleggemmo Gianni Fontana alla segreteria del partito, riconfermandolo alla presidenza nell’assemblea dei soci del 26 Febbraio 2017, sembra dar credito a questo triste presagio.

 

Da un lato, Gianni Fontana, abbandonati i suoi veri amici, si è rifugiato tra le braccia di alcuni astuti pasdaran, alcuni dei quali mai stati soci della DC e dai tratti caratteristici degli affiliati alle consorterie dei grembiuli e dei compassi, si è intestardito in operazioni fallimentari, conclusesi con la ricusazione del simbolo improvvisato simile a quello di Alberto da Giussano e delle liste dei candidati depositate senza raccolta delle firme prescritte dal “rosatellum”.

 

Fontana era partito da una riconferma ad amplissima maggioranza e si è ritrovato contestato dai vecchi e nuovi amici, dopo aver compiuto una serie di atti illegittimi, alcuni dei quali di una gravità inaudita, come quello di una comunicazione sulla Gazzetta ufficiale con la quale, di fatto, tentava di far fuori i legittimi soci DC per far posto a improvvisati laudatores dell’ultima ora.

 

Dall’altro, noi stessi, vittime di un presidente fedifrago, dopo un’assemblea dei soci che si era conclusa senza alcun voto su tre mozioni contrapposte, abbiamo dato seguito agli impegni che, proprio insieme a Fontana, avevamo assunto con Lorenzo Cesa, ossia che: “ la DC si presenti compatta con il proprio simbolo e propria denominazione, formando un’alleanza forte dell’autonomia e dell’attualità dei propri ideali fondati sulla sussidiarietà, desiderosa di un’autentica classe dirigente, formando un’alleanza con il centro destra e con equa distribuzione dei diritti e dei doveri di ciascuna delle componenti”.

 

Con il presidente Fontana sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Coroni e dell’anonimo Azzaro ( “andare da soli”), la possibilità di utilizzare senza contestazioni il simbolo storico della DC era impossibile e la delegazione improvvisata a trattare con Cesa e Fitto ( Alessi, Grassi, Bonalberti e, in avanscoperta, Pomicino e Gargani) oggettivamente debole.

 

Conclusione? Quella che ho avuto modo di esporre al “duo Fasano” della politica, nella mia lettera spedita loro dopo le conclusioni della vicenda delle liste elettorali.

 

Ricordo quanto da me a loro rappresentato:

 

 Cari Raffaele e Lorenzo,

ho preso atto, non senza rammarico, delle decisioni che avete preso a conclusione della tournée che vi ha visto impegnati per diversi giorni nella formazione delle liste.

Con gli amici superstiti della DC storica, nonostante la diversa e scellerata decisione di Gianni Fontana, avevamo indicato alcuni amici quali possibili candidati nelle liste di Noi con l’Italia, interessati, peraltro, soprattutto al progetto  politico di ricomposizione dell’area di ispirazione democratico cristiana. Un progetto che, qualunque sia l’esito del voto, intendiamo perseguire con lo stesso impegno e determinazione che abbiamo messo in campo da oltre vent’anni.

Ringrazio gli amici Alessi, Carmagnola, Grassi, Giannone, Fago con Pomicino e Gargani che avevano indicato anche la mia persona come una possibile risorsa per il progetto comune che mi era parso fosse anche il vostro..

Ringrazio, in particolare, l’amico Schittulli per la disponibilità espressa  e considero la sua esclusione un grave errore per la coalizione. Come pure grave è stata quella dell’amica Valentina Valenti.

Considero colpevole e di estrema maleducazione il silenzio vile dell’On De Poli, al quale avevo inviato SMS e mail senza mai aver ricevuto risposta, nonostante aver evidenziato a Cesa l’opportunità di un nostro colloquio per decidere insieme il caso del Veneto.

Avete preferito i “fedelissimi” e mi auguro che le scelte compiute risultino vantaggiose per la lista e per l’intera coalizione

Da parte mia, fortunatamente non voto nel collegio di Verona, nel quale non potrei mai votare per Tosi che nel recente referendum costituzionale si é schierato apertamente con Renzi per il SI e oggi, con opportunismo trasformistico degno dei più efficienti saltimbanchi, trova rifugio per sé e per la sua compagna nella lista di Noi con l’Italia.

Si sono preferiti “ i ragazzi del coro” per garantirsi l’immediato, mentre avevo fiducia nella vostra capacità di visione e di leadership per un traguardo più ambizioso  di più vasto respiro.

Spero che dopo il 4 marzo si possa avere in Parlamento un nucleo di amici " DC non pentiti “, anche attorno ai quali poter ripartire per ricostruire in Italia una forza politica ispirata ai valori democratico cristiani e che in quel nucleo si possa contare anche in una vostra diversa e più attenta disponibilità.

Noi, come sempre: “tiremm innanz” e che il Signore ci assista.”

 

Il prossimo 9 Febbraio, con gli amici Alessi e Carmagnola, V.Presidenti della DC indicati da Fontana e votati all’unanimità dall’assemblea dei  soci DC il 16 Novembre scorso, ci riuniremo presso la saletta dell’Hotel Nazionale a Roma e insieme decideremo il da farsi. Mi auguro, per riprendere il cammino, alla ricerca dell ‘unità di tutti i “ DC non pentiti” e, soprattutto, di quelli delle nuove generazioni disponibili a raccoglierne il testimone politico.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 Febbraio 2018

 

 

 


Riflessioni prima del voto

 

Una legge demenziale non a caso connotata come “fascistellum”, costruita per salvaguardare le caste dirigenti delle forze politiche presenti in parlamento; partiti lontani da quanto previsto dalla Costituzione (Articolo 49:” tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”)  e ridotti a luoghi di nulla partecipazione, sotto la guida di leader in alcuni casi ineleggibili ( Berlusconi e Grillo), in altri, come nel PD di Renzi, connotato come un “serial killer” dal veterano Sposetti, o in preda alle convulsioni padane della Lega divisa tra Salvini, Bossi e Maroni.

 

E’ in queste condizioni che si è consumata la saga delle candidature, nella quale ha trionfato ovunque la logica della difesa ad oltranza dei fedelissimi dei capi, con esclusione di ogni voce fuori dal coro a destra, come al centro e alla sinistra dei diversi schieramenti.

 

La legge elettorale non garantisce, salvo qualche eccezione, nessuno, nemmeno tra i capi che di essa sono stati gli irresponsabili autori, mentre la gara a chi le spara più grosse non è più credibile agli italiani, che vivono sulla propria pelle la condizione di gravissima crisi economica, finanziaria e sociale che il mite Gentiloni si impegna quotidianamente a  confutare.

 

Nonostante i sondaggi favorevoli al  centro destra e al M5S, ciò che appare all’orizzonte è una sostanziale ingovernabilità che si presta a rendere istituzionalizzato quel trasformismo che ha caratterizzato l’intera passata legislatura, con le affollate transumanze indecenti dei mercenari in parlamento, allora come stavolta, “nominati” dai capataz di ciò che resta degli attuali partiti.

 

Tutti parlano di riforme, di mirabolanti riduzioni dei carichi fiscali e di ogni sorta di offerte speciali per i cittadini elettori, mentre non si dice una parola sulle gravissime differenze territoriali (nessun partito cita più la questione meridionale)  e di generazione, che sono le emergenze più rilevanti del Paese. Un Paese che fonda la sua precaria stabilità su tre pilastri: la famiglia, la sanità e le pensioni. Tre pilastri diversamente intaccati e resi sempre più fragili e precari.

 

Con la mia teoria dei “quattro stati” ( la casta, i diversamente tutelati, il terzo stato produttivo, il quarto non stato) ho più volte evidenziato come in Italia si stia vivendo una condizione di anomia ( assenza di regole, discrepanza tra mezzi e fini, venir meno del ruolo dei corpi intermedi) che prefigura una condizione sociale pronta per la rivolta, con la povertà di oltre 4 milioni di persone e la disoccupazione giovanile oltre il 35-40% con punte superiori al Sud.

 

Per adesso ci si è fermati sulla soglia dell’astensionismo elettorale, ma, sino a quando potrà continuare?

 

Se non si ritorna alla legge bancaria del 1936, da sempre difesa dalla DC, ossia al controllo pubblico di Banca d’Italia e alla separazione tra banche di prestito ( loan bank) e banche speculative (investment bank), ogni proposito di riforma nel nostro Paese è una presa in giro, buona per le sceneggiate televisive pre-elettorali.

 

La prima riforma comporterebbe l’abolizione del decreto legislativo n. 385/1993 con cui si superò la legge bancaria del 1936 e la seconda, l’abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo.

In nessun programma di partito è previsto tale impegno e, dunque, ogni promessa  riformatrice come quelle indicate dal centro-destra o dal centro-sinistra sono solo “promesse di marinaio”.

 

Discorso a parte merita ciò che è accaduto nell’area di ispirazione cattolica e democratico cristiana. Da un lato, una conduzione della DC uscita dal tesseramento del 2012, guidata da Gianni Fontana, al limite dell’illegittimità e totale irresponsabilità politica; dall’altro, un disegno di ricomposizione dell’area democratico cristiana su cui avevamo puntato partecipando al progetto di “Noi con l’Italia”, promosso da Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto, consumatosi sin qui sulle chiusure egoistiche nella difesa dei fedelissimi senza se e senza ma.

 

Quanto alla DC che faceva riferimento a Fontana, che ha perduto ogni affidabilità nei confronti dei soci legittimi del partito ai quali il veronese ha sottratto illegittimamente ogni potere, si aprirà un contenzioso durissimo e in tutte le sedi istituzionali.

 

Per il progetto di ricomposizione dell’area democratico cristiana, cui abbiamo dedicato gli ultimi vent’anni del nostro impegno politico, attendiamo con curiosità l’esito del voto. Siamo convinti che, in ogni caso, il progetto di ricostruzione dell’unità partitica di una cultura politica di ispirazione democratico cristiana, resti valido per un Paese che intenda riprendere la strada maestra della democrazia secondo i dettami costituzionali.

 

Questi ultimi, da un lato, sono calpestati da una legge elettorale che annulla totalmente ogni potere di scelta ai cittadini elettori, e, dall’altra, da una condizione di perdita totale della sovranità monetaria, senza la quale non può esistere la sovranità popolare posta alla base del patto costituzionale.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 30 Gennaio 2018

 

 

 

 


Ricordo di Gino Ravagnan

 

Gino Ravagnan, il nostro “Ereticus” di Insieme ci ha lasciati.

 

Con lui perdo uno degli amici più sinceri e leali della mia vita. E’ stato un grande industriale che ha saputo sviluppare la tradizione migliore della vallicoltura veneta e uno dei padri fondatori dell’acquacoltura e maricoltura moderne.

 

Da presidente dell’ICRAM ( Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) lo chiamai a far parte della commissione tecnico scientifica dell’Istituto, presieduta dal compianto prof Ugo Croatto, e, se l’acquacoltura italiana ha potuto assumere un ruolo rilevante nella politica della pesca e del mare, molto si deve alle intuizioni e sollecitazioni che da Croatto a Ravagnan, ebbi modo di trasferire ai ministri dell’epoca, prima Gianni Prandini e poi Costante Degan.

 

Innamorato della sua terra veneta e delle sue valli polesane, Gino Ravagnan ha saputo introdurre tecnologie d’avanguardia che sono state diffuse in molte altre parti del Mediterraneo.

 

A lui si deve, tra le ultime sue imprese, lo sviluppo dell’allevamento degli storioni in cattività per la produzione di una delle specialità, il caviale, che ha assunto un ruolo di assoluta primazia a livello internazionale.

 

Nessuno come Gino ha combattuto contro le inerzie, insufficienze e, talora, le negligenze di molta parte della dirigenza politica e burocratica nazionale e regionale e ai lui si devono alcuni dei trattati tecnico scientifici più importanti in materia di acquacoltura intensiva e semintensiva a livello internazionale.

 

Gino era, infine, una persona di profonda fede cristiana e radicata cultura popolare ispirata ai valori migliori della tradizione sturziana  e degasperiana.

Ho avuto da lui sempre forti sollecitazioni per le battaglie condotte ai diversi livelli politici e amministrativi, con un rapporto di amicizia contrassegnato da telefonate frequenti sulle vicende più importanti della politica internazionale, nazionale e regionale.

 

Da alcuni anni ci ha deliziato con le sue noterelle fulminanti di “Ereticus”, nelle quali con estrema libertà esponeva le sue idee, sempre caratterizzate dalla fedeltà ai valori cristiani della sua integerrima ispirazione ideale.

 

Alla sua amata moglie Francesca, ai suoi figli, ai fratelli e ai nipoti vada il sentimento della nostra più affettuosa partecipazione al dolore per la scomparsa di un uomo che ha fatto onore al nostro Paese, alla sua amata città di Padova e alla nostra comune terra polesana.

Il Signore, nel quale ha creduto da cristiano integerrimo, l’accolga nelle sue braccia amorose nel regno dei Cieli.

 

Ettore Bonalberti 

Venezia, 12 Gennaio 2018

 

 


Il dado è tratto

 

Come previsto si vota il 4 Marzo prossimo.

Ora si tratta di procedere agli adempimenti previsti dalla legge elettorale.

 

Noi che abbiamo condiviso il patto del 20 dicembre scorso con gli amici dell’UDC di Cesa, dell’NCDU di Tassone, e con tanti altri DC della quarta generazione, siamo impegnati a realizzare una lista di tutti i DC italiani sotto lo stesso simbolo dello scudocrociato, aperta alla collaborazione con altri esponenti di culture laiche che condividono i valori dell’umanesimo cristiano.

 

Hanno espresso tale volontà gli amici di Energie per l’Italia di Parisi con quelli di Costruire Insieme di Tarolli, e pure quelli di Idea di Quagliariello e Giovanardi. Per ultimi hanno aderito anche Lupi, Romano e gli amici ex DC di Alternativa Popolare  che non hanno seguito la Lorenzin a sostegno del trasformismo socialista renziano.

 

Siamo convinti che questa lista elettorale inserita nell’ambito della coalizione di centro-destra ci offra la possibilità, non solo di ricomporre l’area democratico cristiana frantumata nella diaspora della seconda repubblica, ma sia anche l’unica via in grado di far eleggere un nucleo di parlamentari di fede democratico cristiana attorno ai quali dare pratico avvio alla rifondazione di un partito di ispirazione cattolica inserito a pieno titolo nel PPE.

 

Purtroppo Gianni Fontana, presidente dimezzato di un’associazione senza organi elettivi, ritiene di correre da solo in una corsa suicida; una corsa annunciata che, speriamo  non si trasformi, come abbiamo più volte paventato, in una navigazione di bolina che, alla fine, puntando a dritta  finisca per andare a manca, secondo la regia del duo irpino dei De Mita e a fianco degli amici di sempre Tabacci e Dellai della rinata “ Margherita”.

 

Un preambolo redatto dai vice presidenti dell’associazione DC presieduta da Fontana,  Alessi e Carmagnola, che chiude ad ogni ipotesi di sostegno alla lista del PD renziano (vedi documento allegato), responsabile dell’approvazione di tutte le leggi anti valori cattolici  e non negoziabili nella conclusa legislatura, non ha ancora avuto la sottoscrizione dell’ondivago Fontana.

 

Una ragione in più per dubitare che, alla fine, non di una corsa solitaria si tratti, ma di una fuga a sinistra verso la deriva demitiana a sostegno del “giovin signore fiorentino”.

 

Non si conosce in base a quali poteri, di cui non dispone, agisca questo presidente bloccato da tre mozioni mai discusse, né votate dall’unico organo detentore  dei poteri, ossia l’assemblea dei soci DC, così come risulta costituita dai componenti iscritti nell’elenco depositato presso il tribunale di Roma, quelli grazie ai quali Fontana è stato eletto il 26 Febbraio scorso.

 

Nemmeno si comprende in  base a quale delega e a quali deliberati dell’unico organo legittimo dell’associazione DC, ossia l’assemblea dei soci, si stia muovendo il signor Coroni, mai stato iscritto tra i soci DC, che sta tentando di raccogliere adesioni ad una lista che non potrà mai rivendicare l’uso elettorale dello scudo crociato.

 

L’unico punto cui si collega Fontana e i suoi supporter una registrazione effettuata un amico non inserito nella lista dei soci DC aventi diritto di voto, della sua relazione svolta il 18 Dicembre scorso nella quale è scomparso il passaggio più importante che è agli atti del documento ufficiale consegnatoci dallo stesso Fontana a conclusione di quell’assemblea. In esso Fontana ha scritto ciò che aveva concordato la sera prima in un incontro presso la sede UDC con Cesa e altri amici DC della quarta generazione. Questo il testo letteralmente trascritto dal documenti ufficiale agli atti della presidenza dell’assemblea:

 

Tutti insieme, portiamo il nostro fraterno e bene augurante benvenuto anche a Lorenzo Cesa col quale, insieme ad altri democratico-cristiani, ci siamo incontrati due giorni fa presso il suo studio. E’ stata raggiunta un’intesa che, con fattiva e limpida speranza, porto stamattina davanti al vostro giudizio. Essa consiste nell’adesione di diversi soggetti politici di radice popolare e democristiana alla costruzione di una lista, all’interno del centro destra, che si fregerà del simbolo dello scudo crociato e del nome “ Unione democratici-cristiani”. L’obiettivo è riunificare i diversi rivoli in un grande fiume.”

 

Si rassegnino i supporters di Fontana: le registrazioni, specie se non ufficiali, non hanno alcun valore, i documenti ufficiali scritti restano agli atti e sono quelli che valgono in tutte le sedi istituzionali. Noi, d’altronde, votando la relazione Fontana, avendo partecipato alla riunione della sera precedente, abbiamo inteso proprio approvare questa scelta fondamentale, da lui condivisa e scritta, anche per la nostra associazione. Se poi Fontana ha cambiato idea  ne prendiamo atto, ma continuiamo per la strada che abbiamo insieme a lui concordato con gli amici della quarta generazione DC.

 

Facciamo  un ultimo appello a un amico che abbiamo contribuito a eleggere alla guida della DC nel 2012 e alla riconferma della presidenza dell’associazione nel febbraio di quest’anno, affinché desista dalla sua strategia suicida se fatta in corsa solitaria, o peggio, filo renziana, se sviluppata insieme agli amici della “ Margherita 2.0”.

 

Sottoscriva il preambolo dei due vice presidenti DC (vedi allegato)  e concorra con tutti gli amici della quarta generazione DC alla ricomposizione dell’unità dei democratici cristiani sotto lo stesso simbolo dello scudo crociato. Ne vale della sua residua affidabilità e pesantissima sarebbe la sua responsabilità se ciò non accadesse.

 

Noi, sospendendo ogni altra iniziativa interna all’associazione per riportare a legittimità una situazione sin troppo compromessa, concentriamo tutte le nostre energie sugli adempimenti elettorali, rinviando a dopo le elezioni l’impegno per un congresso di rifondazione della DC con tutti gli amici riuniti nella campagna elettorale. Esso sarà il primo congresso di tutti i democratici cristiani italiani del XXI secolo, un partito inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 31 Dicembre 2017


                                                                              

 

PREAMBOLO


Premesso che in questa legislatura si è assistito all'egemonia culturale e politica del Pd,

Premesso che neppure la significativa pattuglia di deputati e senatori cattolici ha saputo frenare la deriva radicale del Pd,

Premesso che neppure gli alleati centristi (eletti in liste dell'alternatvo Pdl di centrodestra) hanno voluto o potuto limitare la deriva radicale del Pd,

Premesso che Il Pd, sui temi etici, ha preferito, laddove necessario, un asse coi Cinque Stelle, piuttosto che la coerenza della propria maggioranza

 

CONSAPEVOLI DEI PRESUPPOSTI ETICI E MORALI CHE GUIDANO L'AZIONE DELLA DC

 

I soci della Dc impegnano tutte le liste, le mozioni, gli orientamenti, le opzioni e le azioni individuali di chicchessia facente parte del partito a rifiutare l'accordo diretto col Pd o quello, più subdolo, desistenziale col Pd stesso, fatto evidentemente di accordi in singoli collegi maggioritari o in alchimie simili, che condurrebbero la Dc nell'orbita di un Pd che si è macchiato della promozione, in questa legislatura, dei seguenti provvedimenti così sintetizzabili:

- il divorzio express, divenuto più breve ed agevole rispetto alla quasi totalità degli altri provvedimenti giudiziari italiani;

- il matrimonio gay che equipara, anche sotto il profilo previdenziale, una scelta discutibile sotto il profilo etico ed antropologico al matrimonio aperto alla procreazione;

- le disposizioni anticipate di trattamento, che, di per sè stesse gravi, anticipano trattamenti eutanasici,

ma che soprattutto ha promosso un attacco anche nei confronti della legittima obiezione di coscienza, personale o collettiva in strutture, verso tutti questi provvedimenti (cui si aggiunge quello delle pratiche abortive), rispondendo così alla peggiore logica totalitaria.

Il rifiuto di questo preambolo implica gravi conseguenze sul piano morale per qualsiasi cristiano ed in particolare inibisce ad un cristiano impegnato in politica nella Democrazia Cristiana il perseguimento di accordi con le forze politiche che si sono impegnate con forte determinazione (superiore rispetto a qualsiasi lotta contro la povertà ed il disagio sociale) ad approvare provvedimenti lesivi della dignità umana.

 

Il 27 dicembre 2017

 

I Vicepresidenti della Democrazia Cristiana

Alberto Alessi

Mauro Carmagnola

 

I



Prove di Democrazia Cristiana

 

Si va costruendo un’ interessante lista tra i democratici cristiani italiani che ritrovano la loro unità, con il movimento di Energie per l’Italia di Parisi e gli amici dell’associazione Costruire Insieme di Tarolli e con il Movimento di IDEA degli Onn. Quagliariello e Giovanardi con la partecipazione di Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i Nostri Figli e leader  del Family Day.

 

Da un lato la ricomposizione dell’area democratico cristiana sotto lo stesso simbolo storico dello scudo crociato, dopo la lunga stagione della diaspora, rappresenta uno dei fattori più significativi per il centro destra italiano; dall’altro la partecipazione dei movimenti di Parisi e  Tarolli con quelli di Quagliariello e Gandolfini, possono garantire alla coalizione del centro destra di superare la soglia oltre il quale può scattare il premio di maggioranza e la  garanzia della governabilità del Paese.

 

Da parte di noi Democratici cristiani sarà essenziale offrire alla coalizione, proposte politiche economiche e sociali ispirate ai valori della dottrina sociale cristiana, con al centro il valore della persona e della famiglia fondata sull’unione di un uomo e di una donna, il ruolo insostituibile delle autonomie locali e dei corpi intermedi, regolati dai principi di solidarietà e sussidiarietà.

 

Intendiamo tornare al controllo pubblico della Banca d’Italia e al ripristino della separazione tra banche di prestito e banche speculative, ossia alla politica economica e finanziaria da sempre difesa dalla DC, senza la quale non esiste né sovranità monetaria né sovranità nazionale.

 

Ricostruire la coesione territoriale tra Nord e Sud del Paese, insieme a quella generazionale con l’offerta ai giovani di nuove opportunità di lavoro, la difesa delle pensioni e del welfare society;  il ripristino della solidarietà tra gli interessi e i valori delle classi popolari e dei ceti medi produttivi: saranno questi, con la garanzia della sicurezza sul territorio, gli obiettivi che intendiamo sottoporre al giudizio del popolo italiano, stanco di una lunga stagione politica fallimentare in cui sono stati stravolti alcuni valori fondamentali in materia di politiche familiari e per la difesa della vita . Uno stravolgimento destinato a intaccare ancor più seriamente la coesione nazionale. Ora è tempo di ricostruire l’unità nazionale e di offrire al popolo italiano una nuova speranza.

 

Per tutti noi “ DC non pentiti” sarà anche il tempo di: “ Prove di una rinnovata  Democrazia Cristiana del XXI secolo” inserita a pieno titolo nel Partito Popolare Europeo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 23 Dicembre 2017

 


Serve una nuova speranza

 

Un incontro organizzato dall’On Paolo Cirino Pomicino e dal sottoscritto, dopo diversi  tentativi compiuti di riannodare le fila, si è svolto Mercoledì 20 Dicembre  presso la sede dell’UDC a Roma. Un incontro nel quale si è compiuto il miracolo della riunificazione delle diverse anime della Democrazia Cristiana, le quali hanno raggiunto l’accordo di operare insieme nella prossima campagna elettorale come indicato nell’allegato comunicato stampa finale condiviso da tutti i partecipanti.

 

Analoga adesione era stata espressa nei giorni scorsi  dall’On. Clemente Mastella in un convegno a Napoli con gli amici On Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’UDC, On  Giuseppe Gargani e lo stesso On Pomicino. Quelli che furono gli esponenti in gran parte della quarta generazione DC hanno ben operato per la riunificazione dell’area democratico cristiana. Un passaggio di testimone doveroso con i più giovani che ci auguriamo possano realizzare la quinta generazione DC.

 

Interesse per il progetto di dar vita a una più ampia aggregazione tra l’area DC e le componenti laiche che condividono i valori dell’umanesimo cristiano è stato già espresso dagli amici dell’associazione Costruire Insieme, presieduta dal sen Tarolli presente all’incontro con i Vice Presidenti Paolo Voltaggio e Francesco Rabotti e il segretario generale, Marco D’Agostini. Analogo interesse anche dal coordinatore del movimento Energia per l’Italia, Stefano Parisi.

 

L’On Domenico Menorello, il più giovane esponente DC presente in Parlamento e componente del gruppo parlamentare che fa riferimento  a Parisi, ha partecipato all’incontro romano con piena condivisione del positivo risultato raggiunto.

 

Si attendono altre adesioni di area cattolica e laica di movimenti, associazioni  e gruppi interessati a concorrere a garantire la governabilità del Paese in alleanza con il centro-destra,  al fine di superare il malgoverno della gestione renziana con il quale si chiude miseramente la stagione fallimentare della seconda repubblica.

 

Compito della lista DC sarà quello di riportare al centro della politica italiana, la realizzazione di politiche ispirate dalla dottrina sociale cristiana, unico credibile antidoto alle disuguaglianze intollerabili prodotte dal  dominio  del turbo capitalismo finanziario.

 

Ripristino della sovranità monetaria con il ritorno al controllo pubblico della Banca d’Italia, il ripristino della separazione tra banche di prestito e banche speculative, ossia alla politica economica e finanziaria da sempre difesa dalla DC; difesa del valore della famiglia naturale fondata sull’unione di un uomo e di una donna, contro le derive laiciste di una cultura relativistica che sta distruggendo il senso stesso della famiglia italiana.

 

Una politica in grado di garantire i pilastri essenziali su cui si fonda l’unità nazionale: la famiglia, il sistema pensionistico e della sanità, la sicurezza senza la quale non esiste più lo stato di diritto con il superamento dei divari territoriali e generazionali non più tollerabili.

 

E’ tempo che i cattolici escano dalla condizione di irrilevanza in cui sono stati ridotti, anche per loro responsabilità, per offrire al Paese una nuova speranza.

 

L’apporto che l’area democristiana insieme alle componenti di cultura laica disponibili a condividere lo stesso progetto, sarà essenziale per garantire al centro-destra, con la vittoria alle prossime elezioni, la governabilità del Paese. Candidati onesti, professionalmente competenti e di assoluta moralità dovranno essere le donne e gli uomini che la DC metterà in campo per portare in Parlamento un nucleo di politici ai quali fare riferimento nell’opera di ricostruzione politico culturale indispensabile nelle diverse realtà locali. Donne e uomini cui chiederemo di condividere il codice etico aggiornato, che fu già quello redatto a suo tempo da Guido Gonella, per non ritrovarci in situazioni incompatibili con la nostra professione di fede.

 

Di seguito si allega copia del comunicato finale condiviso ieri dai democratici cristiani desiderosi di ritrovarsi uniti sotto lo stesso glorioso scudo crociato con cui De Gasperi, Moro e Fanfani hanno fatto grande l’Italia. La DC seppe assicurare  l’indispensabile coesione tra gli interessi e i valori dei ceti popolari con quelli  dei ceti medi; una coesione che il dominio dei poteri finanziari, sostenuti dai giullari del trasformismo renziano,  ha definitivamente travolto, causa essenziale dell’anomia sociale, economica, politica e istituzionale in cui è miseramente precipitata l’Italia.

Ora serve una nuova speranza!

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)

Coordinatore del think tank “ Veneto Pensa”

Venezia, 21 dicembre 2017


Comunicato stampa

 

Riunione nella sede dell’UDC a Roma dei Partiti e Movimenti collegati alla tradizione democratico cristiana.

 

Presenti in rappresentanza delle varie componenti: l’On Lorenzo Cesa, On Alberto Alessi, On Mario Tassone, On Giuseppe Gargani, l’On Paolo Cirino Pomicino, il Dr Ettore Bonalberti, il Dr Mario Magnola, Dott.ssa Valentina Valenti, Dr Leo Carmelo e tanti altri.

 

Si è raggiunto un accordo complessivo che è quello di verificare con tutti coloro che hanno fatto la storia della Democrazia Cristiana e che hanno condiviso valori e aspirazioni, obiettivi e finalità, l’opportunità e la fattiva concreta aspirazione per affrontare insieme le prossime elezioni politiche.

 

I convenuti si sono dichiarati convinti che la DC si presenti compatta con il proprio simbolo e propria denominazione, formando un’alleanza forte dell’autonomia e dell’attualità dei propri ideali fondati sulla sussidiarietà, nonché desiderosa di un’autentica classe dirigente, formando UN’ALLEANZA CON IL CENTRO DESTRA E CON UN’EQUA DISTRIBUZIONE DEI DIRITTI E DEI DOVERI DI CIASCUNA DELLE COMPONENTI.

 

Si è altresì convenuto che con gli alleati è urgente presentare un programma economico-sociale di ricostruzione del settore produttivo per un’autentica apertura alla socialità e per garantire la governabilità del Paese.

 

Roma, 20 Dicembre 2017

Fontana: basta con il doppio gioco

 

Ecco la prova di un navigatore che va di bolina, come ho scritto nella mia ultima nota:

 

 

10/12/2017 07:11, Eleonora Mosti ha scritto a Gianni Fontana e ad altri amici la seguente mail:

 

Carissimi amici, nel dare seguito a quanto felicemente convenuto negli ultimi tempi, tramite incontri o contatti personali, di dar vita ad un Soggetto politico autonomo ispirato alla Dottrina Sociale cattolica e ad impegnarsi congiuntamente in breve tempo per delinearne ogni profilo funzionale alla sua configurazione e organizzazione, siamo invitati a partecipare , sotto i buoni auspici di Mons. Simoni e di Don Gianni Fusco, che cortesemente ci ospita, ad un primo incontro operativo che si terrà lunedì 11 dicembre dalle ore 15,30 alle 17,30 in Roma, Via Alberico II 4, 1° piano (Istituto Pontificio) ( Metro A - Staz. Ottaviano o Lepanto).

Attesa l’importanza dell’iniziativa, viene raccomandata vivamente la presenza.

Un caloroso saluto

Convergenza Cristiana 3.0

 

La domanda che si impone a Gianni Fontana con cui abbiamo combattuto fianco a fianco dal 2012 per la rinascita della DC, è la seguente: come può il Presidente della DC in carica partecipare, come fa da diversi mesi, a incontri e riunioni nelle quali l’obiettivo è la formazione di un nuovo partito? Se a Fontana non sta più bene restare nella DC  smetta di fare il doppio gioco  e compia  un gesto di coerenza e lealtà verso i soci del partito: dia le dimissioni da presidente della DC e corra pure a dar vita al nuovo soggetto politico a lui caro.

Noi siamo interessati a costruire una lista di tutti i democratico cristiani italiani sotto lo stesso simbolo dello scudo crociato disponibili a concorrere con altri amici di culture politiche ispirate ai valori dell’umanesimo cristiano a garantire la governabilità del Paese.

 

Ettore Bonalberti

 

 


Quanto il leader va di bolina

 

Cambia il testo dell’intervento di Gianni Fontana tenuto all’assemblea DC del 18 Novembre., sul sito ufficiale del partito con questa motivazione:

 

“Su indicazione di Gianni Fontana invio il testo dell’intervento da lui pronunciato in occasione dell’ assemblea dei soci iscritti ‘92-‘93, tenutasi il 18 novembre u.s. presso il Teatro Golden di Roma. Il motivo di questa sua richiesta consiste nel rimediare a un equivoco provocato dalla segreteria di Gianni Fontana, la quale aveva provveduto a inviare la bozza di un testo che non corrisponde in parte alle parole da lui effettivamente pronunciate. E’ disponibile anche audio. Dott. Roberto Paolucci” .

 

Peccato perché disponiamo  del testo ufficiale letto da Fontana, con correzioni autografe di Gianni, che ci è stato da  lui consegnato a fine assemblea, affinché potessimo redigere alcune note di commento. Ebbene in quel testo a pag. 2 e 3 si legge testualmente quanto da noi correttamente riportato:

 

“ Tutti insieme, portiamo il nostro fraterno e bene augurante benvenuto anche a Lorenzo Cesa col quale, insieme ad altri democratico-cristiani, ci siamo incontrati due giorni fa presso il suo studio. E’ stata raggiunta un’intesa che, con fattiva e limpida speranza, porto stamattina davanti al vostro giudizio. Essa consiste nell’adesione di diversi soggetti politici di radice popolare e democristiana alla costruzione di una lista, all’interno del centro destra, che si fregerà del simbolo dello scudo crociato e del nome “ Unione democratici-cristiani”. L’obiettivo è riunificare i diversi rivoli in un grande fiume.”

 

Si tratta di capire, allora  perché quella frase decisiva, atteso che era il risultato di un incontro politico svoltosi nello studio dell’UDC di Lorenzo Cesa, giovedì 17 novembre, presenti con Fontana: Bonalberti, Pomicino. Grassi, Alessi e Gargani, è stata tolta dal documento registrato?

 

Noi ci siamo attenuti al testo scritto consegnatoci, mentre dalla registrazione di Paolucci quella frase sembrerebbe dimenticata o volutamente censurata.

 

Ancora una calcolata amnesia di Fontana? Oppure la continuazione di un’ambigua posizione politica che, fosse vera la versione della registrazione, fornirebbe l’immagine di un leader che assume di “andar di bolina”: punta a dritta per andare effettivamente a sinistra?

 

Sarà Fontana a dover sciogliere l’equivoco

 

Da parte nostra la scelta è compiuta: riunire tutti i DC sotto un’unica lista e lo stesso simbolo e partecipare da DC uniti a un più vasto rassemblement populaire inserito nel blocco del centro-destra, unica strada per garantire una rappresentanza ai DC nel prossimo parlamento.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Dicembre 2017

 

 

 

 

Per un soggetto politico NUOVO, PLURALE e DEMOCRATICO

 

Era  presente una piccola minoranza ieri al Russott Hotel di Mestre, quella di coloro che avevano raccolto l’invito a discutere con il sen Ivo Tarolli del libro: “ Il Tempo del coraggio”-L’Italia fra rassegnazione e riscatto . La ripartenza dei cristiano popolari.

 

Peccato perché i temi trattati da Tarolli sono stati quanto mai importanti, collegati a un’analisi puntuale e rigorosa della società italiana che non è ancora comunità, né più società, per dirla con Ferdinand Tönnies, ma vive una condizione di perniciosa anomia di cui l’astensionismo elettorale ne è l’indizio più eloquente.

 

L’Albero della Vita è la metafora efficace elaborata dal prof Pilati dell’Università di Trento, presente all’incontro, cui Tarolli ha fatto riferimento. La metafora che, dal seminario di Rovereto (luglio 2015) sino alla costituzione dell’associazione “Costruire Insieme”, ha accompagnato tutto il lungo percorso  compiuto insieme e del quale, il “ Tempo del coraggio”, è la sintesi più completa di testimonianze autorevoli e di contributi specifici sui temi di diretto interesse della società italiana.

 

Tarolli, facendo riferimento a recenti studi della Banca d’Italia, ha rilevato come nessuno dei principali indicatori economici, finanziari, sociali, culturali e morali, sono minimamente confrontabili tra quelli positivi dei quarant’anni di guida DC del Paese, e gli ultimi venticinque anni della lunga transizione dalla prima a questa seconda repubblica. Anni nei quali la diaspora intervenuta nel mondo cattolico, dopo la fine politica della DC, ha reso la presenza di ispirazione cristiano sociale e popolare del tutto irrilevante sulla scena politica.

 

Di qui la scelta operata da “Costruire Insieme” di inviare, come è stato fatto, una lettera del presidente Tarolli a tutti i vescovi italiani, di  presentazione del nostro libro “ Il Tempo del coraggio”, con il quale indichiamo alcune linee di impegno: “ dall’”appello” di Rovereto a Papa Francesco: “ mettetevi in politica, per favore, nella grande politica, nella politica con la “P” maiuscola”.

 

Riteniamo, infatti, secondo quanto indicato dal Papa e dal card Bassetti, Presidente della CEI, che sia giunto il momento per un nuovo impegno politico dei cattolici, dopo il ventennio della diaspora e la riduzione della cultura di ispirazione cristiano sociale alla condizione attuale di irrilevanza. Come suggerito nel libro da S.E. il card Giovanni Battista Re e dagli Ecc.mi Vescovi,  Mons Toso e Mons Simoni, serve la presenza nella politica di esponenti ispirati dalla dottrina sociale della Chiesa, testimoni fedeli in un tempo dominato dal nichilismo e dal laicismo che stanno alla base della condizione di anomia in cui versa la società italiana e internazionale.

 

Confrontarci con la gerarchia della Chiesa in questa delicata fase della vicenda politica italiana e acquisirne le eventuali indicazioni e proposte, ci sembra quanto mai utile e opportuno, in vista dell’assunzione delle nostre autonome responsabilità di laici cristianamente ispirati nella “città dell’uomo”.

 

Da parte mia, mi sono assunto l’impegno di incontrare i vescovi delle nostre diocesi del Veneto e del Friuli V.Giulia e sono giunte già le prima quattro conferme di incontri  programmati nel mese di Dicembre a Padova, Vittorio Veneto, Vicenza e Trieste.

 

Non cerchiamo endorsement particolari, ma la verifica delle nostre intuizioni e proposte e  la ricerca di eventuali sollecitazioni da assumere nelle scelte che nella nostra autonomia compiremo da qui a pochi mesi.

 

Su queste  il pensiero di Tarolli e di “Costruire insieme”, anche dopo l’importante incontro tenutosi a Roma giovedì 23 novembre, è molto preciso: si tratta di concorrere alla costruzione di un soggetto politico che avrà le seguenti caratteristiche: NUOVO, PLURALE e DEMOCRATICO.

 

NUOVO, perché dovrà essere in grado di recepire modalità di partecipazione e di espressione della volontà popolare corrispondente alle nuove e diverse sensibilità presenti nella realtà italiana.

 

PLURALE, perché accanto al nucleo fondante rappresentato dall’unità delle diverse componenti che si rifanno all’esperienza politica democratica cristiana e della più vasta realtà cattolica e popolare, dovrà mettere insieme le culture storiche liberali e riformiste, che si riconoscono nei principi e nei valori fondanti dell’umanesimo cristiano.

 

DEMOCRATICO, perché i modelli leaderistici e prevalentemente  mediatici che si sono imposti negli ultimi venticinque anni in Italia, si sono rivelati inadeguati a rappresentare una più complessa realtà oggi renitente al voto ben oltre il 50% del corpo elettorale.

 

Di qui l’idea di un vasto rassemblement popolare che, all’interno del centro-destra, con una propria lista autonoma, possa mettere insieme la nostra migliore tradizione politica con quella degli amici di Stefani Parisi e di altri movimenti, associazioni e gruppi interessati al progetto.

 

La scelta di un blocco, come quello del centro-destra, è una linea tattica obbligata, considerati i paletti imposti dalla legge elettorale, il “rosatellum” votato dai “nominati illegittimi” del parlamento, con l’obiettivo prevalente della loro autoconservazione.

 

Molti sono gli ottimisti in giro che auspicano l’avvio di un quarto polo distinto e distante dai tre blocchi. Per la verità essi sono assai poco “vincoli” e molto “sparpagliati”, parafrasando un antico adagio di Peppino De Filippo; lucidi sognatori a rischio di perseguire dei wishful thinking, delle pie illusioni, quando invece, è stato ribadito con forza ieri sera, il nostro primo obiettivo è quello di garantire un’adeguata rappresentanza parlamentare a un’attiva minoranza organizzata di cattolici cristianamente ispirati, in grado di inverare nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali  delle encicliche sociali della Chiesa cattolica, offrendo una nuova speranza a famiglie, comunità intermedie e imprese , ossia ai pilastri fondamentali della società italiana.

 

Questo è quanto è stato anche approvato all’unanimità (1 solo voto contrario) il 18 novembre scorso dall’assemblea dei soci DC tenutasi a Roma, la cui convocazione rimane aperta per il prossimo 2 dicembre e  nella quale tireremo le somme di questo percorso che, vissuto fianco a fianco a “ Costruire Insieme” , troverà una naturale confluenza alle prossime elezioni politiche.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Novembre 2017

 

 


Verso l’unità dei Democratici cristiani

 

Con l’assemblea dei soci della DC riuniti a Roma, Sabato 18 Novembre al teatro Golden di Via Taranto, prende il via il progetto per la ricomposizione dell’area democratico cristiana, con cui si intende porre fine alla diaspora che ha contrassegnato gli ultimi ventiquattro anni della politica italiana.

 

Nel deserto delle culture politiche in cui si trascina la rappresentanza istituzionale del Paese, torna in campo la volontà di costruire un nuovo soggetto politico ampio e plurale, con il quale si superano le antiche e obsolete divisioni per ricomporre l’unità dei democratico cristiani.

 

Con gli interventi di Gianni Fontana, presidente della DC, di Paolo Cirino Pomicino anche a nome di Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’UDC, di Maurizio Eufemi, anche a nome  di Mario Tassone,   segretario nazionale del NCDU, è stata confermata la volontà di dar vita ad un nuovo soggetto politico unitario, ispirato ai valori e principi della dottrina sociale della Chiesa, impegnato nell’attuazione integrale della Costituzione. Tutti uniti sotto lo stesso simbolo e lo stesso nome.

 

Un obiettivo per il quale anche Ivo Tarolli, presidente dell’associazione Costruire Insieme, ha espresso il suo interesse, con l’intento di contribuire alla costruzione di un rassemblement ampio e plurale.

 

Nella sua relazione, il presidente della DC, Gianni Fontana, ha sostenuto il progetto di “favorire l’adesione di diversi soggetti politici di radice popolare e democristiana alla costruzione di una lista, all’interno del centro destra, che si fregerà del simbolo dello scudo crociato.  In tal modo,  finalmente, il grande fiume carsico disperso in più rivoli negli oltre ventiquattro anni della diaspora democristiana, tornerà a riunirsi in un unico e consistente alveo.

 

Approvata con consenso pressoché unanime ( un solo voto contrario), la relazione di Fontana rappresenta un passaggio importante verso la formazione di un unico partito dei Democratici Cristiani Uniti (DCU).  E’ questa l’importante novità emersa dall’assemblea di Roma, ossia quella di un’offerta politica destinata a mobilitare un vasto movimento periferico, con l’avvio dei comitati civici  dei democratici cristiani in tutti i comuni italiani.

 

Può ritornare la speranza, specie in quell‘elettorato da troppo tempo renitente al voto, con un partito, come quello della DC unita, che si pone l’obiettivo, che fu quello storico dei cattolici democratici, di saldare gli interessi dei ceti medi con quelli delle classi popolari; una speranza che è venuta meno nel ventennio dello scontro senza fine tra berlusconiani e anti berlusconiani.

 

 

L’obiettivo è di far sì che “la Politica sia un vero servizio disinteressato verso la comunità, un alto atto di carità” (Paolo VI), consapevoli che si é per decenni vissuto e  si è continuato a vivere il presente con leader politici che “guardano alle prossime elezioni e non da statisti che guardano alla prossima generazione” (Alcide De Gasperi).

 

Nei prossimi mesi e nell’impegno unitario della campagna elettorale, con tanti cittadini e amici di buona volontà, di tanti movimenti e Associazioni di cattolici e laici ispirati cristianamente, i Democratici Cristiani Uniti (DCU) intendono realizzare un progetto di ricostruzione dell’Italia che sia ispirato agli ideali cristiani con un contributo originale di pensieri e valori.

 

 E’ condivisa l’idea che si debba con urgenza dimostrare di voler “Servire la Politica e non servirsi della politica” (Don Luigi Sturzo) e sconfiggere quella che è degenerata in un’opportunistica appropriazione dello Stato e delle sue Istituzioni a fini personali e di gruppi organizzati; come è unanime la proposta di costruire insieme l’edificazione e il miglioramento del bene comune delle comunità e soprattutto dei più indigenti, per la ricostruzione della Polis e dell’Italia a favore delle nuove generazioni.

 

Se la riapertura degli uffici della DC a Piazza del Gesù la settimana scorsa, ha voluto significare il ritorno simbolico alle radici del partito di De Gasperi, La Pira, Moro e Fanfani, la ricomposizione dell’unità dei democratici cristiani e la fine della diaspora è il contributo migliore che gli eredi di quella storia politica possono offrire oggi all’Italia: tutti insieme sotto lo stesso simbolo dello scudo crociato da Democratici Cristiani Uniti..

 

Ettore Bonalberti

Roma, 18 Novembre 2017

 

 

I

Il ritorno della Democrazia Cristiana: un nuovo lievito per la Politica italiana

di Ettore Bonalberti e Antonino Giannone

 

La capacità che un tempo fu propria della DC e degli altri partiti democratici di saldare gli interessi dei ceti medi e di quelli popolari, è venuta meno nel ventennio dello scontro senza fine tra berlusconiani e anti berlusconiani.

 

Il terzo stato, un tempo largamente rappresentato dalla DC, ha, dapprima, accolto con favore l’illusione della secessione leghista del Nord; successivamente la grande speranza, rivelatasi impossibile, della promessa “rivoluzione liberale” berlusconiana, per ridursi nelle ultime elezioni nazionali e regionali a disertare le urne (quasi il 50% dell’elettorato) o nell’ultimo rifugio per il giovane fiorentino vissuto come l’ultima possibilità di un Paese frustrato e alla deriva. Purtroppo per chi ci ha creduto, Renzi&PD&C hanno fallito per unanime giudizio tranne che per i poteri della grande finanza e delle banche.

 

E’ in questo quadro che perdura una gravissima crisi morale, culturale, istituzionale, economica, sociale e politica le cui origini vanno ricercate non solo negli errori accumulatisi al declino della “prima repubblica” e resi ancor più manifesti in quelli della cosiddetta “seconda”, ma nel concomitante effetto di politiche europee fallaci e di una globalizzazione nella quale, la finanza ha finito con il fare aggio sull’economia reale e sulla politica. Sono state intaccate profondamente le stesse strutture democratiche degli stati occidentali. Inoltre, la perdita della sovranità monetaria e del ruolo delle Banche centrali hanno reso gli Stati dipendenti dalla politica monetaria di una Banca: la BCE fortemente condizionata dalla politica della Germania e dei Paesi del Nord Europa.

 

La sovranità Popolare va progressivamente spegnendosi con effetti negativi sul rispetto dei diritti sanciti nelle Costituzioni Repubblicane che ancora resistono nei Paesi del Sud Europa: Grecia- Italia- Spagna- Portogallo. Non e’ un caso che i grandi poteri finanziari pubblicamente avessero chiesto a Matteo Renzi, allora Presidente del Consiglio, di agire al cambiamento della Costituzione con il SI al Referendum miseramente naufragato con la grande vittoria Popolare del NO al Referendum.

 

Da anni perseguiamo l’idea di una risposta popolare e democratico cristiana alla crisi italiana ed europea, non già per nostalgiche riproposizioni di ciò che è stato e storicamente non è più riproponibile, ma nella consapevolezza che le risposte alla crisi prodotta dal turbo o finanz-capitalismo sono ancora una volta giunte dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica.

 

Come fu la “Rerum Novarum” di Leone XIII a indurre i murriani prima e i popolari sturziani poi, di fronte alla crisi e ai drammi sociali del primo capitalismo industriale, a proporre l’esperienza politica dei cattolici in Italia; così come lo fu la “Quadragesimo Anno” di PIO XI e gli insegnamenti pacelliani a guidare l’azione politica dei democratici cristiani dalla Resistenza all’esperienza politica della DC, nell’attuale situazione di crisi mondiale del turbo capitalismo è nella “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II, nella “Caritas in veritate” di Benedetto XVI e nella “l’Evangelii Gaudium” di Papa Francesco che troviamo gli orientamenti pastorali da cui muovere e cercare di tradurre politicamente nella “città dell’uomo”.

 

Ma nell’azione politica da dove partire per mantenere un orientamento coerente? Riteniamo che la nostra azione debba essere coerente con un codice etico e di valori fondanti su cui ritrovare l’ubi consistam di quanti, cattolici e laici cristianamente ispirati, sentono l’urgenza di superare le divisioni e di ricomporre la vasta galassia dei popolari, dei “DC non pentiti”, e di tutti coloro che sono interessati a costruire il progetto di una nuova speranza e di un nuovo soggetto politico democratico, laico, popolare, riformista, europeista, transnazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano e che si collochi nel PPE, che comunque va aggiornato e riposizionato sui suoi valori fondanti di Europa dei Popoli e non delle Banche che ispirarono Adenauer, De Gasperi e Schuman, tre Statisti Cristiani.

 

L’obiettivo è di fare sì che “la Politica sia un vero servizio disinteressato verso la comunità, un alto atto di carità” (Paolo VI). Abbiamo per decenni vissuto e continuiamo a vivere il presente con leader politici che “guardano alle prossime elezioni e non da statisti che guardano alla prossima generazione” (Alcide De Gasperi).

 

Speriamo e siamo fiduciosi che i prossimi leader delle giovani generazioni, non solo della Democrazia Cristiana, siano legittimati dalle scelte dirette fatte dai cittadini e non dei nominati dai partiti politici senza un consenso popolare. Ci rivolgiamo pertanto ai prossimi giovani Dirigenti della DC con questa riflessione che “Tu non sarai un leader se nella massa vedi soltanto lo sgabello per salire. Lo diventerai se hai l’ambizione di salvare tutte le anime. Non puoi vivere, volgendo le spalle alla folla: ti è necessaria la brama di renderla felice” (San J. Maria Escrivà).

 

Nei prossimi mesi, con tanti cittadini e amici di buona volontà, di tanti movimenti e Associazioni di Cattolici e Laici ispirati cristianamente, vorremmo riuscire realizzare un progetto di ricostruzione dell’Italia che sia ispirato agli ideali cristiani con un contributo originale di pensieri e valori. E’ Il Tempo del Coraggio che con l’Associazione Costruire Insieme, stiamo promuovendo presso tutte le Diocesi per ascoltare i bisogni delle persone e delle comunità e ricercare le ipotesi di proposte politiche sostenibili.

 

Serve con urgenza dimostrare di voler “Servire la Politica e non servirsi della politica” (Don Luigi Sturzo) e sconfiggere la politica che e’ degenerata in un’opportunistica appropriazione dello Stato e delle sue Istituzioni a fini personali e di gruppi organizzati.

Serve con urgenza Costruire Insieme l’edificazione e il miglioramento del bene comune delle comunità e soprattutto dei più indigenti per la ricostruzione della Polis e dell’Italia a favore delle nuove generazioni.

 

Ettore Bonalberti e Antonino Giannone

- ALEF (Associazione Liberi e Forti)

- Soci fondatori Associazione

“Democrazia Cristiana” e “Costruire Insieme”

Venezia, 17 Novembre 2017


Da Fasulein a Balanzone: la metamorfosi di Casini

 

 

L’On Casini su La Stampa abbandona il suo tradizionale stile alla “Fasulein” e assume quelli del saccente Balanzone, dichiarando perentoriamente: “ L’Italia non diventi terreno di azione della speculazione finanziaria internazionale”.

 

Ma come? A seguito di mirati Q-Time della Commissione Finanze del Mov. Cinque Stelle di Roma che hanno ricevuto le conferme dal MEF e da Banca d’Italia, è stato definitivamente scoperto (marzo 2017)  che:

 

1) fondi speculatori kazari  controllerebbero le  banche quotate italiane e quindi dal 1992/93 anche Banca d’Italia (risposta del MEF). Vari  giornali, tra cui il Fatto Quotidiano, Il Messaggero,… hanno riportato la notizia di “Mister 99%”  rappresentante di fondi speculatori stranieri.

2) ” i depositi”, utilizzati per concedere prestiti, dal 1992/93 non derivano più da attività di raccolta tra il pubblico, ma sono virtuali, “creati” digitalmente.  Banca d’Italia, con una dichiarazione epocale (in allegato),  in risposta al Question –Time della Commissione Finanze del Movimento Cinque Stelle, ha infatti confermato che i depositi della clientela non sono veri depositi, ma virtuali ,  creati  ossia da qualcuno con un clic. Questa importante asserzione costituisce implicita conferma da parte di Banca d’Italia che pertanto anche gli  importi del prestiti (dei mutui ipotecari/fondiari,…  ),  accreditati,  a titolo di tali depositi,  dal 1992/93 sui conti correnti degli italiani, sono stati a monte creati con un clic e poi illegittimamente prestati in Italia, illegittimamente in quanto le banche in Italia essendo intermediarie del credito possono solo fungere,  per la Legge italiana,  da intermediarie tra “il denaro raccolto tra il pubblico” ( e non invece creato) e prestito. 

CHI E’ QUEL QUALCUNO CHE CONTROLLA LE BANCHE  ITALIANE QUOTATE E QUINDI  PURTROPPO ANCHE BANCA d’ITALIA, SI PRESUME DAL 1992/93.

Tutte le banche italiane quotate  sono  risultate controllata nel capitale flottante (che costituisce dal 1992/93 circa l’85% del totale capitale delle banche quotate italiane ) da una  decina di fondi speculatori stranieri,  precisamente kazari,  attraverso interposte persone fisiche, in realtà avvocati dello studio legale Trevisan di Milano, delegati di circa 1900 entità finanziarie, che a loro volta è risultato che abbiano sub-delegato  ad essi fondi speculatori.  Pertanto essi fondi speculatori stranieri  controllando si presume sin dal 1992/93  Banca Intesa, Unicredit , Carisbo  Carige e BNL, unitamente alle rappresentate al voto Inps e Generali,  controllerebbero , eseguiti tutti i calcoli di sbarramento al voto, con 265 voti su 529 anche l’organo di vigilanza Bankitalia Spa,  dal 1992/93   illegittimamente, quindi in aperta violazione dell’art. 47 della Costituzione Italiana “la Repubblica controlla il credito”  e la Repubblica non sono certamente una decina di fondi speculatori stranieri, con tutte le conseguenze che sono derivate, essendo venuta improvvisamente  a mancare  la vigilanza bancaria in Italia, in termini di colossali truffe (derivati sul tasso e sulla valuta ),  costi abnormi (CMS per 270 miliardi di euro addebitate oltre ad interessi ) ed  illegittimo prestito di denaro creato con un clic .   Fondi speculatori stranieri controllanti le banche italiane  e pertanto amministratori di fatto responsabili secondo Cass. n. 25432/2012 e n. 19716/2013 , quanto le banca, in solido ed in via principale,   nel risarcimento del danno.

 

Questa, caro Pierferdinando, è la realtà bancaria e finanziaria italiana e dovreste partire proprio da lì.

Nella prossima legislatura ci auguriamo che si dia spazio a nuovi attori politici in grado di assicurare:

1)   il ritorno al controllo pubblico della Banca d’Italia;

2)   il ripristino della legge bancaria del 1936, con la separazione tra banche commerciali e banche speculative, ri-appropriandosi in tal modo  della sovranità  monetaria,  sottratta all’Italia nel 1992/93 col d.lgs n. 481 del 14 Dicembre 1992 che abolì di soppiatto, dopo 56 anni, la separazione  bancaria,  decreto emesso da Amato e Barucci e sottratta col Provvedimento di Banca d’Italia del 31 Luglio 1992, emesso da Lamberto Dini, con cui è stata modificata inspiegabilmente all’insaputa di tutti, non essendo,  né una legge , né un decreto legge , né un decreto legislativo, la contabilità di partita doppia del sistema bancario italiano; fatto che avrebbe consentito, a questi fondi speculatori , secondo alcuni autori,  una colossale miliardaria evasione fiscale (circa 1350 miliardi di euro evasi) della sorte capitale pagata dagli ignari piccoli  mutuatari italiani, denaro creato da questi fondi speculatori con un clic a Nassau, doc. desecretati dimostrano,  invece che raccolto tra il pubblico in Italia e ad essi ignari  mutuatari italiani  illecitamente prestato a partire dal 1 Gennaio1993.

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Novembre 2017

 


Riaperta la sede a Piazza del Gesù  e ora avanti con l’unità di tutti i DC

 

In un clima di grande commozione si sono inaugurati ieri gli uffici della DC nazionale nella sede storica di Piazza del Gesù,46.

 

Non sono più le “trenta stanze”  che De Gasperi sosteneva fossero “sufficienti al partito per governare l’Italia”, ma tre ampi locali che gli eredi della Balena bianca, da “medici scalzi”, come ha dichiarato ieri l’On Gianni Fontana, presidente del partito, sono la base di ripartenza per ricomporre l’unità dell’area popolare e democratico cristiana italiana.

 

Erano presenti vecchi e nuovi sostenitori e simpatizzanti, si sono notati, tra gli altri, gli Onn. Mannino, Zolla, Tarolli, Tassone, Nisticò, Eufemi e centinaia di militanti giunti da molte parti d’Italia attratti dalla bella notizia del ritorno a Piazza del Gesù. Significativa anche la partecipazione di alcuni amici sin qui protagonisti di una serie di distinguo critici come Angelo Sandri, Antonio De Simoni e  l’avv. Cerenza, lieti di tornare alla casa comune.

 

Gianni Fontana, nell’improvvisata conferenza stampa tenuta in uno dei locali in cui campeggiavano i ritratti dei padri fondatori: Surzo, De Gasperi, Moro, insieme ad  un manifesto  in cui erano raffigurati tutti i segretari del partito che si sono succeduti nella storia DC, da De Gasperi a Martinazzoli,  ha così esordito: “Oggi inauguriamo la sede storica della DC e partiamo da tre locali, con sobrietà e umiltà, ma con una grande determinazione per cercare di attuare le riforme sociali che servono la Paese. Noi torniamo in politica, per apportare un contributo forte di valori, riprendere il cammino che abbiamo lasciato ma ponendoci nuovi orizzonti per ricostruire l'Italia. Serve un politica che dia speranza nel futuro e faccia uscire il nostro Paese da questo momento di instabilità. Per questo ci presenteremo alle elezioni nel 2018,  con un programma nuovo, tutto rivolto in avanti”.

 

Gli stessi concetti che in maniera assai più approfondita Fontana ha enunciato nella prima riunione del consiglio di presidenza., che ha voluto raccogliere attorno a sé alla vigilia di alcuni importanti appuntamenti che caratterizzeranno il mese di Novembre sino alla data del 10 Dicembre, nella quale il partito è impegnato a concorrere alla costruzione di un comitato nazionale provvisorio espressivo di tutte le diverse anime di ispirazione democratico cristiana  con le quali partecipare alle prossime elezioni politiche.

 

Ricordato che la crisi italiana sta assumendo caratteri di tipo entropico, nella quale non appaiono  chiare le prospettive nella babele delle inculture politiche prevalenti e il sistema rischia di collassare,

 

Fontana ha anche sottolineato che, in questa situazione, risulta ancor più necessaria una proposta politica ispirata ai valori della dottrina sociale cristiana come quella che la DC è in grado di mettere in campo. Serve, ha aggiunto, una minoranza organizzata e forte che abbia la capacità di vedere il futuro; un gruppo minoritario che abbia l’ambizione di diventare la coscienza critica del Paese, in grado di  offrire virtuosi consigli e dialoghi e non per creare la sensazione di divisioni e difficoltà e incapacità di trovare un’idea una prospettiva.

 

Dopo un ampio dibattito nel quale sono intervenuti, tra gli altri, Gubert, Lisi, Fabbrini, Luciani, Zolla, Fago, Barbuto, Portacci, Bonalberti, Cugliari, Rosini, Valenti, Carmagnola e De Maio, l’incontro si è concluso in un clima di grande unità dando il mandato al Presidente di incontrare nei prossimi giorni i diversi esponenti dei gruppi che fanno riferimento alla comune matrice democratico cristiana per verificare le condizioni concrete per giungere alla formazione di un comitato nazionale unitario.

 

Premessa indispensabile: il riconoscimento del  ruolo di Fontana, quale presidente giuridicamente riconosciuto della DC, alla quale appartiene a tutti gli effetti nome e simbolo dello scudo crociato, così come conseguente alla sentenza della Corte di Cassazione che, senza alcun altra possibilità di replica, ha sancito con delibera n.25999 del 23.12.2010 che: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”

 

Sulla base della verifica dei prossimi giorni, l’assemblea dei soci DC, convocata a Roma Sabato 18 Novembre prossimo al Teatro Golden in via Taranto,36, alle ore 9,30 assumerà le decisioni conseguenti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 10 Novembre 2017



 

 


Cosa ci insegna il voto siciliano e di Ostia

 

La condizione di anomia e disaffezione che caratterizza la lunga stagione della crisi politica, istituzionale, economica e sociale dell’Italia, si conferma con il voto siciliano e la prova elettorale nella municipalità di Ostia ( oltre 226.000 ab.). In Sicilia si astiene dal voto il 54% degli elettori e al Comune di Ostia quasi due elettori su tre. In entrambi i casi si usciva da una situazione fallimentare  delle  amministrazioni precedenti

 

La più negativa di tutta la storia post bellica siciliana  quella di Crocetta a Palermo; addirittura inquinata da infiltrazioni criminali quella di Ostia.

 

In Sicilia prevale il centro destra  guidato da un galantuomo di Fratelli d’Italia, Nello Musumeci, con quasi il 40% dei voti, grazie a una vasta coalizione di partiti e movimenti, tenuti insieme dal “patto dell’arancino” siglato da Berlusconi, Salvini e Meloni.

 

Qui, come a Ostia, accade un fenomeno destinato a caratterizzare il prossimo scenario politico che precederà il voto delle elezioni di primavera: la nascita di un bipolarismo di tipo nuovo che si svolgerà tra il centro-destra nel quale, volenti o nolenti, si impone l’egemonia del Cavaliere, e il M5S, che, se non vuol fare la fine di Tano Belloni nel ciclismo ( “ l’eterno secondo”) dovrà attrezzarsi all’apertura a forme diverse di collaborazione.

 

Nonostante una legge elettorale, il “rosatellum”, costruito su misura delle forze politiche che hanno sin qui “illegittimamente” occupato le poltrone parlamentari, il PD renziano rischia molto. Dal voto siculo e ostiense risulta essere il grande sconfitto,  destinato a un processo di inevitabile, dolorosa e  seria autocritica dopo l’ubriacatura nel potere dell’effimera e fallimentare stagione  del “giovin signore”.

 

Emblematico il ritiro del guanto di sfida da parte del candidato premier grillino, Di Maio, con la rinuncia al dibattito televisivo con Renzi programmato per stasera; un dibattito che era stato  richiesto qualche giorno fa proprio dallo stesso Di Maio. Un gesto quello di Di Maio, che, seppur discutibile sul piano del galateo dei duellanti, pone l’accento sulla perduta leadership e conseguente credibilità politica funzionale del leader toscano.

 

Il voto siculo, poi, segna il tramonto, forse definitivo, dell’impresentabile Alfano, dopo le capriole compiute dalla sua condizione di delfino berlusconiano prima, a leader del Nuovo Centro Destra poi, per ridursi a reggicoda del centro-sinistra renziano a Roma come in Sicilia.

 

Un’operazione di trasformismo politico che, nemmeno ai suoi corregionali siciliani, esperti da una lunga storia di questa assai poco nobile rappresentazione  di incoerenze nella politica, è risultata digeribile.

 

Resta, infine, un grosso rammarico: la presenza anonima e frastagliata, seppur in campo, di molti gruppi e persone direttamente o indirettamente legati alla nostra tradizione democratico cristiana.

 

Gli amici dell’UDC, da tempo possessori, ma non proprietari, del simbolo dello scudo crociato, la cui legittima proprietà appartiene alla DC storica, oggi rappresentata dal Presidente, Gianni Fontana, che proprio domani si accinge a riaprire gli uffici della DC nella gloriosa sede di Piazza del Gesù, nonostante la recente sentenza favorevole a Rotondi nella causa con Cesa, hanno potuto sfruttare al meglio la loro ben nota presenza in terra siciliana, così come altri amici si sono candidati con alterne fortune, tanto nelle liste a sostegno di Musumeci, che in quelle a fianco del prof  Micari.

 

Insomma anche in Sicilia l’ennesima, e ci auguriamo ultima, palese dimostrazione dell’assenza di una cultura politica di chiara ispirazione democratica cristiana, che, come ha scritto con grande lucidità, l’amico Lillo Mannino  in un’intervista a Luca Rocca, sarebbe invece ciò che meglio servirebbe oggi alla Sicilia e all’Italia.

 

Se, come appare dopo il voto siciliano, il nuovo bipolarismo che si impone è quello tra il centro-destra a trazione berlusconiana, in cerca della definitiva legittimazione di supremazia rispetto a Lega e Fratelli d’Italia, e il M5S, c’è da chiedersi su quali culture politiche avvenga oggi il confronto.

 

Entrambi gli schieramenti, infatti, non solo sono incapaci da offrire una speranza a oltre la metà del corpo elettorale, ma sono loro stessi fondati su equilibri precari. Il centro  destra é un assiemaggio di posizioni diverse su molte questioni qualificanti che attengono ai governo del Paese; il M5S, ricettacolo del voto degli scontenti presenti nella metà degli elettori che partecipano al voto, è  rappresentato da un un gruppo di giovani inesperti che, almeno sin qui, là dove sono stati eletti in posizioni di responsabilità e di guida di governo, hanno dimostrato tutte le loro insufficienze e i loro pesanti limiti.

 

Con una finta sinistra renziana, caratterizzata dal peggior trasformismo di tutta la sua lunga e travagliata storia, molto più funzionale agli interessi dei poteri finanziari forti, che di Renzi sono stati i reali mallevadori, piuttosto di quelli della classi popolari e subalterne, e i due poli della nuova stagione politica prima descritti, risulta ancor più necessaria la discesa in campo di una forte realtà politica di ispirazione democratico cristiana.

 

Un partito come quello della DC che, con la prossima assemblea dei soci, il 18 novembre a Roma, convocherà il XIX Congresso nazionale, dopo una serie di iniziative politico culturali di grande rilievo, finalizzate alla messa a punto del programma per l’Italia, potrà rappresentare un fattore di interesse per il Paese.

 

Insieme agli amici di “Costruire Insieme”, guidati dall’amico sen Ivo Tarolli, Gianni Fontana intende concorrere alla costruzione di un nuovo soggetto politico in grado di offrire una speranza, soprattutto, ai renitenti al voto, e a quanti sono interessati a battersi per l’attuazione integrale della Carta costituzionale e a realizzare politiche ispirate ai valori dell’umanesimo cristiano capaci di saldare, come fece la DC nel suo tempo migliore, gli interessi dei ceti medi produttivi  con quelli delle classi popolari.

 

L’augurio che ci facciamo, da vecchi “DC non pentiti” è che molte altre associazioni, movimenti, gruppi, e persone dell’area cattolica, come in parte hanno già fatto, si aggiungano a tutti noi per realizzare insieme questo progetto. Senza la cultura dei cattolici che pone al centro la persona e la famiglia, il ruolo insostituibile dei corpi intermedi guidati dai principi della solidarietà e sussidiarietà, questo Paese non uscirà dalla condizione di anomia e non avrà futuro.

 

Ettore Bonalberti

Venezia 7 Novembre 2017

 


40 anni dopo

 

5 novembre 2017 – 5 novembre 1977.


Sono quarant’anni dalla Festa in cui quel trapasso è avvenuto: intendo la sua traslazione, da questo mondo corruttibile, alle braccia del Padre. La festa di un santo è il giorno della sua morte, perché segna la sua Nascita alla Vita. Alle donne al sepolcro l’angelo disse “Non temete… non è qui. E’ risorto!”. Ascoltiamolo dunque, questo Confessore della fede, perché è vivente! Il suo operato può riassumersi proprio in questo, nel comunicarci il senso della Resurrezione. “Risorgeremo infatti” proclamava con una convinzione non mai scalfita e con volto gioioso, entusiasta come gli Apostoli nel primo annuncio, quasi ubriachi di prima mattina (Atti d. Apost. 2,13)… e, gesticolando in questo annuncio, quella persona pareva gigantesca, avvolta di luce. “Come va, Professore?” (domanda di rito e generica): rispondeva “Tutto bene!” e spiegava “perché mi finirà bene”. Un entusiasmo contagioso: messaggio che veniva colto da quanti incontrava: lo fermavano a ogni passo, nel pur breve tragitto dall’Università (Via Laura) alla mensa di S. Francesco (piazza SS. Annunziata) e toccavano la sua giacca istintivamente, compresi da una devozione naturale: un riconoscimento di santità dato per normale. Per la “sua gente” della Messa del povero a san Procolo alla Badia Fiorentina egli commentava la liturgia (un uso importante che Pio XII rafforzò, quello di introdurre talora un laico a spiegare il rito dandogli valore di colloquio senza abbassare il tono sacrale della liturgia latina) e faceva un catechismo e una scuola di cultura politica, ascoltava le esigenze concrete e spezzava il pane del perdono e della speranza, tenendo desto il quadro dei valori e trasformando i problemi in sogni e in realtà di accettazione nella preghiera che li riassumeva facendo guardare in alto: e lo ha fatto dal 1934 per 43 anni! Aveva in mano il cuore di tutti e poteva ben scrivere L'attesa della povera gente, da uomo di governo, dopo aver scritto La nostra vocazione sociale, e Premesse della politica: e continuando poi a tradurre la parola degli ultimi ne I colloqui della Badia e ne La Badia (foglio di S. Procolo).

Vi era anche l’eco delle sue operazioni politiche, della scrittura della Costituzione e dell’opera di governo e di quella di sindaco e quella del più grande ministro degli esteri cioè del portatore di pace, che il secolo XX abbia avuto. Ma altri hanno detto di questa prodigiosa pubblica attività di lui. Io qui voglio ricordare il testimone Confessore della Fede nella vita quotidiana pur fermandomi ai minimi consueti spostamenti giornalieri. Il La Pira che ricordo è quello della SS Annunziata, ove chiudeva la giornata dopo esser passato alla Libreria a incontrare gli artisti cattolici, per poi rientrare a Casa Gioventù o al Convento di San Marco ove per tanti anni ha avuto stanza, accanto al Savonarola (che ogni anno a maggio andavamo a onorare nella Infiorata dinanzi a Palazzo Vecchio). Il La Pira della “sua” Firenze – la patria di elezione, da quando questo Levantino di Pozzallo pur fiero della sua terra, seguì il suo maestro Emilio Betti con cui si laureò. E fece di Firenze una città mondiale: scrollandola dalla dipendenza francese e laicista mediante la sensibilità rinascimentale dei santi fiorentini e la cultura medievale dantesca e giottesca e dei due ordini mendicanti di cui era Terziario, e della Pietà mariana. Da cui partì per giungere, sulla scala delle icone di Rubliev e della contemplazione ortodossa, a quella santa Russia che Pio XII consacrò a Maria. E da Palazzo Vecchio i Convegni per la Pace e la Civiltà cristiana, cui convennero politici di tutto il mondo e i Colloqui mediterranei con Israele e con l’Islam, a superare le contese nell’unità della comune famiglia di Abramo. E il suo toccare con mano problemi e movimenti invitando a dipanare le questioni cogliendo in ciascuna le basi nella storia e nell’ambiente geografico  culturale. Non può scindersi in lui il problema generale del mondo dagli agganci con il suo popolo delle parrocchie e della carità. La quale è servizio quotidiano: che egli esercitava avendo a disposizione molti angeli e soprattutto tre Arcangeli che la Chiesa non dimentica: Fioretta Mazzei, Antinesca Tilli, Pino Arpioni, inseparabili compagni della sua attestazione di Fede, uniti nella santità: la vera povertà è “servire” (titolo che egli dette a un foglio e a una editrice). Si tratta di una liturgia ecclesiale che egli professava fuori di chiesa, a rendere sante tutte le cose. E questa liturgia aveva nome Politica, la quale  non si riassume nel senso dello Stato ma nel dar voce alle realtà di base tangibili, a quella società di base che deve essere curata come una pianticella.

E’ qui il La Pira che riscopre la vocazione mediterranea del nostro popolo mentre i più si volgevano all’Atlantico. Il Mediterraneo è realtà che unisce le varie sponde – sottolineava – mentre gli Oceani le separano. E quando il nostro orizzonte era il Mediterraneo abbiamo avuto l’unità del mondo (il diritto romano di cui egli era grande intenditore; e l’interazione tra popoli liberi uniti in una pace universale: e il Cristianesimo è nato in tale contesto). E nel Mediterraneo si concentra la famiglia di Abramo. L’Atlantico porta invece divisione nel cuore dell’Europa, aggregando solo una metà di questa: ma l’Europa come realtà forgiata dal Cristianesimo non esiste senza l’Oriente (per respirare ci devono esserci due polmoni). E dunque i colloqui con l’Est europeo cui il colore rosso ci privò di quella comunione essenziale. Non per nulla Gorbacev riconosce in La Pira il suo maestro, nella formula “l’Europa è una dall’Atlantico agli Urali”: non può esistere un’ Europa legata a una sola metà di se stessa, come l’eredità greca non poté vivere senza l’apporto di quella latina. Da ciò il suo limitato fervore per l’unione europea: importante se vi si intenda il ritrovo di comuni radici cristiane, non invece se è fomento di disunione con l’Est. L’America? se ne stia nel suo, non è stata lei a coniare la formula “l’America agli Americani”? Dunque, né Atlantici né Europeisti: nostra patria è il mondo, e possiamo parlare di pace solo se lo teniamo presente. Ma non per unificare il mondo! bensì per convivere nella diversità, che è condizione insuperabile di esistenza e libertà: la diversità è “costitutiva” della persona individuale e associata, non esiste la cultura ma le culture, unificando violeremmo ciò che la storia e la natura hanno impostato. Perciò far centro sul Mediterraneo, perché si tratta di un bacino collettore di genti diverse, da accogliere nella loro diversità.

E la dottrina cristiana serve al mondo quale valvola di sicurezza per orientare non solo le scelte di pace ma per dettare anche una politica economica: perché questa non sia statalista, ma capace di esprimere forze interne di base: perché la Società è più grande dello Stato, il quale ne è solo una delle molte espressioni. E il cittadino non può essere ridotto al “contribuente”! Ciò vale anche nelle questioni di lavoro: donde la critica alla società che intenda gestire tutti i rapporti: sognava di ridare senso al lavoro come forza creativa e, con il beato Toniolo, i legami corporativi, che lo statalismo ha distrutto: nella corporazione il lavoratore era difeso nel giusto salario e si riappropriava del lavoro da cui il capitalismo lo ha alienato. Puntava sulla “proprietà del mestiere”: il lavoro è un aspetto della persona, la quale non può essere subordinata al posto di lavoro: il Codice civile ha messo il diritto del lavoro nel campo dei diritti relativi (pur con titolo a parte), delle obbligazioni, trasformando il lavoro in merce di scambio, mentre deve inserirli nel campo dei diritti reali, cioè nei diritti assoluti.

E penso alla sua militanza politica cittadina e statuale e internazionale come tessitura a fili intrecciati perché teneva legate tutte le realtà, operando nel piccolo pensando ai grandi problemi: curando anche quel Partito che tenne sempre in onore, quel Partito che c’era e non c’è più: e di cui un po’ tutti avvertono la mancanza. Diceva Pino Arpioni che da La Pira non ci si attendano miracoli di guarigione, poiché egli fu uomo politico e i suoi miracoli saranno politici. Se ne rileggiamo la vita, vedremo che ne ha fatti in molte parti… Eppure uno ne vogliamo chiedere, e in questa Ricorrenza lo attendiamo come imminente: un miracolo di resurrezione nella sfera politica: di un Partito che sia davvero solo “parte” e non gestore del tutto: quel Partito suo, che era espressione sia pur incompleta del popolo cattolico (e ribadiva con Leone XIII “Democrazia non può esserci se non cristiana”) ma che ha voluto suicidarsi, sedotto dal suicidio che altri partiti hanno attuato. Quella DC da cui si è allontanata perfino la Chiesa italiana nelle sue gerarchie… Ma proprio in questa contingenza storica di disaffezione alla politica e di evidente debolezza delle piccole formule esistenti, una rinascita della Democrazia Cristiana, con quel nome convocante, sarebbe un Dono che la “gente comune” apprezzerebbe. I più non lo credono possibile, a meno di un “miracolo”: ma la povera gente - la gente comune - crede ai miracoli… E, se questo miracolo avvenisse… allora rivedremmo un La Pira beatificato come Dottore della Chiesa, che si propone perché la sua Lezione non può interrompersi. Ho idea che il Santo Padre sia propenso alla sua canonizzazione, così come l’attuale Capo della Chiesa italiana che è stato sempre un fedele “lapiriano” … e come erano d‘accordo di fatto i papi che lo hanno conosciuto e hanno avuto corrispondenza anche epistolare con lui.

E’ questo l’augurio che lancio in questa Festa del 5 novembre che segue immediata Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti, cioè di coloro che hanno già accolto il Professore e i suoi tre arcangeli nel loro abbraccio.

Fabrizio Fabbrini

 

5 novembre 2017

Il Tempo del coraggio e dell’”unità possibile” dei cattolici

 

Venerdì 3 Novembre si sono incontrati a Verona gli On. Gianni Fontana, Presidente della DC e Ivo Tarolli, Presidente dell’associazione “ Costruire Insieme”, per valutare lo stato di avanzamento dei processi, sin qui svolti autonomamente, per la ricomposizione politica della frammentata area cattolica e popolare italiana.

 

E’ stata condivisa l’idea di concorrere insieme al progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico ampio e plurale; un “rassemblement populaire” che abbia come fondamento: l’attuazione integrale  della Costituzione e la fedeltà ai valori dell’umanesimo cristiano.

 

Una serie di incontri e manifestazioni saranno organizzati insieme nelle prossime settimane, in preparazione di una grande assise politico culturale dell’area cattolica italiana che si terrà a Roma il 9 Dicembre prossimo.

 

L’incontro di ieri a Verona segna un’altra tappa del processo avviato da molto tempo, sia all’interno della DC, che nell’associazione “ Costruire Insieme”.  Gianni Fontana, presidente eletto dall’assemblea dei soci DC il 26 febbraio scorso, ha operato in questi mesi per raccordare molti movimenti, gruppi e associazioni, come quelli riuniti nell’associazione “ Solidarietà Popolare”, potendo, alla fine, costruire  un ampio e plurale consiglio di presidenza della DC.  Esso si riunirà a Roma, il 9 Novembre prossimo, dopo che saranno stati inaugurati gli uffici centrali del partito nella sede storica di Palazzo Cenci Bolognetti di Piazza del Gesù.

 

Ivo Tarolli, nello stesso tempo, con la sua associazione, ha compiuto un lungo tragitto: dal Luglio 2015 ( Convegno “appello di Rovereto” dalla casa del Beato Antonio Rosmini) sino agli ultimi due incontri della Bonus Pastor e l’avvio dell’associazione, che vede tra i suoi aderenti, tra gli altri: Marco D’Agostini, Roberto Bettuolo, Fabrizio Bonanni Saraceno, Raffaele Bonanni, Sergio Marini, Gustavo Piga, Fabio Cristofari, Barbara Casagrande, Gabriele De Simone, Antonino Giannone, Luigi Intorcia, Eleonora Mosti, Francesco Rabotti, Giovanni Tomei, Paolo Voltaggio e molti altri esponenti di gruppi e movimenti di ispirazione cattolica.

 

“Costruire insieme”, ha raccolto e editato una raccolta di saggi e documenti nel libro: “ Il Tempo del coraggio”- L’Italia fra rassegnazione e riscatto-La ripartenza dei cristiano popolari, edizioni Rubettino.

 

Trattasi di un’ interessante pubblicazione a cura di Ivo Tarolli, Marco D’Agostini, Fabio Reali e Francesco Rabotti, che è stata presentata nei giorni scorsi alla Bonus  Pastor a Roma. In essa sono raccolti una serie di contributi particolarmente qualificati di esponenti dell’area cattolica.

 

Dopo le introduzioni di Tarolli e Bonalberti, segue una prima parte con tre autorevoli interventi di autorità ecclesiastiche quali: il card Battista Re  e i Vescovi,  Mons Mario Toso e Mons Gastone Simoni.

 

Una seconda parte è dedicata all’”Impegno dei Cattolici per la comunità politica”, con interventi di: Gennaro Acquaviva, Fabio Cristofari, Marco D’Agostini, Paolo Maria Floris, Gianni Fontana, Riccardo Fratini, Antonino Giannone, Cosimo Iannone, Sergio Marini, Tiziano Melchiorre, Domenico Menorello, Giovanni Palladino, Stefano Parisi, Antonio Pisani, Carmine Spiaggia, Mario Tassone e Paolo Voltaggio.

 

La terza parte è dedicata al tema dell’”Economia e Lavoro” con interventi di Raffaele Bonanni, Gaetano Caputi, Natale Forlani, Vitaliano Gemelli, Giorgio Guerrini, Gianluca Oricchio, Gustavo Piga, Luciano Pilati, Antonio Sabella e Andrea Tomasi.

 

Viene quindi affrontata “la questione antropologica ambientale ed educativa” con interventi di Antonella Dursi, Alberto Gambino, Eleonora Mosti, Simone Pillon, Francesco Rabotti, Luisa Santolini.

 

Infine,  una sezione dedicata al tema delle “Istituzioni, Diritti e Giustizia”, con interventi di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, Barbara Casagrande, Gabriele De Simone, Luigi Di Santo, Giuseppe Gargani e Giuseppe Rotunno.

 

Seguono appendici con i principali documenti sin qui redatti dall’associazione da Rovereto (18 Luglio 2015) alla Bonus Pastor ( 25 Marzo 2017)

 

Nei prossimi giorni l’associazione è impegnata a promuovere in tutte le realtà territoriali, partendo da quelle di diretta espressione delle realtà cattoliche diocesane, il libro citato, che si propone di collegare l’iniziativa associativa “ dall’appello di Rovereto a Papa Francesco”; il quale, come è noto,  nei mesi scorsi, ha fatto appello all’impegno dei cattolici con queste parole: “ mettetevi in politica, per favore nella grande politica, nella politica con la “ P” maiuscola”.

 

Un appello  quello del Papa, ripreso dal presidente della CEI, card Bassetti, nella sua prolusione al consiglio permanente della CEI di Lunedì 25 Settembre.

 

I tempi richiesti dalla politica italiana sono tremendamente stretti e, pur in  presenza di una legge elettorale, “immorale se non incostituzionale”, sentiamo il dovere di impegnarci tutti per superare la condizione di assoluta irrilevanza nella quale è stata ridotta la presenza politica dei cattolici nella vita politica italiana.

 

Riteniamo sia giunto il tempo di risollevare la testa e crediamo che la convergenza possibile della DC e degli amici di Costruire Insieme, su un progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico ampio e plurale, che assuma i caratteri di una vera e propria “Unione cristiano popolare”, possa costituire  un ottimo strumento facilitatore e  moltiplicatore in tale direzione.

 

Prova del nove: la grande  assemblea della ritrovata ricomposizione dell’area politica cattolica che si terrà in due giorni di grande significato simbolico per i cattolici italiani: l’8 Dicembre, festa dell’Immacolata e il 9 Dicembre a Roma.  Ricomposti “nell’unità possibile” i cattolici italiani, si potranno tessere le più ampie convergenze con quanti, espressione di altre culture, saranno disponibili a concordare una piattaforma di programma comune fondata sui due capisaldi irrinunciabili: l’impegno all’attuazione integrale della Costituzione e la fedeltà nelle scelte politiche  ai valori dell’umanesimo cristiano.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Novembre 2017

 

 

 


Il compito dei “ DC non pentiti”

 

Dal seminario di Camaldoli agli incontri di Sasso Marconi e Salerno, e, ancor prima, da Rovereto a Orvieto sino ai due convegni della Bonus Pastor, è tutto un fiorire di eventi caratterizzati da un unico obiettivo: ricomporre l’area politica di ispirazione cattolica e popolare.

 

Unanime è la volontà di uscire dalla condizione di irrilevanza cui è stata ridotta la presenza dei cattolici nella vita politica italiana. Una presenza tanto più necessaria in una fase politica caratterizzata dall’assenza di culture di riferimento e da un dominante trasformismo, che è la condizione cui è ridotto un parlamento di “nominati”, eletti con una legge incostituzionale. Un parlamento che ha votato una legge, il “Rosatellum”, che ha come unico obiettivo quello di  riconfermare la casta dominante, togliendo ogni residua capacità di espressione alla sovranità popolare costituzionalmente sancita. Trattasi di una legge frutto di menti luciferine non lontane da quel “giglio magico” composto da furbastri legulei di provincia e politici improvvisati esperti nel commercio di carne. Sono ricorsi al voto di fiducia in entrambe le Camere perdendo per strada anche l’appoggio del Presidente del Senato Grasso.

 

Ad ogni modo è con questa legge che si dovrà votare e non c’è più tempo per tergiversare sui massimi sistemi a partire proprio da casa nostra.

 

Sgombriamo subito il terreno dagli equivoci e fraintendimenti che ancora permangono attorno alle vicende della DC, evidenziando che la stucchevole e miserrima vicenda dell’assalto all’eredità di quel partito è stata definitivamente risolta tra tutti i diversi contendenti dalla sentenza della Cassazione a sezioni riunite n. 25999 del 23.12.2010.Essa   ha deliberato senz’altra possibilità di replica  l’inesistente diritto di alcuno ad erigersi a erede della DC, dato che il partito: “ non è mai stato giuridicamente sciolto”.

 

Che ci siano ancora in giro alcuni falsi eredi che continuano ad agitarsi come gli ultimi dei giapponesi per motivazioni e scopi diversi, non sempre commendevoli, nulla può aggiungersi all’esito definitivo di quella sentenza e spiace che, anche in questi giorni, alcuni isolati giornalisti qualifichino qualche  improvvisato illusionista come “segretario della DC”, col solo risultato di gettare altro fango alla storia del partito che ha retto le sorti dell’Italia per oltre quarant’anni.

Gianni Fontana, presidente della DC, eletto dall’ assemblea dei soci residui democristiani del 1992-93, riunitisi su autorizzazione del tribunale di Roma, il 26 febbraio scorso all’Ergife di Roma, è e rimane l’unico presidente legittimo della DC, proprietario del nome e del simbolo storico della Democrazia Cristiana.

 

Insieme a  Ivo Tarolli,  con il suo movimento “ Costruire Insieme”,  essi sono i due attori che stanno tentando con estrema  determinazione di attuare questo complesso processo di ricomposizione dell’area cattolica e popolare. E con loro, i tanti amici del NCDU di Mario Tassone, l’UDC di Lorenzo Cesa e dello stesso Gianfranco Rotondi , i quali hanno sempre dimostrato la volontà di concorrere alla ricostruzione politica della DC.

 

Ad essi si affiancano i  coraggiosi tentativi degli amici promotori delle grandi manifestazioni del Popolo della famiglia, che, seppur divisi nelle modalità organizzative, tra Adinolfi,  Gandolfini e Pillon, , condividono l’idea di superare la frammentazione tuttora in atto, causa della scomparsa di una presenza attiva della cultura cattolica nelle istituzioni.

 

Sostengo da tempo che la prima ricomposizione, probabilmente più facile da compiersi, possa e debba essere quella dei e tra i democratici cristiani di tutte le chiese  e chiesette nelle quali si sono sin qui accasati senza costrutto, se non per miserevoli condizioni di subordinate sopravvivenze personali.

 

Le stesse che, da Pino Pizza in poi, hanno portato alcuni amici a offrirsi come miglior offerente alla causa del Cavaliere pro domo propria. Una linea da Orazi e Curiazi,  strategicamente  e tatticamente miserevole e  senza prospettive

 

Con l’elezione del Presidente Fontana, ossia del legittimo rappresentante della DC storica, il 26 febbraio, è da lì che si tratta di ripartire. Primo atto: la riapertura degli uffici della DC nella sede storica di Palazzo Cenci Bolognetti a Piazza del Gesù, che avverrà l’8 Novembre prossimo. E sarà un giorno di grande festa per tutti noi “ DC non pentiti”.

 

Seconda tappa: l’assemblea di tutti gli amici soci che furono tesserati al partito nel 1992-93, il 18 novembre prossimo al teatro Golden di Roma per la convocazione del XIX Congresso nazionale del partito .

 

Terzo atto: celebrare tutti insieme, quelli che erano iscritti alla DC nel 1992-93, un Congresso unitario dei democratici cristiani italiani da farsi entro i primi di Dicembre. A Gianni Fontana, Presidente della DC, spetta il compito di invitare tutti gli amici DC, come Cesa e Rotondi, Tassone, Giovanardi e Mario Mauro, insieme agli amici della terza generazione, come De Mita e Pomicino, agli stessi che in questi anni si sono battuti per la continuità storica del partito, come Cerenza, De Simoni e Sandri, a concordare le modalità di celebrazione del congresso dal quale far emergere, con una nuova classe dirigente, la proposta politico programmatica della DC per l’Italia. Inevitabile, poi, sulla base dell’indecente legge elettorale, l’incontro con gli amici di “Costruire Insieme” per decidere insieme  come procedere.

 

Coerenti con la migliore tradizione DC, non potremo che essere disponibili al confronto con quanti, di altra cultura, liberale e riformista, condividano con noi i riferimenti ai valori dell’umanesimo cristiano.

 

Ricerca, dunque, dell’”unità possibile”, all’interno di un’area politica, alternativa ai tre attuali presenti nel Parlamento. Un Polo accomunato da un’unica volontà: ridare una speranza agli italiani, proponendosi l’impegno dell’attuazione rigorosa della Costituzione, ossia della Carta che è impregnata dei valori dei padri fondatori democratico cristiani, i quali hanno voluto venissero iscritti in essa i principi fondanti della dottrina sociale cristiana: la centralità della persona e della famiglia; il ruolo insostituibile dei corpi intermedi, i cui rapporti devono essere regolati dai principi di solidarietà e sussidiarietà; il lavoro posto a fondamento della Repubblica.

 

Quattro i capisaldi di programma: la difesa della famiglia, la garanzia della sanità efficiente, la salvaguardia delle pensioni e del risparmio familiare. A essi vanno aggiunti: la sicurezza e il riconoscimento del valore delle autonomie locali, precondizioni indispensabili per superare  le due grandi fratture determinatesi nel Paese: quella territoriale tra Nord e Sud  e quella generazionale, che costituiscono i fattori di rischio per la stessa  unità dell’Italia.

 

Per ridare fiducia al 50% degli elettori renitenti al voto si deve ricomporre la saldatura tra classi popolari e ceti medi produttivi, che è andata distrutta da una politica subordinata agli interessi dei poteri finanziari dominanti di cui il trasformismo politico attuale è indiretta e colpevole espressione.

 

Questo, a mio parere, è il compito che spetta a noi “ DC non pentiti”, in questa difficile fase storico politica dell’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 30  Ottobre 2017

 

 

  

 

I nodi da sciogliere

 

Non era un  risultato affatto scontato, considerato che non c’è stato un dibattito antagonista proprio delle campagne elettorali e referendarie. Se si esclude l’amico Dino Bertocco, “popolare” del PD, che ha, quotidianamente, contestato motivazioni ed obiettivi del referendum veneto, l’ampio schieramento politico culturale a favore del SI poteva indurre gli elettori veneti a dare per scontato l’esito. Fortunatamente, anche se non privo di rischi, nella nostra Regione era stato previsto il raggiungimento del quorum oltre 50% più uno degli elettori votanti, quale condizione per la validità dell’esito referendario.

 

Recatomi al seggio alle 8 del mattino, non ero sicuro che avremmo raggiunto quel quorum e, invece, i veneti hanno risposto alla grande, sfiorando quasi il 60% della base elettorale e con un’adesione plebiscitaria alla richiesta di maggiore autonomia. A questo risultato abbiamo concorso significativamente anche noi Popolari e democratico cristiani che, coerenti con la nostra migliore cultura autonomistica,  sin dal Febbraio 2016 ci eravamo schierati a sostegno di una  macroregione triveneta che assumesse la centralità e il valore aggiunto di Venezia.

La nostra proposta non intendeva e non intende ridurre il grado di autonomia conquistato dalle consorelle realtà regionali friulane e trentino-altoatesine, ma, semmai, di aumentare quello ora garantito al Veneto come regione a statuto ordinario. E lo facciamo indicando in Venezia e nella migliore tradizione storico politica della Repubblica Serenissima il punto di riferimento centrale della nostra proposta. Ieri i veneti, come felicemente ha ricordato il Presidente Zaia, hanno risposto alla grande dimostrando che: “ non bisogna voltare le spalle alla mamma” e che la nostra mamma è l’autonomia, nel solco della migliore tradizione politica ispirata ai valori della sussidiarietà.

Nessuna velleità scissionistica, ma il riconoscimento di una specifica autonomia nel quadro di ciò che prevede la nostra Costituzione repubblicana.

Che esista una questione settentrionale, lo ha ben descritto l’amico Achille L. Colombo Clerici in un suo recente saggio,  che ripropone quanto da lui esposto in una conferenza tenuta a Zurigo all’Istituto svizzero per i rapporti culturali ed economici  con l’Italia nel giugno 2008.

Il estrema sintesi Colombo Clerici fa presente quanto segue:

Se la questione meridionale italiana da quasi un secolo è al centro del dibattito storiografico e politico nel nostro Paese, scarsa attenzione viene data alla questione lombarda che si inserisce, più in generale, nella questione settentrionale, il cui confine è tracciato dal perimetro delle cosiddette regioni a residuo fiscale negativo: cioè di quelle regioni che allo Stato danno in tasse più di quanto ricevono in servizi.

 

Si delinea un'area geografica comprendente le regioni del Nord, un'area entro la quale si riscontra una certa omogeneità storico cultural-sociale ed economica. Anche se dobbiamo dire che, grazie a Milano, la Lombardia è la Regione che più assomiglia ad uno stato autonomo, nel quale esiste in modo inequivocabile un vero riconoscibile polo di potere socio-economico-amministrativo a reggerne la vita. La questione settentrionale potrebbe oggi, per grandi linee, affacciarsi nei termini problematici del compito e della responsabilità, maturati sul piano storico, delle Regioni del Nord di tenere agganciato il Paese al mondo internazionale.

 

Mentre le risorse per consentire questo compito non sono per niente definite. Anzi, non se ne parla nemmeno. L’ assistenzialismo centralistico verso le regioni del Sud ha dato luogo a ingenti trasferimenti finanziari alle famiglie senza la contestuale creazione di nuovi posti di lavoro. Si è in tal modo sviluppato un modello di società dei consumi senza una corrispondente produzione.  Lo Stato Italiano ha sottratto ingenti risorse finanziarie agli investimenti in infrastrutture di servizio, tanto al Nord, quanto al Sud; dove peraltro gli investimenti realizzati non hanno dato i risultati ipotizzati.

 

La soluzione? Alcuni sostengono un’idea più avanzata sul piano del “federalismo”, soprattutto in campo fiscale; altri più sfumatamente parlano di “regionalismo”, in aderenza sostanzialmente all’idea di una maggiore autonomia dell’ente locale. Ma poi inevitabilmente nelle risposte degli uni e degli altri emergono tutte le tematiche del dibattito generale: dai principi di interdipendenza, di sussidiarietà, di solidarietà, al policentrismo ed al cosmopolitismo. Il tutto inquadrato in un sistema che sia in grado di conciliare le esigenze di autogoverno–partecipazione locale, con la salvaguardia del principio di unità-solidarietà nazionale.

Questi sono i nodi che, dopo la conferma plebiscitaria alla richiesta di autonomia veneta, il consiglio regionale del Veneto dovrà tentare di sciogliere. Zaia ha garantito che, già da oggi, la Giunta adotterà un disegno di legge da portare all’approvazione del consiglio regionale; una piattaforma per il confronto con il governo di Roma per dare pratica attuazione all’autonomia veneta che guarda a quella garantita alle Regioni confinanti del Friuli V.Giulia e del Trentino AA.AA.

Ci auguriamo che il governo Gentiloni non sia sordo e ondivago come lo è stato il PD, suo principale sostenitore, in questa vicenda referendaria. Se, come è assai prevedibile, la nostra proposta non potrà essere discussa in questa fase terminale di un’equivoca legislatura, sarà il prossimo governo a dover sciogliere i nodi aperti con la locomotiva italiana lombardo-veneta, riscoprendo l’opportunità di un nuovo assetto finalmente federale del Paese, con cinque o sei macroregioni  e una guida autorevole e forte centrale, come il compianto prof Miglio, profeta inascoltato, autorevolmente auspicava.

Ettore Bonalberti

Venezia, 23 Ottobre 2017

 

 

 


Incontro dei DC veneti


Si è svolto ieri, 20 ottobre, a Mestre, l’incontro degli amici veneti sul tema: PROVE DI DEMOCRAZIA-CRISTIANA.

In una sala dell’Hotel Ai Pini affollata e in un clima di forte passione civile e volontà di “torna